Se vi chiedete chi siete, che risposta ottenete ?


Se vi chiedete chi siete, che risposta ottenete ?


Io sono Luce Divina.
Sii Chi sei, finalmente!
Messaggio del Maestro Asceso Kuthumi
Ti saluto a Nome mio e a Nome della Gerarchia.
Amico, mi rivolgo a te, come l'ho fatto molte volte, e vengo oggi a proporti di concludere un affare. Non vengo a venderti o a comperarti qualcosa, ma pronuncerò parole che faranno fiorire nel tuo cuore una miriade di stelle, uguali a ciò Che sei. Nel tuo cuore, nella tua anima, risiede la supremazia di tutto ciò che rappresenta l'universo. Nel minino interstizio, c'è la Vita e in tutta la tua grandezza, c'è la Forza. Che queste ti permettano un giorno di spalancare orecchie e occhi!
Parecchie volte è stato detto che tu eri una divinità fra le divinità che noi rappresentiamo. Tutti, al livello della tua comprensione. Oggi ti esprimerò che tu non hai mai cessato di essere Dio, lui stesso. Colui che è la carne della tua carne è il Senza Nome e colui che ti ha donato la vita è Lui stesso in persona. Colui che porti non è una scintilla ma una totalità ed è a te che mi rivolgo con la deferenza che tu rappresenti, allo stesso titolo di ciò che sono anch'io.
Molte volte hai provato a convincerti che appartenevi a un grande sistema di groviglio di vite, poste qua e là su dimensioni o piani differenti, o ancora negli eteri che ancora non puoi nominare. Hai appreso che la tua molteplicità ti permetteva di vivere e di fare esperienza di ogni genere di facoltà, particolarmente la maestria, come nell'istante in cui ti parlo. Mi appello a questa poiché mi rivolgo a te, il Maestro incarnato che mi legge o che mi sta di fronte. Ti accolgo sul mio seno come un fratello poiché fai parte di me e io faccio parte di te. Non sono dunque per niente così elevato o lontano ma sono un'estensione di te, un'estensione di Dio. Non credere che ti riporto al catechismo o all'interno di un qualsiasi dogma; ti esprimo in questo istante che tu incarni Dio su questo piano terrestre, come nell'immensità della Vita sperduta oltre i confini di tutti gli universi.
Questo non ti insegna niente, vero? Sapevi bene, o avevi finalmente capito, che tutte le tue limitazioni non erano generate che dalla tua mente o dal tuo piccolo "io" che faceva di testa sua, rifiutando di credere una cosa simile e nascondendosi dietro il divano, per falsa modestia o per troppo umiltà. Non hai smesso di crederlo eppure ti sei sempre comportato come una persona indegna, incapace di giungere ai suoi fini, incapace di costruire il mondo di domani mentre ti costringevi a fare belle meditazioni...
Ora amerei che tu realizzassi a che punto sei cambiato. Che tu ti guardassi in altro modo e pensassi che tutte le barriere che hai costruito sulla tua strada non erano altro che pensieri depositati nella tua mente feconda. Ti sorprendo, vero? Non proprio. Hai anche appreso che il tuo pensiero era creatore e che potevi servirtene come d'un alleato, per creare il tuo mondo e realizzare la Pace sulla Terra, o per portare soccorso, con la visualizzazione, a qualcuno in perdizione all'altro capo della Terra. E hai omesso che il tuo pensiero continuava a creare anche quando non gli domandavi più niente. E che, nei tuoi momenti di smarrimento, dimenticavi che creavi ancora un mondo di limitazione, di dolore, di paura, di rancore. Allora, guarda ciò che hai fatto. Non ti giudico per niente, ti indico l'universo, il bozzolo nel quale ti trovi in questo momento. Corrisponde esattamente a ciò che hai sempre desiderato o non è che il pallido riflesso di ciò che tu hai voluto, credendo che non potevi meritare di meglio, come mancanza di denaro, di lavoro o ancora di voglia ? Dove hai messo quindi tutti i tuoi ardori di lavoratore di Luce? Li hai solamente dispersi su chi veniva a mendicare il tuo aiuto, o su alcuni che sopportavano all'altro capo del mondo, o su colui che non diceva niente ma che faceva soffrire il tuo cuore?
E tu caro Amico, cosa ti sei offerto di bello, di meraviglioso, di straordinario, di grandioso? Non ti ho detto prima, che sei la rappresentazione di Dio, Padre/Madre? Allora cosa pensi se ti dico: "Che la tua volontà sia fatta e non la mia ?" Non mi crederai, vero? Eppure, è così da sempre.
Prima, quando cominciavi a crescere, ti abbiamo tenuto la mano, a volte ti abbiamo portato, quando non ci arrivavi o quando le forze ti mancavano. Poi, hai capito che potevi avanzare senza stampelle, prendendo tuttavia la parola per chiamarci in aiuto in caso di bisogno. E ti sei reso conto che potevi aiutare e hai superato tutti questi ostacoli perché hai creduto in te e in ciò che facevi. Esattamente come l'ha sempre fatto il Grande Tutto. Egli continua a credere che la sua Creazione si realizzi perché Egli sa. E sapendo, tutto si materializza, ciò che puoi riconoscere come bello o ciò che puoi non apprezzare per niente. Tuttavia, ogni cosa ha il suo posto, ogni evento è orchestrato dal Tutto ciò Che E', allo stesso modo in cui tu prevedi di fare le tue compere o di portare in anticipo la tua auto dal garagista. Il mio esempio può sembrarti fuori posto, ma è per ricondurre alla tua scala il coordinamento di tutta un'opera, che è la tua, e rimetterla nell'ordinatore gigante che orchestra tutto un movimento perpetuo, e che permette che la Via sia, in tutto il suo splendore. Tu non ne conosci la millesima parte perché hai perso momentaneamente la memoria di ciò. Ma sappi ancora, anche se l'hai letto sovente, che tutto ciò che fai, dici o vivi, ha una conseguenza su tutto l'universo da cui dipendi.
Ed è così che, chiudendo questo libro, penserai in tutta coscienza che hai la stessa responsabilità di Dio, che tu porti in te, Suo Verbo, e che tu puoi compiere ogni Sua azione, dal miracolo più sorprendente al gesto più anodino. E questa presa di coscienza ti libererà infine dalle tue catene, quelle che hai messo ai tuoi polsi o alle caviglie, deliberatamente, o quelle che la tua società, la tua religione, le tue credenze ti hanno imposto. Non voltarti indietro e non contemplare più ciò che hai fatto o creato. Apri semplicemente uno sguardo nuovo davanti a te per riconoscere, in questo preciso istante, che sei SEMPRE stato Dio e che tu non fai "che ESSERE" dalla notte dei tempi. Non si è già detto che la storia non aveva né inizio né fine? Era anche per farti capire che ciò che si trova dietro può tornare a cercarti domani, e che saprai allora riconoscere ciò che ti ha soddisfatto e ciò che vorresti radicalmente cambiare.
Niente è ineluttabile. Anche questo l'hai sovente letto. Allora, Amico, cosa aspetti per "prenderti" per Colui che sei e abolire finalmente tutte queste limitazioni, che t'imponeva la tua mente ristretta o la tua vita sociale ? Sento già che non oserai mai scendere in strada e proclamare ad alta voce che sei Dio in persona. Ma, è questo lo sforzo? Non credi che quando ti si dice di "essere", è esattamente ciò che devi fare ? Hai in te il Verbo primordiale, allora, apri la tua bocca e dì le parole d'Amore dal tuo cuore, l'Amore che è tutto, in ogni vita.
Osserva la tua creazione attorno a te: i fiori, gli alberi, gli uccelli, e rallegrati di ciò che hai costruito. Trovi che le automobili sono fuori posto in questo paesaggio paradisiaco? Allora serviti dei tuoi piedi per andare dove devi. Trovi che queste antenne gigantesche deturpano il paesaggio che hai concepito? Allora riporta il tuo cellulare al venditore e dà il tuo televisore a un amico che non sa o che non crede. Non hai nessun bisogno di tutto questo ora perché hai finalmente compreso che sei senza limiti. Non devi che "connetterti", e l'universo intero ti racconterà le notizie delle stelle e delle tua amata Terra. I Maestri, che tu rappresenti, t'insegneranno e non t'imporranno uno spot pubblicitario tra ogni episodio. Devi sapere come sta un tuo amico? "Connettiti" con lui e lascia venire. Vedrai che lo contatterai facilmente in questo modo e lui saprà dirti che hai pensato a lui alla tal ora. E la conversazione potrà così avvenire.
Sento, nuovamente, che pensi che il mio discorso sia utopistico e che parli nel vuoto, senza conoscere le tue dipendenze o la vita che conduci. Disilluditi, ti conosco perfettamente poiché sono te, senza alcuna limitazione. So quello che pensi ad ogni istante, ma non per questo m'ingerisco nella tua vita se tu non me lo chiedi. Sei libero, da sempre. So quello che fai come ogni tuo concittadino e conosco tutta la tua storia, quella che vivi, così come tutte quelle che hai dimenticato. E non posso che capire ciò che senti perché io sono anche il tuo vicino di pianerottolo o la tua suocera. Ma io non sono sconnesso dalla mia vera natura, cioè il Divino che tutto può nella sua completa "parure", identificando la donna e l'uomo, ma pure la pluralità delle espressioni del Tutto.
Allora osservati dall'interno e vedi le tue piccole cellule che ridono. Non si burlano di te ma sono, al contrario, molto felici che accogli finalmente le meravigliose energie di tutta la Creazione. Esse sanno da sempre da Chi provengono: dal Padre/Madre Divini, dunque da te. E la tua mamma ha costruito il modello, che è l'immagine stessa di ciò che volevi essere, poiché hai ogni potere decisionale, come Tutto ciò Che E'.
"Ma allora, perché pensi che io sia così infagottato nelle mie limitazioni terrene ? Perché non posso materializzare, in un battibaleno, tutto ciò che voglio, tutto ciò che desidero cambiare nella mia vita o nel mio corpo?"
Sapevo che me lo avresti chiesto. Non ti ho detto che hai perso momentaneamente la memoria di Chi sei realmente? Allora, oggi è un giorno nuovo per te, benché tu l'abbia già vissuto su altre dimensioni e in altri involucri di carne o di luce. Sono venuto a liberarti, Amico mio. Liberarti dalle tue paure, dai tuoi preconcetti, dalle tue mancanze, dalla tua sofferenza, evidentemente dai tuoi limiti, da Te. Sono venuto a renderti tutto ciò che ti appartiene e a liberarti dalla tua gogna sociale, culturale, familiare e tutto il resto. Allora, chiudi gli occhi, se lo puoi, e guardati finalmente come Sei.
Sei questo capolavoro davanti a te, uno splendore di Luce immensa che pulsa come un cuore e che respira come il vento fra le nuvole. Sei questa immensità senza fine né inizio, che ride vedendoti mentre ti riconosci. Sei la Sorgente di ogni cosa, sei la Creazione delle creazioni e fai pure parte di ciò che si chiama l'inizio, l'immaterialità, il non creato. Sei tutto. SEI, Amico, e sei sempre stato, come me, come noi della Gerarchia, così piccola rappresentazione di tutta questa immensità di Vita.
Ora puoi riaprire gli occhi. Così, ti domanderò un favore. Non è nelle mie abitudini perché solitamente mi accontento d'insegnare. Ma oggi ti chiedo qualcosa d'importante. Vuoi, da ora, considerarti da uguale a uguale con Dio, Padre/Madre ? Vuoi in questo istante, non prenderti per un dio ma integrare in te, definitivamente, quello che sei sempre stato: Lei/Lui riuniti in un solo e unico Personaggio, che non è uno, ma E' tutto, E' Te.
Puoi guardare ora, tutt'attorno a te, e vedere in modo differente le cose che ti stanno intorno? Ossia la casa che presto lascerai, perché faceva appunto parte d'un ambiente di cui avevi bisogno per prendere i tuoi riferimenti ? Il villaggio o la città che non assorbirà più la tua energia come prima, perché ora sai che è una bella illusione, costruita per i bisogni del film della tua avventura ? Capire che le fatture che devi ancora pagare fanno parte di un sistema di vita che muore e che si sgretola di giorno in giorno ? Certamente, questo va accelerando e tu hai sempre più difficoltà a soddisfare il grande forno che, a bocca spalancata, ingoia i pochi centesimi che possiedi. Ma non hai che quello ? Hai in te tutto ciò di cui hai bisogno, e anche se non sei ancora capace di nutrirti unicamente di prana, sappi che lo saprai fare fra poco o che troverai un altro modo di vita che appagherà tutti i tuoi appetiti terreni. Sai perfettamente che tutto questo bello scenario, nel quale hai effettuato la tua evoluzione da molti anni, è di cartapesta, per creare l'illusione d'una storia che non avresti capito prima, quando eri "giovane" nelle tue scoperte spirituali.
E' quindi arrivato questo tempo della costruzione, poiché il mondo virtuale si dis-disegna dolcemente davanti ai tuoi occhi. Evidentemente ci sono ancora pittori dell'illusione, o senza Luce, che passano dietro mentre ti addormenti e che rifanno gli scenari. Ma a poco a poco la tenda si alza e gli attori del Mondo Nuovo arrivano in massa, per togliere gli abbellimenti, rimpiazzandoli con la Luce e la trasparenza. Questo non si è mai prodotto nello spazio in cui vivi, e ora capisci meglio perché il tuo ruolo è pure importante, e perché ti racconto tutto questo oggi. In definitiva, sono venuto unicamente a dirti di essere Colui che E', già da sempre. Ma non ti basti portare uno sguardo nuovo attorno a te, è necessario che questo sguardo scortichi tutto e sappia riconoscere il vero dal falso, il reale dall'illusorio. Forse questo all'inizio non riempirà il tuo piatto, ma almeno comprenderai meglio gli ingranaggi nei quali sei rimasto prigioniero da tanti anni. Così, contempla la fioritura di ciò che hai piantato, poi ricomincia a seminare in piena consapevolezza. Ecco un'espressione che conosci, pur non avendo saputo come adattarla veramente al tuo mondo. Essere consapevoli non significa unicamente fare ogni gesto pensando a ciò che fai, o pensare senza lasciar scappare un pensiero parassita. Essere consapevoli significa reintegrare, oggi e per sempre, la tua vera personalità: Tu, il Tutto.
Altri da me, ti daranno nuovi indizi per smascherare i mercanti di sogni, e ti aiuteranno a ricostruirti, affinché tu smetta di dipendere da una materialità che va morendo, a gran favore della Luce.
Sii chi sei - Kuthumi




Al supermercato
Io sono uno che non smette mai di pregare. Neanche adesso mentre, rivolto verso le casse del supermercato, alla numero cinque vedo una splendida cassiera in minigonna. Allora, sempre recitando il Padre Nostro al quale dedico l’ottanta, ottantacinque percento del mio pensiero, con il restante dieci, forse venti percento del medesimo decido che al momento di pagare il conto, passerò dalla sua cassa, lascerò cadere distrattamente qualcosa di fronte a lei, per esempio una moneta, mi piegherò a raccoglierla e le osserverò bene le cosce sperando di riuscire a vederle almeno le mutandine. Se sarò fortunato scorgerò anche alcuni peli di figa sporgere oltre l’elastico, un po’ schiacciati, al massimo due o tre, appoggiati all’interno della coscia. Senza dimenticarmi di lei, per il momento continuò a pregare. Quella specie di fantasia mi ha indotto a cambiare prece. Ho bisogno di consiglio e protezione e mi sembra giusto, evitando per un attimo le attenzioni dovute al Padre, recitare l’“Angelo di Dio”. E’ una preghiera, forse la prima, che si impara da piccoli. Ciò non toglie che sia molto impegnativa anche per un adulto. Ho già comperato una bottiglia di vino e una confezione di pane. Ora sono piegato, verso il ripiano più basso degli scaffali dei prodotti alimentari. Voglio prendere una scatola di piselli, quella meno cara, della marca che non fa spot televisivi. Non voglio dare soldi a quei predoni dei “caroselli”. Pensano di fregare il consumatore, ma io so bene che gran parte del prezzo del prodotto va a retribuire la pubblicità. Eccomi teso verso il basso, verso i piselli: la posizione di chi coglie il prodotto dal ripiano più basso di un supermarket e simile a quella che si tiene in chiesa, sull’inginocchiatoio. Là, la durezza del legno può dare un leggero fastidio alle ginocchia. Qui, nel market, le mani sono leggermente protese in avanti quasi congiunte, la testa e la schiena curvate. “Angelo di Dio che sei il mio custode… Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci…” Il gesto è usuale e uguale, e con esso le prime parole pensate della preghiera. Ma ad un certo punto, e non è solo colpa mia – qui è il mercato, il denaro, il consumo - la preghiera esce distorta, vorrei dire contaminata. E’ difficile tenere a posto i pensieri in testa, non è come sistemare i prodotti in modo ortogonale sugli scaffali di un supermarket. Alcune parole scellerate venute fuori direttamente dalla scatola dei piselli - il contorno di un piatto da servire a pranzo: “coscia di pollo con piselli” - si sovrappongono a quelle sacre: “O cosce nude della cassiera n.5, io sono il vostro custode, vi desidero, governatemi...” .
Mi fermo perché mi rendo conto di essere ridicolo; tempo fa, ho promesso a me stesso di essere quello che prega, che avrei cercato di pregare “senza posa”, ma non è così semplice. Per un attimo, ce l’ho con Dio che non mia ha dato il talento necessario. Avercela con Dio è una cosa che può durare tutta la vita o al massimo un istante. Come un pellegrino nella steppa, vorrei percorrere con Lui e le sue parole, il suo silenzio?, verso la sua remota, o prossima? valle, migliaia di verste, ma è così difficile. Normalmente invece condivido la mia solitudine con me stesso. Tuttavia, l’eventualità che prima o poi si faccia vivo, mi induce ad accettare pacatamente, quasi con gioia l’idea della morte e in parte quella di una possibile grave sofferenza. Oggi, col trionfo dell’esteriorità, forse quest’ultimo è un tabù persino maggiore. Da sempre ci hanno sovrastato il timore della malattia e quello della morte. Forse quel minuscolo eppure grande, importante – non essere soli, né ciechi, dopo - possibile conforto ce Lo rende necessario.
Mi avvio verso la cassa, con l’intento di compiere il piccolo, meschino misfatto che vi descritto. Poi pregherò di più, è sempre possibile pregare di più, per ottenere il Suo perdono.
Sono in coda alla cassa n. 5. Continuo a pregare “Angelo di Dio e Padre nostro e Santa Maria che siete nei cieli…”. Lei, la cassiera fa scorrere i prodotti sul lettore ottico. Ovviamente non sa nulla di me, di quello che ho escogitato e che lei sta per subire: il furto, sotto i suoi stessi occhi, della visione della sua intimità. Che peccato sarà? Rubare?… Atto impuro? Desiderare la figa d’altri?… lussuria? Mah… vorrei leccarla, sarà gola? Me ne frego; quando si tratta di amore, e di ciò che lo induce, il confine fra sacro e profano non è poi così netto.
Ecco, sta per essere il mio turno. Appoggio la mia bottiglia di vino, il pane e per ultima, la scatola di piselli sul tapis roulant. Con il lettore ottico, la cassiera mi addebita il vino e il pane. Mentre la scatola di piselli avanza, tiro fuori il portafoglio e prendo un biglietto da dieci euro, ma – oh che sbadato! - mi cade per terra. Mi piego, un po’. Sono sulla soglia della piccola capanna che voglio svaligiare e com’era prevedibile il battito cardiaco accelera. Succede, però, anche un’altra cosa che non potevo immaginare. C’è del liquido per terra, proprio sotto i miei piedi, ed io piegandomi scivolo e sbatto la tempia sinistra contro lo spigolo metallico della base della cassa. Cado “come corpo MORTO cade”.
Un corpo morto che cade. Ecco ciò che sono, in verità.


Te lo dico con una mia poesia chi sono:
"Io che vorrei morire abbarbicato alle Pleiadi"
Distruggimi Alba potente
Distruggimi Sole nascente
Distruggimi Luna calante
Distruggimi Fuoco cocente
So che sono io l'abisso dove la terra trema
so che sono io il maremoto che affonda le mie navi
so che sono io la folgore che mi devasta
il terrore che non mi basta
io ombra nefasta
Dei miei giorni
fonte di dolore
sorgente di vergogna
ripudio d'ogni scienza
padre d'incoscienza
cielo che bruneggia
ramo inaridito
viandante dai passi solinghi
So che sono io il vento che scuote le foglie dei ginepri
So che sono io la nebbia che copre le brulle lande dell'essere
So che sono io il deserto arido dove non sorge filo d'erba
E sono un cavaliere errante senza più un codice da seguire
E sono un antico samurai ormai ronin
E sono un trovatore provenzale ma non ho più una dama a cui dedicare i miei versi
E sono un pagliaccio ma non faccio ridere
Sono un gentiluomo ma vesto di stracci
Sono un ubriaco che grida alla Luna
Sono un folle e un cane mi dilania il polpaccio
Sono un mago ma non faccio incantesimi
Sono una strega ma non faccio malie
Sono la morte e non reco perdono
Sono la vita d'un condannato a morte e conto solo pochi secondi
Sono il bene e il male e rido di me stesso
Proprio io che vorrei morire abbarbicato alle Pleiadi.
Ultima modifica di Strapaesano; 21-10-10 alle 18:32
"Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)


Se vi chiedete chi siete, che risposta ottenete ?
Un mona qualunque![]()
Ultima modifica di globulonero; 22-10-10 alle 11:34
Non ti curar di lor, ma passa e sputa
Masterpiece:
Io chi sono? (Gurdjieff)
"Molto spesso, parlando con la gente, sentiamo esprimere più o meno apertamente l'idea che l'uomo, così come l'incontriamo nella vita ordinaria, è in qualche modo il centro dell'universo, la « corona della creazione » o, per lo meno, un'entità grande e importante; che le sue possibilità sono quasi illimitate, e i suoi poteri quasi infiniti. Ma, contemporaneamente, vengono avanzate un certo numero di riserve: perché l'uomo sia così, si dice che occorrono delle condizioni eccezionali, delle circostanze speciali, l'ispirazione, la rivelazione, e così via.
Tuttavia, se studiamo questa concezione dell'uomo, ci accorgiamo subito che essa è costituita da un insieme di caratteristiche che non appartengono a un unico uomo, ma a più individui reali o immaginari. Nella vita reale non incontreremo mai un uomo del genere, né nel presente, né come personaggio storico del passato. Infatti ogni uomo ha le proprie debolezze e, se lo guardiamo da vicino, il miraggio di grandezza e di potenza svanisce.
D'altra parte, il fatto più interessante non è che gli uomini vedano gli altri attraverso questo miraggio, ma che, per una particolare caratteristica del loro psichismo, essi, come per riflesso, lo trasferiscano a se stessi e se l'attribuiscano; e se non proprio per la totalità, almeno in parte. Così, pur essendo delle nullità o quasi, essi immaginano di corrispondere a questo tipo collettivo, o di non esserne molto lontani.
Ma se un uomo sa essere sincero verso se stesso, non sincero come s'intende abitualmente, ma spietatamente sincero, allora, di fronte alla domanda: « Che cosa sei? » non conterà su una risposta rassicurante. E ora, senza aspettare che arriviate da soli all'esperienza di cui sto parlando, e perché possiate comprendere meglio ciò che intendo dire, vorrei suggerire a ciascuno di voi di porsi la domanda: « Che cosa sono? » Sono certo che il 95% di voi si troverà in imbarazzo, e che finirete per rispondervi con un'altra domanda: « Che cosa significa? »
Questa è la prova che un uomo ha vissuto tutta la vita senza porsi tale domanda, e che ritiene scontato di essere « qualcosa », addirittura qualcosa di molto prezioso che non è mai stato messo in dubbio. Nello stesso tempo egli è incapace di spiegare che cos'è questo qualcosa, incapace persino di darne una minima idea, dal momento ch'egli stesso l'ignora. E se l'ignora, non è forse perché questo « qualcosa » molto semplicemente non esiste, ma solamente si suppone che esista? Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso? Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale."
Ultima modifica di donerdarko; 22-10-10 alle 12:30


A Venezia le maschere di carnevale sono da sempre le più belle.
« Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere 'Me', il Signore Supremo, che cosa e Chi sono 'Io'. E colui che diviene pienamente cosciente di 'Me' grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio. » (Bhagavad Gītā, XVIII, 55)
« Così ogni volta che l'ordine (Dharma) viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l'ordine, di era in era, io nasco. » (Bhagavadgītā IV, 7-8)
Ultima modifica di GNU-GPL; 22-10-10 alle 16:21


Avete notato che per definire voi stessi, avete usato parole partorite da altri ?

