se le hanno comprate evidentemente facevano gola.
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ora anche senza scala mobile i prezzi aumentano sempre...come aumentavano quando non c'era scala mobile ,, anzi quando c'era è il periodo che l'inflazione era più controllabile.... la realtà è che i padroni quando si verificava un aumento della scala per l'inflazione già avvenuta trovsvano la scusa per aumentare ancora i prezzi dei prodotti..
https://jacobinitalia.it/gianna-dife...llinflanzione/
Nonostante fosse rapidamente diventata uno dei cardini del sistema retributivo italiano, la scala mobile fece discutere sin dall’inizio. Già all’epoca era stata accusata di favorire l’aumento dell’inflazione. In realtà, come sostenuto nel 1952 da Ruggero Spesso su un’autorevole rivista economica (Moneta e Credito vol. 5 n. 19-20) era vero il contrario: nella fase analizzata da Spesso «il senso dell’evoluzione dei prezzi [era] sempre dipeso da fatti estranei al campo salariale». E ancora: «Se si considera la fase iniziale del processo inflazionistico, appare che l’aumento del costo della vita ha anticipato quello dei salari nominali». Come poi accadrà con lo shock petrolifero del 1973, saranno eventi esterni a determinare un’accelerazione dell’inflazione, e non i salari: negli anni Cinquanta fu la Guerra di Corea (1950-1953) a provocare un aumento dei prezzi. Come viene ricordato nel medesimo articolo «la tesi che la scala mobile abbia costituito in Italia un fattore primario per il rialzo dei prezzi è contrastato dalla stessa rivista pubblicata dalla Confederazione Generale dell’Industria». C’è dell’altro: non solo la scala mobile non era il fattore primario del rialzo dei prezzi, ma essa, per una serie di ragioni, non garantiva il recupero completo del potere d’acquisto rispetto all’inflazione.
Infatti anche il premio nobel dell'economia dice balle:
Secondo Modigliani, la causa principale della crisi economica italiana degli anni settanta era da a ttribuire al forte incremento dei salari reali che ebbe inizio con il 1969. Il rischi o di una spirale inflazionistica fondata sulla rincorsa prezzi-salari-prezzi fu denunciato sin da l luglio del 1973 quando, dalle colonne del Corriere, l’economista del MIT lanciò un primo appello alla saggezza e alla moderazione di imprese e sindacati. La firma di una tregua salariale, avvertiva Modigliani in quella occasione, avrebbe prodotto effetti benefici sulle politiche di stabilizzazione, disincentivando le fughe di capitali, l’evasione fiscale, le offensive della speculazione internazionale sui mercati valutari. Riprendendo i suoi antichi studi con Emile Grunberg del 1954, Modigliani sottolineava come la situazione italiana rischiasse di degenerare in un classico caso di scuola, in cui le aspettative si autoavverano, creando “un circolo vizioso instabile nel quale la paura giustifica la paura”
Franco Modigliani e l’Italia - L’impegno civile di un economista
L’addio alla scala mobile e la stagione dei bulloni
Questo è l'andamento storico dell'inflazione in Italia. Basta guardarlo per valutare l'effetto nefasto della scala mobile nel periodo in cui fu pienamente in vigore:
Allegato 7807
Inflazione media Italia dal 1956 al 2021
Se vabbè la scala mobile, solite ricette fallimentari.
Rileggere prego:
Citazione:
Nonostante fosse rapidamente diventata uno dei cardini del sistema retributivo italiano, la scala mobile fece discutere sin dall’inizio. Già all’epoca era stata accusata di favorire l’aumento dell’inflazione. In realtà, come sostenuto nel 1952 da Ruggero Spesso su un’autorevole rivista economica (Moneta e Credito vol. 5 n. 19-20) era vero il contrario: nella fase analizzata da Spesso «il senso dell’evoluzione dei prezzi [era] sempre dipeso da fatti estranei al campo salariale». E ancora: «Se si considera la fase iniziale del processo inflazionistico, appare che l’aumento del costo della vita ha anticipato quello dei salari nominali». Come poi accadrà con lo shock petrolifero del 1973, saranno eventi esterni a determinare un’accelerazione dell’inflazione, e non i salari: negli anni Cinquanta fu la Guerra di Corea (1950-1953) a provocare un aumento dei prezzi. Come viene ricordato nel medesimo articolo «la tesi che la scala mobile abbia costituito in Italia un fattore primario per il rialzo dei prezzi è contrastato dalla stessa rivista pubblicata dalla Confederazione Generale dell’Industria». C’è dell’altro: non solo la scala mobile non era il fattore primario del rialzo dei prezzi, ma essa, per una serie di ragioni, non garantiva il recupero completo del potere d’acquisto rispetto all’inflazione.
Inoltre [ibidem]
A battere per primo un colpo fu l’insigne economista del Mit (Premio Nobel nel 1985) Franco Modigliani con due lettera al Corriere della Sera (3 e 9 febbraio 1975) nelle quali paventava l’arrivo di un’ondata inflattiva provocata dalla scala mobile. Nel corso degli anni successivi Modigliani intervenne spesso nel dibattito politico, insistendo sulla necessità di ridurre il costo del lavoro. Modigliani era un illustre e influente economista, sia negli Stati Uniti che in Italia e le sue parole ebbero una forte risonanza, persino su molti dirigenti del Partito comunista. Così, nel 1976 Modigliani ebbe l’opportunità di sostenere le sue tesi proprio a un convegno organizzato dal centro studi del Pci (il Cespe). Questa apertura del Pci era determinata da due ragioni: una, strutturale, era la tradizionale debolezza della cultura economica marxista all’interno del Partito: buona parte del Pci stava accettando l’idea che il costo del lavoro fosse la causa scatenante dell’inflazione e che la moderazione salariale fosse ormai necessaria. Un’altra ragione, più contingente, era legata alla strategia del “compromesso storico”. Questi due aspetti spinsero il Pci e il sindacato a offrire agli industriali, al governo e alla Banca d’Italia una politica di moderazione salariale. Una strategia, quella dei “sacrifici”, culminata sindacalmente nella cosiddetta “Strategia dell’Eur” (annunciata il 13 e il 14 febbraio 1978 all’Assemblea unitaria dei quadri e dei delegati sindacali) e nei governi di solidarietà nazionale (luglio 1976-marzo 1978) sul piano parlamentare.
In realtà, fra gli economisti, c’erano alcune voci di dissenso rispetto a questa lettura dello sviluppo economico. Tra queste, quella di Augusto Graziani. Secondo Graziani, e come ricostruito più recentemente dallo storico Francesco Cattabrini, il Pci rinunciava a una lettura autonoma e marxista della realtà, interiorizzando invece le categorie e i principi dell’economia politica marginalista. Graziani, insieme ad altri economisti, sottolineava come la scala mobile non avesse generato inflazione, come si diceva allora senza alcuna evidenza. L’inflazione era il risultato di uno shock esogeno. Certo questo shock stava mettendo in crisi il meccanismo della scala mobile, ma senza questo meccanismo i costi dell’inflazione sarebbero stati tutti a carico dei redditi dei lavoratori. Inoltre c’era un altro aspetto essenziale della crisi inflazionistica che veniva trascurato nel dibattito pubblico: quello che l’inflazione stava determinando era uno scontro tra sfere produttive, l’industria da un lato e i servizi e la finanza dall’altro. A metterlo bene in evidenza nel 1977 fu un giovane economista, Roberto Convenevole, allievo di Graziani, in Processo inflazionistico e redistribuzione del reddito (Einaudi, 1977). Come riassumeva Graziani nella prefazione al libro, «il punto di crisi centrale […] non è più quindi l’aumento del salario, né il ridursi del profitto globale, bensì un fenomeno di spostamenti di profitto, effettuato dall’inflazione, a danno del capitale industriale e a favore del capitale finanziario e commerciale. La visione dell’economia italiana di oggi non è più soltanto quella, così ampiamente divulgata, di una società lacerata da un conflitto tra salario e profitto; ma anche, quella, assai più articolata, di un’economia dominata da conflitti interni al padronato. La battaglia che il padronato sta conducendo per la riduzione del costo del lavoro appare in quest’ottica come una battaglia riflessa, che trova la sua giustificazione non solo nell’avanzata dei salari, ma anche nella crescita dei gruppi finanziari, ed è volta a recuperare, ai danni dei lavoratori, quote di reddito che sono state sottratte al profilo industriale da altre parti». Ma questa lettura era destinata a rimanere inascoltata nel Pci e nella Cgil, i cui dirigenti non sembravano interessati a mettere in discussione la strategia della moderazione salariale, che resse fino al 1979.