Il 28 ottobre 1940 l'ambasciatore italiano in Grecia Emanuele Grazzi consegna al dittatore ellenico Ioannis Metaxas l'ultimatum di Benito Mussolini per far occupare il paese dall'esercito italiano in funzione anti-britannica. Il capo di governo greco rifiuta per le condizioni umilianti e la data diventa il "Giorno del No" (Το όχι). L'esercito italiano varca subito il confine greco dall'Albania e scoppia la guerra. La campagna italiana di Grecia si svolge dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941, nell’ambito dei più vasti eventi della campagna dei Balcani della Seconda guerra mondiale. La campagna si apre con un’offensiva del Regio Esercito italiano a partire dalle sue basi albanesi verso la regione dell’Epiro, mossa decisa da Mussolini stesso al fine di riequilibrare lo stato dell’alleanza con la Germania nazista e di riaffermare il ruolo autonomo dell’Italia nel conflitto mondiale. Malamente pianificata dal generale Sebastiano Visconti Prasca ed eseguita con forze numericamente insufficienti e scarsamente equipaggiate, l’offensiva italiana va incontro a un disastro: bloccato l’attacco nemico, le forze greche del generale Alexandros Papagos, appoggiate da unità aeree della Royal Air Force britannica, passano decisamente al contrattacco respingendo le unità italiane oltre la frontiera e continuando ad avanzare in profondità nel territorio albanese. La sostituzione di Visconti Prasca, prima con il generale Ubaldo Soddu e poi con il generale Ugo Cavallero, non porta a grandi miglioramenti per le forze italiane, rinforzate in maniera caotica da un flusso disorganizzato di truppe e alle prese con una pessima situazione logistica; solo nel febbraio 1941 il fronte viene infine stabilizzato. Successivamente gli italiani tentano una massiccia controffensiva per respingere i greci dall’Albania, ma andarono incontro a un sanguinoso fallimento. La guerra si trascina in una situazione di stallo fino alla primavera, quando la Germania interviene nei Balcani: con un’azione fulminea (Operazione Marita), le truppe tedesche invadono la Jugoslavia e la Grecia, costringendole in poco tempo alla capitolazione.
Benché vittoriosa nel finale, la campagna di Grecia si traduce in un grave insuccesso politico per l’Italia, costretta ad abbandonare ogni pretesa di "guerra parallela" e distinta dai tedeschi.
Il 27 aprile 1941 le prime unità tedesche fanno il loro ingresso ad Atene, mentre le truppe italiane occupano con una serie di operazioni anfibie e lanci di paracadutisti le isole Ionie. Il 1° giugno 1941 è conquistata anche l'isola di Creta, ultima roccaforte greco-britannica, con l'esilio del governo greco e della sua corte.
Concluse le ostilità, la Grecia è sottoposta a un duro regime di occupazione, e nonostante i tedeschi abbiano insediato ad Atene un governo collaborazionista, il territorio greco finisce spartito tra le nazioni dell'Asse, le cui regioni di Epiro, Tessaglia, Attica e Peloponneso, oltre alle isole Ionie, le Cicladi, le Sporadi Meridionali e la punta orientale di Creta vanno all'Italia.




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