Sebbene, avanti Cristo, fossero gli Israeliti i detentori della vera religione, e la misericordia di
Dio, con braccio potente, ogni qualvolta che, con preghiere e lagrime a Lui si rivolgevano, dai
castighi provocati dalle loro colpe sempre li liberasse, tuttavia, osservando non altro che la storica
risultanza dei fatti, non possiamo non costatare come, sia all'origine che in seguito, si mostrarono
ognora di dura cervice, invasori, ma soprattutto avidi del possesso dell'oro.
Prova ne sia, come, fin dall'epoca dell'antico Egitto furono quei Faraoni costretti — quando si
accorsero che gli ospitati Ebrei stavano ormai diventando superiori in potenza agli stessi Egiziani —
ad emanare contro di essi una serie di leggi repressive, l'ultima delle quali fu, che, se maschi,
dovevano, appena nati, venire annegati nel fiume Nilo. (Libro dell'Esodo).
Tralasciando le persecuzioni Assiro-Babilonesi e venendo al tempo dell'Impero dei Persiani,
noi sappiamo come l'Imperatore Serse (cioèAssuero figlio di Dario), che imperò su 127 province
dall'India all'Etiopia, «veduto come una sola nazione, ribelle a tutto il genere umano, che segue
massime perverse, altera la concordia e la pace di tutte le genti, ecc....», fulminò contro i Giudei un
editto di strage per cui, senza pietà, dovevano essere tutti insieme sterminati in un determinato
giorno «con le mogli e coi figli, affinché questi uomini scellerati, scendessero nello stesso giorno
all'inferno».
Questo editto, com'è noto, non ebbe più esecuzione, essendo stato revocato dallo stesso
Imperatore, in seguito agli svenimenti ed alle suppliche della sua moglie Ester, che era di
nazionalità ebraica. (V. libro di Ester).
Qui devo fare un opportuno rilievo: è sistema degli Ebrei, specialmente ai nostri giorni, come
in seguito avremo modo di constatare, mettere a fianco di persone che hanno mansioni altamente
direttive, delle mogli di stirpe giudaica (vere «femmine sapienti in seduzione»), perché possano
influire sopra di loro secondo il pensiero di Israele. Anche dai Greci, i Giudei furono non poco
combattuti e perseguitati, tanto da chiedere — per difendersi da questi — un'alleanza con Roma. (V.
primo libro dei Maccabei).
Sotto i Romani — come si rileva dalle «Vite dei Cesari» di Svetonio — l'Imperatore Tiberio
chiamò «un pericolo per Roma» la comunità ebraica, definendola «indegna di rimanere fra le mura
dell'Urbe» e, nella vita dell'Imperatore Claudio, ci da ampia relazione come, vedendo, tale sovrano,
il pericolo dei giudei delinearsi in tutta la sua ampiezza, pubblicò un editto di espulsione per cui,
con taglio netto e totalitario la comunità ebraica fu costretta ad emigrare in Sicilia, in Africa e in
Grecia.
Seneca denunciò il pericolo dei Giudei, qualificandoli «scelleratissima gente, che avevano
saputo diffondersi ed imporsi dappertutto» e pronunziando la storica frase: «Victoribus victi legem
dederunt» 1. Tali parole dettero poi motivo a Diocleziano di dettare leggi restrittive contro gli Ebrei.
Cicerone stesso — nella sua «Oratio prò Flacco» — arriva a dire d'avere timore della compattezza
giudaica e della loro influenza nelle assemblee.
Se sono vere, pertanto, le citate affermazioni di Seneca — il quale visse all'epoca di Caligola e
di Nerone — è d'uopo dedurre, come, nell'Impero Romano — salvo qualche Imperatore, che se ne
avvide ed agì in conseguenza — coloro i quali, in effetti, dietro le quinte davano legge, altri non
erano che degli scaltri giudei.
Pochi, ad esempio, sanno che Tigellino e Poppea erano ebrei. Ce l'attesta Tacito nei suoi
«Annali» al Cap. 61. libro X.
Alla base di ciò, ben ora si comprende dov’erasi da ricercare la causa prima delle persecuzioni
scatenatesi contro gli invitti Cristiani, nei primi secoli dell’e.v.
Il che è confermato da Tertulliano con le parole «Le Sinagoghe degli Ebrei sono le fonti delle
nostre persecuzioni». ( «Synagogae Judaeorum genus seminarium persecutionum»)2.
L’influenza giudaica fra i Romani divenne, ad un dato momento, così preponderante che si
vide, per la prima volta, salire sul trono dei Cesari un Imperatore d’origine ebrea. Costui fu appunto
Settimio Severo Africano. (Capostipite della dinastia dei Severi).
Egli — messi a morte i suoi nemici — introdusse una grande e pericolosa novità: il servizio
militare obbligatorio in tutto l’Impero, ad eccezione degli Italiani, ai quali era invece proibito. D’ora
in poi essi erano in balìa delle Legioni straniere3. L’«Enciclopedia Italiana» (Treccani) conferma,
come le legioni Italiche furono sostituite con legioni Illiriche e Siriache. Conclusione: preparato il
terreno come si voleva, ebbe inizio — come afferma lo storico Paribeni — un periodo d’anarchia e
di disastri4; Roma non tardò ad essere invasa dai barbari e la sua potenza annientata.
Si compiva, così, la vendetta della Sinagoga per la distruzione di Gerusalemme, operata da
Tito. Oggi, vediamo ancora troneggiare nel Foro Romano — l’uno contro l’altro — due soli Archi
di Trionfo: quello di Tito e quello di Settimio Severo. E’ una coincidenza? O si è forse voluto
ammonire: tengano presente i posteri, che, se Roma ha vinto Israele, Israele ha distrutto Roma?
Nel Medio Evo, i Giudei furono dappertutto assai perseguitati, sempre a causa della loro
invadenza e prepotenza.
Subirono stragi, confische di beni ed espulsioni in Francia, sotto Filippo Augusto, Luigi VIII,
Luigi IX, Filippo il Bello, Carlo IV, Carlo VI; in Inghilterra, sotto Re Giovanni, Riccardo Cuor di
Leone, Enrico III, Edoardo IV; in Spagna, sotto Alfonso XI, Pietro I, Enrico II di Castiglia, Pietro
IV e Giovanni I d’Aragona, e, per ultimo, sotto Ferdinando il Cattolico.
Uguale sorte ebbero in molte località germaniche, in Russia, Polonia, Ungheria, Venezia,
Austria, Napoli, in paesi arabi e, in tanti altri siti, che sarebbe lungo enumerare5.
Memorabile fu la cacciata nel 1492 dalla Sicilia, dove, dopo molteplici eccidi esplosi in varie
parti dell’isola e in cui vennero passati a fil di spada, fu promulgato, dal Viceré Lopez Scimen de
Urrea, il bando di espulsione, con la confisca generale dei beni.
Con tranquillità si può affermare, che non esiste paese alcuno, ove i giudei riuscirono ad
infiltrarsi, che, prima o poi — vale a dire ogni qualvolta i popoli raggiunsero una certa maturità
intellettuale — non abbiano avvertito la necessità imprescindibile di liberarsi da essi.
Come spiegare tanta unanimità di reazione contro siffatta gente, in così diverse epoche e in sì
diverse nazioni, se non ci fossero state gravissime ragioni?
FORZA LAICI(STI), RISPONDETE ALLA DOMANDA, ERANO TUTTI NAZZZISTI O FORSE UN PO' DI COLPA CE L'AVEVANO ANCHE GLI EBBBBREI?




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