Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Così non (ne) usciremo più

    È saltato fuori questo studio: https://www.repubblica.it/politica/2...ia_-255108637/

    Cioè, questi stanno decidendo della sorte di milioni di persone sulla base di numeri completamente scollegati dalla realtà. Come fanno a stimare il numero di TI in base ai contagiati? Con i numeri snocciolati tutte le sere alle 18, che valgono quanto i numeri del lotto?

    Ma cosa diavolo gli costa fare un’indagine statistica seria, su campioni selezionati, in modo da avere un’idea precisa del numero di contagiati per fasce di età e professione e quindi del tasso reale di ospedalizzazione e terapia intensiva? Hanno forse paura di scoprire che questo virus, in realtà, è meno temibile di quel che sembra e perdere, così, il brivido di potere disporre delle vite di 60 milioni di persone?
    Wewewewewewewewe

  2. #2
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    Se serve a "mettere paura", funziona, sono saltato dalla sedia quando ho letto quelle cifre, poi però ci rifletti...

  3. #3
    For a heartful of farts
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    Uscite questi cazzo di test sierologici, che i numeri dei tamponi sono completamente farlocchi, e fate un’indagine statistica seria, per giove!

  4. #4
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    Citazione Originariamente Scritto da Storie di Kraut Visualizza Messaggio
    È saltato fuori questo studio: https://www.repubblica.it/politica/2...ia_-255108637/

    Cioè, questi stanno decidendo della sorte di milioni di persone sulla base di numeri completamente scollegati dalla realtà. Come fanno a stimare il numero di TI in base ai contagiati? Con i numeri snocciolati tutte le sere alle 18, che valgono quanto i numeri del lotto?

    Ma cosa diavolo gli costa fare un’indagine statistica seria, su campioni selezionati, in modo da avere un’idea precisa del numero di contagiati per fasce di età e professione e quindi del tasso reale di ospedalizzazione e terapia intensiva? Hanno forse paura di scoprire che questo virus, in realtà, è meno temibile di quel che sembra e perdere, così, il brivido di potere disporre delle vite di 60 milioni di persone?
    In Germania l'indagine campionaria la fanno da settimane su un campione di 100000 persone, qui niente ancora nonostante parecchie sollecitazioni.
    When the facts change, I change my mind. What do you do, sir? John Maynard Keynes

  5. #5
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    Scusate l'intrusione.
    Se mi è consentito riporto qui di seguito 4 interventi fatti da noi su Padania!
    Sono interventi presi dal sito Rete Voltaire, molto valido dal punto di vista geopolitico.
    Lo faccio qui perchè mi sembra finalmente di trovare un qualcosa di serio sull'argomento.
    Spero di non essere fustigato.

    Consiglio la lettura negli originali, dato che qualcosa nel copia-incolla salta.

    https://www.voltairenet.org/article206970.html

    Paura e assurdità di fronte alla pandemia
    di Thierry Meyssan

    Tutte le grandi epidemie hanno sconvolto il corso della storia, non necessariamente perché abbiano annientato intere popolazioni, ma perché hanno provocato rivolte e sovvertimenti di regimi politici. In preda al panico, non siamo in condizione di riflettere e prevale in noi, come collettività, l’istinto animalesco. Molte sono le società che non sono sopravvissute alle proprie decisioni stupide.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 7 APRILE 2020
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    Le strade deserte di New York, dove gli abitanti sono obbligati a rimanere a casa.
    La storia ci dice che a quasi tutte le grandi epidemie che annientarono le economie nazionali sono seguiti rovesciamenti di governo. L’epidemia di COVID-19 non dovrebbe fare eccezione, indipendentemente dal conteggio dei morti. Ed è la ragione che, un po’ ovunque nel mondo, induce i dirigenti politici ad adottare misure della cui inutilità sono consapevoli, ma che servono a dimostrare alla popolazione di aver fatto tutto quanto era in loro potere fare.

    La psicologia sociale dimostra che la paura non è direttamente proporzionale al pericolo, bensì alla consapevolezza di non poterlo valutare né dominare.

    Per conoscere una malattia sconosciuta di cui è ignota la portata letale la scienza applica sistematicamente il dubbio. I responsabili politici, che certo non ne sanno più degli scienziati, sono invece costretti a prendere decisioni. Molti si circondano perciò di studiosi – protagonisti in passato del progresso scientifico – definendoli “esperti” di qualcosa che però ancora non conoscono, e li usano per avallare le proprie scelte politiche. L’obiettivo non è salvare vite, bensì agire per assicurarsi il potere nel dopo-epidemia.

    Gli isolamenti
    I media cercano di convincere i cittadini che il loro governo, avendo adottato le stesse misure degli altri Paesi, non può essere tacciato di lassismo. Creano confusione, affermando falsamente che tre miliardi di persone sono in isolamento per ragioni mediche, ossia mescolano situazioni tra loro molto diverse e mentono sugli obiettivi.

    Il termine isolamento è usato oggi per:
    - La quarantena. Ossia l’isolamento in un luogo circoscritto, generalmente una nave, disposto dalla dogana per il tempo necessario ad acquisire la certezza di non far entrare nel Paese fonti di contagio. La misura fu inventata nel 1374 dal duca di Milano. Oggi corrisponde a quanto fatto dal Giappone con la nave da crociera Diamond Princess.
    - Il cordone sanitario. È l’isolamento di una zona o di un gruppo di persone malate, disposto per evitare che la malattia si propaghi alla popolazione restante. Le persone sane rischierebbero di essere infettate dai malati. Nel XVII secolo Italia e Spagna fecero isolare dall’esercito persone malate, con l’ordine di sparare a vista su chi avesse tentato di scappare. È quanto ha fatto la Cina con la popolazione della regione di Hubei.
    - La segregazione delle persone a rischio. È il divieto imposto a una categoria di persone, individuata come potenzialmente suscettibile di ammalarsi, di venire a contatto con il resto della popolazione al fine di evitare di venirne infettata e, a propria volta, d’infettare. È quanto ha fatto la Francia vietando agli esterni l’ingresso nelle case di riposo per anziani e agli ospiti di uscirne. [Analogamente ha fatto l’Italia.]
    - L’obbligo indistinto per un’intera popolazione di rimanere a casa. Una misura richiesta non dagli infettivologhi, bensì dagli esperti di statistica epidemiologica, al fine di evitare il collasso degli ospedali per l’affluenza massiccia di malati in un breve lasso di tempo. È un provvedimento senza precedenti storici.

    Soltanto le misure che mirano a impedire il contagio su un intero territorio hanno talvolta conseguito risultati; per esempio, nel 1919 le isole Samoa statunitensi si protessero efficacemente dall’influenza spagnola, che devastava le Samoa neozelandesi. Ma chiudere le frontiere è inutile quando la malattia è già penetrata.

    In compenso, misure che mirano a rallentare un’epidemia non sono mai riuscite ad abbassare il tasso di mortalità. Anzi, diluendo nel tempo la propagazione della malattia, questi mezzi espongono la popolazione a una seconda e terza ondata di contaminazione, prima che il vaccino – la cui ricerca richiede almeno 18 mesi – possa essere massivamente distribuito. Le popolazioni che hanno rifiutato l’isolamento a domicilio acquisiscono progressivamente un’immunità di gregge, in grado di proteggerle in caso di nuove ondate di epidemia. Contrariamente al discorso dominante, le attuali misure di contenimento potrebbero, a termine, far crescere considerevolmente il numero di decessi. Il fatto che alcuni Paesi, come Corea del Sud e Svezia, non abbiano adottato misure restrittive, permetterà di confrontare i risultati alle nuove ondate di contagio. La politica iper-protezionista dei capi politici potrebbe così ritorcerglisi contro.

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    Le videoconferenze un tempo permettevano di avvicinare persone lontane. Ora servono a evitare ogni contatto fisico.
    Decadenza della civiltà
    Non è possibile una civile convivenza se si ha paura gli uni degli altri. La civiltà non può fondarsi sulla diffidenza. Non è umanamente accettabile, per esempio, il divieto di accompagnare i malati sul letto di morte. E non possiamo altresì accettare di essere deprivati della libertà senza valida ragione.

    La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 4 novembre 1950, firmata da tutti gli Stati del continente europeo, dal Regno Unito alla Russia, autorizza «la detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa» (articolo 5, lettera e), ma non per regolare l’afflusso dei malati negli ospedali.

    I Trattati dell’Unione Europea alzano ancora di più il tiro: affermano che il «diritto di circolazione delle persone» è costitutivo dell’identità dell’UE. Ponendosi al di là di questo principio fondamentale, numerosi Stati membri hanno di fatto dato il via al disgregamento dello Stato sovranazionale.

    Alcuni governi hanno scelto di trasformare alcuni cittadini in nemici. In tal modo, agli occhi di queste persone la legittimità dello Stato viene meno, dato che lo Stato stesso diventa loro nemico.

    In Francia, il prefetto di polizia di Parigi, Didier Lallement, ha dichiarato che le persone oggi in rianimazione solo le stesse che ieri hanno violato le norme d’isolamento.

    In un altro continente, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha ordinato alla polizia di «sparare» a ogni cittadino che tenti di sfuggire alle norme d’isolamento, salvo poi ricredersi.

    Tutti sono consapevoli dell’esorbitante costo economico delle misure adottate dalla politica e del loro impatto psicologicamente devastante sulle persone deboli, pochi invece sono coscienti del conto che sarà presentato alla politica.

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    Tute contro il COVID-19 a Wuhan. A quando la tuta NBC?
    Misure placebo
    Ignorando tutto della nuova malattia, per sollevare il morale delle persone le autorità mediche e politiche raccomandano misure placebo.

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    Abbigliamento del medico della peste. La maschera è oggi un accessorio del carnevale di Venezia.
    Nel XVII secolo i medici della peste portavano una sorta di abito in lino e cuoio, o tela cerata, nonché una maschera dal lungo naso per permettere la respirazione attraverso fumigazioni di menta, canfora e quant’altro. Inventato dal medico del re di Francia, quest’abbigliamento si diffuse in seguito a tutta Europa. Contro il coronavirus s’indossano oggi tute in plastica o gomma, nonché mascherine chirurgiche, il cui uso cominciò a diffondersi nel 1918 in Giappone, durante l’influenza spagnola: si cercò d’infondere fiducia nella popolazione dotandola di un mezzo proprio dei chirurghi occidentali. L’uso s’impose progressivamente in Asia e ora, con l’epidemia di COVID-19, si sta diffondendo nel resto del mondo. L’efficacia dell’abbigliamento dei medici della peste contro l’epidemia, nonché delle tute per il personale sanitario e delle mascherine chirurgiche per tutti non è tuttavia dimostrata.

    Poco importa: raccomandando, per difendersi dal contagio, l’uso di mezzi impiegati dai chirurghi, le autorità cinesi, nonché ora i dirigenti politici del mondo intero, propongono una soluzione a un problema che nessuno al momento è in grado di risolvere. L’importante è agire, non prevenire e, ancor meno, curare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    https://www.voltairenet.org/article209500.html

    COVID-19: propaganda e manipolazione

    di Thierry Meyssan

    Ritornando sull’epidemia COVID-19 e sulle reazioni dei governi, Thierry Meyssan sottolinea come le decisioni autoritarie d’Italia e Francia non abbiano alcun fondamento scientifico. Sono anzi in contraddizione con i pareri degli infettivologhi più quotati, nonché con le istruzioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 21 MARZO 2020
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    Il 27 gennaio 2020 il primo ministro cinese, Li Keqiang, a Wuhan per dirigere le operazioni e ristabilire il “mandato celeste”.
    La comparsa dell’epidemia in Cina
    Il 17 novembre 2019 in Cina, nella provincia di Hubei, è stato diagnosticato il primo caso di contagio da COVID-19. I medici hanno immediatamente cercato di divulgare la serietà della malattia, ma si sono scontrati con le autorità regionali. Il governo centrale è intervenuto solo dopo che i casi hanno cominciato a moltiplicarsi e la popolazione a rendersi conto della gravità dell’infezione.

    Si tratta di un’epidemia senza significativa rilevanza statistica. Causa pochissimi decessi, anche se la morte avviene per atroce crisi respiratoria.

    Sin dall’antichità, la cultura cinese crede che l’imperatore governi per mandato del Cielo [1]. Quando il Cielo glielo revoca, sul Paese si abbatte una catastrofe: epidemia o terremoto o via dicendo. Benché viviamo in epoca moderna, il presidente Xi, nella negligenza del governo regionale di Hubei, ha percepito una minaccia. Il Consiglio di Stato ha perciò preso le redini della situazione, costringendo la popolazione della capitale dell’Hubei, Wuhan, a rimanere in casa. In pochi giorni ha costruito ospedali; ha mandato équipe mediche per rilevare a domicilio la temperatura di ogni abitante; ha portato tutti i contagiati sospetti in ospedale, dove li ha sottoposti a test; ha curato i contagiati con il fosfato di clorochina e rispedito a casa gli altri; infine, ha curato i malati gravi in rianimazione con interferone Alfa 2B ricombinante (IFNrec). Un’operazione non motivata da ragioni di salute pubblica, ma dalla necessità di dimostrare che il Partito Comunista è ancora titolare del mandato celeste.

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    Durante una conferenza stampa sul COVID-19, il viceministro della Salute iraniano, Iraj Harirchi, manifesta sintomi di contaminazione.
    Propagazione in Iran
    A metà febbraio 2020 l’epidemia si propaga dalla Cina all’Iran: due Paesi strettamente legati sin dall’antichità, con molti elementi culturali comuni. Ma, sul piano polmonare, la popolazione iraniana è la più fragile al mondo. Pressoché tutti gli uomini di oltre sessant’anni subiscono le conseguenze dei gas da guerra USA, utilizzati dall’esercito iracheno durante la guerra del Golfo (1980-1988), così come accadde a francesi e tedeschi dopo la prima guerra mondiale. Chiunque abbia viaggiato in Iran non può non essere stato sorpreso dal numero di persone che soffrono di malattie polmonari gravi. A Teheran, quando l’inquinamento supera la soglia che questi malati possono tollerare, vengono chiusi scuole e uffici amministrativi, mentre metà delle famiglie porta le persone anziane in campagna. Questo accade da 35 anni, più volte l’anno, e ormai fa parte della normalità. I membri del governo e del parlamento sono quasi tutti ex combattenti della guerra Iraq-Iran, quindi estremamente fragili di fronte al COVID-19. Quando il contagio è apparso in questa categoria di persone, numerose personalità politiche hanno contratto la malattia.

    A causa delle sanzioni USA, nessuna banca occidentale copre i trasporti di medicinali. L’Iran non ha perciò potuto trattare le persone infette e curare quelle malate finché gli Emirati Arabi Uniti, violando l’embargo, hanno mandato due aerei di materiale sanitario. Persone che in altri Paesi non soffrirebbero, in Iran muoiono sin dai primi sintomi di tosse, a causa dei polmoni lesionati. Come di consueto, il governo ha chiuso le scuole, nonché annullato diverse manifestazioni culturali e sportive, ma non ha vietato i pellegrinaggi. Alcune regioni hanno chiuso gli alberghi per evitare vi si insediassero i malati che non hanno trovato posto negli ospedali vicini a dove vivono.

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    CNN aumenta l’audience grazie alla Diamond Princess.
    Quarantena in Giappone
    Il 4 febbraio 2020 è stato diagnosticato il COVID-19 a un passeggero della nave da crociera USA Diamond Princess; in seguito altri dieci passeggeri sono risultati positivi al coronavirus. Il ministro della Salute giapponese, Katsonobu Kato, ha imposto alla nave una quarantena di due settimane a Yokohama, per evitare l’importazione del contagio nel proprio Paese. Alla fine, su 3.711 persone a bordo, in stragrande maggioranza di età superiore a 70 anni, ci sono stati sette morti.

    La Diamond Princess è israeliana-statunitense, di proprietà di Micky Arison, fratello di Shari Arison, la donna più ricca d’Israele. Gli Arison hanno trasformato la vicenda della nave in operazione di marketing. L’amministrazione Trump e molti altri Paesi hanno organizzato il trasferimento aereo dei connazionali e li hanno messi in quarantena in patria. La stampa internazionale ha dedicato a questo fatto di cronaca le prime pagine. Evocando l’epidemia dell’influenza spagnola degli anni 1918-1919, ha ipotizzato che l’epidemia dilaghi in tutto il mondo, trasformandosi in potenziale minaccia di estinzione della razza umana [2]. Una prospettiva apocalittica, senza alcun fondamento, eppure diventata Vangelo.

    Ci si ricordi che nel 1898, per aumentare le vendite dei loro quotidiani, William Hearst e Joseph Pulitzer pubblicarono false informazioni per provocare deliberatamente una guerra tra gli Stati Uniti e la colonia spagnola di Cuba. Fu l’inizio dello yellow journalism (giornalismo giallo), ossia il pubblicare qualunque cosa pur di far soldi. Oggi lo chiamiamo fake news (notizie ingannevoli).

    Per il momento non sappiano se dei magnati abbiano volontariamente seminato il panico del COVID-19, facendo passare una comune epidemia per la “fine del mondo”. In ogni caso, un’informazione fuorviante dopo l’altra, i governi se ne sono alla fine occupati. Ora la posta non è farsi pubblicità impaurendo, ma sfruttare la paura per dominare i popoli.

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    Per il direttore dell’OMS, dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, Cina e Corea del Sud hanno dato l’esempio, generalizzando i test di depistaggio: un modo implicito per dire che i metodi italiano e francese sono, dal punto di vista medico, delle assurdità.
    Intervento dell’OMS
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che seguiva sin dall’inizio la vicenda, ha preso atto della diffusione della malattia al di fuori della Cina e l’11 e 12 febbraio scorsi ha organizzato, a Ginevra, un forum mondiale sulle ricerche e le innovazioni relative alla nuova epidemia. Con l’occasione, il direttore generale, dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha invitato, con parole estremamente misurate, alla collaborazione mondiale [3]:

    In tutti i suoi messaggi l’OMS ha sottolineato:
    - il flebile impatto demografico dell’epidemia;
    - l’inutilità della chiusura delle frontiere;
    - l’inefficacia di guanti, mascherine (eccetto che per il personale sanitario), nonché di alcune “misure barriera” (per esempio, se tenersi a un metro di distanza dalle persone infette ha senso, non ce l’ha nel caso di persone sane);
    - la necessità di alzare il livello d’igiene, soprattutto lavandosi le mani, disinfettando l’acqua e aerando gli spazi chiusi; infine, di utilizzare fazzoletti usa e getta o, in mancanza, di starnutire nell’incavo del gomito.

    Ma l’OMS non è un’organizzazione sanitaria, bensì un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di problemi relativi alla salute. I suoi funzionari, benché medici, sono anche, e innanzitutto, politici. L’OMS non può quindi denunciare gli abusi compiuti da alcuni Stati.

    Per di più, sin dai tempi dell’epidemia H1N1, l’OMS deve giustificare pubblicamente le proprie raccomandazioni. Nel 2009 fu infatti accusata di essere coinvolta negli interessi di grandi aziende farmaceutiche e di aver lanciato l’allarme frettolosamente e in modo sproporzionato [4]. Nel caso del COVID-19, invece, l’OMS ha usato il termine “pandemia” come ultima carta e soltanto il 12 marzo, dopo quattro mesi dall’inizio dell’epidemia.

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    Il 27 febbraio 2020, durante il vertice franco-italiano di Napoli, Emmanuel Macron e Giuseppe Conte annunciano che reagiranno insieme all’epidemia.
    Strumentazione in Italia e in Francia
    Nella propaganda moderna non ci si deve limitare alla pubblicazione di notizie false, come fece il Regno Unito per convincere gl’inglesi a entrare nella prima guerra mondiale; si deve irreggimentare il popolo, come fece la Germania per convincere i tedeschi a scatenare la seconda guerra mondiale. La ricetta è sempre la stessa: esercitare pressioni psicologiche per indurre il popolo a compiere volontariamente atti ch’egli sa inutili, ma che servono a istradarlo sulla via della menzogna [5]. Per esempio, nel 2011 tutti sapevano che le persone accusate di aver dirottato gli aerei l’11 Settembre non erano nella lista d’imbarco. Tuttavia, la maggior parte delle persone, sotto shock, ha accettato senza fiatare le stupide accuse del direttore dell’FBI, Robert Muller, contro i «19 pirati dell’aria». Altro esempio: tutti sanno che i lanciamissili posseduti dall’Iraq del presidente Hussein erano vecchi Scud sovietici di gittata non superiore a 700 chilometri; eppure, molti statunitensi tapparono porte e finestre per proteggersi dai gas mortali con cui il malvagio dittatore avrebbe attaccato l’America [da oltre diecimila chilometri]. Nel caso del COVID-19 è il confinamento volontario nella propria dimora che costringe chi l’accetta a convincersi della veridicità della minaccia.

    Ricordiamoci che mai nella storia si è fatto uso dell’isolamento di un’intera popolazione sana per lottare contro una malattia. E, soprattutto, ricordiamo che l’epidemia non avrà conseguenze significative in termini di mortalità.

    In Italia, per il principio di quarantena, dapprima sono state isolate le regioni contaminate, poi si sono isolati tutti i cittadini l’uno dall’altro, secondo una logica diversa.

    Secondo il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, e il presidente francese, Emmanuel Macron, il confinamento di un’intera popolazione a domicilio non ha l’obiettivo di vincere l’epidemia, ma di diluirla, per evitare che gli ammalati arrivino tutti insieme negli ospedali, saturandoli. In altre parole, non è una misura sanitaria, bensì esclusivamente amministrativa. Non ridurrà il numero delle persone contagiate, ma le scaglionerà nel tempo.

    Per convincere italiani e francesi della fondatezza della decisione, Conte e Macron dapprima hanno addotto il parere dei comitati scientifici. Certamente questi comitati non hanno obiezioni sul confinamento delle persone in casa, ma non ne avrebbero nemmeno se alla gente fosse consentito di attendere alle proprie occupazioni. Indi, i presidenti Conte e Macron hanno imposto l’obbligo, per muoversi, di una dichiarazione ufficiale. Il documento, con l’intestazione dei rispettivi ministeri degli Interni, è un’autocertificazione non soggetta a verifiche né sanzioni. [TRADUTTRICE PROPONE: oggetto, quantomeno in Italia, di verifiche e sanzioni piuttosto blande].

    I due governi suscitano anche il panico con istruzioni inutili, smentite dagli infettivologhi: inducono a portare guanti e mascherine in ogni situazione e a tenersi ad almeno a un metro di distanza l’uno dall’altro.

    Video del 25 febbraio 2020 censurato dal ministero della Sanità francese.

    Il “quotidiano di riferimento” francese (sic) Le Monde, Facebook France e il ministero della Sanità francese hanno avviato la censura di un video del professor Didier Raoult, un infettivologo fra i più reputati al mondo, perché, annunciando l’esistenza di un medicinale testato in Cina contro il COVID-19 [e confermando di averlo testato con successo egli stesso in Francia, ndt], metteva in risalto l’infondatezza scientifica delle misure adottate dal presidente Macron [6].

    Relazione del professor Didier Raoult all’Assemblea Generale degli Ospedali Universitari di Marsiglia, il 16 marzo 2020.

    È troppo presto per capire quale sia il vero obiettivo dei governi Conte e Macron. L’unica cosa sicura è che il loro scopo non è combattere il COVID-19.

    Per inciso è saltata fuori la notizia che il giornale Le Monde vive solo grazie ai soldini di Bill Gates.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    https://www.voltairenet.org/article209743.html

    COVID-19: Neil Ferguson, il Lyssenko liberale
    di Thierry Meyssan

    Un tempo i dirigenti politici europei erano proni alle prescrizioni degli astrologhi. Oggi invece il loro riferimento sono gli statistici dell’Imperial College: gli stessi che in passato hanno fornito loro le provvide giustificazioni per una politica sanitaria liberale e che oggi, senza il minimo rigore scientifico, prevedono milioni di morti. Thierry Meyssan rivela come questi ciarlatani abbiano il controllo dei politici dell’Unione Europea, del Regno Unito e di alcuni Stati federali degli Stati Uniti.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 19 APRILE 2020
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    Il professor Neil Ferguson, sommo sacerdote della gestione liberale della sanità e inventore dell’isolamento generalizzato contro il COVID-19.
    Agli inizi della guerra fredda, in Occidente era consuetudine prendersi gioco della cecità dei sovietici, che credevano alle sciocchezze del professor Trofim Lyssenko. L’allora Primo Segretario del Partito, Giuseppe Stalin, aveva vietato l’insegnamento della genetica e utilizzava Lyssenko per giustificare scientificamente il marxismo, senza però trarne conseguenze sul piano pratico. La stessa malattia mentale ha colpito oggi l’Occidente. Il professor Neil Ferguson afferma che le statistiche possono predire i comportamenti degli esseri viventi. Pur essendo una stupidaggine, molti alti dirigenti politici lo credono. Sfortunatamente, a differenza dei sovietici, ne traggono conseguenze politiche che mandano in rovina interi Paesi.

    La creazione del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie
    Da una ventina d’anni i dirigenti politici occidentali tentano di utilizzare i dati statistici delle epidemie per decidere quali siano i provvedimenti da prendere in caso di pericolo. Dopo l’epidemia SARS del 2003, nel 2005 l’Unione Europea si è dotata di un Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC). Nella seconda metà del 2008 l’ECDC e la presidenza di turno francese organizzarono un convegno per studiare l’opportunità della chiusura delle scuole in caso di epidemia influenzale nonché quanto sarebbe dovuta durare. Non si parlava ancora d’isolamento generalizzato di un’intera popolazione.

    L’intervento principale fu quello del professor Neil Ferguson e di Simon Cauchemez, dell’Imperial College di Londra, che comparava i dati statistici della chiusura delle scuole in diverse situazioni: a Hong Kong nel 2003 e 2008, in Israele nel 2000 per uno sciopero degli insegnanti, dell’impatto delle vacanze in zone della Francia dal 1984 al 2006, della chiusura in Francia delle scuole infettate dall’influenza del 1957, nonché di quelle infettate dall’influenza spagnola del 1918 in Australia. Lo studio rilevava inoltre ineguaglianze e ingiustizie collegate alla chiusura delle scuole nel Regno Unito e negli USA.

    A partire da quel momento il problema è stato posto in senso inverso. Gli esperti avevano osservato che la chiusura delle scuole aveva incidenza rilevante non sul numero finale dei decessi, ma sulla velocità di diffusione della malattia. Ora perciò la loro missione era trovare una soluzione per fronteggiare la conseguenza della soppressione di letti d’ospedale che non erano sempre occupati: la statistica non più al servizio della salute dei cittadini, ma di un’ideologia, quella della gestione liberale dello Stato.

    Bernard Kouchner, il ministro francese degli Esteri che organizzò il convegno, era lo stesso che, da ministro della Sanità (1992-93, 1997-99, 2001-02) aveva avviato la riorganizzazione del sistema ospedaliero francese non più secondo criteri sanitari, ma secondo una logica remunerativa. In 15 anni la Francia ha realizzato risparmi sostanziali sopprimendo il 15% dei letti d’ospedale; economie risibili al cospetto di quanto costerà l’isolamento odierno.

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    Il professor Trofim Lyssenko sosteneva di aver dimostrato, applicando la dialettica marxista alle scienze naturali, che la scienza genetica piccolo-borghese era in errore. Sosteneva che, così come il Partito generava l’Uomo Nuovo, era possibile modificare la genetica delle piante con l’organizzazione dei campi. Durante l’epoca staliniana queste stupidaggini divennero verità ufficiale in URSS. Scienza e ideologia non vanno mai d’accordo.
    La ciarlataneria del professor Neil Ferguson
    Il professore Ferguson è tutt’ora la referenza europea per la modellizzazione delle epidemie.
    Tuttavia:
    - Fu lui, nel 2001, a convincere il primo ministro Tony Blair a far abbattere sei milioni di bovini per fermare l’epidemia di afta epizootica; una decisione che costò 10 miliardi di sterline e che oggi è giudicata aberrante.
    - Fu lui, nel 2002, a calcolare che la malattia della mucca pazza avrebbe ucciso circa 50 mila britannici, addirittura 150 mila se si fosse trasmessa ai montoni. I morti furono 177.
    - Fu lui, nel 2005, a predire che l’influenza aviaria avrebbe ucciso 65 mila britannici. I morti furono 457.

    Inezie: Ferguson è diventato consigliere della Banca Mondiale e di numerosi governi. Il 12 marzo fece pervenire una nota riservata al presidente francese Emmanuel Macron ove annunciava che il COVID-19 avrebbe causato la morte di mezzo milione di francesi. Spaventato, Macron decise l’isolamento generalizzato la sera stessa. E fu di nuovo il professor Ferguson che il 16 marzo annunciò che, se si fosse lasciato circolare liberamente il virus, si sarebbero contati 550 mila morti nel Regno Unito, nonché 1,2 milioni negli Stati Uniti: il governo britannico fu costretto a rivedere la propria politica.

    Simon Cauchemez, che nel 2009 era braccio destro di Ferguson, oggi dirige l’unità di modellizzazione dell’Istituto Pasteur. Ovviamente è membro del Comitato Scientifico dell’Eliseo, e in questa sede ha proposto l’isolamento generalizzato. Il Comitato è composto dal direttore generale della Sanità, professor Jérôme Salomon, figlio spirituale e consigliere tecnico di Bernard Kouchner.

    La presa di potere dell’équipe Ferguson è basata su una truffa intellettuale. La «biologia matematica» (sic) potrebbe giustificare la gestione liberale del servizio sanitario.

    Sfortunatamente, se le statistiche permettono di valutare a cose fatte gli effetti di tale o talaltra misura, non possono prevedere il comportamento di un organismo vivente, di un virus. Quest’ultimo cerca di propagarsi, non di uccidere. La morte è provocata involontariamente: sopravviene quando l’organismo in cui il virus si è annidato non ha ancora gli anticorpi appropriati. Nessun virus eliminerà una specie, nemmeno quella umana: se tutti gli uomini morissero il virus sparirebbe con loro.

    Del resto, l’estrapolazione di misure riguardanti le influenze per adattarle al COVID-19 è un’assurdità. L’influenza colpisce molti bambini, il COVID-19 no: in termini demografici, uccide persone anziane o che soffrono di diabete o di ipertensione. I bambini contagiati dal COVID-19 hanno una carica virale molto debole e ancora oggi non si è certi siano contagiosi.

    Il 22 marzo il professor Ferguson ha riconosciuto di aver fatto i calcoli per l’epidemia COVID-19 esclusivamente su una base-dati vecchia di 13 anni, relativa alle epidemie influenzali.

    Del resto, non si può non constatare la deriva di questo guru, che non si accontenta più di giustificare le politiche liberali applicate alla sanità pubblica, ma arriva a raccomandare di privare della libertà intere popolazioni. Per nascondere la deriva del loro mentore, i partigiani del professor Ferguson distolgono l’attenzione del pubblico raccomandando l’uso di mascherine chirurgiche che, come abbiamo già spiegato, non hanno alcuna utilità di fronte a un’epidemia [1].

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    I risultati del professor Didier Raoult parlano da soli. Infatti una campagna mediatica contro di lui è stata orchestrata dai discepoli del professor Neil Ferguson, proprio come i sostenitori di Lyssenko perseguitarono i genetisti sovietici.
    La polemica con il professor Didier Raoult
    Queste spiegazioni gettano nuova luce sulla polemica che ha contrapposto i discepoli del professor Neil Ferguson a quelli del professor Didier Raoult [[“COVID-19: propaganda e manipolazione” , di Thierry Meyssan , Traduzione Rachele Marmetti , Rete Voltaire , 21 marzo 2020.]. Contrariamente a quanto viene detto, non siamo di fronte a uno scontro metodologico, bensì di finalità.

    Ferguson è un ciarlatano vittima del suo stesso imbroglio, Raoult è invece un medico clinico. Gli adepti del primo hanno bisogno di morti per credere nella propria religione, quelli del secondo curano malati.

    Il problema cui siamo di fronte non è un dibattito scientifico, ma una guerra frutto di errori a ripetizione a danno della pratica scientifica. È sbalorditivo sentire membri del Consiglio Scientifico dell’Eliseo rimproverare al professor Raoult di non svolgere studi comparativi con un gruppo di controllo. È davvero necessario che in periodo di crisi un medico responsabile non curi alcuni dei suoi pazienti, sacrificandoli deliberatamente?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: Così non (ne) usciremo più

    https://www.voltairenet.org/article209780.html

    Il COVID-19 e l’Alba Rossa
    di Thierry Meyssan

    L’epidemia di COVID-19 ha causato a tutt’oggi oltre 200 mila morti e ha piombato nel panico miliardi di persone. Un panico che offusca lo spirito critico di maggior parte di loro e induce a prendere o approvare decisioni politiche stupide. Un gruppo di personalità, l’Alba Rossa (Red Dawn) – la cui corrispondenza è stata rivelata da Kaiser Health News e dal sito del New York Times – ha ottenuto l’imposizione di un’ideologia apocalittica: la Cina ci avrebbe dichiarato guerra e possiamo proteggerci solo mettendo in isolamento tutti i civili.

    RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 28 APRILE 2020
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    Il dottor Richard Hatchett, già consigliere del presidente George W. Bush – per conto del quale concepì l’isolamento obbligatorio della popolazione – ora direttore del CEPI [Coalition for Epidemic Preparedness Innovations], gruppo di coordinamento mondiale per lo sviluppo di vaccini, creato dal Forum di Davos attorno alla Fondazione Gates. Hatchett è stato il primo a assimilare l’epidemia di COVID-19 a una “guerra” (sic).
    In un precedente articolo [1] ho dimostrato come le terrificanti statistiche dei decessi che causerebbe il COVID-19 siano state elaborate da un ciarlatano, il professor Neil Ferguson, dell’Imperial College di Londra, più volte smentito negli ultimi decenni.

    In un altro articolo [2] ho altresì mostrato che in Cina le misure d’isolamento non avevano fondamento medico, ma politico (la teoria del “mandato del Cielo”). Ora vorrei spiegare da dove ha avuto origine l’isolamento obbligatorio indiscriminato, adottato dall’Occidente.

    Per settimane ho consultato opere di epidemiologia senza trovarvi traccia di misure analoghe. Mai nella storia si è combattuta un’epidemia in questo modo. Senonché mi ha indirettamente illuminato la corrispondenza rivelata da Kaiser Health News: si tratta di una misura che l’amministrazione Bush pianificò nel 2005-2007.

    L’assegnazione a domicilio di militari e civili
    Nel 2005 il dipartimento USA della Difesa studiava come preparare le truppe statunitensi di stanza all’estero contro attacchi di bioterrorismo. Partendo dal principio neoconservatore per cui i terroristi sono stranieri, quindi non possono penetrare in installazioni militari USA, il Servizio Sanitario si preoccupava di come reagire ad attacchi contro soldati che si trovavano all’esterno. L’isolamento negli ospedali dei soldati ammalati e l’assegnazione in caserma di quelli sani era un’opzione logica. Del resto, le basi militari USA sono piccole città concepite per resistere ad assedi. Vi si può vivere isolati per mesi.

    Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, aveva però intenzione di trasformare la società, sopprimendo la distinzione fra civili e militari, in modo che chiunque potesse venire arruolato per la guerra totale al terrorismo. Rumsfeld espose il concetto in un intervento sul Washington Post [3].

    Il dottor Carter Mecher, membro del Servizio Sanitario per gli ex combattenti (Department of Veterans Affairs), e il dottor Richard Hatchett, consigliere della Casa Bianca (National Security Council), furono incaricati di estendere questa regola militare ai civili; riuscirono però a imporla al Center for Disease Control and Prevention soltanto nel 2006, appena prima della partenza di Rumsfeld.

    Ne seguì immediatamente un’ondata di proteste, guidata dal professor Donald Henderson, già direttore della scuola di salute pubblica dell’Università John Hopkins nonché del sistema statunitense di risposta alle epidemie. Secondo Henderson, così come tutti i medici che all’epoca si espressero, l’assegnazione a domicilio non ha fondamento medico e vìola le libertà fondamentali dell’individuo: è la deriva totalitaria dell’amministrazione che, dopo gli attentati dell’11 Settembre, aveva fatto adottare l’USA Patriot Act.

    I documenti ufficiali relativi a questa misura furono distrutti soltanto nel 2017 dall’amministrazione Trump. Hatchett è diventato direttore della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), che coordina gli investimenti sui vaccini a livello mondiale.

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    Una delle mail dell’Alba Rossa: il dottor Lawler vi fa esplicito riferimento al piano di assegnazione forzata a domicilio della popolazione civile, elaborato per conto del presidente Bush dai dottori Mecher e Hatchett.
    L’“Alba Rossa”
    Tutti hanno seguito le contraddittorie conferenze stampa della Casa Bianca sulle modalità di risposta al COVID-19. Per stroncare l’epidemia, il dottor Anthony Fauci, effimero consigliere scientifico della Casa Bianca, preannunciava misure autoritarie; l’apparentemente irresponsabile presidente Trump si opponeva invece a misure d’isolamento, in nome della Libertà di tutti.

    Per dimostrare l’incompetenza del presidente, gli amici di Fauci hanno lasciato trapelare parte della loro corrispondenza [4], da cui emerge la formazione di un gruppo di discussione e d’azione, l’Alba Rossa (Red Dawn) [5].

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    Una denominazione che si riferisce a un’operazione misconosciuta del segretario alla Difesa Caspar Weinberger, che nel l984 spedì una delegazione in tutta Europa e in America Latina a sollecitare l’aiuto degli alleati per fronteggiare un’imminente invasione degli Stati Uniti. L’allora segretario di Stato per le Relazioni Estere francese, Jean-Michel Baylet, mi ha raccontato di questo grottesco tentativo di manipolazione: una frotta di generali USA, giunta a Parigi per spiegare, con molta serietà e molte diapositive, che la prima potenza mondiale era minacciata da due piccoli Stati poveri, Cuba e Nicaragua. Durante l’incontro, i diplomatici francesi non si capacitavano di essere presi per imbecilli e con gran fatica riuscirono a non ridere in faccia ai generali. Per appoggiare la campagna, il Pentagono commissionò a Hollywood un film di propaganda, Alba Rossa, con protagonisti Patrick Swayze e Charlie Sheen. Nel 2003 il titolo del film diede il nome anche all’operazione per catturare il presidente iracheno Saddam Hussein.

    Scegliendo il nome Alba Rossa, le 37 personalità del gruppo dichiarano esplicitamente il proprio anticomunismo viscerale. L’URSS non esiste più, ma il Partito Comunista dirige ancora la Cina, luogo da cui l’epidemia è partita: il loro compito è riprendere il Potere e fare la guerra.

    Tra i membri del gruppo troviamo gli inevitabili dottori Anthony Fauci (direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases) e Robert Redfield (direttore dei Centers for Disease Control and Prevention), nonché i dottori Carter Mecher (consigliere al Department of Veterans Affairs) e Richard Hatchett (direttore del CEPI), che durante l’amministrazione Bush imposero che le regole militari d’isolamento valessero anche per i civili.

    Le idee del dottor Hatchett sono state integralmente riprese dal presidente francese Emmanuel Macron: siamo in guerra e, per proteggerci, dobbiamo isolare a domicilio tutti i civili. Le hanno fatte proprie anche alcuni governatori USA, ma non il presidente Trump.

    Il seguito è noto. Il panico ha invaso le pubbliche opinioni. I dirigenti politici, temendo di essere accusati d’inazione, si sono messi a imitare coloro che fanno qualcosa. La regola militare USA, adottata dalla Francia, si è diffusa come il virus che dovrebbe combattere. L’economia mondiale si è fermata. Problemi alimentari sorgono un po’ ovunque e, se non vi si porrà presto rimedio, compariranno carestie, anche in settori dei Pesi ricchi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 

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