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  1. #81
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Comunque come Beneamato Partito Democratico vogliamo organizzare una marcia per la guerra,sola igiene del mondo!
    Come dice il mio amico Dav: Sono con il Pd ed ero con il Pd. E nel Pd si può stare in maggioranza ed in minoranza a prescindere dai leader. Adesso io sono in minoranza.
    Ma il Pd è sempre il Pd.
    I AM PD

  2. #82
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da Capitano Visualizza Messaggio
    Comunque come Beneamato Partito Democratico vogliamo organizzare una marcia per la guerra,sola igiene del mondo!
    Fai pure camerata, una lunga marcia, casomai partite da un molo corto ...
    e ricorda: chi si ferma è perduto.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  3. #83
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    e l'altra si chiama "vogliamo la terza guerra mondiale, cioè la pace eterna per l'intera umanità, ma siccome ci vergogniamo di ammettere di essere peggio dei nazisti la chiamiamo pace"
    esiste anche il movimento pacifista ucraino, etichetterrano come Pacifinti anche loro?

    Noi pacifisti ucraini chiediamo e ci impegneremo per porre fine alla guerra con mezzi pacifici e per proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare.

    La pace, non la guerra, è la norma della vita umana. La guerra è un omicidio di massa organizzato. Il nostro sacro dovere è quello di non uccidere. Oggi, quando la bussola morale si sta perdendo ovunque e il sostegno autodistruttivo alla guerra e all’esercito è in aumento, è particolarmente importante per noi mantenere il buon senso, rimanere fedeli al nostro stile di vita non violento, costruire la pace e sostenere le persone che amano la pace.

    https://www.azionenonviolenta.it/21-...fista-ucraino/
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  4. #84
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    Certamente, tutti auspicheremmo che gli altri ci diano retta, ma se vuoi arrivare alla pace devi pesare sui contendenti, nello specifico su chi scatena la guerra e quello, del tuo consenso se ne frega, mentre obici e razzi che gli fanno a pezzi l'esercito gli interessano molto. Circa i palestinesi se mi spieghi che ruolo possono avere nella pace in Ucraina ti rispondo, altrimenti apri pure un altro thread e se ne parla.
    Il consenso ha valore , anche per le autocrazie, perché le repressioni hanno durata limitata nel tempo.
    E le armi portano armi, ed ancora altre armi , e sempre ancora altre armi , cui prodest ?
    Le popolazioni si sostengono nella resistenza, con la cura , con i beni alimentari , con le sanzioni.
    Il popolo palestinese non ha ruolo alcuno nel conflitto ucraino , ma io continuo a chiedermi per quale motivo esistono dei popoli invasi che meritano la " difesa armata da altri stati " e popoli che , invece, non la meritano. Ma sono certa che tu avevi già compreso perfettamente il mio parallelo. Ucraina non è Nato , come lo Stato palestinese.

    La grande assente è la volontà politica di NON generare conflitti, la volontà politica di negoziare.

  5. #85
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da magoo Visualizza Messaggio
    Il consenso ha valore , anche per le autocrazie, perché le repressioni hanno durata limitata nel tempo.
    E le armi portano armi, ed ancora altre armi , e sempre ancora altre armi , cui prodest ?
    Le popolazioni si sostengono nella resistenza, con la cura , con i beni alimentari , con le sanzioni.
    Il popolo palestinese non ha ruolo alcuno nel conflitto ucraino , ma io continuo a chiedermi per quale motivo esistono dei popoli invasi che meritano la " difesa armata da altri stati " e popoli che , invece, non la meritano. Ma sono certa che tu avevi già compreso perfettamente il mio parallelo. Ucraina non è Nato , come lo Stato palestinese.

    La grande assente è la volontà politica di NON generare conflitti, la volontà politica di negoziare.
    Le popolazioni si sostengono DOPO che siano in grado di resistere diversamente si tratta di affermazioni scollegate della realtà. Quanto alle autocrazie avranno pure bisogno di consenso, ma non del tuo. Ergo, se vuo concretamente porre fine a conflitti in corso o evitare conflitti futuri dovrai trovare un linguaggio che questi autocrati comprendano. Obici e razzi lo capiscono, delle vuote affermazioni di pace che consentano loro di spadroneggiare apprezzano molto il risultato.
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  6. #86
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    Le popolazioni si sostengono DOPO che siano in grado di resistere diversamente si tratta di affermazioni scollegate della realtà. Quanto alle autocrazie avranno pure bisogno di consenso, ma non del tuo. Ergo, se vuo concretamente porre fine a conflitti in corso o evitare conflitti futuri dovrai trovare un linguaggio che questi autocrati comprendano. Obici e razzi lo capiscono, delle vuote affermazioni di pace che consentano loro di spadroneggiare apprezzano molto il risultato.
    Questo è il modo per perpetuare morti , macerie e misera.
    E resta sempre il fatto che in questo conflitto si è ritenuto di inviare armi , ma non per gli altri, insolito no?

  7. #87
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Citazione Originariamente Scritto da magoo Visualizza Messaggio
    Questo è il modo per perpetuare morti , macerie e misera.
    E resta sempre il fatto che in questo conflitto si è ritenuto di inviare armi , ma non per gli altri, insolito no?
    Capirai anche tu che un'opinione per interessare una discussione necessita di argomenti.
    Circa il fatto già ti ho risposto.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

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  8. #88
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    C’è una metafora molto diffusa a proposito della guerra che è la metafora della nebbia.
    La guerra è anzitutto la nebbia, cioè il contesto bellico: il contesto di chi non distingue più e quindi asseconda la confusione. Potremmo dire che è una sorta di pigrizia mentale, di chi non opera quelle distinzioni che invece sono importanti per il pensiero, ma anche per la vita. Si dice in generale che la prima vittima della guerra sarebbe la verità, ma in realtà – a ben guardare – la prima vittima della guerra è, invece, il pensiero. Dov’è la pigrizia mentale? La pigrizia mentale è di coloro che per esempio non distinguono tra Putin e Hitler, che riconducono il contesto storico per esempio del 1938 a quello, molto diverso, del 2022. In questo senso certamente la nebbia è anche un’immagine della cecità. La guerra è cecità e potremmo già dire che la pace è una lotta contro la cecità. Che cosa vuol dire cecità? Cecità vuol dire intorpidimento, cecità vuol dire rigidità, irrigidimento. L’irrigidimento che noi viviamo anche in questi giorni, la militarizzazione dei fronti e lo schema binario di chi impone per forza di essere da una parte del fronte, di chi impone lo schieramento. O sei dalla parte degli ucraini o sei dalla parte di Putin.

    Tanto più rigido è questo schema binario e tanto è più vergognoso il modo in cui vengono presi di mira i pacifisti. I pacifisti che sono quelli che non si schierano né da una parte né dall’altra e per questo devono sopportare tanti insulti. L’insulto per esempio di essere vili e di essere cinici, di essere ingenui. Al contrario essere oggi pacifisti vuol dire avere molto coraggio, per essere pacifisti bisogna avere coraggio e bisogna anche avere buoni amici, buoni compagni con cui dialogare con cui appunto dialogare, anche confrontarsi. Occorre disdire l’ordine bellico della militarizzazione e in questo senso il pacifismo non è per nulla la equidistanza, ma è quella distanza che è la distanza del pensiero che permette di interrompere la violenza, che permette di riflettere. E soprattutto permette di evitare quello che oggi è pericolosissimo cioè le semplificazioni, le scorciatoie. La via più difficile è sempre quella della complessità: interrogarsi sulle cause perché solo chi si interroga sulle cause può anche guardare alla soluzione. E allora certo, è vero, i pacifisti sono complessisti, come appunto qualcuno ha rilanciato in questi giorni, proprio perché non amano la semplificazione.

    Oggi noi sappiamo che un altro grande pericolo è quello della mistificazione, la mistificazione è ormai da anni una figura politica molto molto pericolosa, molto rischiosa. Noi a questo proposito, va detto, va sottolineato, quando noi per esempio facciamo l’uso di simboli o di colori all’interno dello spazio pubblico, ebbene questo ha un valore simbolico, ha un valore politico. Allora per esempio chi innalza un drappo nazionale, quello dell’Ucraina, io lo rispetto, va benissimo, ma non è un pacifista. Chi in una piazza applaude al leader di una nazione in armi che chiede più armi, ebbene, non è un pacifista: questa sarebbe una grave mistificazione. Va bene naturalmente difendere un popolo aggredito, ma il problema come sappiamo, che impone la riflessione, che impone il pensiero, è se si difende un popolo aggredito con più armi, con più violenza e non invece con la pace subito. La mistificazione, fatemelo dire, è quella di chi per esempio brandisce il nome di Gino Strada, come è avvenuto in questi giorni, avendo una posizione esattamente opposta a quella del pacifismo.

    E, importante, non esistono pacifismi diversi: non esiste come si vuol far credere un pacifismo integralista fondamentalista rispetto a un supposto pacifismo, come dire, più arguto, più oculato, più opportuno. Chi sostiene l’opposizione armata, chi sostiene l’invio di armi, non è un pacifista. O armi o pace. Un pacifismo in armi, un pacifismo belligerante è un ossimoro, è una contraddizione in termini e quindi non dobbiamo lasciarci fuorviare da questo e, lo sappiamo, purtroppo anche da quello che è accaduto che è accaduto in Europa anche nel Novecento. Perché coloro che si sono fatti fuorviare, appunto, i pacifisti che per esempio già nella prima guerra mondiale sono diventati interventisti hanno collaborato alla distruzione. Dunque attenzione, fuori da quelle circostanze casuali che ci spingono a stare dalla parte di chi commette violenza o di chi la subisce.

    Oggi il compito, il primo compito, dei pacifisti è decostruire, smontare la propaganda bellica. Questa propaganda che ogni giorno diventa sempre più violenta e totalizzante. Propaganda, la parola propaganda è importante, non vuol dire soltanto diffondere le notizie, propaganda vuol dire anche consolidare, perché la propaganda consolida i fronti, consolida gli schieramenti e naturalmente contribuisce anche alla retorica, all’irrigidimento delle parole. Retorica è il modo in cui oggi viene usata la parola “resa”. La parola “resa”, arrendersi, fa parte del linguaggio militaristico, fa parte del linguaggio bellico, e viene usata al posto della delle trattative, della negoziazione. Chi è pacifista crede nella negoziazione e soprattutto crede nella parola “oltre i fronti” e quindi nella possibilità di oltrepassare la violenza che è sempre l’immediatezza rozza. Questo appunto vuol dire guardare al negoziato, guardare alle trattative per non perdere ancora più vite umane e soprattutto per evitare il sacrificio inutile.

    Empatia? Io in questi giorni ho visto come tutti immagini che ci angosciano, immagini che ci addolorano, immagini – per esempio – di anziani inermi rimasti soli che nessuno può aiutare sotto le bombe… Chi non prova angoscia? Chi non prova dolore? Però attenzione, perché l’empatia e basta è pericolosa, perché è necessario sempre riflettere, perché il passo verso l’identificazione automatica è un passo breve. Io per esempio non mi identifico con quelli che vengono proclamati eroi, con gli ucraini in divisa e con i russi in divisa che inneggiando naturalmente a parole di violenza con canti nazionalistici combattono per la loro terra. E vorrei dire: mai ammirare la violenza. Mai odiare i nemici.

    Ho letto in questi giorni, in cui si parla ormai di una sorta di nuovo scontro di civiltà che gli ucraini stanno combattendo per noi, stanno combattendo per i nostri valori, e mi sono chiesta quali valori? Ci viene detto la libertà, la democrazia, ma poi anche la patria, l’identità nazionale, la terra. E ho l’impressione che proprio questi ultimi siano i valori fondanti. E mi chiedo: sono passati in Europa tanti anni e tanti decenni invano? Forse non aspiravano a una Europa dei popoli oltre gli Stati nazionali? Non un’Europa delle patrie, un’Europa delle nazioni, ma un’Europa della convivenza, della coabitazione con l’altro? La nazione è un criterio etnico e discriminatorio ed è sempre più pericoloso. Lo vediamo da una parte, dalla parte dei russi, dalla parte degli ucraini ed è sempre più pericoloso perché le popolazioni europee sono sempre più miste nel mondo globalizzato. Gli Stati usano la nazione per rinsaldare i propri confini. La nazione usa lo Stato per la propria fantomatica integrità, purezza etnica. Entrambi, stato e nazione, sono pericolosi i miti del passato, per non parlare della patria.

    La patria per me è una parola grottesca, è la terra dei padri, è il mito della autoctonia: cioè pensare che io sono nato in questa terra, appartengo a questa terra e la terra mi appartiene, e dunque ho il diritto sovrano di respingere e di rifiutare fino all’eliminazione dell’altro. Questo è un mito pericolosissimo. In fondo è anche un mito pericoloso quello della sovranità: l’idea cioè che noi saremmo sovrani, che c’è un soggetto sovrano. Vale per l’individuo, vale per un popolo.

    Sappiamo già, anche grazie alla pandemia, che non c’è prima la mia libertà, ma la mia libertà si coniuga sempre con la libertà dell’altro. La vita umana è più importante della patria, la vita di bambini, di donne, di anziani… e basta con il sacrificio per i valori. Addirittura, oggi nel ventunesimo secolo.

    Dunque disertiamo i nazionalismi, questo vuol dire anche disertare, e svincoliamoci da questi valori distruttivi: mettiamo in discussione questo ordine bellico. La pace non viene da sé, la violenza è immediata, la pace non viene da sé. La pace richiede un grande sforzo ed è lo sforzo di non odiare il nemico e questo sforzo è il contrassegno dei pacifisti. Certo non tutti riescono perché è più facile lasciarsi andare alla violenza, all’omicidio, all’uccisione. La guerra è proprio questo: l’altro è trasformato in cosa, l’altro è trasformato in oggetto. C’è questa reificazione dell’altro per cui l’altro non è soltanto il nemico ma, appunto, un oggetto che posso eliminare, un ostacolo sulla mia strada. La guerra per questo motivo schiavizza tutti. La guerra è la realtà nella sua evidenza, è la dura realtà nella sua evidenza, è la durezza della realtà. Però la realtà muta, la realtà senza parola e la realtà brutale appunto dei valori immediati.

    La pace interrompe la violenza, la pace è interruzione. Chi vuole inviare armi accetta di fare ipocritamente la guerra con il corpo altrui e perciò accetta la guerra per procura. Noi già negli ultimi anni abbiamo visto tante guerre per procura e anche tante guerre cosiddette giuste. Non esiste la guerra giusta, la guerra giusta è una contraddizione in termini, la guerra giusta è un ossimoro. Non c’è giustizia dove c’è la guerra. Quali sarebbero i criteri di una guerra giusta? Finché noi, come accade in questi giorni, accettiamo questo rischiamo di seguire questo valzer apocalittico che stanno già danzando i mercanti di morte. Un valzer apocalittico perché appunto, lo sappiamo, ormai si parla come se fosse un’ovvietà di nucleare.

    Penso che in questi giorni la violenza di questa propaganda militarista la dice lunga sullo scopo, sui fini ultimi. Perché si vuole preparare la popolazione, soprattutto si vogliono preparare quelli che saranno colpiti i più deboli, i più poveri, i più inermi, alle conseguenze devastanti della guerra. Tutti quelli che hanno già pagato, tutti quelli che hanno pagato anche con la pandemia, dovranno di nuovo pagare. Non si parla più di investire nella ricerca, nella cultura, nell’educazione. Avevamo sperato in questo, in un nuovo capitolo della storia dell’Europa e invece al contrario si parla di armi, di tante specie diverse di armi, e soprattutto si parla di riarmo dei singoli paesi europei. E questa sarebbe l’Europa compatta che alcuni elogiano? Questa sarebbe la compattezza dell’Europa? Quella di un’Europa in armi? Non vogliamo questo.

    La pace non è un’ingenuità, la pace non è la sospensione morale della politica in armi, non è tanto meno la condotta di anime belle e sprovvedute. La pace è oggi l’unica salvezza nel mondo globalizzato: noi non dobbiamo mai dimenticare che questa guerra è una guerra tra due Stati nazionali e molto nazionalistici all’interno dell’Europa, ma nello scenario della globalizzazione. E allora dobbiamo pensare che la pace non è di là da venire. La pace è l’aldilà della guerra. La pace è la prospettiva di chi guarda, di chi solleva lo sguardo e guarda all’alternativa, alla possibilità oltre l’ordine bellico degli schieramenti. La pace non può più essere oggi un concetto negativo, non si prepara la pace attraverso la guerra, la pace non viene dopo la guerra, la pace viene prima della guerra e la pace è proprio questo, cioè il riconoscimento che l’altro viene prima di me e che io sono io grazie all’altro. Questo vale per tutti noi e vale anche tanto più per i popoli. Noi abbiamo ormai sullo sfondo lo scenario di una Terza Guerra Mondiale, lo scenario del nucleare, uno scenario come dicevo apocalittico: non si può misurare il rischio, non si può misurare il fattore della imprevedibilità. L’operazione di appropriarsi del nemico, di appropriarsi dell’avversario, rischia di capovolgersi anche nell’auto-annientamento di sé. Questo è lo scenario di oggi, del nucleare. In breve, in una Terza Guerra Mondiale nessuno si salverà. Questo lo sappiamo. E allora non seguiamo la danza macabra dei mercanti di morte. Altrimenti non avremmo la pace giusta in Europa ma avremmo, come dice Kant, la pace perpetua dei cimiteri e della morte. Grazie mille.

    Donatella DI Cesare :https://www.emergency.it/giu-le-armi/che-cosa-vuol-dire-essere-pacifisti/

  9. #89
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Parole molto belle, ma purtroppo molto astratte. Un soldato ucraino potrebbe anche non odiare il nemico che gli tira missili sulle case, ha invaso il suo paese (dato che patria non è peace friendly) ma comunque se non gli spara questi continuerà a farlo. Non è il caso di insultare, ci mancherebbe, ma senza un contatto maggiore con la realtà, l'astratta osservazione del proprio ombelico, per quanto possa comportare sforzi immensi, conduce al più inconcludente dei nulla.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

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  10. #90
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    Predefinito Re: Le due marce per la "pace"

    Priorità del paese parte sette
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