
Originariamente Scritto da
Platone
Ma parli seriamente o no? E io che sto qui credendo che si riesca a fare uno sforzo di pensiero più intenso! Non ti avevo forse ammonito dalle reiterate riduzioni del linguaggio? lo identifichiamo all'enunciato dichiarativo stavolta? O a termine lessicale? e che altro? nome, pronome, congiunzione? Le tue perplessità derivano solo da una mancata comprensione di partenza della ricchezza del fenomeno: come avere davanti un nemico, ridurlo a un fantoccio e credere così di poterlo battere, troppo comodo! E non confondere il poco che ne sai (evidentemente) tu a proposito rispetto a quanto ne han pensatoe scritto altri, ne uscirebbe qualcosa di imbarazzante. Si ha linguaggio nel momento stesso in cui si attribuisce significato alle cose del mondo, che non ci appaiono mai in modo asettico e neutrale ma sempre veicoli di ulteriorità di senso. Nel momento in cui qualcosa appare, qualcosa è interpretato (cioè un significato è addizionato a quel originario significato) cioèrinvia ad altro da sè. Anche chi ha subito lesioni alle aree cerebrali adibite alla funzione del linguaggio (secondo quel senso riduttivo inizialmente affibiatogli) fa esperienza del mondo, si relaziona con gli altri, cioè interpreta, prende qualcosa per qualcos'altro. E se la lesione è a tal punto grave da non esperire il mondo, il problema nemmeno si pone.