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  1. #21
    Super Troll
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Le teorie dietrologiche e ultracomplottiste portate fino all'estremo finiscono spesso per sfociare nel paradosso demenziale dell'assurdo .
    Senza arrivare alla vera e propria paranoia (gridare "è tutto una finzione" è infatti paranoia pura e fa perdere credibilità anche a chi vuol denunciare contraddizioni reali) sarebbe meglio partire invece dai dati della realtà storica mettendo in rilievo le contraddizioni reali.
    Un dato storico reale è che alla fine degli anni ottanta per contrastare l'invasione dei sovietici dell'Afghanistan la Cia finanzia addestra e fornisce gli armamenti piu sofisticati a molte organizzazioni armate islamiche e tra queste anche all'organizzazione messa in piedi da un miliardario proveniente dall'arabia Saudita (Osama Bin Laden) organizzazione che poi diventerà Al Qaida. Dopo la fine della guerra afgahana e il crollo dell'URSS quell'organizzazione da allleata degli USA ne diventa avversaria e si mette in proprio con il nome di Al Qaida.
    Questi si sono dati storici reali e accertati su cui si puo e si deve ragionare ma tutto il resto è fumo complottista dietrologico paranoide.
    Ultima modifica di C@scista; 08-10-10 alle 09:58

  2. #22
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Le teorie dietrologiche e ultracomplottiste portate fino all'estremo finiscono spesso per sfociare nel paradosso dell'assurdo .
    Senza arrivare alla vera e propria paranoia (gridare "è tutto una finzione" è infatti paranoia pura e fa perdere credibilità anche a chi vuol denunciare contraddizioni reali) sarebbe meglio partire invece dai dati della realtà storica mettendo in rilievo le contraddizioni reali.
    Un dato storico reale è che alla fine degli anni ottanta per contrastare l'invasione dei sovietici dell'Afghanistan la Cia finanzia addestra e fornisce gli armamenti piu sofisticati a molte organizzazioni armate islamiche e tra queste anche all'organizzazione messa in piedi da un miliardario pachistano (Osama Bin Laden) organizzazione che poi diventerà Al Qaida. Dopo la fine della guerra afgahana e il crollo dell'URSS quell'organizzazione da allleata degli USA ne diventa avversaria e si mette in proprio con il nome di Al Qaida.
    Questi si sono dati storici reali e accertati su cui si puo e si deve ragionarema tutto il resto è fumo complottista dietrologico paranoide.
    bin laden non è pachistano. è yemenita-siriano, e un dato reale e storico....
    la coscienza dipende dalla conoscenza.

  3. #23
    Sospeso/a
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Gli operativi di al Kaeda sono veramente convinti di ciò che fanno.

    Uccidono e si fanno uccidere perché convinti della loro lotta.

    Ma a sfruttarli ci sono le lobby petrolifere, quindi non si può mettere in dubbio che le guerre sono state fatte per motivi petroliferi.

    Se il problema era Bin Laden e i suoi diretti collaboratori, bastava un operazione di polizia in pochi mesi si atterrava in Afghanistan, lo si rapiva o lo faceva fuori.

    Non credo che l Kaeda abbia così tanti uomini e abbia questa base all'interno dei paesi islamici.

  4. #24
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Dalla Fine della Storia alla Guerra al Terrorismo

    In questa fase storica la lotta rivoluzionaria di classe, il conflitto tra capitale e lavoro salariato, condotto secondo un piano ed una precisa finalità, ha subìto un’ecclisse di così lunga durata da far universalmente dichiarare a tutti i suoi nemici la definitiva sparizione della Rivoluzione e del Comunismo dalla scena storica.

    È evidente che lo scontro tra Lavoro e Capitale non è terminato né tantomeno attenuato. Anzi, l’inarrestabile sviluppo e diffusione dei rapporti capitalistici, fino a saturare il più remoto angolo del globo, ha portato l’offensiva sociale del Capitale al più alto livello. Ma dalla parte del proletariato la risposta anche solo in difesa delle sue immediate esigenze di vita è perlopiù inadeguata. Nelle aree di capitalismo più vecchio e radicato gli schiavi salariati restano ancora miseramente aggrappati a quel poco che loro è rimasto del trascorso nauseante consumismo, al quale le generazioni che ora stanno uscendo dal lavoro furono costrette dalle necessità di smercio della sovrapproduzione nazionale. Nel resto del mondo l’umanità lavoratrice fin dall’infanzia vive in condizioni atroci di sfruttamento e sopraffazione, quelle normali nel capitalismo.

    Ma ciò che fa pendere la bilancia delle forze dalla parte del capitalismo è che non esiste da più di mezzo secolo un movimento organizzato internazionale di classe, che si predisponga ad opporsi allo strapotere padronale e statale.

    La forza del comunismo risiede oggi soltanto nella dottrina, nella capacità di una scuola, costruita intorno ad una ben definita teoria, di capire e spiegare la dinamica reale del capitalismo e del processo storico-politico dell’imperialismo e nell’indicare l’unica strada che l’umanità lavoratrice sola può percorrere per la sua liberazione.

    Naturalmente la classe borghese, per bocca dei suoi teorici, afferma la sua verità, alla nostra contraria. Leggere secondo la dottrina e la prassi del comunismo i disumani fatti e misfatti della “fase suprema del capitalismo” che straziano l’umanità, ora che si sarebbe alla fine totalmente liberata da quella ideologia tardo ottocentesca, è un inutile esercizio che dovrebbe solo condurre a marchiani errori di prospettiva e di interpretazione.

    Per nostra fortuna anche quei “teorici” di stampo radicale borghese, che fino a qualche decennio fa sconciamente civettavano col marxismo, hanno cambiato senza troppa pena giacchetta. Salvo qualche ridicola frangia di opportunisti ancora peggiori, sono spariti i partitacci opportunisti di massa che in qualche modo si richiamavano al comunismo, le cui organizzazioni si sono smascherate in quello che sono sempre state, agenzie di imbroglio pubblicitario borghese. Gli uni e gli altri vere e proprie bande funzionali all’ingranaggio statale.

    Ormai la spregiudicata ideologia borghese nega qualunque forma di teoria generale della storia – non solo il materialismo dialettico marxista – e il “pensiero debole”, summa teologica della fase putrescente del capitalismo, pretende di interpretare il presente e prevedere il futuro solo tramite “l’analisi”. Gli “analisti” sono diventati i nuovi teorici della storia che, al servizio degli onnipossenti mezzi di diffusione, spezzano per le masse il pane della verità. Le loro patenti forzature della realtà, i loro raggiri sono il cemento che lega il mondo borghese ai suoi miti, di Guerra per la Pace, di sempiterno aumento della produzione per il Benessere universale di quelle stesse masse “privilegiate” che sono messe in falsa contrapposizione con i meno fortunati proletari del resto del mondo.

    Storicamente questo processo di abbandono da parte del capitalismo dei suoi antichi capisaldi teorici è andato di pari passo con la sua tumultuosa estensione determinatasi nella forma finale di imperialismo.

    Punto di svolta possiamo indicarlo in concomitanza col quel potente fatto storico che è stato il collasso e la disgregazione del cosiddetto “impero del male”, l’altro colosso imperialistico che sotto le false spoglie del “comunismo” ha conteso per tutto il secondo trascorso mezzo secolo il controllo del mondo.

    La coscienza che i borghesi hanno del momento storico si espresse allora in nuove teorie, più lontane ancora dalle realtà delle precedenti. Risistemate finalmente dopo tanto sconquasso le questioni territoriali e riorganizzate le aree di influenza, si disse, sarebbero dovuti sparire i più aspri motivi del contendere tra gli Stati. Con l’esclusione di alcune torpide piaghe in eredità dalla Seconda Guerra mondiale, la questione palestinese per citarne una, tutte però in via di risoluzione con qualche deciso intervento paramilitare o con i buoni uffici della diplomazia, il futuro non avrebbe potuto essere più promettente, per la pace ed il benessere dei popoli.

    L’atroce fase coloniale, con tutti i suoi strascichi di sistemazioni nazionali si era già chiusa. Le frizioni asiatiche, Corea prima con la sua guerra, Vietnam poi, apparivano in equilibrio e già stabilizzate. Le “eccezioni”, Cuba e Corea del Nord, apparivano solo residui pronti a crollare, “gestibili” dal “consesso internazionale” con bastone e carota.

    Nell’oriente estremo la Cina – un “comunismo alla margarina”, secondo la beffarda definizione di Stalin – appariva ancora troppo arretrata e fuori dai circuiti finanziari per prospettarsi come nuovo avversario. Il colosso indiano era di là da venire e visto come un’interessante opportunità di smercio futuro più che un potenziale avversario.

    Anche in Europa, con il crollo della Cortina di Ferro, la riunificazione sotto l’egida dell’Occidente delle due Germanie e il lento ma costante spostamento degli ex satelliti dell’Impero russo, promettevano una stabilizzazione rassicurante per la nuova Pax americana. L’unico problema poteva essere costituito dal destino economico e politico della Russia, il cuore dell’ex Impero mentre le ex repubbliche asiatiche potevano essere prede da portare nell’orbita della medesima Pax.

    Per dirla con i filosofi borghesi, finite le ideologie, quasi finiti i conflitti tra gli Stati, finita la Storia... Se pur rimanevano aree di frizione, guerricciole ad hoc, ridotte ma decise, potevano tenerle sotto controllo. Brillante esempio di questa “strategia globale” la guerra Iran-Iraq, per dissanguare le classi inferiori dei due paesi, che minacciavano la stabilità nell’area dopo che, per una sciagurata disattenzione, il gendarme del Golfo aveva dovuto abbandonare, in seguito ad un’imprevista sollevazione popolare.

    Nei fatti anche questa “eterna”, presunta, pace del capitalismo camminava su un lastricato di scontri tra fazioni, micidiali guerre locali e scontri ora torpidi ora accesi. Arginati con l’intervento di coalizioni militari – sempre sotto la stretta egida Usa – i cui Stati membri erano più o meno convinti dell’opportunità di partecipazione. Ma tutto era condotto su un piano ben delimitato, senza che si arrivasse a dichiarare, secondo il cosiddetto “diritto internazionale”, lo stato di belligeranza. Su questa falsariga gli interventi “umanitari”, condotti impunemente sotto l’egida internazionale, con il pretesto di riportare l’ordine e la legalità.

    È esemplare per le guerre seguenti la conduzione dell’intervento per lo smembramento della Federazione iugoslava, sul come suscitare lo scontro aizzando i massacri fra opportune milizie locali, per poi, con comodo, intervenire picchiando senza freni su una parte, lasciando all’imbelle diplomazia post guerra il compito di risanare ferite non sanabili pel tramite dei “tribunali internazionali” che dovrebbero punire i vinti.

    Questo intervento è stato solo indiretto nella guerra Iran-Iraq o nella mai dichiarata guerra che si fa combattere allo Stato di Israele entro i suoi confini allargati, guerra che in varie forme ha trascorso tutto l’arco della seconda metà del secolo scorso.

    A considerare questa fase storicamente breve dopo il crollo della Urss, la falsa coscienza borghese vi ha intravvisto il nuovo realizzarsi della teoria, già morta negli orrori del Novecento, del superimperialismo di sciagurata memoria. Nel quadro di conflitti locali o marginali, lo Stato militarmente e finanziariamente più forte, l’Impero, domina con la sua presenza, i suoi capitali e le sue armate sul recalcitrante resto del mondo che altro non può fare se non accettarne le volontà. Eliminato così il pericolo di un ulteriore conflitto mondiale.

    Corollario sottaciuto a questa tesi – ma anche condizione necessaria – è che la rivoluzione sociale, quale divampò nel primo corso del passato secolo, sia evento non più ripresentabile, tanto sparito dalle eventualità storiche quanto estirpato dai cuori e dalle menti del proletariato mondiale. Operazione questa nella quale si sono distinti con zelo straordinario gli opportunisti che hanno usurpato nel passato il nome di comunisti, in buona compagnia con tutto il resto degli ideologi borghesi.

    Questa condizione inusuale, nella quale guerre e conflitti non hanno più la caratterizzazione bipolare, come nel passato, non era e non è stabile e non corrisponde ad un ciclo ben preciso della dinamica imperialista. Se ancora non si sono definiti in modo chiaro i futuri fronti contrapposti e per ora si individuano soltanto possibili linee di tendenza, l’anomalia del superimperialismo è soltanto apparente, ed è solo questione di tempo – sicuramente non lungo – il loro strutturarsi.

    Però con una tragica conseguenza per l’umanità: questa volta, a differenza del lungo periodo “bipolare” dopo la Seconda Guerra mondiale, se non ci sarà la Rivoluzione sociale nelle metropoli, vecchie e nuove, del capitalismo a sbarrarne la strada, le contrapposizioni in armi saranno l’anticamera della Terza Guerra mondiale.

    Nell’attesa che il processo storico arrivi a quel risultato – evidentemente la volontà di trovarsi sempre e comunque un avversario è nel Dna dell’imperialismo – il mondo borghese occidentale si è inventato un fantomatico e sfuggente antagonista, cui ha dato il truculento nome di “terrorismo internazionale” popolato di capi e gregari che paiono non esaurirsi mai, di risorse militari e finanziarie inusitate, al quale sono però associati compagini statali reali, secondo la lista stilata e aggiornata di volta in volta dal presidente USA di turno; nella quale è concesso entrare ed uscire, all’insindacabile giudizio degli stesori e per le variabili necessità del momento.

    Questi Stati sono dichiarati sotto costante minaccia di sanzioni, di interventi militari più o meno limitati, se non addirittura guerre aperte. E così il cerchio della cosiddetta “lotta al terrorismo” alla fine si salda alla pressione imperiale nelle aree di maggior importanza strategica, non semplicemente contro specifici movimenti, ma contro organizzazioni statali. Come sottoprodotto ben gradito ottiene anche la costruzione e la messa in esercizio di un occhiuto apparato di controllo e repressione degno del Grande Fratello, ai fini di controllo e mantenimento sociale; questo nazionale e interno.

    La denominazione con cui è stata definita militarmente la situazione ne riflette l’apparente paradosso: “guerra asimmetrica”, ad indicare che è condotta con mezzi convenzionali da una sola delle due parti, perché l’altro contendente è un fantasma localizzato genericamente nell’area – quanto vasta! – di religione islamica, che mirerebbe alla destabilizzazione del mondo occidentale democratico, come in una sorta di “super-anticolonialismo”.

    In realtà il terrorismo come debole o, alle volte, sul piano di classe, impotente surrogato alla lotta politica, è una tecnica militare da sempre. È stato impiegato nelle lotte di emancipazione dal giogo coloniale, talvolta alimentato da altri imperialismi che miravano alla destabilizzazione della potenza coloniale e non certo all’interesse della nazionalità oppressa. Dopo la Seconda Guerra mondiale questo strumento è stato abbondantemente usato contro il protettorato inglese sulla Palestina ad opera del clandestino movimento militare sionista Irgun, nato da una scissione del movimento Hagana, liquidato dopo la formazione dello Stato di Israele. Nell’Algeria francese la lotta di liberazione nazionale nacque con questo carattere.

    Ma fantasticare di una “internazionale” del terrorismo, fuori e contro gli schemi nazionali o statali, come si va facendo per questa straordinaria milizia transnazionale “islamica”, dalla quale l’Occidente capitalistico si dovrebbe difendere con ogni mezzo e che rappresenterebbe oggi il maggior pericolo per lo sviluppo della democrazia nel mondo, ormai liquidato definitivamente l’insano e pericoloso sogno del comunismo, è pura demagogia per nascondere i formidabili interessi e il lavorio dei capitalismi imperialistici nell’area strategica del petrolio e del gas; ed è un inganno perpetrato ai danni del proletariato di tutti i paesi, prima di tutto quelli cosiddetti islamici.

    L’unica Internazionale della quale la storia consente la costituzione, in opposizione alla Internazionale del Capitale, è quella comunista della classe operaia, che è gloriosamente stata e che sarà di nuovo domani.

    Il capitalismo imperialistico, meglio, gli imperialismi, non esprimono chiaramente i propri scopi, finalità e strumenti. Nell’iridescente mondo delle idee mistificano la loro smisurata e belluina voglia di sopraffare con il ricorso alla democrazia, al benessere, alla pace minacciata da difendere, mentre si preparano agli scontri più cruenti. Ma, in una certa misura, sono prigionieri della loro ideologia, quella che hanno diffuso e istillata nei loro schiavi.

    Dalla parte dell’umanità lavoratrice sta soltanto la forza teorica e la prassi del comunismo, solo in questa lotta finale sta il futuro.

    Partito Comunista Internazionale

  5. #25
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio

    Non credo che l Kaeda abbia così tanti uomini e abbia questa base all'interno dei paesi islamici.
    In realtà le organizzazioni islamiche presenti in diversi paesi islamici e ben attive negli episodi terroristici ci sono eccome ma sono organizzazioni autonome e legate ciascuna alla realtà del singolo stato diverse e slegate dalla Al Qaida storica con sigle proprie che si limitano ad ispirarsi Al Qaida per motivi propagandistici col risultato però che i giornali chiamano impropriamente Al Qaida anche quei gruppi
    Ultima modifica di C@scista; 08-10-10 alle 10:12

  6. #26
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da dodoshady Visualizza Messaggio
    Ma non diciamo panzane. anche un grande complottista come Barnard ha dimostrato che gli attacchi alle torri gemelle sono veri atti terroristici. La cosa più grave è la reazione del popolo musulmano davanti a quelle stragi.
    La cosa più grave è stata la reazione militare americana. Oltre un milione di morti e triliardi di dollari buttati, per un paio di torri. ncav:

  7. #27
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da ShOcK Visualizza Messaggio
    La cosa più grave è stata la reazione militare americana. Oltre un milione di morti e triliardi di dollari buttati, per un paio di torri. ncav:
    Be almeno cerchiamo di essere precisi sulle cifre.

    Si parla di decine di migliaia di morti tra gli Afghani e 3-4.000 tra la coalizione.

    in 10 anni.

  8. #28
    Suddito dell'anglosfera
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Be almeno cerchiamo di essere precisi sulle cifre.

    Si parla di decine di migliaia di morti tra gli Afghani e 3-4.000 tra la coalizione.

    in 10 anni.
    Mi riferisco alle perdite civili. La sola guerra in Iraq ha fatto oltre un milione di morti.

  9. #29
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da ShOcK Visualizza Messaggio
    La cosa più grave è stata la reazione militare americana. Oltre un milione di morti e triliardi di dollari buttati, per un paio di torri. ncav:
    Veramente gli USA avevano intenzione di invadere i due paesi da molto prima dell’undici settembre.
    Per il progresso capitalista, contro i reazionari nazicomunisti.

  10. #30
    a***ide
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    Predefinito Rif: Chi c'è dietro Al Qaeda?

    Citazione Originariamente Scritto da BöhmBawerk Visualizza Messaggio
    Veramente gli USA avevano intenzione di invadere i due paesi da molto prima dell’undici settembre.
    prima dovevano inseminare il terreno......:giagia:

 

 
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