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Discussione: QAnon

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    Predefinito QAnon

    Pagina di introduzione a QAnon, la più grande operazione di intelligence dei nostri tempi, il fenomeno mondiale più censurato e attaccato di tutti i tempi



    https://www.qanon.it/
    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e “Il Grande Risveglio”. Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE PRIMA

    Per questa analisi, vista la sua particolare natura, dovremo necessariamente fare affidamento non soltanto su fatti accertati, ma anche su materiale proveniente da fonti ritenute affidabili o anche solo probabilmente affidabili. Siamo, per certi versi, in un territorio inesplorato per quanto riguarda la politica internazionale e dobbiamo aggirare l’imponente censura messa in atto dai mezzi di comunicazione ufficiali [1].

    Cominciamo dalla fine, cioè dall’accettare come fatto compiuto che Donald Trump sia asceso alla presidenza degli Stati Uniti come punta di diamante di una gigantesca operazione militare su scala internazionale, preparata meticolosamente nel corso di diversi decenni. L’analisi dei fatti servirà anche a provare questo punto.

    Un outsider alla Casa Bianca
    Donald Trump ha raggiunto la presidenza degli USA attraverso la più incredibile delle vicende elettorali, nella quale egli, non un politico, ma un miliardario operante nel ramo delle costruzioni immobiliari, autore del libro best seller “The art of the deal” (L’arte della trattativa) e noto al grande pubblico come personaggio televisivo di reality show dalla connotazione un po' trash, ha, come primo passo, vinto le primarie repubblicane contro il suo stesso partito, i cui vertici lo hanno pesantemente osteggiato, sconfiggendo 16 avversari tutti più titolati di lui, tra i quali Jeb Bush, pupillo dell’omonima famiglia, i potenti senatori Ted Cruz (Texas) e Marco Rubio (Florida), e il governatore dell’Ohio John Kasich, suo acerrimo nemico politico. Nel frattempo, Hillary Clinton, il presidente designato da quella che avrebbe dovuto essere la parte più forte della classe dirigente americana, aveva vinto le primarie democratiche, scippandole al socialdemocratico Bernie Sanders, grazie non solo al meccanismo dei superdelegati, che mette buona parte delle possibilità di candidatura nelle mani dell’apparato del partito e quindi dei ‘donors’ (i grandi donatori, ossia le entità economiche che ci mettono i soldi, spesso nascondendosi dietro teste di legno - e parliamo solo dei finanziamenti ufficiali, perché quelli non ufficiali sono di gran lunga superiori), ma soprattutto a veri e propri brogli elettorali, scoperti e denunciati in forma anonima attraverso l’invio di numerosi documenti compromettenti a Wikileaks (la cui esistenza fa probabilmente parte dello stesso piano che ha portato Trump alla presidenza degli USA o, quanto meno, si è rivelata assai funzionale allo stesso), che li ha resi pubblici. Il Comitato Nazionale Democratico ha attribuito ufficialmente l’attacco hacker ai soliti russi, mentre con un’indagine interna ha identificato Seth Rich, un analista informatico che lavorava per il comitato ed era sostenitore di Bernie Sanders, come autore della spiata. Lo stesso Rich è stato ucciso il 10 luglio 2016 per ritorsione, dietro l’ordine di alti esponenti democratici, tra i quali John Podesta. Bernie Sanders è stato “risarcito” per la mancata candidatura con una proprietà immobiliare.

    Inizialmente, il Partito Democratico ha cercato di favorire la vittoria di Trump alle primarie repubblicane, ritenendolo un avversario facile da battere, ma la minima influenza democratica sul voto repubblicano non può essere certo annoverata come causa fondante della riuscita di Trump.

    Le elezioni presidenziali hanno visto realizzarsi un evento ritenuto ancora più improbabile. Hillary Clinton aveva dalla sua non solo tutto il proprio partito e parte dei vertici repubblicani, ma anche la totalità dei cosiddetti mainstream media (media a grande diffusione), la parte più ricca e potente della classe dirigente (Wall Street innanzi tutto, ma anche i giganti del tecnologico, le grandi aziende farmaceutiche, i media appunto, ecc.), un’organizzazione sul territorio che consentiva di sfruttare le falle del sistema elettorale americano, consentendo ai militanti di esprimere il voto in più seggi e, addirittura, in più Stati e, soprattutto, consentendo a milioni di immigrati clandestini di votare illegalmente [2], come da esplicito incoraggiamento del presidente Obama alla vigilia delle elezioni. Inoltre, è praticamente certo che le macchine per il voto elettronico (utilizzate in diversi Stati e fornite da una società di proprietà di George Soros, finanziere ungherese, che in gioventù ha collaborato con i nazisti aiutandoli nella confisca dei beni degli ebrei [3] e che è strettamente legato al Partito Democratico e alla Clinton) fossero programmate per cambiare automaticamente una parte dei voti da Trump a Clinton. In più, tutte le principali piattaforme internet e tutti i principali social media (Facebook, Twitter, Youtube, Reddit, Instagram, ecc.) mettevano in atto forme di censura sia esplicite che occulte (shadow banning) nei confronti dei sostenitori di Trump e degli esponenti repubblicani.

    La vittoria elettorale di Trump in condizioni apparentemente proibitive è stata, come vedremo, il frutto di una pianificazione militare al più alto livello. Se ci sono stati brogli elettorali in suo favore, questi sono stati messi in atto in modo da essere irrilevabili, dato che le stesse inchieste promosse dai democratici all’indomani delle elezioni sono servite solo a mettere in luce irregolarità commesse dai democratici stessi e quindi immediatamente chiuse. Ridicolo, poi, pensare che la sbandierata influenza diretta dei russi sul processo elettorale americano possa avere un fondo di verità. Come vedremo, si tratta di una teoria della cospirazione architettata ad arte.

    Il programma elettorale di Trump
    Il vero programma di Trump, almeno nella prima fase, è esposto in grandi linee in questo video: LINK , girato prima delle elezioni.

    Essenzialmente, esso verte sulla distruzione della borghesia finanziaria (diventata, se possibile, ancor più parassitaria dopo la crisi del 2008 che, a detta dello stesso Soros, ha rappresentato la fine della finanza vera e propria; in effetti, il meccanismo della finanza, da allora, è stato sostenuto dall’esasperata monetizzazione da parte delle banche centrali) e della rete delle banche centrali, insieme alla macchina politica e propagandistica ad essa legata. Un compito titanico, quasi irrealistico, che però, ad oggi, trova riscontro nei fatti.

    Tale programma necessita di un’attuazione su base internazionale (con un’alleanza non dichiarata, per chiari motivi di opportunità, ma ‘di fatto’ con Russia, Cina e altre nazioni) e deve essere necessariamente accompagnato da misure di sostegno alla popolazione (in parte già realizzate o in via di realizzazione) per conservarne e rafforzarne il supporto.

    Il piano riecheggia, tra le varie cose e tra le righe, la volontà del non-a-caso-assassinato presidente Kennedy di smantellare (o neutralizzare, in questo caso) la CIA e distruggere le potenti società segrete nelle quali spesso i vertici della borghesia finanziaria si organizzano per esercitare e rafforzare il proprio potere (come la vecchia e potentissima Skull and Bones [Teschio e Ossa], con base nell’università di Yale, che ha tra i suoi membri l’ex presidente George W. Bush e l’ex segretario di stato John Kerry [4]).

    La borghesia finanziaria e il deep state
    Gli attuali, elevatissimi livelli di concentrazione capitalistica, specie nel settore del credito, fanno sì che un esiguo numero di famiglie sia in grado controllare una fetta consistente dell’economia mondiale. Questa “élite” finanziaria [per capitale finanziario vale la definizione di “compenetrazione tra capitale bancario e capitale industriale”], spesso chiamata dai nemici “Cabala”, ha raggiunto un tale potere da cullare sogni superimperialistici, che si estrinsecano nella dottrina del Nuovo Ordine Mondiale (New World Order, NWO) e nella creazione di istituzioni sovranazionali che prevalgano, sulla base del diritto internazionale, sulle istituzioni nazionali. Parliamo quindi non solo della solita ONU (il recente Global Compact sull’immigrazione è un tentativo di imporre, a livello mondiale, una normativa cara all’élite finanziaria per ovvi motivi legati, direttamente e indirettamente, al profitto) e dei vari carrozzoni ad essa collegati, ma anche dell’Unione Europea, del FMI e di tutte le istituzioni bancarie sovranazionali (Banca Mondiale, Bank of International Settlements, ecc.), delle conferenze sul clima con i vari accordi e protocolli (anche questi creati allo scopo di ingrassare le élite finanziarie), del WTO e dei vari accordi commerciali regolati a livello sovranazionale (ad esempio il NAFTA, appena rinegoziato e talmente snaturato da Trump da essere stato praticamente sostituito da accordi bilaterali, e i vari TPP e TTIP, strangolati dallo stesso nella culla). Questa élite finanziaria, che esercita il controllo economico sulla maggior parte delle banche centrali del mondo, soprattutto attraverso la famiglia Rothschild (la FED, ad esempio, è una fondazione privata controllata, oltre che dai Rothschild, anche dai Rockefeller e dai Morgan, è posta su un terreno di sua proprietà ed è immune dalle leggi USA), nei decenni ha creato, come è ovvio, quasi in ogni Stato del globo, una rete di funzionari, giornalisti e politici ad essa fedeli, una sorta di “stato nello stato” a cui spesso ci si riferisce usando il termine “deep state” (stato profondo). La frase attribuita a Nathan Rothschild, ma probabilmente apocrifa “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non devo più preoccuparmi di chi fa le leggi” rende perfettamente l’idea.

    Gli attuali eventi mondiali possono forse essere visti come una titanica lotta tra la borghesia finanziaria con base sovranazionale (globalista) e la borghesia con base nazionale (sovranista) anche se, ad essere sinceri, da questo punto di vista la matematica spesso non torna, nel senso che, facendo il semplice computo delle forze economiche in campo, la differenza tra globalisti e sovranisti è enorme a vantaggio dei primi, quindi devono necessariamente esistere altri fattori in gioco, al momento non visibili (considerando il dato, storicamente incontrovertibile, che i militari non si muovono mai in maniera slegata dal contesto, ma si schierano con una delle due parti in lotta, o con entrambe quando l’esercito si spacca; anche nel caso dei "golpe militari", la spinta principale viene da settori economici preponderanti). La lettura degli eventi indica che i sovranisti sono talmente forti rispetto alla controparte che riescono a mettere in atto il loro piano nei tempi che essi stessi hanno stabilito, minimizzando le conseguenze sociali e l’uso della forza. Per fare un paragone, è come quando, in una competizione sportiva, uno dei contendenti fa dell'avversario ciò che vuole, prevedendo e neutralizzando facilmente tutti i suoi tentativi per prevalere.



    ELENCO DELLE BANCHE CENTRALI CONTROLLATE O POSSEDUTE DAI ROTHSCHILD SECONDO QANON (Q#135, Q#136, Q#137, Q#138) [5]

    ROTHSCHILD OWNED & CONTROLLED BANKS:

    Afghanistan: Bank of Afghanistan

    Albania: Bank of Albania

    Algeria: Bank of Algeria

    Argentina: Central Bank of Argentina

    Armenia: Central Bank of Armenia

    Aruba: Central Bank of Aruba

    Australia: Reserve Bank of Australia

    Austria: Austrian National Bank

    Azerbaijan: Central Bank of Azerbaijan Republic

    Bahamas: Central Bank of The Bahamas

    Bahrain: Central Bank of Bahrain

    Bangladesh: Bangladesh Bank

    Barbados: Central Bank of Barbados

    Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

    Belgium: National Bank of Belgium

    Belize: Central Bank of Belize

    Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Bermuda: Bermuda Monetary Authority

    Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

    Bolivia: Central Bank of Bolivia

    Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

    Botswana: Bank of Botswana

    Brazil: Central Bank of Brazil

    Bulgaria: Bulgarian National Bank

    Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Burundi: Bank of the Republic of Burundi

    Cambodia: National Bank of Cambodia

    Came Roon: Bank of Central African States

    Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

    Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

    Central African Republic: Bank of Central African States

    Chad: Bank of Central African States

    Chile: Central Bank of Chile

    China: The People’s Bank of China

    Colombia: Bank of the Republic

    Comoros: Central Bank of Comoros

    Congo: Bank of Central African States

    Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

    Côte d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Croatia: Croatian National Bank

    Cuba: Central Bank of Cuba

    Cyprus: Central Bank of Cyprus

    Czech Republic: Czech National Bank

    Denmark: National Bank of Denmark

    Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

    East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

    Ecuador: Central Bank of Ecuador

    Egypt: Central Bank of Egypt

    El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

    Equatorial Guinea: Bank of Central African States

    Estonia: Bank of Estonia

    Ethiopia: National Bank of Ethiopia

    European Union: European Central Bank

    Fiji: Reserve Bank of Fiji

    Finland: Bank of Finland

    France: Bank of France

    Gabon: Bank of Central African States

    The Gambia: Central Bank of The Gambia

    Georgia: National Bank of Georgia

    Germany: Deutsche Bundesbank

    Ghana: Bank of Ghana

    Greece: Bank of Greece

    Guatemala: Bank of Guatemala

    Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Guyana: Bank of Guyana

    Haiti: Central Bank of Haiti

    Honduras: Central Bank of Honduras

    Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

    Hungary: Magyar Nemzeti Bank

    Iceland: Central Bank of Iceland

    India: Reserve Bank of India

    Indonesia: Bank Indonesia

    Iran: The Central Bank of the Islamic Republic of Iran

    Iraq: Central Bank of Iraq

    Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

    Israel: Bank of Israel

    Italy: Bank of Italy

    Jamaica: Bank of Jamaica

    Japan: Bank of Japan

    Jordan: Central Bank of Jordan

    Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

    Kenya: Central Bank of Kenya

    Korea: Bank of Korea

    Kuwait: Central Bank of Kuwait

    Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

    Latvia: Bank of Latvia

    Lebanon: Central Bank of Lebanon

    Lesotho: Central Bank of Lesotho

    Libya: Central Bank of Libya (Their most recent conquest)

    Uruguay: Central Bank of Uruguay

    Lithuania: Bank of Lithuania

    Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

    Macao: Monetary Authority of Macao

    Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

    Madagascar: Central Bank of Madagascar

    Malawi: Reserve Bank of Malawi

    Malaysia: Central Bank of Malaysia

    Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Malta: Central Bank of Malta

    Mauritius: Bank of Mauritius

    Mexico: Bank of Mexico

    Moldova: National Bank of Moldova

    Mongolia: Bank of Mongolia

    Montenegro: Central Bank of Montenegro

    Morocco: Bank of Morocco

    Mozambique: Bank of Mozambique

    Namibia: Bank of Namibia

    Nepal: Central Bank of Nepal

    Netherlands: Netherlands Bank

    Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

    New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

    Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

    Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Nigeria: Central Bank of Nigeria

    Norway: Central Bank of Norway

    Oman: Central Bank of Oman

    Pakistan: State Bank of Pakistan

    Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

    Paraguay: Central Bank of Paraguay

    Peru: Central Reserve Bank of Peru

    Philip Pines: Bangko Sentral ng Pilipinas

    Poland: National Bank of Poland

    Portugal: Bank of Portugal

    Qatar: Qatar Central Bank

    Romania: National Bank of Romania

    Russia: Central Bank of Russia

    Rwanda: National Bank of Rwanda

    San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

    Samoa: Central Bank of Samoa

    Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

    Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Serbia: National Bank of Serbia

    Seychelles: Central Bank of Seychelles

    Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

    Singapore: Monetary Authority of Singapore

    Slovakia: National Bank of Slovakia

    Slovenia: Bank of Slovenia

    Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

    South Africa: South African Reserve Bank

    Spain: Bank of Spain

    Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

    Sudan: Bank of Sudan

    Surinam: Central Bank of Suriname

    Swaziland: The Central Bank of Swaziland

    Sweden: Sveriges Riksbank

    Switzerland: Swiss National Bank

    Tajikistan: National Bank of Tajikistan

    Tanzania: Bank of Tanzania

    Thailand: Bank of Thailand

    Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

    Tonga: National Reserve Bank of Tonga

    Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

    Tunisia: Central Bank of Tunisia

    Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

    Uganda: Bank of Uganda

    Ukraine: National Bank of Ukraine

    United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

    United Kingdom: Bank of England

    United States: Federal Reserve, Federal Reserve Bank of New York

    Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

    Venezuela: Central Bank of Venezuela

    Vietnam: The State Bank of Vietnam

    Yemen: Central Bank of Yemen

    Zambia: Bank of Zambia

    Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe

    The FED and the IRS

    Vale la pena notare come la lotta per instituire una banca centrale negli USA sia sempre stata molto aspra: nella dottrina dei padri fondatori (soprattutto di Thomas Jefferson), l’idea era quella di ridurre il governo alle minime dimensioni possibili: l’autentico laissez-faire di stampo mercantilista, ancora ben radicato nella cultura dell’America profonda. Nella loro storia, gli USA hanno avuto tre banche centrali, le prime due negli anni 1791-1812 e 1816-1836. Quando l’attuale FED fu istituita il 24 dicembre del 1913, l’allora presidente Wilson ebbe a dire al riguardo: “Sono un uomo profondamente infelice. Ho inconsapevolmente rovinato il mio paese. Una grande nazione industriale è controllata dal suo sistema di credito”. Ovviamente, non si tratta altro che della naturale evoluzione del sistema capitalistico nella fase del suo estremo sviluppo. Durante la Grande Depressione, nel periodo del New Deal, la borghesia finanziaria americana era talmente (e immotivatamente) spaventata dal fatto che il presidente Roosevelt potesse usare le prerogative della FED per stampare denaro e veicolarlo alla popolazione in difficoltà, alterando, attraverso la distribuzione della massa monetaria, la distribuzione della ricchezza tra le classi in favore del popolo, che tentò di organizzare un colpo di stato, il cosiddetto Business Plot del 1934.

    Un aspetto molto importante in questa lotta tra fazioni della classe dirigente lo rivestono certe ideologie religiose, che servono a giustificare le perversioni sessuali spesso collegate all’esercizio del potere: pare che buona parte delle élite finanziarie siano legate e/o leghino le loro pedine nelle grandi aziende, nelle grandi banche, nello stato, nella politica e nello spettacolo mediante riti sessuali che prevedono pratiche indicibili su adulti e fanciulli, pratiche che scimmiotterebbero antichi riti mediorientali. Note sono, ad esempio, le frequentazioni dei coniugi Clinton con il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, i loro viaggi sul suo aereo Lolita Express [sic] fino alla sua isola personale dove esiste un tempietto (ben documentato da foto) nel quale si consumerebbero gli stupri dei minori. Nota è anche l’inchiesta del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD) sul materiale trovato nel laptop del pedofilo, al momento in galera, Anthony Weiner, ex rappresentante democratico alla House of Congress ed ex marito di Huma Abedin, stretta collaboratrice di Hillary Clinton, che documenterebbe diversi orribili crimini commessi dalla Clinton su minori [6] [7], . Noto è anche il caso Pizzagate (che ha visto coinvolto il potente John Podesta - Skippy per i suoi amici pedofili, Podesta da Molesta o Pedosta per i detrattori - capo della campagna presidenziale della Clinton), controverso e insabbiato, ma indubbiamente legato ad eventi reali, alla luce dei documenti emersi grazie a Wikileaks e mai smentiti. Questi ed altri fatti, veri o falsi che siano (presumibilmente veri, almeno come visione generale), rappresentano un fortissimo collante per il nocciolo duro dei sostenitori di Trump nella lotta contro il deep state.

    (continua)

    (Testo del 9 marzo 2019)

    [1] Da questo punto di vista, le informazioni provenienti da tutti le principali TV, dai principali giornali mondiali e da siti come piattaforme di informazione e Wikipedia sono da ritenersi inaffidabili, tranne rare eccezioni.

    [2] Il Partito Democratico ha negli anni perfezionato il controllo del voto delle minoranze etniche, compresi gli immigrati clandestini, grazie al sapiente usa degli ammortizzatori sociali, che per i democratici sono un cavallo di battaglia.

    [3] https://www.geopolitica.ru/en/news/g...ring-holocaust

    [4] https://en.wikipedia.org/wiki/List_o..._Bones_members

    [5] https://archive.4plebs.org/pol/threa...733/#149063400

    [6] https://www.opdeepstate.com/2018/02/...away-for-life/

    [7] Per dare un’idea del livello di malattia mentale, basti pensare che, in uno scambio di email del 25 novembre 2009 con il suo collaboratore Matt Torrey, l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton, riferendosi tra le righe a pratiche pedofile, definiva l’Arabia Saudita il “Paese delle Meraviglie”, lei stessa era Alice e Torrey il Cappellaio Matto (fonte: Wikileaks).

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...13713929269248
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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e “Il Grande Risveglio”. Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE SECONDA

    L’assoggettamento della macchina statale
    L’insediamento di Trump è stato, come già detto, il coronamento di un’operazione militare di altissimo livello, che prevedeva come alternativa, nel caso in cui le elezioni fossero andate male, il cosiddetto “Z Plan”, cioè il classico colpo di stato militare, con la rimozione del presidente in carica, dell’intero gabinetto e di tutto il Congresso, che avrebbe portato ad un notevole spargimento di sangue e ad enormi problemi sul piano internazionale. Pare che, in certi ambienti, voci di colpo di stato girassero almeno dal 2011.

    Sin dall’inizio, comunque, la presidenza Trump ha attuato, in maniera progressiva e inesorabile, il programma delle rivoluzioni borghesi più profonde (cioè la sostituzione dell’intero apparato della macchina statale con elementi fidati), ma senza un uso palese della violenza. Grazie al fatto di essere giunta al potere con la spinta dei militari, la nuova amministrazione ha potuto avvalersi di una grande quantità di dati compromettenti, raccolti dal Servizio Segreto e, sul piano informatico, dalla National Security Agency (NSA), per generare un’ondata senza precedenti (siamo nell’ordine delle migliaia) di dimissioni di CEO (amministratori delegati) di numerosissime società, di vertici della pubblica amministrazione, di membri del Congresso (sia democratici che repubblicani: eclatante il caso di Paul Ryan, Speaker repubblicano anti-trumpiano della Camera, astro politico nascente) che non si sono ripresentati alle elezioni di medio termine [8]. Le informazioni compromettenti riguarderebbero principalmente reati sessuali (pedofilia) e legati al traffico di esseri umani, corruzione, tradimento. Particolare cura è stata posta nell’epurare il Dipartimento di Stato (che equivale al Ministero degli Esteri), il Dipartimento della Giustizia, lo staff della Casa Bianca, l’FBI, la CIA (agenzia talmente compromessa da richiedere un lavoro particolarmente lungo, profondo e arduo). Sono stati nominati numerosi giudici federali di cui, ultimamente, 3 nel famoso IX Circuito, roccaforte democratica, spesso utilizzata come arma politica e ora in via di scardinamento.

    La battaglia per la Corte Suprema, ganglio fondamentale del potere negli USA, termine ultimo di tutte le principali controversie legali e costituzionali, è stata e continua ad essere particolarmente feroce. Questa istituzione è composta da 9 giudici (justices) nominati a vita dal presidente degli USA che, generalmente, si dividono in due schieramenti speculari a quelli parlamentari: conservatori (repubblicani) e progressisti (democratici). All’inizio del 2016 il rapporto di forze nella Corte Suprema era di 5-4 per i conservatori, con il giudice Kennedy (conservatore) che era in realtà uno swing vote (voto oscillante). Il 13 febbraio del 2016 il giudice Scalia è morto, ufficialmente per cause naturali, in realtà, probabilmente, vittima di un omicidio politico che mirava a cambiare gli equilibri nella Corte Suprema. Il presidente Obama non è stato in grado di nominare un nuovo giudice, perché i justices devono essere confermati dal Senato, che era in mano ai repubblicani. La partita era rimandata al dopo-elezioni, con i democratici convinti di vincere sia la presidenza che il Senato. Come sappiamo, le cose sono andate in modo opposto: il neoeletto Trump ha nominato il giudice Neil Gorsuch, confermato dal Senato. Il 5-4 per i conservatori era ristabilito, ma con l’incognita del voto oscillante di Kennedy che infatti, non a caso, si è dimesso dal primo agosto 2018, lasciando a Trump la possibilità di una nuova nomina. Il nominato è stato Brett Kavanaugh, giudice federale molto noto nell’ambiente, e durante la sua audizione in Senato è iniziata una vera e propria battaglia fatta di colpi bassi, con i democratici che hanno tentato di delegittimarlo facendo leva su una valanga di accuse di molestie sessuali e addirittura di stupro, francamente poco credibili, risalenti a oltre trent’anni prima e mosse da una pletora di donne spuntate dal nulla. Il tentativo di far saltare la nomina, che ha monopolizzato i media per diversi giorni, è fallito. Un altro show è in preparazione per la successione a Ruth Bader Ginsburg, ottantacinquenne giudice progressista della Corte Suprema, icona del femminismo americano e probabilmente affetta da demenza senile, ma schermata e difesa a spada tratta dal Partito Democratico per ovvi motivi, che lo scorso 21 dicembre si è sottoposta ad un importante intervento chirurgico e che da allora non è più apparsa in pubblico. Vi sono buona probabilità che non sia più in grado di partecipare al lavoro della Corte Suprema e che il fatto venga tenuto nascosto nella speranza di trovare una strategia che consenta ai democratici di non perdere un ulteriore seggio, andando in minoranza per 6 a 3. Secondo un’altra lettura, il seggio della Ginsburg consentirebbe ai conservatori per avere un vero 5-4 in quanto, su questioni di vita o di morte per il deep state, il giudice Roberts, conservatore e presidente della Corte Suprema, sarebbe pronto a schierarsi con i progressisti.

    Le elezioni di medio termine sono state condotte dal team di Trump secondo le regole della tattica militare: hanno lasciato al nemico l’obiettivo di scarsa importanza (la House of Representatives, cioè la Camera) e, nel far questo, hanno lasciato che si invischiasse in una vasta serie di brogli elettorali (per i quali i responsabili verranno certamente perseguiti dal punto di vista giudiziario) e si sono concentrati sull’obiettivo fondamentale per il loro scopi, il potente Senato. Prima delle elezioni, hanno spostato tutti i casi che ritenevano importanti dal Comitato Giudiziario della Camera a quello del Senato ed hanno portato a casa il risultato: la maggioranza repubblicana è passata da 51-49 a 53-47, e in più si sono sbarazzati di un paio di senatori inaffidabili (Jeff Flake e Bob Corker). A questo punto i militari controllano sia la branca esecutiva che quella giudiziaria del potere.

    Di tipo militare è anche la gestione dello staff e del gabinetto da parte dell’amministrazione Trump, con personaggi che vengono palesemente usati come pedine su una scacchiera: è il caso, ad esempio, dell’ex ambasciatrice all’ONU Nikky Haley, neoconservatrice e quindi sostenitrice del New World Order e mantenuta per un certo periodo al posto affinché si esprimesse in senso opposto rispetto alle linee reali della politica estera americana e gettasse fumo negli occhi dei nemici. La Haley è dimissionaria dal 31 dicembre 2018 e verrà sostituita. Anche John Bolton, l’attuale Consigliere per la Sicurezza Nazionale, è un noto neoconservatore che rilascia dichiarazioni di segno opposto rispetto a quelle che sono le linee reali della politica estera americana. Lo stesso Attorney General Jeff Session (detto l’esecutore silenzioso) è stato utilizzato per un paio d’anni per lavorare sotto traccia (tra le fasulle ire di Trump), per essere poi sostituito da un A.G. ad interim, Matthew Whitaker, che ha svolto un altro tipo di lavoro, legato ad ulteriori purghe nel DOJ, per poi cedere il posto al nuovo A.G., William Barr, che gestirà una nuova fase, presumibilmente quella dei processi.

    È il trionfo di quello che è stato chiamato Scaramucci model: Anthony Scaramucci fu nominato da Trump Direttore delle Comunicazioni della Casa Bianca il 21 luglio del 2017, prese servizio il 25, fece piazza pulita di diversi membri dello staff che comunicavano informazioni riservate alla stampa, portò alle dimissioni l’allora capo dello staff e “talpa” Reince Priebus e fu licenziato da Trump il 31.

    La montante marea giudiziaria
    Lo scopo principale dei militari nella prima fase del loro piano è, sul piano interno, quello di ripulire la branca giudiziaria e quella esecutiva dello stato dagli elementi legati al deep state, al fine di preparare la strada per gli arresti e i processi nei confronti dei principali esponenti della fazione sconfitta. A ben leggere le tendenze in atto, dovrebbero entrare in scena addirittura i tribunali militari, che avrebbero il compito di giudicare particolari casi di tradimento: durante l’udienza in Senato di Brett Kavanaugh per il seggio della Corte Suprema, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ora a capo del Comitato Giudiziario del Senato, ha posto al candidato una domanda (decisamente inusuale, dato il contesto) sulla possibilità di istituire tribunali militari per un certo tipo di reati anche in tempo di pace, domanda alla quale Kavanaugh ha risposto con un’apertura. Una mossa così palese aveva il duplice obiettivo di terrorizzare il nemico ed ammiccare a quella parte di sostenitori che è più addentro alle reali dinamiche delle vicende politiche americane. Inoltre, il primo gennaio del 2019 è entrato in vigore l’Ordine Esecutivo presidenziale che rivede l’ordinamento dei tribunali militari e amplia le possibilità del presidente di dichiarare la legge marziale [9]. Sarebbero in preparazione, oltre alla famigerata prigione di Guantanamo (che avrebbe dovuto essere chiusa e che invece ultimamente è stata ristrutturata e ampliata), altri due centri di detenzione per accogliere i prigionieri di alto livello.

    Numerosissime sono le inchieste giudiziarie in corso, a conferma dell’epocale terremoto politico che si sta preparando. L’ex Attorney General Jeff Sessions, dimessosi il 7 novembre 2018, ha nominato un procuratore speciale, John Huber dello Utah, coadiuvato da uno staff di 470 investigatori per inchieste sulla cui natura ancora non si sa nulla. Probabilmente è stato nominato anche un secondo procuratore segreto, che lavora in parallelo con uno staff analogo. Il lavoro del Dipartimento della Giustizia ha prodotto, nel giro di poco più di un anno, qualcosa come 85.000 sealed indictments (atti d’accusa sigillati, quindi con contenuto segreto), al ritmo di 5-6000 al mese, un numero incredibile dato che, storicamente, in media lo stesso dipartimento ne produce poco più di mille all’anno. La novità, però, è che a partire da gennaio 2019 è stato aperto un numero piuttosto consistente di questi sealed indictments, segno che si stanno istituendo i rispettivi processi. Inoltre, dall’insediamento di Trump sono aumentati vertiginosamente gli arresti per traffico di esseri umani (nell’ordine delle migliaia se non delle decine di migliaia), con numerose reti di trafficanti smantellate. Anche qui le indagini sono partite dai livelli più bassi, ma si sa che personaggi molto in vista, che rappresentano il vero obiettivo di questa campagna, sono implicati nel traffico di esseri umani.

    Parlando di vicende ai confini della realtà, vale la pena dedicare qualche riga al funerale dell’ex presidente George H. W. Bush, che sarebbe morto verso la metà di novembre del 2018 ma la cui morte sarebbe stata annunciata il 30 dello stesso mese per ritardare, grazie alla proclamazione del lutto nazionale, le cruciali udienze di James Comey (ex direttore dell’FBI), Hillary Clinton, Loretta Lynch (Attorney General, cioè ministro della giustizia, sotto Obama) di fronte al Comitato Giudiziario della Camera. La mossa puntava a far slittare le audizioni a dopo l’insediamento della nuova Camera a maggioranza democratica (previsto per il 3 gennaio 2019), ma il piano, anche questa volta, è fallito. I militari, per rispondere alla mossa, hanno attuato la strategia del terrore nella maniera più spettacolare: durante il funerale del vecchio Bush hanno fatto recapitare, tramite il servizio segreto, delle buste ai membri della Cabala e del deep state (parliamo dei coniugi Obama, dei coniugi Clinton e dei fratelli Bush, tra gli altri) contenenti un messaggio non proprio gradito, visto lo sconcerto sul volto di alcuni dei destinatari [10]. Evidentemente nella politica americana non manca il senso dello spettacolo. Per la cronaca, la ricchissima (grazie al petrolio) famiglia Bush fa parte della cosiddetta Cabala; Prescott Bush, padre dell’ex presidente appena morto, fu uno dei finanziatori di Hitler.

    Oltre alla montagna di possibili casi di corruzione in procinto di approdare nelle aule dei tribunali, ve ne sono alcuni in gestazione (o, nel caso del senatore McCain, già conclusi) che sono particolarmente emblematici, perché investono i più alti esponenti delle passate amministrazioni e i reati perseguiti sconfinano spesso nel tradimento.

    Il caso Trump-Russia collusion e la sua trasformazione nel boomerang Spygate

    All’indomani delle elezioni presidenziali, la macchina del Partito Democratico, completamente spiazzata dal clamoroso risultato (nessuno aveva mai pensato che la Clinton potesse perdere un’elezione pesantemente truccata in suo favore [11]), ha iniziato l’azione per delegittimare il presidente eletto, affermando, anche per bocca della stessa Hillary Clinton, che il candidato Trump aveva vinto le presidenziali grazie all’aiuto diretto della Russia di Putin. Già durante la campagna elettorale Trump era stato accusato di essere troppo tenero con la Russia, che fino a quel momento era stata il bersaglio di lungo termine della politica estera americana. Secondo gli accusatori, l’intervento dei russi si sarebbe realizzato principalmente per via telematica (attacchi hacker al voto elettronico, propaganda sui social media, etc.). L’affermazione è ridicola, vista la disparità nella forza economica dei due paesi: la possibilità di truccare elezioni altrui funziona per lo più come i vasi comunicanti, con la forza che va dal vaso più alto (dove l’acqua ha maggiore energia potenziale) al più basso, e non viceversa. È chiaro che esiste un saldo legame, un’alleanza tra il team di Trump (e quindi il grosso delle forze armate statunitensi) e la Russia, ma i contatti avvengono ad un altro livello, su canali militari, mentre le azioni sul territorio degli USA sono di esclusivo appannaggio dell’esercito americano. Come nasce, dunque, la storia della collusione tra Trump e i russi per vincere le presidenziali?

    Durante le primarie, Hillary Clinton e il Comitato Nazionale Democratico, attraverso lo studio legale Perkins Cole, affidarono a Fusion GPS (un’azienda di ricerca commerciale e intelligence strategica con base a Washington DC) l’incarico di ricercare materiale compromettente su Donald Trump, dietro il pagamento di 1,02 milioni di dollari. A giugno del 2016 Fusion GPS ingaggiò allora l’ex agente segreto britannico Christopher Steele per compilare un dossier pieno di informazioni, che si sarebbero poi rivelate infondate, su Trump e la Russia (la Russia avrebbe “coltivato” il candidato Trump per 5 anni, gli avrebbe fornito informazioni sugli avversari politici, avrebbe coperto i suoi “festini” a Mosca, ecc.). Il 5 luglio Steele fece pervenire il dossier sia all’FBI che all’intelligence britannica; più tardi, nello stesso mese, l’allora capo della sezione controspionaggio dell’FBI, Peter Strzok, iniziò a supervisionare un’inchiesta su una possibile interferenza russa nel processo elettorale americano, inclusa la possibile collusione con la campagna di Trump. Lo stesso Steele passò il dossier a Bruce Ohr, quarto funzionario in grado al Dipartimento della Giustizia e marito di Nellie Ohr, impiegata presso la Fusion GPS. Sempre in luglio, Steele iniziò a diffondere il contenuto del dossier in varie interviste alla stampa. Ad agosto, l’allora direttore dell’FBI James Comey e l’allora direttore della CIA John Brennan entrarono di peso nella vicenda, spingendo per azioni contro Trump sulla base del dossier. In settembre, Steele fece pervenire il dossier al Dipartimento di Stato e a ottobre venne ingaggiato dall’FBI per proseguire le indagini su Trump anche dopo le elezioni, per poi essere licenziato dopo un’intervista non autorizzata. Intanto, tutti gli attori in gioco continuavano la campagna stampa. Parallelamente, al suo interno, l’FBI aveva già giudicato il dossier non verificabile e inaffidabile.

    Il dossier Steele è stato utilizzato per ottenere il mandato dalla FISA Court (il tribunale di sorveglianza dell’intelligence straniera, l’unico tribunale degli USA in cui l’accusato non ha diritto ad essere rappresentato) affinché Trump fosse sorvegliato come possibile spia straniera, per validare diverse inchieste della Camera e del Senato e per giustificare la nomina di un procuratore speciale (Robert Mueller, direttore dell’FBI dal 4 settembre 2001 – occhio alla data! – al 4 settembre 2013) che investigasse sui legami di Trump con la Russia.

    Da qui il boomerang giudiziario: un legittimo candidato alla presidenza veniva illegalmente spiato sulla base di un dossier non verificabile pagato dal Partito Democratico, con l’avallo delle più alte cariche dell’FBI e della CIA e con l’assenso del presidente Obama, che era a conoscenza dei fatti. Tale azione di spionaggio è poi proseguita ai danni del presidente eletto. Tutta la documentazione della vicenda è ora coperta da segreto, e contiene la prova di talmente tante irregolarità da parte di chi ha gestito le investigazioni (oltre che da parte di stati alleati come il Regno Unito - il cui coinvolgimento, una volta reso pubblico, scatenerà, presumibilmente, un ulteriore terremoto politico in Europa – e l’Australia) che la sua declassificazione rappresenterebbe un’autentica bomba politica. Dal punto di vista della legge americana, il celebre caso Watergate impallidisce al confronto. Trump ha dichiarato di voler desecretare tutta la documentazione per rivelare le responsabilità e i reati al pubblico americano. La mossa, per ora, non può essere compiuta perché il materiale fa parte dell’inchiesta Mueller (la cui chiusura è imminente) e la sua pubblicazione potrebbe essere impugnata dall’opposizione come intralcio alla giustizia, reato per cui il presidente può essere soggetto ad un procedimento di impeachment. Il materiale verrà probabilmente desecretato dopo il termine dell’inchiesta Mueller, nel momento in cui la mossa potrà infliggere agli avversari il maggior danno possibile.

    L’inchiesta Mueller, dopo due anni di indagini in tutte le direzioni, non è riuscita ad approdare a nulla: non si è trovata ombra di collusione tra Trump e i russi, sono stati soltanto generati titoli da prima pagina (assai gonfiati, per altro) per l’arresto o la messa in stato d’accusa di alcuni personaggi dell’entourage di Trump (il generale Flynn, George Papadopoulos, Paul Manafort, il controverso avvocato Michael Cohen, Roger Stone tra gli altri) a causa di reati commessi non già colludendo con una potenza straniera, bensì nei confronti dell’inchiesta stessa. Lo stesso Mueller (inizialmente nominato dal deep state, di cui fa indubbiamente parte, per veicolare, a livello internazionale, il messaggio di un Trump sotto controllo e creare una sorta di “polizza di assicurazione” nei confronti dello stesso), implicato nello scandalo Uranium One (che vedremo più avanti) e in vari abusi commessi presso la FISA Court a partire dal 2002, sta lavorando per la propria salvezza e per questo motivo ha iniziato a cooperare con i militari, tradendo il fronte anti-Trump. Si tratta di un colpo mortale per la strategia dei democratici che mira alla delegittimazione del presidente.

    Per quanto riguarda aspetti di contorno (per ora), si inizia a far luce sulle diverse riunioni che si sarebbero succedute al Dipartimento della Giustizia all’indomani dell’elezione di Trump (la prima addirittura poche ore dopo la vittoria elettorale), nel tentativo di delineare una strategia per esautorarlo: si prepara la strada per accusare numerosi altissimi funzionari di aver tentato il colpo di stato.

    Sullo Spygate sta indagando l’Ispettore Generale Michael Horowitz, capo del braccio investigativo del Dipartimento della Giustizia, nominato dall’ex capo di tale dipartimento, Jeff Sessions. Pur non trattandosi di un’inchiesta penale, ma di un’ispezione, servirà a portare a galla parte degli aspetti illegali nelle azioni del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI.

    Aggiornamento del 02-04-2019 - I fatti hanno confermato ampiamente quanto già detto: l’inchiesta Mueller è terminata e Trump è stato completamente scagionato. Ora è in atto la controffensiva da parte dei militari e gli esponenti del deep state, ormai nel panico, stanno iniziando ad accusarsi tra loro: in una recentissima intervista alla CNN, l’ex direttore della NSA James Clapper ha puntato il dito direttamente contro Obama, accusandolo di essere il mandante dell’operazione per delegittimare Trump.

    Aggiornamento del 19-04-2019 – Il procuratore generale William Barr ha affermato il 10 aprile scorso, durante un’audizione al Congresso, che a suo avviso potrebbero esserci state irregolarità nelle attività di spionaggio della campagna di Trump. Da chi ha familiarità con la figura di Barr, avvocato e politico di lungo corso, noto per l’equilibrio delle proprie dichiarazioni, queste parole vengono interpretate come foriere di azioni giudiziarie verso altissimi ex dirigenti delle “agenzie di tre lettere” (FBI, CIA, NSA). Veementi quanto inefficaci le reazioni da parte democratica, forti del consueto appoggio dei mainstream media. Il 18 aprile 2019 è stato reso pubblico l’intero report dell’inchiesta Mueller, con gli omissis a norma di legge. Il caso Trump-Russia collusion, già morto, è stato definitivamente sepolto. La fine dell’inchiesta Mueller ha spostato l’amministrazione Trump da una posizione di difesa ad una di offesa, mentre al contrario i democratici sono ora sulla difensiva. Dall’analisi del report e degli eventi che hanno portato alla sua redazione, risulta evidente che l’inchiesta Mueller è stata prorogata ben oltre quello che avrebbe dovuto essere il suo termine naturale (non sussistendo alcuna prova di collusione), con il duplice scopo di far cadere Trump nella trappola dell’ostruzione alla giustizia con qualche atto avventato (come il licenziamento di Rod Rosenstein o dello stesso Mueller) e di avere un forte argomento di propaganda per le elezioni di medio termine del 2018.

    Aggiornamento del 01-05-2019 – È stato reso noto da Joseph diGenova (ex procuratore generale del District of Columbia) che, a breve, dovrebbe uscire la relazione di un’investigazione sui crimini dell’ex direttore dell’FBI James Comey. Questi, in uno strano tweet in codice del 27 aprile (le informazioni contenute nel tweet e riguardanti i suoi precedenti lavori non risultano essere vere), avrebbe annunciato, per ritorsione, diversi attentati (fino a cinque, secondo l’interpretazione) di presunti jihadisti, uno dei quali sarebbe appena stato sventato [12].



    Tra quelle degli “alti papaveri”, la testa di James Comey potrebbe essere la prima a cadere (sopra, il tweet di James Comey decodificato).

    Aggiornamento del 16 maggio 2019 – Il 13 maggio 2019 il procuratore generale Barr ha nominato ufficialmente John Durham, procuratore degli Stati Uniti in Connecticut, per condurre indagini sull’origine dell’inchiesta sulla presunta collusione tra Trump e la Russia. La mossa era stata a lungo invocata dal presidente americano. In realtà, si evince da documenti ufficiali che Durham ha avviato l’inchiesta già da diverse settimane. All’inchiesta stanno collaborando gli attuali vertici della CIA, dell’FBI e il DNI (Director of National Intelligence).

    Aggiornamento del 21 maggio 2019 – Sulla base della decodifica nell’immagine sopra riportata, è stato annullato l’evento scolastico “Blue Marble Jubilee” previsto per l’11 maggio a Grass Valley (California), evitando quasi sicuramente una strage (vedi: https://www.theunion.com/news/crime/...-grass-valley/ ). Se i membri del deep state sono ridotti a mandare i messaggi in codice via Twitter,è segno che le altre vie di comunicazione sono precluse. Bisogna aggiungere che uno degli effetti (voluti) di QAnon è stato quello di “addestrare” milioni di persone a riconoscere e decodificare messaggi di tipo militare, creando quindi un’effettiva barriera a comunicazioni di questo tipo effettuate allo scoperto.

    Aggiornamento del 24 maggio 2019 – Trump ha ordinato la desecretazione della documentazione FISA. Le voci che volevano James Comey come primo altissimo funzionario a cadere erano solo pretattica (post di QAnon Q#3344). Si inizia quindi con il boccone più grosso. La visita di Trump nel Regno Unito, prevista per il 3 giugno, cade, non a caso, in un momento in cui il presidente americano si presenta forte della desecretazione di documenti che comprovano la complicità del governo britanno nell’operazione di spionaggio ai suoi danni (non è da escludere che le dimissioni della May possano essere legate anche a questo) e della probabile vittoria elettorale di Nigel Farage e delle forze populiste e anti-UE alle elezioni europee.

    Il caso McCain

    Il senatore dell’Arizona John McCain, eletto in Senato ininterrottamente dal 1987, candidato repubblicano alle presidenziali del 2008 ed eroe della guerra in Vietnam, è ufficialmente morto per le complicazioni legate a un tumore al cervello il 25 agosto del 2018, all’età di quasi 82 anni. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se il board di QAnon (di cui parleremo in seguito) non avesse annunciato, attraverso un particolare codice, il giorno e l’ora esatta della comunicazione della sua morte con un mese di anticipo e se al suo funerale non fossero stati mandati particolari messaggi, sempre in “codice”, all’interno di alcune orazioni funebri, tra le quali quella del quasi centenario Henry Kissinger. Dall’analisi di tutti i fatti, emerge che McCain sarebbe stato processato, condannato a morte e giustiziato da un tribunale militare segreto [13] con l’accusa di tradimento per aver ceduto alla Corea del Nord la tecnologia di una classe di satelliti militari, denominata Lodestar, per la creazione di impulsi elettromagnetici, dando così allo stato asiatico la potenzialità di scatenare il caos mondiale.

    La disamina delle posizioni politiche di McCain, il fatto che abbia, di persona, passato il dossier Steele all’FBI (che ne era comunque già in possesso), il fatto che abbia cambiato il proprio voto all’ultimo istante, impedendo l’abolizione dell’Obamacare (la cui sostituzione è un punto cardine delle politiche sociali di Trump) e il fatto che la sua partecipazione a diverse riunioni in Medio Oriente con i capi dell’ISIS sia documentata in maniera inconfutabile, ne fanno di sicuro un membro del deep state. Una nota (apparentemente) di colore: durante i suoi funerali, trasmessi in diretta tv nazionale, Trump, non invitato, era impegnato a giocare a golf.







    Nelle foto sopra si vede McCain a colloquio con esponenti dell’ISIS. Nel cerchio rosso a sinistra della terza foto, è visibile Abu Bakr al-Baghdadi. I militari americani sono venuti in possesso alcune di queste immagini “prelevandole” per via informatica direttamente dagli smartphone dei protagonisti. Altre immagini sono state twittate dallo stesso McCain nel 2013, descrivendo i vertici dell’ISIS come "combattenti siriani per la libertà".

    (continua)

    (Testo del 9 marzo 2019, con integrazioni successive)

    [8] https://qmap.pub/resignations

    [9] https://theupliftingcrane.wordpress....ary-tribunals/

    [10] https://www.youtube.com/watch?v=pmHwJbS_ku8

    [11] https://www.youtube.com/watch?v=G87U...w&index=9&t=0s

    [12] https://www.cbsnews.com/news/mark-do...r-vegas-event/

    [13] “McCain è stato messo a morte”: il lapsus freudiano (?) di John Kasich, governatore dell’Ohio https://www.youtube.com/watch?v=dyNT11ogFwk

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...29544995303424
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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e “Il Grande Risveglio”. Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE TERZA

    La montante marea giudiziaria - II parte
    La Clinton Foundation e il caso Uranium One. I casi legate alle email

    La famiglia Clinton, che è stata pubblicamente definita da Trump una “famiglia criminale”, ha saldi e diretti legami con diversi esponenti della Cabala (George Soros, Lynn Forester de Rothschild, vari membri della Casa Saudita) e ha, nei decenni, rinsaldato e ampliato il proprio potere eliminando oppositori ed avversari attraverso una lunga serie di omicidi politici [14]. È stato addirittura coniato un termine ad hoc per l’omicidio politico dei Clinton: “Arkancide”, che è la fusione del nome Arkansas (lo stato di cui Bill Clinton è stato governatore prima di diventare presidente) con il termine homicide.

    Ricevuti alti incarichi governativi, il più recente come Segretario di Stato nell’amministrazione Obama, Hillary Clinton (e sicuramente anche moltissimi esponenti delle diverse amministrazioni che si sono succedute) ha messo in atto una strategia “pay-per-play” (“pagare per giocare”, nient’altro che la classica corruzione) attraverso la quale vendeva i propri servigi, spesso a entità straniere, in cambio di tangenti che venivano pagate sotto forma di donazioni alla Clinton Foundation, il falso ente benefico fondato dai due coniugi [15]. Vladimir Putin, durante la conferenza stampa congiunta con Trump a Helsinki, ha apertamente affermato che un’entità russa ha pagato 400 milioni di dollari alla Clinton Foundation, evadendo le tasse. Ad oggi, la Clinton Foundation è sotto inchiesta da parte del procuratore Huber, anche se il lavoro di quest’ultimo rimane, come già detto, avvolto nel mistero. Diversi impiegati della Clinton Foundation si sono fatti avanti per denunciare le irregolarità da loro riscontrate nell’attività della fondazione (i cosiddetti “whistleblowers” – letteralmente, “fischiatori” -, cioè funzionari che denunciano irregolarità nell’attività del governo o di grandi aziende, sono protetti dalla legge americana). Il 2 maggio 2019, in alcune comunicazioni, il procuratore David J. Schwendiman, esperto in crimini di guerra, viene accostato al team che si occupa delle indagini.

    Il caso più clamoroso in cui la Clinton Foundation è implicata è il caso Uranium One, che ha visto la cessione del 20% delle riserve americane di uranio ad un’agenzia statale russa, la Rosatom, in cambio di enormi tangenti. Altre attività legate al pay-per-play hanno riguardato la vendita di segreti militari alla Cina.

    La Clinton e altri alti esponenti del governo hanno gestito i loro affari con attori stranieri utilizzando server di email privati anziché quelli governativi (cosa vietata dalla legge americana per alti funzionari in carica, per ovvi motivi di controllo) e avrebbero anche usato questi server per far pervenire all’estero i segreti militari attraverso falsi attacchi hacker. Parte di questi server, segnatamente quelli di gmail (il servizio email di Google, azienda strettamente legata alla Cabala) si trovava in Corea del Nord, vedremo poi il perché. Dopo l’accordo con Kim Jong Un, questi server sono stati consegnati all’amministrazione Trump; il giorno della consegna, Trump ha postato la seguente foto, allo scopo di farsi beffe del nemico e, nel contempo, terrorizzarlo:



    L’enorme busta è una chiara allusione al simbolo di gmail. L’immagine può facilmente strappare una risata, ma è importante avere ben presente che il simbolismo, in tutta questa vicenda che vede lo scontro mortale tra fazioni della classe dirigente, riveste un ruolo estremamente importante.

    Negli USA ci sono diversi casi pendenti legati alle email, riassunti nel seguente schema:



    Le informazioni contenute nei server, comprese quelle cancellate, sarebbero tutte nelle mani dei militari, grazie alla NSA e al Servizio Segreto.

    Allo scandalo delle email della Clinton è legato anche il cosiddetto “Tarmac meeting” (incontro della pista): il 27 giugno 2016, in piena campagna per le presidenziali, Bill Clinton e Loretta Lynch, allora a capo del Dipartimento della Giustizia, a bordo di due aerei diversi all’aeroporto di Phoenix, inscenarono un incontro “casuale” (perché diversamente sarebbe stato illegale) in cui l’ex presidente avrebbe proposto alla Lynch un seggio alla Corte Suprema una volta che la moglie fosse stata eletta presidente, in cambio dell’insabbiamento dello scandalo delle email. Secondo QAnon, la Lynch starebbe oggi collaborando alle indagini.

    Aggiornamento del 21-06-2019 – Alle diverse indagini in corso sulla gestione di email top secret su server non autorizzati da parte di Hillary Clinton, se ne è aggiunta una del Dipartimento di Stato, che terminerà il primo settembre, il che inizia a darci un’idea sulle tempistiche del crescendo giudiziario che, almeno in parte, dovrebbe culminare nei tempi giusti per favorire la rielezione di Trump (che non dovrebbe essere in discussione).

    I brogli elettorali nelle elezioni di medio termine

    Il piano dei militari prevedeva la sconfitta dei repubblicani alla Camera nelle elezioni di medio termine, lasciando i democratici tranquilli nel perpetrare brogli elettorali su vasta scala (pratica che ha consentito loro di espandere la propria influenza politica nell’ultimo ventennio), per poi coglierli in flagrante. Il caso più eclatante lo si è avuto in Florida, nella popolosa contea di Broward, dove il Partito Democratico ha inviato Brenda Snipes, un’autentica esperta nel truccare elezioni e già più volte scoperta, in passato, a praticare quest'”arte”, che continuava, a giorni dalla chiusura dei seggi, a far spuntare schede elettorali dal nulla e che stava per ribaltare il risultato dell’elezione del governatore e di un senatore, fin quando la vicenda è non finita sotto i riflettori: a quel punto, l’operazione è stata bloccata.

    Ad oggi, risultano aperte inchieste giudiziarie su brogli elettorali non solo in Florida, ma anche in Arizona, Georgia, Nuovo Messico, Texas, California e Oregon. Lo scopo del team di Trump è quello di arrivare all’approvazione, entro il 2019 e sull’onda delle inchieste, di una legge che preveda il controllo dell’identità ai seggi elettorali (cosa che oggi non avviene). Tale norma, da sola, basterebbe ad annichilire il Partito Democratico per molti anni a venire, visto che molte delle sue fortune elettorali sono legate al voto degli immigrati illegali (negli USA sarebbero 25 milioni, cioè ben oltre gli 11 milioni delle cifre ufficiali), che possono votare grazie a false registrazioni.

    I casi Weinstein e NXIVM. Il bubbone Pedogate

    Nell’ottobre del 2017 il potente produttore di Hollywood Harvey Weinstein è stato accusato da diverse donne di abusi sessuali e stupro: avrebbe abusato della propria posizione per costringere attrici e aspiranti tali a compiere atti contro la loro volontà. Nulla di nuovo sotto il sole. A maggio del 2018, Weinstein è stato arrestato (ora è libero su cauzione, costretto a indossare il braccialetto elettronico) e l’inizio del processo è previsto per maggio del 2019. Lo scandalo farebbe parte del piano dei militari per far saltare il mondo di Hollywood, potente macchina di propaganda del Partito Democratico: gli esponenti di più alto livello del mondo del cinema sarebbero tutti legati tra loro da culti e pratiche sessuali illegali, che rendono i partecipanti potenzialmente ricattabili, una condizione che serve a mantenere la compattezza e la sicurezza del gruppo. Weinstein starebbe collaborando alle indagini, facendo nomi eccellenti per alleggerire la propria posizione.

    Sempre, non a caso, ad ottobre del 2017 è esploso lo scandalo NXIVM, una società di marketing multilivello che organizza seminari per il “successo personale”, alla quale sono legati personaggi molto noti, tra cui l’attrice Allison Mack. In passato, la prestigiosa rivista altoborghese Forbes ha dedicato alla NXIVM alcuni articoli e nientepopodimeno che il Dalai Lama ha fatto visita alla sua sede nel 2009, tenendovi un discorso. In realtà, è emerso che i corsi sul “successo personale” servivano come introduzione a culti a sfondo sessuale e che la NXIVM era invischiata nel traffico di esseri umani (compresi minori) da usare come schiavi sessuali. Anche questo caso servirà a colpire personaggi eccellenti e le informazioni ricavate dalle diverse confessioni potrebbe essere tra quelle utilizzare per indurre alle dimissioni un elevatissimo numero di CEO, funzionari pubblici e politici. L’inizio del processo è previsto per il 29 aprile 2019 [16].

    In cima a tutti i reati di tipo sessuale (stupro, riduzione in schiavitù a scopo di sfruttamento sessuale), come già accennato, c’è la pedofilia, una pratica, a quanto pare, profondamente radicata tra élite economiche, clero (soprattutto cattolico), mondo della politica, dello spettacolo [16A] e dell’informazione. Si tratta, a quanto sembra, non solo di una perversa commistione tra esercizio sadico e crudele del potere a danno dei più inermi e “piacere” fisico, ma anche di un modo per rendere ricattabili gli appartenenti a quella enorme rete di interessi a cui diamo il nome di Cabala - deep state. In questo caso, la pedofilia si intreccerebbe, a quanto pare, con turpi traffici economici, con l’estrazione di adrenocromo [16B] (che sarebbe la “fonte della giovinezza” delle élite perverse) dalle piccole vittime fino ad arrivare alla loro morte, addirittura con pratiche cannibalistiche [16C] legate a rituali satanisti. Questo il quadro costruito attraverso fatti concreti, riferimenti storici, congetture, voci, illazioni, interpolazioni: un quadro da confermare o, almeno parzialmente, smentire nella sua crudezza, nell’orrore, nell’estensione. Tra i fatti accertati abbiamo le email [16D] di Wikileaks, in cui personaggi di altissimo livello (Hillary Clinton, John Podesta tra tutti) usano un codice verbale tipico della pedofilia e su cui si incentra lo scandalo Pizzagate [16E], [16F], rapidamente insabbiato dalla stampa; i ripetuti, numerosissimi scandali in cui è continuamente coinvolta la Chiesa Cattolica; lo scandalo Jeffrey Epstein, che finora ha incastrato il principe Andrea d’Inghilterra e altri personaggi “minori”; un report dell’FBI che collega la Fondazione Clinton a “crimini contro i bambini” [16G] ed è confermato dal report dell’Ispettore Generale Horowitz (datato 11 giugno 2018) che cita diverse volte proprio i “crimini contro i bambini” [16H]; le agghiaccianti affermazioni di diversi membri del Dipartimento di Polizia di New York riguardo al contenuto del computer di Anthony Weiner [16I] e il triste destino di molti di coloro che hanno potuto conoscerne il contenuto (su 12 persone, 9 sono morte) [16J]; le disturbanti immagini delle raccolte d’”arte” dei fratelli Podesta [16K] e delle performance “artistiche” di Marina Abramovic [16L] (personaggio con espliciti legami con diversi personaggi del deep state), le riprese aeree [16M] dell’isola di Epstein, Little St. James, con le zone verosimilmente riservate a rituali occulti (e le indicazioni di QAnon, soprattutto Q#3140 e Q#3147), i continui riferimenti al simbolismo occulto di membri della politica, dello spettacolo [16N] e della Chiesa Cattolica [16O], [16P]. Molti di questi fatti sono riassunti nell'eccellente documentario OUT OF SHADOWS - FUORI DALL'OMBRA: https://youtu.be/6R1h0HwBP7w . Il tempo svelerà la verità [16Q].

    Aggiornamento del 21-06-2019 – L’ex leader di NXIVM, Keith Raniere, è stato dichiarato colpevole di tutti i capi di imputazione, tra cui quello di traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Il verdetto è atteso per il 25 settembre. La macchina giudiziaria continuerà a scandagliare tutta la rete NXIVM, che contava 15000 membri. Tra i principali risvolti politici c’è il coinvolgimento diretto del padre di Kirsten Gillibrand, candidata democratica alle presidenziali del 2020, che ha lavorato come lobbysta per la NXIVM, e il fatto che l’associazione ha indirizzato ingenti fondi verso la campagna elettorale di Hillary Clinton del 2016.

    I legami del Partito Democratico con l’Ucraina e la Cina

    Il governo ucraino ha ultimamente aperto un’inchiesta sulle attività in Ucraina di Hillary Clinton nei mesi che hanno preceduto le elezioni americane del 2016: la Clinton avrebbe chiesto aiuto alle autorità del paese per delegittimare Trump attraverso falsi casi di corruzione e altre notizie compromettenti create ad arte [17]. Lo stesso governo si è detto disponibile a fornire tutte le informazioni al Dipartimento della Giustizia USA: probabilmente questa volta si tratta di un vero caso di interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016 da parte di un governo straniero e di “collusione”, però questa volta da parte di esponenti del deep state. L’amministrazione Trump avrebbe ottenuto il voltafaccia da parte del governo ucraino, fino a poco fa fortemente legato al deep state e al Partito Democratico, grazie a una cospicua vendita di armi avvenuta nel 2018 (armi che comunque rimangono sotto il controllo di personale militare americano, pur se su suolo ucraino).

    Un’altra grossa spina per il Partito Democratico proveniente dall’Ucraina è la notizia che, in seguito alla “rivoluzione ucraina”, orchestrata dagli americani e dalla UE, che ha portato Poroshenko al potere nel 2014, Hunter Biden, figlio di Joe Biden, già vicepresidente USA negli 8 anni di Obama e uno dei più quotati candidati democratici alle presidenziali del 2020, è entrato nel consiglio di amministrazione della Burisma Holding, azienda operante nel campo del gas naturale. Lo stesso Joe Biden, da vicepresidente, sarebbe intervenuto presso il governo ucraino per far licenziare un procuratore che stava indagando su casi di corruzione che riguardavano l’azienda in questione [18].

    La sconfitta elettorale di Poroshenko (21 aprile 2019) dovrebbe accelerare il passaggio delle informazioni compromettenti agli USA, anche alla luce del fatto che il candidato Zelenzky ha vinto sulla base di un programma anti-corruzione. Pare che, con la sconfitta di Poroshenko, il deep state abbia perso un’altra pedina: Zelinsky è favorevole a trattare con la Russia per porre fine alla guerra nel Donbass.

    Più profondi e ramificati sono i rapporti tra diversi alti esponenti democratici e la Cina, soprattutto con la borghesia globalista cinese. Oltre alla vendita di segreti militari e industriali, che ha sicuramente coinvolto le sfere più alte del partito con le modalità che abbiamo visto, sussistono anche, ad esempio, intrecci d’affari tra il governo cinese e il solito Joe Biden con il figlio Hunter [19]. La potente senatrice californiana Dianne Feinstein (ex sindaco di San Francisco, che in alcuni momenti cruciali ha dimostrato di esercitare un certo controllo sulla senatrice repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski, cfr. Q#2281, Q#2282, Q#2345) è stata segnalata da QAnon come collegata al governo cinese (Q#2277, Q#2378). Ad agosto del 2018 è emerso il fatto che la Feinstein ha fatto lavorare per anni nel proprio staff un individuo che è risultato essere una spia cinese [20].

    Ma i rapporti economici con la Cina coinvolgono certo anche alcuni repubblicani: il deputato Justin Hamash, che ha recentemente invocato l’impeachment di Trump, ha diversi interessi economici in Cina che potrebbero essere danneggiati dai nuovi accordi commerciali tra gli USA e i cinesi [21].

    Le forniture di armi e dollari ai falsi nemici

    Nel 2009 l’amministrazione Obama varò l’operazione “Fast and Furious” [21A], che consisteva nella vendita di migliaia di armi (compresi 34 fucili calibro .50, capaci di abbattere un elicottero) ai cartelli dei narcotrafficanti messicani per poi tracciarle attraverso il GPS ed arrestare così i narcos. In realtà, sia i whistleblowers che le indagini hanno dimostrato che nessuno si è mai occupato di tracciare le armi, che sono state successivamente usate in numerose azioni criminali, anche contro cittadini americani [22]. Ovviamente lo scandalo è stato finora messo a tacere attraverso vari stratagemmi legali, tra i quali quello di invocare il “privilegio dell’esecutivo” [23]. L'operazione aveva anche lo scopo di incentivare fatti di sangue utili per attaccare il Secondo Emendamento.

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    Nel 2011 gli USA avevano stabilito un avamposto diplomatico a Bengasi, città considerata il cuore della fronda anti-Gheddafi (leader libico ucciso l’anno prima dai ribelli, ma con il consistente aiuto della NATO, al culmine della guerra civile) e si erano rifiutati di andarsene, contrariamente a quanto avevano fatto tutti gli altri paesi occidentali, di fronte a serie minacce di attacchi da parte di terroristi jihadisti, di cui la città era letteralmente infestata. L’inevitabile attacco avvenne il tra l’11 e il 12 settembre del 2012 (la data, ovviamente, non è casuale); il Dipartimento di Stato, allora retto da Hillary Clinton, era stato avvisato del pericolo 9 mesi prima [24]. Nell’azione morirono 4 cittadini americani, tra cui l’ambasciatore, e nulla venne fatto, a livello militare, per predisporre un salvataggio durante l’attacco, che durò in tutto oltre 6 ore. Perché era cosi importante mantenere un avamposto a Bengasi in quella che era, a tutti gli effetti, una missione suicida? Secondo quanto emerso dai documenti messi a disposizione da Wikileaks, l’avamposto (che comprendeva un’area di pertinenza della CIA) serviva a far pervenire armi sia ai ribelli libici che a quelli siriani, che avevano tra le loro file organizzazioni come i Fratelli Musulmani, al-Qaeda e l’ISIS. Il disegno era quello di stravolgere il Medio Oriente secondo il piano stabilito subito dopo l’11 settembre 2001, che stabiliva il cambio di regime in sette paesi (Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran) nell’arco di cinque anni [25] e che stava andando a rilento.

    Ad agosto del 2014 Obama costrinse il generale Michael Flynn, direttore della Defense Intelligence Agency da luglio del 2012, alle dimissioni: il generale aveva espresso obiezioni sulle politiche dell’amministrazione dei confronti dell’ISIS [26] ed era probabilmente venuto a conoscenza delle forniture di armi al Califfato da parte degli USA. A febbraio del 2016 Flynn fu nominato consulente della campagna elettorale di Trump; divenne poi il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del nuovo presidente, rimanendo in carica per soli 24 giorni: fu costretto a dimettersi sull’onda delle nuove voci sulla collusione tra Trump e la Russia, che sarebbero poi sfociate nell’inchiesta Mueller (Flynn aveva effettivamente incontrato l’ambasciatore russo Kislyak nell’ambito di normali meeting relativi al passaggio di consegne tra un’amministrazione e l’altra). Era iniziata una persecuzione giudiziaria legata molto probabilmente ai segreti della collaborazione tra l’amministrazione Obama e l’ISIS di cui il generale è a conoscenza. Proprio l’inchiesta Mueller forzò Flynn a dichiararsi colpevole dietro pressioni e minacce di coinvolgimenti giudiziari del figlio, che aveva appena avuto una bambina [27]. Il processo al generale, attualmente in corso [novembre 2019], sta dimostrando come l’FBI abbia fabbricato prove a suo carico (anche attraverso la manipolazione dei verbali di interrogatorio, i famosi “302”), ha evidenziato negligenza e malafede all’interno del Dipartimento della Giustizia e si concluderà molto probabilmente con l’assoluzione del generale.

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    Dal 2004 al 2017 i fratelli Awan, cittadini pakistani, hanno lavorato come esperti informatici presso il Congresso americano. Originariamente assunti dal Rappresentante Gregory Meeks, democratico di New York (largamente considerato come uno dei membri più corrotti del Congresso), sono stati via via assunti da altri membri democratici, fino ad arrivare a lavorare per 31 diversi Rappresentanti del Congresso, molti di essi inseriti in comitati con livello di sicurezza top secret. I Rappresentanti Jackie Speier e Debbie Wasserman Schultz hanno richiesto per loro speciali autorizzazioni di sicurezza (accesso ai segreti). I fratelli Awan non si vedevano quasi mai alle riunioni dei membri dello staff del Congresso ed avevano salari almeno doppi rispetto a quelli degli altri staffer, per un ammontare totale di pagamenti alla famiglia pari a circa 4-5 milioni di dollari. Inoltre i fratelli Awan, contravvenendo alle regole, gestivano un server esterno in cui conservavano informazioni governative e avevano uno speciale permesso per accedere alla Casa Bianca. I fratelli Awan sono stati ritenuti responsabili del furto di computer avvenuto ai danni di 21 membri del Congresso e sono stati arrestati, ma grazie alla copertura da parte dell’establishment democratico, e soprattutto di Debbie Wasserman Schultz, hanno ricevuto condanne mitissime. Dai fatti è emerso che gli Awan facevano parte di un circuito spionistico e avevano legami con il narcotraffico che avviene sulle rotte tra Pakistan e Turchia, collegato a personaggi di Hezbollah. Gli stessi gestivano a Washington una falsa rivendita di auto usate (il cui nome era Cars International A, la cui sigla è quindi CIA… certe cose nessuno riuscirebbe a inventarle!) che faceva da copertura a un giro di cocaina avente proprio lo scopo di finanziare Hezbollah. Lo stesso Obama si occupò di bloccare un’indagine della DEA (l’agenzia antidroga americana) nei confronti degli Awan, proprio nel periodo in cui il capo della CIA Brennan auspicava un’apertura politica nei confronti degli elementi moderati di Hezbollah in Libano. Lo stesso stile di vita austero degli Awan suggerisce che il denaro da loro raccolto sia servito al finanziamento del partito islamico [28].

    Julian Assange supertestimone?

    Il giorno 11 aprile 2019 è terminato il lungo esilio di Julian Assange nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il giornalista australiano viveva da 7 anni rinchiuso nell’edificio dopo aver chiesto asilo politico ed è stato arrestato per essere estradato negli USA, dopo che lo status di rifugiato politico gli è stato revocato dal paese sudamericano.

    Assange è il fondatore e direttore di Wikileaks, organizzazione non-profit che pubblica online documenti riservati provenienti da fonti anonime. Negli anni, Wikileaks ha pubblicato oltre 10 milioni di documenti, nessuno dei quali si è rivelato falso. La natura dei documenti pubblicati è in genere di carattere governativo o aziendale (tra i più noti, quelli sulle guerre in Iraq e Afghanistan, i dispacci diplomatici americani, i file sulla prigione di Guantanamo e, soprattutto, dato il clima attuale, le prove che lo staff di Hillary Clinton ha truccato le primarie democratiche del 2016). Per dirla con i “nostri” termini, Wikileaks è un’organizzazione che tende ad abolire, per quanto può, la “diplomazia segreta”, con tutte le conseguenze che ne derivano, ivi compresa la persecuzione da parte di una buona fetta della borghesia internazionale.

    L’arresto è stato, in realtà, un’operazione per proteggere un testimone importante, con tanto di uomini che schermavano Assange dal possibile tiro di un cecchino e il pollice alzato dello stesso una volta caricato sul cellulare della polizia. Assange è stato estradato negli USA per un reato di “pirateria informatica” che prevede una pena massima (che in genere non viene mai comminata) di 5 anni e per il quale, per ragioni su cui sorvoleremo, molto difficilmente potrà essere dichiarato colpevole.

    Mentre Trump ha ufficialmente dichiarato di non sapere nulla della questione Assange (per ovvie ragioni di opportunità, visto che era stato accusato di aver lui stesso cospirato con Assange il rilascio dei documenti compromettenti sulla Clinton) ed ha passato la palla al procuratore generale William Barr, l’amministrazione americana ha preso posizione per bocca di Rudy Giuliani (sindaco di New York tra il 1993 e il 2001, nominato dal presidente “consigliere per la sicurezza informatica” nel 2017 ed entrato nel team legale di Trump, essendo avvocato, nel 2018), che il 14 aprile ha affermato che Assange potrebbe fare luce sulla genesi del tentativo di delegittimare Trump attraverso un’inchiesta fasulla, il che, evidentemente, non ha nulla a che vedere con il motivo ufficiale per cui Assange verrà condotto negli Stati Uniti. Lo stesso Giuliani aveva affermato, a gennaio del 2019, che a suo avviso Assange non avrebbe dovuto essere perseguito.

    È noto, inoltre, che il fondatore di Wikileaks ha in mano un gran mole di documenti ancora non pubblicati e criptati, di cui conosce la chiave crittografica.

    All’indomani della pubblicazione della relazione Mueller, si è ulteriormente chiarito il ruolo di Assange nelle vicende americane. L’inchiesta Mueller aveva, in origine, un duplice scopo: legare le mani al presidente Trump portando, alla fine, alla sua rimozione, ed esonerare il Comitato Nazionale Democratico e Hillary Clinton dall’omicidio di Seth Rich, indicando la fuga di documenti che comprovano i brogli elettorali nelle primarie democratiche come frutto di un attacco hacker da parte dei russi (rendendo così secondario, per una sorta di moralismo costruito ad hoc, il contenuto dei documenti stessi).

    Se il primo e principale scopo della relazione Mueller è stato neutralizzato dall’intervento dei militari (anche se, come abbiamo visto, l’inchiesta è stata prolungata di più di un anno rispetto alle reali necessità per diversi motivi), il secondo scopo è rimasto in piedi: nella relazione Mueller si indicano appunto gli hacker russi come autori della fuga di notizie. La cosa, di per sé è impossibile: è stato dimostrato che la velocità di trasferimento dei dati non è compatibile con un attacco hacker, mentre coincide perfettamente con lo scaricamento locale su una memoria di massa.

    È stato reso ufficiale il fatto che la NSA è in possesso di ben 32 pagine, coperte da segreto, di comunicazioni tra Julian Assange e Seth Rich: questo fatto stesso sembra implicitamente dimostrare che Seth Rich è stato colui che ha passato i documenti compromettenti a Wikileaks. La testimonianza di Assange servirà quindi, tra le altre cose, a confermare la natura politica dell’omicidio di Seth Rich e a perseguirne i responsabili, smentendo nel contempo le conclusioni dell’inchiesta Mueller più favorevoli ai democratici.

    Aggiornamento del 16 maggio 2019 – Il governo dell’Ecuador si prepara a trasferire negli USA documenti ed effetti personali di Assange, il che sembra preludere all’estradizione. Nel frattempo, il deep state mette in atto azioni di disturbo per evitare questo passo, come la riapertura da parte della procura svedese di un’accusa di stupro che era stata archiviata (e che, a parere di chi scrive, faceva parte di un piano persecutorio).

    Aggiornamento del 24 maggio 2019 – QAnon conferma che Assange è sotto protezione, che le minacce alla sua vita sono reali e che sarà un testimone chiave per la vicenda che ha portato all’omicidio di Seth Rich (Q#3341). Gli USA hanno dovuto aumentare il carico di accuse con 17 capi di imputazione per violazione dell’Espionage Act, allo scopo di eludere la manovre del deep state per impedire l’estradizione di Assange in America attraverso l’utilizzo della vecchia e archiviata accusa di stupro da parte della procura svedese, che aveva l’obiettivo di permettere alla Svezia di scavalcare gli USA nel procedimento di estradizione.

    Aggiornamento del 21-06-2019 – Per quanto riguarda l’estradizione di Assange negli USA, il parlamento britannico si è pronunciato favorevolmente, mentre l’opposizione da parte svedese è di fatto caduta, dato che il tribunale svedese ha rigettato la richiesta della procura di riaprire il vecchio caso basato sulla denuncia per stupro. Intanto, tra voci allarmanti sulla salute del giornalista, diffuse dallo stesso sito di Wikileaks (caduto da tempo sotto il controllo della parte del deep state) e mirate a bloccare il procedimento di estradizione, sono emersi filmati di Assange in carcere che appare in buone condizioni fisiche. È stato stabilito che il tribunale britannico inizierà a discutere dell’estradizione a partire dalle fine di febbraio del 2020 (Assange sta scontando una pena di 50 settimane), il che ci dà un’idea dei tempi dell’operazione militare che porterà il giornalista australiano negli USA probabilmente nel pieno della tempesta giudiziaria.

    Il ruolo di Judicial Watch e Project Veritas

    Judicial Watch è uno watchdog group (letteralmente: un gruppo cane-da-guardia, cioè un gruppo che informa il pubblico sulle azioni e il funzionamento degli apparati governativi; queste istituzioni sono tutelate dalla legge americana e, in molti frangenti, il loro peso è equiparato a quello delle agenzie del governo federale) composto da attivisti conservatori, molto energico nell’indagare sui casi giudiziari di cui abbiamo parlato finora. Grazie al Freedom of Information Act (spesso abbreviato in FOIA, una legge che consente a chiunque di richiedere, per via legale, qualsiasi documento alla pubblica amministrazione, che è obbligata a rilasciare i documenti oggetto di richiesta, a meno che non siano coperti da segreto, e che comunque è tenuta a rispondere), Judicial Watch è riuscita a ottenere una grande quantità di documenti, che sostanzialmente confermano, e in taluni casi ampliano, la base legale delle accuse mosse alle passate amministrazioni. Judicial Watch e il suo presidente Tom Fitton rappresentano quasi certamente delle pedine importanti nel piano dei militari e sono da tenere sotto stretta osservazione se si vuol capire in anticipo quale sarà il dipanarsi degli eventi.

    Project Veritas è una testata di giornalismo investigativo che pubblica su internet [29]; il suo fondatore è James O’Keefe. Negli ultimi anni questa testata è entrata nella guerra dell’informazione in atto negli USA tra il deep state e l’amministrazione Trump con operazioni che, sia attraverso l’uso di telecamere e microfoni nascosti, sia mediante il coinvolgimento di whistleblower, hanno provato la partigianeria e la corruzione dei colossi della Silicon Valley (Google, Facebook, ecc.) e della CNN, le frodi elettorali dei democratici nelle elezioni di medio termine, l’azione di copertura della ABC (prontamente spalleggiata dalla CBS) nei confronti dei crimini legati alla pedofilia di Jeffrey Epstein e dei suoi amici appartenenti alle cosiddette élites economiche, politiche e del mondo dello spettacolo (il nome che più ricorre nel video che inchioda la ABC è quello del principe Andrea d’Inghilterra, ma c’è anche quello di Bill Clinton). Sono tutte verità scontate agli occhi dei più smaliziati, ma la diffusione delle prove raccolte da Project Veritas è fondamentale per risvegliare il grosso del pubblico americano.

    The Hammer

    È ormai un fatto acclarato che, durante l’amministrazione Obama, è stato creato un sofisticato sistema di supercomputer per la sorveglianza e la raccolta di dati riguardanti milioni di persone in maniera completamente illecita secondo la legge americana. Il sistema, che poteva anche inoculare documenti compromettenti (come materiale pedopornografico e segreti di stato) sui computer e altri apparati elettronici di individui selezionati, in modo da poterli poi ricattare o mandare sotto processo, era denominato The Hammer (Il Martello), era posto sotto la supervisione di James Clapper e John Brennan ed è stato reso noto alle autorità giudiziarie dal whistleblower Dennis Montgomery [30] e descritto al pubblico in un’intervista dal generale a riposo Tom McIerney [31]. Secondo Montgomery, il sistema è stato non solo utilizzato innumerevoli volte per spiare il candidato Trump, ma anche per sorvegliare (e magari ricattare) il presidente della Corte Suprema Roberts, l’altro giudice della Corte Suprema Scalia (defunto nelle circostanze che abbiamo visto), il capo della FISA Court e diversi importanti uomini d’affari. È evidente che The Hammer rappresenta un comodo punto d’attacco giudiziario nei confronti del deep state. È ora infatti chiaro che tutta la manovra iniziata con il dossier Steele e che ha portato all’inchiesta sulla presunta collusione di Trump con la Russia non era che una montatura ideata anche per dare una giustificazione legale e una copertura a un’operazione spionistica illegale iniziata molto tempo prima.

    Il governo-ombra e il Logan Act

    Il deep state americano, perduta la presidenza, ha la necessità vitale di portare avanti una propria politica estera, e lo fa organizzando incontri dei propri esponenti con i leader di diversi paesi stranieri; immediatamente dopo l'insediamento di Trump, Obama ha dichiarato di voler rimanere a Washington e ha dato vita a una vera e propria presidenza-ombra a capo di un governo-ombra, mirato soprattutto alla gestione dei rapporti tra il deep state americano e i governi stranieri. Recentemente, sia Trump che il segretario di stato Mike Pompeo hanno pubblicamente sottolineato come gli incontri di John Kerry, già segretario di stato tra il 2013 e il 2017, con i leader dell’Iran e con il presidente francese Macron rappresentino una flagrante violazione del Logan Act, una legge del 1799 che proibisce ai privati cittadini americani di interferire nella politica estera statunitense. Essenzialmente, in queste occasioni Kerry tenta di convincere i capi di stato stranieri a “resistere” alla politica estera di Trump ed attendere la prossima (secondo Kerry) estromissione del presidente americano dal potere. Tutto ciò rappresenta un ulteriore potenziale punto di attacco giudiziario nei confronti del deep state, anche se il Logan Act è largamente considerato una legge obsoleta e incostituzionale e non ha mai portato alla condanna di nessun cittadino americano (è comunque stato usato come pretesto contro il generale Flynn): sono più plausibili, anche in questo caso, accuse di alto tradimento.

    (continua)

    (Testo del 9 marzo 2019 con integrazioni successive)

    [14] http://www.whatreallyhappened.com/RA....bodycount.gif

    [15] Bill e Hillary Clinton sono stati, in qualche modo, implicati nel traffico di bambini da Haiti dopo il terremoto del 2010: Laura Silsby venne scoperta alla frontiera di Haiti nel tentativo portare 33 bambini privi di documenti fuori dal paese. La Silsby era già stata scoperta in una situazione analoga mentre tentava di rapire 40 bambini. Bill e Hillary Clinton sono immediatamente intervenuti in suo favore presso il governo dell’isola (in cui la Clinton Foundation ha una forte presenza) e sono riusciti a strappare per la Silsby una lieve condanna a 6 mesi per aver organizzato dei viaggi irregolarmente, anziché una ben più grave condanna per traffico internazionale di minori. La vicenda, chiaramente, ha ricevuto una scarsissima copertura mediatica. Per approfondire: https://www.zerohedge.com/news/2017-...ignorecover-it ; vedi anche: https://dcdirtylaundry.com/are-bill-...d-trafficking/

    [16] Un nome importante da tenere d’occhio nell’intreccio tra Cabala, star dello spettacolo e pedofilia è quello della fotografa Ray Chandler (Q#3156, Q#3157).

    [16A] https://youtu.be/rT9zld3vtmM

    [16B] https://thetruthrevolution.net/adren...ing-childrens/

    [16C] QAnon ha fatto esplicito riferimento al cannibalismo in Q#3917. https://twitter.com/QAJF_bot/status/...490304/photo/1

    [16D] https://our.wikileaks.org/Pizzagate

    [16E] https://www.fulcrumnews.com/blog/201...-prison-for-it

    [16F] https://www.youtube.com/watch?v=-6JXn2VITp4

    [16G] https://truepundit.com/ig-report-con...weiner-laptop/

    [16H] https://www.justice.gov/file/1071991/download

    [16I] https://www.thenewamerican.com/usnew...-away-for-life

    [16J] https://www.newsfromtheperimeter.com...aptop-are-dead

    [16K] SICK: Let?s Revisit The Podesta Penchant For Pedophilic, Cannibalistic, And Satanic Art ? ZeroPointNow

    [16L] https://wearechange.org/spirit-cooki...aphic-content/

    [16M] https://www.youtube.com/watch?v=OJpPiZClb48

    [16N] /qanonresearch/ - Their Symbolism Will be Their Downfall

    [16O] Vedi PARTE QUINTA, nota 47.

    [16P] Probabile invocazione a Lucifero mascherata da preghiera in S. Pietro: https://youtu.be/sUN-XEU6HUc?t=227

    [16Q] Importante sito di studio e denuncia del fenomeno della pedofilia in Australia: https://www.projectmillstone.com.au/...lson-testimony

    [17] https://www.breitbart.com/national-s...llary-clinton/

    [18] https://www.breitbart.com/politics/2...be-is-revived/

    [19] https://nypost.com/2019/05/11/the-tr...soft-on-china/

    [20] https://thefederalist.com/2018/08/08...ed-office-spy/

    [21] https://humanevents.com/2019/05/20/d...ests-in-china/

    [21A] https://www.dailywire.com/news/mexic...info-from-u-s/

    [22] https://www.nationalreview.com/2016/...first-scandal/

    [23] https://www.thenewamerican.com/usnew...us-gun-running

    [24] https://www.nationalreview.com/2016/...use-committee/

    [25] https://genius.com/General-wesley-cl...ears-annotated

    [26] http://www.angrypatriotmovement.com/...red-gen-flynn/

    [27] https://www.quodverum.com/2018/12/34...as-turned.html

    [28] Fonti: https://steemit.com/news/@blakemiles...-awan-brothers

    https://www.globalresearch.ca/meet-t...ystems/5573142

    Investigation of Awan Car Dealership Reveals More Obama Help for Hezbollah ? IMOwired

    https://www.realclearpolitics.com/vi...s_scandal.html

    https://www.politico.com/story/2017/...uipment-234586

    https://www.foxnews.com/opinion/sent...p-on-the-wrist

    [29] https://www.projectveritas.com/ ; https://www.projectveritasaction.com/

    [30] http://theamericanreport.org/2017/03...mputer-system/

    [31] https://www.youtube.com/watch?v=uLid...youtu.be&t=295

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...97615422722048
    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

  5. #5
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    Predefinito Re: QAnon

    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

  6. #6
    Nein QE
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    Predefinito Re: QAnon

    L’operazione militare diventa esplicita: il fenomeno QAnon
    (NOTA: la numerazione dei post di QAnon rispecchia quella del sito qmap.pub)


    Il primo ottobre 2017, secondo la versione ufficiale, un uomo avrebbe sparato migliaia di proiettili da una finestra dell’hotel Mandalay Bay di Las Vegas su una folla impegnata ad assistere ad un concerto, uccidendo 58 persone e ferendone più di 500. In realtà, da un’analisi attenta, di livello forense, dell’audio a disposizione, risulta incontrovertibilmente che a sparare sono state almeno due persone da due posizioni differenti, il che qualifica l’evento come un’operazione di tipo militare. Secondo diverse fonti, non ufficiali ma affidabili, in quel momento, all’ultimo piano del Mandalay Bay, si stava svolgendo un colloquio segreto tra Trump e il principe saudita Mohammad bin Salman, erede designato al trono, e l’eccidio sarebbe dovuto servire come copertura per l’assassinio dei due statisti da parte di una squadra di membri della gang MS-13 (di cui parleremo più avanti). Il piano è evidentemente fallito.

    Il 5 ottobre Trump, contorniato da generali e membri dello staff, ha annunciato alla stampa la “quiete prima della tempesta”. Alla domanda dei giornalisti di quale tempesta si trattasse, Trump ha replicato con un enigmatico “lo scoprirete” [32].

    Il 4 novembre il principe Mohammad bin Salman ha iniziato una vasta purga anti-corruzione all’interno del governo saudita, con l’arresto di numerosi membri della casa reale (tra cui la madre dello stesso principe e il principe Al-Whaleed bin Talal, finanziatore occulto degli studi di Obama ad Harvard), ministri e uomini d’affari e il sequestro di beni per almeno 100 miliardi di dollari [33].

    Il 28 ottobre, sulla piattaforma internet a prova di censura 4Chan, ha iniziato a pubblicare QAnon (in seguito, le pubblicazioni si sono spostate sulla piattaforma 8Chan, ritenuta ancora più sicura).

    https://qmap.pub/ https://qanon.pub/ https://qntmpkts.keybase.pub// https://www.qagg.news/ https://qposts.online/

    Il significato del nome QAnon sarebbe il seguente: Q sarebbe riferito al livello di sicurezza Q (Q Clearance), il più elevato del Dipartimento dell’Energia americano (secondo altri è invece un riferimento a Quantico, la località in Virginia dove ha sede la NSA) e Anon sta per anonimo. Si tratta di un’operazione atta a bypassare i mezzi di informazione convenzionali (tutti controllati dalla Cabala) attraverso l’uso anonimo di internet e di un “esercito di soldati digitali” (secondo le parole del generale Flynn), che fungono, tra le varie cose e dietro mentite spoglie, da commentatori che aiutano i normali utenti a decifrare le diverse comunicazioni, postate con una certa regolarità. I post sono spesso difficili da decifrare, in quanto scritti in una sorta di codice, o sotto forma di “enigmi” che consentono agli autori di non violare le leggi sulla sicurezza nazionale e, contemporaneamente, esercitano una sicura presa sul pubblico, che nel tentativo di risolvere gli “indovinelli” riveste un ruolo “attivo”, laddove invece la comunicazione (propaganda) convenzionale gli assegna un ruolo passivo. Inoltre, le informazioni fornite vengono spesso scritte sotto forma di domande e i nomi degli stati, degli enti statali, delle cariche ufficiali o delle persone sotto forma di abbreviazioni o soprannomi, in modo da spingere chi legge a una ricerca personale. Caratteristico è anche l’uso estensivo di meme, che poi riverberano in tutto il web. Meno innovativo, ma comunque efficace, è invece l’utilizzo di frasi e formule “di battaglia”, quali WWG1WGA (Where We Go One We Go All, cioè: dove va uno di noi andiamo tutti), We Are Q (noi [tutti] siamo Q, riferito ai seguaci), Divided you are weak, united you are strong (divisi siete deboli, uniti siete forti), Patriots have no skin color (i patrioti non hanno colore della pelle), Think logically (pensate usando la logica), Trust the Plan (fidatevi del piano), Got popcorn? Enjoy the show! (avete i popcorn? Godetevi lo spettacolo!), Think for yourself (pensa con la tua testa), Trust yourself (abbi fiducia in te stesso), passi tratti dalla Bibbia e formule patriottiche note in America. Sono spesso citati, oltre a Trump, i presidenti Kennedy e Reagan, considerati due grandi outsider della politica statunitense (ma non outsider quanto Trump). Diverse sono anche le citazioni da “L’arte della guerra” di Sun Tzu, i cui dettami sono ancora oggi ritenuti validi nell’ambito delle operazioni militari. QAnon si riferisce al movimento creato dai suoi post come “The Great Awakening” (Il Grande Risveglio) e afferma che la strategia che utilizza è coerente con le regole della "teoria dei giochi".

    Si tratta di uno strumento preparato meticolosamente, dal grande impatto psicologico e dall’indubbia efficacia, tanto da avere, ad oggi, decine, se non centinaia, di milioni di lettori (che in molti casi si trasformano in seguaci) in tutto il mondo: si tratta dei Patriots, termine che in America serve a connotare coloro che lottano contro l’oppressione (reminescenza della Guerra d’Indipendenza). È un modello innovativo che mette in crisi la stampa tradizionale, che dapprima ha cercato di ignorarlo nella speranza di mitigarne l’impatto, e che oggi si trova costretta a contrastarlo bollandolo come un falso, una teoria della cospirazione che genera informazioni fasulle, mentre in realtà sono ormai innumerevoli le prove che lo legano inconfutabilmente all’amministrazione Trump (vedi: https://www.qproofs.com/ ). È Trump stesso, talvolta, a firmare alcuni dei post con la sigla Q+. Anche numerosi media alternativi di opposizione (controllata, evidentemente) si sono scagliati contro QAnon: eclatante il caso della seguitissima Infowars dell’istrionico Alex Jones (legato al Mossad, come rivelato in Q#2089), la cui politica di contrasto nei confronti di QAnon ha sancito l’inizio del declino della piattaforma.

    QAnon risolve brillantemente uno dei maggiori problemi di ogni operazione militare, quello della propaganda bellica: fornisce informazioni agli amici, mantenendone alto il morale, e contemporaneamente inganna i nemici e li terrorizza. Il suo scopo dichiarato è quello di attirarsi le simpatie della popolazione attraverso il massimo della trasparenza dell’informazione, considerando da una parte il limite delle leggi sulla sicurezza nazionale, dall’altra le esigenze dettate dalla natura militare dell’operazione. Un altro scopo dichiarato è quello di educare il pubblico a riconoscere e decodificare il codice che la Cabala e lo stesso deep state usano per scambiarsi informazioni alla luce del sole su mezzi convenzionali (tv, cinema e giornali): riferimenti particolari, linguaggio ellittico, set di regole basate sulla corrispondenza tra lettere e numeri (gematria), ecc. La visione degli eventi proposta da QAnon è efficacemente riassunta dal seguente video (per il quale sono selezionabili i sottotitoli in italiano): LINK

    La parte più cospicua del fascino di QAnon risiede, però, proprio nelle stesse informazioni fornite, che spessissimo si rivelano corrispondenti alla realtà: retroscena politici ed economici che la Cabala terrebbe volentieri segreti e che ricordano spesso, quando non le superano in apparente assurdità, le trame dei film hollywoodiani. Si tratta senz’altro di un’operazione senza precedenti, che ha visto la nascita di un potentissimo hub mediatico praticamente dal nulla.

    Nei post di QAnon si afferma che il piano per prendere il potere (denominato semplicemente “The Plan”) è nato subito dopo l’omicidio del presidente Kennedy (quindi oltre 65 anni fa) e che la sua estensione temporale andrà oltre il secondo mandato di Trump.

    Attorno al fenomeno QAnon si è creata, in breve tempo, una vasta rete di commentatori indipendenti che agiscono sui social media, spesso con un grosso seguito, e amplificano la diffusione dei messaggi. QAnon trova il suo completamento nel seguitissimo profilo twitter di Trump, che rappresenta la seconda gamba dell'operazione per disseminare informazioni censurate tra la popolazione. Per facilitare la penetrazione di QAnon nella società americana (e non solo), la Casa Bianca è riuscita ad attenuare la censura sui social media minacciando le società che li controllano di dichiarare le diverse piattaforme come pubblici servizi e di porle di conseguenza sotto rigidissime regole governative.

    È assolutamente degno di nota il fatto che QAnon abbia esplicitato più volte il suo appoggio al movimento dei gilet gialli in Francia e nel mondo (vedi, ad esempio, i post: Q#2530, Q#2534, Q#2645, Q#2574, Q#2566, Q#2585).



    L'immagine sopra è un meme reso famoso da QAnon, che mira a terrorizzare il nemico. Vi si riconoscono: Barack Obama, Hillary e Bill Clinton, John Brennan, Rod Rosenstein, Robert Mueller, Loretta Lynch, James Comey, John Podesta, Huma Abedin, James Clapper.



    Sopra, un tweet di Mike Rothschild contro QAnon.

    L’attacco alla borghesia finanziaria e la de-dollarizzazione
    Nel momento dell’insediamento alla Casa Bianca, dopo una meticolosa ristrutturazione degli interni che dovrebbe aver liberato gli ambienti da qualsiasi tecnologia spionistica nemica, Trump ha fatto decorare le pareti dell’Ufficio Ovale con il colore dell’oro e ha fatto appendere il ritratto del presidente Andrew Jackson. Come già detto, il simbolismo ha un ruolo molto importante e non può essere trascurato quando si esaminano le vicende in questione: il messaggio di Trump stava ad annunciare l’obiettivo finale della propria presidenza: l’eliminazione della Federal Reserve, o quantomeno del suo ruolo attuale (Andrew Jackson è stato l’ultimo presidente a disfarsi della banca centrale) e il ritorno all’oro come perno del sistema monetario internazionale. Ai simboli sono poi seguiti i fatti.

    Immediata e senza precedenti è stata la rinuncia di Trump al briefing quotidiano sulla situazione internazionale con la CIA (agenzia all’epoca totalmente nelle mani del deep state, oggi nella fase di una quasi impossibile “bonifica”), in favore dell’intelligence militare.

    Il piano per liquidare l’élite finanziaria prevede il taglio di tutte le sue enormi fonti di profitto, smantellandone nel contempo la base politico-militare.

    L’economia di carta e le banche centrali

    Il principale meccanismo che alimenta attualmente l’economia di carta (quella basata sul mercato di azioni, titoli di stato, titoli privati, derivati, ecc.) è il seguente movimento circolare: acquisto di merci cinesi da parte dei paesi occidentali, utilizzo del surplus commerciale da parte della Cina per acquistare debito occidentale, che a sua volta viene contratto per acquistare merci cinesi, il tutto in una spirale apparentemente senza fine che poggia su un’espansione illimitata del credito. Tutto il debito viene cartolarizzato n volte e venduto sui mercati finanziari, con ulteriore espansione del credito (o del debito, se lo si guarda dall’altra parte). Con la caduta del saggio medio del profitto nella produzione industriale, il “naturale” carburante dell’economia di carta, che in ultima analisi è il plusvalore, e che, tra una crisi e l’altra, sostiene anche il credito complessivamente inteso, diviene insufficiente e devono perciò entrare in gioco, in maniera sempre più pesante, le banche centrali, con estesi programmi di monetizzazione (ovvero creazione di moneta dal nulla), sia ufficiali che occulti. In questo modo, si riescono a sostenere i mercati azionari (agendo su pochi titoli-chiave ad alta capitalizzazione ed in mano ad “amici” fidati, che possono assicurarsi ulteriori, giganteschi profitti semplicemente ricorrendo al credito per ricomprare le proprie azioni – il cosiddetto “buyback” -: vedi Amazon, Google, Netflix, Facebook, Microsoft, …) e finanziari in genere e, mediante l’azione sulla distribuzione della massa monetaria, non solo ad accelerare il trasferimento di ricchezza dal popolo alla classe abbiente attraverso la perdita del potere d’acquisto della moneta, ma anche a mutare i rapporti di forza in seno alla classe abbiente stessa. Tutta questa massa di ricchezza fittizia, le cui briciole cadono a pioggia in seno alla società, ha un certo effetto, sempre più flebile col passare del tempo, di sostegno della produzione industriale. Tanto per chiarire, la nascita e lo sviluppo dell’economia di carta non sono il frutto di scelte scellerate da parte dei cattivi di turno, ma una vitale necessità del modo di produzione capitalistico (per semplificare, potremmo anche far nostra l'espressione “capitalismo-robot”), che vi scivola per evitare (o meglio, ritardare) una definitiva crisi di sovraproduzione.

    La tendenza alla delocalizzazione, movimento naturale del capitalismo che va in cerca di maggiori profitti in virtù di salari più bassi e che ha avuto una fortissima spinta dalla crisi degli anni ’70, tende con il tempo ad affievolirsi a causa di diversi fattori, tra i quali: a) lo sviluppo del mercato interno nelle zone in cui si delocalizza porta ad una crescita dei salari; b) la diminuzione della parte variabile del capitale (salari) rispetto al totale del capitale investito rende i benefici della delocalizzazione sempre meno convenienti di fronte ai costi dello spostamento degli impianti e del trasporto delle merci e alla carenza delle infrastrutture rispetto ai paesi di più antico sviluppo capitalistico.

    Per tenere quindi in piedi il sistema sul quale si poggia l’economia di carta, quello cioè basato sullo scambio tra prodotti industriali cinesi e prodotti della cartolarizzazione del debito occidentali, è stato necessario per le élite finanziarie mettere in piedi dei meccanismi “artificiali” come, ad esempio, le asimmetrie tariffarie (tariffe alte per esportare in Cina e basse per importare dalla Cina) e l’eccesso di regolamenti per produrre in occidente (che ha anche l’effetto di favorire la grande impresa su quella piccola e media). Un altro, più recente, escamotage è rappresentato dagli accordi sul clima, che tendono a penalizzare fortemente la produzione industriali nei paesi a più vecchio sviluppo capitalistico rispetto a quella nei paesi emergenti, che è intrinsecamente molto più inquinante [34]. Per questo motivo, è stata creata la favola dei cambiamenti climatici dipendenti da fattori umani, attraverso la manipolazione dei dati scientifici, dei modelli climatici virtuali e dei media [35]. Non a caso, uno dei primi atti della presidenza Trump è stato quello di recedere dagli accordi di Parigi sul clima. La progressiva deindustrializzazione dei paesi occidentali e degli USA in modo particolare sortisce anche l’effetto di deviare l’utilizzo della enorme massa di dollari presenti nelle riserve mondiali, oltre che verso il petrolio, verso i prodotti dell’economia di carta americana anziché verso le merci statunitensi.

    L’alleanza tra USA e Cina (sarebbe meglio dire tra la parte degli USA legata ad un’economia su base nazionale e la parte della Cina legata ad un’economia su base nazionale: anche in Cina c’è il deep state e anche lì si sta svolgendo la stessa lotta che si svolge negli USA, probabilmente in forme diverse [36]), dietro la cortina fumogena di una falsa guerra commerciale, mira a spezzare il meccanismo che alimenta la finanza mediante il livellamento delle tariffe doganali e lo spostamento di ingenti investimenti dai prodotti dell’economia di carta a quelli dell’agricoltura e dell’industria americana.

    Dall’altra parte, l’alleanza USA-Cina ha prodotto il decollo della Nuova Via della Seta, che dà forse uno squarcio su quello che dovrebbe essere il piano della borghesia sovranista dopo la fine del dominio delle banche centrali e della manipolazione della moneta (sul significato economico e le possibilità di attuazione di questo piano, rimandiamo alle conclusioni). La Nuova Via della Seta è un progetto gigantesco, in via di esecuzione, che coinvolge 152 paesi ed è mirato alla realizzazione di infrastrutture per lo spostamento di prodotti agricoli, industriali, materie prime e passeggeri che affascia tutti e cinque i continenti e ha il suo centro in Cina. Prevede la realizzazione di numerosi corridoi, sia su strada che su ferrovia, che partiranno dalle coste cinesi e arriveranno fino alle sponde dell’Atlantico in Europa. I corridoi marittimi raggiungeranno l’Africa, l’America Meridionale e l’Oceania. Il progetto prevede anche l’apertura di rotte navali nel Mar Glaciale Artico e la realizzazione di una super rete elettrica in quasi tutta l’Asia, con enormi centrali eoliche in Asia Centrale. All’iniziativa dovrebbero alla fine partecipare anche gli USA.

    Nel quadro dell’attacco a 360 gradi al potere delle banche centrali, è ipotizzabile che la nascita della criptovaluta Bitcoin nel 2009, strumento finora dimostratosi inattaccabile dal punto di vista tecnico, il cui creatore (o creatori) si è nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto e non è mai stato identificato, sia parte del piano e abbia come fine da un parte la creazione di un’arma monetaria altamente innovativa per lo scardinamento delle banche centrali e dall'altra la creazione di un cuscinetto dove poter riversare il valore (fittizio) dell'economia finanziaria di fronte a un crollo o a un reset (soprattutto in questo caso è utile considerare il ruolo non solo del Bitcoin, ma di tutta la popolosa schiera delle criptovalute). La provenienza della tecnologia delle criptovalute da ambienti militari sembra ancora più evidente nel caso del protocollo Mimblewimble [37]. Una parziale conferma di quanto appena detto viene dalla nomina, a gennaio del 2019, di Mick Mulvaney, personaggio apertamente favorevole al Bitcoin, come capo dello staff della Casa Bianca, una carica molto importante all’interno del panorama politico americano.

    Intanto, il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, nominato da Obama, si è dimesso con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato (le sue dimissioni rientrano a pieno titolo nell’epidemia di dimissioni “sospette”), lasciando la nomina del successore nelle mani di Trump. Il nuovo presidente della Banca Mondiale, a partire dal 9 aprile 2019, è David Malpass.

    Aggiornamento del 16 maggio 2019 – L’andamento del negoziato commerciale attualmente in corso tra USA e Cina, con quest’ultima che ha improvvisamente fatto retromarcia su un accordo già raggiunto, illustra come la spaccatura orizzontale (cioè all’interno di ogni nazione principale) della borghesia internazionale, tra la fazione globalista e quella sovranista, attualmente prevalga, diversamente dal passato che ha prodotto due guerre mondiali, sulla spaccatura verticale (cioè tra nazioni). L’improvviso dietrofront della Cina è appunto ascrivibile alle manovre di disturbo della borghesia globalista presente nel paese, che vorrebbe mantenere intatti gli attuali equilibri commerciali per i motivi già illustrati. Mentre è scontato, per la sua stessa natura, che la borghesia globalista sia alleata in modo transnazionale, meno scontato e sicuramente degno della massima attenzione e del massimo approfondimento è il fatto che esista un piano organico capace, per ora, di saldare tra loro le fazioni nazionaliste della borghesia di diversi paesi. I negoziati continuano, con buone probabilità di successo finale, appunto grazie all’alleanza in piedi tra Trump e Xi Jinping, ambedue rappresentanti della rispettiva borghesia sovranista [38].

    L’attacco all’Unione Europea

    Nel quadro fin qui tratteggiato, l’Unione Europea, creatura delle banche centrali che gravita attorno a una banca centrale, emerge come il vero nemico degli USA sul piano internazionale. Aspri sono stati gli scambi tra Trump e Macron (uomo proveniente direttamente dalla scuderia dei Rothschild) e tra Trump e la Merkel. Quest’ultima, dopo le sibilline allusioni di Trump nel corso dell’ultimo vertice NATO di luglio 2018 (del tipo: “spiegateci perché ci chiedete di difendervi dalla Russia attraverso la NATO e poi vi rendete energeticamente dipendenti dalla stessa Russia”, riferendosi al potenziamento del gasdotto Nord Stream) sembra essere caduta in una specie di limbo, ha lasciato la leadership della CDU ed ha annunciato che non si ricandiderà come cancelliera nel 2021.

    È considerato altamente probabile nell’ambito del Q Movement, e, visto il quadro generale, l’idea sembra condivisibile, che l’esito del referendum sulla Brexit faccia parte dello stesso piano che ha portato Trump alla presidenza degli USA, un voto che servirebbe ad accelerare la disgregazione della UE e a chiudere certe scappatoie normative che consentono alle grandi aziende finanziare (quindi alla Cabala) di pagare pochissime tasse. Trump stesso ha pubblicamente affermato che, in caso di Brexit, sarebbe più facile per gli USA stipulare trattati bilaterali con la Gran Bretagna vantaggiosi per entrambi i contraenti, appoggiando così anche formalmente l’uscita di Londra dalla UE.

    In questo contesto, risulta più chiaro il motivo dell’appoggio dei militari americani, attraverso QAnon, al movimento dei gilet jaunes, un appoggio che potrebbe non essersi fermato alle semplici dichiarazioni sul board di internet.

    Sempre nell’ambito dell’ultimo vertice NATO, il presidente americano ha ottenuto, grazie a una linea intransigente, che ogni membro si facesse carico delle spese militari relative all’alleanza per una quota annua pari al 2% del PIL, per arrivare al 4% nel giro di poco tempo. Fino ad allora, il carico economico era quasi interamente sulle spalle degli USA. La mossa ha l’obiettivo di colpire le finanze della UE e aumentare le spinte centrifughe dei membri più deboli, alleggerendo nel contempo le finanze americane. Bisogna ricordare che, in sede di campagna elettorale, Trump si era detto possibilista per quanto riguarda l’uscita degli USA dalla NATO.

    Il 25 novembre 2018 il deep state ha tentato di rompere il fronte tra gli USA e la Russia mediante una provocazione militare della marina ucraina in acque russe (Stretto di Kerch), che è terminata con il sequestro di una nave da parte dei russi e l’arresto dell’equipaggio.

    Nel 2014 l’Ucraina è stata teatro di un colpo di stato, organizzato da USA e UE, che ha rimosso il governo filorusso per impiantarne uno che fosse ostaggio del deep state, nell’ambito del piano che mirava ad isolare la Russia sempre di più e a controllare le rotte energetiche.

    Tramite la vicenda dello Stretto di Kerch, si voleva forzare la mano agli USA per spingerli ad azioni decise contro la Russia. La vicenda è sfumata in una bolla di sapone, con risposte americane che andavano solo sul piano mediatico e formale (come l’annullamento dell’incontro tra Trump e Putin previsto per il G20 di Buenos Aires).

    Aggiornamento del 24 maggio 2019 – La premier britannica Theresa May ha annunciato le proprie dimissioni: l’evento sancisce il fallimento del tentativo della UE di neutralizzare la Brexit attraverso un accordo dettato dalle banche centrali. Nei giorni scorsi erano addirittura circolate voci di golpe nel Regno Unito (!) per rimuovere la May e giungere a una Brexit anche senza accordo, la cosiddetta hard Brexit, segno inequivocabile che dietro l’uscita dalla UE si muovono forze potenti, probabilmente le stesse che negli USA hanno portato Trump alla vittoria.

    Aggiornamento del 21-06-2019 – Il viaggio di Trump in Gran Bretagna per le celebrazioni del 75° anniversario del D-Day è apparso come un trionfo politico. Il presidente americano ha appoggiato la Brexit in maniera molto più evidente e decisa rispetto a un anno fa, promettendo alla Gran Bretagna accordi economici “speciali”, e ha incontrato privatamente Nigel Farage.

    (continua)

    (Testo del 9 marzo 2019 con integrazioni successive)

    [32] https://youtu.be/HH0AvaG3SqQ

    [33] https://en.wikipedia.org/wiki/2017%E..._Arabian_purge

    [34] Gli accordi sul clima hanno anche lo scopo di incrementare il depauperamento del popolo in favore della classe dominante, facendogli sobbarcare gli enormi costi della carbon tax o del ricambio del parco auto e di altre tecnologie, accelerato per via legislativa.

    [35] Secondo una lettura realistica, gli umani sarebbero responsabili del 3% delle emissioni di CO2 del pianeta, il resto verrebbe emesso principalmente dai vulcani, la maggior parte dei quali sottomarini, e i mutamenti del clima sarebbero da ascriversi, in massima parte, al mutare dell’attività solare. https://www.youtube.com/watch?v=4_T1QNRtToc

    [36] A questo riguardo, non passino inosservati gli arresti del CFO della Huawei, azienda molto probabilmente legata al deep state, in Canada lo scorso dicembre con l’accusa di aver violato le sanzioni USA all’Iran e di un manager, sempre della Huawei, in Polonia con l’accusa di spionaggio.

    Aggiornamento del 21 maggio 2019 – Quanto detto sopra trova conferma nel recente, inusitato bando degli USA nei confronti della Huawei per questioni di sicurezza nazionale.

    [37] Questo protocollo, postato ad agosto 2016 su un sito di sviluppatori di Bitcoin da qualcuno, mai più ricomparso, che si celava dietro lo pseudonimo di “Tom Elvis Jedusor”, rappresenta un passo in avanti molto importante nella tecnologia delle criptovalute perché ne migliora le proprietà monetarie, in quanto rende, se applicato in sede di programmazione, le singole unità di una stessa criptovaluta indistinguibili l’una dall’altra, garantendo nel contempo l’assoluta segretezza di transazioni, indirizzi e importi.

    [38] Da un certo punto di vista, è indifferente che l’obiettivo di spezzare di attuali equilibri commerciali venga raggiunto attraverso un accordo che preveda l’abbattimento delle tariffe da tutte e due le parti o invece mediante il rialzo delle tariffe da parte degli USA, con reinvestimento dei proventi così ottenuti nell’acquisto di prodotti americani, come ipotizzato da Trump via Twitter l’11 maggio 2019.

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...26071948042240
    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e “Il Grande Risveglio”. Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE QUINTA

    L’attacco alla borghesia finanziaria e la de-dollarizzazione - Parte II
    Addio al petrodollaro

    Tutto lo schema dell’economia di carta si basa soprattutto sul dollaro, la moneta mondiale che mantiene il suo status grazie agli accordi dei primi anni ’70 (stipulati in seguito alla caduta degli accordi di Bretton Woods il 15 agosto del 1971 con la fine della convertibilità del dollaro in oro) tra USA e paesi del Golfo Persico, che sancivano l’obbligatorietà di ricorrere al dollaro per gli acquisti di petrolio in cambio di protezione militare e collaborazione economica e politica da parte degli Stati Uniti.

    Il piano di attacco alla grande finanza internazionale si basa sulla rinuncia degli USA al dollaro come moneta mondiale e al controllo del Medio Oriente. L’accordo che ha portato alla nascita del petrodollaro può dirsi decaduto in virtù dei seguenti, inequivocabili, epocali segnali: appena all’inizio della propria presidenza, Trump ha annunciato, per il lungo periodo, il ritiro completo degli USA dal Medio Oriente; a fine marzo del 2018 è iniziata la quotazione sui mercati internazionali di futures del petrolio in yuan, che in soli 2-3 mesi hanno conquistato il 12% del mercato: è nato il petroyuan; il presidente americano ha pubblicamente chiesto ai paesi del Golfo di pagare interamente per la protezione militare americana, che invece rientrava negli accordi che hanno sancito l’avvento del petrodollaro. Come già detto, il binomio dollaro-petrolio dovrebbe essere sostituito dall’oro come perno del sistema monetario internazionale [39]. È il tramonto di un’era durata cinquant’anni.

    L’allentamento della presa degli USA sul Medio Oriente inizia con la sconfitta dell’ISIS. Lo Stato Islamico era una creatura principalmente americana e mirava a rafforzare il controllo sulle rotte petrolifere e a danneggiare nemici giurati come la Siria. Sotto gli otto anni di presidenza Obama, l’ISIS ha prosperato: l’esercito americano poteva intervenire “contro” lo Stato Islamico con regole di ingaggio che prevedevano la scelta esclusiva degli obiettivi militari da parte della Casa Bianca e spesso gli interventi servivano a favorire la penetrazione dei mercenari dell’ISIS nelle aree di interesse. Secondo le recentissime parole di al-Maliki, premier irakeno dal 2004 al 2016, Obama ha avuto un ruolo attivo nella nascita dell’ISIS [39A]. Prova ne sia che, dopo 2 anni di amministrazione Trump, con diverse regole di ingaggio che danno ai generali sul campo il potere di scegliere gli obiettivi, l’ISIS può dirsi praticamente liquidato, grazie anche allo sforzo congiunto della Russia e di altri stati della regione.

    Il ritiro delle truppe americane dal Medio Oriente inizia invece dalla Siria, che è stata teatro di una sanguinosissima guerra generata dalla lotta internazionale per il controllo delle rotte energetiche. Il governo di Assad non ha consentito agli Stati Uniti la costruzione di un gasdotto che portasse il gas naturale dal Qatar ai paesi europei passando per la Turchia, mentre ha concesso all’alleata Russia la realizzazione di un analogo gasdotto dall’Iran fino in Europa.



    Di qui il sostegno americano alle forze ribelli e democratiche siriane (affiliate in realtà all’ISIS) per disarcionare il governo di Assad e sostituirlo con un governo amico. Di segno completamente opposto, come abbiamo già ampiamente visto, la politica estera dell’amministrazione Trump, che ha puntato alla fine del conflitto siriano in alleanza con la Russia. A questo punto il deep state, per non perdere la presa sulla Siria, ha inscenato delle vere e proprie false flags (false bandiere) [40] sotto forma di attacchi con armi chimiche, che sono poi stati imputati al governo Assad con la complicità dell’ONU. Trump ha finto di abboccare all’amo, rilasciando dichiarazioni al vetriolo contro Assad e ordinando due bombardamenti dal mare con missili Tomahawk: il primo contro una base aerea preventivamente svuotata dai russi (avvisati dagli americani) e di nuovo operativa due ore dopo il bombardamento, il secondo contro un vecchio edificio che era pronto per essere demolito e contro obiettivi non dichiarati, che comprendevano in realtà diverse postazioni dei ribelli siriani. A questo punto, divenuto chiaro che gli americani le avrebbero usate come copertura per aiutare ulteriormente Assad e la Russia, le false flags sono teminate.

    Da qualche mese, i russi hanno sigillato lo spazio aereo siriano con i sistemi antiaerei S-300 per evitare, tra le varie cose, le incursioni e i bombardamenti di Israele, nazione totalmente nelle mani del deep state.

    Il 25 marzo 2019 gli Stati Uniti hanno ufficialmente e unilateralmente riconosciuto la sovranità di Israele sulla parte Alture del Golan da esso occupate in seguito alla Guerra dei Sei Giorni del 1967. La modalità della reazione (formalmente contraria) di Russia e Siria (e l’immediata contrarietà dell’Unione Europea) lasciano intendere che la mossa possa essere parte del piano di USA, Russia e Cina (e cripto-alleati) per sistemare il Medio Oriente. Nella fattispecie, l’obiettivo è quello di eliminare una “terra di nessuno”, un territorio conteso che viene largamente utilizzato traffico di esseri umani (e per ogni altro tipo di traffico, come è successo alla Libia del dopo-Gheddafi), rendendo nel contempo sfruttabile uno dei giacimenti di petrolio e gas naturale maggiori al mondo.

    Nota a margine: il riconoscimento da parte degli USA di Gerusalemme come capitale di Israele, e il conseguente spostamento dell’ambasciata, oltre al significato simbolico e all’utilizzo nel piano di stabilizzazione del Medio Oriente, è servito agli Stati Uniti per avere un’ambasciata libera da congegni-spia [41].

    A proposito della Libia, l’appoggio dato da Trump al generale Haftar il 15 aprile 2019 pone di nuovo gli Stati Uniti a fianco della Russia, questa volta contro il governo di Tripoli, sostenuto dall’ONU e dall’Unione Europea (e quindi dal deep state, a cui verrà sottratto il controllo di ulteriori territori e ulteriori risorse petrolifere). È l’ennesima inversione di centottanta gradi rispetto alle politiche di Obama e, soprattutto, un altro inequivocabile segnale dello stravolgimento del quadro delle relazioni internazionali.

    Il riarmo, le guerre e gli stati-ostaggio

    L’élite finanziaria internazionale, la cosiddetta Cabala, essendo stata generata dal settore a massima concentrazione, quello del credito, si arricchisce enormemente grazie alle spese belliche e al riarmo, che richiedono proprio una grandissima espansione del credito e l’intervento delle banche centrali per spostare risorse, attraverso la diluizione della massa monetaria, verso la macchina bellica. Non a caso, guerra e inflazione vanno spesso a braccetto.

    Allo scopo di far inaridire questa fonte di enormi profitti per la Cabala, l’amministrazione americana, di concerto con gli alleati, ha varato un programma per far terminare la maggior parte dei conflitti armati: oltre ai già citati casi della Siria e dell’ISIS, colloqui di pace in fase avanzata sono in atto con i talebani in Afghanistan (dove per aprile 2019 sarebbe previsto l’inizio del ritiro di una parte del contingente USA) e altri colloqui di pace sono iniziati con Yemen (gli USA che hanno ritirato l’appoggio logistico all’Arabia Saudita), Sudan, Libia, Somalia.

    La strategia complessiva dell’élite finanziaria per incrementare riarmo e conflitti si basava su veri e propri due stati-ostaggio: la Corea del Nord e l’Iran. Per stati-ostaggio si intendono stati ufficialmente considerati ostili, ma in realtà dominati, a livello politico, da elementi del deep state.

    La Corea del Nord rappresentava il pericolo di conflitto più immediato. Le schermaglie retoriche tra Kim Jong Un e Trump servivano, ancora una volta, a celare dei negoziati che hanno portato all’eliminazione fisica degli alti funzionari legati al deep state, i cui nomi sono stati forniti dagli USA al governo nordcoreano, che avrebbe provveduto, ad ottobre 2017, a rinchiuderli in una sede per test nucleari situata in una montagna, facendogliela poi crollare addosso (il fatto è stato riportato dalla stampa come un incidente che provocato almeno 200 vittime). Da allora, sono iniziati i veri e propri negoziati, che hanno portato al riavvicinamento delle due Coree dopo oltre sessant’anni e alla fine dei test nucleari e missilistici da parte della Corea del Nord e delle manovre navali nella zona da parte degli USA.

    Il deep state ha subito un duro colpo con la perdita della Corea del Nord, che serviva anche da hub per il traffico di droga e di esseri umani, e rappresentava un avamposto tanto affidabile da tenervi, come abbiamo visto, i server di email con cui i più alti funzionari americani facevano i loro affari, vendendo segreti e tecnologia militare, di cui la stessa Corea del Nord era ottimo acquirente (vedi caso McCain nella PARTE SECONDA). La risposta del deep state è stata potenzialmente devastante, con il lancio di due missili nucleari, neutralizzati durante volo (lo vedremo più avanti).

    Il caso dell’Iran si presentava più complicato. Iran e Stati Uniti avevano stipulato un trattato che ufficialmente mirava ad evitare che gli iraniani si armassero di ordigni nucleari, compensati dal pagamento di ingenti somme da parte degli USA, parte delle quali in contanti (famosi i pallet di dollari caricati sugli aerei, vedi foto sotto). In realtà, il denaro serviva a finanziare il deep state e lo sviluppo di armi nucleari, che avveniva grazie a impianti delocalizzati in Siria e ad ispezioni fasulle. Uno dei primi atti della politica estera di Trump è stato proprio il ritiro degli USA del patto con l’Iran, con grande scorno di molti paesi dell’Unione Europea, che ha tentato di subentrare finanziariamente agli Stati Uniti, senza però riuscirvi.


    Uno dei pellet di dollari inviati in Iran dall'amministrazione Obama

    Trump ha affermato di essere in attesa di una segnale dell’Iran per aprire dei negoziati, segnale ad oggi apparentemente non pervenuto, anche se, per bocca dello stesso Trump, l’Iran sarebbe oggi uno stato molto diverso rispetto a due anni fa, con il deep state molto indebolito finanziariamente. Alla fine di febbraio del 2019 si è dimesso Mohammad Javad Sarif, ministro degli esteri iraniano.

    Gli accessi ai diversi stati chiusi o in via di chiusura per il deep state, al 15 agosto 2018, sono riassunti in Q#1884 (vedi immagine sotto). Ricordiamo che anche l’accesso alla fondamentale Arabia Saudita è stato chiuso per effetto delle purghe di fine 2017. Per questo motivo, il deep state ha organizzato un’altra false flag, la barbara uccisione del giornalista Jamal Khasshoggi, per addossarne la colpa all’Arabia Saudita e creare un caso internazionale e una crisi diplomatica con gli USA, in modo da riconquistare le posizioni perdute nel paese. Anche in questo caso, il colpo è stato schivato, l’alleanza è rimasta in piedi.


    Il post Q#1884

    Aggiornamento del 21-05-2019 – Al montare della retorica e delle minacce tra USA e Iran, corrisponde probabilmente una fase di negoziati già in atto, secondo quello che è stato il protocollo nordcoreano. Alcune sfumature nelle ultime dichiarazioni pubbliche di Trump sembrano confermare questa lettura.

    Aggiornamento del 21-06-2019 – Ricordiamo che, se lo scontro nell’apparenza della narrativa ufficiale è tra gli USA e l’Iran, nella realtà assistiamo a una lotta tra la borghesia sovranista americana e la borghesia globalista iraniana, che lo stesso scontro è in atto all’interno dei due paesi, che esiste un’alleanza tra la borghesia globalista americana e quella iraniana, che specularmente esiste, o è in costruzione, un’alleanza tra la borghesia sovranista iraniana e quella americana e che, in questa fase, le cesure interne alle singole nazioni prevalgono su quelle tra nazioni. Detto questo, la recente “escalation” militare (attacco a una petroliera e abbattimento di un drone americano) è una reazione del deep state globalista allo strangolamento economico messo in atto dagli USA attraverso la ricusazione del nuclear deal, le sanzioni e il divieto di esportazione di petrolio. Questi provvedimenti colpiscono tutta l’economia iraniana, ma in modo particolare la borghesia globalista che, messa all’angolo, tenta di uscirne attraverso il caos di uno scontro militare su larga scala. Possiamo confermare dall’osservazione dei fatti che certamente esiste un negoziato in atto tra i governi di USA e Iran, che le recenti voci di una rete della CIA smantellata all’interno dell’Iran [42] indicano una o più operazioni mirate alla rimozione del deep state e che se ci sarà un intervento militare americano questo sarà, molto probabilmente, di tipo “minimalista”, cioè limitato nel tempo e indirizzato alle strutture militari della borghesia globalista, sulla scorta di quanto recentemente avvenuto in Siria.

    Il traffico di droga e di esseri umani. L’immigrazione

    Il traffico di droga e quello di esseri umani non sono di esclusivo appannaggio della Cabala, ma vanno a finanziare diversi strati della borghesia internazionale. Svolgono però una funzione fondamentale, che è quella di contribuire a finanziare il deep state a livello locale (come vedremo nel caso americano), oltre a fornire ai suoi membri diverse fonti di sollazzo, rendendoli nel contempo ricattabili e quindi controllabili. È comunque innegabile, in base a quanto emerso negli ultimi tempi, che la Cabala rivesta in questi traffici un ruolo centrale.

    Il previsto ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan implica anche la perdita del controllo sulla produzione del papavero da oppio, aumentata esponenzialmente da quando gli americani occupano il paese, e sulla produzione di eroina, che notoriamente viene utilizzata dalla CIA per pagare le operazioni segrete.

    Per quanto riguarda l’immigrazione, che nella sua forma attuale è essenzialmente un’altra forma di traffico di esseri umani (basti pensare al sottobosco di ONG che si occupano di migranti), questa è un elemento indispensabile per la grande finanza internazionale, perché sortisce molteplici effetti, tra cui quello di creare ulteriore forza lavoro in eccesso, deprimendo i salari e accelerando il trasferimento di ricchezza dal popolo alla classe abbiente, e quello di alimentare, nel breve periodo, le “guerre tra poveri”, utili alla classe dominante soprattutto in periodi di crisi (sappiamo che, dialetticamente, nel tempo la cosa si trasforma in un boomerang per la classe dominante). Secondo molti commentatori, un altro effetto dell’immigrazione di massa fortemente cercato dalla Cabala sarebbe quello di diluire le identità nazionali, considerate un ostacolo per le politiche globaliste. Riuscendo difficile entrare in certe visioni della realtà, ci limitiamo a registrare l’osservazione. Fatto sta che, ad esempio, le Open Society Foundations del già più volte citato George Soros, membro di spicco della Cabala, sono in prima fila nel promuovere, anche con interventi presso i governi, le migrazioni di massa. La fine del conflitto siriano ha rappresentato un grosso problema per i piani di migrazione in Europa, e lo stesso Soros è andato personalmente in cerca di potenziali flussi alternativi di migranti dall’Africa. Le fondazioni di Soros sono state bandite dall’Ungheria (paese d’origine del finanziere) e stanno incontrando sempre più ostacoli a livello internazionale (Romania, Macedonia, Polonia, Turchia). La lotta tra fazioni della classe dirigente si manifesta, sul tema delle migrazioni, nello scontro sul Global Compact, a cui abbiamo già accennato, con diverse nazioni che si stanno ritirando.

    Il Vaticano nel mirino

    Come polo bancario di prima grandezza (valore stimato del solo IOR: 229 miliardi di dollari, vedi Q#1021), il Vaticano fa parte a pieno titolo della Cabala (sempre in Q#1021 viene ricordato il prestito dei Rothschild alla Santa Sede nel 1832 e si afferma che il Vaticano è collegato alla CIA), rappresentandone anche una preziosa stampella ideologica: basti pensare alla posizione sui cambiamenti climatici, sulla guerra in Siria e sulle migrazioni.

    La diffusa pratica della pedofilia all’interno delle gerarchie ecclesiastiche rende il Vaticano vulnerabile agli attacchi del fronte anti-Cabala: recentissima è la condanna per abusi e violenze su minori del cardinale Pell, già numero tre nelle gerarchie vaticane in qualità di tesoriere (quindi, in realtà, numero uno). Epocale è stato il processo a 300 preti in Pennsylvania per abusi e violenze su oltre 1000 minori, pratiche coperte dalle gerarchie ecclesiastiche, con raccapriccianti conclusioni da parte del gran giurì [43]. Il processo ha spinto diversi stati degli USA ad aprire inchieste analoghe. Il 20 marzo 2019 395 tra preti e personale ecclesiastico sono stati accusati di abusi su minori in Illinois [44]. Il 28 aprile 2019 l’arcidiocesi di New York ha reso noti i nomi di 120 preti accusati di abusi sessuali su minori [45]. Il 30 aprile 2019, il procuratore generale della Georgia ha aperto un’investigazione sugli abusi sessuali del clero cattolico nello Stato [46]. La macchina giudiziaria è in moto in tutti gli USA contro la chiesa cattolica, la lista potrebbe essere lunghissima, per ora ci fermiamo qui. QAnon, nei post Q#191, Q#1413 e Q#3155 (gli ultimi due rivolti direttamente al papa), ha alluso, attraverso simboli [47], al fatto che tra le altissime gerarchie ecclesiastiche si praticano culti (che i preti stessi definirebbero satanici) che prevedono lo stupro bambini e adulti, se non peggio.



    La foto sopra, postata in Q#935, fa parte dell’attacco politico al Vaticano da parte dei militari americani

    La reazione della Cabala

    La reazione della Cabala al piano che la vorrebbe distrutta è stata, ovviamente, della massima veemenza ed è stata attenuata nelle sue conseguenze solo in virtù della meticolosa preparazione da parte degli opponenti. Il principale obiettivo della Cabala è stato, ovviamente, Donald Trump che, nell’ambito dell’operazione, è stato chiamato anche a rivestire il ruolo di bersaglio. Gli attacchi al presidente americano sono venuti sul piano mediatico (con una furia e una coralità dei media occidentali che non ha precedenti), politico (sia sul piano interno che su quello internazionale: dal premier canadese Justin Trudeau, dalla Merkel e da Macron su tutti) e militare. Da quest’ultimo punto di vista, oltre ai diversi tentativi di assassinio del presidente americano (oltre a quello, già citato, di Las Vegas, ce n’è almeno un altro di cui si sa qualcosa: Trump avrebbe dovuto essere ucciso durante un comizio tenuto in Pennsylvania prima delle elezioni di medio termine), si è raggiunto il culmine con il lancio di due missili nucleari, uno molto probabile e l’altro praticamente certo.

    Il primo lancio, quello molto probabile, sarebbe avvenuto il 13 gennaio del 2018 e sarebbe stato diretto verso le Hawaii, quando si ebbe l’allarme di un missile balistico in arrivo (l’errore umano del “pulsante schiacciato per errore”, subito addotto come spiegazione, è praticamente impossibile, in quanto l’allarme viene attivato con un doppio comando simultaneo, analogo a quello del lancio dei missili) con il “set” già allestito: proprio in quel momento, una troupe televisiva si trovava “casualmente” in visita ad un bunker antiatomico delle Hawaii (presumibilmente abbastanza vicino al luogo del previsto impatto), mentre l’ex presidente Clinton si trovava su una delle isole (presumibilmente lontano dal luogo del previsto impatto), in modo da avere un testimone-reporter eccellente. Secondo le poche testimonianze oculari, il missile sarebbe esploso mentre era in volo sull’oceano, quasi certamente abbattuto. La firma della Cabala sull’evento è stata apposta per bocca di Papa Francesco, che ha dichiarato il giorno successivo, in un contesto slegato dall’evento, che era stato trattato dai media come una curiosità irrilevante, di aver paura perché pensava che il mondo fosse vicino alla guerra atomica [48]. Il lancio avrebbe dovuto quasi sicuramente essere imputato alla Corea del Nord, con conseguenze immaginabili solo in parte.

    Il secondo lancio, documentato da una telecamera per il rilevamento delle condizioni meteorologiche e confermato da QAnon, è avvenuto il 10 giugno 2018 al largo di Seattle. Si era alla vigilia del summit di Singapore tra Trump e Kim Jong Un, che si sarebbe svolto il 12 giugno. Dall’immagine, esperti militari hanno riconosciuto un missile balistico intercontinentale Trident II, un tipo di ordigno lanciato dai sottomarini militari americani di classe Ohio. Il missile è stato abbattuto mentre era in volo sulle isole Aleutine a 20.000 km/h da una tecnologia segreta. Il suo obiettivo era quello di scatenare il caos mondiale, uccidendo probabilmente anche lo stesso Trump (QAnon lo qualifica come un attacco contro l’Air Force One, l’aereo presidenziale, che in quel momento forse si trovava in volo, ma le informazioni di QAnon su eventi strettamente militari vanno prese con le pinze, per ovvi motivi). Il sommergibile americano era forse destinato a risultare ufficialmente come controllato da hacker cinesi. La madre di tutte le false flags.



    Nell'immagine sopra (si veda anche Q#2729), il missile lanciato il 10 giugno 2018. Secondo i media, si tratterebbe dell’immagine distorta di un elicottero. Talvolta, anche un elicottero si trasforma in un razzo-missile…

    La Nuova Zelanda “ultimo rifugio”

    Con la capacità di pianificazione a lungo termine che li contraddistingue, molti esponenti della Cabala hanno eletto la Nuova Zelanda [49] a loro rifugio di ultima istanza, soprattutto in caso di guerra atomica, e vi hanno fatto costruire maison da favola, con annessa pista di atterraggio e bunker extra lusso. Naturale è stata quindi la scelta della Nuova Zelanda per sfuggire, quando verrà il momento, all’offensiva della borghesia sovranista.

    Il massacro delle moschee di Christchurch del 15 marzo 2019 (un’altra false flag la cui responsabilità stavolta è stata accollata dai media, oltre che al solito Trump, anche a QAnon) viene attualmente utilizzato come pretesto per preparare il paese ad accogliere gli esponenti delle élite finanziarie: bando delle armi tra la popolazione e accesso vietato ai siti con i messaggi di QAnon (facilmente aggirabile, comunque, attraverso un semplice VPN per chi non sia totalmente illetterato dal punto di vista informatico). La campagna è stata estesa anche alla “vicina” Australia.

    Difficilmente queste precauzioni si riveleranno sufficienti quando e se gli esponenti della Cabala verranno accusati, come sembra, di “crimini contro l’umanità” (Q#2576, Q#2851).

    La crisi venezuelana

    Il Venezuela si dibatte da diversi anni in una crisi economica che è culminata nell’iperinflazione del bolivar (sarebbe interessante capire il ruolo della banca centrale del paese nell’insorgenza del fenomeno). Detentore di enormi riserve petrolifere, il Venezuela è da anni nel mirino della Cabala finanziaria, che ne vorrebbe il controllo e agisce di conseguenza attraverso gli elementi del deep state presenti nel paese.

    Nell’ambito del recente scontro tra il rieletto presidente Maduro e l’Assemblea Nazionale (nelle mani del deep state) sulla legittimità delle elezioni presidenziali del 2018, il presidente americano Trump si è affrettato a riconoscere, prematuramente, il presidente dell’Assemblea Juan Guaidò come presidente del Venezuela ad interim, con il preciso scopo di “bruciarlo”.

    Nel corso degli ultimi mesi è stata incessante la campagna di stampa occidentale contro Maduro, con tanto di denuncia di blocchi da parte del governo nei confronti di diversi convogli umanitari (che in realtà servivano a far penetrare nel paese armi per i ribelli: sono infatti entrati, senza problemi, i convogli russi e cinesi) e foto di un ponte con al confine con la Colombia che per la stampa sarebbe stato bloccato sempre per impedire l’accesso ai “convogli umanitari”, ma che in realtà non era mai stato aperto perché non ultimato.

    Dagli Stati Uniti si è sollevata la solita cortina fumogena: l’amministrazione ha finto di assecondare le sirene della stampa legata al deep state, con il “falco” John Bolton che, per “errore” e “distrazione”, ha esposto ai fotografi una pagina di appunti in cui si faceva accenno a un piano, falsissimo, per l’entrata in Venezuela di 5000 soldati americani attraverso la Colombia.

    Intanto, nel paese sono arrivate le truppe russe, che hanno iniziato l’installazione dei sistemi S-300 per chiudere lo spazio aereo, tra le proteste di prammatica degli americani. Il 29 marzo 2019 Trump ha affermato di voler risolvere la crisi Venezuelana di concerto con Russia e Cina. Ci si avvia, quindi, ad una soluzione di tipo “siriano”, con la Cabala di nuovo fuori dai giochi.

    Pare che la crisi venezuelana sia intrecciata con la politica del governo cubano, che potrebbe essere stato trasformato in un bastione del deep state al tempo dell’apertura di Obama (cfr Q#1884). La coalizione USA-Russia-Cina potrebbe allora avere l’obiettivo di epurare il governo dell’isola dai residui elementi nemici a margine dell’operazione Venezuela.

    Aggiornamento del 1 maggio 2019 – Gli eventi sono improvvisamente precipitati, confermando quanto finora detto: il tentativo di Guaidò di innescare una “rivoluzione colorata” ha perso slancio e abbiamo assistito al tentativo del deep state (fuorviato, a quanto pare, da false informazioni, che davano per certo l’appoggio di gran parte dell’esercito) di provocare, sempre attraverso Guaidò, un colpo di stato militare. L’iniziativa ha avuto un impatto quasi solo mediatico (pochissimo il seguito nell’esercito e, pare, tra la popolazione), ha incassato l’appoggio soltanto formale degli USA ed è stata sedata in meno di 24 ore. A cose quasi concluse, Trump ha denunciato, via Twitter, la presenza in Venezuela di militari cubani ed ha intimato al governo dell’isola di ritirarli, minacciando l’embargo e sanzioni.

    Giappone, Messico, Italia

    Il Giappone è un alleato di ferro degli USA di Trump, come dimostrato anche dal recente incontro tra il presidente americano e il primo ministro giapponese Abe. Nel quadro dell’attuale dinamica internazionale, le due nazioni collaborano effettuando operazioni di intelligence congiunte e il Giappone sta svolgendo un ruolo di mediazione tra gli USA e l’Iran. Le forze armate giapponesi hanno ratificato un importante acquisto di caccia F-35 americani e i rappresentati dei due paesi sono in trattativa per raggiungere accordi tesi a riequilibrare la bilancia commerciale tra USA e Giappone, segno evidente che la borghesia sovranista è ben disposta a rinunciare a lauti profitti pur di sbarazzarsi della fazione che controlla l’emissione della moneta fiduciaria.



    La “crisi dei migranti” al confine sud degli Stati Uniti ha assunto proporzioni gigantesche, con 144.000 persone fermate solo a maggio del 2019. Si tratta di un flusso spesso organizzato in carovane, il più delle volte predisposte ad arte (e lautamente finanziate) per agire da ariete e sfondare le crescenti difese predisposte al confine dal governo degli Stati Uniti, tra presenza militare, sorveglianza elettronica e il famoso “muro” di Trump, che è già stato completato per diversi tratti. Questi poveracci, spinti dalla necessità creata dallo stesso movimento del capitale, sono utilizzati sia come merce umana, in quanto forza-lavoro a basso prezzo, che come pedina per facilitare la veicolazione nel mercato USA di droghe, prostitute, minori sfruttabili nei modi più turpi, membri di gang criminali e quant’altro. Il flusso di migranti negli USA è stato facilitato dallo stesso Messico, che ha lasciato transitare indisturbate le carovane provenienti dall’America Centrale. Oltre agli interessi della classe dirigente messicana legata al narcotraffico, che, data la sua forza economica e militare, ha grossa influenza sull’apparato statale, è interesse della borghesia messicana in generale che il numero più grande possibile di cittadini possa utilizzare le strutture sanitarie degli USA (in molto zone è garantita l’assistenza sanitaria agli illegali) e il loro sistema formativo, per poi riportarne in patria i benefici. Si tratta di una dinamica niente affatto nuova, ma che anzi rispecchia andamenti onnipresenti nella storia umana.

    Il 31 maggio 2019 Trump ha annunciato che, a partire dal 10 giugno, le merci messicane sarebbero state gravate di tariffe del 5%, che sarebbero salite gradualmente fino a raggiungere il 25% in 3-4 mesi, se il Messico non avesse arrestato il flusso di migranti diretto negli Stati Uniti. Con questa mossa, l’amministrazione americana ha messo la fazione della classe dirigente messicana legata al narcotraffico e la fazione industriale tra loro contro. La fazione industriale ha prevalso in pochi giorni: il 7 giugno lo stesso Trump ha comunicato che USA e Messico avevano raggiunto un accordo secondo il quale il Messico si è impegnato ad arrestare il flusso di migranti, sia con l’impiego dell’esercito (6000 soldati sono stati dislocati lungo il confine) che prendendo in carico parte dei richiedenti asilo. Inoltre, il Messico ha accettato di acquistare ingenti quantità di prodotti agricoli americani. Per il presidente americano si è trattato di una notevole vittoria politica e, visto il contesto, militare.

    La lotta prosegue ora all’interno dello Stato messicano tra le due fazioni contrapposte.



    La complessa vicenda di costruzione dello Steele dossier e della campagna per bloccare l’elezione di Trump o per rimuoverlo successivamente è passata non soltanto per la Gran Bretagna, l’Australia e l’Ucraina, ma anche per l’Italia, con la complicità del governo Renzi e dei servizi segreti. In breve, nel 2016 venne organizzato a Roma un incontro-trappola tra George Papadopulos, membro del team elettorale di Trump, e Joseph Mifsud, un agente italiano in collegamento con la CIA, per poi far passare lo stesso Mifsud per un’agente russo e usare l’evento come pretesto per l’inizio delle indagini nei confronti del futuro presidente americano [50]. A maggio del 2019, dopo una telefonata di Trump, che ha nell’attuale governo italiano un governo più che amico, il premier Conte ha disposto la rimozione di quattro vicedirettori dei servizi segreti italiani [51].

    (continua)

    (Testo del 9 marzo 2019 con integrazioni successive)



    [39] La domanda nasce spontanea: può il limitato quantitativo di oro esistente sostenere il peso monetario del commercio mondiale? La risposta è semplice: dipende dal prezzo dell’oro. Se infatti il prezzo dell’oro come metallo è determinato, in ultima analisi, dal suo valore, cioè dal quantitativo di lavoro umano incorporato nella sua produzione, il prezzo dell’oro come moneta è direttamente proporzionale al volume degli scambi e inversamente proporzionale alla massa monetaria circolante e alla velocità di circolazione. Quindi, il prezzo dell’oro come moneta può essere molto più alto rispetto al valore dell’oro come metallo. Il prezzo dell’oro, che possiede proprietà monetarie da millenni, è stato manipolato verso il basso da un sofisticato meccanismo di derivatizzazione messo in atto in seguito agli accordi sul petrodollaro, affinché il dollaro non avesse a subire la concorrenza monetaria dell’oro.

    [39A] Il piano dell'amministrazione Obama era di far crescere l'ISIS per rimuovere Assad, un disegno complicatosi nel momento in cui il governo siriano ha chiesto aiuto alla Russia. Di seguito, due link a un audio di John Kerry che dimostra il sostegno dato all'ISIS dal governo USA di allora: https://theconservativetreehouse.com...nd-transcript/ ; https://theconservativetreehouse.com...mpression=true

    [40] Il termine deriva dal linguaggio marinaresco: pare che nella guerra in mare le navi nemiche solessero issare la stessa bandiera della nave da assaltare, per avvicinarsi tranquillamente ed attaccare di sorpresa.

    [41] È interessante, in questo senso, osservare come i militari abbiano gestito il processo di edificazione della nuova ambasciata: il preventivo iniziale era di un miliardo di dollari e prevedeva l’intervento di numerose ditte, e al termine l’edificio sarebbe stato sicuramente infestato di congegni-spia. Alla fine, l’ambasciata è stata costruita con una spesa inferiore al mezzo milione di dollari [non è un refuso, si tratta di una cifra inferiore di circa 2000 volte] da una sola ditta, sicuramente sotto stretto controllo militare.

    [42] https://www.timesofisrael.com/iran-c...a-spy-network/

    [43] https://www.attorneygeneral.gov/report/

    [44] https://www.axios.com/almost-400-cat...8e0747f0a.html

    [45] https://eu.usatoday.com/story/news/n...st/3608384002/

    [46] https://www.washingtonpost.com/relig...=.9d99a70fc8cd

    [47] È particolare il fatto che l’Aula Paolo VI in Vaticano, progettata da Pier Luigi Nervi e inaugurata nel 1971, abbia inequivocabilmente la forma della testa di un serpente, sia dall’esterno che dall’interno (si veda anche Q#191):

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...54084104871936
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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e “Il Grande Risveglio”. Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE SESTA

    La difesa della rivoluzione
    La ristrutturazione dell’esercito

    Gli interventi per rafforzare l’esercito e le manovre economiche dell’amministrazione Trump hanno come scopo principale difendere l’attuazione del piano militare. Secondo QAnon, “se cade l’America, cade il mondo” (Q#1350, Q#2039).

    La fine dell’amministrazione Obama vedeva l’esercito fortemente indebolito [52]: dalla vendita dei segreti militari, ai grossi problemi dei due aerei di punta dell’aviazione, il costosissimo F-22 Raptor e la sua versione economica a grande diffusione, l’F-35; dalle modernissime navi speronate in pieno oceano mentre erano in avaria provocata da congegni di stati avversari (Russia e Cina) che, a distanza, ne avevano completamente distrutto l’elettronica all’abbandono dello Space Shuttle senza programmi sostitutivi e, con esso, la perdita scontata, nel lungo periodo, della supremazia nello spazio. In cima a tutto questo, acciai di bassa qualità [53], componenti elettronici fabbricati all’estero e, secondo QAnon, in grado di provocare incidenti aerei a comando, regole di ingaggio fortemente penalizzanti, chiusura di impianti produttivi strategici, condizione socialmente disastrosa degli ex-combattenti (che negli USA si suicidano a un ritmo medio di 20 al giorno), che contribuiva a fiaccare il morale dei militari, rendendone cupe le prospettive una volta fuori dall’esercito. Inoltre, durante l’amministrazione Obama si è avuto il passaggio del controllo di internet dalle mani del governo americano ad una società non-profit privata con base in California.

    L’amministrazione Trump ha completamente ribaltato le politiche di Obama sulle forze armate, con aumenti del budget (700 miliardi di dollari per il 2017, 716 per il 2018 e 750 previsti per il 2019), varo della Space Force come sesta forza armata [54] e di nuovi programmi della NASA per mantenere la supremazia nello spazio, bonifica di tutti gli aeromobili civili e militari dai componenti elettronici potenzialmente pericolosi, più potere ai generali sul campo, rilancio dell’industria siderurgica e militare, numerose iniziative in favore degli ex combattenti (snellimento delle pratiche burocratiche per risarcimenti e vitalizi, miglioramento dell’assistenza sanitaria, programmi specifici per la cura della salute mentale e per l’occupazione).

    Nell’ottica della lotta tra la fazione nazionalista e la grande finanza internazionale, l’esercito USA ha una funzione di dissuasione (e spesso, come abbiamo visto, di intervento) contro la tentazione, per la Cabala, di intraprendere avventure militari attraverso stati controllati.

    La Trump Economy

    La politica economica di Trump si basa innanzi tutto sulla manipolazione dei dati, nel solco delle precedenti amministrazioni e soprattutto dell’amministrazione Obama, che si è trovata a gestire il post-crisi del 2008. Nel caso di Trump, la manipolazione viene spinta al massimo grado, per ovvie ragioni di opportunità politica: vengono falsificati soprattutto i dati sul PIL e sulla disoccupazione, mentre il debito, sia pubblico che privato, esplode, nell’estremo tentativo di evitare il crollo dei già deboli consumi (le catene di negozi al dettaglio stanno fallendo a ritmi da record, solo in parte a causa del commercio online).

    La politica economica dell’amministrazione Trump, non diversamente da quelle che l’hanno preceduta, si basa quindi anche sul vertiginoso aumento del debito pubblico (a fine aprile 2019, ad esempio, è stato varato un piano da 2 trilioni di dollari per rimodernare le infrastrutture: strade, ferrovie, aeroporti, ecc.), questa volta però con la certezza che, alla fine, verrà provocata una sorta di bancarotta con tanto di reset globale e il debito non verrà mai pagato.

    A dicembre del 2018 c’è stata la svolta nella lotta per il controllo del truccatissimo mercato azionario, importante soprattutto in ottica propagandistica: nell’attuale circo dell’informazione americana (e, di rimbalzo, mondiale), il rialzo dell’indice azionario viene automaticamente correlato ad un’economia in salute. Fino allo scorso dicembre le sorti dell’andamento di Wall Street erano nelle mani della Cabala, che stava facendo crollare la borsa come risposta agli attacchi diretti di Trump alla FED, il suo asset più prezioso. Per l’occasione, si è scomodato anche David Rothschild, con un tweet al veleno nei confronti del presidente americano, che dimostra come il personaggio in questione avesse letteralmente perso le staffe. Gli interventi diretti di alti esponenti della Cabala sono piuttosto rari, perché di solito lasciano fare questo lavoro ai loro lacchè. Il segnale decisivo è arrivato il 25 dicembre 2018: il consiglio di Trump “buy the dip” (comprate ora che i prezzi sono bassi), riferito al mercato azionario, sanciva il passaggio del controllo della borsa nelle mani dei militari. Da allora, l’indice Dow Jones è salito da circa 21.000 punti a circa 25-26.000.



    Sopra, il tweet del 25 dicembre di David Rothschild diretto a Trump. Esso recita: “Chiudi quella cazzo di bocca. Seriamente: ogni volta che il Presidente Trump parla della FED, il mercato crolla. Ha bisogno che il mercato si stabilizzi per salvare ciò che resta della sua presidenza: è così fottutamente stupido che non riesce nemmeno a chiudere quella cazzo di bocca e a non fare nulla?”



    Un secondo tweet, immediatamente successivo al primo, mostra il timore di David Rothschild rispetto all'eventuale introduzione del gold standard.

    Allo stesso modo, i militari stanno ora controllando le politiche della FED. Dopo aver nominato Jerome Powell alla direzione delle Federal Reserve a febbraio del 2018, le dichiarazioni di Trump lasciavano intendere la necessità di un cambiamento negli indirizzi sul tasso di sconto. L’intenzione del deep state, come svelato da QAnon in Q#2575, era infatti quella di aumentare continuamente i tassi, con ritmi accelerati a partire da marzo 2019 e con l’intenzione di anticipare il crollo dell’economia per far perdere a Trump le elezioni del 2020. Le ultime riunioni della FED indicano un’inversione di rotta e uno stand-by sull’incremento dei tassi .

    Al momento (1 maggio 2019), la situazione del Board della FED è la seguente: su 5 membri, 3 sono stati nominati da Trump (nell’ambito dell’epidemia di dimissioni sospette); in più, ci sono due seggi vacanti, per i quali il presidente americano ha presentato altrettante nomine (per la cronaca, si tratta di individui favorevoli al gold standard), che dovranno essere confermate dal Senato. È chiaro che il controllo della FED non passa solo per il controllo del Board nominato da presidente, visto che si tratta di un’istituzione privata che ha sì particolari accordi con il governo americano, ma che gode, per certi versi, di diritti di extraterritorialità. Evidentemente, oltre alle nomine suddette, sono state portate a compimento, da parte dei militari, altre azioni coercitive, ad oggi non note.

    Per quanto riguarda l’”economia reale”, la strategia dell’amministrazione americana è quella di affrontare la crisi economica già iniziata (si vedano, ad esempio, i dati del mercato immobiliare mondiale e di quello dell’auto, il Baltic Dry Index o i dati sul commercio mondiale) minimizzandone l’impatto sulla popolazione. Il previsto abbandono del dollaro come moneta mondiale implica la necessità dell’indipendenza energetica (ad oggi già raggiunta: gli USA sono i maggiori produttori al mondo sia di petrolio che di gas naturale e sono esportatori netti di energia; nel 2025 la produzione di petrolio raggiungerà quella combinata di Russa e Arabia Saudita) e il riequilibrio della bilancia commerciale: gli accordi bilaterali con i livellamenti tariffari, uniti all’imponente deregulation per attirare imprese dall’estero e ridare fiato alla piccola e media impresa, dovrebbero portare ad un rilancio della produzione agricola e manifatturiera, o quanto meno a una sua tenuta nell’ambito della crisi mondiale.

    Un’altra strategia fondamentale per l’attuale amministrazione prevede un ingente rientro di risorse prima utilizzate per mantenere l’impalcatura del deep state in tutto il pianeta: parliamo dei già citati: ridimensionamento delle spese NATO a svantaggio dei paesi europei, ritiro dall’Iran Nuclear Deal, disimpegno dalle varie guerre per il controllo del Medio Oriente, fine della protezione militare gratuita per i paesi del Golfo Persico, fine degli squilibri tariffari (vedi sopra).

    Nei piani economici c’è anche il riacquisto da parte di imprese americane di asset strategici come il porto di Long Beach (il secondo del paese come infrastrutture automatizzate per il carico e lo scarico di container), ceduto ad investitori cinesi durante l’amministrazione Obama.

    Sul fronte delle politiche populiste, è evidente soprattutto l’azione nei confronti del sistema sanitario, con un’azione mirata all’eliminazione dell’Obamacare , che si è stato solo in parte uno strumento per coprire le fasce della popolazione a reddito più basso escluse dall’assistenza (ci sono ancora 28-30 milioni di americani senza copertura sanitaria), ma si è rivelato soprattutto un gigantesco regalo alle compagnie assicurative, con i premi che sono lievitati in maniera impressionante, talvolta raddoppiando nel giro di un anno o due. Si punta a creare un meccanismo che abbatta i costi sia per le imprese che per i singoli cittadini, mantenendo la più ampia copertura possibile. L’amministrazione americana ha inoltre esercitato una forte pressione sulle case farmaceutiche perché abbassassero il prezzo dei farmaci e sulla FDA perché approvasse un gran numero di farmaci generici a basso costo. Altra iniziativa populista degna di rilievo è il corposo taglio della tasse, che ha favorito soprattutto una middle class sulla via della proletarizzazione.

    La crisi già iniziata dovrebbe vedere quindi gli USA in una posizione di vantaggio rispetto all’Unione Europea: nella UE non c’è praticamente più margine per tagliare il tasso di sconto a sostegno del credito (negli USA è al 2,5%, mentre quello della BCE è allo 0%; quasi certamente i tassi americani verranno presto tagliati per dare slancio all’economia in vista delle presidenziali del 2020 e favorire la rielezione di Trump) e sono accese le micce della Brexit e dei gilet jaunes. La crisi, secondo molti commentatori, dovrebbe essere utilizzata dal fonte anti-Cabala per puntare il dito sulle banche centrali e farle definitivamente saltare.

    Il fronte interno

    Il deep state ha la necessità assoluta di rimuovere con ogni mezzo il pericolo mortale rappresentato, ai loro occhi, da Donald Trump, e l’attuale dibattito politico in America ruota attorno a questa lotta per la sopravvivenza, per cui si può tranquillamente affermare che è in corso una guerra civile non dichiarata, contenuta nelle forme attuali a bassa intensità dalla strategia dei militari, che vorrebbero sbarazzarsi del nemico nell’apparenza dell’assoluta legalità.

    Per questo motivo, l’ormai scontato fallimento dell’inchiesta Mueller ha dato il la ad una serie di inchieste parlamentari a 360 gradi sulle attività passate e presenti del presidente e dei suoi familiari, nel tentativo di trovare qualche irregolarità che possa essere usata come arma di ricatto nei suoi confronti. Nell’ambito della politica americana, l’utilizzo di indagini per cercare crimini anziché per perseguirli è un richiamo diretto ai metodi del maccartismo; ciò nonostante, il Partito Democratico non ha avuto altra scelta che imboccare questa strada. Da parte loro i militari hanno dichiarato, tramite QAnon, di voler colpire duro, dal punto di vista giudiziario, dopo che il nemico avrà sparato tutte le sue cartucce e sono quindi in una posizione di attesa, durante la quale stanno completando le operazioni di accerchiamento.

    Il Partito Democratico sta tentando portare lo scontro nelle strade, sia tramite i suoi gruppi paramilitari, gli Antifa, sia provocando una sollevazione popolare nelle aree urbane a maggioranza democratica. Per ottenere quest’ultimo scopo, oltre a continuare una campagna stampa diffamatoria nei confronti di Trump che prosegue da molto prima delle elezioni presidenziali e che, come effetto collaterale, ha fatto perdere ulteriore credibilità e seguito ai già boccheggianti mezzi di comunicazione tradizionali, si basano sulle solite false flags: episodi a sfondo razziale inscenati ad arte ed attribuiti a sostenitori di Trump (clamorosi sono stati i recenti episodi dell’assalto al noto rapper nero e omosessuale Jussie Smollett e dei gesti attribuiti ai ragazzi del liceo cattolico di Covington: ambedue i casi si sono rivelati dei falsi palesi).

    Dato che la vera lotta avviene sotto traccia, agli occhi di un osservatore ignaro la politica americana attuale appare come un assoluto manicomio. Per quanto concerne ciò che rimane del dibattito parlamentare vero e proprio, negli ultimi mesi il centro delle discussioni è stato occupato dalla questione della costruzione di più di 1000 chilometri di muro al confine con il Messico. Il muro rientra tra le promesse elettorali di Trump e verrà comunque costruito, il dibattito in corso non è che una trappola politica per esporre la vera natura del Partito Democratico e di molti esponenti del Partito Repubblicano legati al deep state. Anche qui, si tratta di una questione di vita o di morte: attraverso il confine meridionale penetrano, oltre a milioni di immigrati illegali che costituiscono, come abbiamo visto, un bacino elettorale imprescindibile per i democratici, il 90% degli stupefacenti che giungono sul mercato americano, migliaia di donne e bambini che sono merce nelle mani dei trafficanti di esseri umani [55] (i cosiddetti coyotes: pare che il prezzo attuale di un bambino si aggiri sui 125.000 dollari) e i guerriglieri-terroristi dell’MS-13, una vasta gang diffusa in oltre 40 stati dell’Unione, che conta migliaia di membri, originari prevalentemente di El Salvador, che terrorizza la popolazione con stupri ed omicidi effettuati con l’uso del coltello (il motto dell’MS-13 è “uccidi, stupra, controlla”) e che rappresenta un vero e proprio esercito irregolare agli ordini del deep state (si vedano, ad esempio, Q#5, Q#6, Q#85, Q#91, Q#121, Q#484, Q#2395).

    Come detto, la richiesta di finanziamenti per il muro da parte di Trump alla Camera, che ha portato ad un braccio di ferro culminato con la chiusura parziale del governo per circa un mese, e la stessa dichiarazione di emergenza nazionale riguardo al confine meridionale per ottenere diversi miliardi di dollari, non sono che trappole politiche, che danno anche l’idea del livello di penetrazione dei capitali provenienti dal narcotraffico e dal traffico di esseri umani nel corpo della politica americana: è palese che un muro creerebbe notevoli difficoltà ai rifornimenti.

    In realtà, la presidenza già dispone dei soldi per costruire più di metà del muro (che infatti è in costruzione) e non avrà difficoltà a completarlo con i fondi del budget militare, senza dover chiedere nulla alla Camera e a prescindere dall’emergenza nazionale: è infatti, a norma di legge, prerogativa dell’esercito la costruzione di barriere difensive per mezzo del genio militare e Trump è il comandante in capo delle forze armate.

    La necessità di contrastare il presidente su ogni terreno ha consentito a Trump di occupare posizioni centriste, facendo proprie le politiche che in America sono definite di common sense, cioè di buon senso, spingendo i democratici su posizioni estreme per quanto riguarda il dibattito politico tradizionale: scarsi controlli ai confini, estensione del diritto all’aborto fino a qualche ora dopo la nascita del bambino (!) e la novità del Green New Deal: eliminazione di tutti i combustibili fossili, di gran parte delle automobili e di tutti i voli aerei, ricostruzione di tutte le abitazioni ed eliminazione di tutti i bovini a causa delle emissioni di CO2 legate alla flatulenza (!). Emblematica è l’ascesa del nuovo astro, la ventinovenne Alexandria Ocasio-Cortez, neoeletta alla Camera nella circoscrizione di New York, portatrice di posizioni politiche talmente asinine e autrice di dichiarazioni talmente maldestre da far sospettare che possa trattarsi di un’infiltrata.

    La lotta in atto sul diritto all’aborto è giunta a livelli tali che alcune contee progressiste sono arrivate a vietare i viaggi dei privati cittadini verso gli stati (come Alabama e Georgia) che hanno approvato leggi restrittive in materia di aborto [56].

    Un altro aspetto peculiare della politica americana è quello legato alla lotta sul Secondo Emendamento della costituzione, quello che consente ai cittadini americani di possedere e portare armi da fuoco. I Padri Fondatori dotarono i cittadini dei neonati USA di questo diritto espressamente perché potessero sbarazzarsi del governo una volta che questo fosse diventato tirannico. Questo concetto è ben radicato nella popolazione americana, soprattutto nelle vecchie generazioni. È chiaro che, in quest’ottica, il Secondo Emendamento rappresenta un incubo per il deep state.

    È emerso (vedi Q#782) che, a partire dal 1991, il governo americano ha segretamente favorito la l’utilizzo illegale di armi di fuoco per creare un movimento d’opinione contro la loro diffusione tra la popolazione. È anche abbastanza chiaro che molti degli eccidi di massa che avvengono frequentemente in America non sono che false flags organizzate anche e soprattutto per colpire il Secondo Emendamento [57]. Gli attuali schieramenti vedono la presidenza e il Partito Repubblicano in difesa del Secondo Emendamento e il Partito Democratico per la sua abolizione.

    Un ulteriore fronte caldo è quello dei campus universitari, da sempre baluardo del Partito Democratico e ultimamente su posizioni sempre più radicali, con censure aperte e dirette verso gli studenti conservatori. Sulle università è stato recentemente scagliato un doppio attacco: da un lato è emerso la scandalo della corruzione legata all’ingresso dei figli dei personaggi più ricchi e in vista dietro pagamento di laute tangenti (con un notevole danno di immagine per molti prestigiosi atenei americani e il solito codazzo di cause civili potenzialmente rovinose), dall’altro Trump ha firmato un Ordine Esecutivo che taglia i lauti fondi federali alle università che non dovessero rispettare il Primo Emendamento, quello sulla libertà di parola (che attualmente non viene rispettato: in alcuni campus sono addirittura stati istituiti dei piccoli spazi del free speech, i soli in cui sia possibile esprimere liberamente la propria opinione).

    La guerra dell’informazione

    Fondamentale in ogni operazione militare è il nodo del controllo dell’informazione. Abbiamo già visto come i militari abbiano parzialmente risolto il problema creando quasi ex nihilo una corazzata mediatica dalla portata internazionale. Per raggiungere in estensione e profondità il pubblico americano, e non solo, hanno però bisogno di raggiungere, almeno in parte, i mainsteram media. Al momento delle elezioni, il computo dei giornali era di 241 a 19 in favore della Clinton, con tutte le maggiori reti televisive (CNN, MSNBC, ABC, CBS, NBC) su posizioni nettamente anti Trump, ad eccezione di Fox News, che in parte si faceva portatrice del punto di vista del futuro presidente. Gli schieramenti attuali non sono cambiati e le posizioni si sono ulteriormente radicalizzate; il drappello di giornalisti fedeli a Trump in Fox News si è ben delineato (Sean Hannity, Sara Carter, Tucker Carlson, John Solomon, Laura Ingraham, Jeanine Pirro, Jesse Watters, Maria Bartiromo, Dan Bongino su tutti: alcuni di essi, se non tutti, fanno sicuramente parte del Piano) e, al momento, è sotto attacco.

    Per quanto riguarda i social media, è attualmente in corso una controffensiva dei militari sul piano giudiziario, principalmente attraverso il membro della Camera Devin Nunes, con cause civili per le censure verso i conservatori che potrebbero potenzialmente costare miliardi di dollari a Twitter e agli altri colossi del settore. Altri piccoli bastioni nelle mani dei militari sono la piattaforma di news su internet Breitbart e la rete televisiva OANN.

    L’8 maggio 2019, la rete televisiva Court TV, che si occupa di seguire i processi di maggior rilievo, riprende le trasmissioni dopo 11 anni. È molto probabile che la mossa faccia parte del piano per aggirare la censura della stampa nei confronti dei futuri processi ai membri del deep state.

    Per sottrarsi dal ricatto dei mainstream media (6 corporation controllano circa il 90% dell’informazione) e dalle conseguenze di eventuali black-out di internet architettati ad arte, l’amministrazione Trump ha attivato (ottobre 2018) un sistema di allerta presidenziale via sms verso tutti i telefoni cellulari presenti negli USA e si terrebbe pronta a lanciare una piattaforma di news sia televisiva che online controllata direttamente dalla Casa Bianca.



    Il tweet nell’immagine sopra, proveniente da un profilo che riporta tutti gli impegni pubblici del presidente americano, cita un articolo del codice che lascia presagire che molti giornalisti verranno coinvolti nelle inchieste sul tentativo di colpo di stato perpetrato attraverso l’ampia operazione di spionaggio culminata con l’inchiesta sulla collusione di Trump con la Russia.

    Il braccio di ferro sul sistema elettorale

    Il Partito Democratico, la cui azione nell’attuale contingenza politica si è trasformata in una vera lotta per la sopravvivenza, sta cercando di riconquistare il potere in occasione delle prossime elezioni grazie a profondi cambiamenti da attuare nel sistema elettorale americano, ma che francamente hanno pochissime probabilità di essere approvati. Abbiamo già detto di come l’immigrazione illegale giochi, nell’attuale sistema, in favore dei democratici, per cui la limitazione dei flussi migratori clandestini da parte dell’amministrazione Trump viene vista come una pesantissima minaccia alle ambizioni di vittoria della sinistra parlamentare americana.

    Quindi, da parte democratica, in chiave elettorale abbiamo le seguenti posizioni: contrarietà ad ogni limitazione dei flussi migratori, abolizione del Collegio Elettorale (il meccanismo costituzionale che permette agli stati piccoli o con bassa popolazione di avere un peso elettorale importante: senza di esso, vincerebbe le presidenziali chi ha più voti complessivi, quindi sarebbe sufficiente concentrarsi sugli stati popolosi e sulle aree urbane per vincere: un vantaggio per i democratici), riduzione dell’età del voto da 18 a 16 anni (l’elettorato più giovane tende più facilmente a votare per i democratici), diritto di voto per i carcerati (che negli USA sono oltre 2 milioni e che, in gran parte, tendono verso il partito democratico), promulgazione di leggi statali per escludere Trump dalle elezioni presidenziali (con il pretesto che si rifiuta di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi, cosa che legalmente non è tenuto a fare), esclusione del quesito sulla cittadinanza dal censimento del 2020 (in modo che gli illegali possano pesare sulla ridistribuzione dei singoli collegi elettorali, favorendo i democratici), inserimento della città-santuario per gli immigrati illegali negli stati a maggioranza repubblicana.

    Da parte loro, i militari hanno piani completamente opposti e la forza per farli approvare. Di qui le azioni dell’amministrazione Trump, quali: il controllo dell’immigrazione clandestina, la probabile legge sul controllo dell’identità ai seggi elettorali, la difesa del Collegio Elettorale e delle norme costituzionali (che vietano, ad esempio, leggi statali per escludere un candidato dalle elezioni presidenziali), l’inserimento del quesito sulla cittadinanza nel censimento del 2020 (che ha già incassato il parere favorevole dei giudici conservatori della Corte Suprema), l’opposizione assoluta a qualsiasi proposta come la riduzione dell’età del voto e la possibilità di votare per chi è in carcere.

    (continua)
    (Testo del 9 marzo 2019 con integrazioni successive)



    [52] Secondo QAnon (Q#2640), questo indebolimento fa parte di un piano di 16 anni per distruggere l’America, che è iniziato con la presidenza Obama, sarebbe dovuto proseguire con 8 anni di presidenza di Hillary Clinton per terminare con una guerra mondiale che avrebbe dovuto vedere gli USA sconfitti e sostituiti, nel ruolo di nazione leader del mondo, dalla Cina. Si può certo dire che sussistono abbasta elementi per sospettare che Obama agisse nell’interesse di stati stranieri. Il soprannome che lui stesso scelse per essere identificato dal servizio segreto è “Renegade”, cioè “rinnegato” (Q#3325).



    [53] L’acquisto di acciaio scadente dalla Cina sarebbe stato approvato da John McCain in persona, dietro ordine di Obama (Q#855).

    [54] Le altre cinque sono: esercito, marina, aviazione, marines e guardia costiera.

    [55] https://www.zerohedge.com/news/2019-...siness-america

    [56] Secondo diverse fonti, dietro gli scontri sull’aborto si celerebbe una lotta per l’utilizzo medico e/o pseudomedico di tessuti e organi fetali.

    [57] A questo scopo, la CIA si avvarrebbe dell’MK-Ultra, un programma per il controllo mentale iniziato negli anni ’50 e ufficialmente abbandonato negli anni ’70, ma in realtà portato a compimento (Q#771, Q#772, Q#773, Q#832, Q#2663). Questo prevedrebbe l’utilizzo di individui psicolabili (ad esempio, ex combattenti con gravi forme di disturbo post-traumatico da stress) che, sottoposti al giusto cocktail di farmaci e droghe (LSD) ed attivati da psicoterapeuti affiliati alla CIA, verrebbero indirizzati a commettere eccidi e/o suicidi. Di seguito il link ad un documentario della BBC sul programma MK-Ultra: https://sputniknews.com/interviews/2...gical-torture/ . Importante testimonianza, con sottotitoli in italiano: https://youtu.be/wRsY9dAPdWk



    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...02078809534464
    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

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    Predefinito Re: QAnon

    La presidenza Trump, QAnon e "Il Grande Risveglio". Un’introduzione economico-politica contro la censura. PARTE SETTIMA - Aggiornamenti da luglio 2019 a ottobre 2019

    AGGIORNAMENTO DEL 31 LUGLIO 2019
    Gli avvenimenti mondiali continuano a confermare il quadro generale tratteggiato nelle PARTI 1-6.

    Negli USA, le inchieste giudiziarie vanno avanti a velocità accelerata dopo la giornata del 4 di luglio, che i militari hanno scelto simbolicamente per segnare una svolta nell’affondo contro il deep state e che è servita, inoltre, a ribadire che Trump ha il pieno controllo dell’esercito. Infatti, il 6 di luglio è stato arrestato il finora praticamente intoccabile miliardario Jeffrey Epstein per traffico di minori a scopo di sfruttamento sessuale. Il personaggio sta collaborando con gli inquirenti (rischia di essere ucciso in carcere, essendo già scampato a un tentativo di omicidio il 24 luglio) e servirà a trascinare in carcere molti personaggi del mondo della politica e dello spettacolo che frequentavano le orge pedofile a sfondo rituale sulla sua isola di Little St. James [58].

    Si avvicina a grandi passi la desecretazione dei documenti che hanno portato all’operazione di spionaggio nei confronti di Trump, un boomerang che dovrebbe coinvolgere le più alte cariche politiche e dell’apparato di intelligence dell’amministrazione Obama, oltre a scatenare un terremoto internazionale nei confronti dei diversi governi stranieri che hanno tentato di boicottare l’attuale presidente americano. Un punto di svolta in questo senso lo si è avuto con l’annuncio della prossima rimozione (il 15 agosto) di Dan Coates, direttore dell’intelligence nazionale (DNI) legato al deep state.

    Continuano le manovre di Trump sulla Fed (che dovrebbe iniziare a tagliare i tassi a partire dal 31 luglio) e infuria sempre più la campagna dei mainstream media contro Trump, accusato quotidianamente di razzismo, con pretesti obiettivamente falsi: il Partito Democratico non riesce ad arginare l’emorragia di elettori appartenenti alle cosiddette “minoranze etniche”. In vista delle elezioni del 2020, i 24 candidati democratici sembrano tutti destinati alla sconfitta contro l’attuale presidente, per cui da qualche parte si inizia a ventilare l’ipotesi della candidatura di Michelle Obama, non sappiamo quanto probabile. Per il deep state, si tratterebbe di una sorta di ultima carta. Comunque, si ribadisce che, vista anche la natura militare dell’operazione Trump e la perfetta sincronizzazione delle inchieste giudiziarie, le prossime elezioni presidenziali dovrebbero avere un esito scontato. QAnon conferma che dietro le campagne abortiste c’è il traffico di feti umani (Q#3405).

    Sul piano internazionale, l’elezione di Boris Johnson alla guida dei Tories britannici costituisce una gigantesca vittoria del fronte pro-Brexit. QAnon ha confermato ripetutamente che l’Italia è dalla parte di Trump (Q#3531, Q#3538, Q#3539) e quindi, per conseguenza, rappresenta una forza che mina l’UE dall’interno. Continuano, sotto traccia, i colloqui tra USA e Iran e, allo scoperto, quelli tra USA e Cina: i tempi di queste trattative dipendono da quanto stabilito dal piano dei militari e anche dagli equilibri interni nei due paesi tra la borghesia sovranista e quella globalista.

    Continua anche, in forme meno eclatanti, la rivolta dei gilet gialli in Francia, altra mina anti-europea che continua ad avere l’appoggio di QAnon (e quindi dei militari USA) e continua ad essere oscurata dalla censura (Q#3540).

    Sono in fase avanzata i colloqui di pace in Afghanistan che coinvolgono anche i talebani; intanto, gli effettivi USA nel paese sono calati da 16000 a 9000 unità.

    In Ucraina, il neo-premier Zelinsky conferma di voler trattare con la Russia sulla questione del Donbass.

    Il Vaticano è sempre più sotto tiro, con un nuovo post di QAnon, riferito direttamente al papa, che allude al coinvolgimento della chiesa nel traffico di esseri umani (Q#3563). Qualche parlamentare, in India, inizia a scalfire l’immagine di Madre Teresa, accusandola di essere stata a capo di una struttura dedita alla vendita di bambini nell’ambito delle adozioni internazionali.

    AGGIORNAMENTO DEL 23 AGOSTO 2019
    Negli USA due nuove false flags, le sparatorie di El Paso (Texas) e Dayton (Ohio), avvenute rispettivamente il 3 e 4 agosto a distanza di 13 ore l’una dall’altra, hanno fatto complessivamente 32 vittime e sono state utilizzate per molteplici scopi: rivitalizzare le deboli candidature democratiche alla presidenza con gli argomenti del presunto “suprematismo bianco” di Trump (che avrebbe quindi la responsabilità morale della prima sparatoria, secondo una certa interpretazione del manifesto pubblicato, sembrerebbe, dal presunto attentatore [59]) e del controllo delle armi da fuoco (con posizioni che vanno dalla creazione di un database digitale fino al sequestro porta a porta di tutte le armi in possesso della popolazione civile); l’altro obiettivo era quello di silenziare QAnon attraverso l’attacco a 8chan, la piattaforma digitale che ne ospita i post (secondo la stampa, l’attentatore di El Paso avrebbe pubblicato il suo manifesto su 8chan – che, lo ricordiamo, è perfettamente in regola con la legge americana sulla base del Primo Emendamento, quello sulla libertà di parola -, mentre, nella realtà dei fatti, il manifesto è stato postato su Instagram e poi, in seguito, caricato su 8chan da una persona diversa dall’attentatore). Mentre il tentativo di spingere sul controllo delle armi da fuoco è andato a vuoto grazie alle manovre elusive di Trump e dei repubblicani, che a caldo hanno dato l’idea di voler appoggiare una prima, blanda forma di gun control (controllo delle armi), per poi fare retromarcia una volta che le acque si sono calmate, dall’altra parte la piattaforma 8chan è stata chiusa per la mancanza del necessario supporto tecnico proveniente da terze parti (aziende il cui controllo è recentemente passato di mano per una probabile manovra del deep state) e tornerà online, con una struttura rafforzata dalla raggiunta autonomia tecnica, nel momento in cui i militari lo riterranno opportuno.

    Il miliardario Jeffrey Epstein, chiave di volta dell’inchiesta sulla pedofilia che coinvolge altissime personalità della politica, dell’economia e dello spettacolo a livello internazionale, è morto in carcere, ufficialmente per suicidio tramite impiccagione, attuato mentre era sotto strettissima sorveglianza (è praticamente certo, propaganda a parte, che si sia trattato di omicidio). Il fatto non va ad inficiare l’inchiesta, ma anzi la rafforza, perché i documenti sequestrati ad Epstein, circa un milione di pagine, più foto e filmati, in virtù della sua morte sono diventati immediatamente ammissibili in tribunale, senza che nessun avvocato possa opporvisi. Di questa messe di prove sono state rese pubbliche le prime duemila pagine, in cui si evidenzia il coinvolgimento in pratiche pedofile, tra gli altri, del principe Andrea d’Inghilterra, secondo figlio della regina Elisabetta II [60], e del defunto astronauta John Glenn, primo statunitense nello spazio ed eroe americano (!).

    Continuano strategicamente a trapelare informazioni sullo scandalo delle email di Hillary Clinton: ora sappiamo per certo (da documenti del Senato) che la posta elettronica che gestiva su server non autorizzati veniva automaticamente girata a un’industria cinese che, molto probabilmente, serviva da copertura per apparati governativi.

    Trump sta tentando di acquistare, ovviamente per conto degli USA, la Groenlandia (per la serie: ne esce fuori una al giorno!). La mossa, che inizialmente sembrava solo una boutade, è in realtà molto seria e dovrebbe essere legata al fatto che l’isola, fin dai tempi della guerra fredda (nessuna allusione al clima) è stata utilizzata dalla CIA come base operativa, data la posizione strategica e la vicinanza alla Russia, con la copertura del governo danese. L’Operazione Iceworm mirava a scavare tunnel sotto il ghiaccio (che in Groenlandia è spesso quasi 2 km) con l’ausilio di un piccolo reattore nucleare per poi installarvi dei missili atomici montati su carrelli mobili. Il progetto fu iniziato nel 1960 e ufficialmente cancellato nel 1966, ma come molti progetti ufficialmente cancellati dalla CIA, potrebbe essere proseguito in segreto. Comunque, la CIA ha continuato ad usare la Groenlandia come base per la detenzione e lo scambio di prigionieri fino praticamente ai nostri giorni. Dobbiamo pensare alla CIA non come ad una parte del governo americano, ma come a un’entità sovranazionale, in parte finanziata dal governo USA e in parte autofinanziata mediante la vendita di stupefacenti e altre attività collaterali, al servizio di un potere economico (e politico) sovranazionale, quasi totalmente fuori dal controllo dei vertici nominati dal presidente americano. Per questo, già il presidente Kennedy ebbe a dire “Ridurrò la CIA in mille pezzi e li spargerò al vento”. Mal gliene incolse. Quindi, la mossa di Trump dovrebbe essere mirata soprattutto al controllo di un black site della massima importanza. Comunque, il viaggio pianificato da Obama in Danimarca per settembre sottolinea la preoccupazione del deep state a riguardo e l’attivazione immediata della sua diplomazia parallela (che ha come punte di diamante proprio Obama e John Kerry) per tentare di bloccare questa mossa dei militari americani sullo scacchiere internazionale.

    Il neo-premier britannico Boris Johnson ha dichiarato ufficialmente che la Brexit sarà effettiva a partire dal 31 ottobre 2019, con o senza accordo (più probabilmente senza). A quel punto, scatterà immediata la nuova partnership economica e commerciale con gli USA.

    AGGIORNAMENTO DELL’8 SETTEMBRE 2019
    Governo italiano: Trump ha dato l’appoggio al nuovo governo Conte e, a ben vedere, QAnon ha parlato, in Q#3539, di Italia dalla parte di Trump, senza specificare alcuna forza politica, e lo ha fatto proprio alla vigilia della crisi di governo. Possiamo quindi dire che il nuovo governo, con la Lega fuori, è da considerarsi nello schieramento sovranista.

    Aggiornamento sulla cosiddetta “guerra commerciale” tra USA e Cina: lo scontro ha preso una piega così drastica, con dazi americani su 600 miliardi di dollari di merci cinesi e con Trump che manovra per il rientro negli USA delle aziende americane che producono in Cina (pare che già adesso il 13% delle aziende straniere sia pronto a lasciare la Cina a causa dei dazi; milioni di operai cinesi hanno già perso il lavoro) che se non fosse in piedi un accordo segreto per il riequilibrio della produzione e del commercio mondiali, così come tratteggiato nella PARTE QUARTA (operazione funzionale al ritorno all’oro come moneta mondiale, oro che la Cina ha accumulato in grandi quantità negli ultimi decenni, probabilmente ben al di là degli acquisti ufficiali), staremmo già assistendo ad un’escalation militare, di cui in realtà non v’è traccia. L’accordo commerciale bilaterale tra USA e Cina verrà quindi ratificato nel momento stabilito dal piano dei militari.

    Sul piano interno, continuano i successi delle politiche economiche di Trump, pur in un quadro globale di recessione [61]: nei primi due anni di presidenza, i profitti d’impresa sono cresciuti di 220 miliardi di dollari, la massa dei salari di un trilione di dollari (questi dati sono abbastanza credibili, se non nella quantità almeno nella tendenza). Anche il controllo dell’immigrazione clandestina ha contribuito all’incremento dei salari reali, dinamica che negli USA non si vedeva da oltre un ventennio. La crescita dei salari reali riguarda soprattutto le categorie meno pagate e gli operai dell’industria manifatturiera. Per questo e altri motivi, l’opposizione democratica (e il deep state globalista in generale) è spinta nell’angolo e abbraccia posizioni politiche sempre più estreme, avendo ormai come unico bastione la grande stampa, quasi completamente schierata sul fronte anti-Trump e sempre più delegittimata dalle continue fake news che è costretta a sfornare di continuo per esigenze politiche. Continua intanto il braccio di ferro tra l’amministrazione americana e i giganti del tecnologico, con Google e Facebook finiti anche nel mirino dell’antitrust. La Fed si è piegata alle richieste di Trump e inizierà ad abbassare i tassi in maniera decisa, adottando contemporaneamente altre politiche di espansione monetaria (quantitative easing).

    La compravendita di feti umani e di organi fetali (forse anche da bambini nati vivi) è ora certezza: https://www.lifesitenews.com/news/st...leiden-hearing ; https://thefederalist.com/2020/04/15...by-body-parts/

    Il G7 di Biarritz, oltre a ribadire l’attuale quadro delle alleanze (Trump, Johnson, Conte e Abe da una parte, Macron, Merkel e Trudeau dall’altra: le fila del deep state si assottigliano, in più Trump ha chiesto un allargamento del G7 alla Russia e, a ottobre, ci saranno le elezioni in Canada), con il patto di ferro Trump-Johnson sulla Brexit, ha portato alla luce il fatto che i colloqui tra USA e Iran sono, in realtà, in fase avanzata.

    In fase molto avanzata è l’accordo tra gli USA e i talebani in Afghanistan, dopo 18 anni di guerra: gli Stati Uniti ritireranno il grosso delle truppe e chiuderanno 5 basi, ma lasceranno un contingente significativo per contrastare le attività del deep state (soprattutto della CIA: traffico di droga e di esseri umani). Il recentissimo attentato (ovviamente una false flag della CIA che non vuole perdere i proventi della produzione di eroina) rallenterà il processo di pace per una ovvia questione di apparenze.

    Un’altra trattativa da poco venuta alla luce, iniziata in segreto ed ora in fase avanzata, è quella tra gli USA e gli Huthi in Yemen, finalizzata a mettere fine al conflitto nel paese.

    Proseguono intanto, dall’alto verso il basso, le “purghe anticorruzione” (ovvero l’eliminazione del deep state) in Arabia Saudita: adesso sono coinvolti persino gli impiegati statali [62].

    La lotta politica nel Regno Unito sul fronte della Brexit sta assumendo toni sempre più concitati: Johnson che ha chiesto e ottenuto dalla regina la sospensione del parlamento fino al 14 ottobre. Ricordiamo che l’esercito ha già minacciosamente fatto sentire il proprio peso in favore dell’uscita dalla UE; intanto Trump ha dichiarato che il neo-premier è perfettamente in grado di affrontare la situazione e di condurre il paese a una Brexit favorevole alla Gran Bretagna e sfavorevole alle gerarchie europee.

    AGGIORNAMENTO DEL 20 SETTEMBRE 2019
    Dalla metà di agosto abbiamo assistito a un'accelerazione nell'esecuzione del piano sovranista, specialmente nell'ambito delle relazioni internazionali. Il Medio Oriente, una volta messi a punto gli accordi tra gli USA e i sovranisti iraniani, afghani (ivi compresi i Talebani non legati ai globalisti) e yemeniti, è oggetto di una vasta e spesso sottaciuta offensiva militare mirata ad eradicare le forze del deep state. Il giorno dopo la presa di posizione di Trump che ha portato alla pubblica cancellazione di un vertice, prima segreto, con esponenti politici afghani, l'esercito USA ha iniziato a bombardare pesantemente diverse postazioni identificabili come black sites [63].

    L’attacco del deep state iraniano all’enorme raffineria saudita dell’Aramco (14 settembre) mediante droni e missili cruise era una mossa progettata per colpire l’economia mondiale mediante il rialzo dei prezzi del greggio, generando così pressioni inflazionistiche [64] tali da forzare la mano alla Fed e spingerla a cancellare il taglio dei tassi (fondamentale, insieme al quantitative easing, per spostare gli effetti della crisi a dopo il 2020 e rendere più agevole la rielezione di Trump). Un altro obiettivo era quello di scatenare la guerra tra USA e Iran, nella speranza di rompere le alleanze sovraniste e riconquistare posizioni. Il colpo [65], che ha provocato l’immediato calo della produzione mondiale di greggio dolce (a basso tenore di zolfo, quindi facilmente convertibile in prodotti petroliferi) di 6 milioni di barili al giorno e il rialzo del prezzo al barile del 12% in una sola giornata di contrattazioni, è stato velocemente riassorbito: gli USA, ormai energeticamente indipendenti, hanno messo a disposizione le riserve strategiche in modo da mantenere il mercato ben fornito e una valutazione dei danni ha stabilito che la raffineria potrà tornare a pieno regime entro breve tempo. Inoltre, la Fed ha ugualmente tagliato i tassi di un quarto di punto e la trappola della guerra finora non è scattata.

    QAnon aveva fatto intendere, nel post Q#993 del 3 aprile 2018, che l’uscita di scena di John Bolton (consigliere per la sicurezza nazionale USA, falco conservatore, apparente membro del deep state, tenuto forse nella posizione solo per ragioni strategiche di apparenza, costretto alle dimissioni il 10 settembre scorso) avrebbe rappresentato il segnale di un cambiamento nelle modalità di esecuzione del “piano”. Così è stato.

    Si può forse cominciare a sospettare un voltafaccia di Macron in favore dei sovranisti, probabilmente sotto la pressione del proprio esercito [66] e di una situazione interna molto difficile: i primi segnali sì erano già avvertiti ad aprile 2019, con la Francia e gli USA (insieme alla Russia) sullo stesso fronte in appoggio al generale Haftar in Libia, sconfessando la stessa ONU che appoggiava al-Sarraj. Durante il vertice G7 di Biarritz si sono poi colti diversi gesti simbolici di Trump e Macron che sono “strizzatine d’occhio” verso chi legge la situazione internazionale secondo le sue reali tendenze e che sembrano sottintendere un’intesa tra i due. Il tempo, come sempre, svelerà la verità.

    Proprio la Libia pare essere la cartina di tornasole della politica italiana: al-Sarraj, elemento del deep state, è stato sostenuto negli anni, tra gli altri, da Obama e Renzi, anche se l’Italia, visti gli interessi in gioco, ha cercato di mantenere una posizione di equilibrio tra al-Sarraj e il lavoro ufficioso dell’AISE (già SISMI: ambienti militari [67]) di collegamento con Haftar. Il 23 aprile 2019 Salvini ha rilanciato sui social la propaganda di al-Sarraj, mettendosi contro la posizione di Trump del 15 aprile: nonostante le ingannevoli apparenze antieuropee e populiste, quindi, Salvini ha assunto posizioni globaliste. Con la crisi di governo, preceduta dal post di QAnon (#3539) che rassicurava sul fatto che l’Italia era un alleato degli USA nella lotta contro il deep state, sono state quindi espulse le componenti politiche più globaliste (la Lega dal governo e i renziani dal PD) ed è nato il governo Conte-bis, sotto gli auspici di Trump. Il gesto di QAnon, che ha messo il link a un discorso di Salvini in un post (#3538) dedicato alla prigione di Guantanamo, si presta in effetti a diverse interpretazioni.

    AGGIORNAMENTO DEL 10 OTTOBRE 2019
    Negli USA è attualmente in atto un tentativo di colpo di stato: il deep state, politicamente asserragliato nella Camera dei Rappresentanti, negli studi dei maggiori network televisivi e nelle redazioni dei maggiori quotidiani, ha aperto una procedura di impeachment nei confronti di Trump, senza però seguire i dettami della Costituzione e delle diverse leggi, cioè senza passare per un voto dell’aula, che aprirebbe le porte ad approfondimenti e indagini da parte del Senato che risulterebbero fatali per l’operazione e per i suoi proponenti. Il pretesto è inconsistente: una telefonata di Trump al neo-premier ucraino Zelinsky, in cui il presidente USA ha chiesto indagini su un noto caso di corruzione [68] che vede coinvolto l’ex vice presidente dell’amministrazione Obama, il democratico Joe Biden, suo avversario politico nelle prossime elezioni del 2020. L’operazione è scattata con le dichiarazioni, prefabbricate, di un whistleblower [69] con legami che la CIA, che ha riportato informazioni di seconda mano [70] secondo cui la telefonata sarebbe stata un ricatto di Trump a Zelinsky per affossare Joe Biden, il suo più accreditato rivale politico. In realtà, il deep state è stato spinto in una trappola dalle manovre dei militari: le accuse hanno perso di consistenza nel momento in cui Trump ha reso pubblica la trascrizione della telefonata, cosa che i democratici non pensavano avrebbe mai fatto, visto che tale trascrizione era stata spostata (qui sta l’inganno) su un server super sicuro. Così l’amministrazione ha potuto dimostrare, in un batter d’occhio, che la telefonata era stata fatta secondo i dettami della legge americana, quando anche lo stesso Zelinsky ha confermato che si è trattato di un colloquio del tutto normale, e a poco valgono le dichiarazioni, anche queste prefabbricate, di altri whistleblower che stanno via via emergendo: il piano dei democratici poteva funzionare solo nel caso in cui Trump non avesse reso pubblica la trascrizione. Intanto, il Dipartimento della Giustizia sta bloccando tutti i mandati di comparizione emessi dalla Camera, stante l’incostituzionalità dell’attuale procedura di impeachment. Così, è rimasta ai democratici (e ai repubblicani legati al deep state) soltanto la cassa di risonanza dei mainstream media per mantenere in vita un tentativo destinato al fallimento. Nel frattempo, i “trumpiani” stanno approfittando dell’occasione per scoperchiare il “calderone ucraino”, facendo, lentamente ma inesorabilmente, trapelare informazioni relative ai legami illeciti del deep state [71] con l’Ucraina (si è scoperto, ad esempio, che non solo il figlio di Biden, ma anche i figli di Nancy Pelosi – Speaker della Camera - e John Kerry – ex Segretario di Stato, oltre all'ex consigliere di Mitt Romney – nomination repubblicana alla presidenziali del 2012, nemico politico di Trump – siedono nel consiglio di amministrazione di aziende del settore energetico ucraino, con stipendi milionari) e ad altri affari illeciti di Joe Biden e del figlio Hunter sia in Cina che in Romania. Il deep state è all’angolo e sta giocando una partita disperata: per contrastarne un’eventuale reazione estrema sono stati mobilitati i riservisti dell’esercito, messi a disposizione delle amministrazioni locali. Il tentativo di colpo di stato si rivelerà un ennesimo boomerang per i democratici.

    A proposito di QAnon, la piattaforma 8chan ha subito un upgrade tecnico, diventando completamente indipendente e presumibilmente inattaccabile, ed ha cambiato nome in 8kun: la nuova piattaforma sta per essere lanciata ed è probabile che gli Anons stiano per tornare online.

    Apparentemente, Donald Trump sta cercando di spingere Hillary Clinton a candidarsi alle presidenziali del 2016, probabilmente per far emergere i suoi crimini durante la campagna elettorale, mentre è sotto la luce dei riflettori. Ricordiamo che lo scontro politico in atto è costruito e incanalato in modo tale da rendere impossibile un compromesso tra le due parti e che i democratici non hanno nessuna possibilità di vincere le prossime presidenziali e per questo sono costretti a tentare il colpo di stato: il prossimo mandato di Trump sarà quello dell’annichilimento del deep state.

    Gli USA si sono ritirati dal nord-est della Siria, lasciando in braghe di tela lo storico alleato curdo, testa di ponte delle azioni militari dei globalisti (l’opposizione militare curda all’ISIS è sempre stata solo di facciata) e a cui era stato promesso uno stato proprio dopo il progettato smembramento della Siria. Nella zona è subentrata la Turchia, stavolta concordando le operazioni con USA e Russia, che difatti hanno sollevato proteste solo formali, per colpire le residue postazioni del deep state nell’area, soprattutto quelle di matrice curda, e forse ciò che resta degli impianti del programma nucleare segreto iraniano, che erano stati dislocati pare proprio in questa zona. Alcune fazioni curde starebbero chiedendo l’intercessione della Russia per trattare con Assad una qualche forma di affiliazione allo stato siriano. Grande, ovviamente, lo scorno degli esponenti del deep state, ivi compresa la grande stampa internazionale. Nell’occasione, Trump ha ripetutamente ribadito l’intenzione degli USA di abbandonare il Medio Oriente: lo ripetiamo ora più che mai: il petrodollaro è al tramonto, è la fine di un’era.



    Sopra, due tweet di Trump del 9 ottobre 2019. Vi si legge: “Gli Stati Uniti hanno speso OTTO TRILIONI DI DOLLARI per combattere e vigilare in Medio Oriente. Migliaia di nostri Grandi Soldati sono morti o sono stati gravemente feriti. Dall’altro lato sono morte milioni di persone. ANDARE IN MEDIO ORIENTE È LA DECISIONE PEGGIORE MAI PRESA NELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE! Siamo andati in guerra sotto un falso e ora smentito presupposto, LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA. Non ce n’era NESSUNA! Ora noi stiamo, lentamente e con cautela, riportando i nostri grandi soldati e il personale militare a casa. La nostra attenzione è al QUADRO GENERALE! GLI USA SONO PIÙ GRANDI CHE MAI!”

    Il 24 settembre, in un discorso all’Assemblea Generale dell’ONU [72], Trump, dopo aver minacciosamente ricordato la potenza, a suo dire senza pari, dell’esercito americano, ha affermato, direttamente nella tana dei globalisti, che il futuro non appartiene a loro, i globalisti, ma ai patriots [73]. La guerra è aperta, le carte sono sul tavolo, chiunque abbia il radar puntato nella giusta direzione può rendersene conto da sé. Intanto gli USA, diminuendo il loro contributo economico del 30%, hanno messo in seria difficoltà le finanze dell’ONU, che alla fine di ottobre potrebbe non essere più in grado di pagare i propri funzionari.

    Si vanno chiarendo alcuni eventi e posizioni che riguardano il governo Italiano: Conte avrebbe incontrato emissari di Trump il 15 agosto, in piena crisi. Al centro dell’incontro, a parte lo specchietto per le allodole dell’accordo per gli F-35 (che infatti ora può essere rinegoziato), ci sarebbe lo Spygate [74], cioè l’operazione di spionaggio nei confronti di Trump, iniziata quando ancora era solo un candidato e proseguita una volta diventato presidente, che ha avuto uno dei centri in Italia. Emblematica l’ira di Salvini e di Renzi (che all’epoca era capo del governo e ci sta dentro fino al collo) per la collaborazione del governo italiano nel chiarire l’affaire Mifsud. Evidentemente l’Italia è al centro di un intrigo internazionale, se è vero che è stata visitata, prima della formazione del nuovo governo, da Nancy Pelosi, Barack Obama e Hillary Clinton e, una volta varato il Conte-bis, dal Segretario alla Giustizia William Barr e dal Segretario di Stato Mike Pompeo. Evidentemente Renzi, anche se al governo, è stato messo nella condizione di non nuocere alle indagini.

    (continua)



    [58] https://www.youtube.com/watch?v=OJpPiZClb48

    [59] Anche nel caso della sparatoria di El Paso numerose testimonianze riportano la presenza di più individui a sparare contemporaneamente.

    [60] A chiunque avesse dubbi sulla pratica della pedofilia nell’ambito della famiglia reale britannica, si consiglia la visione di questo brevissimo, e drammatico, filmato del 2015: https://youtu.be/F_qF-eCANuE

    [61] Il rafforzamento del dollaro su tutte le altre monete durante i periodi di crisi va letto nel seguente, semplice modo: la contrazione del commercio globale riduce l’afflusso, nei vari paesi, della moneta mondiale, per cui governi e aziende, per pagare i debiti con l’estero, sono costretti ad acquistare dollari con le diverse monete locali.

    [62] Secondo QAnon, la Cabala sarebbe guidata da tre “pilastri”: la Casa Saudita (la prima a cadere, nel novembre del 2017), la famiglia Rothschild e, forse, la famiglia di origine francese Payseur, che controllerebbe George Soros. Ricordiamo che tutto questo è possibile in virtù della straordinaria concentrazione del credito in questa estrema fase di sviluppo del capitalismo.

    [63] https://www.stripes.com/news/middle-...river-1.598176

    [64] L’aumento del prezzo del petrolio si riflette sul prezzo di tutte le merci per il rincaro sia dei trasporti che della produzione di energia.

    [65] L’attacco è avvenuto, certamente non a caso, due giorni dopo il rifiuto dell’Arabia Saudita di accogliere le richieste del World Energy Council di un taglio della produzione di petrolio.

    [66] Ricordiamo la lettera di alcuni generali francesi contro Macron al culmine della protesta dei gilet gialli: http://freewestmedia.com/2018/12/14/...ation-compact/

    [67] Notare come il vero collegamento tra tutti i sovranisti sia sempre rappresentato dai militari, come se avessero formato una sorta di “internazionale sovranista” per guidare le operazioni.

    [68] Si veda, in PARTE TERZA, il paragrafo “I legami del Partito Democratico con l’Ucraina e la Cina”.

    [69] Funzionario che denuncia irregolarità nell’attività del governo o di grandi aziende, protetto dalla legge americana. In questo caso, si tratta di Eric Ciaramella.

    [70] Secondo le regole, un whistleblower poteva riportare solo informazioni dirette, non informazioni riferite, ma tale regola è stata cambiata dai democratici il giorno prima o il giorno stesso della testimonianza relativa a questo caso.

    [71] L'espressione deep state è ormai divenuta di uso corrente dell’ambito del linguaggio politico americano, mentre non lo era quando abbiamo cominciato a scrivere questa serie di post, all’inizio del 2019.

    [72] La trascrizione ufficiale del discorso si può trovare qui: https://www.whitehouse.gov/briefings...eral-assembly/

    [73] Qui si preferisce usare il termine patriot anziché la traduzione italiana patriota perché in America questo termine ha un’accezione leggermente differente, indicando il nazionalista che lotta contro l’oppressore: gli USA sono nati da una rivoluzione anticoloniale.

    [74] Si veda, in PARTE SECONDA, il paragrafo “Il caso Trump-Russia collusion e la sua trasformazione nel boomerang Spygate”.

    https://www.minds.com/Kallyfugo/blog...78485693165568
    Le tasse sono immorali e l' evasore è un patriota_Milton Friedman

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    Predefinito Re: QAnon

    @Indra88

    Spiegami in cinque righe perché 'sta roba non è complottismo per elettori del tramp delusi.

 

 
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