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    Predefinito Se la parola di Gianfranco non ha valore!

    di Salvatore Tramontano

    Fini, come Bruto, sembrava un uomo d’onore. Ma poi perfino Marco Travaglio, che Fini l’ha difeso e ha pensato seriamente di votarlo, ha buttato lì questa domanda: quanto vale la parola di un generale che inganna i suoi uomini e li manda al macello?

    Il quesito è serio.
    Gianfranco viene da un mondo un po’ particolare, con molti difetti ideologici, ma dove la gente è cresciuta a pane e onore.
    Nell’immaginario del suo ex popolo la parola è sacra.
    La parola non si spende invano. Non si svende per assecondare le furberie di un cognato. Non si giura su una cucina.
    Questo è un aspetto che il buon Fini deve aver sottovalutato, preso dalla smania di rinnegare il suo passato ha finito per deludere tutti quelli che gli stavano intorno e poi i suoi elettori, gente che fino a qualche anno fa ripeteva incantata: come parla bene.

    Non ha capito che se una vecchia signora, fedele a certe idee, lascia in eredità al partito un appartamento a Montecarlo non puoi ficcarci dentro tuo cognato, balbettando di società offshore, di catapecchie da ristrutturare, di «adesso mi informo», di silenzi, reticenze e otto frasette di giustificazione messe in croce.
    Non puoi, perché quelli che la pensano come la signora non ti capiscono.
    Ci restano male. Li stai tradendo. Stai calpestando i loro ideali.
    Non puoi farlo con la strafottenza di chi si sente al di sopra di quel passato rancido che vuoi dimenticare.
    Non puoi rinnegare il tuo ex mondo e santificare Santoro.
    La politica in certi amori è come il calcio.
    La parola di Fini oggi vale come quella di Ibrahimovic.
    Solo che Ibra è più concreto.
    Il suo piedone lo mette e i suoi nuovi tifosi lo osannano perché la butta dentro. Gianfranco no.
    Gianfranco cambia maglia e delude vecchi e nuovi.
    Quando c’è da combattere lui il piede lo tira indietro.

    Fini sembrava un uomo d’onore.
    Poi, se lo guardi da vicino e ricordi la cronaca politica di questi ultimi anni, ti accorgi che la parola, quella che si dà, non è il suo forte.
    Questo non lo dice Berlusconi, ma qualcuno che ha scommesso sulle parole dell’ex leader di An.
    Casini, per esempio.
    Quando il Cavaliere battezzò sul predellino l’idea di un popolo della libertà, Fini spezzò l’aria con una risata sarcastica: siamo alle comiche finali.
    Casini applaudì, si convinse che il centro è centro e va da solo, sorrise all’amico alla sua destra che gli fece l’occhiolino.
    Fini disse a Casini che avrebbero gettato le basi, insieme, per una nuova destra, post, quasi anti, berlusconiana.
    Casini si piazzò al centro e attese che arrivasse l’amico.
    Gianfranco si imbucò nel Pdl, mettendosi sulle spalle le mostrine da cofondatore.
    Il genero di Caltagirone restò con un «ma come» sulle labbra: e io?

    Fini brindò al partito unico.
    Non tutti in An erano convinti di questa mossa. C’era chi temeva di perdere la propria identità, chi non si vedeva con le giacche simil Forza Italia, chi si chiedeva: ma che ci andiamo a fare?
    Qualcuno, anche il giorno del congresso fondativo, di fronte all’entusiasmo generale faceva il bastian contrario: meglio una federazione.
    Troppa fretta, tanti dubbi.
    A tutti Fini regalava una pacca sulla spalla: garantisco io.
    A un leader così come fai a dire di no? Non puoi.
    Perfino i più recalcitranti si misero l’anima in pace e giurarono fedeltà al Pdl. Se lo dice lui...

    L’operazione funziona. Il Pdl trionfa alle elezioni.
    Fini chiede la presidenza della Camera e la ottiene.
    Il governo ha i numeri e il peso per governare.
    C’è da rimboccarsi le maniche ma l’Italia ha una guida senza ma e senza anche.
    Poi Fini dice che è tutto da rifare.
    Boicotta, strapazza, parla fuori onda, lancia messaggi malmostosi, si sente minoranza e alla fine strappa.
    Non avvisa neppure gran parte dei colleghi di An e comincia la guerriglia.
    Il finale lo sapete.
    C’è ancora gente che si sta chiedendo cosa sia successo.
    Cosa ha fatto cambiare idea al capo?
    Fini sembrava un uomo d’onore.
    Sembrava.

    dalla prima e dalla pg.9 de ilgiornale.it del 30 09 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Se la parola di Gianfranco non ha valore!

    La fiducia patacca di Fini!

    La fiducia c’è ma si an*drà a votare perché la maggioranza nu*merica non corri*sponde a quella politica.
    Il «sì» al discorso di Berlusco*ni votato dal gruppo dei fi*niani è infatti una patacca, uno stratagemma per prendere ancora un po’ di tempo prima di pugnalare alle spalle la maggioran*za.
    Poco tempo, quello ne*cessario per trasformare il gruppo parlamentare in un partito.
    Il primo passo è già stato fissato per mar*tedì prossimo.
    Questa è la sintesi di quanto è accadu*to ieri alla Camera dove il governo ha superato l’ostacolo solo grazie ai vo*ti dei finiani ( e del governa*tore siciliano Lombardo).
    Ovvio che da oggi Pdl e Le*ga da soli non hanno i nu*meri per garantire che la le*gislatura vada avanti se*condo i patti stabiliti con gli elettori.

    Berlusconi ha fatto un ul*timo tentativo, violentan*do la propria indole batta*gliera, forse un’ultima con*cessione al gruppo delle colombe che lo circonda.
    Ha parlato con tono paca*to di senso di responsabili*tà, ha spiegato la necessità di andare avanti, ha elen*cato le non poche cose fat*te, ha prospettato quelle da fare.
    Su quest’ultime è stato intransigente.
    Su quanto promesso agli ita*liani, ha detto, non si trat*ta; quindi «sì» senza condi*zi*oni alla riforma della giu*stizia (compresa la difesa della politica dagli attac*chi della magistratura) e «sì» al federalismo subito.
    Cose inaccettabili per Fi*ni, che nel rallentare ed an*nacquare entrambe le ri*forme vede un doppio gri*maldello: far cadere per via extraparlamentare Ber*lusconi e far saltare il patto di ferro tra questi e Bossi.
    La manovra a tenaglia era e resta il piano inconfessa*bile del presidente della Camera, che in questo ha buoni alleati: magistrati e opposizione.

    Che Fini non possa più essere il presidente della Camera, da ieri è evidente a tutti.
    L’aver permesso a Di Pietro, contro ogni buon senso e regolamen*to, di insultare il premier, il suo malcelato compiaci*m*ento per quell’aggressio*ne fatta di ingiurie, sono solo il sintomo più eviden*te che non è più un arbitro imparziale. Non solo.
    An*nunciare la nascita del nuovo partito senza con*temporaneamente rimet*tere il mandato è l’ennesi*ma furberia che stride con la richiesta di etica e lealtà politica sbandierata dal Fli.
    Certo, se la legislatura dovesse proseguire, Fini, come abbiamo scritto ieri, difficilmente potrebbe re*stare al suo posto.
    Ma con l’avvicinarsi delle elezioni il calcolo cambia.
    E diven*ta: resto, così mi faccio pa*g*are la campagna elettora*le dalla Camera invece che dal partito, e sfrutto la carica istituzionale per una visibilità che altrimen*ti non avrei.

    Un partito di imbroglio*ni, insomma, che dice di voler rimanere nella mag*gioranza ma non ha speso una parola contro Di Pie*tro, che vota una fiducia nella quale non crede, che per quindici anni ha condi*viso con entusiasmo ed enormi vantaggi scelte e strategie di Berlusconi e che ora scarica tutti i pro*blemi su di lui, come se fos*se stato da sempre all’op*posizione o sulla Luna.

    Maroni ha tirato le som*me della giornata: si va a votare tra marzo e aprile. Credo che abbia ragione e che sia meglio così.
    Gli elettori capiranno chi ha tradito e perché.

    A. Sallusti sulla prima pg. de ilgiornale.it del 30 09 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Se la parola di Gianfranco non ha valore!

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    di Salvatore Tramontano

    Fini, come Bruto, sembrava un uomo d’onore. Ma poi perfino Marco Travaglio, che Fini l’ha difeso e ha pensato seriamente di votarlo, ha buttato lì questa domanda: quanto vale la parola di un generale che inganna i suoi uomini e li manda al macello?

    Il quesito è serio.
    Gianfranco viene da un mondo un po’ particolare, con molti difetti ideologici, ma dove la gente è cresciuta a pane e onore.
    Nell’immaginario del suo ex popolo la parola è sacra.
    La parola non si spende invano. Non si svende per assecondare le furberie di un cognato. Non si giura su una cucina.
    Questo è un aspetto che il buon Fini deve aver sottovalutato, preso dalla smania di rinnegare il suo passato ha finito per deludere tutti quelli che gli stavano intorno e poi i suoi elettori, gente che fino a qualche anno fa ripeteva incantata: come parla bene.

    Non ha capito che se una vecchia signora, fedele a certe idee, lascia in eredità al partito un appartamento a Montecarlo non puoi ficcarci dentro tuo cognato, balbettando di società offshore, di catapecchie da ristrutturare, di «adesso mi informo», di silenzi, reticenze e otto frasette di giustificazione messe in croce.
    Non puoi, perché quelli che la pensano come la signora non ti capiscono.
    Ci restano male. Li stai tradendo. Stai calpestando i loro ideali.
    Non puoi farlo con la strafottenza di chi si sente al di sopra di quel passato rancido che vuoi dimenticare.
    Non puoi rinnegare il tuo ex mondo e santificare Santoro.
    La politica in certi amori è come il calcio.
    La parola di Fini oggi vale come quella di Ibrahimovic.
    Solo che Ibra è più concreto.
    Il suo piedone lo mette e i suoi nuovi tifosi lo osannano perché la butta dentro. Gianfranco no.
    Gianfranco cambia maglia e delude vecchi e nuovi.
    Quando c’è da combattere lui il piede lo tira indietro.

    Fini sembrava un uomo d’onore.
    Poi, se lo guardi da vicino e ricordi la cronaca politica di questi ultimi anni, ti accorgi che la parola, quella che si dà, non è il suo forte.
    Questo non lo dice Berlusconi, ma qualcuno che ha scommesso sulle parole dell’ex leader di An.
    Casini, per esempio.
    Quando il Cavaliere battezzò sul predellino l’idea di un popolo della libertà, Fini spezzò l’aria con una risata sarcastica: siamo alle comiche finali.
    Casini applaudì, si convinse che il centro è centro e va da solo, sorrise all’amico alla sua destra che gli fece l’occhiolino.
    Fini disse a Casini che avrebbero gettato le basi, insieme, per una nuova destra, post, quasi anti, berlusconiana.
    Casini si piazzò al centro e attese che arrivasse l’amico.
    Gianfranco si imbucò nel Pdl, mettendosi sulle spalle le mostrine da cofondatore.
    Il genero di Caltagirone restò con un «ma come» sulle labbra: e io?

    Fini brindò al partito unico.
    Non tutti in An erano convinti di questa mossa. C’era chi temeva di perdere la propria identità, chi non si vedeva con le giacche simil Forza Italia, chi si chiedeva: ma che ci andiamo a fare?
    Qualcuno, anche il giorno del congresso fondativo, di fronte all’entusiasmo generale faceva il bastian contrario: meglio una federazione.
    Troppa fretta, tanti dubbi.
    A tutti Fini regalava una pacca sulla spalla: garantisco io.
    A un leader così come fai a dire di no? Non puoi.
    Perfino i più recalcitranti si misero l’anima in pace e giurarono fedeltà al Pdl. Se lo dice lui...

    L’operazione funziona. Il Pdl trionfa alle elezioni.
    Fini chiede la presidenza della Camera e la ottiene.
    Il governo ha i numeri e il peso per governare.
    C’è da rimboccarsi le maniche ma l’Italia ha una guida senza ma e senza anche.
    Poi Fini dice che è tutto da rifare.
    Boicotta, strapazza, parla fuori onda, lancia messaggi malmostosi, si sente minoranza e alla fine strappa.
    Non avvisa neppure gran parte dei colleghi di An e comincia la guerriglia.
    Il finale lo sapete.
    C’è ancora gente che si sta chiedendo cosa sia successo.
    Cosa ha fatto cambiare idea al capo?
    Fini sembrava un uomo d’onore.
    Sembrava.

    dalla prima e dalla pg.9 de ilgiornale.it del 30 09 2010

    saluti
    E chi l'ha detto che non ha valore? Alla COOP la prendono .

  4. #4
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    Predefinito Rif: Se la parola di Gianfranco non ha valore!

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    A un leader così come fai a dire di no? Non puoi.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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