https://it.sputniknews.com/opinioni/...icani-parte-1/
Se Eri vorrà riportare l'articolo integrale, gliene sarei grato.


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Se Eri vorrà riportare l'articolo integrale, gliene sarei grato.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




ESCLUSIVA: la moderna deportazione di schiavi africani. Parte 1
14:49 12.10.2019(aggiornato 20:44 12.10.2019)
Di Daniel Wedi Korbaria
"La mia missione è combattere con la penna per fermare questa immigrazione “forzata” di migliaia di giovani africani in Europa, un’immigrazione selvaggia che è diventata una vera e propria deportazione di massa organizzata su moderne “navi negriere” dove è in gioco, come in una roulette russa, la vita".
“Di quante altre tragedie in mare c’è bisogno per dire basta a tutta questa barbarie? E quante vite potremmo salvare se solo prendessimo la “questione immigrazione” per il verso giusto? Non si riesce davvero a convincere quei ragazzi a restare nella loro terra?”
Sono queste le domande che mi assillano. Per non dovermi pentire domani di non aver nemmeno tentato, provo a dare qualche risposta nei miei articoli che vengono regolarmente scartati dalle redazioni mainstream media per impedire di far sentire una voce diversa, libera e scevra da conflitti di interesse.
Perché l’Africa raccontata dagli africani è ben diversa da come viene dipinta oggi dai cosiddetti “africanisti occidentali”. Loro hanno sempre raccontato che l’Africa è brutta, povera e bisognosa di aiuti umanitari. Cosi fra 50 o 100 anni, le future generazioni impareranno a memoria solo quelle storie di genocidi, di colpi di stato, di guerre tribali, del ritorno al cannibalismo, di esodi di massa, di immigrazione clandestina, di trafficanti di esseri umani, di rifugiati e di richiedenti asilo.
E non è certo un bel narrare.
Io ci ho provato, finora inutilmente, a denunciare la loro mentalità ipocrita che, al grido di “Accogliamoli tutti!”, ha solo causato la morte di migliaia di innocenti. Dunque non basterà più parlare per slogan gridando: “Stop immigrazione! Stop deportazione!”, ma bisognerà riuscire a persuadere tutti gli attori principali anche e soprattutto quando questi lucrano sull’immigrazione e sono invischiati nel business dell’accoglienza.
L’immigrazione in Italia: più accoglienza meno integrazione
L’Italia è il porto d’accesso, ed è usata dai migranti come via di transito verso il Nord Europa poiché la maggior parte di chi sbarca sa già che qui non ci sono opportunità economiche e preferisce quindi continuare il suo viaggio. Infatti l’Italia non ha granché da offrire, nemmeno l’integrazione, inoltre l’alto tasso di disoccupazione dei suoi giovani costringe gli stessi italiani a scegliere, a loro volta, di emigrare altrove. In questi ultimi quindici anni, però, quello che più ha fatto scalpore è stata l’immigrazione dall’Africa e, oggi più che mai, questo problema ha diviso la popolazione in due gruppi distinti e distanti.
Chi è pro e chi è contro. E come due tifoserie di ultras le due fazioni si combattono senza esclusione di colpi e, dalle rispettive trincee, finiscono spesso col dimenticarsi di quelle persone in balìa del mare. Oramai si respira un’aria così poco edificante che non permette di dibattere serenamente sulle cause reali del fenomeno migratorio, e tentare di trovare una qualche soluzione diventa pressoché impossibile. Nessuna delle due parti è così umile da ascoltare la voce degli africani senza strumentalizzarla e intanto rimane irrisolto il “problema immigrazione” che è finito per diventare una vera piaga dell’umanità e, se non si interverrà, resterà tale a tempo indeterminato. Dunque, bisognerebbe spostare l’attenzione fuori dai confini italiani e portarla direttamente in Africa, cioè a monte del problema.
Le vere cause dell’immigrazione
Cosa sta succedendo in Africa?
Gli africani che emigrano oggi verso l’Europa provengono soprattutto dai paesi sub sahariani, dal Corno d’Africa, dall’Africa centro-occidentale e dai paesi francofoni, cioè dalle ex colonie francesi. L’immigrazione che vediamo in televisione è solo la punta dell’iceberg. Chi c’è dietro a manovrare i fili? Quali sono le motivazioni che spingono i giovani a lasciare la loro terra?
A sentire la narrativa dei media occidentali si direbbe che la colpa di questo esodo sia esclusivamente degli stessi africani, dei loro governi dittatoriali, degli “Stati canaglia”, dei regimi corrotti e un pochino anche del climate-change e della siccità. Soprattutto i media a favore dell’immigrazione hanno usato in questi anni la formula della demonizzazione del paese da cui provengono i migranti sia per ammansire che per convincere l’opinione pubblica, così da renderla “più accogliente”.
Dicono: “Sono rifugiati e meritano di stare qui!”
Il trucco ha funzionato molto bene ma ora anche quelli più buoni stanno mostrando segni d’insofferenza. Non ne possono più!
Qualche anno fa pubblicai un articolo dal titolo: E se l’Africa non fosse come la raccontano in cui dicevo che il continente da cui fuggono molti giovani non è come ce lo descrivono qui in Europa: “Fuggono dalla guerra e dalla repressione”, “Scappano dall’Inferno sulla terra” dicevano ieri e oggi ripetono all’unisono: “Scappano dai Lager libici”. Hanno trasposto in Africa la parola tedesca “Konzentrationslager” per richiamare nell’immaginario collettivo le drammatiche scene dei campi di concentramento nazisti.
Ma non si potrà nascondere la verità a lungo, prima o poi dovremo aprire gli occhi e iniziare a fare una bella riflessione sulle vere ragioni di questo infame gioco al massacro.
Secondo la giornalista Marta Pranzetti sin dagli anni Cinquanta l’Africa ha conosciuto il maggior numero di colpi di Stato e rovesciamenti militari, circa 87, di cui in buona parte riusciti. Ovviamente, dietro a questi fatti storici c’è sempre la longa-manus dell’Occidente, cioè di quei Paesi che sono massicciamente presenti ed attivi sul suolo africano, in primis la Francia che per imporre i suoi interessi economici non esita dall’intervenire militarmente ovunque, così come ha fatto negli ultimi anni in Ciad, nel Mali, in Niger, in Libia e in Costa d’Avorio. Oggi, il franco CFA è diventato una causa del fenomeno migratorio. La valuta creata dalla Francia per conservare la sua influenza sulle sue ex colonie (ne fanno parte ben 14 paesi africani) in realtà è un sistema colonialista che strozza le loro economie. Si stima che ogni anno questi paesi paghino 500 miliardi di dollari di “tasse” alla Francia. Per reagire a questa moderna schiavitù, migliaia di africani scelgono di andarsene mentre altri protestano lanciando sassi contro i carri armati francesi in Africa.
La Francia dice che l’adesione al CFA è su base volontaria ma i leaders africani che contestano questo neocolonialismo francese vengono eliminati uno dopo l’altro. Dal 1963 ad oggi si contano 22 Capi di Stato assassinati, da Sylvanus Olympio (Togo), a Modibo Keita (Mali), a Thomas Sankara (Burkina Faso) fino a quel tragico ottobre del 2011 in cui fu barbaramente ucciso Muammar Gheddafi. Sei mesi prima, i militari francesi avevano fatto irruzione nella camera da letto del Presidente ivoriano Laurent Gbagbo (insediando al suo posto il loro fantoccio Alassane Ouattara). Gbagbo fu consegnato alla Corte Penale Internazionale e accusato di gravi crimini contro l’Umanità. La sua colpa era invece quella di voler cambiare il piano di indipendenza economica dalla Francia. Dopo sette anni di prigionia, quelle accuse sono state riconosciute infondate e il Presidente è stato prosciolto a metà gennaio 2019. Lo stesso si trova ancor oggi esiliato in Belgio. Oramai è lampante che la Corte Penale Internazionale sia diventata un tribunale razzista al servizio degli occidentali visto che né Bush, né Blair e nemmeno Sarkozy sono mai stati accusati di nessun crimine contro l’umanità.
Africom: comando africano degli Stati Uniti
Un altro Stato occidentale che sta destabilizzando l’Africa sono gli Stati Uniti, presenti in quasi tutti i paesi africani con AFRICOM (nato nel 2006 da un’idea del segretario alla difesa Donald Rumsfeld). Di fatto, si tratta di una militarizzazione del Continente con basi militari ovunque ed un arsenale bellico imponente. E tutto ciò serve per contrastare l’avanzata neocoloniale cinese. Ad agosto 2019 è stata inaugurata la più grande base per droni degli USA, si chiama Niger Air Base 201 e si trova nel deserto del Niger, nelle vicinanze di Agàdez. Oramai AFRICOM ha conquistato 52 Stati africani su 54. E la sua ingombrante presenza non aiuta certo a restare tranquilli nella propria terra soprattutto quando sai che la sua strategia recita: “La guerra del futuro è in Africa!”.
Il terrorismo in Africa è diventato oggi un vero e proprio cavallo di Troia e l’operazione “War on terror”, la guerra al terrorismo, ha permesso a militari d’oltremare, armati fino ai denti, di poter entrare ovunque, senza permessi e senza alcun limite dei confini nazionali per dare la caccia ai cattivi. Eppure, per millenni, gli africani hanno vissuto senza nemmeno sapere cosa fosse “il terrorismo”, un fenomeno d’importazione che si è allargato a macchia d’olio in molti paesi strategici, vedi al-Shabaab in Somalia, Boko Haram in Nigeria, Al Qaeda nel Sahel e l’ISIS nel Magreb.
“Cui prodest?” come dicevano i Romani.
Migrazione coercitiva programmata
Kelly Greenhill, nel suo libro “Weapons of Mass Migration” (le armi di migrazione di massa) scrive della migrazione coercitiva programmata (MCP) ossia di quei movimenti di persone deliberatamente innescati o manipolati da entità statali o non statali, allo scopo di ottenere vantaggi politici, militari ed economici.
Ed è questo quello che è successo in Etiopia negli ultimi quindici anni dove è stata messa in atto una guerra di migrazione di massa creata ad arte per far fuggire migliaia di giovani eritrei verso l’Europa, una strategia pianificata e studiata a tavolino come ha confessato lo stesso Presidente Obama durante un discorso al Clinton Global Initiative nel settembre del 2012, un anno prima della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013: “Recentemente ho rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui l’Eritrea” disse “Stiamo collaborando con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo già dei risultati”.
Per svuotare l’Eritrea dei suoi giovani e poterla invadere facilmente gli USA, alleati dell’Etiopia, l’hanno destabilizzata come non mai prima, con il proxy war (guerre per procura), il terrorismo, i tentativi di regime-change e le sanzioni che di fatto hanno colpito la popolazione più giovane. La colpa dell’Eritrea fu quella di aver rifiutato di ospitare una base militare statunitense nelle incontaminate isole Dahlak. Di fatto in Eritrea AFRICOM non c’è.
Ma chi sono quei “gruppi” di cui parlava Obama?
Tra gli attori protagonisti di questa migrazione coercitiva programmata, oltre alla Open Society Foundations di George Soros, Amnesty International, Human Rights Watch ed altri, c’è soprattutto l’UNHCR (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), un’organizzazione che riceve oltre l’80% dei suoi finanziamenti da Washington. Il suo ruolo è quello di continuare ad allestire in ogni Stato africano le sue tendopoli, autentiche prigioni a cielo aperto, per ospitare milioni di disgraziati in fuga dal paese limitrofo. Così, ogni paese africano ha costruito tendopoli per i suoi confinanti. In quei campi recintati dell’UNHCR si traffica di tutto, anche esseri umani. E la maggior parte di quei giovani che sono sbarcati o che sono annegati nel Mar Mediterraneo erano scappati proprio dalla protezione umanitaria dell’UNHCR. Scappavano forse perché non erano poi così al sicuro tra le braccia dei gilet azzurri? Oppure, come mi hanno confessato molti richiedenti asilo, venivano deliberatamente incoraggiati a proseguire il viaggio via deserto e mare? Per chi volesse approfondire sull’operato dell’UNHCR in Africa rimando al mio articolo.
È indubbio che le destabilizzazioni ad hoc creano un esodo. Senza correre il rischio di essere smentito posso affermare che il neocolonialismo si attua anche riducendo l’Africa ad una grande tendopoli per gli africani per poterne gestire meglio il flusso di migranti: più africani si potranno rinchiudere in nuovi campi rifugiati con i caschi blu a fare la guardia, più il conflitto d’interesse delle suddette organizzazioni umanitarie diventa plateale. Ci sarà un maggior numero di personale occidentale ben remunerato, più finanziamenti e raccolte di soldi facili.
Segue
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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


ESCLUSIVA: la moderna deportazione di schiavi africani. Parte 2
110 13.10.2019(aggiornato 18:09 13.10.2019)
Di Daniel Wedi Korbaria
Un’altra causa d’immigrazione è il cosiddetto fenomeno del Land Grabbing.
Un’altra causa d’immigrazione è il cosiddetto fenomeno del Land Grabbing, cioè l’accaparramento delle terre africane da parte di alcune potenze e numerose multinazionali che, dopo averne allontanato gli abitanti autoctoni, si arricchiscono sfruttando il territorio e, noncuranti dell’inquinamento ambientale che producono (terra, acqua, aria), mettono a rischio di fame e malattie intere popolazioni.
A differenza degli USA che, tranne i suoi apparati militari, non porta in Africa neppure un veterinario, la Cina sta regalando infrastrutture e consistenti prestiti alla maggior parte degli Stati africani. Quel debito continua a lievitare così velocemente che ogni anno costringe i debitori a regalare, a loro volta, lo sfruttamento delle risorse e il possesso di infrastrutture come i porti, gli aeroporti, le società elettriche e di comunicazione, eccetera. Un autentico “dare avere” in stile colonialista.
Nemmeno l’Italia è però immune da questo sfruttamento del Continente Africano.
L’ENI, considerato il primo operatore petrolifero in Africa, per portare in Italia, per esempio, il petrolio nigeriano ci ha abituati a scandali di corruzioni e maxi-tangenti a pochi funzionari per evitare di pagare il giusto prezzo di mercato. E, visto il flusso sempre maggiore di immigrati provenienti da quei paesi in cui l’ENI è presente, è evidente che il suo operato non porti tanto benessere a quelle popolazioni.
Sistema europeo: creare il pull factor
“Serve un piano Marshall per l'Africa finanziato con 50 miliardi del bilancio comunitario. Creando opportunità per i giovani africani nelle loro terre possiamo fermare i flussi migratori verso l'Italia e verso l'Europa” così ha detto l’ex Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Anche se a me suonano come promesse da marinaio, questo “Aiutiamoli a casa loro” potrebbe essere accolto di buon grado da molti africani se ci fosse la certezza e la garanzia che i finanziamenti stanziati dall’UE attraversassero per davvero il Mar Mediterraneo, compiendo un viaggio a ritroso, al contrario insomma della rotta dei barconi o delle navi mercantili che quotidianamente continuano a circumnavigare il Continente cariche di materie prime africane: caffè, cacao, legname, oro e diamanti, uranio, coltan, petrolio e gas naturale.
Finora tutte le politiche europee sull’immigrazione si sono dimostrate sbagliate, anzi molte scelte economiche e politiche sono state fatte a discapito degli stessi migranti africani. Per fare qualche esempio: l’aver sposato la strategia dei regime-change, l’aver appoggiato le primavere arabe o le rivoluzioni colorate sorosiane, l’aver ordinato alla NATO di lanciare le sue bombe democratiche, l’aver chiuso tutte le vie legali e diplomatiche per negare i visti agli africani, l’aver finanziato la propaganda immigrazionista nei mainstream media ed il conseguente arrivo delle navi delle Ong nel Mar Mediterraneo, l’aver ignorato di perseguire i trafficanti di esseri umani, l’aver creato il pull factor dell’accoglienza con i golosi welfare Nord europei che creano dipendenza. Questo assistenzialismo sfrenato ha corrotto molti giovani facendoli cadere nella depressione e nell’immobilismo psicologico di chi aspetta, alla fine del mese, una paga senza aver lavorato.
E cosa hanno prodotto queste politiche dell’accoglienza cieca e dissennata? Quali reali prospettive hanno offerto a chi ha avuto la fortuna di sbarcare per costruirsi un futuro? Nulla! Nessuna prospettiva se non quella di amplificare l’effetto pull factor!
Avrete tutti visto i recenti video dei migranti in festa poiché la nave Mare Ionio ha avuto l’autorizzazione allo sbarco a Lampedusa. Lo stesso per quegli 83 migranti della Open Arms. Questi i titoloni sui giornali: “Mare Jonio, la festa degli immigrati sul molo dopo lo sbarco dalla Ong”, “Sea Watch sbarca a Malta: la festa a bordo all'arrivo della notizia”, “Ocean Viking, applausi a bordo all'annuncio dello sbarco”.
Insomma sembra tutto calcolato, tutto organizzato. Cosa ci dicono queste scene registrate da qualche fotografo professionista? Le immagini di quella povera gente che abbraccia gli operatori delle Ong, oppure che balla al ritmo di djembe felice di poter finalmente sbarcare, arrivano in Africa prepotenti come uno tsunami. Tutti i giovani possiedono uno smartphone o un televisore ed il messaggio recepito è: “Certo che si può, i porti italiani sono aperti tentiamo anche noi!” Questo è pull factor!
Qualche settimana fa cinque ragazzi appena sbarcati hanno avuto la possibilità di proseguire gli studi e frequentare l’Università di Bologna. Sembra una favola, buon per loro. Certo, cinque sugli oltre 600.000 sbarcati negli ultimi anni non è una media da capogiro, ma qual è il messaggio che viene recepito dagli studenti di tutta l’Africa?
“In Italia ti fanno studiare all’Università!”. Un altro pull factor che serve per attirarne altri! Noi sappiamo invece com’è che funziona il sistema, ci saranno sempre nuovi laureati ai quali l’Europa non riconoscerà il titolo di studio e li costringerà a faticare in quei campi agricoli gestiti da avidi caporali indifferenti al loro fallimento che avrà conseguenze dannose per il futuro stesso dell’Africa.
I giovani africani in questa Europa “accogliente” non hanno mai trovato il paradiso sperato anzi sono stati una volta di più illusi ed ingannati dagli “immigrazionisti e paladini dei diritti umani” che gli avevano promesso risarcimenti per essere stati derubati dai trafficanti per quei viaggi della morte.
Ad attenderli appena sbarcati hanno trovato invece la lunga trafila burocratica fatta di impronte digitali, di fotosegnalamenti ed esami medici, poi i campi d’accoglienza ben recintati e controllati con orari militari ed obbligo di firma due volte al giorno, campi d’accoglienza simili a quelli lasciati in Africa dove avrebbero passato anni in attesa dei documenti. Una vita in un limbo prima di essere destinati ai campi agricoli ridotti a schiavi o a fare lavori fisici malpagati e senza diritti.
Poi ci sono quelli che non vogliono più sgobbare nei campi per 3 euro l’ora e preferiscono mendicare fuori dai locali e dai supermercati, oppure prostituirsi o spacciare droga. Vivono ghettizzati nei palazzi abusivi delle grandi città o sperduti in case abbandonate lontane dai centri urbani o dormendo all’addiaccio fuori dalle stazioni.
Mi chiedo: ma tutta questa gente come verrà integrata? Quanti di questi ragazzi potranno emergere dalla schiavitù, dal sommerso, dalla clandestinità e dalla criminalità organizzata che li aspetta dietro l’angolo? Quanti saranno i fortunati che troveranno lavori onesti e tutelati dalla legge? Quanti potranno trovare case in affitto legali?
Siamo proprio sicuri che non sarebbe stato meglio fare qualcosa per farli restare a casa loro?
A metà settembre il nuovo ministro alle Politiche Agricole Teresa Bellanova, durante la trasmissione “Otto e Mezzo” di La7, ha dichiarato: “Ci sono state delle imprese che mi hanno chiamato per dirmi una cosa semplicissima: che senza flussi migratori ben regolati, molte delle nostre produzioni marciscono nei campi (…) Allora attenti a dire porti chiusi!”
Io credo invece che a Roma come a Bruxelles debbano capire che se vogliono i migranti per i lavori stagionali, si devono rivolgere ai vari governi africani dicendo “Quest’anno ci servono tot persone per questo lavoro, tu quanti me ne puoi dare?” e il governo sollecitato, per esempio, potrà negoziare i diritti e i salari dei suoi concittadini. Questa dovrebbe essere la via maestra così che i raccoglitori di pomodori arrivino in maniera legale comodamente seduti in aereo. Per poi tornarsene a casa sani e salvi con il loro piccolo gruzzoletto.
Conclusione: cosa fare per fermare questa deportazione?
Dal momento che l’immigrazione in Europa è diventata oramai patologica bisognerebbe davvero ripensarla tutta daccapo. Se davvero si vuole risolvere il problema alla radice bisognerà lottare insieme contro il neocolonialismo, bisognerà smetterla di depredare l’Africa delle sue risorse e iniziare a pagare il giusto prezzo per ogni materia prima.
Bisognerebbe finirla con fomentare le guerre interetniche e religiose, il terrorismo e la corruzione dei funzionari asserviti. Smetterla di esportare la democrazia occidentale a suon di bombe lì dove per millenni si è vissuto in armonia. Smetterla di provocare disordini e caos ovunque per poter rubare indisturbati e arricchirsi strangolando l’economia di un intero Continente riducendo la sua popolazione alla fame e di conseguenza incentivare l’esodo dei suoi giovani.
Basterebbe lasciare l’Africa da sola, abbandonarla al suo destino una volta per tutte senza quell’ipocrisia di sentirsi in dovere di “fare qualcosa per salvare l’Africa” ma anzi liberarla finalmente dalle catene della schiavitù.
Per autodeterminarsi l’Africa ha bisogno di tregua e di pace, solo allora sentirà fiducia nei suoi mezzi e sarà in grado di autogestirsi, essere autosufficiente e trovare da sola le cure mediche a tutte le malattie che l’affliggono.
Perché in Africa il futuro si può e si deve costruire! L’Africa è ricchissima e a quest’ora gli africani avrebbero dovuto essere dei milionari! A quest’ora avremmo dovuto assistere all’immigrazione al contrario, il Nord del mondo riversarsi nel Sud.
Per avverare questa utopia bisognerebbe investire sulle risorse umane dell’Africa.
Sono convinto che per superare questo momento drammatico in cui ci troviamo ci vorrebbe un’azione politica all’insegna del buon senso e quindi i paesi dell’Unione Europea devono concedere agli africani i visti per lavoro, per studio, per dottorato e specializzazione, per fare stage o per imparare un nuovo mestiere. E dopo il percorso formativo aiutarli a tornare in Africa per contribuire al suo sviluppo. Solo così si può aiutare l’Africa a svilupparsi in tutti i campi professionali. Ma se non c’è un progetto di “rientro a casa” della diaspora specializzata lo sforzo sarà stato vano e ci rimarrà la certezza che si sia trattato dell’ennesimo furto coloniale, il furto della sua risorsa più preziosa, quella umana.
È imprescindibile che una consistente soluzione al “problema immigrazione” sia ancora, nonostante tutto, in mano agli stessi africani. Per riuscirvi ci sarà bisogno di una classe imprenditoriale africana innovativa e lungimirante. Si può risolvere questa piaga sociale solo creando lavoro in Africa, trasferendo tutte le competenze e il know-how acquisito all’estero dalla diaspora africana, puntando sulle innovazioni, sulla tecnologia, sull’energia rinnovabile, sulla sanità avanzata, sull’acqua potabile e sull’agricoltura biologica per la sicurezza alimentare. Bisognerà offrire ai giovani un lavoro che gli permetta di restare nella loro terra e con le proprie famiglie.
Serviranno imprenditori africani coraggiosi che diventino simbolo e modello per le future generazioni, persone che scelgano di ritornare a casa per investire focalizzando tutti i loro sforzi nell’istruzione e nella formazione professionale dei più giovani. Imprenditori che con idee innovative e con le loro imprese di successo raccontino la “loro” Africa, per seminare oggi ciò che si raccoglierà fra 10 o 20 anni, contribuendo alla costruzione di un futuro dove i bambini di oggi possano diventare i leaders di domani, preparati e capaci di amministrare il bene pubblico a vantaggio di tutta la popolazione.
Solo allora l’Africa potrà risorgere e avranno fine questi maledetti viaggi della morte.
https://it.sputniknews.com/opinioni/...icani-parte-2/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Grazie, Eri.




Politico islamico ammette: “Vi stiamo conquistando con l’immigrazione” – VIDEO
Ottobre 16, 2019
https://voxnews.info/2019/10/16/poli...razione-video/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Profughi insoddisfatti: “Voi volontarie siete le nostre prostitute cristiane”
Ottobre 19, 2019
https://voxnews.info/2019/10/19/prof...ute-cristiane/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Le volontarie sinistre e affamate vogliose lo sono ai loro occhi. Anche se ai nostri non appaiono per nulla cristiane.