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cossurenato
ma non citare Islam
Parere inviato a Commissione Affari Costituzionali Camera
06 ottobre, 18:49
Una donna col burqa
ROMA - Vietare per legge l'uso del burqa e del niqab in Italia, senza fare però riferimento alla religione islamica. Questo il parere fornito oggi dal Governo alla commissione Affari costituzionali della Camera che sta esaminando le proposte di legge in materia. Il parere adottato dal Governo è quello proposto dal Comitato per l'Islam italiano istituito presso il Viminale. Nel parere - illustrato in commissione dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano - si fa presente che l'uso del niqab (indumento che copre il capo e buona parte del busto lasciando scoperti soltanto gli occhi) e del burqa (che copre tutto il corpo compresi gli occhi) non ha un'origine coranica. Indumenti simili sono stati usati in diverse zone in epoca romana, bizantina, persiana. Portarli non é dunque "un obbligo religioso". La legge in materia dovrà quindi, secondo il Governo, tenere prioritariamente in conto "la considerazione di ordine pubblico secondo cui persone travisate in modo da non essere riconoscibili non possono essere identificate dalle forze dell'ordine, individuate dai conoscenti e, se del caso, descritte dai testimoni. La riconoscibilità delle persone deve essere garantita, tanto più a fronte del rischio internazionale collegato al terrorismò". Il documento non è però d'accordo con le proposte di legge che prevedono il divieto degli "indumenti femminili in uso presso le donne di religione islamica denominati burqa e niqab". Parlare esplicitamente di "religione islamica", infatti, secondo il Governo, rischia di alimentare polemiche, oltre a non essere storicamente corretto. Si raccomanda quindi di "omettere dai testi di legge ogni riferimento alla religione o all'islam, limitandosi alla formulazione secondo cui nel divieto devono intendersi ricompresi 'gli indumenti denominati burqa e niqab', prescindendo dalle motivazioni che spingono le persone ad indossarli". L'obiettivo, si sottolinea, è quello di "deconfessionalizzare" la legge per non alimentare polemiche.
IMMIGRAZIONE: UE A LIBIA, 5 MLD EURO NON LI ABBIAMO - "La Ue non ha da dare alla Libia i 5 miliardi di euro" chiesti dal colonnello Muhammar Gheddafi nell'agosto scorso a Roma per "fermare definitivamente" l'immigrazione clandestina che dalle coste libiche si riversa in Europa. Lo ha detto il commissario europeo agli affari interni e sicurezza Cecilia Malmostrom che ieri a Tripoli ha firmato l'agenda di cooperazione tra Ue e Libia sull'immigrazione ed oggi ha definito "caotiche" le relazioni con Tripoli. "Cinque miliardi di euro sono la totalità di quanto viene donato dalla Ue all'Africa" e quindi "la Ue non li ha da dare alla Libia", ha detto la Malmstrom a proposito della richiesta del colonnello Gheddafi ribadita ieri a Tripoli dal ministro degli esteri libico Moussa Koussa. Malmstrom ha riferito in conferenza stampa di un accordo finanziato con 50 milioni di euro per il triennio 2011-2013, ma - come ammesso dalla stessa commissaria - "privo di un calendario per la messa in atto" di quanto previsto, "perché le relazioni con il governo libico sono caotiche". L'agenda di cooperazione tra Ue e Libia sui temi dell'immigrazione - più una dichiarazione di intenti che un vero accordo - è stata firmata dai commissari europei Malmstrom e Stefan Fule (allargamento e vicinato).
S.SEDE, PREOCCUPAZIONE PER RESPINGIMENTI - Il Vaticano è preoccupato "per i respingimenti in Paesi che non rispettano i diritti umani e la pratica della detenzione dei richiedenti asilo". Lo ha affermato l'Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu di Ginevra, mons. Silvano Tomasi, parlando davanti al Comitato esecutivo dell'Acnur, secondo quanto riferito dalla Radio Vaticana, rilevando anche il rischio di un sovraccarico dei compiti dell'Acnur, tenuto in teoria ad occuparsi solo della tutela delle persone più a rischio e dei disabili. "A preoccupare maggiormente la Santa Sede - spiega l'emittente vaticana - è la tendenza di alcuni Paesi sviluppati ad esternalizzare le procedure di determinazione dello status, specialmente in quei luoghi in cui si registrano più spesso violazioni dei diritti umani, in cui i richiedenti asilo vengono separati dalle famiglie e incarcerati e sono detenuti perfino i bambini". "La strada da fare è ancora molta - ha detto Tomasi - l'ultimo rapporto sulle priorità strategiche globali, infatti, ha evidenziato la presenza di 1777 relazioni di respingimento in almeno 60 Paesi". Una situazione che - ha aggiunto - "ci mette faccia a faccia con un deficit di considerevoli proporzioni nell'attività di protezione". Una mancanza che finisce per dover essere colmata dall'Alto commissariato, che invece dovrebbe occuparsi di disabili e delle persone più a rischio. Il presule, infine, ha voluto ricordare la situazione degli sfollati: un numero che è cresciuto in maniera esponenziale quest'anno a causa del sisma ad Haiti e delle alluvioni in Pakistan. "Occorre - ha detto - trovare soluzioni rapide ed efficaci come i programmi di reinsediamento e i rimpatri volontari: è questa la sfida che l'Acnur deve prepararsi ad affrontare in futuro".
Burqa: governo, vietarlo per legge ma non citare Islam - Politica - ANSA.it