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Discussione: Coronavirus

  1. #41
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    SCIPPATA DEL MIO TEMPO LIBERO di A. F.




    Riceviamo e volentieri pubblichiamo

    «Sono un’impiegata di una media azienda dell’Italia centrale. Ogni giorno mi reco a lavoro con un nulla osta dell’azienda. Tra i miei colleghi c’è forte malumore. Dobbiamo venire a lavorare nonostante tutto.

    Tuttavia io non posso uscire di casa per andare a trovare il mio compagno. Non posso uscire di casa per frequentare i miei amici. Non posso uscire di casa per incontrare e discutere con i colleghi del sindacato. Non posso, siccome dei protocolli ostativi e contaddittori allegati al decreto governativo dell’otto marzo non ci si capisce proprio nulla, passeggiare per la mia città (qualcuno infatti per questo è stato denunciato!).

    Così, mentre andare a lavoro è un obbligo, malgrado ci si possa ovviamente infettare, non posso andare a mangiare una pizza; non posso andare a prendere un caffè; non posso gestire il mio tempo libero, mi hanno rubato la vita! Sono, come molti altri, agli arresti domiciliari ma con l’obbligo di produrre per l’azienda.

    Non so se questa carcerazione a cui siamo sottoposti sia giustificata o meno dall’epidemia di cui si parla, so solo che siamo tutti in una forma morbida di 41bis.

    Per quanto tempo ancora potremo sopportare questo calvario?».

    A. F.

    12 marzo 2020

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...ro-di-a-f.html
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  2. #42
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Partite iva e precari, il lavoro al tempo del coronavirus


    “Fino alla scorsa settimana i danni economici provocati dall’emergenza coronavirus interessavano qualche centinaio di migliaio di lavoratori, soprattutto al nord, ma con il nuovo decreto entrato in vigore il 12 marzo i lavoratori interessati dalle conseguenze economiche dell’emergenza saranno milioni”, spiega Andrea Borghesi, segretario generale della Nidil-Cgil, che rappresenta e tutela i lavoratori atipici.

    Le categorie di lavoratori che sono e saranno più coinvolte dalla situazione di chiusura di tutte le attività sono proprio quelle con tipologie contrattuali atipiche: i precari, le partite iva, in particolare nel settore dello spettacolo, del turismo e dello sport, centrali nell’economia italiana. Persone che da un giorno all’altro hanno perso ogni reddito, spesso senza che sia previsto nessun ammortizzatore. La crisi del nuovo coronavirus sta facendo emergere ancora di più le fragilità e le contraddizioni del mercato del lavoro in Italia.

    “Parliamo di almeno 400mila lavoratori stagionali legati al turismo, migliaia di partite iva e centinaia di lavoratori dello spettacolo e dello sport”, continua Borghesi. A cui nelle ultime ore si aggiungono tutti i commercianti. Per loro, secondo i sindacati, il governo dovrebbe da subito mettere in campo delle misure che permettano di superare la situazione di crisi.

    per proseguire: https://www.internazionale.it/report...po-coronavirus
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  3. #43
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    Predefinito Re: Coronavirus

    La questione, che ogni tanto viene sollevata, dei portatori sani asintomatici è un'altra delle questioni che secondo me non sono state chiarite a sufficienza; faccio un semplice esempio ; il rapporto decessi/contagiati è quello che da un po' di tempo a questa parte viene maggiormente messo in mostra sui media; in particolare i media stranieri hanno giocato facilmente su questo numero per additare l'Italia come presunta "appestata". Ora, intanto questo rapporto si basa sulle misure fatte; in particolare il denominatore necessariamente si deve basare sui tamponi presi, altrimenti non si può dire che qualcuno è stato contagiato; quanti tamponi hanno preso ad esempio Francia o Germania rispetto a noi? Molti di meno; quindi non si può comparare il rapporto preso in Italia con quello preso ad esempio in Germania perché la base dati è differente; quindi anche le accuse, soprattutto della prima ora, fatte all'Italia additata come paese "appestato" lasciano il tempo che trovano; e fin qui penso siamo tutti d'accordo.

    Ma, come se non bastasse, si inserisce questa storia dei portatori sani; se davvero esiste la possibilità di portatori sani, quel rapporto perderebbe ulteriormente di significato, perché il denominatore dei "contagiati" sarebbe in realtà molto più elevato a fronte dello stesso numeratore; la frazione si abbasserebbe quindi in realtà ancora di più, ma non sappiamo di quanto, perché se uno è asintomatico non va certo a farsi il tampone.

    In quanto al numeratore sarebbe poi più corretto distinguere i decessi dovuti anche al coronavirus, cioè dovuti al fatto che c'era già una situazione alterata che però senza il coronavirus non sarebbe degenerata fino al decesso (la classica goccia che fa traboccare il vaso) , da quelli dovuti esclusivamente al coronavirus; il numeratore veramente utile per capire la pericolosità del virus in quanto tale sarebbe quest'ultimo, a mio parere. Con ciò non sto dicendo che il primo tipo di situazione (goccia che fa traboccare il vaso ) non sia pericolosa e che non sia da fronteggiare, chiaramente. Anzi.

  4. #44
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Il governo s'è fatto bellamente fregare sul fronte della comunicazione, ed è passato il messaggio dell'Italia nazione d'infetti.

  5. #45
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Coronavirus

    PREPARIAMOCI A COMBATTERE di Leonardo Mazzei




    Le cronache più recenti ci parlano di un governo incapace di risolvere il problema delle mascherine… Una delle maggiori potenze industriali al mondo ha il problema delle mascherine… Il fatto è che i paesi dove si acquistavano se le tengono per sé. Scherzi di una globalizzazione al tramonto e di un liberismo alla frutta. Non per questo, siatene certi, si arrenderanno.

    Hanno creato l’emergenza con lo sfascio del sistema sanitario, ma tutta la colpa è del virus. Certo, come no? Chissà perché in Giappone e Corea del Sud, rispettivamente 13 e 12 posti letto ogni mille abitanti contro i 3,2 dell’Italia, l’emergenza la stanno superando brillantemente.

    Ma il disastro non è solo sanitario. Esso è anche (e lo diventerà sempre più) economico, dunque sociale. E alla fine la salute degli italiani, specie quella del popolo lavoratore, verrà colpita più dalla disoccupazione e dall’impoverimento che dal coronavirus. Questa almeno è la mia convinzione.

    Che fare dunque? In questi giorni spuntano come i funghi in autunno tanti piani per la ripresa. Da quelli nel campo dei dominanti (Confindustria in primis), fino a quelli dell’arcipelago sovranista. Si indicano programmi, necessità, urgenze. Uno sforzo encomiabile, ma che generalmente non fa i conti con la realtà. Che è più dura di quel che sembra. Che abbisogna della politica prima ancora che dell’economia.

    Non è il momento delle lunghe analisi. Cerchiamo dunque di andare al sodo, procedendo sinteticamente per punti.

    L’Italia non è la Germania. E non lo sarà finché resterà nella gabbia dell’UE. Chi non l’avesse ancora capito se lo ficchi bene in testa. Gli tornerà utile. Il piano da 500 miliardi, annunciato l’altro giorno dal governo tedesco, si basa sul fatto che Berlino può indebitarsi a iosa, tanto i suoi titoli hanno tassi negativi. Così non è per l’Italia. Il nostro Paese potrà (ed a parere di chi scrive, dovrà) dotarsi di un piano della medesima portata, ma potrà farlo solo riconquistando la sovranità monetaria, ripristinando dunque la funzione di acquirente di ultima istanza della Banca centrale. Un primo passo in questa direzione potrebbe consistere intanto in una decisa rinazionalizzazione del debito, ma di questo parleremo al punto 9.
    La crisi della globalizzazione è una realtà che nessuno oggi può negare. I confini che dovevano aprirsi sempre più, si vanno chiudendo uno dopo l’altro. Ovviamente la situazione attuale verrà superata, ma nulla sarà come prima. Tutti gli stati, perlomeno quelli dotati di una classe dirigente all’altezza, si stanno ponendo il problema della tutela delle aziende nazionali e quello del controllo delle principali filiere produttive. Nessuno crede più alle salvifiche virtù del mercato. Ha l’Italia una classe politica in grado di affrontare questa sfida? La risposta è no. Anzi è NO, ed è inutile che vi dica il perché. Ma se le cose stanno così, ciò vuol dire che occorre un rivolgimento profondo. Occorre mandare a casa un’intera classe politica, non solo gli ominicchi dell’attuale governo. Ma ciò sarà possibile solo con una vera sollevazione popolare, che se le masse restassero passive il risultato sarebbe già scritto. Dice, ma tu sei un illuso? Può darsi, ma ieri i Gilet Gialli son tornati a manifestare a Parigi. Comunque, illusione o no, chi ha un’idea migliore si faccia avanti.
    L’Unione Europea è al Redde rationem. Non può più andare avanti così, è incapace anche solo di pensarsi diversa da com’è. Le ragioni di questa irriformabilità le abbiamo analizzate tante volte e non ci torniamo sopra. Di certo le parole e le asfittiche misure della Lagarde sono lì a confermarci che così stanno le cose. In quanto alla Commissione, il “siamo tutti italiani” della Von der Leyen suona più che altro come una presa in giro. L’ennesima. Confindustria ha chiesto che il suo piano di tremila miliardi (a livello europeo) venga finanziato con l’emissione di eurobond. Sulla stessa linea Romano Prodi e tutti gli europeisti senza macchia né peccato. Per adesso da Bruxelles pare sia arrivata una pernacchia. E non poteva essere altrimenti. Del Quisling Gualtieri non parliamo neppure. Il massimo che al suo ministero sanno immaginare è solo una maggiore flessibilità. Ovvio che quest’anno il 3% del deficit verrà sforato alla grande, hai a provare a non farlo! Ma nella loro idea andrà fatto solo per rimettersi quanto prima sulla giusta, virtuosa, ammirevole strada del pareggio di bilancio. Che tanto bene ha fatto all’economia italiana ed alla vita dei suoi cittadini. Del resto queste sono le regole…
    Ciò che serve all’Italia è chiaro. Servono le risorse per rimediare ai disastri sanitari di trent’anni di tagli e privatizzazioni. Servono massicce assunzioni nella sanità, nei comuni e nelle provincie. Serve un rifinanziamento straordinario a questi enti per far ripartire la manutenzione delle strade e delle scuole. Serve un grande piano di investimenti pubblici, ma prima ancora servono misure straordinarie di sostegno al reddito. Nessuno deve perdere il posto di lavoro, né tra i dipendenti né tra gli autonomi. Le misure di cui si sta parlando in queste ore sono insufficienti. Se non si troveranno altre vie va considerata la possibilità di versamenti diretti nei conti correnti di tutti i soggetti (disoccupati, partite IVA, eccetera) che stanno soffrendo il sostanziale azzeramento dei propri redditi. Si parla tanto di helicopter money, bene facciamolo.
    Ma c’è di più. Tutti questi provvedimenti sarebbero solo acqua fresca senza drastiche misure a tutela dell’economia nazionale. Il che significa nazionalizzazioni, a partire dai settori strategici e dalle banche. Su questa base, con la ripresa del controllo delle vere leve del comando, sarà possibile lanciare un piano per il lavoro centrato su due obiettivi: la piena occupazione, il diritto ad un reddito dignitoso per tutti. Inutile, sennò, continuare a parlare della Costituzione e dei suoi inattuati principi.
    Il punto, come accennato in premessa, è tutto politico. Visto che occorre abbandonare tutte le cose fasulle che sono state raccontate per anni, dalla bellezza della globalizzazione alle virtù del mercato, è evidente che bisogna ragionare su un nuovo Stato al servizio dei cittadini ed orientato in base agli interessi del popolo lavoratore. Il primo passo per arrivarvi è dunque quello di un governo popolare d’emergenza. Possiamo infatti essere sciocchi, e tante volte capita di illudersi, ma mai fino al punto di poter pensare che le nostre ricette possano essere accolte da lorsignori, tantomeno da quelli che risiedono a Bruxelles, Berlino e Francoforte.
    E’ chiaro che c’è urgenza. Ma l’urgenza non deve far perdere la lucidità. Anche chi è piccolo e in minoranza ha perciò il diritto/dovere di fare le proprie proposte. Anche perché esse potrebbero essere raccolte, almeno in parte, da quel movimento di popolo che ci auguriamo prenda forma. Come dovrebbe muoversi un governo spinto dalla volontà di realizzare, anche solo parzialmente, le cose che abbiamo fin qui detto? In primo luogo esso dovrebbe annunciare un piano di interventi straordinario, diciamo da 500 miliardi, ma senza limiti predeterminati, fino al raggiungimento degli obiettivi indicati. Chiaro come un simile progetto sarebbe una sfida frontale all’UE, un piano A che aprirebbe la strada al piano B dell’uscita dall’euro e dall’Unione.
    Ora, anche se noi passiamo come quelli fissati con l’Italexit, vogliamo invece accettare la sfida dei tanti incerti dell’ “uscita sì, ma non si sa quando“. Visto che siamo tutti convinti della necessità di un piano straordinario per l’uscita dalla crisi, non solo quella attuale ma quella più generale in cui siamo ingabbiati da 12 anni, vogliamo almeno accettare questo schema delle due opzioni nei confronti dell’UE? E’ chiaro che si tratterebbe di un confronto senza appello. Non puoi andare con un piano A così ambizioso senza essere pronto, innanzitutto in termini di volontà e coraggio politico, al passaggio al piano B.
    Ma proviamo ad immaginare quale potrebbe essere la mossa per smascherare i tecnocrati di Bruxelles. Sappiamo tutti che un piano italiano delle dimensioni ipotizzate, verrebbe immediatamente respinto dall’UE: “come lo finanziate disgraziati!“. Lo finanziamo, potrebbe essere la risposta in prima battuta, con l’emissione di Btp “Ricostruzione”. E come sarebbe, ci direbbero? Sarebbe che emetteremo Btp rivolti solo all’interno, garantiti dallo Stato, non negoziabili sul mercato secondario, dunque sottratti agli squali della finanza internazionale. Sarebbe che ci rivolgeremo alle famiglie italiane, con l’obiettivo di convogliare una quota di ricchezza privata verso il suo utilizzo pubblico. Sarebbe che, se volete che rimaniamo nella vostra rispettabilissima Unione, quelle emissioni non verrebbero contabilizzate nei vostri rispettabilissimi deficit/pil e debito/pil. Ma non ci riuscirete mai, mangia-spaghetti che non siete altro! Chissà, ad ogni modo abbiamo un’alternativa… Guardate che in Italia l’UE non è mai stata così impopolare.
    In verità sappiamo tutti che “non se ne esce senza uscire”. Dopo 12 anni di crisi, la situazione attuale ce lo conferma come meglio non si potrebbe. Ma se vogliamo nel frattempo smascherarli, il modo proposto al punto 9 potrebbe essere efficace. Purché si sappia che stavolta non ci saranno vie di mezzo. Alla fine della fiera, o avremo riconquistato la sovranità o saremo sudditi a lungo. Ma il tempo stringe e vedrete che il nemico, che tutto è fuorché stupido, un piano lo metterà a punto. Prepariamoci a combattere.

    https://www.sollevazione.it/2020/03/...do-mazzei.html
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  6. #46
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da Sparviero Visualizza Messaggio
    Il governo s'è fatto bellamente fregare sul fronte della comunicazione, ed è passato il messaggio dell'Italia nazione d'infetti.
    Lo penso anche io.

    Un altro elemento che potrebbe concorrere a spiegare l'alto tasso di mortalità che sta avendo l'Italia, soprattutto al nord, rispetto ad altri paesi, è la longevità delle generazioni di anziani in Italia; siamo uno dei paesi dove si vive più a lungo, in tutto il mondo; e dove si fanno meno figli; poichè questa malattia colpisce soprattutto gli anziani, anche perché è difficile che una persona anziana stia veramente bene al 100% - molto spesso ha come minimo un qualche problema di salute , anche questo aspetto potrebbe avere il suo peso sul tasso di mortalità.

  7. #47
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Macron segue la Germania. L'Ue è fallita, l'Italia ne prenda atto!



    Di Paolo Desogus

    Poco fa alla televisione francese Emmanuel Macron ha dichiarato che anche la Francia si munirà di un fondo di garanzia simile a quello tedesco. La cifra massima stabilita è certamente inferiore a quella prevista dalla Germania: 300 contro 550 miliardi euro. Ma ci dice abbastanza della mutazione in atto e cioè che anche la Francia ha mollato l'UE. Se il coronavirus poteva essere l'occasione per la creazione di uno stato sovranazionale vero, dotato di una funzione politica e non solo economico-poliziesca, questa ipotesi è del tutto tramontata. Senza patto di stabilità, senza regola del 3%, senza libera circolazione tra i paesi l'UE finisce. Si tenga del resto conto che sospendere Schengen è un atto del tutto inutile che i tedeschi (e gli altri paesi a ruota) hanno preso contro la commissione europea.

    Certo, c'è chi dirà che tra tre o quattro mesi tutto tornerà come prima, ma è un'illusione. L'UE tedesca ha mostrato di essere un gigante dai piedi di argilla e dal cervello piccolo. Se in passato i trattati potevano essere branditi dispoticamente dai funzionari filo-tedeschi come regola sacra, come dogma inviolabile, l'attuale emergenza ne ha smascherato la violenta arbitrarietà, la brutale funzione di controllo feroce sulle economia. L'Italia, ma prima ancora dell'Italia, la Grecia ha pagato carissimo il prezzo del fanatismo di questa folle ideologia ordoliberista.

    L'obiettivo a breve termine dovrà essere quello di salvare il salvabile: di salvare cioè il paese. Come ha scritto Giulio Sapelli qualche giorno fa, la Germania non rinuncerà a lucrare anche sul disfacimento dell'UE. Non facciamoci prendere alla sprovvista con inutili discorsi europeistici, simili a quelli sentiti da Letta, Zingaretti e compagnia negli ultimi giorni.

    L'UE è fallita, la responsabilità è tedesca, sarebbe da imbecilli continuare a recitare ancora la parte dei collaborazionisti.

    Notizia del: 16/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...o/33397_33642/
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  8. #48
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Coronavirus, le proposte di Prodi distruggerebbero l'Italia. Unica soluzione ItalExit



    di Giuseppe Masala

    Interessantissima l'intervista a Prodi di oggi su La Stampa. Dice i due passi che secondo lui dovremmo fare per uscire dal disastro epocale in corso:

    1) Lancio di un piano con Eurobond (cioè debito Europeo) da centinaia di miliardi. Giusto, va bene, è quello che diciamo. Ma è quello che i tedeschi non vogliono. Non intendono fare cassa comune. Niente debito comune. Al punto 2 Prodi ci spiega come convincerli;

    2) Testualmente Prodi dice: «L'Italia deve riorganizzarsi e diventare attrattiva per le imprese che vogliono trasferirsi qui». Come fa una nazione a diventare attrattiva per i cosiddetti capitali esteri? Due strade: a) Svalutare la propria moneta che rende più convenienti gli acquisti in Italia. Possiamo farlo? No, perchè non abbiamo una moneta, abbiamo l'Euro. E allora come puoi convincere un tedesco ad aprire uno stabilimento qui? Per esempio se un ingegnere tedesco guadagna 3000 euro e uno in Italia 1000 e se un operaio in Germania guadagna 2000 e in Italia guadagna 500 euro (come un Polacco) l'azienda tedesca potrebbe farci un pensierino. Oppure ancora, se per un azienda chimica le norme ambientali costano 10 milioni l'anno e in Italia sono meno rigide (al costo di tumori e distruzione dell'ambiente) da spendere solo 1 milione l'azienda chimica straniera ci può pensare ad aprire uno stabilimento qui.


    Se non svaluti la moneta, svaluti il lavoro e svaluti le tutele giuridiche ambientali, sui diritti sociali ecc. Questo intende Prodi. Che è quello che facciamo da 30 anni. Ora dopo questa catastrofe (posto che il Dogma Europeo e dell'Euro non può secondo Prodi essere messo in discussione neanche in via teorica e ipotetica) Prodi ci dice che forse, forse, forse, se accettiamo di trasformarci in rumeni, polacchi o tunisini può darsi che i tedeschi in parte decideranno di mutualizzare con l'Eurobond quanto ci hanno fregato con la truffa dell'Euro.


    Lui ritiene che alla catastrofe non c'è alternativa oltre all'accettazione dell'impoverimento perchè il costo dell'uscita dall'euro sarebbe troppo alto (come sempre, sono 20 anni che sappiamo che l'Euro è una fregatura). E se tra un anno ci fosse un terremoto? Con conseguente ulteriore esborso dello Stato? Dovremmo accettare il livello di vita del Sudan? E se fra 10 anni ci fosse o una guerra o un'altra epidemia? Dovremmo accettare l'impoverimento a livelli congolesi? Quando è la fine? Quando?


    Io dico unica risposta è ItalExit. Cinque anni di sofferenza e ripartiamo liberi, non in eterno schiavi delle sanguisughe nordeuropee (mai dimenticare, recuperavano anche le otturazioni d'oro ad Auschwitz, il senso del limite non sanno cosa sia. La pietas cristiana loro non la concepiscono).

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  9. #49
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Caro Joe Biden con un sistema sanitario privato come quello USA adesso saremmo nei guai



    di Michele Metta


    Nel corso del dibattito del Partito Democratico USA per la corsa alla Casa Bianca avvenuto ieri notte, Joe Biden ha avuto l’impudenza di pronunciare quanto segue: “Con tutto il rispetto per il Medicare for All, in Italia c’è un sistema analogo al Medicare for All. Non sta funzionando. Non sta risolvendo nulla”.



    Con tutto il mio di dovuto rispetto, signor Biden dei miei stivali, io in Italia ci vivo, ed ho quindi molto ma molto più diritto di te di dire cosa stia davvero succedendo nel mio Paese.



    E cioè spiegarti, prima di tutto, che se noi italiani non avessimo quello che voi chiamate Medicare for All, ci troveremmo adesso in una situazione di gran lunga peggiore di quella che stiamo vivendo.



    Perché, com’è ovvio sia, il sistema previdenziale italiano non è che garantisca magicamente l’immunità dal coronavirus. Solo uno stolto, o uno in malafede come te, potrebbe ammiccare a questo. Quel che garantisce il nostro Medicare for All è che, non importa che tu sia povero o ricco, riceverai per certo cure per la pandemia ora in atto.



    Più in generale, il nostro sistema sanitario garantisce che ci si prenda e ci si prenderà cura di qualunque genere di malato, anche quelli oncologici. Il vostro, invece, di sistema sanitario, è basato sulle assicurazioni private. Assicurazioni che in molti, tra i tuoi concittadini, dati i costi, non si possono permettere; assicurazioni che, comunque, assai spesso e assai volentieri, appunto non coprono malattie come il cancro. Il risultato? Nel nostro Paese da te gratuitamente bistrattato, un malato di cancro viene curato; nel tuo, di Paese, è costretto a curarsi di tasca propria, e va regolarmente in bancarotta, come giustamente ricorda e ammonisce continuamente Bernie Sanders, il tuo rivale. La capisci – o fingi ancora di non capirla – la “sottile” differenza tra il tuo e il mio Paese, signor Biden?



    Semmai, c’è solo da aggiungere che in Italia le cose potrebbero andare addirittura ancor meglio se, nel corso degli anni, non ci fossero stati politici uguali a te, signor Biden, schiavi di quelle lobby delle multinazionali farmaceutiche di cui anche tu sei servo. Lobby che hanno spinto in tutti i modi per favorire il sorgere di una sanità privata. E in che modo? Tagliando, scelleratamente, sulla sanità pubblica.



    Quelle lobby del farmaco le quali – anche questo lo sta continuamente denunciando il tuo rivale Sanders – fanno sì che medicinali essenziali che qui paghiamo ad un prezzo sensato, siano invece venduti negli USA a prezzi centinaia di volte superiori.



    Mi auguro che il mio Governo pretenda le tue scuse. Nel frattempo, evita strumentalizzazioni criminali di un popolo, il mio, che sta in trincea con orgoglio, coraggio, pazienza, che tu, evidentemente, non possiedi, signor Joe Biden. Grazie.

    Notizia del: 16/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...guai/82_33634/
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