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Discussione: il flirt

  1. #1
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    Predefinito il flirt

    IL flirt
    Mentre l'Italia del lavoro diventa un campo di macerie, il segretario della CGIL è in pieno flirt con la Presidente della Confindustria con la quale scambia baci e sorrisi e si accinge a restituire quanto resta dei diritti mentre il Parlamento, con la finta opposizione del PD sta per demolire per sempre lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ed in particolare l'art.18. Mentre flirta con la Marcegaglia, dopo l'incontro di Genova preceduto da una intensa diplomazia sotterranea del PD che vorrebbe accreditarsi partito che tutelerà "con serietà" gli interessi confindustriali, Epifani finge di non vedere la sofferenza di circa sei milioni di precari condannati a meschine retribuzioni inferiori oltre il quaranta per cento dei minimi contrattuali e presenta le sue credenziali alla Confindustria: una perdita secca di circa 5 mila euro l'anno dei lavoratori dovuta a diversi fattori (parametri per i rinnovi contrattuali, fiscal drag, niente scala mobile), perdita maggiore di quella denunziata dal centro studi della CGIL se si tiene conto dei salari di fatto nella piccola e media azienda, negli studi professionali, nell'agricoltura, nel piccolo commercio. Vedete come siamo stati bravi a contenere il costo del lavoro!
    L'obiettivo che si è proposto la Confindustria è la sterilizzazione del ccnl attraverso deroghe. La strada è stata indicata con violenza da Marchionne il quale vorrebbe produrre in Europa a costi inferiori di tutti gli altri. Ma la deroga avrebbe effetti devastanti in tutto il Mezzogiorno d'Italia dove non esiste contrattazione articolata per settori o per territori e l'unico punto di riferimento legale è il contratto nazionale. Introduce un principio di derogabilità dai minimi nazionali che non costituiranno più un punto di riferimento. Non ho dubbi che l'ottimismo ed i larghi sorrisi di Guglielmo Epifani e di Emma Marcegaglia sono segno di una intesa già raggiunta. Questa intesa demolirà la regola che ancora mantiene un certo ordine ed una certa legalità nei posti di lavoro. Poi non ci sarà più niente. Il salario sarà quello imposto dal datore di lavoro e dipenderà dal suo buon cuore e dalle sue convenienze.
    L'Italia è un paese anomalo da tanti punti di vista. Ha un Parlamento tutto di destra con una opposizione che pur avendo un esteso elettorato popolare rappresenta interessi padronali al pari del centro-destra; ha sindacati che a differenza di altri sindacati europei
    non danno e non garantiscono niente ai lavoratori ma tolgono diritti conquistati o garantiti dalla legge.
    L'età pensionabile è stata innalzata ad oltre i settanta anni con una truffaldina trovata inserita in una finanziaria. Questa trovata è stata una idea geniale del governo ma è stata concordata con le tre confederazioni che hanno fatto finta di non vedere come peraltro hanno fatto in tante altre occasioni del genere. A differenza di Sacconi che si limita a parlare genericamente di "complicità sindacali", Tremonti ha voluto informare il mondo intero di quanto sono fessi ed autolesionisti i sindacati italiani!
    Non ho dubbi che la vicenda dei licenziamenti dei professori "precari" non troverà soluzioni nonostante il patetico appello del Presidente della repubblica, il pianto di tanti insegnanti privati del loro lavoro perduto magari dopo venti anni, le agitazioni, gli stiliti e quant'altro. La CGIL tranne che in Sicilia non ha alzato un dito in loro favore derubricando la questione in una mera vertenza di categoria. Ma la devastazione gelminiana della scuola italiana è una questione generale che riguarda il welfare, la libertà e la democrazia degli italiani. La CGIL avrebbe dovuto organizzare uno sciopero generale per la scuola come hanno fatto i sindacati francesi. Ma non lo ha fatto e non lo farà. Lo stesso atteggiamento mantiene per la sanità che oramai è diventata uno strumento per il finanziamento delle cliniche private e con una crescente insolente privatizzazione della attività dei medici. Con i soldi pubblici del servizio sanitario si sono costituiti imperi economici in tante regioni d'Italia. Imperi che attraverso i loro giornali spesso scandalistici
    ed aggressivi condizionano la politica italiana.
    In sostanza diritti, salari, scuola, sanità e pensioni sono in un tritacarne. Inoltre crescono le distanze sociali e le ingiustizie di un Paese che registra centinaia di migliaia di mutilati del lavoro, migliaia di morti, e che ha un sistema penitenziario nel quale si suicidano o vengono suicidati diecine e diecine di detenuti all'anno.
    Considero eversiva per la Costituzione e l'equilibrio democratico del Paese l'azione del PD e delle Confederazioni Sindacali. La dialettica politica e sindacale è stata da sempre garanzia di equilibrio e di coesione sociale. Ora che tutto il Parlamento e tutto il Sindacato si spostano a destra non c'è più equilibrio in un paese in cui il risentimento sociale diventa acutissimo ma senza vie di sbocco.
    Pietro Ancona
    Solo il socialismo può salvare il pianeta
    Basta con il PIL

  2. #2
    Ghibellino
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    Predefinito Rif: il flirt

    Non dirmi che sei rimasto tra quelli che pensano che i sindacati difendono i diritti del lavoratori?:gratgrat:
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: il flirt

    ma sopratuttto come accidenti si fa a voler difendere ancora l'impossibilità di licenziare!!
    se una azienda non ricava profitti è assolutamente assurdo richiedere ostinatamente che essa continui ad andare avanti lo stesso, con le proprie capacità oppure mediante sovvenzioni Statali, impedendo di licenziare o chiudere, perché i soldi non crescono sugli alberi ne per l’azienda stessa ne per lo Stato.
    Nel caso degli aiuti Statali sarebbero i cittadini che con le proprie tasse verrebbero a farsi carico di realtà produttive che non riescono più a funzionare. Per i cittadini sarebbe un atto di pura beneficienza, un atto che impoverisce i cittadini e non è di nessuno aiuto a cambiare la realtà di una azienda che non funziona. Sarebbe un atto che poi dovrebbe essere esteso per coerenza a tutte le altre aziende che si trovano nella stessa situazione, portando al completo fallimento del bilancio pubblico Statale.
    L’ottica del “posto fisso”, del “posto di lavoro a vita” è un’ottica assurda oltreché irrealizzabile. Difendere l’ottica del “posto fisso” non vuol dire “difendere i lavoratori” vuol dire anzi prenderli in giro, proporre una idea utopica che impoverisce i lavoratori e i cittadini portando a seri problemi di finanza pubblica; è solo una effimera e demagogica tattica politica per ottenere il consenso politico. In alcuni Stati purtroppo queste elementari verità economiche non sono assodate.
    In Italia per esempio lo Stato ha convogliato fiumi di denaro pubblico per mantenere realtà economiche fallimentari come per esempio nel caso della FIAT. Per “salvare” temporaneamente alcuni stabilimenti di questa azienda lo Stato ha aumentato per decenni il proprio debito pubblico andando a compromettere l’intero sistema e, ovviamente, non ha risolto minimamente i problemi strutturali della FIAT. Esistono ancora istanze sindacali e di parte dei lavoratori che chiedono oggi alla FIAT di non far chiudere stabilimenti in perdita, cosi mettendo a rischio l’intera azienda.
    La domanda e l'offerta nel mercato variano continuamente; continuamente aprono e chiudono nuove imprese perché i cittadini cambiano i prodotti e servizi che adoperano e perché lo sviluppo tecnico e tecnologico fa variare continuamente il tipo di prodotti e servizi in circolo, perché la concorrenza determina continui nuovi cambiamenti. La realtà del sistema produttivo e commerciale è quella di essere un corpo estremamente dinamico che si adegua continuamente a tutti i cambiamenti sociali. E’ inevitabile che il sistema possieda questa dinamicità, altrimenti si bloccherebbe e determinerebbe una crisi profonda dell’intero sistema sociale.
    Facciamo un esempio: è come se le aziende che producevano il Commodore 64 avessero preteso soldi dallo Stato per non chiudere, visto l'avanzata di altre aziende con nuovi prodotti di personal computing. Oppure un altro esempio: è come se, essendo cambiata la composizione sociale dal punto di vista dell’età dei cittadini, aumentando il numero percentuali di giovani e diminuendo quello di anziani e quindi anche essendo cambiato l’utilizzo di prodotti destinati ai giovani e agli anziani, le aziende che vedono una riduzione nelle proprie vendite chiedessero che lo Stato le aiuti economicamente per non dover licenziare o chiudere proprie fabbriche che ormai non servono più. Inoltre qualunque azienda incapace di organizzarsi può pretendere soldi dallo Stato (quindi dalle tasse dei cittadini) perché non vuole fallire. Siamo veramente nel campo delle assurdità, l’economia non può funzionare cosi! Queste sono leggi di economia e di razionalità che non hanno nulla a che fare con il sostegno ai lavoratori o meno.
    Le idee del posto fisso e di impedire che le aziende chiudano sono tesi economiche portate avanti dai partiti comunisti nel Novecento e che hanno portato alla catastrofe economica e sociale in tutti gli Stati in cui si sono seguite queste tesi. E’ auspicabile e doveroso invece, se veramente si vuole stare dalla parte dei lavoratori, sostenere adeguatamente i diritti del lavoratore: rispetto di equi orari di lavoro, rispetto di equa retribuzione, sane condizioni di lavoro; ammortizzatori sociali (come per esempio le liste di mobilità, indennità di disoccupazione per alcuni mesi, cassa integrazione); politiche di aiuto al collocamento lavorativo e alla stabilità del posto di lavoro (stabilità che perciò non significa posto fisso a vita).
    Ultima modifica di QUINTO; 28-09-10 alle 17:08
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

 

 

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