Nel tuo ragionamento c'è qualcosa che mi lascia interdetto, come se ci fosse un qualcosa che si scontra con la mia percezione della realtà.
Credo che sia il passaggio che ho evidenziato.
La mia percezione della realtà è che non esista alcuna "maggiore capacità critica dei singoli individui", ma che semplicemente l'accesso facilitato alla "notizia" (presunta vera) crea nell'individuo l'autopercezione di essere in grado di poter sviluppare la citata capacità critica, anche in assenza oggettiva della stessa.
Per cui da una parte metto questo, l'idea (a volte arrogante) che l'individuo moderno ha generato per cui non "ho bisogno di nessuno che mi dica come stanno le cose".
Dall'altra la manipolazione della realtà (che esiste da quando esiste un potere costituito) finalizzata a far credere al sopracitato individuo cosa sia vero o cosa sia falso in funzione della reazione che poi questo genererà.
In pratica, la politica ridotta a puro marketing: creazione di un bisogno e soddisfazione (o presunta) dello stesso.
E come ha sempre funzionato per vestiti, auto e telefonini, analogamente funziona per il partito politico.
La post-ideologia, come superamento delle impostazioni teoriche che stanno alla base del pensiero politico, sostituisce la teoria politica con la pubblicità: e se uno crede alla pubblicità, può credere a tutto.
(mi scuso in anticipo qualora il pensiero sia esposto in maniera poco comprensibile).





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