Pagina 3 di 46 PrimaPrima ... 23413 ... UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 452

Discussione: Bulimia e depressione

  1. #21
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    aspetta: la crisi esistenziale è una cosa, la depressione un'altra
    D'accordo, è una questione di livello. Ma perché uno s'ammala? Dove risiede il problema? Ecco, i medici pensano che il problema sia dentro di te e si guardano bene dal mettere in discussione il sistema. Non a caso, in altri tempi, Deleuze ha contestato aspramente l'autoritarismo della psicanalisi.
    SADNESS IS REBELLION

  2. #22
    catcher in the rye
    Data Registrazione
    09 May 2002
    Località
    Pianeta terra
    Messaggi
    82,091
     Likes dati
    15,008
     Like avuti
    16,222
    Mentioned
    2795 Post(s)
    Tagged
    10 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    D'accordo, è una questione di livello. Ma perché uno s'ammala? Dove risiede il problema? Ecco, i medici pensano che il problema sia dentro di te e si guardano bene dal mettere in discussione il sistema. Non a caso, in altri tempi, Deleuze ha contestato aspramente l'autoritarismo della psicanalisi.
    già il farsi queste domande è qualcosa di tipico di una condizione in cui uno sta più dentro la mente che fuori da essa.
    Non credo che "i medici" pensino che il problema sia solo dentro le persone... ma non sono un medico
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  3. #23
    Sognatrice
    Data Registrazione
    07 May 2010
    Località
    Italia
    Messaggi
    120,484
     Likes dati
    8,257
     Like avuti
    19,790
    Mentioned
    3004 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Veramente, un anno fa, io ero arrivato ad essere sovrappeso di 20 kg, pesandone 95 in luogo di 75. Adesso ne peso 64,2 e mi piaccio per come sto. Il problema che sento non è di essere diventato, come qualcuno dice, "troppo magro", ma dell'ansia nervosa a cui il cibo mi trascina.

    Riguardo la depressione non m'interessa affatto una cura medica, in quanto considero la crisi esistenziale un momento di lucidità. E' chi "sta bene" che dovrebbe eventualmente farsi curare, a mio parere.
    @Florian

    Secondo me devi rivolgerti a uno specialista. Perdona la mia estrema franchezza, ma non credo che tu possa farcela da solo. L’ansia nervosa ti sta divorando e tu stai divorando te o il cibo, sentendoti in colpa in ambedue i casi. Devi scoprire la causa.
    “Non prenderti a cuore guadagno e perdita”

  4. #24
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    27 Apr 2014
    Messaggi
    9,976
     Likes dati
    627
     Like avuti
    1,625
    Mentioned
    146 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Veramente, un anno fa, io ero arrivato ad essere sovrappeso di 20 kg, pesandone 95 in luogo di 75. Adesso ne peso 64,2 e mi piaccio per come sto. Il problema che sento non è di essere diventato, come qualcuno dice, "troppo magro", ma dell'ansia nervosa a cui il cibo mi trascina.

    Riguardo la depressione non m'interessa affatto una cura medica, in quanto considero la crisi esistenziale un momento di lucidità. E' chi "sta bene" che dovrebbe eventualmente farsi curare, a mio parere.
    A 64 kg ,sarei un fringuello da combattimento
    Riesco a dimagrire solo con lavori pesanti ed in completa autonomia ( vale a dire da solo).

    Se (da quel che scrive)lei riesce a dimagrire e ad ingrassare a piacimento , facile pensare ad un carattere con prevalente capacitá di autocontrollo nel relazionarsi.

    Non la leggo depresso....piuttosto (non so come scrivere) ho la sensazione di avere a che fare con la rappresentazione (è uno scritto) di una persona affaticata nell'ethos.
    Ultima modifica di erinnot; 06-06-19 alle 12:59 Motivo: Con la parola ethos ,me sento come Arisctoppale con Nicomaco :D

  5. #25
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da erinnot Visualizza Messaggio
    A 64 kg ,sarei un fringuello da combattimento
    Riesco a dimagrire solo con lavori pesanti ed in completa autonomia ( vale a dire da solo).

    Se (da quel che scrive)lei riesce a dimagrire e ad ingrassare a piacimento , facile pensare ad un carattere con prevalente capacitá di autocontrollo nel relazionarsi.

    Non la leggo depresso....piuttosto (non so come scrivere) ho la sensazione di avere a che fare con la rappresentazione (è uno scritto) di una persona affaticata nell'ethos.
    Ciao e grazie. Avrei tante cose da dire e non so da dove partire. Io sono nato culturalmente nel '77, figlio di una rivolta ben più profonda di quella del Sessantotto. E' sintomatico che si parli così poco del '77 e si riduca tutto alla damnazio memoriae degli "anni di piombo". La verità è che il '77 aveva sferrato un durissimo attacco al Sistema nel suo carattere coercitivo e fondante, vale a dire il lavoro. Il '77 si era proposto di mettere in discussione il lavoro e per questo aveva partorito un movimento di lotta radicale ben oltre lo schema, già logoro, del destra/sinistra. Era una critica anarchica ad un Sistema di potere per il quale non si vedeva un futuro. "No future", d'altronde, cantavano i Sex Pistols. Quando avevo 10 anni mi accorsi preoccupato della crisi economica e lo schizzare della disoccupazione. Ero piccolo, ma potevo percepire lo spaesamento nei confronti di un decennio che si approssimava con mille incognite. La mia generazione è cresciuta senza miti e senza speranze. Non sarebbe venuto nessun Che Guevara a salvarci, l'unica salvezza era nella fuga. Fuggire dalla realtà e trovare un confortevole riparo nella fantasia. Non a caso si leggevano fumetti, in quegli anni. I nostri genitori avevano poche aspettative sul nostro conto. Ci parcheggiavano in qualche liceo e poi si vedrà. Uno zio o una zia ammanigliato al politico compiacente di turno avrebbe trovato una sistemazione. Una qualsiasi, che non c'era motivo di fare gli schizzinosi. Franata l'idea di comunismo, di redistribuzione della ricchezza, si impose il Mito della libertà d'impresa, che ovviamente avvantaggiava i pochissimi a danno dei moltissimi, anche se prometteva tutto il contrario. I computer sembravano favorire questo mettersi in proprio, parlavano il linguaggio del progresso a chi aveva già successo. Ad ogni modo, in quei dieci anni di vergognose ruberie si è galleggiato. Ognuno nuotava nella pozzanghera che gli era propria, ma per tutti una flebile speranza di cambiamento esisteva ancora. E con essa il pensiero di poter realizzare qualcosa che desse, infine, un senso alla propria vita. Con la caduta del muro di Berlino sembrò che quel momento fosse finalmente arrivato. Grandi speranze e un rinnovato idealismo accompagnarono i nostri giorni a cavallo degli anni novanta. Anche il desiderio di un'etica, il bisogno di un ordine. Saltò il banco e fummo tutti felici. Era la nostra occasione, pensavamo. La politica avrebbe finalmente messo le cose a posto, ci illudevamo. E quasi ci prendemmo una tessera di partito, noi che mai ne avemmo avuto uno. Fu però un attimo, nemmeno il tempo di una campagna elettorale, peraltro minore, delle amministrative. I tempi nuovi si sarebbero dovuti accompagnare a figure nuove, giovani, libertarie e solidali. Gente come i radicali o i verdi, che avevano rilanciato la democrazia coi referendum. E invece arrivò Berlusconi. Arrivò Berlusconi e non si capì più niente. A Napoli si dice: facite ammuina. E l'ammuina durò a lungo, abbastanza da far dimenticare a tutti che esisteva un problema di fondo, che i computers del cazzo avevano alimentato, e riguardava il lavoro. Il lavoro che non c'era più, le famiglie che non c'erano più, le istituzioni non c'erano più e la geografia era diventata un'opinione. Vivevamo in un mondo dove le urla televisive coprivano col loro frastuono il silenzio angosciante e la miseria del vivere quotidiano. Fine dei rapporti umani, fine delle narrazioni collettive. Fine. Il mondo sembrava arrivato ad un punto morto, come un disco rotto che costringe il giradischi a suonare sempre la stessa nota. In che anno siamo? E dove siamo? Cos'è la realtà? Domande sempre più assillanti per chi sperimentava la propria esistenza non più fuori, ma all'interno di sé. Prigionieri di una rappresentazione interiore. Intrappolati in una gabbia tridimensionale come in un inquietante film di fantascienza. I nostri occhi spenti, le labbra che non sorridono più. Persi nel nostro universo virtuale abbiamo imparato la neolingua e a comunicare attraverso like ed emoticons. Ancora una volta, aspettavamo che qualcuno avesse il coraggio di dire la verità e di mettere sul piatto il problema. Quantomeno di fare un dibattito, come si diceva una volta. E invece arrivò Salvini. E nuovamente si fece ammuina. Gli immigrati, l'Europa, il presepe. Non si capì per l'ennesima volta un cazzo perché un cazzo non si doveva capire. La gente non doveva capire che mentre Salvini baciava il crocifisso e ostentava la felpa fascista molto figa, le regioni del nord preparavano l'autonomia economica ai danni del Sud, esigendo il più volgare e schifoso menefreghismo antinazionale che si era mai visto nei cinquant'anni della Repubblica. Con l'avallo dei cristianisti bigotti che sognano nuove inquisizioni e nuove crociate ai danni di chi vorrebbe trovare, maledetto lui, un proprio posto nel mondo. E così ti ritrovi a 52 anni, che non hai fatto e ottenuto nulla, coi genitori che non ci sono più, gli amici che non li vedi più, l'amore che è durato il volgere di un mattino quasi a rammentarti l'aleatorietà e l'illusorietà di tutto il film che ti sei vissuto. Poi dici che ti piglia la depressione... E vorrei vedere che no...
    SADNESS IS REBELLION

  6. #26
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    18 Dec 2010
    Messaggi
    17,037
     Likes dati
    18,563
     Like avuti
    13,015
    Mentioned
    141 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Poi dici che ti piglia la depressione... E vorrei vedere che no...
    Se passi una vita a confidare nell'uomo, cosa ti aspetti?

  7. #27
    Super Troll
    Data Registrazione
    02 May 2006
    Messaggi
    61,633
     Likes dati
    22,911
     Like avuti
    10,894
    Mentioned
    1024 Post(s)
    Tagged
    14 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    Se passi una vita a confidare nell'uomo, cosa ti aspetti?
    Infatti. Non bisogna confidare nell'essere umano, e nemmeno troppo nella religione (almeno in quella cattolica mainstream, che a me ha sempre dato, come l'islam, una volta approfonditi i fondamenti, un senso di angoscia e mai di pace).

    Confidate in voi

  8. #28
    Super Troll
    Data Registrazione
    02 May 2006
    Messaggi
    61,633
     Likes dati
    22,911
     Like avuti
    10,894
    Mentioned
    1024 Post(s)
    Tagged
    14 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ciao e grazie. Avrei tante cose da dire e non so da dove partire. Io sono nato culturalmente nel '77, figlio di una rivolta ben più profonda di quella del Sessantotto. E' sintomatico che si parli così poco del '77 e si riduca tutto alla damnazio memoriae degli "anni di piombo". La verità è che il '77 aveva sferrato un durissimo attacco al Sistema nel suo carattere coercitivo e fondante, vale a dire il lavoro. Il '77 si era proposto di mettere in discussione il lavoro e per questo aveva partorito un movimento di lotta radicale ben oltre lo schema, già logoro, del destra/sinistra. Era una critica anarchica ad un Sistema di potere per il quale non si vedeva un futuro. "No future", d'altronde, cantavano i Sex Pistols. Quando avevo 10 anni mi accorsi preoccupato della crisi economica e lo schizzare della disoccupazione. Ero piccolo, ma potevo percepire lo spaesamento nei confronti di un decennio che si approssimava con mille incognite. La mia generazione è cresciuta senza miti e senza speranze. Non sarebbe venuto nessun Che Guevara a salvarci, l'unica salvezza era nella fuga. Fuggire dalla realtà e trovare un confortevole riparo nella fantasia. Non a caso si leggevano fumetti, in quegli anni. I nostri genitori avevano poche aspettative sul nostro conto. Ci parcheggiavano in qualche liceo e poi si vedrà. Uno zio o una zia ammanigliato al politico compiacente di turno avrebbe trovato una sistemazione. Una qualsiasi, che non c'era motivo di fare gli schizzinosi. Franata l'idea di comunismo, di redistribuzione della ricchezza, si impose il Mito della libertà d'impresa, che ovviamente avvantaggiava i pochissimi a danno dei moltissimi, anche se prometteva tutto il contrario. I computer sembravano favorire questo mettersi in proprio, parlavano il linguaggio del progresso a chi aveva già successo. Ad ogni modo, in quei dieci anni di vergognose ruberie si è galleggiato. Ognuno nuotava nella pozzanghera che gli era propria, ma per tutti una flebile speranza di cambiamento esisteva ancora. E con essa il pensiero di poter realizzare qualcosa che desse, infine, un senso alla propria vita. Con la caduta del muro di Berlino sembrò che quel momento fosse finalmente arrivato. Grandi speranze e un rinnovato idealismo accompagnarono i nostri giorni a cavallo degli anni novanta. Anche il desiderio di un'etica, il bisogno di un ordine. Saltò il banco e fummo tutti felici. Era la nostra occasione, pensavamo. La politica avrebbe finalmente messo le cose a posto, ci illudevamo. E quasi ci prendemmo una tessera di partito, noi che mai ne avemmo avuto uno. Fu però un attimo, nemmeno il tempo di una campagna elettorale, peraltro minore, delle amministrative. I tempi nuovi si sarebbero dovuti accompagnare a figure nuove, giovani, libertarie e solidali. Gente come i radicali o i verdi, che avevano rilanciato la democrazia coi referendum. E invece arrivò Berlusconi. Arrivò Berlusconi e non si capì più niente. A Napoli si dice: facite ammuina. E l'ammuina durò a lungo, abbastanza da far dimenticare a tutti che esisteva un problema di fondo, che i computers del cazzo avevano alimentato, e riguardava il lavoro. Il lavoro che non c'era più, le famiglie che non c'erano più, le istituzioni non c'erano più e la geografia era diventata un'opinione. Vivevamo in un mondo dove le urla televisive coprivano col loro frastuono il silenzio angosciante e la miseria del vivere quotidiano. Fine dei rapporti umani, fine delle narrazioni collettive. Fine. Il mondo sembrava arrivato ad un punto morto, come un disco rotto che costringe il giradischi a suonare sempre la stessa nota. In che anno siamo? E dove siamo? Cos'è la realtà? Domande sempre più assillanti per chi sperimentava la propria esistenza non più fuori, ma all'interno di sé. Prigionieri di una rappresentazione interiore. Intrappolati in una gabbia tridimensionale come in un inquietante film di fantascienza. I nostri occhi spenti, le labbra che non sorridono più. Persi nel nostro universo virtuale abbiamo imparato la neolingua e a comunicare attraverso like ed emoticons. Ancora una volta, aspettavamo che qualcuno avesse il coraggio di dire la verità e di mettere sul piatto il problema. Quantomeno di fare un dibattito, come si diceva una volta. E invece arrivò Salvini. E nuovamente si fece ammuina. Gli immigrati, l'Europa, il presepe. Non si capì per l'ennesima volta un cazzo perché un cazzo non si doveva capire. La gente non doveva capire che mentre Salvini baciava il crocifisso e ostentava la felpa fascista molto figa, le regioni del nord preparavano l'autonomia economica ai danni del Sud, esigendo il più volgare e schifoso menefreghismo antinazionale che si era mai visto nei cinquant'anni della Repubblica. Con l'avallo dei cristianisti bigotti che sognano nuove inquisizioni e nuove crociate ai danni di chi vorrebbe trovare, maledetto lui, un proprio posto nel mondo. E così ti ritrovi a 52 anni, che non hai fatto e ottenuto nulla, coi genitori che non ci sono più, gli amici che non li vedi più, l'amore che è durato il volgere di un mattino quasi a rammentarti l'aleatorietà e l'illusorietà di tutto il film che ti sei vissuto. Poi dici che ti piglia la depressione... E vorrei vedere che no...
    Vorrei risponderti, su alcune cose sono d'accordo su altre no, raccontarti alcune cose, ma alcune cose preferisco non scriverle in pubblico avendo avuto brutte esperienze, vedi la cosa che ti ho scritto in pvt. Questo non è un forum di autoaiuto, meno che mai il Fondo. Sul web girano persone che...

    Auguri per il tuo problema, spero davvero che possa risolversi.

  9. #29
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    27 Apr 2014
    Messaggi
    9,976
     Likes dati
    627
     Like avuti
    1,625
    Mentioned
    146 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ciao e grazie. Avrei tante cose da dire e non so da dove partire. Io sono nato culturalmente nel '77, figlio di una rivolta ben più profonda di quella del Sessantotto. E' sintomatico che si parli così poco del '77 e si riduca tutto alla damnazio memoriae degli "anni di piombo". La verità è che il '77 aveva sferrato un durissimo attacco al Sistema nel suo carattere coercitivo e fondante, vale a dire il lavoro. Il '77 si era proposto di mettere in discussione il lavoro e per questo aveva partorito un movimento di lotta radicale ben oltre lo schema, già logoro, del destra/sinistra. Era una critica anarchica ad un Sistema di potere per il quale non si vedeva un futuro. "No future", d'altronde, cantavano i Sex Pistols. Quando avevo 10 anni mi accorsi preoccupato della crisi economica e lo schizzare della disoccupazione. Ero piccolo, ma potevo percepire lo spaesamento nei confronti di un decennio che si approssimava con mille incognite. La mia generazione è cresciuta senza miti e senza speranze. Non sarebbe venuto nessun Che Guevara a salvarci, l'unica salvezza era nella fuga. Fuggire dalla realtà e trovare un confortevole riparo nella fantasia. Non a caso si leggevano fumetti, in quegli anni. I nostri genitori avevano poche aspettative sul nostro conto. Ci parcheggiavano in qualche liceo e poi si vedrà. Uno zio o una zia ammanigliato al politico compiacente di turno avrebbe trovato una sistemazione. Una qualsiasi, che non c'era motivo di fare gli schizzinosi. Franata l'idea di comunismo, di redistribuzione della ricchezza, si impose il Mito della libertà d'impresa, che ovviamente avvantaggiava i pochissimi a danno dei moltissimi, anche se prometteva tutto il contrario. I computer sembravano favorire questo mettersi in proprio, parlavano il linguaggio del progresso a chi aveva già successo. Ad ogni modo, in quei dieci anni di vergognose ruberie si è galleggiato. Ognuno nuotava nella pozzanghera che gli era propria, ma per tutti una flebile speranza di cambiamento esisteva ancora. E con essa il pensiero di poter realizzare qualcosa che desse, infine, un senso alla propria vita. Con la caduta del muro di Berlino sembrò che quel momento fosse finalmente arrivato. Grandi speranze e un rinnovato idealismo accompagnarono i nostri giorni a cavallo degli anni novanta. Anche il desiderio di un'etica, il bisogno di un ordine. Saltò il banco e fummo tutti felici. Era la nostra occasione, pensavamo. La politica avrebbe finalmente messo le cose a posto, ci illudevamo. E quasi ci prendemmo una tessera di partito, noi che mai ne avemmo avuto uno. Fu però un attimo, nemmeno il tempo di una campagna elettorale, peraltro minore, delle amministrative. I tempi nuovi si sarebbero dovuti accompagnare a figure nuove, giovani, libertarie e solidali. Gente come i radicali o i verdi, che avevano rilanciato la democrazia coi referendum. E invece arrivò Berlusconi. Arrivò Berlusconi e non si capì più niente. A Napoli si dice: facite ammuina. E l'ammuina durò a lungo, abbastanza da far dimenticare a tutti che esisteva un problema di fondo, che i computers del cazzo avevano alimentato, e riguardava il lavoro. Il lavoro che non c'era più, le famiglie che non c'erano più, le istituzioni non c'erano più e la geografia era diventata un'opinione. Vivevamo in un mondo dove le urla televisive coprivano col loro frastuono il silenzio angosciante e la miseria del vivere quotidiano. Fine dei rapporti umani, fine delle narrazioni collettive. Fine. Il mondo sembrava arrivato ad un punto morto, come un disco rotto che costringe il giradischi a suonare sempre la stessa nota. In che anno siamo? E dove siamo? Cos'è la realtà? Domande sempre più assillanti per chi sperimentava la propria esistenza non più fuori, ma all'interno di sé. Prigionieri di una rappresentazione interiore. Intrappolati in una gabbia tridimensionale come in un inquietante film di fantascienza. I nostri occhi spenti, le labbra che non sorridono più. Persi nel nostro universo virtuale abbiamo imparato la neolingua e a comunicare attraverso like ed emoticons. Ancora una volta, aspettavamo che qualcuno avesse il coraggio di dire la verità e di mettere sul piatto il problema. Quantomeno di fare un dibattito, come si diceva una volta. E invece arrivò Salvini. E nuovamente si fece ammuina. Gli immigrati, l'Europa, il presepe. Non si capì per l'ennesima volta un cazzo perché un cazzo non si doveva capire. La gente non doveva capire che mentre Salvini baciava il crocifisso e ostentava la felpa fascista molto figa, le regioni del nord preparavano l'autonomia economica ai danni del Sud, esigendo il più volgare e schifoso menefreghismo antinazionale che si era mai visto nei cinquant'anni della Repubblica. Con l'avallo dei cristianisti bigotti che sognano nuove inquisizioni e nuove crociate ai danni di chi vorrebbe trovare, maledetto lui, un proprio posto nel mondo. E così ti ritrovi a 52 anni, che non hai fatto e ottenuto nulla, coi genitori che non ci sono più, gli amici che non li vedi più, l'amore che è durato il volgere di un mattino quasi a rammentarti l'aleatorietà e l'illusorietà di tutto il film che ti sei vissuto. Poi dici che ti piglia la depressione... E vorrei vedere che no...
    ...difficile rispondere accuratamente ad un post storico-autoanalitico come quello che ha composto: dovrebbe intervenire ,nella discussione, qualche utente più preparato e non un modesto pasticcione come me.

    Comunque provo a fare finta di essere un poco all'altezza .

    La sintonia ( sto ripassando Eugenio Mincoschi fino a pag.45 )con gli 'epocali ' temi culturali è una esperienza nel campo di seduzione che può sfociare ,tirando le somme in periodi di insoddisfazione, in stati d'animo amari e persistenti.

    Badi ,che non è farina del mio sacco quello che scrivo.È la rielaborazione della risposta che una persona semplice mi ha dato quando ascoltò un mio sfogo etico,un discorso storico molto simile al suo...

    Le risparmio l' originale .

    Grazie a lei..

  10. #30
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bulimia e depressione

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    Vorrei risponderti, su alcune cose sono d'accordo su altre no, raccontarti alcune cose, ma alcune cose preferisco non scriverle in pubblico avendo avuto brutte esperienze, vedi la cosa che ti ho scritto in pvt. Questo non è un forum di autoaiuto, meno che mai il Fondo. Sul web girano persone che...

    Auguri per il tuo problema, spero davvero che possa risolversi.
    Io dalla vita ho imparato che i problemi non si risolvono mai. Vengono semplicemente "spostati", di lato a nuove questioni che genereranno ulteriori nuovi problemi. E il mucchio delle cose irrisolte sta dietro di te e prima o poi chiederà il suo conto.

    Io credo nelle parole e nelle immagini, ovvero nella comunicazione. Credo che il senso del nostro essere lo troviamo quando siamo in grado di spiegarci e di essere capiti. Credo in una fratellanza ideale universale, in legami non di sangue ma di spirito. Io sono orgoglioso di aver fatto parte di una generazione che si era messa alle spalle il localismo, il nazionalismo. Guardavamo a Berlino, capitale di un'Europa culturale e luogo dell'anima, ritrovo di tutti coloro che non avevano una patria. I nostri gruppi musicali cantavano l'inglese ma non per anglofilia, quanto per il bisogno immediato di stabilire un legame che andasse oltre gli steccati prestabiliti. I giovani di oggi, ignari del ridicolo, balbettano i nostri nonni - che la scusante di aver vissuto il loro tempo l'avevano.

    Qualche settimana fa mi è capitato di vedere su YouTube un video in cui la Meloni, in metropolitana, accettava divertita l'invito a canticchiare Toto Cutugno. Io c'ero quando "L'italiano" andò a Sanremo e ricordo la vergogna per quell'ostentazione di provincialismo che ci faceva apparire come popolo incredibilmente retrogrado. E in quel momento ho realizzato che la Meloni il sottoscritto l'ha pure votata, nemmeno troppo tempo fa. Anche Lindo Ferretti ha votato la Meloni, in seguito ad un percorso contorto che ha portato in tanti a perdersi e a ritrovarsi sotto le più imprevedibili spoglie. Penso che l'infatuazione per la destra abbia rappresentato per molti (per me sicuramente) il bisogno di un motivo spirituale in risposta al materialismo, sempre un po' modaiolo, delle sinistre. Peccato che dietro ogni destra ci sia oggi lo Stato, la Polizia, le Regole, il Potere. Nell'Ottocento si poteva ancora essere antiliberali sotto l'insegna di una Tradizione votata al luciferismo. Si poteva essere di destra e leggere Baudelaire e Nerval. E vivere la propria rivolta interiore come un dandy. Ma il fascismo è la negazione della libertà individuale, è coercizione e caserma, rogo per i liberi pensatori. Che mondo piatto, che desolazione avere da un lato Zingaretti e dall'altro Salvini. E pensare pure che qualcosa d'altro no, è proprio impossibile avere.
    SADNESS IS REBELLION

 

 
Pagina 3 di 46 PrimaPrima ... 23413 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 26-04-15, 09:26
  2. Le vere cause della depressione economica
    Di Cristo nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 07-10-09, 00:16
  3. Quel legame , strano ma non troppo, fra girovita e depressione
    Di :Esther: nel forum Salute e Medicina
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-04-09, 12:15
  4. Bulimia Da Ripensamenti.
    Di Aurora86 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 11-04-07, 08:42
  5. La bulimia di Berlusconi
    Di il buttero nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 01-02-06, 13:19

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito