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    Predefinito L’ossessione di Emma: ...

    ...i falsi complotti!

    Gabriele Villa

    «In questi giorni sono stata oggetto, assieme a Confindustria, di attacchi ingiuriosi, costruiti su notizie false e prive di fondamento, di chiara provenienza».
    Era il 26 maggio quando Emma Marcegaglia, in tailleur bianco, come l’innocenza dei suoi pensieri, ma con aria contrita come il momento grave imponeva, denunciava con queste accorate, disperate parole, all’assemblea di Confindustria, il Grande Complotto in atto nei suoi confronti.
    Badate bene: il Presunto Grande Complotto.
    Partorito, dalla sua fervente immaginazione, dopo aver sfogliato, con mani tremule, nei giorni e nelle settimane precedenti, alcuni articoli pubblicati dal Mondo e dall’Espresso.

    Perché stupirsi, d’altra parte, la sindrome del complotto è antica quanto il mondo e chi ha studiato (e certamente Emma Marcegaglia lo ha studiato) sa bene che Karl Popper ha tracciato efficacemente i contorni di questa particolare «devianza» nel suo saggio sulla teoria sociale della cospirazione che si ritrova in uno dei suoi testi più noti: «Congetture e reputazioni».
    Secondo Popper questa teoria, più primitiva di molte forme di teismo, è simile a quella rilevabile in Omero, il quale concepiva il potere degli dèi in modo che tutto ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell’Olimpo.

    Capite bene che è sufficiente traslocare la piana di Troia in viale dell’Astronomia a Roma, sede dell’organizzazione degli industriali o, se preferite a Mantova, quartier generale delle attività della famiglia di madame Emma, e il gioco, anzi la trama tramata dai cospiratori dell’Olimpo editoriale (quindi semplici giornalisti e non dèi) si abbatterà inesorabilmente sulla presidente.
    Certo, così si vive sempre in tensione. Ci si deve guardare le spalle, si è costretti a buttar giù ogni volta un tranquillante prima di leggere o farsi leggere la rassegna stampa del giorno. O subito dopo aver ascoltato le fondate preoccupazioni del proprio uomo di fiducia, Rinaldo Arpisella.
    Che ha semplicemente parlato al telefono, come tante altre volte, con il vicedirettore del Giornale ma che questa volta ha ravvisato un tono minaccioso e ricattatorio in alcuni passaggi della suddetta conversazione telefonica.
    E quindi si è costretti a chiamare Fedele Confalonieri per chiedere aiuto, per evitare che la scure di Vittorio Feltri e dei suoi giornalisti, con le penne notoriamente caricate a fango, si abbatta inesorabile su di lei, l’Emmarcescibile.

    «Fino all’ultimo giorno sarò con voi per l’indipendenza della nostra istituzione e per la sua difesa», disse quel 26 maggio con voce stentorea Emma Marcegaglia, nel sacrosanto tentativo di difendere il lavoro svolto dalla sua squadra in due anni di gestione.
    Un quasi appello a riunire le forze per combattere, ma senza alcun riferimento (allora deve essere proprio un vizio) esplicito alla possibile regia di quelli che la leader degli industriali definiva in quell’occasione «attacchi di chiara provenienza».
    Insomma chi manovrava già allora contro la Marcegaglia?
    La Spectre?
    Il Cerchio Sovrastrutturale tirato in ballo da Arpisella nella conversazione con Porro?

    Se è vero come è vero che il Mondo e L'Espresso e financo il Corriere della Sera, con la recensione uscita il giorno prima dell’assemblea confindustriale, del libretto di Filippo Astone «Il partito dei padroni», l’avevano bastonata, è anche vero che lei, resistendo, parole sue di allora, alla «tentazione di replicare con dati e circostanze, questi sì veri» aveva «deciso di far prevalere il senso della responsabilità e del rispetto per l’istituzione Confindustria».
    Concludendo il contrito sfogo con una storica frase:
    «Per me l’unica cosa che conta è essere in sintonia con voi: altri si comportino come vogliono».

    Poi passarono i giorni, le settimane, i mesi.
    Ma la sindrome del complotto non passò. Rimase lì, latente.
    Stuzzicata, di tanto in tanto, da qualche aggettivo, avverbio o complemento oggetto a suo carico, letto qua è là nelle rassegne stampa.
    Fino a qualche giorno fa, quando è esplosa.
    Accendendo la miccia della Grande Perquisizione al Giornale, attuata da un manipolo di carabinieri, in cerca di improbabili dossier contro di lei.
    E allora via con le dichiarazioni d’intenti:
    «E Emma disse ora basta! È guerra», (titolo di Repubblica),
    «Vado avanti e non mi faccio intimidire» (titolo della Stampa),
    «Non ho paura, vado avanti» (titolo del Fatto Quotidiano).

    Solo che qualcosa non torna. Perché, come giustamente rileva il collega Marco Lillo proprio sul Fatto Quotidiano:
    «…A dire il vero tra le righe dell’intervista al Corriere si intuiva una dissonanza: la presidente di Confindustria inviava messaggi suadenti al direttore del quotidiano che le voleva fare “un c. così per due mesi”:
    “È uno dei migliori giornalisti d’Italia, non ho nulla contro di lui”, cinguettava la Marcegaglia……».
    C’è da preoccuparsi davvero, a questo punto, perché oltre alla sindrome del complotto si insinua, negli armadi e nell’animo di madame Emma, anche la sindrome di Stoccolma.
    Che come si sa nella psicoterapia definisce quello strano rapporto d'amore che la vittima prova per il suo carnefice.
    Un bel rischio per Feltri, ammettiamolo.

    dalla pg. 3 de ilgiornale.it 11 10 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: L’ossessione di Emma: ...

    Ma è giallo sulla inchiesta madre -Indagini su Confindustria? No!

    Il portavoce di Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, ribadisce di non essere indagato. La procura di Napoli gli dà ragione, precisando a propria volta che non ci sono indagini nei confronti della presidente di Confindustria, del suo portavoce e della stessa Confindustria. E il mistero sull’inchiesta «madre», quella cioè nell’ambito della quale, ascoltando Arpisella, i pm napoletani si sono imbattuti nella conversazione del portavoce della Marcegaglia con il vicedirettore del Giornale Nicola Porro sulla quale hanno aperto l’inchiesta bis, si infittisce. Perché il telefono di Arpisella, questo è certo, è sotto controllo. E siccome Arpisella di mestiere fa il braccio destro del numero uno di Confindustria, sembra chiaro che nel filone d’indagine principale deve comparire qualche esponente di vertice dell’associazione degli industriali. Qualcuno che con Arpisella ha contatti tanto frequenti da imporre anche l’ascolto del suo telefono.
    È lo stesso portavoce della Marcegaglia, con la nota di precisazione di ieri, a indirizzare su questa strada. «In relazione a quanto pubblicato da alcuni quotidiani – scrive – mi corre l’obbligo di precisare di non essere indagato in nessuna delle inchieste in corso: né come responsabile della comunicazione del gruppo Marcegaglia né come portavoce della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Tant’è che dai pubblici ministeri della Procura di Napoli titolari delle inchieste sono stato ascoltato solo come persona informata dei fatti. La mia utenza telefonica era intercettata come utenza di persona non sottoposta a indagini e il provvedimento era stato disposto nell’ambito del procedimento principale, come si può evincere dall’agenzia Ansa dell’8 ottobre».

    Cosa diceva quest’agenzia? Eccola: «A proposito delle intercettazioni telefoniche che hanno dato il via all’indagine sul presunto dossier queste, come trapela da fonti giudiziarie, non sono state eseguite su utenze di persone indagate. Intercettato era il telefono di Rinaldo Arpisella, segretario della Marcegaglia (si tratta delle cosiddette intercettazioni presso terzi, ovvero su utenze di persone non sottoposte a indagini) e il provvedimento era stato disposto nell’ambito del procedimento principale».

    E si torna quindi al punto di partenza: su cosa indaga la procura di Napoli? Qual è il nesso che porta a Confindustria e Arpisella? Ieri il procuratore Giovandomenico Lepore ha ribadito che «l’indagine nei confronti dei giornalisti Alessandro Sallusti e Nicola Porro non ha nulla a che fare con pretese indagini nei confronti del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, o del suo portavoce Rinaldo Arpisella, o della stessa Confindustria». Una smentita stringata e, necessariamente, generica. A parte il fatto che, se pure un’indagine ci fosse, la procura non potrebbe certo confermarla, cosa dice Lepore? Dice che Arpisella e la Marcegaglia non sono indagati, e che indagata non è nemmeno Confindustria in quanto associazione degli industriali. Non dice, e non potrebbe dirlo, che ad essere inizialmente intercettato - di qui poi i controlli anche sul telefono di Arpisella - sarebbe, almeno secondo il tam-tam insistente che sin da giovedì scorso circola al Palazzo di Giustizia di Napoli, un alto dirigente dell’associazione degli industriali. È questa, se davvero il portavoce della Marcegaglia non è indagato, l’unica spiegazione plausibile. Non può essere altrimenti, a meno di ipotizzare che ci sia un’inchiesta del tutto estranea agli ambienti di Confindustria in cui, per uno strano caso del destino, sia incappato chissà perché il povero Arpisella. Ma questa è un’ipotesi che non sta in piedi. Anche perché, come si diceva, i boatos degli ambienti giudiziari napoletani dicono che sarebbe dalle chiacchierate di un dirigente dell’associazione degli industriali (intercettato prima del portavoce della Marcegaglia) che si sarebbe arrivati all’intercettazione di Arpisella e poi, a strascico, a quella del vicedirettore del Giornale Porro, sfociata nell’inchiesta per violenza privata sul dossier contro la Marcegaglia mai esistito.

    Mentre il mistero sull’«inchiesta madre» resta, l’indagine sul Giornale continua. Oggi i pm dovrebbero stabilire il calendario degli interrogatori. Dovrebbero essere sentiti come testimoni, tra gli altri, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e il direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri

    Mariateresa Conti a pg. 3 de ilgiornale.it 11 10 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: L’ossessione di Emma: ...

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Ma è giallo sulla inchiesta madre -Indagini su Confindustria? No!

    Il portavoce di Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, ribadisce di non essere indagato. La procura di Napoli gli dà ragione, precisando a propria volta che non ci sono indagini nei confronti della presidente di Confindustria, del suo portavoce e della stessa Confindustria. E il mistero sull’inchiesta «madre», quella cioè nell’ambito della quale, ascoltando Arpisella, i pm napoletani si sono imbattuti nella conversazione del portavoce della Marcegaglia con il vicedirettore del Giornale Nicola Porro sulla quale hanno aperto l’inchiesta bis, si infittisce. Perché il telefono di Arpisella, questo è certo, è sotto controllo. E siccome Arpisella di mestiere fa il braccio destro del numero uno di Confindustria, sembra chiaro che nel filone d’indagine principale deve comparire qualche esponente di vertice dell’associazione degli industriali. Qualcuno che con Arpisella ha contatti tanto frequenti da imporre anche l’ascolto del suo telefono.
    È lo stesso portavoce della Marcegaglia, con la nota di precisazione di ieri, a indirizzare su questa strada. «In relazione a quanto pubblicato da alcuni quotidiani – scrive – mi corre l’obbligo di precisare di non essere indagato in nessuna delle inchieste in corso: né come responsabile della comunicazione del gruppo Marcegaglia né come portavoce della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Tant’è che dai pubblici ministeri della Procura di Napoli titolari delle inchieste sono stato ascoltato solo come persona informata dei fatti. La mia utenza telefonica era intercettata come utenza di persona non sottoposta a indagini e il provvedimento era stato disposto nell’ambito del procedimento principale, come si può evincere dall’agenzia Ansa dell’8 ottobre».

    Cosa diceva quest’agenzia? Eccola: «A proposito delle intercettazioni telefoniche che hanno dato il via all’indagine sul presunto dossier queste, come trapela da fonti giudiziarie, non sono state eseguite su utenze di persone indagate. Intercettato era il telefono di Rinaldo Arpisella, segretario della Marcegaglia (si tratta delle cosiddette intercettazioni presso terzi, ovvero su utenze di persone non sottoposte a indagini) e il provvedimento era stato disposto nell’ambito del procedimento principale».

    E si torna quindi al punto di partenza: su cosa indaga la procura di Napoli? Qual è il nesso che porta a Confindustria e Arpisella? Ieri il procuratore Giovandomenico Lepore ha ribadito che «l’indagine nei confronti dei giornalisti Alessandro Sallusti e Nicola Porro non ha nulla a che fare con pretese indagini nei confronti del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, o del suo portavoce Rinaldo Arpisella, o della stessa Confindustria». Una smentita stringata e, necessariamente, generica. A parte il fatto che, se pure un’indagine ci fosse, la procura non potrebbe certo confermarla, cosa dice Lepore? Dice che Arpisella e la Marcegaglia non sono indagati, e che indagata non è nemmeno Confindustria in quanto associazione degli industriali. Non dice, e non potrebbe dirlo, che ad essere inizialmente intercettato - di qui poi i controlli anche sul telefono di Arpisella - sarebbe, almeno secondo il tam-tam insistente che sin da giovedì scorso circola al Palazzo di Giustizia di Napoli, un alto dirigente dell’associazione degli industriali. È questa, se davvero il portavoce della Marcegaglia non è indagato, l’unica spiegazione plausibile. Non può essere altrimenti, a meno di ipotizzare che ci sia un’inchiesta del tutto estranea agli ambienti di Confindustria in cui, per uno strano caso del destino, sia incappato chissà perché il povero Arpisella. Ma questa è un’ipotesi che non sta in piedi. Anche perché, come si diceva, i boatos degli ambienti giudiziari napoletani dicono che sarebbe dalle chiacchierate di un dirigente dell’associazione degli industriali (intercettato prima del portavoce della Marcegaglia) che si sarebbe arrivati all’intercettazione di Arpisella e poi, a strascico, a quella del vicedirettore del Giornale Porro, sfociata nell’inchiesta per violenza privata sul dossier contro la Marcegaglia mai esistito.

    Mentre il mistero sull’«inchiesta madre» resta, l’indagine sul Giornale continua. Oggi i pm dovrebbero stabilire il calendario degli interrogatori. Dovrebbero essere sentiti come testimoni, tra gli altri, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e il direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri

    Mariateresa Conti a pg. 3 de ilgiornale.it 11 10 2010

    saluti
    La vice di montezemolo deve pur darsi da fare per sostenere il belloccio di casa fiat.

  4. #4
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    Predefinito Rif: L’ossessione di Emma: ...

    Attacco a ilGiornale.
    Arpisella frena: "Erano solo mie elucubrazioni".

    Se ragionassimo da Arpisella, a questo punto, dopo le sue rivelazioni sui complotti stratosferici che stanno dietro e oltre le nostre teste, una grande Spectre che manovra Fini, la D’Addario e chi altro gli pare, dovremmo telefonare al Secret Intelligence Service e farci passare James Bond per vedere che si può fare.
    Invece no, contrordine, non si fa niente, perché lui stava scherzando.
    Il portavoce che scambia i cazzeggi sms per minacce spaventose, non gradisce che si equivochino le sue parole.
    Ma siccome i giornali si sono chiesti chi diavolo fossero quelle «sovrastrutture che ci pisciano in testa», quale fosse la geometria di quel «cerchio sovrastrutturale che va oltre me, oltre Feltri, oltre Berlusconi», insomma cosa fosse esattamente quel «cazzo di altro che c’è in giro e tu non sai» e che Arpisella invece sa, lui si è affrettato a spiegare che trattasi di una «elucubrazione del tutto personale, con cui né Confindustria e né i suoi vertici istituzionali hanno ovviamente a che fare».

    Roba da cazzari, con una spiccata attitudine alla dietrologia, dunque.

    Però qui nasce un’interrogativo, che forse potrà avere una risposta solo nei cerchi sovrastrutturali, e non nelle basse sfere dei quotidiani sottostrutturali, ma che comunque ci poniamo: perché il cazzeggio dei «segugi spostati a Mantova» deve allarmare il numero uno di Confindustria e, per trasmissione, i vertici di Mediaset, una Procura della Repubblica, l’attenzione pubblica generale, la democrazia in pericolo, e invece i cazzeggi di Arpisella devono restare «elucubrazioni» su cui non è decoroso speculare?
    Anche per il cazzeggio deve valere una sorta di par condicio: se cazzeggiava Arpisella nella telefonata con Porro, bisogna parimenti concedere che cazzeggiasse anche Porro nella telefonata con Arpisella.
    Invece, a quanto pare, la corrispondenza non vale.
    A meno che l’inchiesta non serbi delle sorprese, a livello sovra e sottostrutturale.

    Magari Henry John Woodcock aprirà un secondo filone di inchiesta per individuare quei tizi che «pisciano sopra le nostre teste», quegli stessi personaggi che con un disegno diabolico erano prima dietro la D’Addario, e ora dietro Futuro e libertà di Fini, entrambe creature con un solo obiettivo: mettere i bastoni tra le ruote al Cav.
    Arpisella potrebbe fornire preziose indicazioni al riguardo ai pm, perché qualcosa deve pur sapere, in fondo le fonti non gli mancano.
    Da tempo si elucubra, proprio come Arpisella, sugli interessi dei poteri forti in un cambio politico in Italia, cioè in un passaggio di consegne - preferibilmente traumatico - da Berlusconi a qualcun altro, più gradito all’élite editorial-finanziaria italiana.
    In questi scenari più o meno fantapolitici un particina ce l’hanno sempre i (conf)industriali, dietro le quinte oppure no, nelle vesti di supporter munifici di qualche causa anti-Cav o di autorevoli critici del governo.
    E dunque non è indifferente che un disegno di questo tipo, per quanto tratteggiato vagamente in una telefonata privata, venga dalle parole di un uomo molto vicino al presidente degli industriali, il portavoce che - per mestiere - ascolta e raccoglie anche le riflessioni più riservate della Marcegaglia.
    O non vogliamo dare nessun credito ad Arpisella, a cui pure hanno dato credito sia la Marcegaglia sia i magistrati, quando sosteneva che la sua capa era sotto il tiro di quei malandrini del Giornale?

    Invece, mentre è dato per certo che al Giornale possa venire in mente di piazzare degli inviati a Mantova per scavare nella vita della Marcegaglia, anzi è così sicuro che una Procura indaga per «violenza provata» la direzione di questo quotidiano, prendere sul serio le elucubrazioni del consulente personale della presidente di Confindustria sarebbe un passatempo senza interesse.

    Due pesi, due cazzeggi/elucubrazioni, ma due misure diverse.

    Del resto è chiaro: è molto più semplice inquisire il Giornale, accusare di tentato killeraggio il suo direttore e vicedirettore, facendoli tra l’altro perquisire dai carabinieri.
    Mentre a perquisire i «cerchi sovrastrutturali», chi ci mandi?

    Paolo Bracalini pg. 2 de ilgiornale.it del 11 10 2010

    saluti

 

 

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