San Tommaso d'Aquino, Somma teologica
Prima parte della seconda parte
Questione 5
Articolo 2
[33685] Iª-IIae q. 5 a. 2 arg. 1
SEMBRA che un beato non possa essere più felice di un altro. Infatti:
1. La beatitudine, come dice il Filosofo, è "la ricompensa della virtù". Ma la ricompensa è uguale per tutte le opere di virtù, infatti sta scritto nel Vangelo che tutti gli operai della vigna "ricevettero un denaro per ciascuno"; "poiché", come spiega S. Gregorio, "ricevettero la stessa retribuzione della vita eterna". Dunque uno non può essere più beato di un altro.
[33686] Iª-IIae q. 5 a. 2 arg. 2
2. La beatitudine è il bene supremo. Ma niente può essere superiore a ciò che è supremo. Dunque non ci può essere una beatitudine superiore a quella di un beato qualsiasi.
[33687] Iª-IIae q. 5 a. 2 arg. 3
3. La beatitudine quieta il desiderio dell'uomo, essendo "un bene perfetto ed esauriente". Ma il desiderio non si acquieta, se manca di un bene ancora da conquistare. D'altra parte, se non manca di niente, non potrà esserci un bene maggiore. Dunque, o uno non è beato; oppure, se è beato, non ci può essere una beatitudine superiore alla sua.
[33688] Iª-IIae q. 5 a. 2 s. c.
IN CONTRARIO: Sta scritto nel Vangelo: "Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore"; le quali, al dire di S. Agostino, "stanno a indicare diversi gradi di merito nella vita eterna". Ora, il grado di vita eterna, assegnato per merito, è la beatitudine. Dunque non è uguale per tutti la beatitudine, ma ci sono gradi diversi.
[33689] Iª-IIae q. 5 a. 2 co.
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, la beatitudine include due cose: il fine ultimo in se stesso, che è il sommo bene; e il conseguimento o fruizione di tale bene. E quindi, per il bene stesso che è oggetto e causa della beatitudine, non può esserci una beatitudine maggiore di un'altra: poiché non esiste che un unico sommo bene, cioè Dio, la cui fruizione rende gli uomini beati. - Ma per il conseguimento di codesto bene, ovvero per la fruizione, uno può essere più beato di un altro; poiché quanto più si fruisce di quel bene, tanto più si è felici. E avviene che uno possa fruire di Dio più perfettamente di un altro, per il fatto che è meglio disposto e ordinato alla sua fruizione. E in questo modo uno può essere più felice di un altro.
[33690] Iª-IIae q. 5 a. 2 ad 1
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'unico denaro sta a indicare l'unicità della beatitudine rispettivamente all'oggetto. Mentre la diversità delle dimore indica la diversità della beatitudine rispetto ai gradi della fruizione.
[33691] Iª-IIae q. 5 a. 2 ad 2
2. Si dice che la beatitudine è il sommo bene, in quanto è la perfetta presa di possesso, o fruizione, del sommo bene.
[33692] Iª-IIae q. 5 a. 2 ad 3
3. A nessun beato manca un qualsiasi bene desiderabile: possedendo egli lo stesso bene infinito, che è "il bene di ogni bene", come si esprime S. Agostino. Ma si dice che uno è più beato di un altro per la diversa partecipazione di codesto bene. Del resto l'aggiunta di altri beni non accresce la beatitudine; infatti S. Agostino così pregava: "Chi conosce te, e insieme conosce altre cose, non è beato per codeste cose, ma soltanto per te".




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