



il problema è che un tempo esisteva l'attore.
l'attore di teatro che recitava anche poesia, io ho innumerevoli registrazioni di gassman, ma anche di lupo, di nava, appunto, di infiniti altri che incidevano dischi con recitazioni di classici italiani.
oggi quale attore si mette a recitare pascoli o carducci.
io ho una bellissima registrazione di cervi che recita faida di comune con uno stupendo accento emiliano.
i puristi diranno che carducci era della versilia, ma a me importa poco.
credo che in fondo la personalità di un attore si riverbera nella voce.
gino cervi che recita carducci con quella voce da emiliano pastosa è stupendo.
veni vidi mici


posso riproporvi la versione di herlitzka ma non credo vi piacerà
a me herlitzka piace poco devo dire.
cmq de gustibus
http://www.youtube.com/watch?v=EeW692JV8pk
veni vidi mici


Gino Cervi era un attore splendido, uno di quelli che ho amato di più. Poteva passare indifferentemente dal registro comico a quello drammatico, dal dialetto alla dizione priva di qualunque inflessione nel modo più disinvolto. La sua interpretazione di Maigret resta attuale e godibile a tutt’oggi, la sola lodata da Simenon come la migliore per il suo personaggio. Bravissimo con i suoi sprazzi di dialetto nel”Cardinale Lambertini” e nella saga di “Don Camillo”, dove c’è molto più che divertimento spicciolo: c’è il ritratto di un’epoca, di un ambiente, di una generazione.
E’ inutile…una volta gli attori autentici calcavano le tavole del palcoscenico per molto tempo e a questo si preparavano con disciplina, abnegazione, studio severo. I tempi sono molto cambiati. Gli attori superlativi che ho avuto la fortuna di godere un tempo ormai non esistono più sulla scena italiana: al loro posto principianti senza doti né nerbo, quasi tutti afflitti da orribili inflessioni dialettali, che personalmente non riesco a sopportare, specie nei romani. Un attore, salvo eccezioni di interpretazioni specificamente regionali, non deve appartenere, non deve ricordare di appartenere ad un luogo, ad un popolo…egli è di tutti, in una dimensione universale e non connotata che lo renda sciolto da vincoli che non siano quelli puramente espressivi nei quali ognuno possa riconoscersi e perché venga esperita al meglio la sublime funzione catartica dell’arte teatrale.
Ultima modifica di primahyadum; 13-10-10 alle 10:13
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)