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Secondo l’intelligence del Regno Unito, la Russia dispone di circa 20 navi da guerra nel Mar Nero, dove l’equilibrio di potere è ormai statico poiché la Turchia blocca qualsiasi accesso alle navi appartenenti a una parte belligerante. Il ministro della Difesa britannico Ben Wallace ha contestato addirittura la secolare supremazia russa nel Mar Nero: «I russi non possono controllare il Mar Nero, non è più loro».

Perché conta: Confondere la realtà dei fatti con i propri desiderata è un errore grave che, se compiuto da un decisore politico, può compromettere la buona riuscita di qualsiasi strategia militare. Contrariamente a quanto affermato dal ministro britannico, il Mar Nero è ancora un “lago russo”. A testimoniarlo in modo lampante è la rapida distruzione della Marina militare dell’Ucraina, grande paese rivierasco; l’isolamento (o la conquista) di tutti i porti del paese aggredito; il conseguente blocco di tutti i traffici mercantili da e per la costa settentrionale del bacino; la completa conquista dello spazio terracqueo del Mar d’Azov, strategica appendice dello specchio d’acqua eusino; l’inibizione delle operazioni di polizia aerea della Nato in seguito alla cattura dell’Isola dei Serpenti (Ucraina). Ma soprattutto è testimoniato dalla riluttanza delle Marine occidentali a inviare importanti flotte nel mare semi-chiuso: in caso di incidente scientemente indotto negli Stretti turchi, qualsiasi imbarcazione euroatlantica sarebbe intrappolata e soggetta agli attacchi missilistici russi. Non esistono “bolle” navali imperforabili: se una potente imbarcazione è dotata di dieci infallibili missili intercettori, basta lanciargliene contro undici. La tecnologia è sempre e comunque subordinata sia alla tattica sia alla strategia. Sia la litoranea Russia sia gli oceanici Stati Uniti lo sanno bene; l’insulare Regno Unito un po’ meno. Questo spiega perché Washington sta investendo molto nel porto militare di Alessandropoli (Grecia) nel Mar Egeo, immediatamente fuori il Mar Nero, mentre Londra è ben disposta a provocazioni navali al suo interno. È uno strano modo di manifestare la “Global Britain” quello di infilarsi in un piccolo cul-de-sac marittimo, ignorato persino dalla più grande potenza talassocratica del mondo.

Più acute sono le osservazioni degli analisti che, pur riconoscendo il ruolo dominante della Russia nel Mar Nero, ne evidenziano le difficoltà ad approntare sbarchi anfibi verso le coste minate dell’Ucraina. L’impossibilità di localizzare con esattezza i sistemi missilistici costieri mobili delle Forze armate ucraine ne complica la distruzione. Non conoscere la quantità di missili antinave in possesso di Kiev trattiene le navi moscovite dall’avvicinarsi troppo alle coste presidiate dai difensori. Ai missili Neptun di produzione ucraina (300 chilometri di gittata) – già protagonisti dell’affondamento della nave ammiraglia russa Moskva – potrebbero ora aggiungersi i missili britannici di produzione americana Harpoon (120 chilometri di gittata). Ma la consegna effettiva dei preziosi sistemi d’arma si gioca a terra, dove gli snodi logistici vengono puntualmente distrutti, non per mare dove è attivo un incontrastato blocco navale. A riprova che il Mar Nero è ancora roba russa.