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Discussione: Coronavirus

  1. #61
    ___La Causa del Popolo___
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    Predefinito Re: Coronavirus

    CORONAVIRUS: è stato il "pipistrello"


    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  2. #62
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    Predefinito Re: Coronavirus

    FATE PRESTO!



    JP Morgan ha calcolato il fondo casso per le nostre piccole imprese


    di Gilberto Trombetta

    16 giorni i ristoranti, 18 per coloro che si occupano di riparazioni e manutenzione, 19 per i negozi di vendita al dettaglio, 20 per le imprese edili, fino ad arrivare ai 47 giorni delle agenzie immobiliari.



    È quanto durerà in media il fondo cassa, cioè la riserva di liquidità che gli serve per sopravvivere, di diverse tipologie di attività commerciali nel quadro attuale di quarantena in base a quanto stimato da JP Morgan¹.

    Una media di circa 3 settimane.

    Dopodiché quelle attività saranno perse per sempre. In mancanza di un intervento dello Stato come non lo abbiamo mai visto in vita nostra.

    Roba che il Piano Marshall in confronto sembrerebbe una lauta mancia.

    Parliamo di milioni di persone che si troveranno senza più niente.

    E il nostro Governo che fa?



    Chiede di rivolgersi al MES².

    Che anche fosse accessibile senza condizionalità – ma non lo è – ha delle risorse ridicole per poter aiutare anche solo per una settimana tutti gli Stati membri.

    Intanto l'Unione Europea mette in pausa il Patto di stabilità e crescita³.

    È curioso venga sospeso un programma di intervento economico mirato a garantire stabilità e crescita, a detta dei tecnocrati europei. Proprio alle soglie di una grande crisi.

    A meno che - come al loro solito - i liberal-unionisti non si siano divertiti con la neolingua chiamando in un modo un provvedimento che - dati alla mano - ha avuto gli effetti diametralmente opposti a quelli dichiarati.

    Prendiamo atto comunque che adesso che il problema pandemico riguarda anche la Germania, incidentalmente la UE abbia deciso di sospendere il Patto di instabilità e decrescita.

    Quello, per capirci, che non era stato sospeso davanti alla diminuzione di aspettativa di vita dei fratelli greci.

    Quello che non avevano sospeso davanti all’aumento del 34% della mortalità infantile dei bambini greci (quelli di cui Fubini non aveva voluto parlare).

    Quello che non avevano sospeso davanti all’aumento dei suicidi del 56% della popolazione greca.

    Quello che non avevano interrotto davanti ai 45.000 morti in più inglesi per colpa dei tagli alla sanità.

    Quello che non avevano interrotto davanti al triplicarsi della povertà in Italia.

    Quello che non avevano interrotto quando l’ISTAT smise di contare i suicidi dovuti alla crisi.

    Quello che non avevano interrotto davanti alla disoccupazione e alla disperazione che hanno imposto a milioni di cittadini dei Paesi europei.

    Adesso che il problema riguarda la Germania, però, lo hanno sospeso.

    Certo, stanno provando a farla passare come una misura eccezionale dovuta all’altrettanto eccezionale momento.

    Perché altrimenti dovrebbero ammettere che tutta la povertà, tutta la disperazione, tutte le morti che ci hanno imposto erano dovuti solo alla loro ingordigia, alla loro fame oscena di soldi.

    Per seguire dei numeretti che, a detta del suo inventore, sono basati sul nulla?. Sicuramente non sulla scienza economica.

    Insomma dovrebbero, ammettendo tutto questo, anche rispondere di tutti i morti e di tutta la disperazione che ci hanno inflitto.

    Ah, visto che adesso il problema riguarda i tedeschi, sappiate che la Germania ha deciso di impedire agli stranieri di rilevare ditte, aziende e fabbriche tedesche?. Perché? Ma per una questione di interesse nazionale.

    Arriverà il giorno in cui dovremo fare i conti con i Quisling nostrani.

    E quel giorno è sempre più vicino.

    https://twitter.com/Austen/status/1241216823510491138
    ² https://www.econopoly.ilsole24ore.co...nsolve…/
    ³ ANSA.it
    ? https://st.ilsole24ore.com/…/parla-i...-3perce…
    ? http://www.imolaoggi.it/…/confermata...-sul-d…/
    ? https://it.reuters.com/article/idITKBN2172CT]

    Notizia del: 21/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...o/32703_33728/
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  3. #63
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    Predefinito Re: Coronavirus

    SUICIDIO DI STATO di Moreno Pasquinelli




    Ieri sera, con lo stile che gli è proprio, ovvero sempre in bilico tra il solenne e il cazzeggio, il Presidente del Consiglio ha annunciato l’ennesima stretta – modello lombardo esteso a tutto il Paese. Alla fine Conte ha capitolato. Ha capitolato allo sciame di sindaci e governatori che lo pressavano da giorni affinché le misure, già draconiane, diventassero tiranniche.

    La cosa si presta a svariate considerazioni, ed è destinata ad allargare il solco tra i due campi contrapposti, quello dei sicuritaristi incalliti (non solo le destre, visto quello che ha affermato il piddino De Luca) e quello dei libertari (tra cui, nonostante ne facciano parte dei liberali, il sottoscritto si inscrive). Che ci sia un’emergenza sanitaria in Padania, causata dal combinato disposto della grave epidemia e dello sfascio della sanità italiana, non c’è dubbio. E non ce n’è alcuno, tuttavia, che tutta questa vicenda è politica quant’altre mai.

    Le destre sicuritarie dettano il ritmo delle danze, hanno imposto al governo ed alla sinistra sinistrata non solo la propria agenda, anche la loro visione del mondo. Lo fanno con cognizione di causa, certe che panico di massa, paura irrazionale e isteria collettiva sono un potente carburante per conquistare il potere. L’albero si vede dai frutti. In campo politico questo significa che in ultima istanza conta l’effetto, non la causa.

    Governo e opposizioni, sostenuti (tenetevi forte!) da certo antagonismo salutista, hanno scelto la via dell’accanimento terapeutico sul corpo del Paese, con l’esecuzione di trattamenti di dimostrata inefficacia terapeutica, ricorrendo a mezzi chiaramente sproporzionati che per salvare migliaia stanno determinando la sofferenza di tutta la nazione..

    Ammesso e non concesso che si abbia a che fare con una immane tragedia sanitaria, è sicuro che questa panoplia di misure di blocco, causerà una catastrofe economica. La peggiore della storia patria. Una catastrofe sociale che farà, vedrete, più morti di COVID-19. La verità è che per debellare la malattia di alcuni, si è scelto infatti il suicidio di stato di un’intera nazione. Delle disastrose conseguenze di questa morte nazionale indotta ne riparleremo presto, fra qualche mese. Poi faremo i conti.

    Come l’inferno è lastricato di buone intenzioni, tutto questo meccanismo viene giustificato in nome della vita, ha la sua fonte morale di legittimazione nell’amore per la vita. Ho sentito dire, da gente sana di mente, che non c’è da stupirsi che Gran Bretagna, Olanda, paesi nordici e Germania non abbiano seguito la via italiana (che per inciso è più severa della fulgida democrazia cinese)… “perché sono dei protestanti i quali, credendo nella predestinazione, se ne fregano dei valori morali, mentre noi no, essendo di tradizione cattolica, ci teniamo al rispetto per i deboli, gli emarginati ed i malati”.

    Qui abbiamo la prova lampante che ogni giudizio di natura politica, per quanto abbia come oggetto una questione particolare, deve legittimarsi — prima ancora che con discutibili paradigmi scientifici —, con un principio non solo etico bensì filosofico. In effetti per l’antico testamento degli ebrei “la vita è il sommo bene, e lo è in quanto donatoci da Dio. Non serve essere atei per chiedersi cosa s’intenda per “vita”. La vita come ente meramente biologico? La vita come unità di benessere materiale e spirituale? La vita umana come autodeterminazione o quella delle pietre? Noi, come disse Croce, “non possiamo non dirci cristiani”.

    Passi. Ma si tenga almeno conto di quanto venne affermato dal Vaticano II, per cui il valore della vita umana abbraccia le dimensioni sociale, economica, politica, culturale, morale e familiare — di qui il concetto olistico e onnilaterale di “salute pubblica” che molti aspetti contiene, tra cui anche quelli delle libertà personali e dei diritti politici soppressi dal governo e senza i quali la vita è solo vita vegetativa. Che vita è, infatti, quella che subiamo? Senza felicità, senza amore, senza fratellanza, senza dignità? E’ forse vita quella che ci costringe a scannarsi l’un l’altro? In cui i nostri stessi corpi sono messi a valore per alimentare il sistema? So cosa mi risponderete: che è meglio piangere in questa valle di lacrime che morire. Col vostro permesso dissento. C’è qualcosa di peggio del coronavirus, è la peste di questo potere predatorio. Sono stanco di piangere e di ascoltare lamenti e mugugni. Io la vita la darei se servisse a rovesciare tutta questa merda e a fondare un mondo di uomini liberi ed uguali. Utopia, mi risponderete. E sia. Mi tengo la mia utopia, voi tenetevi pure attaccati alla macchina di ventilazione che vi tiene artificialmente in vita. Siete già morti e non lo sapete.

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...squinelli.html
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  4. #64
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Medici cubani appena arrivati a Milano. Gianni Minà: "E ora l'Unione Europea come farà a parlare ancora di democrazia?"



    di Gianni Minà


    Appena arrivata all’aeroporto di Malpensa un’equipe cubana composta da 52 tra medici e infermieri, in risposta alla richiesta di aiuto da parte di Giulio Gallera, assessore alla Sanità della Regione Lombardia. Si tratta di personale altamente specializzato che ha già combattuto l’ebola in Africa, vincendola e sa affrontare questo tipo di infermità. L’equipe lavorerà all’ospedale di Crema contribuendo a contrastare l’epidemia di coronavirus.


    JoseCarlosRR
    @JoseCarlosRguez
    Llegada de la brigada médica de #Cuba a #Italia. Aeropuerto de #Malpensa #Milán. Tarde del #22marzo #2020. #MédicosDeCuba llegan a #Lombardia para apoyar en la contención del #COVID19. #Covid_19 I #MediciCubani / #Italia y #Cuba aún más unidas.

    Sebbene al momento non esistano vaccini o trattamenti preventivi specifici al mondo per il nuovo coronavirus SARS CoV-2 (che causa la malattia di Covid-19) l'industria farmaceutica cubana garantisce la produzione di farmaci già comprovati e altamente efficaci come l'interferone Alpha 2B che, oltre ad un altro gruppo di farmaci, fanno parte del protocollo per la cura dei pazienti affetti da questa malattia e delle eventuali complicazioni che possano insorgere.

    Cuba, infatti, oltre a medici e infermieri, esporta da tempo, anche medicinali, grazie al suo istituto di Ingegneria genetica e biotecnologia. Finora non è stata però in grado di esportare tutte le sue scoperte e i suoi farmaci in molti paesi europei, a causa delle norme rigide imposte da quegli Stati, ma soprattutto dal blocco economico decretato dagli Stati Uniti sessant’anni fa.

    L’accentuazione della virulenza del coronavirus, la scorsa settimana, ha portato, all'adozione di un decreto da parte dell'Italia, che chiede all’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, di accelerare l’autorizzazione all’immissione in commercio dell’Interferone Alpha B2.

    Vediamo come si muoveranno, in questo caso eccezionale, le istituzioni preposte e se l’Unione Europea farà, come al solito, orecchie da mercante.


    Notizia del: 22/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...azia/82_33756/
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  5. #65
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    Predefinito Re: Coronavirus

    IL SISTEMA NE AMMAZZA PIÙ DEL VIRUS




    IL SISTEMA NE AMMAZZA PIÙ DEL VIRUS
    MAR 23, 2020by SOLLEVAZIONEin CULTURA
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    Passata l’emergenza del COVID-19 ci sarà modo di scavare a fondo sulla “pandemia”.
    Si tratterà di rispondere a diverse domande, anzitutto ad una: come mai il virus — premesso che la grandissima parte di vittime si annoverano tra i cosiddetti “vulnerabili” cioè anziani con gravi patologie pregresse — ha colpito anzitutto la “Padania”.
    Ciò richiederà, di tutta evidenza, un grande lavoro interdisciplinare.

    In attesa che il mondo scientifico dia le dovute risposte, noi ci permettiamo di suggerire una riflessione.
    Abbiamo comparato (vedi grafica sopra), visto che COVID-19 colpisce le vie respiatorie, tre tabelle: le regioni più colpite dal virus, quelle con più alto inquinamento dell’aria (polveri sottili e non solo) e quelle più inquinate d’Europa.
    Si può facilmente notare che esse sono perfettamente sovrapponibili: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni più colpite dal virus e quelle più inquinate.

    Nella parte alta della tabella un titolo di Huffington Post del 8 maggio 2017
    In base ad uno studio dell’ENEA l’inquinamento da polveri sottili contribusice ad uccidere 85mila persone all’anno.
    Ripetiamo: 85 mila, concentrati soprattutto nelle tre regioni in questione, anzitutto nelle province di Milano e della Brianza.

    Un altro studio dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e del Norwegian Meteorological Institute (MetNorway) pubblicato da IL FATTO QUOTIDIANO del 17 aprile 2018 – giunge alle stesse conclusioni.

    Spetterà alle indagini che speriamo verranno compiute una volta passata la bufera confermare la connessione causale tra inquinamento e tasso di letalità e mortalità del COVID-19. A noi la cosa appare evidente.



    Ora confrontate la prima tabella in alto con questa qui accanto che segnala le regioni europee che più esportano, le cui economie sono cioè più strettamente connesse ai flussi della globalizzazione. Anche in questo caso si può notare la perfetta corrispondenza tra le aree più colpite dal virus e quelle in cui c’è il tasso più alto di esportazioni. Ciò non riguarda solo il nostro Paese ma tutta l’Europa occidentale.

    Morale della favola: il potere ha scatenato una terroristica campagna di allarme per il virus, ma i decessi con COVID-19 sono il 6,5% circa degli 85 mila che ogni anno perdono la vita con l’inquinamento come concausa, anzitutto per complicazioni alle vie respiratorie.

    Segnaliamo questo per sottovalutare la pericolosità del virus? Per niente. Lo facciamo per contestualizzare e per ribadire quattro basilari concetti:

    (1) Le misure di quarantena indiscriminata sono terapeuticamante sproporzionate rispetto alla portata del male, forse addirittura dannose;
    (2) L’avere imposto lo Stato d’eccezione con la soppressione della vita associata e democratica è un atto che non si giustifica se non politicamente, ovvero con l’esigenza di un governo debole e inviso alla maggioranza, di sfruttare la “pandemia” per uscirne più forte;
    (3) cosa deve intendersi per “salute”? anzitutto per salute pubblica? La stessa OMS respinge il concetto meccanicistico e biologistico di salute. Citiamo: “Per l’ Organizzazione Mondiale della Sanità la salute è uno stato di completo benessere bio-psico-sociale, è essere se stessi, è consapevolezza, è armonia”. Chiediamoci: la carcerazione prolungata, in casa e di massa di 6o milioni di italiani, migliora o peggiora la salute dei cittadini?
    (4) Infine l’ultimo ma più importante concetto: da qualunque angolo si guardi la questione sotto accusa va posto il sistema liberista-capitalista, basato sulla competizione accanita, sul produttisvimo forsennato, sulla “performatività” come principale criterio di efficienza. Tutti fattori che cozzano con il “benessere bio-psichico-sociale”.

    Più avanza il mostro del capitale più l’essere umano viene reificato e indebolito e attaccato, più esso subisce una lesione delle sue stesse difese biologico-immunitarie.

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...del-virus.html
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  6. #66
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Aiuti all'Italia, il vero volto "senza maschera" di UE e Nato



    Di Fabrizio Poggi

    La notizia non è di quelle “freschissime”; ma il fatto rimane. I quattordici (al momento) Il-76 dell'aviazione militare russa, con mezzi e personale sanitario militare e della Protezione civile, partiti dall'aeroporto “Chkalovskij” di Mosca e arrivati alla base aerea di Pratica di mare, per aiutare il balbettante esecutivo nostrano nella lotta al coronavirus, non hanno ricevuto il permesso di Varsavia ad attraversare lo spazio aereo polacco e hanno dovuto virare sull'aeroporto “Adler” di Sochi per rifornirsi di carburante, prima di puntare sull'Italia. Qualcosa come un migliaio di km in più, rispetto alla rotta diretta da Mosca verso Milano o Roma.



    La cosa, certo, difficilmente avrà conseguenze pratiche nelle relazioni tra Roma e Varsavia: dopotutto, i principi della “fraterna e pacifica” Unione Europea e della “incondizionata solidarietà interalleata” NATO stanno al di sopra di tutto e, in fondo, la questione riguarda più direttamente i rapporti Mosca-Varsavia, che non quelli italo-polacchi. Certo, solo i maligni possono associare due eventi così “distanti”, quali l'imposizione del polacco “Istituto per la memoria storica” all'areonautica russa di star lontana dallo spazio aereo della Rzeczpospolita Polska, e l'approssimarsi di quel 13 aprile che, sin dall'epoca della strage nazista di Katyn' i pan polacchi imputano a Mosca. Si tratta forse di un modo per imporre alla Russia di fare pentimento, quando mancano una ventina di giorni all'anniversario di quel 10 aprile 2010 allorché, dicono i moderni epigoni della Szlachta polacca, Mosca avrebbe tirato giù l'aereo del presidente Lech Kaczy?ski che si stava recando proprio a Smolensk per la ricorrenza del massacro di Katyn', di cui quest'anno, secondo la versione nazi-polacca, cadrebbe l'ottantesimo anniversario?

    Eppure, ben quattro presidenti, da Gorbacëv a Eltsin, da Medvedev a Putin, si sono cosparsi a sufficienza il capo di cenere, imponendo anche ai russi di pentirsi per una strage di cui Einsatzgruppen e Geheime Feldpolizei furono responsabili. Evidentemente, però, sulla Vistola non possono scordare come il generale ucraino Grigorij Omelcenko avesse svelato il segreto dell'incidente occorso nel 2010 al Tu-154, a Smolensk costato la vita a Kaczy?ski: provocato nientemeno che da agenti del FSB e del GRU facenti capo alla sezione “astrologia militare e magia nera”.


    A ricordarsi di tutto, e aproposito di “permessi di transito”, viene in mente che proprio Varsavia fu tra le cause principali che determinarono il fallimento dei tentativi di alleanza anti-hitleriana tra URSS, Gran Bretagna e Francia: i pan polacchi si opposero, in più occasioni e in ogni modo (francesi e inglesi non è che comunque “sbavassero” per concludere quell'alleanza!) al transito dell'Esercito Rosso per venire in aiuto alla Cecoslovacchia, nonostante il Commissario alla difesa sovietico, Kliment Vorošilov avesse proposto due ben delimitati corridoi, attraverso Vilnius, allora polacca, e la Galizia.


    Insomma, pare che alla base dell'odierno rifiuto placco al transito russo ci sia il solito “Istituto per la memoria storica”: quell'Istituto promotore della legge che prevede fino a tre anni di reclusione per chiunque osi definire “campi della morte polacchi” i lager nazisti in Polonia, oppure si azzardi a parlare di complicità nell'olocausto da parte di cittadini polacchi che denunciavano alla Gestapo interi gruppi di ebrei. Sarebbe sufficiente ricordare i lavori dello storico britannico Keith Lowe, del polacco Jan Grabowski, dello storico americano di origine polacca, Jan Gross. Ma: un'altra volta. Lo stesso Istituto che ha preso parte attiva anche all'elaborazione della legge voluta da estrema destra e fondamentalismo cattolico per cui, col pretesto di proibire le “organizzazioni che glorifichino il nazismo tedesco o un qualsiasi altro regime totalitario” ha di fatto messo fuori legge il Partito comunista polacco, accusandolo dell'uso di “simboli proibiti” e “glorificazione del comunismo”.


    Ci sono però ipotesi meno “storicistiche” e molto più attuali sul perché del gesto dei pan oscurantisti di Varsavia: se il personale sanitario russo in Italia copre malcelati obiettivi di disgregazione della sacra Alleanza, almeno la Polonia potrà dire di aver fatto la propria parte di contrasto alla satanico intrigo dei “moskaly”. Certo: Varsavia non è Kiev; là, gli schiavi ucraini – tali erano per i pan settecenteschi e tali sembrano esser rimasti agli occhi della borghesia reazionaria odierna – non muovono dito senza aver ricevuto ordine diretto d'oltreoceano. Varsavia può invece mostrare, là dove si deve, che è in grado di prendere iniziative proprie e che tali iniziative debbano esser ricompensate, là dove si può: meglio se in euro, perché in dollari: hai visto mai. In ogni caso, ci si lasci dubitare che dal Quartier generale di Bruxelles non sia giunto il disco verde alla “autonoma” iniziativa polacca; nell'espansione a est di USA e NATO, la Polonia costituisce il vertice nell'accerchiamento militare della Russia e Washington è ben lieta di innalzare la Polonia a nuovo bastione della “democrazia”.


    Il “Centro per le ricerche orientali” polacco scrive nero su bianco che “Il sostegno della Russia nella lotta al coronavirus può avere conseguenze per le future relazioni tra Mosca e Roma e per la posizione italiana riguardo la minaccia militare russa in Europa. I passi a dimostrazione della preparazione operativa russa nel prestare tali tipi di aiuti... permettono di vedere in essi un ulteriore elemento degli sforzi di Mosca per la distruzione della compattezza degli alleati NATO”. E che compattezza! La si è vista in azione nell'ultimo mese e l'iniziativa polacca ne è (per ora) il naturale coronamento: scusate il forse inopportuno accostamento virale. Nonostante tutto, a Varsavia non sembrano aver messo bene a fuoco il rivolgimento (dovremo forse convertirci tutti alla fede nel padreterno se non sfocerà in una guerra guerreggiata) di ruoli, posizioni, forze e “alleanze”, che proprio il virus contribuisce ad accelerare e rendere evidente anche a chi non lo voglia vedere. G

    Gli osservatori di NTV riportano le parole di una cittadina italiana: “Sono felice che alla fin fine si sia potuta vedere la vera faccia della Unione Europea senza “maschera”. In questa pesante situazione, nel momento della crisi, l'Europa non muove un passo per uno dei paesi che la compongono”. Certo, ha fatto notare a tsargrad.tv il tenente-generale Igor Kirillov, responsabile della Difesa chimico-biologica delle Forze armate russe, l'esperienza che il personale sanitario militare russo può ricavare dalla missione in Italia nella lotta contro la diffusione del coronavirus non è secondaria: si tratta di una esperienza preziosa di attività in territorio straniero, a vantaggio di popolazione che non sia quella russa e a sostegno di un intero Stato. Bene: fatto sta che tale aiuto arriva, e non dall'Unione Europea o dalla NATO!


    Non è possibile ignorare, d'altronde, anche un altro punto di vista, sul perché l'Italia abbia consentito l'arrivo di biologi militari russi. Tra i pettegolezzi da barbiere c'è anche chi arriva a dire che forte sarebbe stata la pressione sul Cremlino e su Palazzo Chigi da parte di Vladimir Solovëv (il Bruno Vespa russo), ansioso di poter tornare a passare le vacanze sul lago di Como, dove a suo tempo, aveva realizzato l'ennesima, non molto riuscita, ricostruzione del famigerato “oro di Dongo”.


    Tanto per cercare di sdrammatizzare.



    Notizia del: 24/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...nato/82_33780/
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  7. #67
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Il debito ai tempi del Coronavirus: la borsa e la vita



    Coniare Rivolta


    La rapida diffusione della Covid-19 ha creato una situazione di emergenza, non solo in Italia, che rende necessario un tempestivo intervento pubblico per sostenere il settore sanitario e l’economia nel suo complesso. La violenza di questo shock, manifestatosi nel mezzo di una situazione economica già precaria, con l’Italia in stagnazione e la locomotiva tedesca in frenata, ha indotto persino i più ferrei sostenitori dell’austerità ad ammettere la necessità che lo Stato faccia immediatamente ricorso alla spesa in deficit per arginare l’imminente crisi. Quando a rischiare non sono solo i lavoratori e i loro salari, ma anche i profitti di imprese e banche, il debito pubblico è il benvenuto: i soldi, che non ci sono mai, come per miracolo ora ci sarebbero. Alfieri del neoliberismo e maître à penser dell’austerità di matrice europea (Mario Monti, Carlo Cottarelli, Elsa Fornero, Alesina e Giavazzi, e la neo-insediata commissaria Von der Leyen) incoraggiano i governi a fare tutto il possibile, ricorrendo al malum necessariumdella spesa in deficit, contro la Covid-19. Possiamo dire che la prima vittima del nuovo virus sia dunque l’austerità? Purtroppo, no. Perché l’austerità è un progetto politico teso a trasformare la nostra organizzazione economica e sociale che va ben oltre le politiche restrittive imposte negli anni recenti: questo disegno di governance può ricorrere all’uso spregiudicato della crisi quando deve scardinare le conquiste di decenni di lotte dei lavoratori, lo stato sociale, i diritti e i salari, ma può anche far ricorso a strumenti di stabilizzazione, quando ritiene che la crisi possa compromettere i profitti di imprese e banche. In sintesi, l’austerità non è solo recessione: l’austerità è controllo e disciplina, e in questo frangente proverà ad arginare la caduta della produzione senza per questo ammorbidire un modello di crescita che continuerà a fondarsi sulla precarietà, lo sfruttamento e la disoccupazione di massa.



    Dalla crisi greca all’epidemia di Covid-19, il sistema produttivo non è mai stato infatti abbandonato al totale fallimento: i soldi sono sempre stati trovati, ma solo alla fine, all’ultimo momento, ed a determinate condizioni. La Grecia, a tal proposito, è un caso di scuola: il tempismo con cui le autorità monetarie europee, BCE in primis, gestiscono fin dal principio le crisi, rivela la natura intima del meccanismo dell’austerità. Il sostegno finanziario è necessario affinché il sistema produttivo non collassi e continui a produrre, ma quel sostegno deve essere condizionato all’applicazione delle politiche di austerità, delle riforme, cioè quell’insieme di misure economiche che modellano il sistema economico favorendo il profitto a discapito dello stato sociale. Nel contesto europeo, la politica monetaria è usata come un’arma per disciplinare i singoli Paesi e costringerli sulla via dell’austerità. Per questo, gli aiuti finanziari devono essere offerti solo quando la crisi è acuta, immediatamente prima del collasso, perché solo un Paese sull’orlo del precipizio accetterà qualsiasi condizione pur di salvare il proprio sistema economico. In conclusione, la cifra di questa stagione dell’austerità non è la scarsità di risorse in sé, ma piuttosto il fatto che chi gestisce le risorse ne subordina la disponibilità all’attuazione di un preciso progetto politico: i soldi ci sono sempre, se accetti di tagliare lo stato sociale, i salari, le pensioni. Per questo, i soldi ci vengono concessi solo quando abbiamo l’acqua alla gola. O il virus alle porte.


    Proviamo a riportare questa lettura ai fatti di questi giorni. Il 12 marzo scorso, quando l’Italia era l’unico paese europeo in piena emergenza Covid-19, il Presidente della BCE Lagarde, ad un giornalista che le chiedeva se l’autorità monetaria europea avrebbe fatto qualcosa per contenere lo spread, dunque per aiutare l’Italia a finanziare il proprio debito pubblico a costi moderati, ha risposto candidamente: “useremo tutta la flessibilità a nostra disposizione, ma non siamo qui per contenere gli spread”. Fondi speculativi e banche d’investimento hanno subito interpretato queste parole come la conferma che la BCE si sarebbe comportata come sempre ha fatto, negando qualsiasi aiuto al Paese in difficoltà, e dunque hanno iniziato a vendere titoli italiani, nella consapevolezza che il loro valore non sarebbe stato difeso dalla BCE. Prima che la Lagarde rispondesse a questa domanda, verso le 14.40, i BTP decennali mostravano un rendimento dell’1,22%, balzato dopo la dichiarazione all’1,88%. Contro le parole del Presidente della BCE è addirittura intervenuto il Capo dello Stato Mattarella, in un gioco delle parti che – come accadeva ai tempi di Salvini – si sviluppa a uso e consumo dell’opinione pubblica, senza alcun riflesso concreto. Difatti, la Lagarde ha detto la pura e semplice verità, ribadendo quello che prima di lei Trichet e Draghi hanno operativamente messo in pratica dall’inizio della crisi europea: la BCE non presta soldi ai Paesi in difficoltà, il suo compito non è quello di contenere il costo del debito pubblico dei singoli Paesi.


    Ma la Lagarde è stata ancora più precisa nella sua dichiarazione. Nessuno sembra infatti aver prestato attenzione alla chiosa, che concludeva la risposta del Presidente della BCE sul tema del contenimento degli spread: “Questa non è né la funzione né la missione della BCE; vi sono altri strumenti per fare questo, altri attori che possono gestire questo problema”.


    A cosa allude la Lagarde? Evidentemente, allude agli strumenti sviluppati negli anni della crisi per erogare prestiti agli Stati in difficoltà, cioè esattamente per contenere il costo del debito pubblico dei Paesi che finiscono nel vortice della speculazione e dell’instabilità finanziaria. Già, perché in tutto l’arco della lunga crisi europea la BCE non ha mai prestato il denaro direttamente agli Stati in difficoltà. L’architettura istituzionale europea ha introdotto, mentre la casa era in fiamme, nuovi attori e nuovi strumenti, per l’appunto, specificamente destinati alla gestione delle crisi del debito pubblico. In principio fu il Greek Loan Facility (GLF), un fondo destinato a raccogliere le risorse da prestare alla Grecia, a condizione che il Paese sottoscrivesse un Memorandum of Understanding, cioè un documento in cui si impegnava ad applicare rigidissime politiche di austerità negli anni a venire. È la nascita del paradigma europeo della condizionalità: lo strumento del GLF ha poi subito numerose evoluzioni (EFSM, EFSF), intervenendo in Portogallo, Irlanda e Spagna sotto stretta condizionalità, ed oggi esiste sotto forma di Meccanismo Europeo di Stabilità, il fatidico MES di cui tanto si è discusso nei mesi scorsi. Ecco spiegate le parole non troppo criptiche della Lagarde: se volete salvarvi dall’instabilità finanziaria e dalla speculazione, accomodatevi pure, chiedete aiuto al MES. Richiesta che comporterebbe la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding da parte dell’italia, l’impegno a realizzare negli anni a venire una serie ulteriore di riforme di precarizzazione del mercato del lavoro, tagli alla spesa pubblica, aumenti delle tasse, smantellamento dello stato sociale, sotto la minaccia di non ricevere la tranche periodica di aiuti. È questo l’ennesimo addentellato mefistofelico dell’austerità, a cui dovremmo sottoporci per avere subito quei soldi che ci servono ad evitare, oggi, il collasso economico e sociale paventato dall’emergenza sanitaria.


    Le avanguardie italiane di questo ricatto sono già all’opera per caldeggiare l’operazione. Sul Sole 24 Ore, Galli e Codogno hanno indicato chiaramente la via. È in procinto di essere varata una riforma del MES che rende più agile il ricorso a quelle linee di credito precauzionale in favore di Paesi che non hanno ancora perso l’accesso ai mercati. Si tratterebbe di uno strumento perfetto, secondo Galli e Codogno, per la situazione italiana attuale: si firma un Memorandum e si ottiene un prestito che evita la spirale speculativa. Sarebbe sufficiente posporre, a detta di Galli e Codogno, l’attuazione del Memorandum alla fine dell’epidemia (che anime candide!), in modo da evitare di ammazzare il paziente con la medicina, e il gioco sarebbe fatto. In questo modo, la riforma del MES viene presentata come salvifica per il nostro Paese, mentre fino a poche settimane in molti, persino lo stesso Galli, sottolineavano i possibili rischi per l’Italia del nuovo modello di MES.


    Tornando all’emergenza innescata dalla pandemia, un disastro che pare aver messo tutti d’accordo sulla necessità di fare spesa in deficit e debito, occorre fare attenzione alle modalità con cui si contrae questo nuovo debito, perché la fregatura sta nelle condizioni a cui avremo accesso a tali risorse: puoi fare debito se trovi qualcuno disposto a prestarti denaro, e dunque puoi indebitarti solo alle condizioni richieste dai creditori.


    Esistono essenzialmente due tipologie di creditori per lo Stato. La prima tipologia è il mercato: uno Stato emette titoli del debito pubblico sui mercati finanziari (BOT, BTP) che vengono sottoscritti da banche e fondi di investimento, i quali trovano tanto più conveniente prestare il loro denaro quanto maggiore è il tasso di interesse che posso ottenere. Da quando è esplosa l’epidemia, da quando cioè si è reso evidente che l’Italia avrebbe avuto bisogno di raccogliere risorse aggiuntive sui mercati, gli investitori privati hanno preteso un tasso di interesse sempre più elevato, dallo 0,8% di inizio febbraio a oltre il 2,4% di questi giorni sui titoli di Stato decennali. Il fatidico spread, che misura la differenza tra il costo del debito pubblico italiano e quello tedesco, si è ampliato nello stesso intervallo temporale da poco più dell’1% a oltre il 2,8% della metà di marzo: questo è il sovrapprezzo, rispetto alla Germania, che i mercati pretendono dall’Italia per comprare BTP. Il mercato, in parole povere, si sta comportando da mercato, con banche e fondi di investimento che ci prestano denaro, in questo momento di difficoltà, ad un tasso d’interesse sempre più alto, come farebbe qualsiasi usuraio che si rispetti.


    Sarà allora il caso di guardare alla seconda tipologia di creditore a cui lo Stato può affidarsi per emettere debito pubblico, la banca centrale, cioè l’autorità pubblica che ha il potere di creare moneta. Dovremmo ormai sapere tutti che la BCE non può prestare soldi direttamente agli Stati; al più, acquista titoli di Stato sui mercati (il cosiddetto Quantitative Easing, QE), cioè titoli già emessi dai governi dei vari paesi e detenuti da banche e fondi di investimento, ma lo fa solo per amministrare la stabilità finanziaria dell’insieme dell’Unione monetaria. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, la BCE ha introdotto una nuova misura straordinaria atta a fronteggiare l’instabilità finanziaria. Si tratta di un vero e proprio QE, parallelo al programma originario (l’Asset Purchase Programme, APP), denominato Programma di acquisti per l’emergenza pandemica (PEPP dall’acronimo inglese) che prevede l’acquisto di 750 miliardi di euro di obbligazioni pubbliche e private entro la fine del 2020. Il nuovo programma ricalca esattamente le modalità operative del vecchio APP, e può quindi essere considerato a tutti gli effetti un rafforzamento del QE. Oggi la BCE può opporre alle vendite speculative una massa molto più consistente di acquisti, in modo da contenere la caduta delle quotazioni dei titoli di Stato e, con essa, il costo del debito pubblico per i governi europei. In parole povere, dopo il varo del PEPP la BCE esercita un dominio indiscusso e palese sui mercati finanziari, perché dispone di una capacità di acquisto che non è commensurabile a quella degli speculatori. Questa potenza di fuoco permette alla BCE, oggi più che mai, di decidere a tavolino il tasso di interesse sul debito pubblico di ciascun Paese europeo. Per rendersi conto di questa capacità, basta guardare alla dinamica dello spread tra BTP e Bund: mentre nei giorni scorsi questo valore oscillava costantemente (tra 245 a 280 il 17 marzo, addirittura tra 240 e 320 il 18 marzo), nel giorno in cui è stato varato il PEPP lo spread si è miracolosamente fissato nell’intorno del valore 200. Un equilibrio che non ha evidentemente nulla di naturale, ma è il risultato dell’azione della BCE, che sta esercitando la sua autorità monetaria in tutta la sua potenza.


    Il fatto che la BCE possa controllare a suo piacimento gli spread non significa, però, che questo potere si tradurrà in un’azione conseguente. La BCE potrebbe, in linea teorica, esercitare pienamente la sua capacità di tenere a bada gli spread attraverso un QE potenziato, consentendo a governi come quello italiano di indebitarsi per decine di miliardi di euro ad un tasso calmierato e fare fronte, così, agli effetti recessivi dell’emergenza Covid-19. Sarebbe bellissimo, ma non per questo meno improbabile. Questo scettiscismo non sembra essere prerogativa nostra o di chi ha in uggia la gabbia dell’austerità. Lo stesso Governo italiano sembra pensarla allo stesso modo: il Tesoro, infatti, non sta emettendo nuovo debito pubblico per reperire sul mercato, sotto lo scudo del QE, le risorse necessarie a fronteggiare l’emergenza. Evidentemente, a Palazzo Chigi e dintorni non sono così certi che la BCE intenda proteggere con il suo scudo ulteriori manovre in deficit. A conferma di ciò, il Presidente del Consiglio Conte, piuttosto che azzardarsi a contrarre nuovo debito sui mercati, ha chiesto all’Unione Europea di mettere in campo le risorse del MES per fronteggiare l’emergenza. Cosa teme Conte?


    Ci sembra molto probabile che a Francoforte prevarrà la tentazione di sfruttare questo contesto per rafforzare la disciplina delle singole economie nazionali, e questo il Governo italiano lo sa bene. Si profila dunque un secondo scenario ben più plausibile: l’intervento della BCE si limiterà a contenere gli effetti più deteriori e drammatici della pandemia, mantenendo comunque l’Italia (e qualunque altro Paese si facesse venire strane idee) sotto il ‘controllo’ del ricatto del debito. Il QE, secondo le peggiori tradizioni, sarebbe usato non per fermare la speculazione ma, piuttosto, per governarla, guidarla e calibrarla meglio ai fini dell’imposizione dell’austerità. Questo significa che, se l’Italia provasse a indebitarsi massicciamente per uscire dalla recessione in tempi rapidi, lo spread tornerebbe a crescere immediatamente, e l’Italia si troverebbe nuovamente in balia dell’instabilità finanziaria. Ecco allora che si palesa l’unica via d’uscita lasciata aperta al Paese: accettare la riforma del MES, e dunque l’imposizione di una condizionalità che garantirà alle istituzioni europee la rigida applicazione dell’austerità in Italia. Sembrerebbe la strada che Conte ha intrapreso dal giorno successivo al varo del nuovo QE…


    Così, dopo aver sofferto l’epidemia con un sistema sanitario devastato da decenni di tagli e definanziamenti, ci troveremmo condannati a nuovi e ulteriori sacrifici per i prossimi anni. La trappola è predisposta. Otterremmo, oggi, il denaro necessario a superare la burrasca innescata dalla Covid-19, ma ci condanneremmo a lustri di rigida austerità. Una tragica emergenza sanitaria trasformata in un’opportunità d’oro per estendere il controllo delle istituzioni europee sull’economia italiana, costringendo il nostro Paese nella camicia di forza dell’austerità per i prossimi anni. La borsa e la vita.

    Notizia del: 23/03/2020

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  8. #68
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    Bielorussia, il presidente Lukashenko: “Ci vogliono vodka, sauna e molto lavoro per sconfiggere il virus”


    https://www.ilriformista.it/bielorus...l-virus-65763/

    La riporto per stemperare un po' gli animi.
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  9. #69
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Coronavirus, frase shock del vicegovernatore del Texas: bisogna lasciar morire gli anziani per salvare l'economia



    Ci sono uomini capaci nelle emergenze di dare il peggio di sé.



    Questo è il caso del vicegovernatore del Texas (USA) Dan Patrick, che ha dichiarato lunedì durante un'intervista su Fox News che è disposto a "rischiare la sopravvivenza in cambio del mantenimento dello status quo degli Stati Uniti per i suoi figli e nipoti" di fronte alle misure adottate per fronteggiare l’emergenza provocata dall’epidemia di coronavirus. "Penso che ci siano molti anziani che la pensano come me", ha aggiunto il 69enne esponente del Partito Repubblicano. "Non possiamo perdere il paese. Stiamo assistendo a un collasso economico", ha affermato.



    "Torniamo al lavoro, a vivere, siamo intelligenti. E quelli di noi che hanno più di 70 anni, faranno attenzione, ma non sacrifichiamo il paese, non possiamo farlo, non sacrifichiamo il grande sogno americano", ha dichiarato nell'intervista sull'impatto economico del coronavirus. Alla domanda se ci sono cose peggiori di morire, Patrick ha risposto "sì".

    Gli Stati Uniti sono il terzo paese con il maggior numero di infezioni da Covid-19 al mondo, con oltre 46.400 colpiti, ma la posizione di Dan Patrick è in linea con quella del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale questo lunedì ha assicurato che "non possiamo permettere che il rimedio sia peggio della malattia". Inoltre, Trump ha paragonato il coronavirus agli incidenti stradali: “Per il fatto che accadano, non diciamo alle persone di non guidare".



    Un modo ricorrente di ragionare e affrontare le emergenze da parte dei liberali/liberisti in ogni angolo del globo. Anche il primo ministro britannico Boris Jonhson prima di una repentina retromarcia aveva sostanzialmente affermato che il paese doveva preparasi a un’ondata di morti provocate dall’epidemia di coronavirus.

    Fonte: PublicoNotizia del: 24/03/2020

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  10. #70
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Ecco la civiltà yankee. Nulla di nuovo.
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