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Potenza, 16 Luglio 2009 Comunicato Stampa
COMUNI RICICLONI 2009
Un’Italia ‘divisa’ dai rifiuti: nord e sud viaggiano ancora a due velocità
10 milioni d’italiani differenziano oltre il 45% della spazzatura
Riciclo record in 1280 Comuni, 7 milioni di tonnellate di rifiuti sottratte alla discarica
La Basilicata in difficoltà.
In regione per la prima volta un Comune riciclone, Montalbano Jonico ed una menzione speciale Montescaglioso
È stata presentata nei giorni scorsi a Roma la 15a edizione dei “Comuni Ricicloni”, l’annuale classifica di Legambiente che mette in fila i Comuni Ricicloni d’Italia.
E’ ancora un comune del Nord il più “riciclone” d’Italia. Cessalto in provincia di Treviso scala la vetta e si piazza al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono meglio i propri rifiuti. Ma non c’è solo il Nord. Anche nella Campania assediata dall’emergenza rifiuti, infatti, sono 61 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata.
Sono 10 milioni gli italiani che abitano nei 1280 Comuni Ricicloni 2009 dato che conferma che riciclare si può, anzi, si deve.
Non solo: hanno dimostrato che basterebbe estendere le raccolte differenziate a tutto il Paese per dare un contributo fortissimo agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2.
Attivando servizi di raccolta differenziata i comuni che hanno partecipato a Comuni Ricicloni hanno evitato l’emissione in atmosfera di 2,8 milioni di tonnellate di CO2, pari al 6% di dell’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia.
A questo risultato si aggiungono i quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti sottratte al business discarica.
Quest’anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, nell’anno 2008. Mentre, ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.
Vincitore assoluto dell’edizione 2009 è il comune di Cessalto (TV), 3.754 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 77,8% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,6.
Spicca il risultato di Salerno, unico capoluogo riciclone del centro sud, per aver raggiunto il 45,7% di raccolta differenziata.
Oltre la metà dei Comuni Ricicloni si sono strutturati per la gestione dei servizi in sistemi consortili e i circa 6,3 milioni di abitanti che ne beneficiano sono tutti residenti nel nord Italia, di cui la metà nel nord est. Questo conferma la validità dei sistemi di raccolta e dei servizi offerti dai consorzi, grazie alla distribuzione uniforme su ampie aree di territorio.
Tre gli esempi più significativi premiati da Legambiente con il premio speciale “Cento di questi consorzi”: Fiemme Servizi spa provincia di Trento (27.585 ab. che raccolgono in modo differenziato il 78,5%), il Consorzio Intercomunale Priula, provincia di Treviso (241.551 abitanti e 77,1% di r.d.), Amnu spa, provincia di Trento (57.026 ab e 74,6% di r.d.)
C’è dunque un’Italia che ha innestato la marcia virtuosa della legalità, delle buone pratiche a livello europeo e della protezione dell’ambiente che significa anche ritorno economico.
Questo è stato possibile anche grazie a due fattori: un’industria efficiente del riciclo storicamente presente in Italia, povera di materie prime e un sistema industriale di produttori e utilizzatori di imballaggi che anche grazie a una buona legge ha saputo assumersi la responsabilità affermata dal Trattato europeo: chi inquina paga.
La Basilicata che comunque non fa eccezione rispetto al quadro di riferimento di un Sud Italia estremamente in difficoltà, per la prima volta in questa edizione ha un suo Comune Riciclone: è Montalbano Jonico, nella classifica relativa ai Comuni sotto i 10.000 abitanti nell’area Sud del Paese con il ragguardevole dato del 51%.
Anche un secondo Comune lucano rientra nel rapporto con una menzione speciale “emergenti nell’emergenza” ed è Montescaglioso dove dal 12 novembre 2008 i cittadini sono serviti da un servizio di raccolta domiciliare che in breve tempo ha consentito il raggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata (circa il 70% nell’aprile di quest’anno).
I due Comuni del materano raggiungono buoni risultati grazie all’impegno ed al lavoro dei loro amministratori, a dimostrazione che è possibile ottenere buoni risultati anche in Basilicata se si crede e si punta con decisione a realizzare un serio sistema di gestione dei rifiuti.
Queste due eccellenze locali però non possono farci dimenticare però che mentre mezza Italia punta con decisione sulle raccolte differenziate, in Basilicata si continua a puntare su discariche e inceneritori, continuiamo ad avere notizie di ampliamenti di discariche esistenti, di nuove ipotesi di discariche richieste a gran voce in ogni angolo della Regione, per far fronte ad una situazione di crescente difficoltà: la soluzione semplice ed a portata di mano del “fosso a basso costo”.
Eppure si erano sprecati fiumi di parole anche il Basilicata sul superamento della discarica come sistema di smaltimento prevalente dei rifiuti urbani.
Le due città capoluogo in particolare non riescono ad essere il motore del cambiamento e non riescono neanche più ad ipotizzare un sistema di gestione degno di tale nome, sperando di sopravvivere, di giorno in giorno, alle difficoltà che i cittadini ormai registrano quotidianamente.
La città di Potenza vuole continuare a puntare sull’impianto di incenerimento dei rifiuti (nessuno lo chiami termovalorizzatore) che dopo anni di inutilizzo non è ancora stato collaudato e che, più che rifiuti, fino ad oggi ha bruciato una montagna di soldi (tanti quanti sarebbero stati sufficienti a costruire gli impianti di compostaggio necessari in tutta le regione).
Continuare a puntare su un impianto che possiamo considerare della preistoria tecnologica, in tema di trattamento termico dei rifiuti, e pensare di continuare a spenderci ingenti risorse pubbliche, dopo tanti appelli ed inviti al buon senso, nonché ad un uso oculato delle risorse pubbliche, è solo follia.
Le tantissime esperienze che Legambiente ha premiato in Italia anche quest’anno ci dimostrano invece come, anche dal punto di vista dei costi, la raccolta differenziata conviene, le gestioni integrate permettono infatti una ottimizzazione dei costi e delle rese dei circuiti di raccolta differenziata e di quelli della frazione non differenziata. E’ comunque assolutamente evidente, anche da queste esperienze, che la raccolta differenziata deve essere finalizzata al recupero di materia, pena la scarsa efficacia in termini di risultati: basse percentuali di intercettazione delle frazioni, bassa qualità del materiale raccolto e quindi bassi ricavi dalla vendita del materiale.
Molti Comuni anche in Basilicata si sono avviati su questa strada o si vorrebbero avviare al “porta a porta” e spingere al massimo le raccolte differenziate ma dove sono gli impianti di compostaggio per il trattamento della frazione umida?
Il sistema Basilicata non è, in termini di organizzazione e di risultati, in grado di dare le risposte che ci aspettiamo, fermo ad un piccolo piccolo 8% di raccolta differenziata, dove più del 10% dei rifiuti viene incenerito e dove tutto il resto continua a finire in discarica, direttamente o dopo qualche trattamento meccanico o di bio-stabilizzazione.
È questo ormai in sintesi il sistema integrato di gestione dei rifiuti in Basilicata: previsioni timide nelle programmazioni, impiantistica solo a monte delle discariche o per bruciare i rifiuti e incapacità ad organizzare un sistema che preveda la separazione domestica dei rifiuti.
Mai come oggi, le risposte alla crisi, e non solo quelle settoriali del sistema di smaltimento dei rifiuti, le vie d’uscita debbono essere valide subito. Non possiamo permetterci due tempi, due tentativi. Ecco perché è insensato pensare che oggi si debba ricorrere alla discarica e all’incenerimento massivo e solo domani al riciclaggio, alla differenziazione dei flussi nelle case e negli uffici, alla riduzione all’origine, a cambiare comportamenti e stili di vita.
Grazie al cielo ragione e scienza ci danno una mano ad indicarci la soluzione. L’integrazione tra le politiche sulle materie prime e quelle per fare fronte ai cambiamenti climatici stabiliscono un’analoga priorità: molto più efficiente produrre beni duraturi e di qualità, minimizzare e riutilizzare imballi. In subordine il riciclo di materia garantisce una maggior conservazione dell’informazione e dell’energia incorporata negli alimenti e nei manufatti. E solo poi, come alternativa alla discarica e per le frazioni combustibili, è più utile recuperare energia (combustione o altre tecnologie più efficienti). Infine rimane la discarica: inevitabile, ma davvero residuale e, comunque, con recupero di biogas. E’ questa per noi l’opzione “rifiuti zero”.
Senza ideologia, tutta concretezza, tutta realismo.






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