Ho scoperto Ivan Illich nel 1975 credo, quando ho letto un suo scritto tradotto e pubblicato da Mondadori dal titolo La Convivialità. Mi ha così attratto questo filosofo austriaco che ho cercato suoi libri ma niente, solo roba in inglese. Mio figlio mi ha trovato Celebration of Awareness e mia nipote che parla inglese come io parlo il milanese, mi ha fatto una traduzione seria delle parti che il mio inglese maccheronico non arrivava a capire.
In parole povere Illich dimostrava in quel testo come il nostro modo di vivere sia irrimediabilmente condannato per il fatto che oltre a distruggere la casa dove abitiamo è anche foriero di povertà per gli esseri che lo abitano, perché gli sviluppi tecnologici uniti all’egoismo dell’imprenditore porteranno a sempre minori posti di lavoro. Una sua frase avevo sottolineato, questa “I progetti di crescita continua porteranno a un crollo repentino della stessa, a irrimediabili guasti climatici, esaurimento genetico, inquinamento insostenibile con conseguente collasso delle protezioni immunitarie. Innalzamento del livello dei mari e, ogni anno, a rifugiati che vagano a milioni." Sempre secondo Illich su questa strada alimentata dalla globalizzazione si assisterà alla mutazione dall’homo oeconomicus in homo miserabilis, l’uomo indigente. Nessuna strategia di sviluppo concepibile -prosegue Illich- incentrata sull’occupazione sarà mai in grado di creare abbastanza lavoro per occupare il terzo più povero della terra.
Ecco, queste parole scritte circa 50 anni fa, dove si parla anche del “collasso delle protezioni immunitarie” e dell’”esaurimento genetico” sembrerebbero uscite dalla penna di un profeta, e invece no, sono semplicemente pensieri persino ovvii nati in un personaggio dotato di cervello.




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