Esatto.
So che è lo stesso discorso che hanno fatto - per quanto in modi differenti - Carl Schmitt e Martin Heidegger e di non dire nulla di nuovo, ma il punto è proprio questo.
E' con l'età rinascimentale che s'è incominciato a parlare, nell'ambito etico-morale, di 'valori', precedentemente l'etica era saldata alla teologia, alla metafisica e all'ontologia. Si parlava di 'habitus' concreti, non di valutazioni arbitrarie e soggettive (nel senso di 'relative').
La critica nicciana alla morale riesce perchè si parla di una morale di fatto slegata da qualsiasi dimensione 'ontologica', in cui all'essere si sostituisce il valore e la valutazione è un qualcosa che appartiene più alla logica economica che all'etica.






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