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Discussione: Aleister Crowley

  1. #31
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley

    La strana figura a metà tra nuove religioni e rock

    Aleister Crowley, il cuore nero della Gran Bretagna al servizio di Churchill

    di Luca Negri

    Gira fra alcuni appassionati di esoterismo e teorie del complotto una leggenda su Churchill: il suo famoso gesto delle dita per fare la V di “Victory”, mostrato più volte a popolo e media britannici durante il secondo conflitto mondiale, sarebbe stato adottato per consiglio del mago e massone Aleister Crowley. Era un gesto d’invocazione della divinità egizia della distruzione, Apophis, unica arma in grado di competere con la svastica indoeuropea scelta da Hitler. Su quanto la guerra non fosse limitata al piano della realtà visibile e materiale, almeno nelle menti di protagonisti principali come il Primo Ministro inglese ed il Führer, ha indagato meritoriamente il politologo Giorgio Galli nelle pagine del saggio ormai classico “Hitler e il nazismo magico”. Storia occulta a parte, già la sola diceria ci appare una solida conferma di un certo carattere britannico al contempo pragmatico ed utopistico, tradizionalista ma avventuroso.

    Lo stesso Aleister Crowley, consigliere occulto (in ogni senso) di Churchill, liquidato da molti come becero satanista ma in realtà esperto di riti orientali ed occidentali ed autocandidatosi profeta di una nuova religione, scrisse di aver contribuito alla vittoria nella “Battaglia d’Inghilterra” per mezzo delle sue arti magiche.

    È lecito dubitare sul suo reale ruolo nella storia politica e bellica del Regno Unito, ma certamente non della sua influenza sulla cultura giovanile a partire dagli anni Sessanta. Gran parte dei musicisti inglesi che raccolsero gli stimoli della fusione fra musica popolare bianca ed africana, il rock ‘n’ roll made in Usa, finirono per interessarsi a Crowley. Lo fece John Lennon (in questi giorni si ricorda che avrebbe settant’anni, se non lo avessero assassinato) ed il volto del mago fece capolino nell’affollata copertina di “Sgt. Pepper”, uno dei capolavori dei Beatles. Così fu per gli Stones di Mick Jagger che compose la colonna sonora del film “Lucifer rising” girato da Kenneth Anger, altro devoto crowleiano. Anche David Bowie omaggiò il mago in più di una canzone, mentre Jimmy Page dei Led Zeppelin finì per acquistarne la dimora scozzese.

    L’immaginario ed il messaggio di Crowley dovevano però trovare il terreno più fertile nei generi estremi apparsi verso la fine degli anni Settanta: punk, metal e soprattutto “industrial e “apocalyptic folk”. Questi ultimi due sono di nascita prettamente inglese èd è quindi interessante cercarvi qualche conferma delle eccentricità britanniche. Tale è l’impresa in cui si è gettato Antonello Cresti con il suo ultimo lavoro Lucifer over London. Industrial, folk apocalittico e controculture radicali in Inghilterra (Aereostella edizioni). Cresti si occupa da anni di arte, politica e filosofie provenienti dal Regno Unito e condivide la direzione artistica di Britmania, festival della cultura oltre Manica che si tiene annualmente a Prato. Dopo aver passato in rassegna quelli che furono gli antenati culturali (come John Dee, occultista al sevizio di Elisabetta I, i preraffaelliti, il pittore Louis Wain ed ovviamente Crowley), Lucifer over London presenta al lettore questa colonna sonora alternativa della storia inglese dai giorni della sconfitta laburista con l’avvento della Thatcher fino al tramonto dell’epopea blairiana. Un accompagnamento musicale che ci dice molto sull’isola ancorata al mito dell’utopia di altro mondo possibile (dai tempi di Tommaso Moro) come alla tradizione della corona.

    Il rumore organizzato dell’industrial ed i suoi temi volutamente scioccanti (violenza, sesso, esoterismo, controllo della mente) ha rappresentato il momento utopico perché votato alla distruzione della civiltà moderna. Dalla metà dei Settanta l’industria pesante cominciava infatti il suo inarrestabile declino e si ponevano le basi per l’odierno dominio della comunicazione; gli artisti “industriali”, in primis i Throbbing Gristle guidati dal crowleiano Genesis P-Orridge, lo capirono prima di molti sociologi.

    A partire dai Novanta alcuni esponenti del genere virarono musicalmente verso il recupero della tradizione folklorica patria e nacque il “neofolk”, detto “apocalittico” per il suo insistere su tematiche millenaristiche con accenti mistici o politici. Capostipite fu il gruppo Current 93, già crowleiano nel nome, dato che il numero 93 secondo il mago rappresentava con calcolo cabalistico le energie dominanti durante la sua era profetica; il fondatore ed unico membro fisso del complesso, David Tibet, ha però da tempo abbandonato la devozione per il controverso patriota e professa un cristianesimo debitore di gnosticismo e buddismo.

    Altro discorso interessante è quello di Douglas Pearce con i Death in June: le sue canzoni con ritmi marziali, chitarre folk ed echi del cantautorato colto di Leonard Cohen creano la perfetta atmosfera per la fine dell’impero britannico, un lamento per la gloria perduta di Albione. Il richiamo ai miti pagani, alle origini celtiche o meglio ancora germaniche tenta così di arrestare il processo di decadenza.

    I Sol Invictus di Tony Wakeford si chiamano come la divinità solare venerata durante l’impero romano. Il loro lavoro è incentrato sul tramonto non della sola madrepatria ma dell’intero continente europeo; soprattutto le loro prime produzioni citano temi cari ai reazionari Julius Evola e Oswald Spengler (la reazione, in fondo, tende ad essere l’altra faccia dell’utopia rivoluzionaria, proiettata al passato invece che al futuro).

    I riferimenti culturali ed i temi trattati non devono permettere il facile incasellamento degli artisti citati nell’estrema destra. Spesso hanno preso le pubbliche distanze dalle soluzioni politiche dei totalitarismi novecenteschi e dalla minoranze neofasciste o neonaziste che non mancano in nessun angolo d’Europa. Siamo più sul piano della provocazione estetica ed intellettuale, “in bilico”, scrive Cresti, “tra furia iconoclasta e desiderio di restaurazione di un Eden mitico”. Siamo insomma nel “cuore nero” di un’isola che un tempo dominava il mondo ed ora, stretta tra le delusioni obamiane e la spossatezza dell’Europa continentale, tenta di reinventare il conservatorismo per rappresentare ancora una volta il miglior Occidente.

    http://www.loccidentale.it/articolo/...rchill.0097511

    Dal sito l'Occidentale
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 25-10-10 alle 22:52
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #32
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley

    Aleister Crowley,Tony Wakeford,Oswald Spengler..aldilà dell'articolo che mi pare molto raffazzonato non posso che quotarti e reputarti.:sofico:

  3. #33
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    Predefinito Aleister Crowley - La Grande Bestia

    ALEISTER CROWLEY - LA GRANDE BESTIA


    “L’uomo più vizioso del mondo…” così lo descriveva la stampa sua contemporanea. Cresciuto da genitori appartenenti ad una setta fondamentalista cristiana e convinti che chiunque non appartenesse al loro gruppo fosse condannato al fuoco eterno, fino all’età di dodici anni ebbe il divieto di leggere altri libri se non la Bibbia. E lui la lesse.

    Nel periodo dell’adolescenza decise di essere La Bestia delle Rivelazioni, e si dichiarò tale.

    Una dichiarazione scioccante, specialmente in epoca vittoriana. Ma Crowley fu anche un bravo poeta, abile giocatore di scacchi, pittore, scalatore provetto ed esploratore. Sosteneva poi di conoscere a fondo buddismo, taoismo, yoga e, soprattutto, la “magick“. Faceva anche regolare uso di cocaina, oppio, peyote e hashish.

    All’età di 45 anni si proclamò santo della Chiesa Gnostica, diventando il “dio” del suo tempio personale; in quel periodo era ormai indesiderato in numerosi paesi, espulso da alcuni altri o costretto a lasciarli.

    La sua reputazione di sesso selvaggio e orge a base di droghe, che combinava con i riti religiosi dell’ordine che aveva creato, fu un fattore importante nelle difficoltà che ebbe con vari governi.

    A Cefalù, in Sicilia, fondò la “Abbazia del Fai Ciò che Vuoi“, dove visse con un’accolita di amanti facendo esperimenti sessuali, narcotici ed occulti.

    _____________________________

    The Book of the Law, secondo Aleister Crowley, l’autore del volume, Il Libro che gli era stato dettato telepaticamente in tre giornate successive: l’8, il 9 e il 10 di aprile del 1904.

    Il vero “autore” si riferiva a se stesso come ad Aiwas: “un messaggero delle forze che nel presente regolano la Terra“. Aiwas, uno spirito “in possesso di conoscenza e poteri fantastici“, trasmetteva le sue parole in modo telepatico.

    Si trattava della bibbia di Crowley.
    Il Libro enuncia “La Legge di Thelema” (Thelema, dal greco volontà) che consiste in un “semplice codice di condotta”:

    FAI CIÒ CHE VUOI

    Crowley, prima della sua morte, a proposito de Il Libro scrisse:

    “… è una sintesi sublime di tutte le scienze e di tutte le etiche. È in virtù di questo libro che l’Uomo può ottenere un grado di libertà fino ad ora mai nemmeno immaginato possibile, uno sviluppo spirituale del tutto superiore a quanto fino ad ora conosciuto.”

    Gli scritti di Crowley sono straordinariamente numerosi. Nel suo Magick in Theory and Practice scrive:

    “L’unico e intero oggetto di tutta la vera formazione magicka è liberarsi da qualsiasi tipo di limitazione.”

    (Crowley aggiungeva lettera “k” alla parola magico per differenziare il suo campo da quello che attraeva i “deboli” e i “dilettanti”).

    Il Libro non cita Francois Rabelais, ma la “Legge di Thelema” in realtà deriva da una sua opera. Rabelais, prete che aveva studiato al Seminario della Sorbona di Parigi, scrisse un libro intitolato Gargantua; in stile di favola buffa, conteneva idee in forte contrasto con la Chiesa Cattolica del tempo, idee che, se fossero state presentate in modo serio, sarebbero potute essere facilmente etichettate come eresia (con conseguente pena di morte).

    Rabelais racconta di come “i Thelemiti erano governati, e del loro modo di vita“:

    “La loro vita non era spesa in leggi, statuti o regole, ma secondo il loro piacere e libera volontà. Si alzavano dal letto quando pensavano fosse il momento giusto; mangiavano, bevevano, lavoravano quando ne avevano voglia o vi si sentivano disposti. Nessuno li svegliava, nessuno li costringeva a mangiare, bere o fare qualsiasi altra cosa; perché così aveva stabilito Gargantua. In tutte le loro regole c’era una sola clausola da osservare:

    FAI CIÒ CHE VUOI.

    Poiché gli uomini che sono liberi, riposati e ben nutriti, e frequentano compagnie oneste, hanno uno sprone e un istinto naturale che li spinge verso azioni virtuose, li trattiene dal vizio, ed è chiamato onore… “

    Questo è Rabelais.

    The Book of the Law di Crowley aggiunge una svolta nuova e ardente alla Legge di Thelema descritta da Rabelais:

    “Non abbiamo nulla in comune con gli emarginati e gli incapaci: muoiano essi in miseria. Poiché non sentono. La compassione è il vizio dei Re. Calpesta i miserabili e i deboli: questa è la legge del forte, questa è la nostra legge e la gioia del mondo.
    … Sono il serpente che dà Conoscenza e Delizia, e con l’ebbrezza agita i cuori degli uomini. Per adorarmi bevete vino, assumete droghe strane… non vi faranno male. È una bugia, questa follia contro il sé… oh uomini, siate forti! Lussuria, godetevi ogni cosa in estasi e rapimento…
    … i re della terra devono essere re per sempre: e gli schiavi devono servire.
    Coloro i quali cercano di intrappolarti, di sopraffarti, devi attaccarli senza quartiere e senza pietà; distruggili completamente.
    Sono unico e conquistatore. Non mi interessano gli schiavi che periscono. Possano essere dannati e morti! Amen.
    Nessuna pietà per chi cade! Non li ho mai conosciuti. Non consolo: odio i consolati e i consolatori!”

    Tratto da “Messia o Pazzo?” di Bent Corydon e Ron Hubbard, Jr. (alias Ronald DeWolf)
    Traduzione in Italiano a cura di “Allarme Scientology”


    http://specchiodellamagia.wordpress.com/ - Aleister Crowley: “La Grande Bestia”
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-13 alle 00:24
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


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  4. #34
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley - La Grande Bestia

    ALEISTER CROWLEY - LA GRANDE BESTIA


    Testo estratto dall'opera P. Baroni, I Prìncipi del Tramonto, Il Cerchio, Rimini 1997, pagg. 70-74. Il testo è stato riveduto e ampliato. Trattandosi di una succinta presentazione del famoso occultista inglese, rimandiamo il lettore ad altre opere più esaustive sull'argomento.

    La figura di Aleister Crowley è uno dei punti cardinali dell'occultismo moderno. Impossibile trattare questo argomento senza parlare dell'enorme influenza esercitata dalle opere e dalla vita del famoso magista inglese. Il suo influsso si è esteso dal colorito mondo del rock satanico a quello della contro-cultura in generale. Il suo motto «Fà ciò che vuoi» («Do it») è divenuta la bandiera degli hippyes, di tanti pacifisti, musicisti e scrittori che ancora oggi divulgano il verbo del Maestro Therion in tutto il mondo. Da qui, l'importanza di conoscere, almeno a grandi linee, il pensiero e la vita di questo guru della magia.

    Edward Alexander Crowley - che più tardi coniò per sè il nome celtico Aleister - nacque a il 12 ottobre 1875 Lemington Spa, nella contea del Warwickshire, in Inghilterra. Suo padre e sua madre erano adepti dei Plymouth Brethren, altrimenti detti «fratelli stretti» darbisti, una rigorosa sètta protestante che costringeva i suoi fedeli a vivere nel terrore dell'ormai imminente arrivo del Giudizio Universale. L'asfissiante educazione ricevuta, tutta imperniata sui rigidi principî morali e religiosi di questa sètta, fu in buona parte la ragione per cui, fin dall'età di sei anni, il piccolo Edward iniziò a nutrire un odio verso la religione cristiana che diede i suoi frutti più maturi negli a venire. Dopo un'intensa attività come poeta, pittore, scrittore di racconti pornografici, atleta e alpinista, nel 1986, Crowley ricevette un'«illuminazione» che lo avvicinò al mondo dell'occultismo. Successivamente ad una breve permanenza nella Chiesa Celtica, il 18 novembre 1898, con una cerimonia alla Mark Mason's Hall, sita in Great Queen Street a Londra, Crowley entrò a far parte dell'Hermetic Order of the Golden Dawn (una sètta massonica fondata nel 1888), assumendo il nome di Frater Perdurabo («Io persisterò oltre ogni tempo»). Qui, egli incontrò Allan Bennett (1872-1923), che lo iniziò alla magia e alla dottrina orientali, e Samuel Liddell MacGregor Mathers (1854-1918), da cui apprese la magia di Abramelin il Mago 1, che Crowley usò per comunicare con il suo «Santo Angelo Custode».

    L'anno successivo Crowley acquistò la Boleskine House, un cottage sulla riva meridionale del lago di Loch Ness, tra Foyers e Iverness, in Scozia. Il 19 marzo 1904, il «Santo Angelo Custode» di Crowley gli si manifestò al termine di un'evocazione medianica nel Museo Boulaq del Cairo. La moglie Rose Edith Kelly (1874-1932), che aveva doti medianiche 2, passò davanti a diverse immagini del dio del Sole egizio Horus e condusse Aleister di fronte ad un stele funebre di legno (che Crowley chiamò la Stele della Rivelazione), dipinta nel periodo della 26ª dinastia, che ritraeva Horus mentre riceve un sacrificio da un defunto, un sacerdote di nome Ankh-af-na-khonsu. Crowley fu entusiasmato dal fatto che questo pezzo fosse stato numerato dal museo con il 666, il numero in cui si era identificato fin dall'infanzia. L'entità, presentatasi con il nome di Aiwass (o Aiwaz) 3, comunicò a Crowley che «l'equinozio degli dèi era giunto, una nuova epoca dell'umanità era cominciata e lui stava per essere eletto quale tramite fra le forze solari-spirituali ed il genere umano. In altre parole, Crowley sarebbe divenuto il nuovo Messia» di una nuova religione alla cui base stava The Book of Law o Liber al vel Legis («Libro della Legge»), il nuovo vangelo dettato dallo stesso Aiwass l'8, 9 e 10 aprile successivi. Questo libro annunciava dunque l'avvento di una nuova era, quella dell'Eone Horus che subentrava all'eone Cristo, destinata a durare 2.000 anni a partire dal 1904, e si fondava sulla «Legge di Thélema» (dal greco «volontà») riassunta nel codice di condotta «Do what thou wilt shall be the whole of the Law» («Fà ciò che vuoi sarà tutta la Legge»), ossia la più completa autonomia da qualsiasi legge positiva, divina o umana che fosse.

    Deluso per lo scarso entusiasmo manifestato inizialmente per la sua nuova religione che incontrò al suo ritorno a Londra, Crowley - che ora si faceva chiamare «il Maestro Therion» (dal greco «Bestia»), «la Grande Bestia 666» - decise di fondare una branca autonoma della Golden Dawn che denominò Argenteum Astrum. Nel 1911, Crowley, scegliendosi il nome di Baphomet, venne iniziato all'Ordo Templi Orientis (O.T.O.), un'altra sètta massonica fondata dall'austriaco Carl Kellner (1850-1905) nel 1905. Qui, egli apprese dal massone tedesco Theodor Reuss (1855-1923) l'arte del tantrismo e della magia rossa o sessuale, e la via della «mano sinistra», che in seguito approfondì diventando discepolo di un maestro indù presso il tempio shivaista di Madura, in India. Nell'aprile del 1920, Crowley si recò a Cefalù, una piccola località posta nei pressi di Palermo, dove vi fondò la famosa «Abbazia di Thélema», un'abitazione composta da cinque stanze, con l'intenzione di installarvi la prima comunità che vivesse secondo i principî della religione da lui fondata. Le perverse pratiche di magia sessuale, compresa quella che prevedeva l'accoppiamento di una delle sue «Donne Scarlatte» con un caprone o l'omosessualità rituale (chiamò «Alys» la sua personalità femminile), ma le stvoci sugli strani riti che si compivano in quella casa indussero le autorità del regime fascista ad espellere Crowley nel settembre del 1924 4.

    Nel 1929, Crowley pubblicò una raccolta dei suoi insegnamenti magici teorici ed empirici intitolata Magick in Theory and Practice 5. Sommerso dallo scandalo sollevato dalla stampa, che lo definì «il re della depravazione, una bestia umana ed un uomo che ci piacerebbe vedere impiccato» (così il John Bull), definito da un giudice «the world's wickedest man» («l'uomo più perverso del mondo»), ridotto ad essere all'ombra di sè stesso a causa del continuo uso di qualsiasi genere di droga, Crowley si spense per un attacco cardiaco il 1º dicembre 1947, attorniato da una piccola schiera di ferventi discepoli. Come abbiamo detto, il fanatismo religioso dei genitori di Crowley ed il clima puritano in cui fu educato generarono in lui un odio indescrivibile per il cristianesimo che affiora continuamente in tutti i suoi scritti e che in certi punti farebbe credere che egli fosse divenuto un convinto assertore del satanismo. Convinto, come Sade che dietro, ad ogni uomo di Chiesa si celasse un pervertito, egli scrisse nell'opera The Confessions of Aleister Crowley: «Secondo l'ipotesi cristiana, la realtà del male rende il diavolo uguale a Dio. (E, se dovessi parteggiare per qualcuno, allora) non sarebbe difficile scegliere. Le forze del bene sono sempre state quelle che mi hanno oppresso. Le ho costantemente viste distruggere la felicità degli altri uomini, miei simili, attorno a me. E poiché dunque mi è stato dato di sperimentare il mondo dell'incorporeo, il mio primo passo deve consistere nell'entrare in personale contatto con il diavolo» 6. Nell'opera che raccoglie i rituali dell'Ordo Templi Orientis, intitolata Secret Rituals of the O.T.O., Crowley - che chiamava «Madre di Dio» una delle prostitute con cui viveva - definì il cattolicesimo «quello spregevole culto materialista», e lodò i professionisti di messe nere perché «almeno hanno sollevato l'Uomo contro lo schifoso demone dei cristiani» 7.

    Tra i riti che egli istituì, ve n'è uno che merita particolare menzione e che egli mise in pratica per la prima volta nell'estate del 1916, presso Bristol, nel New Hampshire; esso consisteva nella cattura di un rospo che doveva essere battezzato «Gesù di Nazareth», crocifisso e trafitto con uno stiletto proferendo queste parole: «Guarda, Gesù di Nazareth, come sei stato preso nella mia trappola. Per tutta la mia vita mi hai tormentato e offeso. [...] Ora finalmente ti ho: il Dio-Schiavo è in potere del Signore della Libertà. La tua ora è venuta; mentre ti cancellerò da questa Terra, l'eclisse cesserà; e la Luce, l'Amore e la Libertà torneranno ad essere la Legge della Terra. Cedimi il tuo posto, o Gesù; il tuo eone è trascorso; l'Età di Horus è stata suscitata dalla Magia del Padrone della Bestia che è l'Uomo; il suo nome è 666. Io, la Grande Bestia, ti condanno perciò, Gesù, Dio-Schiavo, ad essere beffeggiato e sputacchiato e flagellato e poi crocifisso» 8. La stessa ostilità per Gesù Cristo rieccheggia anche nelle parole di Aiwass: «Con la mia testa di Falco io becco gli occhi di Jesus mentre è appeso alla Croce. [...] Fà che Maria inviolata sia squarciata su ruote: per il suo amore fà che tutte le donne caste siano totalmente disprezzate tra di voi» 9. Nella prefazione al suo libro The World's Tragedy, una rivisitazione della vita di Gesù in chiave anticlericale che ironizza sulla verginità della Madonna, parlando dei cristiani, Crowley scrive: «è il loro Dio e la loro religione che odio e voglio distruggere» 10. Animato da questi sentimenti egli giunse persino a scrivere da Tunisi una lettera al capo del bolscevismo Lev Bronstein, detto Trotsky (1879-1940), chidedendo che gli fosse affidata l'estirpazione del cristianesimo dalla faccia della terra 11. Precedendo di oltre quarant'anni gli attuali movimenti femministi, così si esprime a proposito del suo ideale di donna: «Nella mia mente vi è sempre stato un ritratto ben preciso della donna. [...] La donna dev'essere soprattutto una forza sociale anticristiana, adatta a guidare un preciso movimento destinato a distruggere la convinzione della superiorità sociale dei "cristiani", e così via; essa potrebbe essere la madre del vero Anticristo» 12.

    Altrove, egli giunse a lodare il Maligno con queste parole: «Questo Serpente Satana non è nemico dell'uomo, ma è colui che trae dèi tra gli uomini della nostra razza, conoscendo il Bene e il Male. Egli ordinò: "Conosci te stesso"!, e insegnò l'iniziazione» 13. La stessa ammirazione per il diavolo traspare anche da alcuni versi del suo Hymn to Lucifer («Inno a Lucifero»): «Con il corpo radioso come un rubino di sangue/ con nobile passione, Lucifero dall'anima di sole/ si erse colossale attraverso l'alba e giganteggiò/ sul perimetro imbecille dell'Eden./ Benedisse il non essere con ogni maledizione/ e diede sapore con la tristezza alla sciocca anima del senso,/ e spirò la vita nell'universo sterile,/ con l'Amore e la Conoscenza cacciò l'innocenza./ La Chiave della Gioia è la disubbidienza» 14. Poemi di questo genere, congiunte ad affermazioni similari (come in The Confessions of Aleister Crowley, dove egli si definisce: «il santo di Satana e la Grande Bestia Selvaggia: io sono il Compagnio di Babilonia, la Donna Scarlatta, il Destriero ch'ella cavalca, la Bestia il cui numero è 666»), e alle sue continue evocazioni di entità negative (come quelle di Belzebù o di Choronzon, il demone della disperazione) che qua e là fanno la loro comparsa nelle sue numerose biografie, hanno indotto alcuni dei suoi discepoli e molti di coloro che in seguito ne hanno letto le opere o calcato le orme a credere che il crowleyanesimo più puro coincidesse con il satanismo. Tuttavia, in altri suoi passi, Crowley non solo si è dichiara completamente ateo 15, ma ha detto chiaramente che «il diavolo non esiste» 16. Uno strano ateismo popolato da demoni, spiriti ed evocazioni diaboliche. Sia quel che sia, tenuto conto anche della poliedricità di questo stravagante personaggio, che come ogni gnostico rigettava in toto il principio di non-contraddizione, sta di fatto che nessun altro autore come Crowley ha influenzato così profondamente il satanismo moderno, tanto che, oggi, tutti i cultori del male si rifanno a questo mago e alle sue opere come ad uno dei pilastri portanti del loro credo.


    Note

    1 Abramelin, o Abra-Melin il Mago, è il nome di un mago egizio che insegnò una forma potente di magia cabalistica al narratore Abraham di Worms, un ebreo, in un grimorio famoso, Il Libro di Abramelin. Lo studioso di esoterismo tedesco Georg Dehn è dell'opinione che l'autore de Il Libro di Abramelin sia rabbi Yaakov Moelin (1365–1427), un talmudista ebreo tedesco e un posek (un'autorità in materia di legge ebraica).

    2 La Kelly ebbe due figli da Crowley: Nuit Ma Ahathoor Hecate Sappho Jezebel Lilith, nata nel luglio 1904 e morta nella primavera del 1906, e Lola Zaza, nata nel 1906 e morta in data imprecisata. Nel 1911, Crowley fece rinchiudere la moglie in un manicomio per demenza dovuta ad alcolismo. Nessuno dei figli di Crowley superò l'infanzia e quasi tutte le donne che frequentò finirono in un ospedale psichiatrico.

    3 Circa l'identità di Aiwass, è noto che Crowley lo identificò con il demone degli yezidi, «un messaggero di quel più antico Dio, la cui immagine era venerata nei deserti sotto il nome di Shaitan, e assai prima, come Set, l'anima o il doppio di Horus. [...] Shaitan, Satan o Set. [...] Shaitan è il dio del sud, ma i suoi devoti, invocandolo, erano rivolti a nord» (cfr. K. Grant, Il risveglio della magia, Edizioni Astrolabio, Roma 1973, pagg. 15, 12). Il Profeta Geremia (Ger 1, 14) indicava il Nord come sede della malvagità: «Da settentrione si accenderà il male su tutti gli abitanti della terra». D'altronde, lo stesso Aiwass dice di sè stesso: «Io sono il Serpente che dà Conoscenza e Delizia e luminosa Gloria, e attizzo i cuori degli uomini con l'ebbrezza» (cfr. Liber Legis, I, 22).

    4 Cfr. P. Canova, «Nel nome di Satana», in Jesus, nº 3, marzo 1985, pag. 78.

    5 Crowley aggiunse al vocabolo inglese Magic una «K» («Magick») in quanto, come spiega Frank G. Ripel, «la lettera "K" è l'iniziale di kteis («vagina») ed è attribuita nella Cabala italiana all'XIª chiave dei Tarocchi (la Lussuria)» (cfr. F. G. Ripel, La magia di Atlantide, Hermes Edizioni, Roma 1985, pag. 113).

    6 Cfr. C. Wilson, Aleister Crowley: La natura della Bestia, Gremese Editore, Roma 1990, pag. 36.

    7 Ibid., pag. 96.

    8 Cfr. G. Vannoni, Le società segrete. Dal Seicento al Novecento, Sansoni Editore, Firenze 1985, pag. 244.

    9 Cfr. Liber al vel Legis (III, 51-55); cit. in F. G. Ripel, La Magia Rossa, Hermes Edizioni, Roma 1985, pag. 40.

    10 Cfr. A. Crowley, The World's Tragedy, Falcon Press, Phoenix 1985, pag. 31.

    11 Cfr. C. Wilson, op. cit., pag. 127.

    12 Cfr. K. Grant, op. cit., pag. 120.

    13 Cfr. G. Vannoni, op. cit., pag. 242.

    14 Cfr. A. Crowley, «Hymn to Lucifer», in The Equinox, vol. III, nº 10, marzo 1986, pag. 252. Crowley scrisse anche un Hymne à Satan in francese.

    15 Cfr. A. Crowley, The World's Tragedy, pag. XXV.

    16 Cfr. A. Crowley, Magick in Theory and Practice, Samuel Weiser, York Beach 1974, pag. 296.


    http://www.centrosangiorgio.com/ - La grande bestia 666
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-13 alle 00:23
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley - La Grande Bestia

    THELEMA


    Fa ciò che vuoi, sarà tutta la Legge

    Thelema (Thel-ay-mah) è una parola greca che significa "Volontà" o "Intenzione".
    Thelema è anche il nome di una nuova e antica filosofia spirituale, riemersa negli ultimi cento anni e che sta gradualmente diffondendosi e stabilendosi nel mondo.
    Una delle prime menzioni di questa filosofia comparve nel "Gargantua e Pantagruele" di Francois Rabelais e scritto nel 1532. Un episodio di questa avventura epica racconta della fondazione dell'"Abbazia di Thelema" come un istituto per la coltivazione delle virtù umane, che Rabelais identificava come diametralmente opposte alle prevalenti qualità Cristiane del tempo. La sola regola dell'Abbazia di Thelema era: "Fa ciò che vuoi". Questa frase è divenuta uno dei principi basilari della filosofia Thelemica moderna.
    Sebbene sfiorati da vari e prominenti pensatori visionari nei secoli successivi, i semi di Thelema piantati da Rabelais portarono frutto nella prima parte del secolo scorso, quando furono coltivati dal mago inglese Aleister Crowley, poeta, scrittore, scalatore, magista e membro della società di occultismo conosciuta come Ordine Ermetico della Golden Dawn.
    Nel 1904, durante un viaggio in Egitto con sua moglie Rose, Crowley fu coinvolto in una serie inestricabile di eventi per i quali egli affermò di essere l'annunciatore ed il profeta di un nuovo eone di evoluzione umana. Tali esperienze culminarono nel mese di Aprile del 1904, quando Crowley, in stato di trance, scrisse sotto dettatura di Aiwass, suo Santo Angelo-Demone Custode, i tre capitoli di 220 versi che costituirono quello che fu poi chiamato Liber AL vel Legis.
    All'interno del sacro testo si dichiarava che "La Parola della Legge è Thelema" e "Fa ciò che vuoi, e sarà tutta la Legge".
    Crowley trascorse il resto della sua vita per sviluppare la filosofia di Thelema come rivelata dal Libro della Legge. Il risultato fu una voluminosa produzione di commentari e lavori relazionati alla Magia, al Misticismo, allo Yoga, alla Qabalah e ad altri soggetti occulti. Virtualmente tutti questi scritti portano l'influenza di Thelema come interpretata e compresa da Crowley nella sua capacità, come profeta del Nuovo Eone.

    Ogni capitolo del Libro della Legge è espressione di una particolare divinità. Il Capitolo Uno è l'espressione di Nuit, in alcuni aspetti simboleggiata dalla dea Iside, il supremo archetipo della divinità femminile, essa rappresenta lo spazio infinito, la Coscienza assoluta e viene rappresentata con il simbolo del cerchio. E' collegato inoltre all'Eone di Iside, tempo dei culti e delle civiltà matriarcali.
    Il Capitolo Due è l'espressione di Hadit, che rappresenta macrocosmicamente il nucleo di ogni stella e microcosmicamente il centro di ogni uomo e di ogni donna. E' simboleggiato dal punto infinitamente piccolo eppure onnipresente. E' collegato all'Eone di Osiride, archetipo del dio ucciso, tempo in cui furono stabilite le religioni autoritarie e patriarcali.
    Il Capitolo Tre esprime l'unione appassionata di Nuit ed Hadit, Ra-Hoor-Khuit, il figlio Horus, simboleggiato dal punto dentro il cerchio, segno caratteristico del Sole di Tipereth, della Coscienza pienamente manifesta. E' collegato all'alba di un nuovo eone, l'Eone di Horus. E' in questo nuovo eone che la filosofia di Thelema sarà pienamente rivelata all'umanità, e sarà stabilita come il paradigma primario per l'evoluzione spirituale delle specie viventi.


    Gli essenziali elementi della filosofia di Thelema sono:

    "Ogni uomo e ogni donna è una stella"
    Ogni individuo è unico ed il suo sentiero è all'interno di un universo spazioso in cui potersi muovere liberamente senza collisione.

    "Fa ciò che vuoi, e sarà tutta la Legge"
    La maggioranza dei Thelemiti sostiene che ogni persona possiede una Vera Volontà, una singola e globale motivazione per la propria esistenza. La Legge di Thelema comanda che ogni persona segua la propria Vera Volontà per ottenere in vita la liberazione dalle restrizioni della propria natura. Dal momento che due Vere Volontà non possono essere in reale conflitto (secondo il principio "Ogni uomo e ogni donna è una stella") questa Legge proibisce di interferire con la Vera Volontà di qualsiasi altra persona.
    La nozione di assoluta libertà individuale di seguire la propria Vera Volontà, sta molto a cuore ai Thelemiti.
    Questa filosofia riconosce anche che il principale fine di un individuo che percorre il sentiero di Thelema è dall'inizio scoprire la propria Vera Volontà, offrendo a questo fine importanti metodi di auto-esplorazione. Essendo la Vera Volontà differente per ciascun individuo ed essendo ogni persona in possesso di un punto di vista dell'universo assolutamente unico, nessuno può determinare la Vera Volontà di altre persone e ognuno deve arrivare a scoprire la Vera Volontà per sé stesso.


    "Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà"
    L'essenziale natura della Legge di Thelema è quella dell'Amore. Ogni individuo si unisce con il proprio Vero Sé nell'Amore, e così potenziato, l'intero universo di esseri coscienti si unisce con ogni altro essere nell'Amore.
    Inevitabilmente, grazie all'enfasi sulla libertà e l'individualità inerente alla filosofia di Thelema, il credo di ogni Thelemita differisce da quello di ogni altro. Nel Commento in appendice al Libro della Legge è stabilito che: "Tutte le questioni riguardanti la Legge devono essere decise solo appellandosi alle mie scritture, ognuna per sé."
    La cosa importante è che ogni persona ha il diritto di realizzare sé stessa attraverso il credo e le azioni che preferisce (senza interferire con la volontà di altri), secondo il proprio personale diritto e qualificazione nel determinare quali esse devono essere.


    Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà

    La Filosofia religiosa conosciuta come Thelema fu fondata nel 1904 dal mago, poeta e mistico Inglese Aleister Crowley (1875-1947), che è considerato il suo Profeta. Coloro che seguono il sentiero di Thelema e che riconoscono il Liber Al vel Legis come la Legge del Nuovo Eone sono chiamati Thelemiti.


    Testi Religiosi Thelemici

    La raccolta dei Sacri Libri di Thelema include la maggior parte dei libri che i Thelemiti considerano essere testi ispirati di Crowley, e che formano il canone della Sacra Scrittura Thelemica. Il maggiore di essi è il Liber AL vel Legis, sub figura CCXXX, comunemente chiamato il Libro della Legge. I contenuti di questo libro sono piuttosto criptici, e Crowley ha preparato un numero di commentari per una sua chiarificazione. I Thelemiti sono tenuti ad interpretare il libro per se stessi e sono incoraggiati a promuovere le loro personali interpretazioni agli altri. Un altro libro che forma una parte importante del canone Thelemico, che non è incluso nei Sacri Libri di Thelema per ragioni tecniche, è il Liber XXX Aerum vel Saeculi, sub figura CDXVIII, comunemente chiamato La Visione e la Voce. I Ching ed il Tarot (considerato come un libro di illustrazioni mistiche piuttosto che uno strumento per predire la fortuna), sebbene di origine pre-Thelemica, sono anche considerati essere parte del canone informale Thelemico.


    Teologia essenziale e principi di Thelema

    Le seguenti note sulla teologia Thelemica sono primariamente basate sugli scritti di Aleister Crowley. Queste note non sono intese come interpretazione o commentario sul Libro della Legge esterni ai limiti degli scritti del Profeta, neppure rappresentano una dichiarazione definitiva di fede Thelemica.

    La teologia di Thelema postula tutta l'esistenza manifesta sorgente dall'interazione di due principi cosmici: l'infinitamente esteso, il Continuum Spazio-Tempo onnipervadente; ed il principio atomico, espresso individualmente, di Vita e Saggezza. L'azione reciproca di questi Principi fa sorgere il Principio di Consapevolezza che governa l'esistenza. Nel Libro della Legge, i Principi Divini sono personificati da una trinità di antiche Divinità Egiziane: Nuit, la Dea dello Spazio Infinito; Hadit, il Serpente Alato di Luce; e Ra-Hoor-Khuit (Horus), il Solare Signore del Cosmo dalla Testa di Falco.

    Il sistema teologico Thelemico utilizza le divinità di varie culture e religioni come personificazioni delle specifiche forze divine, archetipe e cosmiche. La dottrina Thelemica sostiene che tutte le diverse religioni dell'Umanità sono fondate su verità universali; e lo studio comparato delle religioni è una disciplina importante per molti Thelemiti.

    Rispetto ai concetti di anima individuale, Thelema segue l'Ermetismo nella dottrina che ogni persona possiede un'anima o "Corpo di Luce" che è predisposta in "strati" o "guaine" che circondano il corpo fisico. Ogni individuo si ritiene dotato da un proprio "Augoeides" o "Santo Angelo Guardiano"; che può essere considerato sia come il "più alto sé" e come un essere separato, senziente e divino. Rispetto al concetto di vita dopo la morte, la stessa vita è considerata come un continuum, con la morte come una parte integrale dell'insieme. La vita mortale termina affinché possa continuare. L'Augoeides, comunque, è immortale e non soggetto a vita e a morte.

    Parallelamente alla Dottrina Buddhista, il Corpo di Luce è considerato essere soggetto a metempsicosi, o reincarnazione, dopo la morte del corpo. Il Corpo di Luce è generalmente considerato evolvere in saggezza, consapevolezza e potere spirituale attraverso cicli di metempsicosi per quegli individui che dedicano le loro vite all'avanzamento spirituale; al punto che il destino dopo la morte può essere determinato dalla Volontà dell'individuo.

    Thelema incorpora l'idea del ciclo di evoluzione della Consapevolezza Culturale come anche della Consapevolezza Personale. La Storia è considerata essere divisa in una serie di "Eoni", ciascuno con il suo proprio dominante concetto di divinità e la propria "formula" di redenzione ed avanzamento. L'attuale Eone è definito l'Eone di Horus. Il precedente Eone fu quello di Osiride, e precedentemente a questo fu l'Eone di Iside. L'Eone neolitico di Iside è considerato essere stato dominato dall'idea Materna di Divinità, e la sua formula implicava la devozione alla Madre Terra in cambio del nutrimento e della rifugio che Ella forniva. Il classico/medievale Eone di Osiride è considerato essere stato dominato dal Principio Paterno, e la sua formula fu quella dell'auto-sacrificio e dalla sottomissione a il Dio Padre. Il moderno Eone di Horus è considerato essere dominato dal Principio del Figlio, il sovrano individuale; e la sua formula è quella della crescita, in consapevolezza e amore, verso l'auto-realizzazione.

    Secondo la dottrina Thelemica, l'espressione di Legge Divina nell'Eone di Horus è "Fa ciò che vuoi". Questa "Legge di Thelema", come è chiamata, non deve essere interpretata come la licenza ad indulgere ad ogni effimero capriccio, ma piuttosto come il divino mandato di scoprire la propria Volontà Vera o vero scopo di vita, e compierlo; lasciando che gli altri facciano lo stesso nelle loro uniche vie. L'"accettazione" della Legge di Thelema è ciò che definisce un Thelemita; e la scoperta ed il compimento della Vera VOlontà è l'interesse fondamentale di tutti i Thelemiti. L'ottenimento della "Conoscenza e Conversazione del Santo Angelo Guardiano" è considerato una parte integrale di questo processo. I metodi e le pratiche da utilizzare in questo processo sono numerose e varie; essere sono fondate insieme sotto il termine generalizzato di "Magick".

    Non tutti i Thelemiti utilizzano tutte le pratiche disponibili, c'è il modo per ogni praticante di scegliere le pratiche che sono adatte alle proprie necessità individuali. Alcune di queste pratiche sono le stesse, o simili, alle pratiche utilizzate da molte delle grandi religioni del passato e del presente; tali come preghiere, meditazione, studio dei testi religiosi (quelli di Thelema come di altre religioni), canto, rituali simboli ed iniziatori, esercizi devozionali, auto-disciplina, etc. Comunque, alcune delle nostre pratiche, tradizionalmente associate con ciò che è stato generalmente conosciuto come "occultismo", ovvero astrologia, divinazione, numerologia, yoga, alchimia tantrica, e dialoghi con "angeli" o "spiriti", sono tutte prese dai Thelemici come strumenti potenzialmente efficaci per ottenere intuizioni spirituali nella natura del proprio essere e del proprio posto nell'universo; e per l'adempimento di tali intuizioni attraverso l'opera armoniosa ed evolutiva.

    Thelema considera ogni azione che non è diretta verso la scoperta ed il compimento della Volontà Vera come "magia nera". Questo include azioni di interferenza con il legittimo esercizio di ogni altro individuo di scoprire e compiere la propria Volontà Vera. La dottrina Thelemica sostiene che la disarmonia e lo squilibrio creato da tali azioni risultano in una risposta compensativa ed equilibrante da parte dell'universo; una dottrina simile alla concezione orientale di Karma. Thelema non ha paralleli diretti con il concetto Giudeo-Cristiano di diavolo o Satana; comunque, una pseudo-personificazione di confusione, distrazione, illusione ed ignoranza egoistica è riferita con il nome di "Choronzon".


    Calendario Thelemico

    Il calendario Thelemico conta gli anni dal 1904 EV (l'anno di ricezione del Liber AL). Ogni anno Thelemico inizia il 20 Marzo del calendario civile, approssimativamente all'Equinozio Invernale dell'emisfero settentrionale.

    Invece di contare gli anni semplicemente dal 1904, il calendario Thelemico utilizza un sistema a due livelli. Il "superiore" conta un periodo di ventudue anni dal 1904; il livello "inferiore" conta gli anni dall'inizio dell'attuale periodo di ventidue anni. Entrambi sono basati sullo zero, con numeri rappresentati sia nel livello inferiore che quello superiore dalla numerazione Romana, rispettivamente maiuscola e minuscola.. Così per esempio, l'anno civile 1996 è (dopo il 20 Marzo) l'anno Thelemico IViv, in quanto 1904 + (4x22) + 4 = 1996.

    Alcuni Thelemiti fanno corrispondere i ventidue anni di ogni ciclo alla posizione dei ventidue Arcani dei Tarocchi. I numeri del periodo di 22 anni sono assegnati anche in questo modo. QUindi, il 1996 è doppiamente collegato all'Arcano dei Tarocchi IV, l'Imperatore.

    All'interno dell'anno, date e tempi sono spesso espressi dalla posizione del Sole e della Luna nello zodiaco Tropicale. Per esempio, le ore 18 del 12 Maggio 1996 EV sarà espresso come "IViv, Sol 22° Toro, Luna 29° Pesci".
    Questo specifica la precisa data ed il tempo entro due ore.

    Quando indicano le date del calendario civile, i Thelemiti spesso aggiungeranno "e.v.". Si tratta di un'abbreviazione della frase Latina "era vulgaris", o "era comune".


    Sacri Giorni osservati dai Thelemiti

    I giorni sacri ufficiali di Thelema sono stabiliti nel Libro della Legge, capitolo II, versi 36-41. Le date specifiche attribuite ad essi sono indicate nei commentari di Crowley.

    I Rituali degli Elementi e le Feste dei Tempi sono osservate agli Equinozi ed ai Solstizi.
    La Festa della Prima Notte del Profeta e della sua Sposa è osservata il 12 Agosto.
    La Festa dei Tre Giorni della Scrittura del Libro della Legge è osservata nei giorni 8,9 e 10 Aprile, partendo dal mezzogiorno di ciascun giorno.
    La Festa del Rituale SUpremo (l'Invocazione di Horus) è osservata il 20 Marzo, e rappresenta l'apertura del nuovo anno Thelemico.
    La Festa dell'Equinozio degli Dei è tenuta nell'Equinozio Invernale di ogni anno per commemorare la fondazione di Thelema nel 1904.
    La vita di ogni Thelemita è celebrata in tre punti di passaggio.
    La Nascita è celebrata in una Festa per la Vita.
    La Pubertà è celebrata in una Festa per il Fuoco (per i maschi), o una Festa per l'Acqua (per le femmine).
    La Morte è commemorata in una Grande Festa per la Morte.

    Vari anniversari di commemorazione dei maggiori eventi e figure nella storia di Thelema e dell'O.T.O. sono anche celebrate in modo informale da alcuni gruppi Thelemici.


    Costumi Caratteristici

    Quasi tutti i Thelemiti annotano le loro pratiche personali ed i loro progressi in un "Diario Magico". La maggioranza dei Thelemiti pratica anche una particolare forma di preghiera quattro volte al giorno, che è specificata in un libro chiamato Liber Resh vel Helios. I Thelemiti spesso assumono nomi mistici o "motti magici" come un segno di dedizione ed abitualmente si salutano con la frase "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge"; alla quale la risposta abituale è "Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà". Qualche volta queste frasi sono abbreviate dalla semplice indicazione del numero "93", numero che significa sia "Volontà" che "Amore" attraverso una particolare forma di numerologia significativa all'interno di Thelema.

    http://www.arcadia93.org/ - Thelema
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-13 alle 22:45
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley - La Grande Bestia

    ALEISTER CROWLEY E L’ O.T.O.


    La controversa figura dell’inglese A. Crowley (1875-1947) si erge a protagonista assoluta per chi si approccia a Thelema.

    Il poeta, l’artista, il filosofo, il mago, l’alpinista, il romanziere, nessuno di questi basterebbe a circoscriverne la personalità e definirne i complessi contorni, eppure tutti contribuiscono a formare l’immagine semi-mitica di questo talentuoso ed eclettico personaggio. Nelle diverse, non sempre serie ed accurate biografie di Crowley, emerge un dato innegabile ed indiscutibile: l’irrequietezza e la tracotanza del genio accompagnano le mille storie che lo videro protagonista a cavallo dei due secoli scorsi, con inevitabili ricadute e conseguenze sulla sua reputazione e sull’immagine fornita ai posteri. Dai suoi scritti traspare una capacità inusuale di tradurre in efficaci e penetranti parole le sue più elevate e sottili intuizioni, di anticipare in modo sorprendentemente preciso alcuni dei grandi temi etici o delle conquiste scientifiche future, di far coesistere in modo convincente una quadrata razionalità con uno spirito visionario. Una vasta e approfondita preparazione culturale in quasi ogni campo del sapere, sorretta da una straordinaria forza di volontà e lustrata da un carisma degno dei più grandi condottieri del passato, ne fanno un personaggio unico tra coloro che hanno di recente cavalcato la storia, al punto da renderne impossibile l’identificazione e la riduzione ad uno dei molti settori delle attività in cui si distinse. L’eccellente ed eccezionalmente copiosa produzione letteraria concede testimonianza diretta della sua grandezza, e resta l’unica vera fonte d’appello per giudicarne l’operato, spazzando il campo dalle inconsistenti critiche di chi si affida agli scritti “su” Crowley, anziché “di” Crowley, e pretenderebbe di parlarne a ragion veduta.

    Il suo lascito è un punto di partenza, la sua eredità è come una traccia, che indica un percorso ancora quasi interamente da esplorare.

    La pecca inguaribile agli occhi di chi si confronta con Crowley è, a detta di molti, la sua discutibile scelta di porsi in termini così sfacciatamente antitetici e provocatori rispetto al costume dell’epoca. Il fatto è che questo particolare viene spesso affrontato fuori dal proprio contesto, finendo per distorcere o nascondere il movente che lo giustificherebbe.

    Sono proprio l’educazione, il costume, il pensare tipici dell’Inghilterra di quegli anni a fornire a Crowley un appiglio per la sua contraddittoria e mal sopportata emancipazione.

    Il “baccano” suscitato, il rincorrersi di voci dietro ogni suo passo, l’aura inquietante, la scomoda e sconveniente ossessione libertina, l’insanabile tentazione per l’eccesso e la trasgressione, rappresentarono un contributo imprescindibile per la sua fragorosa affermazione, necessario crocevia per rompere la cortina di censura che all’epoca serrava la bocca, in modo solo meno subdolo rispetto a oggi, agli intelletti non allineati.

    Certe espressioni ridondanti, lo stile carico, o i paragoni alquanto arditi, che oggi ad alcuni suonano un po’ superati, vanno inevitabilmente letti nello spirito del tempo.

    Crowley non esitò a sacrificare la propria immagine per ottenere la risonanza e la visibilità che sentiva di dover conquistare, e oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, chi si ispira alla sua Opera deve fare ancora i conti con il retaggio lasciatogli in eredità, anche penetrandone il suo lato più ostico.

    “Quando si cerca di far progredire la conoscenza e l’intelligenza umana si incontra sempre la resistenza dei contemporanei, simile a un fardello che bisogna trascinare e che grava pesantemente al suolo, ribelle ad ogni sforzo. Ci si deve consolare allora con la certezza che, se i pregiudizi sono contro di noi, abbiamo con noi la Verità, la quale, dopo essersi unita al suo alleato, il Tempo, è pienamente certa della sua vittoria, se non proprio oggi, sicuramente domani.”- A. Schopenhauer.

    Credo che si farebbe un grave torto ad un tale ingegno se ci si limitasse a valutarne il punto debole, quello che presta il fianco alle più facili e comode critiche non solo da parte dei detrattori, ma anche dei più convinti sostenitori. Non sono il “666”, “La grande Bestia”, o la “magia sessuale” il lecito metro di giudizio sull’Opera Crowleyana.

    Spesso il merito di Crowley è sminuito da persone che sono ben lontane dal superarlo.

    Ci vuole poco a condannare e biasimare i toni e il tenore di alcuni suoi discorsi, ma ci vuole molto a risollevare la cultura esoterica e i suoi contenuti alle vette su cui egli riuscì a condurla. Riscattare la storia e la letteratura esoteriche dall’abisso in cui erano state gettate, restituire attualità e attuabilità ai loro fondamenti e principi, collocare in un’ottica contemporanea e fruibile la loro filosofia, è un risultato tuttora insuperato, la cui conquista si deve a Crowley, e rende meno indigesta, più sopportabile, la convivenza con le sue più attaccabili debolezze.

    Il “fenomeno Crowley” va al di là della portata che egli stesso avrebbe sognato nella sua più fervida immaginazione, costringendo ancora oggi ogni studioso di esoterismo, anche alle prime armi, ad imbattersi nella sua figura.

    Molti movimenti esoterici contemporanei, dalla “Wicca” di Gardner alla corrente nota come “Chaos Magick”, devono all’opera di Crowley il fatto di aver visto la luce.

    Alle idee di Crowley e ai fondamenti o al linguaggio di Thelema si ispirano una miriade di gruppi e organizzazioni anche molto distanti, per tutto il resto, da Thelema stesso.

    In effetti le imprese umane rivelano la propria vera portata in modo diverso rispetto a quanto inizialmente voluto, sorpassando ed eccedendo le intenzioni dell’autore che le compie. Crowley fu veicolo di un messaggio di libertà la cui attualità sembra crescere e rafforzarsi con il tempo, il che dimostra che il suo movimento di rottura con le tradizioni toccò il punto vitale e nevralgico della filosofia esoterica, stanandola dalla polverosa atrofia in cui era rinserrata, restituendole dignità, lucentezza e adeguatezza alle condizioni attuali.

    I modi rivoluzionari e anarchici di Crowley erano i migliori che la sua epoca fosse in grado di recepire, ma i suoi contenuti si proiettano nel futuro, favoriti dall’ampiezza di spirito e la fecondità di idee che lo hanno reso un raro esempio di riuscita convivenza tra visioni opposte e contrastanti.

    Resta per ora insoddisfatto, per i motivi appena esposti, il desiderio di un riconoscimento in ambito accademico della sua opera filosofica e letteraria.

    Il giudizio finale spetta alla Storia, quindi sospendiamo il nostro, ma rimarchiamo che è segno di inequivocabile potenza il fatto di aver costretto e obbligato qualunque esploratore della magia e dell’esoterismo, da lì in poi, a sprofondare nel confronto con la sua dottrina, il cui contatto fa abbandonare, anche solo per poco, ogni indifferenza.

    http://forum.otoitalia.it/ - Shanty Lodge
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-13 alle 22:46
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley - La Grande Bestia

    ALEISTER CROWLEY - IL MAGO



    di Andrea Morandi

    FAI CIO' CHE VUOI (As You Like It)

    Un suo seguace siciliano morì bevendo sangue di gatto e lui dovette andarsene. Ma Aleister Crowley, il guru amato dai vip, era un pazzo o un genio incompreso? Una biografia indaga. Quando l'Italia scacciava L'Anticristo che stregò Lennon.

    Personaggio discusso Aleister Crowley (1875-1947), inglese. Era anche pittore, scalatore e alchimista.

    A quasi sessant'anni dalla morte, avvenuta il 1 dicembre del 1947, la sua figura rimane una delle più controverse del XX secolo: chi fu davvero Aleister Crowley? Un illuminato profeta, un pazzo satanista o semplicemente un edonista sfrenato? Prova a rispondere una biografia, Fai ciò che vuoi. Vita e opere di Aleister Crowley (Castelvecchi Editore), scritta dall'americano Lawrence Sutin e in uscita in Italia il 28 settembre. Seicento pagine per ripercorrere vita, opere e misteri dell'inquietante Edward Alexander Crowley, nato nel 1875 a Leamington, Warwickshire, rampollo dell'Inghilterra vittoriana, capace di assumere innumerevoli identità: alchimista, pittore, scalatore in grado di arrivare alle pendici del K2 e del Kanchenjunga, cultore del sesso, soggetto di un libro di William Somerset Maugham (Il Mago, Newton & Compton), avventuriero.

    E ancora: presunto amico di Femando Pessoa e acerrirno nemico di W .B. Yeats, giocatore di scacchi, tossicomane, studioso del nazismo e agente segreto. Negli anni Sessanta, ormai defunto, Crowley diventa anche l'idolo della controcultura rock, esercitando il suo fascino nero su Mick Jagger, Jimmy Page dei Led Zeppelin (che ne sarà ossessionato) e addirittura John Lennon che, nel '67, lo inserisce nella copertina di Sgt. Peppers Lonely Heart Club Band dei Beatles.
    La vicenda umana di Crowley segue una parabola strana, dove risalta il desiderio di fama di un ricco uomo di fine Ottocento che si trova a dover affrontare le repressioni di una società puritana che non fa sconti a nessuno. In questo contesto, il giovane Crowley decide di frantumare le convenzioni borghesi e ribellarsì, prima attraverso il sesso, poi nel sotterraneo mondo dell'esoterismo. Sogna di diventare un poeta come Keats e Shelley, ma, non avendone le capacità, sceglie altre vie verso la notorietà. Diventa così "la Bestia", "l'AntiCristo", ossessionato dall'occulto, attorniato da discepoli e comandamenti (come «Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge»), ma anche da droga, incoerenze e contraddizioni.

    Un personaggio affascinante e ridicolo nel contempo, a tratti assurdo, come quando pensa di proporre un suo libro a Hitler come base filosofica per il nazismo, e a tratti involontariamente comico, come quando a scuola chiede alla maestra com'è possibile che Cristo sia stato tre notti nel sepolcro se è morto di venerdì e resuscitato dopo solo due giorni, di domenica. Un uomo che, nel suo infinito peregrinare, lascia tracce anche in Italia: prima, nel 1912, a Villa Caldarazzo a Posillipo, luogo chiave per una delle sue teorie magiche; poi, nel 1920, in Sicilia, a Cefalù, dove fonda l'Abbazia di Thelema nella sua abitazione, decorandone le mura e ospitando allievi; uno dì loro però morirà dopo aver bevuto sangue di gatto in un rito, causando così l'espulsione di Crowley dall'Italia.

    La sua vicenda si conclude con la morte a Hastings nel 1947, a 72 anni, liquidato dai giornali dell'epoca come il «peggior uomo del mondo». Fine della storia? No, il libro racconta che nel 1946, un anno prima del decesso di Crowley, nel movimento a cui appartiene, 1'Ordo Templi Orientis, entra un ex tenente di vascello della Marina statunitense: L. Ron Hubbard, il futuro fondatore di Scientology.

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    Già, fai ciò che vuoi, Crowley è pericoloso proprio per questo semplice concetto, perché di là da ogni morale e restrizione egli raccomanda di ascoltare la voce della propria interiorità, e di confrontarsi con tutti gli aspetti dell'inconscio. Anche quelli più oscuri... Nel pensiero del novecento, Crowley è il principale indiziato di "Satanismo". Tuttavia egli non può essere considerato un satanista perché egli stesso afferma "il diavolo non esiste", perché per lui "non c'è altro Dio che l'uomo" e Satana è semplicemente un nome inventato dalle religioni per i loro fini di disciplina repressiva. Molti sono stati gli artisti, i musicisti e gli scrittori che hanno espresso simpatia per la sua figura ed il suo ruolo, tra questi basti ricordare i Beatles, i Led Zeppelin, oppure Timothy Leary, Ozzy Osbourne, David Bowie e Mick Jagger, Kenneth Anger e Marilyn Manson, e oggi c'è chi considera questo grande esoterista e comunicatore come il vero padre del POp, e addirittura come il primo pensatore della New Age.

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    L'essere umano ha il diritto e il dovere di fare tutto ciò che vuole, di essere libero dalle catene che lo tengono legato in questa stupida società. Ciascuno deve scoprire e individuare la propria vera volontà, il proprio genio, il suo Daimon, e vivere seguendo i desideri della propria anima, della propria idealità. A questo serve la magia, a condurci a divelare il Dio e l'assurda opera d'arte che c'è in ognuno di noi e a combattere tutti quelli che vogliono negare la nostra splendida umanità. Crowley era anche un profondo mistico concentrato sui piani più alti dell'esistenza, e consapevole anche di quelli bassi che lo portarono ad essere un grabnde Magus, che accetta ed integra alto e basso, spirito e corpo, immaginario e realtà. Praticamente da solo rilanciò la tradizione esoterica occidentale, che oggi grazie alla Chaos Magick e al tecnopaganesimo sta conoscendo un nuovo rinascimento.

    --------------------------------------------------

    Per capire Crowley è necessario comprendere cosa intendesse per "Magick": la tradizione screditata che giurò di riabilitare. La "Magick" per Crowley rappresenta un modo di vivere che coinvolge ogni aspetto della vita. Nell'ambito della tradizione magica, la chiave del successo risiede in un allenamento appropriato della stessa psiche umana, e più esattamente nello sviluppo dei poteri di volontà e immaginazione. L'allenamento della volontà consiste nel concentrarsi sulla propria energia, sul proprio vero essere. L'immaginazione fornisce, di fatto, l'obiettivo di questa concentrazione, grazie alla sua capacità di visualizzare ardentemente - e quindi creare attraverso la magia -quelle possibilità e quelle dimensioni che si trovano al di là della realtà così come viene comunemente accettata. La volontà e l'immaginazione devono operare in sinergia...

    http://www.daimon.org/ - Aleister Crowley il Mago
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley - La Grande Bestia

    LO YOGA IN ALEISTER CROWLEY



    di Marco Pasi


    "Yoga? There's danger in the biz! But, it's the only chance there is!" (For life, if left alone is sorrow, And only fools hope God's tomorrow.) Aleister Crowley, The Sword of Song.

    Come afferma Massimo Introvigne, "Crowley si comprende difficilmente senza il suo radicamento nello yoga" [1]. Lo yoga pervade un po' tutta l'opera del mago inglese, assumendo nei suoi scritti un'importanza almeno pari a quella della magia tradizionale occidentale. Necessariamente in questa sede non sarà possibile affrontare il tema del rapporto tra Crowley e lo yoga in tutta la sua ampiezza e complessità, tema che sinora non è mai stato approfondito adeguatamente. Mi limiterò in primo luogo a ripercorrere brevemente il modo e il contesto in cui Crowley venne in contatto per la prima volta con lo yoga. Farò poi qualche riflessione e offrirò qualche interpretazione sul significato che lo yoga ebbe per Crowley.
    Solitamente, quando si parla di influssi di dottrine orientali sul sistema di Aleister Crowley, il riferimento immediato e spontaneo è al tantrismo [2]. Questo, probabilmente, per un semplice motivo. L'aspetto che sicuramente ha solleticato di più la fantasia e l'interesse di coloro che si sono occupati di Crowley è senza dubbio quello della magia sessuale. Sembra dunque quasi darsi per scontato che Crowley abbia derivato le sue pratiche di magia sessuale da fonti di prima mano, durante i suoi viaggi in oriente. Per esempio John Symonds e Kenneth Grant, nell'introduzione alla loro edizione di Magick, sostengono che "Crowley era stato iniziato anche alle branche più oscure dello yoga, conosciute genericamente come tantrismo" [3]. Se definire il tantrismo "una delle branche più oscure dello yoga" non è già di per sé molto corretto, non risulta né dall'autobiografia di Crowley, né dalla biografia dello stesso Symonds che Crowley abbia ricevuto un'iniziazione del genere durante uno dei suoi viaggi in Oriente [4]. A meno che Symonds e Grant non facciano riferimento con ciò agli insegnamenti che Crowley ricevette quando entrò a far parte dell'Ordo Templi Orientis, nel 1910. In questo caso però, si dovrebbe sottolineare che la conoscenza che Crowley ricevette del tantrismo attraverso l'Ordo Templi Orientis fu comunque una conoscenza già mediata da un filtro occidentale. Con ciò intendo dire che questa conoscenza non fu né appresa direttamente sui testi originali del tantrismo né ricevuta da un maestro orientale. Non sarà certo un caso che Crowley, tra le letture consigliate per coloro che intendono intraprendere il cammino della realizzazione secondo il suo sistema, non inserisca nemmeno un testo della tradizione tantrica, mentre invece abbondano opere classiche della tradizione yoga e buddista [5].

    La vera "scoperta" che Crowley fece in India fu in realtà proprio lo yoga. Lì egli studiò i testi della tradizione e cominciò a metterne in pratica gli insegnamenti. In qualche modo tutto il suo lavoro successivo venne influenzato da queste esperienze e lo spazio che egli dedicò allo yoga nelle sue opere è molto ampio [6]. Crowley aveva solo ventisei anni quando giunse per la prima volta in India. L'interesse per la spiritualità orientale aveva già da tempo cominciato a diffondersi in Occidente e da curiosità erudita si stava trasformando sempre più in esigenza esistenziale. Attraverso la Società Teosofica e grazie ad avvenimenti come quello del Parlamento Mondiale delle Religioni, tenutosi nel 1893 a Chicago in concomitanza con l'Esposizione Universale, l'Occidente veniva a conoscenza di nuovi, esotici, percorsi spirituali. Come hanno fatto notare sia James Webb che Massimo Introvigne, questa ricerca della spiritualità orientale si trovò molto spesso unita a un interesse per le tradizioni esoteriche e occulte occidentali [7]. In questo contesto si colloca la "scoperta" dello yoga da parte di Aleister Crowley.

    Questa scoperta avvenne quando Crowley, nei primi di agosto del 1901, giunse a Ceylon [8]. Erano ormai diversi mesi che era in viaggio. Nella primavera del 1900 alcuni contrasti sorti all'interno della Golden Dawn tra Mathers, che ne era il capo, e altri membri prominenti, tra cui William Butler Yeats, avevano portato a una scissione nell'ordine [9]. Crowley, che ne era entrato a far parte meno di due anni prima, aveva parteggiato per Mathers, ma dopo la scissione vera e propria aveva deciso di lasciare l'Inghilterra per un lungo periodo. Il suo patrimonio, allora ancora intatto, gli consentiva di intraprendere questo viaggio, al quale ne sarebbero seguiti molti altri, senza preoccupazioni. La sua prima destinazione fu il Messico, che raggiunse nel luglio del 1900. Rimase in questo paese diversi mesi e durante il suo soggiorno fu raggiunto dal suo amico Oscar Eckenstein. Eckenstein era un alpinista piuttosto famoso e Crowley aveva già compiuto diverse scalate con lui sulle Alpi. I due fecero alcune ascensioni sulle montagne più alte del paese centroamericano. È opportuno richiamare questi particolari, perché pare che Eckenstein non sia stato solo un maestro di alpinismo per il più giovane Crowley. Nella sua autobiografia, Crowley ci dice infatti che fu lui, proprio durante il soggiorno in Messico, a insegnargli una tecnica di concentrazione, che consisteva nell'immaginare un oggetto e nel tenere questa immagine fissa il più a lungo possibile [10]. Lo scopo era na turalmente quello di ottenere un certo controllo sulla mente e sui processi del pensiero. Purtroppo Crowley non ci dice dove Eckenstein avesse appreso questa tecnica, anche se ci avverte che il suo mentore non aveva nulla a che fare con la magia e che, anzi, si prendeva gioco del suo più giovane amico per i suoi interessi occulti [11]. A partire da questo momento, Crowley mise da parte la magia cerimoniale che aveva imparato a praticare nella Golden Dawn e si dedicò a esperimenti basati su questa nuova tecnica [12]. Ciò preparò sicuramente il terreno all'incontro con le tecniche dello yoga vero e proprio.

    Dopo essersi separato da Eckenstein e aver lasciato il Messico, Crowley attraversò il Pacifico, con l'intenzione di raggiungere un altro suo amico, Allan Bennett, che aveva conosciuto nella Golden Dawn. Bennett si era ritirato a Ceylon da circa un anno e aveva cominciato a studiare lo yoga e il buddismo con un maestro del luogo. Crowley stimava molto Bennett; avevano vissuto insieme a Londra per un certo periodo e avevano fatto molti esperimenti di magia cerimoniale. In seguito al suo trasferimento a Ceylon, Bennett aveva abbandonato la magia della tradizione occidentale, per dedicarsi allo studio della sapienza indiana. Come abbiamo visto, anche Crowley aveva temporaneamente messo da parte la magia, e, quando giunse a Ceylon, era pronto a lanciarsi in questa nuova avventura spirituale.

    Il maestro di yoga di Bennett era Sri Parananda Ramanathan, del quale non sappiamo granché se non che era il Procuratore Generale di Ceylon e apparteneva a una setta scivaita. Al suo arrivo, Crowley si unì subito a Bennett nelle sue ricerche e nei suoi esperimenti con lo yoga. Entrambi erano, come Crowley stesso dice, "determinati a praticare i sistemi orientali sotto un cielo orientale e con metodi solamente orientali" [13]. Crowley convinse Bennett ad affittare un bungalow a Kandy, nell'interno dell'isola, e a continuare da soli le pratiche yoga. Le tecniche che Crowley apprese in quel periodo erano perlopiù tecniche dello yoga "classico", basato cioè sui principi fissati da Patañjali [14]. Quotidianamente egli si esercitava con l'âsana, cioè l'assumere con il corpo una determinata posizione sino a raggiungere l'assoluta immobilità, il prânâyâma, cioè la tecnica di controllo del respiro, il dhâranâ, ovvero la concentrazione che consente l'arresto del flusso del pensiero[15]. Ai primi di ottobre, dopo due mesi di queste continue pratiche, Crowley raggiunse, a suo dire, quello che è il penultimo gradino della realizzazione yoga, il dhyâna. Superiore al dhyâna è solo il samâdhi, che è la meta suprema per colui che pratica lo yoga e segna il raggiungimento della liberazione. L'esperienza del dhyâna fu per Crowley molto importante. Secondo Israel Regardie fu "il più importante risultato spirituale che egli avesse conseguito sino ad allora." [16] Dopo questo successo Crowley interruppe i suoi esercizi. Probabilmente questo successo l'aveva appagato a sufficienza. Verso la fine di novembre lasciò Ceylon. Doveva raggiungere il nord dell'India, dove aveva un appuntamento con Eckenstein per organizzare una spedizione sul K2.

    Non risulta che negli anni successivi egli abbia mai ripreso a praticare lo yoga con la stessa assiduità che caratterizzò il "ritiro" di Ceylon, ma evidentemente le esperienze di quel periodo ebbero un profondo influsso su di lui. Successivamente, Crowley rivendicò di avere raggiunto anche il samâdhi, e di avere completato dunque il suo percorso mistico secondo i canoni dello yoga, anche se non è ben chiaro in quale momento ebbe questa esperienza.

    C'è un aspetto da tenere in considerazione a proposito delle pratiche yoga di Crowley a Ceylon, che è stato evidenziato da Regardie [17]. Il dhyâna fu ritenuto da Crowley un passaggio di particolare valore nel suo percorso spirituale. Anche dopo il suo distacco dalla Golden Dawn, e la sua perdita di fiducia nei confronti di Mathers, Crowley aveva continuato a scandire la sua evoluzione magica e spirituale secondo lo schema di gradi dell'Ordine. Ciò significa che, non potendo più ottenere i gradi della Golden Dawn attraverso l'iniziazione formale, egli cominciò ad autoattribuirsi questi gradi in successione. Così, se il lavoro magico svolto in Messico gli consentì di attribuirsi il grado di Adeptus Major, grazie al dhyâna di Ceylon, poté ascendere al grado di Adeptus Exemptus. Dunque possiamo notare che Crowley vedeva una certa continuità tra le sue pratiche magiche e l'esperienza dello yoga. Si può dire che per lui il percorso era sempre unico, anche se diverse e multiformi potevano essere le esperienze che consentivano di procedere.

    Quali furono gli aspetti dello yoga che attrassero tanto Crowley? C'è un elemento caratteristico dello yoga che è stato evidenziato da Eliade, che ci interessa particolarmente: è quello della "sperimentalità" [18]. Lo yoga non ci presenta una metafisica dogmatica e complicata, ci offre semmai un percorso d'azione. Ci dice cosa fare per ottenere certi risultati. Se i risultati si ottengono oppure no, ognuno lo può sperimentare attraverso la pratica. Questa spiccata tendenza al concreto non poteva non essere congeniale a Crowley.

    Qui è opportuno aprire una parentesi. C'è un aspetto della mentalità di Crowley, che è stato piuttosto trascurato e che invece a me sembra centrale. Faccio riferimento alla sua forte componente di razionalismo. Forse il fatto che egli si sia occupato di magia e di misticismo per tutta la vita porta a ritenere che la sua forma mentale era prevalentemente basata su criteri irrazionali. Niente di più lontano dalla verità. Si può dire invece che Crowley aveva una componente razionalista così spiccata, da accordarsi con le tendenze più prettamente positivistiche della sua epoca. Nei suoi scritti Crowley cita a ogni piè sospinto autori come James Frazer, Herbert Spencer, Thomas Henry Huxley; studiosi e pensatori che della razionalità e del positivismo avevano fatto una causa da difendere e da diffondere. Che si trattasse di magia o di yoga, l'idea di Crowley era di procedere sempre con un rigoroso metodo sperimentale.

    Durante il suo apprendistato nella Golden Dawn, Crowley aveva imparato a tenere un diario nel quale annotare i suoi esperimenti magici. Ora metteva a frutto questa pratica trasformando i suoi diari in veri e propri registri di laboratorio. Durante i mesi trascorsi a Ceylon egli annotò con cura tutti i suoi esercizi, registrando tra l'altro la sua condizione fisica e mentale del momento e il risultato ottenuto. Allo stesso modo si comporterà diversi anni dopo quando "scoprirà" il metodo della magia sessuale e comincerà a fare esperimenti con essa [19]. Con questo spirito da ricercatore scientifico Crowley si accostò allo yoga. E lo yoga, proprio per la sua caratteristica di "sperimentalità", cui abbiamo accennato prima, si prestava particolarmente bene a un approccio di questo tipo.

    C'è poi un altro aspetto interessante. Una cosa in particolare sembra essere stata molto a cuore a Crowley: l'origine del "genio". All'inizio della prima parte del Book Four, dedicata appunto allo yoga, Crowley tratta l'argomento [20]. In qualche modo questo ci aiuta a capire il significato delle pratiche yoga per Crowley, e d'altra parte conferma indirettamente ciò che abbiamo detto detto a proposito del suo razionalismo. Crowley dunque, nel testo citato, vuole affrontare razionalmente il problema della religione. Tutte le vecchie religioni, secondo lui, sono ormai al collasso. Ciò che si può fare è reimpostare la questione dal principio. Le religioni sono molte e molto diverse tra loro, ma forse è possibile trovare un elemento condiviso da tutte. Ebbene, questo elemento egli lo individua proprio nel "genio religioso", cioè in quel particolare carisma posseduto da coloro che fondano nuove religioni. Tutti i fondatori di religioni, ci dice Crowley, presentano un tratto in comune: a un certo punto della loro vita essi scompaiono, o si ritirano, per un periodo più o meno lungo e, quando ricompaiono, sono in possesso del carisma necessario per fondare una nuova religione. Durante quel periodo di ritiro, evidentemente, deve accadere qualcosa di particolare. Ebbene, secondo Crowley quello che è accaduto a Mosè, a Gesù, a Maometto, al Buddha e a tutti gli altri fondatori di religioni è del tutto analogo a quell'esperienza mistica che nello yoga viene definita con il termine samâdhi. Secondo lo yoga di Patañjali il samâdhi è l'ultimo stadio della realizzazione, quello nel quale si raggiunge la liberazione. Per Crowley, se i vari fondatori di religioni hanno descritto quest'esperienza in modo diverso, è perché diverse erano le culture e le tradizioni nelle quali essi si erano formati. Questo ha fatto sì che essi interpretassero quello che sostanzialmente era lo stesso fenomeno in modi diversi. Così, per esempio, Maometto ha conversato con l'arcangelo Gabriele, il Buddha è giunto all'Illuminazione, Mosè ha incontrato Dio sul Monte Sinai.

    Questo è un punto estremamente importante, sul quale è necessario fare una riflessione. Crowley traccia un'equazione tra le esperienze mistiche o di contatto con la divinità che alcuni "fondatori di religioni" hanno sperimentato, con l'esperienza del samâdhi. Questo perché entrambi i tipi di esperienze consentono al "genio" che è latente nell'uomo di affiorare. E allora ecco l'intuizione di Crowley: se queste esperienze sono in sostanza una sola cosa, allora con lo yoga si ha a disposizione una tecnica che consente di giungere a essa. Lo yoga, dunque, diventa un metodo per ottenere "genio" a volontà. Un metodo, per giunta, del tutto sperimentale. C'è tuttavia un aspetto che rimane sottinteso nel suo discorso. Crowley riteneva che in lui fosse affiorato né più né meno lo stesso "genio religioso" che egli individuava nei fondatori di religioni citati prima. Anche Crowley riteneva di avere un messaggio da diffondere al mondo, un messaggio che fosse adatto per la nuova era. Egli fondò la sua religione, la cosiddetta religione di Thelema, basata su una "rivelazione" contenuta in un "testo sacro", il Libro della Legge [21]. Naturalmente Crowley non intendeva dire che chiunque pratichi lo yoga sino a raggiungere il samâdhi sia in grado di fondare una religione, ma quantomeno il sottinteso è che a lui è accaduto proprio questo.

    Una citazione tratta dal Book Four servirà a illustrare meglio questo aspetto:

    ...affermiamo l'esistenza d'una fonte segreta di energia che spiega il fenomeno del Genio. Noi non crediamo ad alcuna spiegazione sovrannaturale, ma sosteniamo che tale fonte può essere raggiunta seguendo regole precise; il grado del successo dipende dalle capacità del ricercatore, non già dal favore di un Essere Divino. Noi affermiamo che il fenomeno critico che determina il successo è un atto che si compie nel cervello ed è caratterizzato essenzialmente dall'unione di soggetto e oggetto. [22]

    Da queste parole risalta in modo assai chiaro l'aspetto razionalista, direi quasi positivista di Crowley. A Crowley non sembrano interessare molto i principi filosofici su cui si basa lo yoga, come il dualismo tra purusa e prakrti, che corrisponde grossolanamente a quello occidentale tra spirito e materia, o la presenza di Içvara, cioè di un'entità suprema. Questi sono elementi che potremmo definire "sovrastrutturali", che dipendono dal contesto ambientale in cui lo yoga come dottrina è stato formulato. Essi dipendono quindi dal livello di comprensione di coloro cui le dottrine yoga erano originariamente dirette. Ciò che solo conta è il nucleo di queste dottrine: eliminando l'involucro e mantenendo il nucleo si ha una tecnica valida per chiunque. Notiamo qui un aspetto molto evidente del pensiero di Crowley, che lo identifica senza dubbio come un figlio del suo tempo. È quello che potremmo definire "pregiudizio positivista". In effetti egli riteneva di capire e saper interpretare le dottrine tradizionali dello yoga meglio di quanto facessero gli indiani stessi [23]. Si tratta qui, più o meno, di quello stesso tipo di pregiudizio che René Guénon, in una sua nota opera sulle dottrine tradizionali indù, definiva come "un'incredibile aberrazione". [24]

    Non ci sono misteri, né implicazioni metafisiche, nella visione che Crowley ha dello yoga. Si ha a che fare, si direbbe, quasi esclusivamente con la cruda fisiologia. E questa visione "fisiologica" dell'esperienza spirituale o religiosa conduce Crowley a un'intuizione che mi sembra di straordinario interesse. In un passo della sua autobiografia egli scrive:

    ... il samâdhi, qualunque cosa sia, è perlomeno uno stato mentale esattamente come la concentrazione, la rabbia, il sonno, l'ebbrezza e la malinconia. Molto bene. Ogni stato mentale è accompagnato da stati fisiologici corrispondenti. Si osservano lesioni della materia cerebrale, disturbi dell'irrorazione sanguigna, e così via, in una relazione apparentemente necessaria con questi stati spirituali. Inoltre, sappiamo già che certe condizioni spirituali o mentali possono essere indotte agendo sulle condizioni fisico- e chimico-fisiologiche. (...) Perché dunque non dovrebbe essere possibile escogitare un qualche metodo farmaceutico, elettrico o chirurgico per indurre il samâdhi e creare il genio semplicemente come creiamo altri tipi di particolare eccitazione? La morfina rende l'uomo santo e felice, ma in un modo negativo; perché non dovrebbe esserci una qualche droga che sia in grado di produrre l'equivalente in positivo? Il mistico rimarrà senza fiato per l'orrore, ma non è necessario prestargli attenzione. È lui che insulta la natura postulando una discontinuità nei suoi processi. Se ammettiamo che il samâdhi è uno stato sui generis va a finire che ci ritroviamo di nuovo di fronte tutte le fandonie del soprannaturale che già avevamo messo da parte. [25]

    Questo passo mostra a quale estrema conseguenza era giunto l'atteggiamento "razionale" di Crowley nei confronti dello yoga. Secondo Crowley, se neghiamo qualsiasi carattere di soprannaturalità al samâdhi, rimane di esso il solo aspetto fisio-psicologico. Stando così le cose questo stato potrebbe essere indotto, almeno teoricamente, con un qualche mezzo artificiale, nella fattispecie qualche sostanza psicoattiva.

    È noto che Crowley fece uso di droghe sin dalla giovinezza. Ebbene, nel passo citato troviamo una spiegazione estremamente lucida di questo uso. All'origine troviamo il desiderio della sperimentazione, la ricerca di nuove vie, anzi di scorciatoie, per la realizzazione spirituale. A che scopo perdere tempo in esercizi complicati ed estenuanti, se è possibile avere tutto subito? Questo aspetto è tanto più interessante se consideriamo che esso, in un certo senso, collega Crowley alla cultura psichedelica degli anni sessanta; anni che non a caso videro una riscoperta delle sue idee e della sua figura [26]. Questo collegamento, del resto non è senza passaggi intermedi, visto che alcune fonti, per esempio, sostengono che fu Crowley a introdurre Aldous Huxley alla mescalina negli anni trenta [27]. È nota l'influenza che ciò che Huxley scrisse a proposito delle sue esperienze con le droghe ebbe sulla successiva cultura psichedelica. Del resto l'idea di "abbreviare" il percorso dello yoga con sostanze stupefacenti non era certo originale. Nella stessa tradizione indiana sono conosciute forme "popolari" di yoga, influenzate probabilmente da elementi di origine sciamanica, che contemplano l'uso di sostanze come la canapa o l'oppio per ottenere transe estatiche [28]. L'uso di queste sostanze è però scarsamente attestato dalla tradizione dello yoga classico. [29]

    Vorrei ora toccare un altro possibile aspetto del significato dello yoga per Aleister Crowley. La mia impressione è che egli adoperò le varie forme di meditazione e di concentrazione necessarie per la pratica yoga anche per esercitare e sviluppare una facoltà che è assolutamente centrale per la tradizione esoterica e magica occidentale: l'immaginazione. Secondo Ioan Culianu, la magia è una "scienza dell'immaginario" e Antoine Faivre ha posto proprio l'immaginazione tra gli elementi fondamentali dell'esoterismo occidentale moderno. [30]

    C'è in effetti un filo rosso che collega la mnemotecnica rinascimentale alla tecnica dei cosiddetti "viaggi astrali", che veniva insegnata ai membri della Golden Dawn [31]. Questo filo rosso è proprio l'immaginazione. Attraverso l'immaginazione il mago ha a disposizione una dimensione parallela a quella della realtà oggettiva, una dimensione nella quale egli si muove e ha delle sensazioni, nella quale si compiono delle esperienze significative, spesso di tipo simbolico. Ma, evidentemente, l'immaginazione è una facoltà che va allenata. Con gli esercizi iniziati sotto la guida di Oscar Eckenstein e con quelli eseguiti insieme ad Allan Bennett a Ceylon, Crowley esercitava anche le sue capacità di concentrazione e di immaginazione. Voglio dare qui due piccoli esempi di ciò che intendo dire. Nel 1906, dopo un tentativo fallito di scalare una delle montagne più alte dell'Himalaya, il Kangchenjunga, Crowley intraprese un viaggio in Cina, che durò diversi mesi. Durante questo viaggio egli praticò un rituale che riveste una grande importanza nella sua "carriera magica": l'Augoeides. Qual era la particolarità di questo rituale magico, che nel suo complesso si protrasse addirittura per trentadue settimane? La particolarità era il fatto che l'Augoeides venne praticato esclusivamente sul piano dell'immaginazione [32]. Per motivi che qui non approfondiremo, Crowley aveva la necessità di iniziare a praticare questo rituale proprio nel momento in cui si trovava in Cina. Nelle condizioni in cui era, non poteva disporre né di un tempio magico, né della solitudine necessaria per questo tipo di pratiche. Dunque decise di fare a meno di qualsiasi elemento esterno e materiale. Attraverso l'immaginazione, Crowley visualizzava il tempio magico, con tutti gli arredi e il resto, e poi proiettava un'immagine di se stesso all'interno di questo ambiente. Così svolgeva le azioni necessarie per il rituale su un piano totalmente immaginativo, isolato da tutto quanto gli accadeva intorno. Crowley ci dice che era in grado di svolgere queste operazioni, che erano quotidiane, anche mentre stava camminando o era a cavallo.

    L'altro esempio, che non ha niente a che vedere con la pratica magica, riguarda la particolare abilità di Crowley nel gioco degli scacchi. Israel Regardie, un discepolo di Crowley, ci dice che egli era in grado di giocare, e di vincere, contro due avversari contemporaneamente, senza mai vedere la scacchiera [33]. In questo caso Crowley visualizzava una scacchiera immaginaria, anzi due, sulle quali muoveva pezzi immaginari. Naturalmente le mosse venivano comunicate tramite le coordinate, lettera più numero, della scacchiera. Chi conosce anche superficialmente il mondo degli scacchi sa che la capacità di giocare "alla cieca" non è affatto straordinaria per un maestro [34]. C'è addirittura chi è stato in grado di giocare quarantacinque partite "alla cieca" contemporaneamente [35]. Ciò che a noi interessa, piuttosto, è il fatto che questa capacità visualizzativa di Crowley va collegata probabilmente con le sue pratiche yoga e sicuramente con le sue pratiche magiche. Sia Regardie, sia lo stesso Crowley mettono in relazione l'abilità nel giocare a scacchi di quest'ultimo con la pratica magica, e in particolare proprio con l'Augoeides. [36]

    Indubbiamente la scoperta dello yoga da parte di Aleister Crowley si inquadra in quella spinta a Oriente che il "sostrato illuminato", per usare l'espressione di James Webb, mise in atto a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Però abbiamo avuto modo di constatare come l'esito di questa scoperta fu tutt'altro che scontato. Nell’escludere interpretazioni soprannaturali, Crowley mostra tutta la sua dipendenza dagli schemi di pensiero più diffusi della sua epoca. Ci troviamo così di fronte a un mistico di nuovo tipo, che cerca di integrare i dati della tradizione con la scienza e il progresso. Del resto, il suo razionalismo non gli impedì di inserirsi appunto nella più schietta tradizione magica occidentale, dal momento che cercò di mettere a pieno frutto quella facoltà fondamentale per il mago: l'immaginazione.


    Note

    Massimo Introvigne, Il cappello del mago - I nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo, SugarCo, Milano 1990, p. 313.
    Riferimenti a eventuali influssi del tantrismo su Crowley si trovano un po' ovunque, ma soprattutto in Francis King, Il cammino del serpente - Storia, Riti e Misteri della Magia Sessuale, Edizioni Mediterranee, Roma 1979, passim. Si può vedere anche quello che dice in proposito Julius Evola in Metafisica del Sesso, Edizioni Mediterranee, Roma 1988, p. 384 e ss. Da notare che Evola attribuisce erroneamente a Crowley l'incontro con "due esponenti indù della Via tantrica della Mano Sinistra, Brima sen Pratab e Sri Agamya Paramhamsa [sic]", citando come fonte la biografia di Crowley scritta da John Symonds. Si tratta certamente di una svista, perché in realtà Symonds nella sua opera afferma che a incontrare i due guru indiani fu Carl Kellner, i cui contatti con Theodor Reuss possono essere considerati all'origine dell'Ordo Templi Orientis, l'ordine massonico di frangia cui in seguito appartenne anche Crowley. Kellner, che morì probabilmente prima che l'OTO venisse effettivamente creato da Reuss, non ebbe comunque mai alcun rapporto con Crowley (cfr. John Symonds, The Beast 666 - The Life of Aleister Crowley, Pindar Press, London 1997, p. 160).
    Aleister Crowley, Magick, Astrolabio, Roma 1976, p. 6.
    L'autobiografia è The Confessions of Aleister Crowley - An Autohagiography, Arkana, London 1989. L'ultima edizione della biografia di John Symonds è quella indicata nella nota 2.
    La cosa viene rilevata, del resto, anche da Symonds e Grant: "È singolare il fatto che Crowley, il quale poneva in grande risalto gli insegnamenti sessuali del Tantrismo (Vamacharin) abbia omesso di ricordare, persino nel suo elenco di autori, il nome di Sir John Woodroffe (Arthur Avalon), i cui testi tantristi furono pubblicati intorno al 1920." (Aleister Crowley, Magick, cit., p. 6).
    Due sono le opere principali di Crowley sullo yoga: la prima parte del Book Four, che fu pubblicata nel 1912 (ora si trova in Aleister Crowley, Magick, cit.) e le Eight Lessons on Yoga, pubblicate per la prima volta nel 1939 (un'edizione recente è quella della New Falcon Publications, Scottsdale 1991).
    Su questo punto e più in generale sulla diffusione in Occidente dell'interesse per la spiritualità orientale, cfr. James Webb, The Flight from Reason - The Age of the Irrational, Macdonald, London 1971, i capp. II ("Babel") e III ("The Masters and the Messiah"); e Massimo Introvigne, Le nuove religioni, SugarCo, Milano 1989, p. 267 e ss. torna
    Sul periodo che Crowley trascorse a Ceylon, cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., pp. 232-254; John Symonds, op. cit., pp. 43-45; Israel Regardie, The Eye in the Triangle - An Interpretation of Aleister Crowley, New Falcon Publications, Phoenix 1993, pp. 229-265.
    Su queste vicende e più in generale sulla storia della Golden Dawn il testo canonico è quello di Ellic Howe: The Magicians of the Golden Dawn - A Documentary History of a Magical Order 1887-1923, The Aquarian Press, Wellingborough 1985. Sui contrasti del 1900 e le varie scissioni vedi in particolare i capp. 14 ("Rebellion in London") e 15 ("The Battle of Blythe Road").
    Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., pp. 213-214.
    Cfr. ibid., pp. 159 e 213. Bisogna tenere in considerazione il fatto che Eckenstein era stato in India, in quanto aveva fatto parte della spedizione di Conway che nel 1892 aveva tentato la scalata al K2 (cfr. John Symonds, op. cit., p. 46). Potrebbe forse in questa occasione avere appreso qualche tecnica yoga.
    Un resoconto di questi esperimenti si trova in The Equinox I, 4, "The Temple of Solomon the King", pp. 107-124. Eckenstein viene indicato con le iniziali "D.A.".
    Ibid., p. 123.
    Per il concetto di Yoga "classico" distinto dalle sue varianti "popolari" e "barocche" cfr. Mircea Eliade, Lo Yoga - Immortalità e libertà, Sansoni, Firenze 1990, p. 20.
    Su questi elementi della pratica yoga, cfr. ibid., p. 62 e ss.
    Israel Regardie, op. cit., p. 249.
    Cfr. ibid., p. 253.
    Cfr. Mircea Eliade, op. cit., p. 51.
    A questo proposito vedi l'interessante introduzione di Stephen Skinner a: Aleister Crowley, The Magical Diaries of Aleister Crowley - 1923, Neville Spearman, Jersey 1979. Skinner è uno dei pochi che abbia colto, e messo in evidenza, questo aspetto della razionalità e della pretesa di scientificità in Crowley.
    Cfr. Aleister Crowley, Magick, cit., p. 19 e ss. Dobbiamo qui notare che Crowley ha preferito intitolare questa parte del Book Four non "Yoga", come sarebbe stato ovvio, ma "Misticismo". La seconda parte è invece intitolata "Magia". Troviamo dunque in Crowley questa distinzione, e questa polarità, tra misticismo e magia. Sostanzialmente, per Crowley, il misticismo cerca il contatto diretto con il "divino", con l'"assoluto", che naturalmente non è mai visto in modo dogmatico. La magia, invece, è la ricerca del potere attraverso delle tecniche che operano su un piano sottile. Si potrebbe dire che con la magia si adoperano mezzi spirituali per ottenere fini materiali. Comunque la distinzione non è sempre netta, spesso misticismo e magia in Crowley si confondono.
    Su questo aspetto vedi ciò che con grande equilibrio scrive Israel Regardie, che fu un discepolo di Crowley, in op. cit., p. 461 e ss. Per il Libro della Legge nel contesto delle nuove rivelazioni, magiche e religiose, cfr. Massimo Introvigne, "Livres magiques révélés et livres révélés religieux (d'Aleister Crowley aux nouvelles religions)" in Aries n° 15, Meudon, pp. 95-116.
    Aleister Crowley, Magick, cit., p. 29.
    Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 240. Scrive Crowley: "The numerous practices of Yoga are simply dodges to help one to acquire the knack of slowing down the current of thought and ultimately stopping it altogether. This fact has not been realized by the yogis themselves. Religious doctrines or ethical considerations have obscured the truth. I believe I am entitled to the credit of being the first man to understand the true bearings of the question."
    Cfr. René Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi, Milano 1989, pp. 12-13. Scrive Guénon: "...l'esclusivismo degli orientalisti (...) e il loro schematismo sono invece tali da spingerli, per un'incredibile aberrazione, a ritenersi capaci di comprendere le dottrine orientali meglio degli orientali stessi..."
    Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 386. Trad. mia.
    L'idea di questo accostamento è di James Webb. Cfr. Il sistema occulto, SugarCo, Milano 1989, p. 303. Cfr. anche Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo - Satanisti e anti-satanisti dal seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994, p. 265 e ss., per la riscoperta negli anni sessanta e la lettura in chiave satanista di Crowley da parte di certi ambienti legati alla cultura hippy e psichedelica californiana.
    Cfr. James Webb, Il sistema occulto, cit., p. 303 e Francis King, op. cit., p. 169, n. 7.
    Cfr. Mircea Eliade, op. cit., p. 314.
    Cfr. Patañjali, Yoga sûtra - con i commenti della tradizione, Mimesis, Milano 1992, p. 115.
    Per quanto riguarda Culianu vedi il suo bel saggio: Ioan P. Couliano, Eros e magia nel Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1987. Per la definizione di magia come "scienza dell'immaginario" vedi p. 7. Nella stessa pagina lo studioso rumeno scrive anche: "In quanto scienza della manipolazione dei fantasmi, la magia si rivolge in primo luogo all'umana immaginazione, nella quale tenta di suscitare impressioni persistenti." Per quanto riguarda Faivre, invece, cfr. il suo L'esoterismo, SugarCo, C. 29-31. Scrive Faivre a p. 30: "Sarebbe istruttivo fare la storia dell'immaginazione in Occidente, cioè del suo statuto. Si metterebbe in luce così l'importanza del tipo di immaginazione di cui ci occupiamo."
    Su questo aspetto degli insegnamenti della Golden Dawn cfr. S. L. Macgregor Mathers, Proiezione astrale, magia e alchimia, Mediterranee, Roma 1980, in particolare la prima e la seconda parte.
    Cfr. Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 517 e ss.
    Cfr. Israel Regardie, op. cit., p. 15.
    Cfr. Reuben Fine, La psicologia del giocatore di scacchi, Adelphi, Milano 1976, p. 40 e ss.
    Cfr. ibid., p. 41.
    Cfr. Israel Regardie, op. cit., pp. 311-312 e Aleister Crowley, The Confessions of..., cit., p. 518. Anche Regardie fa un accostamento tra le pratiche yoga di Crowley, la sua abilità nel giocare a scacchi e il rituale dell'Augoeides. Scrive infatti a p. 313: "While riding on his pony every day [durante il suo viaggio in Cina], he would construct in his imagination a Temple. Because of the keenness of his imaginative faculty, plus the hard-earned ability to concentrate that his Yoga practice given him, we may be assured that it was a clear picture in every detail. This ability to play blindfold chess, as I have described it above, would more or less confirm my proposition that he had skill to do so."

    tratto da http://home.sunrise.ch/prkoenig/pasi/pasi.htm

    Amprodias - "Lo yoga in Aleister Crowley" di Marco Pasi
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-13 alle 22:53
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  9. #39
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    Predefinito Rif: Aleister Crowley

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-07-12 alle 16:29

  10. #40
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    Predefinito Re: Rif: Aleister Crowley

    riguardo l'Abbazia di Thelema...

    Giravano voci che alcuni gruppi thelemiti volevano acquistarla e restaurarla... che si sa in proposito?

 

 
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