impressioni del muro, per chi se lo fosse perso.
Io il muro di Berlino l’ho visto e lo ricordo bene. ma non era solo il muro, era tutto l’insieme.
L’ho detto già un po’ di volte del mio viaggio a Berlino sul Bulli, ma che volete farci: con l’avanzare dell’età tendiamo a ripetere sempre le stesse cose.
Ma come ci arrivavi a Berlino in macchina?
Dovevi percorrere obbligatoriamente una strada, chiamata “corridoio” che ti permetteva di raggiungere la città dalla Germania Ovest. Di corridoi ce ne erano quattro, uno da sud e tre da ovest. Dovevi fermarti alla frontiera, consegnare il passaporto, riempire un modulo, pagare 5 marchi (occidentali) e aspettare. A qualcuno controllavano il bagaglio (bravi i VoPos, molto scrupolosi), a qualcun altro il portafogli, a qualcun altro l'automobile, e dopo un paio d’ore ti riconsegnavano il passaporto con il visto di ingresso (bello, peraltro) con su scritta la data massima di uscita. E potevi entrare nella DDR. O quasi: in realtà non potevi abbandonare la strada che portava a Berlino; le automobili dei VoPo erano molto presenti e controllavano. Ai bordi dell’autostrada le reti di recinzione erano parecchio alte e al di là vedevi il deserto. Poi, quando arrivavi al ring di Berlino, procedimento inverso, ma ovviamente molto più rapido.
La città era piacevole: parecchia gente giovane, voglia di divertirsi, locali, musica, negozi, in una parola: vita.
Però quando ti avvicinavi al muro di vita non ce ne era mica tanta: magari sulla strada che va alla Porta di Brandeburgo non notavi molta differenza, ma sia a sud che a nord la vita si spegneva.
E di là. Quanto a Ovest era pieno di colori, a Est era grigio: poca gente per le strade, silenzio, un’atmosfera cupa. Non è che ci fosse poi tutto quel controllo, o per lo meno non lo notavi, ma c’era qualcosa di stonato oltre che di triste. Si, vabbè, il Pergamonmuseum. Ma poi. La sensazione quando stavi “di là” era la voglia di tornare al più presto “di qua”. Ma c’era la curiosità di vedere come era quel mondo, e allora ci ritornavi, per uscirne poi di nuovo con la tristezza dentro. Ecco: io a Berlino Est non ho percepito tanto mancanza di libertà, quanto mancanza di vita, di quella che fluiva a Berlino Ovest.
E poi uno capisce perché in meno di trent’anni più di cento persone sono morte per avere provato a passare a Ovest.
Altro che rendere l’Europa un posto civile!
Il ritorno? Controlli al Berliner Ring, consegna del passaporto (ahimé, non bastava estrarlo), attesa, a qualcuno controllavano il bagaglio (bravi i VoPos, molto scrupolosi), a qualcun altro il portafogli, a qualcun altro l'automobile, ti riconsegnavano il passaporto con il visto di uscita e poi di nuovo verso sud.
Mai più.




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