Effetto FIAT?
Non ci voleva molto a capire che, dopo la resa incondizionata di governo e dei sindacati di regime nei confronti della FIAT, della famiglia Elkann e del signor Marchionne, altri gruppi del malaffare capitalistico italiano avrebbero preso la palla al balzo per fare i loro comodi. La prima a entrare in campo è stata la Telecom che, grazie alla compiacenza delle furerie di sedicenti organizzazioni preposte a tutelare gli interessi dei lavoratori, nel triennio 2010-2012 si ‘libererà’ di 3.900 lavoratori con la scappatoia della mobilità volontaria, mentre ad altri 2.200 lavoratori saranno prospettati contratti di solidarietà e corsi di formazione. In pratica si utilizzeranno ancora una volta le leggi che legittimano il precariato. Leggi molto volute dai giuslavoristi allievi del professor Biagi e utilizzate senza scrupoli dagli industriali italiani, anche grazie al collaborazionismo messo in atto dallo stato borghese.
In merito a questa vicenda leggiamo su “la Repubblica” (organo ufficiale della borghesia radical chic) quattro righe che entrando nel merito della questione Telecom parlano di “fumata bianca”. Immaginarsi se la fumata fosse stata nera! Naturalmente il ministro Sacconi (che sta assumendo il ruolo di curatore fallimentare del posto di lavoro) ha espresso soddisfazione e soddisfazione hanno manifestato parimenti le organizzazioni sindacali di regime. Anche la CGIL tanto per sfatare una sua nuova linea conflittuale.
Ad attacchi contro i lavoratori non possono certamente mancare quelle multinazionali del malaffare e dello sfruttamento che rispondono al nome di banche, ed ecco quindi che Unicredit dà l’annuncio dell’acquisizione di un nuovo socio e nello stesso tempo annuncia 4.100 esuberi per il triennio 2011-2013 che vanno ad aggiungersi ai 600 già dichiarati e non ancora scaricati. Come il solito di fronte alle preoccupazioni dei lavoratori si parla dei risparmi che porterebbe l’operazione, quasi che i soldi dell’Unicredit se li fossero mangiati i lavoratori e non dirigenti dediti alle speculazioni. Al di la degli annunci i lavoratori hanno capito che a Unicredit è stato trasmesso l’effetto FIAT grazie al quale si può impudentemente dichiarare esuberi e licenziare. E’ assurdo pensare che si possano fare ragionamenti di ristrutturazioni al di fuori della legalità e della contrattualistica ed è assurdo che l’azienda debba rimarcare che l’ipotesi presentata va attuata nel rispetto delle norme contrattuali. Come dicevano i latini: “Excusatio non petita accusatio manifesta”.
Nel frattempo è emersa anche la questione della privatizzazione di Tirrenia, la società di traghetti gestita dalla regione Sicilia, ma per il momento questo ennesimo passaggio ai privati di società che sono state storicamente a partecipazione statale è saltato. Probabilmente alle spalle di questa vicenda c’è uno dei soliti maleodoranti pentoloni politici poiché si parla di ripicche nei confronti del presidente della regione Sicilia Lombardo che alla camera, durante la votazione sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo, non avrebbe fatto votare il suo gruppo (“MPA”) come qualcuno voleva. Beghe e problemi dello stato borghese ai quali devono sottostare come sempre i lavoratori. La comunicazione ufficiale parla di mancata sottoscrizione del contratto e quindi di cessazione del procedimento che avrebbe portato alle dismissioni della Tirrenia. Forse però non tutto il male viene per nuocere giacché per il momento è stata assicurata il funzionamento del gruppo, ma esiste sempre il rischio di una liquidazione dello stesso con la vendita pezzo per pezzo della flotta e con la messa all’asta delle rotte. I lavoratori comunque intendono vigilare sulle varie iniziative poiché ancora non è stata chiarita la loro posizione come ben si sa la prima operazione che fanno di solito i privati è di dichiarare esuberi.
Effetto FIAT a parte, le multinazionali e i capitalisti italiani non stanno con le mani in mano e con la compiacenza alquanto ebete dl governo e del suo ministro del lavoro continuano nella loro opera di smantellamento dell’occupazione italiana. La Glaxo di Verona passa all’americana Aptuit e il ministro gioisce dimentico di come agiscono in questi casi le multinazionali, ricordate questo nome nei prossimi mesi: Glaxo di Verona. I docenti precari devono mettersi in coda all’alba per ritirare il sussidio di disoccupazione trovandosi naturalmente di fronte le servili forze dell’ordine costituito se si azzardano ad alzare qualche voce di protesta. La Keller azienda del settore metalmeccanico siciliano già così duramente provato, dopo 25 anni di attività lavorativa sulle spalle chiude e probabilmente i 204 dipendenti andranno a casa.
Siamo solo alla punta dell’iceberg di quello che si può definire un “quasi tracollo” del lavoro in Italia. Per ora il tracollo totale è stato evitato dalle varie casse integrazioni e per l’anno in corso la ‘nostra’ repubblica, nata dalla resistenza, vedrà salire la disoccupazione al 12%, e l’Italia si allinea ai livelli europei in tutti i sensi perché lo stato borghese non si vuol far mancare niente. Se aumentano i deficit pubblici noi non siamo da meno e possiamo così dire che anche Germania, Francia o Spagna stanno come noi e dall’apparato burocratico messo in piedi a Strasburgo partono le solite parole d’ordine che altro non sono che “parole”. La disoccupazione giovanile sta arrivando al 30%, un giovane su quattro è disoccupato e uno su due è precario. A tutto questo si aggiunge il livello dei salari che in Italia è uno dei più bassi d’Europa. Il tutto è “condito” dalla soddisfazione del ministro del lavoro Sacconi.
Questa è l’immagine dello stato italiano dopo sessantacinque anni di democrazia borghese al potere. Hanno provato tutti ad affossare questo Stato dai democristiani ai socialisti, dai centrosinistri ai centrodestri. È giunto il momento che i lavoratori e il popolo conquistino coscienza del fatto che l’unica alternativa a questo regime è di creare uno Stato dove intrallazzatori, affaristi, ministri e politici corrotti e portaborse delle multinazionali debbano aver paura di toccare anche una sola lira la popolo e ai lavoratori.
Per fare questo i tavoli di concertazione potrebbero non servire più.
Fabio PRETTO
Avanguardia sezione "numeri" - trattasi dell' editoriale dell' edizione di settembre del mensile Avanguardia




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ncav: ,
iango: per tornare ad un'economi agricola sostenibile , hanno cementato tutto , cornuti e mazziati .
