IL Capitone, detto DJ Ruspa, detto Un uomo solo al comando, detto Moijto drink, detto Ganassa è sempre stato un politico di parola. Tutto ma sai tutto quello che ha promesso l'ha sempre mantenuto. Essendo anche uomo, quindi come tutti fallace, qualche promessa, poche ma sai poche, si è scordata di mantenerla, esempio:
1) PASTORI SARDI ANCORA SENZA RISPOSTA
L'ultima promessa rimasta intrappolata nel mondo virtuale di Facebook e Twitter Matteo Salvini l'ha fatta ai pastori sardi lo scorso febbraio, per scongiurare altre proteste: «Il prezzo del latte deve passare da 60 centesimi a un minimo di 1 euro al litro. Non mi alzerò dal tavolo sul latte fino a quando non lo ottengo». Era il 14 febbraio. Da quel tavolo il segretario federale della Lega si è alzato mesi fa e, a inizio luglio, per gli allevatori l'euro al litro resta un miraggio, tant'è che sono tornati a minacciare nuove rivolte.
2) IL CONTRATTO DEI POLIZIOTTI NON È STATO RINNOVATO
Nonostante Salvini indossi regolarmente la divisa della polizia, in oltre un anno di governo ha dimenticato di rinnovare il contratto di lavoro degli agenti, scaduto già da sei mesi. E così sul sito del Sindacato italiano lavoratori Polizia (Cgil Silp) lo scorso 5 giugno è apparso un contatore per aiutare la memoria del ministro dell'Interno. Segna infatti i giorni trascorsi «senza contratto per gli uomini e le donne in divisa».
3) ACCISE? NULLA DI FATTO
Il primo marzo 2018, cioè a sole 72 ore dalle elezioni politiche, Matteo Salvini appariva a canali (social) unificati e prometteva: «Cosa faccio se vinco le elezioni? Taglierò dal 5 marzo sette accise. Non possiamo avere la benzina più care d'Europa». Nessuno si aspettava ribassi dei carburanti dal lunedì successivo ma, dopo un anno e quattro mesi di governo, con milioni di italiani pronti a partire alla volta delle vacanze estive, i listini dei benzinai non sono stati ancora ritoccati verso il basso.
4) FLAT TAX ANNACQUATA
Un'altra promessa non mantenuta – o mantenuta solo per un terzo – e che rischia di scivolare a data da destinarsi è la flat tax. A pagina 19 del Contratto di governo si legge: «Due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie». Rispetto al progetto originario più volte sbandierato da Salvini (una sola aliquota per tutti, al 15%), la tassa del Contratto non era già più così piatta. Ma le variazioni più significative sono state apportate in sede di Legge di bilancio 2019, quando ha preso corpo con riferimento soltanto alle piccole partite Iva con redditi inferiori a 65 mila euro, finendo per rappresentare così un’estensione del regime dei minimi che era stato introdotto dalla Legge di stabilità 2015 dall'esecutivo di Matteo Renzi. E il resto della platea dei contribuenti? Lo scorso 4 luglio, incalzato dai cronisti, Salvini ha dovuto ammettere che il prossimo taglio delle tasse sarà «non per tutti e non subito, ma sostanzioso». L'esatto opposto della flat tax, che era stata annunciata invece «per tutti» e «subito» e che rischia, ancora una volta, di essere rimandata a data da destinarsi.
5) CANNABIS LIGHT, TANTE MINACCE E NESSUNA MISURA
Lo scorso 8 maggio, in piena corsa per le Europee, Salvini ha attaccato anche il commercio della cannabis legale. «La droga fa male. L'emergenza nazionale è la droga, non il fascismo. Preferisco combattere gli spacciatori. Controllerò tutti i negozi di cannabis light e li sigillerò uno a uno», aveva tuonato a Otto e Mezzo. Il giorno dopo festeggiava via Twitter l'annullamento del Salone della Cannabis di Torino e la chiusura di alcuni negozi inprovincia di Macerata: «Dalle parole ai fatti!». In realtà, a eccezione della direttiva che il Viminale ha inviato ai prefetti il 9 maggio e con la quale il ministro si limitava a chiedere «una cura particolare» circa la «verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza», non potendo bloccare il commercio di prodotti considerati legali dalla legge numero 242 del 2 dicembre 2016, niente di quanto è accaduto dopo è collegato a decreti del governo o all'attività del parlamento. A disporre la chiusura dei negozi marchigiani è stato infatti il questore di Macerata Antonio Pignataro, nominato dal predecessore di Salvini, Marco Minniti, che da tempo conduce una feroce battaglia solitaria contro la cannabis light.
6) LA BATTAGLIA CONTRO L'OBBLIGO VACCINALE E PER IL GREMBIULE
Le promesse del ministro dell'Interno hanno spesso violato le competenze dirette di altri membri del governo. «Cancelleremo la Lorenzin. Vaccini sì, obbligo no», prometteva per esempio il 10 gennaio 2018. A oggi, però, dopo una lunga querelle con il ministro della Salute, Giulia Grillo, l'unico obbligo della legge Lorenzin a essere caduto è quello per i genitori di presentare entro il 10 luglio le certificazioni, ma solo perché è attiva l'anagrafe vaccinale. Rimasto inalterato invece l'obbligo di vaccinazione almeno fino al varo dell'obbligo flessibile. In un'altra occasione, Salvini aveva invece detto di volere il ritorno del grembiule: «Sento già chi evocherà il duce, ma un Paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina». All'alba di un nuovo anno scolastico, nulla è stato legiferato.
7) Abolizione della legge Fornero nei primi 5 mesi
«La legge Fornero è da cancellare subito. Va cambiata in cinque mesi. Non vedo l’ora di vincere per stracciare la legge Fornero e farla piangere un’altra volta». Così il leader della Lega annunciava quello che forse è il punto più importante dell’intero programma del partito, sul quale peraltro si registra piena sintonia con Luigi Di Maio. Al posto della legge Fornero i meccanismi di Quota 100 e Quota 41.
Non solo non è stata abolita: la legge Fornero è ancora oggi il principale sistema pensionistico italiano. Quota 100 è un’opportunità a disposizione di chi vuole uscire prima dal mondo del lavoro, accettando una riduzione conseguente dell’importo pensionistico.
8) Più espulsioni e confini blindati
«Per il primo anno di governo – annunciava Salvini – il numero (di immigrati, ndr) è zero. Dobbiamo smaltire un arretrato di clandestini di mezzo milione». Per fermare quella che definisce una invasione, affermava, saranno usate anche le maniere forti. «La prima opzione è blindare i confini, dalle Alpi alla Sicilia. Basta, non si passa, stop. Perché immigrazione clandestina vuol dire delinquenza. L’emergenza di questo Paese è pulire, rimettere delle regole, blindare i confini, punire ed espellere».
La politica del ministro Salvini è caratterizzata da una forte stretta nella gestione dei flussi migratori. Ciononostante, il numero di rimpatri è addirittura in calo rispetto all’anno precedente. La riduzione del numero degli sbarchi è invece in continuità con il trend avviato dall’ex ministro Minniti.
9) Difesa dell’economia nazionale: dazi doganali e superamento del tetto deficit/Pil
Per Salvini il rapporto deficit/Pil al 3% è una follia. «Se questi numeretti hanno portato a cinque milioni di poveri in Italia – spiegava – evidentemente sono numeretti sbagliati. Siamo gli unici fessi che non diamo da mangiare ai nostri figli perché lo chiede l’Europa». «Se riusciamo a mantenere il 3%, lo manteniamo. Se i nostri figli hanno bisogno, per me il 3% è scritto sulla sabbia». Per stimolare la crescita, inoltre, il leader del Carroccio proponeva l’istituzione di dazi doganali che proteggano la produzione nazionale. «Salvini al Governo – aggiungeva – andrà a Bruxelles a dire: ‘Viva il libero mercato, viva il libero scambio però io difendo il lavoro e la salute degli italiani. Se servono dei dazi, metto dei dazi perché io voglio riso italiano e non riso cambogiano dove usano cemento come fertilizzante».
Sebbene Salvini minacci spesso di superare il tetto del 3%, per ora non si è mai arrivati a tanto. In sede di discussione della legge di bilancio 2019, ad esempio, il rapporto deficit/Pil è stato ridotto dal 2,4% al 2,04% proprio per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea.
Un 3D un poco lungo di cui non mi assumo la responsabilità (citofonare Capitone) e che molto probabilmente dovrebbe essere ancora più lungo.
Non promettere quello che non puoi mantenere. Publilio Siro
Noi promettiamo una casa a tutti. Purche' ce la facciate a entrare tutti. (Giuliano)
Le promesse di ieri sono le tasse di oggi. (Mackenzie King, Primo ministro canadese, 1931)
Ci sono politici che, se i loro elettori fossero cannibali, prometterebbero loro missionari per cena. (H. L. Mencken)
La politica e' la sottile arte di prendere voti dai poveri e finanziamenti dai ricchi promettendo di proteggere gli uni dagli altri. (Assioma di Oscar Ameringer)




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