



Ultima modifica di CapitanFracassa; 25-11-19 alle 00:19
Fondatore e Presidente onorario di Italia Morta. Pro Italexit e Unione Terroni d'Europa (UTE).
Nostra proposta per emergenza Ucraina -----> La nato invade i paesi dell'est e li consegna alla Russia. Guerra finita e pace per tutti.




Ultima modifica di CapitanFracassa; 26-11-19 alle 03:34
Fondatore e Presidente onorario di Italia Morta. Pro Italexit e Unione Terroni d'Europa (UTE).
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Como, 34 arresti per evasione e bancarotta. Fallimento di 12 cooperative: distrutti anche documenti contabili
Tra gli arrestati un commercialista con studio a Gioia Tauro (Reggio Calabria) e un ex funzionario della banca Commercio ed Industria di Milano
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Renditi conto egregio collega che tutti questi fallimenti pilotati ed evasioni ultramilionarie sono basati su società fittizie e non su pagamenti in contanti.
Non ci fanno fare bella figura nella nostra battaglia contro GLI IDRAULICI CHE AGGIUSTANO RUBINETTI IN NERO SENZA FATTURA DELINQUENTI ABITUALI SERIALI.
Come dice il mio amico Dav: Sono con il Pd ed ero con il Pd. E nel Pd si può stare in maggioranza ed in minoranza a prescindere dai leader. Adesso io sono in minoranza.
Ma il Pd è sempre il Pd.
I AM PD


Esatto, ormai ogni giorno ne esce una, maxi evasione di IVA tramite filiere di società fittizie...
Maxi frode IVA nel settore dei carburanti - 4 arresti e sequestri per oltre 37 milioni di euro
Maxi frode IVA nel settore dei carburanti - 4 arresti e sequestri per oltre 37 milioni di euro ? gdf.gov.it
Dalle prime ore di oggi la Guardia di finanza di Venezia, in collaborazione con i Carabinieri di Roma, stanno eseguendo l’ordinanza con cui il G.I.P. presso il Tribunale della Capitale, Dott. Corrado Cappiello, ha disposto la custodia cautelare in carcere di un soggetto e gli arresti domiciliari di altri 3, indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata ai reati di dichiarazione fraudolenta, omessa e infedele, utilizzo di fatture false e indebita compensazione di imposte. È altresì in corso il sequestro, finalizzato alla confisca, di quote societarie, disponibilità finanziarie e di 48 immobili situati nelle province di Milano, Novara, Parma e Reggio Calabria del valore complessivo di 37 milioni di euro, quale illecito profitto corrispondente all’IVA non versata relativa alla cessione di oltre 270 milioni di litri di carburante.
L’indagine è stata avviata nel 2016 a seguito degli accertamenti svolti dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Venezia, che aveva individuato numerosi distributori stradali nella provincia veneta e nel territorio nazionale, che applicavano un prezzo “alla pompa” sensibilmente inferiore alla media di mercato, reso possibile per effetto dell’evasione dell’IVA sui trasferimenti tra le diverse imprese della filiera commerciale. La successiva ricostruzione delle operazioni commerciali, eseguita mediante riscontri contabili e indagini finanziarie su oltre 300 posizioni bancarie, sotto la costante direzione dei Sostituti Procuratori presso il Tribunale di Roma – dott. Stefano Pesci e dott. Pietro Pollidori – ha consentito di individuare un’organizzazione criminale, con base in uno studio professionale a Roma, facente capo a 2 intermediari calabresi, fratello e sorella, e a 2 “esperti” di prodotti petroliferi di Milano.
I 4 responsabili della frode hanno gestito un traffico di carburante per un valore complessivo di oltre 300 milioni di euro, omettendo di versare l’IVA per 31 milioni di euro, interponendo nella filiera commerciale numerose società risultate essere mere “cartiere”, tutte gestite dall’organizzazione. In particolare, una società con sede in provincia di Milano era incaricata di acquistare prodotto petrolifero da fornitori comunitari che giungeva via mare al porto di Venezia, dove veniva stoccato presso un deposito costiero. Il carburante era poi ceduto a un’altra impresa senza applicazione dell’IVA per effetto della presentazione di false dichiarazioni d’intento, la quale lo rivendeva sottocosto e con IVA esposta ad un’ulteriore azienda della filiera illecita, che a propria volta lo retrocedeva alla prima società acquirente.
Tutti questi trasferimenti erano meramente cartolari, in quanto il prodotto non usciva mai dal deposito costiero di Venezia, da dove veniva estratto solo per essere venduto a distributori stradali di carburante del nord-est. Tale schema fraudolento è stato nel tempo più volte modificato. In un primo caso, utilizzando un’altra società con sede in Roma, che ha ceduto il carburante estratto dal deposito veneziano per rivenderlo direttamente a clienti finali applicando l’IVA che veniva però indebitamente compensata con falsi crediti d’imposta, ceduti da altre società gestite presso lo studio professionale romano. In un secondo caso, interponendo una società incaricata di acquistare il prodotto da un’impresa inglese senza applicazione dell’IVA, che è stato ceduto a clienti finali con l’imposta, che però non veniva versata all’erario per effetto dell’utilizzo di fatture false. Inoltre, è stato accertato che i due esperti di prodotti petroliferi avevano gestito una ulteriore società che si è approvvigionata di ulteriori 24 milioni di litri di carburante da altro deposito veneziano, per poi immetterlo in consumo senza versare l’IVA per 6 milioni di euro. Il profitto illecitamente conseguito, corrispondente all’IVA evasa, è stato monetizzato dall’organizzazione mediante il trasferimento, giustificato da ulteriori fatture per operazioni inesistenti, di ingenti somme di denaro verso soggetti economici compiacenti con sede dichiarata all’estero (Cina, Hong Kong, Taiwan) nonché verso una miriade di società cartiere operanti nell’area campana, i cui amministratori prestanome provvedevano a loro volta al sistematico prelevamento di denaro contante presso molteplici uffici postali.
Una parte del profitto è inoltre rientrata nella disponibilità degli artefici dell’organizzazione tramite una fittizia cessione di ramo d’azienda, avallata da un notaio compiacente. Le attività investigative complessivamente svolte hanno sinora consentito di:
individuare 65 società coinvolte nella frode, situate in tutto il territorio nazionale, utilizzate nel triennio 2016/2018 per emettere fatture false per 235 milioni di euro e per utilizzare in compensazione falsi crediti d’imposta per 26 milioni di euro
denunciare, a vario titolo, 86 soggetti per i reati di associazione per delinquere, omessa ed infedele presentazione delle dichiarazioni fiscali, emissione/annotazione di fatture false, indebita compensazione di crediti IVA o correlati ad investimenti fittizi in aree svantaggiate, riciclaggio ed autoriciclaggio
eseguire 15 verifiche fiscali constatando violazioni all’IVA per oltre 22 milioni di euro.


Ancora, riscossione di crediti tributari inesistenti, dov'è il contante?
Operazione Nemesi - Arrestati nove responsabili di frode fiscale e sequestrati beni per oltre venti milioni di euro
Cuneo, 26 novembre 2019
Comando Provinciale Cuneo
E’ in corso in queste ore una vasta operazione, condotta in Piemonte, Liguria, Sardegna e Sicilia, dal Comando Provinciale di Cuneo e dal Gruppo di Torino, nei confronti di un’articolata associazione a delinquere, di stampo internazionale, dedita alla commissione di complesse frodi fiscali attraverso l’emissione di fatture false ed l’utilizzo di crediti tributari inesistenti.
Sono oltre 60 i militari impiegati nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare –nei confronti di nove responsabili, di cui tre in carcere e sei ai domiciliari, nonché di un provvedimento di sequestro di beni e disponibilità per oltre 20 milioni di euro. Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cuneo, sono oggi culminate con l’esecuzione dei citati provvedimenti cautelari, emessi dal G.I.P. del Tribunale di Torino – dott.ssa Cristina Domaneschi – dopo ben due anni di investigazioni, coordinate, prima dalla Procura di Cuneo – dott.ssa Carla Longo – e, successivamente, dall’Ufficio giudiziario del capoluogo regionale – dott. Valerio Longi, che ha co-delegato le attività esecutive anche al Gruppo di Torino, a seguito di una convergenza investigativa con indagini eseguite dal Reparto torinese.
Il sodalizio criminale, che vede complessivamente coinvolti ventidue indagati, di cui due residenti all’estero, aveva escogitato un articolato meccanismo fraudolento, al fine di evadere il fisco nazionale, attraverso la formazione cartolare di crediti falsi e il loro successivo utilizzo in compensazione, da parte di soggetti compiacenti, in sede di dichiarazione dei redditi.
Gli arresti sono scattati nei confronti di R.B. (52 anni residente a Montecarlo, in carcere), C.A. (61 anni residente a Catania, in carcere), N.F. (46 anni residente in Svizzera, in carcere), P.C. (42 anni residente a Fossano – Cn -, domiciliari), M.P. (45 anni residente a Fossano – Cn -, domiciliari), L.L. (54 anni residente a Fossano – Cn.-, domiciliari), G.L. (61 anni residente a Torino, domiciliari), L.S. (53 anni residente a Torino, domiciliari), C.O. (37 anni residente a Sant’Ambrogio di Torino, domiciliari).
Tra i beni oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca figurano nr. 16 immobili (tra cui, un appartamento di lusso in via Roma a Torino, una villa nel parco della Mandria a Torino ed una casa di villeggiatura ad Alassio), nr. 26 terreni e nr. 5 autovetture. Il sofisticato meccanismo di frode ha visto coinvolte nr. 22 società con sedi in tutto il territorio nazionale ed e’ stato reso possibile anche grazie alla compiacenza di alcuni commercialisti, che apponevano il visto di conformità sulle dichiarazioni fiscali contenenti il credito inesistente.
Tra le varie persone giuridiche coinvolte nella frode, ne sono state individuate alcune intestate a prestanome e, addirittura, in un caso, ad una persona deceduta. Il servizio in corso costituisce ulteriore dimostrazione della costante attenzione che la Guardia di Finanza, nell’ambito dell’azione di prevenzione e repressione dell’evasione fiscale, rivolge al contrasto delle più articolate ed insidiose frodi ai danni dell’Erario nazionale.


Anche qua fatture false per evadere il fisco...
Terzista di nota griffe evade il fisco sequestro per 6 milioni di euro ? gdf.gov.it
Terzista di nota griffe evade il fisco sequestro per 6 milioni di euro
Comando Provinciale Firenze
In queste ore i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, Dott.ssa Agnese Di Girolamo, stanno terminando l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di conti correnti, beni mobili e immobili fino alla concorrenza della somma di 6 milioni di euro, nella disponibilità di una ditta di Campi Bisenzio (FI), della sua titolare e di altri due co-gestori e amministratori di fatto, ritenuti responsabili di aver utilizzato fatture false per evadere il Fisco (art. 2 del d.lgs. n. 74/2000).
L’indagine, coordinata dal Dott. Fabio Di Vizio, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Firenze, e condotta dai Finanzieri del 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Firenze, trae origine da una verifica fiscale a una ditta individuale, facente capo a un soggetto di etnia cinese, operante nel settore della produzione di borse e accessori in pelle per conto di una famosa griffe operante su tutto il territorio mondiale, risultata estranea ai fatti.
In particolare, le attività esperite nel corso della verifica hanno evidenziato due distinte condotte da parte della titolare, accomunate dallo scopo di diminuire i ricavi dichiarati al Fisco derivanti dalla produzione di borse e accessori in pelle: da una parte l’indagata ha registrato in contabilità costi superiori a quelli effettivamente sostenuti; dall’altra si è rivolta a soggetti economici “esistenti”, ma che di fatto non hanno mai operato, “commissionando” l’emissione di fatture per operazioni mai avvenute.
Avuta evidenza dei reati commessi, i Finanzieri del Gruppo di Firenze hanno rapportato i fatti alla Procura della Repubblica di Firenze, che ha delegato ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria, a seguito dei quali è stato evidenziato il ruolo attivo nella gestione della ditta individuale di altri due soggetti, parenti dell’indagata, che è sempre rimasta la “dominus” di fatto della ditta.
Per tali motivi è stata richiesta, all’Autorità Giudiziaria, l’adozione della misura del sequestro preventivo per equivalente per l’ammontare complessivo delle imposte evase. Il G.I.P., Dott.ssa Agnese Di Girolamo, accogliendo le richieste del Pubblico Ministero procedente, ha emesso apposito decreto di sequestro preventivo, nei confronti dei tre indagati, fino a concorrenze dell’importo di più di 6 milioni di euro, da eseguirsi sulle somme di danaro percepite/risparmiate presenti sui c/c, sulle cassette di sicurezza nonché sui beni mobili ed immobili.
Le attività esperite hanno portato, allo stato, al rinvenimento e contestuale sequestro di diversi beni, di 6 autovetture, di cui 4 di lusso (Audi Q5 TDI quattro, Audi A6 3.0 TDI, Range Rover Evoque SD4 e Mercedes ML 320), denaro contante per un valore superiore ai 100.000 euro, preziosi di varia natura, 25 monete d’oro, lingotti e statuette. Si sta inoltre procedendo anche al sequestro di una villa, costituita da 2 immobili, del valore di circa mezzo milione di euro nella disponibilità di uno degli indagati tramite prestanome.
L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza, sotto la guida dell’Autorità Giudiziaria, s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, integrando le funzioni di polizia economicofinanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività illecite.