Talis pater, talis filius...
Sulla scia dello Statuto Albertino, ed in un momento in cui formazioni politiche si stavano delineando, i padri costituenti dettarono un laconico articolo, il 67:
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione
ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Insomma, i Costituenti avrebbero ben potuto rafforzare le nuove organizzazioni partitiche prevedendo la vincolatività delle loro direttive, eppure non lo fecero. Ma, bada bene, fu imposta l'assenza del "vincolo" di mandato, non del mandato in quanto tale.
Ordini e gradi.
Ma, detto vincolo, che dovrebbe imporsi con modifica costituzionale, riguarderebbe solo un parlamentare o un insieme di parlamentari (partiti o movimenti)? No, perché nella Repubblica attuale - a differenza della prima dove i cambi di casacca erano più rari dei diamanti, tant'è che si ricorda la schiaffeggiatura che subì in Transatlantico Franco Bassanini - assistiamo non solo alla transumanza ovina, bensì a giravolte fulminanti di interi movimenti. Oltretutto, non è un regime privatistico quello che può legare il parlamentare (scelto dai capo-partiti o da un esiguo numero di voti in piattaforma) alla formazione politica che lo candida o nomina, che dir si voglia.
Ecco, un consiglio: scegliamoli meglio i candidati. Magari tra persone con un minimo di storia politica, professionale o di militanza. Non ci salverà da certe sconcezze, ma un po' aiuta. Ma, prima di tutto, che i capi - anche quelli esterni - diano il buon esempio.





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