LA SCOPERTA DELLA "PICCOLA VIA"
Fra le varie interpretazioni che si sono date del percorso spirituale di Teresa di Lisieux, occorre tener presente, per opinioni di molti studiosi, soprattutto quella del De Meester. Sono cinque le tappe o gli elementi fondamentali:
1) il desiderio della santità
2) la distanza dal suo ideale
3) certezza interiore che la sorregge
4) la ricerca della via adatta a realizzare il suo desiderio
5) la risposta che Dio le dà.
Teresa si lascia trasportare dai suoi desideri di santità, volendo dare a Dio qualcosa, con grande generosità. Dopo un periodo di purificazione e di più profonda immersione nella propria povertà di creatura e un progressivo abbandono all'azione di Dio, Teresa approda alla seconda fase, in cui scopre la sua «piccola via molto corta e diritta, una piccola via tutta nuova» (cfr. Manoscritto C, 2v): lasciarsi trasportare dalle braccia di Gesù, come da un ascensore. Teresa impara ad attendere tutto da Dio, considerando la sua piccolezza e la sua debolezza come una situazione felice e privilegiata che attrae un Amore che è in se stesso Misericordia, un Amore la cui più intima ed essenziale proprietà è quella di abbassarsi. La sua piccola è dunque uno sprigionarsi di un dinamismo della speranza attraverso la dinamica di una fiducia sempre più totale. L'ideale proposto da Teresa sarebbe allora quello di giungere al termine del cammino a mani vuote: vuote di meriti e di opere (nonostante tutte le opere dell'amore che la creatura ha eseguito e coltivato), vuote perché si attende che le mani siano colmate «dalle opere e dai meriti di Dio stesso».
Scrive Teresa nel Manoscritto C:
Lei lo sa, Madre, ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimé, ho sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e me c'è la stessa differenza che tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d'invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio, e ho letto queste parole pronunciate dalla Sapienza eterna: «Se qualcuno è piccolissimo, venga a me». Allora sono venuta, pensando di aver trovato quello che cercavo, e per sapere, o mio Dio, quello che voi fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche, ed ecco ciò che ho trovato: «Come una madre carezza il suo bimbo, così vi consolerò, vi porterò sul mio cuore, e vi terrò sulle mie ginocchia!». Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l'anima mia, l'ascensore che deve innalzarmi fino al Cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più.
- Teresa non parla di un suo scoraggiamento o delusione nei riguardi della santità, ma solo nei riguardi dei modelli di santi che le sono stati messi sempre davanti agli occhi, modelli scoraggianti per la loro altezza. Davanti a loro e non alla santità, il cui desiderio in Teresa è sempre rimasto intatto, ha sempre saputo di essere come un granello di sabbia calpestata dai piedi dei passanti. Ma il percorso spirituale di Teresa non è rappresentato dalle seguenti fasi: desiderio iniziale di santità, scoperta della sua piccolezza, lasciarsi portare misericordiosamente in alto da Dio. Teresa infatti, fin dall'infanzia, è consapevole della sua assoluta impotenza e la scelta della santità è sì gloriosa, ma sempre affidata all'azione di Dio. Nel corso della sua vita religiosa, ella ha sempre desiderato di rimanere il granello di sabbia piccolo e calpestabile. Infine, da sempre ha contato sul mistero della piccolezza su cui Dio ha deciso di chinarsi.
- Una certezza interiore preserva Teresa dall'affliggersi: ella crede che Dio non possa ispirare all'anima desideri irrealizzabili e dunque si sente pronta, nonostante la sua piccolezza, per aspirare alla santità. La crescita è impossibile, è necessaria una accettazione di sé con tutte le imperfezioni che accompagnano la persona, quasi una sopportazione di sé. La crescita riguarda i propri sforzi nello sviluppare una sempre più intensa vita spirituale che porti al traguardo desiderato: la santità. Fin dove è stato possibile, Teresa si è sforzata di arrivare a colmare le sue imperfezioni, a smussare gli angoli della sua anima e della personalità. Ma ora deve affidarsi a qualcuno se vuole raggiungere il suo ideale di perfezione.
- Teresa è dunque in ricerca del mezzo per "andare in Cielo attraverso una piccola via molto diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni, ora non è più necessario salire i gradini di una scala, nelle case dei ricchi un ascensore sostituisce la scala con molto vantaggio. Io pure vorrei trovare un ascensore per elevarmi fino a Gesù perché sono troppo piccola per salire la faticosa scala della perfezione". Qui la nozione di santità per Teresa è chiara: significa elevarsi fino a Gesù, unirsi a lui. Perché mai prendere un mezzo più celere? La scala presuppone uno sforzo che è sproporzionato alle capacità di Teresa, mentre l'altro mezzo consente di arrivare alla meta senza necessità di una grande forza, basta lasciarsi portare.
- Teresa dunque trova il mezzo che cercava. Dio la illumina leggendo due passi della Scrittura. Lesse: "se qualcuno è molto piccolo venga a me" e "come una madre accarezza il proprio figlio, così io vi consolerò, vi porterò sul mio seno e vi cullerò sulle mie ginocchia". Queste parole le consentono di affermare che Dio aveva superato le sue attese e che ora era possibile per lei non più costringersi a crescere, quanto restare piccola e diventarlo sempre più. L'ascensore sono le braccia di Gesù che solleva un piccolo. Dio si rivela a Teresa come colui che ama il piccolo, che lo invita vicino a sé e che, se l'altro cede a tale invito, lo colma di un amore materno, comunicativo, unitivo. Ella deve accettare la propria piccolezza, requisito per essere invitati, andare a Dio come un bambino in umiltà profonda. Andare a Dio nella coscienza della propria piccolezza significa riconoscere che egli è misericordioso, cioè credere in lui, ma ancor prima significa avere fiducia che quell'amore divino colmerà l'anima, malgrado la miseria e incarnare questa fiducia in un gesto di abbandono attraverso cui concretizzare tutto l'amore. L'impotenza non è un intralcio in quanto non impedisce affatto la fiducia e l'abbandono che sono le condizioni richieste perché Dio stesso ci dia il suo amore, la sua grazia che accresce il nostro amore.
BREVE ANTOLOGIA
Teresa di Lisieux ha lasciato tre Manoscritti autobiografici, duecentosessantasei Lettere, cinquantaquattro Poesie, otto Componimenti teatrali (Pie ricreazioni, ventuno Preghiere e altri Scritti diversi. Le consorelle hanno raccolto gli Ultimi colloqui.
Atto d'offerta
Atto d'offerta all'amore misericordioso di Dio
J.M.J.T.
Offerta di me stessa come vittima d'olocausto all'Amore misericordioso del buon Dio.
Mio Dio! Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che m'avete preparato nel vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere voi stesso la mia santità.
Poiché mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perché fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me ed io ve li offro con gioia, supplicandovi di non guardare a me se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d'amore. Vi offro inoltre tutti i meriti dei Santi (che sono in cielo e sulla terra), i loro atti d'amore e quelli dei santi Angeli; vi offro infine, o beata Trinità, l'amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta, A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela. Il suo Figlio divino, mio sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: "Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà!".
Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri; lo so, mio Dio, più volete dare, più fate desiderare, Sento nel mio Cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l'onnipotente?... Restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia...
Vorrei consolarvi dall'ingratitudine dei cattivi e vi supplico di togliermi la libertà di dispiacervi. Se qualche volta cado per mia debolezza, il vostro sguardo divino purifichi subito la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in se stesso... Vi ringrazio, o mio Dio, di tutte le grazie che m'avete accordate, in particolare di avermi fatta passare attraverso il crogiolo della sofferenza. Sarò felice di vedervi comparire, nel giorno finale, con lo scettro della croce. Poiché vi siete degnato di darmi come eredità questa croce tanto preziosa, spero di rassomigliare a voi nel cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione.
Dopo l'esilio della terra, spero di venire a godervi nella patria, ma non voglio ammassare dei meriti per il cielo, voglio lavorare solo per vostro amore, con l'unico scopo di farvi piacere, di consolare il vostro Sacro Cuore e di salvare anime che vi ameranno eternamente. Alla sera di questa vita, comparirò davanti a voi a mani vuote, perché non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi. Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di voi stesso. Non voglio altro trono e altra corona che voi, o mio Diletto!...
Ai vostri occhi il tempo è nulla. Un giorno solo è come mille anni e perciò potete prepararmi in un istante a comparire davanti a voi... Per vivere un atto di perfetto amore, mi offro come vittima d'olocausto al vostro amore misericordioso, supplicandovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d'infinita tenerezza che sono racchiusi in voi, e così possa diventare martire del vostro amore, o mio Dio!...
Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a voi, mi faccia infine morire e la mia anima si slanci senza alcuna sosta verso l'eterno abbraccio del vostro amore misericordioso...
Voglio, o mio Diletto, ad ogni battito del cuore rinnovarvi questa offerta un numero infinito di volte, fino a che, svanite le ombre, possa ridirvi il mio amore in un faccia a faccia eterno!...»
Maria Francesca Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo Gesù!
Festa della santissima Trinità, il 9 giugno dell'anno di grazia 1895
Calice amaro
Lettera a Celina del 4 aprile 1889
«La tua lettera ha lasciato una grande tristezza nella mia anima! Povero Babbino! No, i pensieri di Gesù non sono i nostri pensieri... le sue vie non solo le nostre vie... Egli ci presenta un calice così amaro che la nostra debole natura si ritrae spaventata. Non ritiriamo le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù. Guardiamo la vita alla luce della realtà... È un attimo fra due eternità. Soffriamo in pace. Confesso che questa parola "pace" mi sembrava un po' forte, ma, l'altro giorno, riflettendoci a fondo, ho scoperto il segreto di soffrire in pace. Chi dice pace, non dice gioia, o perlomeno gioia sentita. Per soffrire in pace, basta solo volere ciò che Gesù vuole. Per essere la sposa di Gesù bisogna somigliare a Gesù, e Gesù è tutto sanguinante, coronato di spine!... Mille anni davanti ai vostri occhi, Signore, sono come il giorno di ieri, che è passato. Sulle sponde dei fiumi di Babilonia ci siamo seduti e abbiamo pianto, ricordandoci di Sion... Abbiamo appeso le nostre arpe ai salici di quella terra... Quelli che ci avevano condotti prigionieri ci hanno detto: "Cantateci un inno dei cantici di Sion". Come potremmo cantare il cantico del Signore in terra straniera? No, non cantiamo alle creature i cantici del cielo... ma, come Cecilia, cantiamo nel nostro cuore un cantico melodioso al nostro Prediletto!... Il cantico della nostra sofferenza unita alle sue sofferenze è ciò che più rapisce il suo cuore... Gesù brucia d'amore per noi... Contempla il suo volto adorabile! Contempla i suoi occhi spenti e abbassati!... Contempla le sue piaghe... Contempla Gesù nel suo Volto... Là vedrai quanto ci ama.»
Nella debolezza
Lettera a Madre Agnese di Gesù, prob. maggio 1889
«Grazie al mio caro Agnello d'aver fatto nuovamente udire all'agnellino la musica del cielo. Il soave venticello ha scosso dolcemente la piccola canna... Erano le nove quando la canna ha scorto la preziosa letterina. Non aveva un raggio di luce, ma il suo cuore, prima ancora dei suoi occhi, ha riconosciuto a volo la musica di santa Cecilia. Non ne ha perduta nemmeno una nota!... Sì, bramo queste angosce del cuore, questi colpi di spillo di cui parla l'Agnello. Che importa alla piccola canna se deve piegarsi? Non ha paura di rompersi perché è stata piantata in riva alle acque. Invece di andare a toccare la terra, quando si piega, non incontra altro che un'onda salutare che la fortifica e suscita in lei il desiderio di nuove tempeste. È la sua debolezza che costituisce tutta la sua forza. Non potrebbe spezzarsi mai perché, qualunque cosa le accada, non vuol vedere altro che la dolce mano del suo Gesù. Talvolta, i piccoli colpi di vento sono più difficili a superarsi per la fragile canna delle grandi tempeste perché allora, mentre vorrebbe immergersi di nuovo nell'amato torrente, i colpi di vento non sono forti abbastanza per piegarla così in basso. Sono queste le punture di spillo...
Ma nessuna sofferenza è troppo grande per conquistare la palma...»
Preghiera per ottenere l'umiltà
Preghiera composta per suor Marta di Gesù, 16 luglio 1897
«Gesù!
Gesù, quando eravate pellegrino sulla terra avete detto: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo alle anime vostre". O potente Sovrano dei cieli, sì, l'anima mia trova riposo nel vedervi, rivestito della forma e della natura di schiavo, abbassarvi fino a lavare i piedi dei vostri apostoli. Mi rammento allora delle parole che avete proferito per insegnarmi a praticare l'umiltà: "Vi ho dato l'esempio, affinché anche voi facciate come go fatto io. Il discepolo non è da più del Maestro... Se voi comprendete ciò, sarete beati mettendolo in pratica". Le comprendo, o Signore, queste parole uscite dal vostro Cuore mansueto ed umile, le voglio mettere in pratica con il soccorso della vostra grazia.
Voglio umilmente abbassarmi e sottomettere la mia volontà a quella delle mie consorelle, non contraddicendole in nulla e senza cercare se hanno o non hanno diritto di comandarmi. Nessuno, o mio Diletto, aveva tale diritto su di voi, e tuttavia avete obbedito, non soltanto alla santa Vergine e a san Giuseppe, ma anche ai vostri carnefici. Ora è nell'Ostia che vi vedo portare al colmo i vostri annientamenti. Quale umiltà, divino Re di gloria, nel sottomettervi a tutti i vostri sacerdoti senza fare alcuna distinzione tra coloro che vi amano e coloro che, ahimé, sono tiepidi o freddi nel vostro servizio! Alla loro chiamata voi discendete dal cielo; essi possono anticipare o ritardare il tempo del santo sacrificio: voi siete sempre pronto!
O mio Amato, come mi apparite mite ed umile di cuore sotto il velo dell'ostia candida! Non potete abbassarvi maggiormente per insegnarmi l'umiltà: per corrispondere all'amore vostro, voglio anch'io desiderare che le mie consorelle mi mettano ognora all'ultimo posto e persuadermi sinceramente che è questo che mi è dovuto.
Vi supplico, Gesù, di mandarmi una umiliazione ogni qualvolta cercherò di elevarmi al disopra delle altre. Lo so, o mio Dio, voi abbassate l'anima orgogliosa, ma donate una eternità di gloria a quella che si umilia, Io voglio perciò mettermi all'ultima fila, condividere le vostre umiliazioni per aver parte con voi nel regno dei cieli.
Voi però, o Signore, conoscete la mia debolezza: ogni mattino prendo la risoluzione di praticare l'umiltà e alla sera riconosco che ho commesso ancora ripetuti errori di orgoglio. A tale vista sono tentata di scoraggiamento; ma capisco, anche lo scoraggiamento è effetto d'orgoglio. Voglio quindi, mio Dio, fondare la mia speranza su voi solo: giacché tutto potete, degnatevi far nascere nell'anima mia la virtù che desidero. Per ottenere questa grazia dall'infinita vostra misericordia, vi ripeterò spesso: "Gesù, mite ed umile di cuore, fate il mio cuore simile al vostro!"»
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MISTICA.INFO - La mistica come via di ricerca della Verità [Antonello Lotti]
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La basilica di Lisieux
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