Sto guardando una serie di documentari sull’argomento e delle volte stento a credere che certe cose siano esistite per davvero.
Il partito comandava e vigilava se sa vergogna, metteva la lingua in ogni dove: decideva cosa dovevano indossare le donne, dove comprare i loro vestiti e quali, che mutande mettere, con chi fare sesso.
Praticamente tutte donne sovietiche hanno avuto una vita difficilissima: la stragrande maggioranza sono cresciute nelle case minuscole senza comodità né servizi, non potevano permettersi i bei vestiti, viaggi, non erano libere di decidere fare o non fare i figli.
Molte hanno fatto lavori pesantissimi.
Molte donne hanno dovuto sopportare i mariti alcolizzati e botte per anni.
Hanno passato tutta la vita nelle file per comprare l’indispensabile: un paio di collant di cotone, reggiseno, lenzuola, maionese, torte per il festeggiare il Capodanno e molto altro ancora.
Di gioie ne avevano poche: forse qualche passeggiata con le amiche, una festa, una gita, vacanze in campagna, un vestito semplice, ma fortissimamente sognato, un anellino regalatole dal marito.
Alcune potavano andavano al mare, ma ciò costava parecchio.
Una donna sovietica sapeva fare tutto: ammazzare un pollo, tagliare le legna, pascolare il bestiame, fare un orto enorme, pitturare le mura di casa o mettere la carta da parati, portare le borse della spesa pesanti cambiando tre o quattro volte i mezzi pubblici, fare i turni di notte.




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