
Originariamente Scritto da
zucchetta
Mi dispiace rispondere qui perché il discorso è lungo e si va OT, ma conosco bene l’ambito in cui Whitney fa quell’affermazione e non sono d’accordo con il suo punto di vista. Se è per me, non c’è bisogno che riporti il contesto in cui l’ha scritto.
(la grammatica sanscrita di Whitney è liberamente disponibile
qui in lingua inglese).
Il suo è il classico pregiudizio degli orientalisti ottocenteschi, impregnati di Darwinismo ed incapaci di comprendere l’essenza di quello che hanno davanti, troppo impegnati ad incasellare ogni cosa nella loro ottica. Il sanscrito non è una lingua costruita a tavolino com’è stato sostenuto e la grammatica di Panini non è la fredda riduzione ad un insieme di regole di caotiche lingue naturali o prakrite.
Il vedico non ha differenze sostanziali con il sanscrito, ha in più la lettera GL (come nell’italiano aglio) caduta in disuso nel linguaggio parlato nel 600 A. C., l’Aṣṭādhyāyī (gli otto libri) è solo la riorganizzazione dell’antico vedico, effettuata quando i linguaggi prakriti cominciarono a diversificarsi troppo dalla lingua dei canti dei Rishi.
Sarasvati, la dea della parola soprintendeva al lavoro di Panini, proprio perché la deriva linguistica causata dal frazionamento linguistico delle tribù, non causasse la fine del sacro linguaggio dei Veda che, secondo quanto sostengono quegli stessi canti (o mandala come sono chiamati in India), sono l’ultima propaggine dell’antico linguaggio naturale dell’uomo