Dopo il tragico evento di Colleferro, in cui un manipolo di picchiatori fascisti ha efferatamente assassinato un ragazzo di 21 anni, riconosciuto colpevole (anche sui social) di essere un negro che tentava di spacciarsi per italiano, la feccia destroide ha messo in atto una controffensiva mediatica onde evitare l'infausta possibilità che qualche coscienza si apra e colga l'odio razzista che é ormai l'unico fondamento politico della destra nostrana e faccia mancare il suo voto alla causa. Oltre al tentativo di silenziare le libere voci, colpevoli di osservare i tragici risultati di una politica che sdogana e sostiene lo squadrismo fascista, tentando di tacitarle con altrettanto squadrismo telematico con il consueto squallido repertorio di epiteti e insulti, la feccia ha tentato altre iniziative. Tra queste si contendono la palma della più stupida la tesi dell'innocenza dei picchiatori, suffragata dal fatto che gli stessi si dichiarano pacieri estranei al pestaggio mortale e quella che non siano fascisti, dal momento che uno di loro ascoltava le canzoni di Fedez.
Ma per la svolta serviva almeno un cervello ed ecco sopraggiungere Morisi a dare luce alle tenebre. Con quella che, non avendo prove concrete si tratti di un episodio costruito ad arte, possiamo considerare una fortuita coincidenza ecco sopravvenire il personaggio giusto: una donna di colore, e il gesto perfetto: lo strappo del crocefisso.
Il gioco é fatto, il gregge può felicemente gettarsi sulla vicenda, con i dovuti paralleli tra il crocefisso e Colleferro, dal momento che in tutta evidenza un bottone della camicia di Salvini vale la vita di una decina di colored, e stante l'analisi geografia dei morisiani, le radici culturali di una congolese affondano senz'altro nel territorio della sinistra nostrana, più di quanto possano scivolare a destra quattro tizi nati nel paese di Junio Valerio Borghese. Non resta dunque che riportare il neurone all'ammasso e immolarsi nell'ennesima battaglia per la gloria del Capitano.




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