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Ma i detenuti fanno sesso?
Probabilmente la risposta immediata che potremmo dare è “no”, poiché effettivamente qui in Italia non vi è tale possibilità, ma non tutti i paesi la pensano allo stesso modo.
Ci sono infatti ben 13 paesi che garantiscono l’attività sessuale ai propri detenuti, riscontrando nel tempo diversi miglioramenti attitudinali in essi. Un primo esempio è dato dalla Germania e dalla Svezia dove il detenuto condannato ad una lunga pena è autorizzato a vivere, con la propria famiglia, qualche giorno all’interno di mini appartamenti predisposti dal governo. Simili, ma non del tutto sono, i sistemi penitenziari olandesi, danesi e norvegesi i quali garantiscono attività sessuale al detenuto all’interno della propria cella o in altro caso in appositi appartamenti (mini) istituiti all’interno delle mura carcerarie.
Il Paese che spicca fra tutti è il Canada, che dal 1980 permette al recluso l’incontro con i propri familiari all’interno di appositi prefabbricati, definiti anche roulette, per un totale di 72 ore, ossia 3 giorni. Diversamente, invece, in Croazia ed in Albania è data la possibilità al detenuto di intrattenere degli incontri non sorvegliati di 4 ore con i propri partner. In Finlandia e Norvegia, invece, è predisposto un sistema di congedo coniugali e attraverso il quale anche in questo caso il recluso ha la possibilità di avere una propria vita sessuale. Ancora, anche in America alcuni stati, tra cui la California e New York, sono possibili gli incontri intimi tra il detenuto ed il partner.
Nel tentativo, invece, di integrare tale libertà sessuale del detenuto ci stanno lavorando Francia e Belgio.
Ma perché parliamo di libertà? Sin dagli albori, circa il sistema carcerario, la preclusione della libertà dell’individuo è sempre stata al centro dell’attenzione: infatti, la privazione di ciò che più si ama, costituiva una punizione volta al raggiungimento di uno stato di malessere dell’individuo, come deterrente per i propri comportamenti e faceva sì che il detenuto comprendesse l’errore e venisse privato di quella libertà che tutti al di fuori di quelle mura avevano a priori.
In questo caso la mancata libertà sessuale ha sempre destato caos all’interno delle carceri. Infatti, in tali strutture, si registra un aumento dei rapporti omosessuali, dettati non solo dalla volontà del sesso in sè, ma spesso attuati al fine di ottenere in cambio dei favori: un esempio potrebbe essere quello di oggetti personali che vengono vietati o necessità di denaro per comprare la droga. In questo caso, quindi, si evidenziano anche condizioni di vera e propria prostituzione.
Nei Paesi in cui i carcerati possono vivere la sessualità è stato possibile notare che ciò comporta dei cambiamenti positivi: permette di ridurre le esperienze omosessuali vissute con disagio dagli eterosessuali, la masturbazione compulsiva e gli episodi violenti, e vi è una correlazione anche con il rischio di recidiva. Sembra infatti che il detenuto una volta al di fuori delle mura carcerarie, abbia una minore tendenza ad attuare comportamenti devianti.




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