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Discussione: dire basta al finning

  1. #1
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    Predefinito dire basta al finning

    https://www.robadadonne.it/232399/fi...amento-squalo/

    Siamo abituati a considerarli tra i predatori più pericolosi del pianeta, eppure anche gli squali devono temere un predatore molto più pericoloso e deliberatamente crudele di quanto decine e decine di film ci abbiano abituato a pensare i pescecani: l’uomo.

    Ogni anno, infatti, tra i 63 e i 273 milioni di squali vengono uccisi in tutto il mondo per cacciarne le pinne, un ingrediente ricercato per creare piatti sofisticati e prelibati di molti menu asiatici. Questa pratica si chiama finning, e deve essere fermata. Il finning, o spinnamento, è una tecnica – legale in alcuni paesi, proibita in altri – che viene utilizzata dai pescatori per cacciare le pinne di squalo. Esclusivamente le pinne, si badi bene.

    Si tratta di una pratica particolarmente crudele: il taglio delle pinne, infatti, in moltissimi casi viene effettuato quando l’animale è ancora vivo. Gli squali vengono issati a bordo, privati delle pinne e rigettati in mare, dove vanno incontro a una morte certa dopo una lunga e dolorosa agonia per dissanguamento e soffocamento, poiché questi animali possono respirare solo nuotando. In alcuni casi, vengono mangiati da altri predatori.

    Le pinne, una volta essiccate, vengono utilizzate nella preparazione di diverse pietanze, tra cui la famosa zuppa di pinne di pescecane che, ricorda Shark School. Secondo IUCN Shark Specialist Group, non c’è un’unica specie di squalo che viene cacciata per le pinne: come le razze, infatti, questi animali spesso vengono catturati durante operazioni di pesca di altre specie ittiche o con attrezzi da pesca indiscriminata (palamari, reti a strascico). Dal mako al martello, dallo squalo bruno alla verdesca, fino a giganti quali il cetorino e lo squalo balena, sono decine le specie di squalo che subiscono lo spinnamento. Ad essere asportate, perché commercializzabili, sono la prima pinna dorsale, le pettorali ed il lobo inferiore di quella caudale: le altre, assieme al resto del corpo, vengono ributtate in mare come “merce” inutilizzabile. Su molte tavole asiatiche, i piatti a base di pinne di squalo sono pregiati e ricercati, veri e propri status symbol al pari delle nostre ostriche e caviale. Per questo, sul mercato di Hong Kong le pinne essiccate raggiungono il valore record di 700$ al kg, mentre il resto dello squalo viene considerato solo un peso dall’industria della pesca. Sebbene non esistano dati certi a causa della pesca e del mercato illegale, si stima che le pinne vendute ai ristoranti siano circa 8000 tonnellate ogni anno. Se si considera che il peso delle pinne è residuale rispetto al peso complessivo di uno squalo – generalmente una percentuale che va dall’1 al 4% – è evidente come non si tratti solo di una questione etica, ma anche di un immenso spreco di carne, che aggiunge un ulteriore livello di inutile crudeltà alla pratica del finning.

    Se pensate che si tratti di una tradizione di popoli barbari e incivili, vi sbagliate. Molti paesi europei sono coinvolti nel business delle pinne di squalo: il primato va alla Spagna che occupa il secondo posto a livello mondiale e che, dice Shark School, solo dal 1995 al 2001 ha esportato verso Hong Kong circa 800 tonnellate di pinne.

    Ogni anno le pinne esportate dall’UE sono poco meno di 3.500 tonnellate, per un valore complessivo di circa 52 milioni di euro. Non solo: come ricorda Radioveg. I danni dello spinnamento per la popolazione degli squali e per l’ecosistema marino nel suo insieme sono enormi. Sebbene finora nessuna specie si sia estinta a causa di questa pratica, infatti, secondo il sito Biologia Marina. Il finning rischia quindi di far scomparire dal pianeta uno dei predatori più affascinanti mai esistiti, che abita i mari da milioni di anni, addirittura da prima della comparsa dei dinosauri. Fermare un fenomeno come il finning non è facile, a causa dell’alta richiesta del mercato e dell’enorme giro di affari che lo circonda. Qualcosa, però, si sta muovendo, sia sulla spinta dei cittadini che delle istituzioni.

    Grazie ai cittadini europei è stata lanciata Stop Finning EU: non una normale petizione ma un’iniziativa ufficiale dell’Unione Europea finalizzata a proporre un’estensione dell’attuale regolamento “Fins Naturally Attached” alla Commissione Europea. La regolamentazione attuale, infatti, non riesce a contrastare efficacemente il finning, poiché il grosso dei profitti che se ne ricavano sono legati all’esportazione. Estendendo “Fins Naturally Attached” a importazione, esportazione e transito rimarrebbe legale solo la commercializzazione dello squalo intero: in questo modo, il commercio di pinne di squalo diventerebbe economicamente insostenibile e sarebbe più facile anche contrastare la pesca illegale di specie a rischio.

    La raccolta firme si è conclusa il 31 gennaio 2022, raccogliendo più di un milione e duecentomila firme, che ora dovranno essere verificate e validate. L’Italia, ricorda la LAV, è stata tra i partecipanti più attivi, con oltre 70.688 voti, il 128,94% della soglia minima richiesta al nostro Paese.

  2. #2
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: dire basta al finning

    Mia madre negli anni 60 in vacanza in spagna e' riuscita a mangiare la zuppa di tartaruga.
    Credo che ora sia proibito.

 

 

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