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  1. #31
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Il BNP propone di produrre corrente con gli aquiloni.
    Ovviamente di colore fucsia.
    hefico:
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  2. #32
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Il BNP propone di produrre corrente con gli aquiloni.
    Ovviamente di colore fucsia.
    hefico:
    Il fucsia un mi garba.hefico:
    E' un mezzo colore. O rosa o viola.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
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  3. #33
    Missiroli Presidente
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    Il fucsia un mi garba.hefico:
    E' un mezzo colore. O rosa o viola.
    Vedremo.
    In ogni caso NOI proponiamo gli aquiloni.
    L'aquilone può essere la svolta.
    hefico:
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  4. #34
    Clandestino
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Il BNP propone di produrre corrente con gli aquiloni.
    Ovviamente di colore fucsia.
    hefico:
    Tu scherzi ma qualcuno ci ha pensato veramente.


  5. #35
    Missiroli Presidente
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Citazione Originariamente Scritto da Ludis Visualizza Messaggio
    Tu scherzi ma qualcuno ci ha pensato veramente.

    Io non scherzo affatto.

    hefico:





    Una centrale elettrica ad aquiloni
    l'ultima sfida all'energia nucleare
    Il sistema funziona a un'altezza di 800-1000 metri dal suolo

    dal nostro inviato MAURIZIO RICCI


    CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.

    A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.

    Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.

    KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.

    E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.

    A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".

    Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.

    In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.

    In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".

    Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.

    Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".

    Una centrale elettrica ad aquiloni l'ultima sfida all'energia nucleare - ambiente - Repubblica.it
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    (D.Pastorelli, cit.)


  6. #36
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

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  7. #37
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Sui costi del nucleare in Italia ci sarebbe da dire poi che esistono almeno due siti riattivabili.....ossia Caorso e Trino Vercellese.
    L'ENEL dovrebbe investire 3.2 miliardi di euro in Slovacchia, entro il 2013 per la costruzione dei reattori tre e quattro (da 440 MWe ciascuno) dell’impianto nucleare di Mochovce.
    I lavori sono iniziati e dovrebbero terminare per il 2013.
    Pur apprezzando l’impegno nucleare dell’Enel all’estero, dispiace osservare che la stessa potenza nucleare si potrebbe ottenere in Italia con un investimento minore (150 Ml e non 3.2 Mld) e in un tempo inferiore (20 mesi e non 5 anni), ad un costo di produzione inferiore (1 e non 4 eurocents/kWh), riavviando la centrale di Caorso.
    Ciò consentirebbe di ridurre le nostre bollette e di dar lavoro ai nostri ingegneri in Italia e non all’estero.
    Il Governo però ha temuto le reazioni del fronte antinuclearista e preferisce sprecare risorse economiche che più utilmente potrebbero esser impiegate nel nostro Paese.
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  8. #38
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    In merito alla centrale di Trino, progettata alla fine degli anni ‘50 e fortemente rimaneggiata in seguito all’incidente di T.M.I, si renderebbero certamente necessari altri interventi e sarebbe necessario ottenere una nuova licenza dell’ APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente per i servizi Tecnici)
    Nel caso in cui ciò non fosse possibile si avrebbe comunque una stima esatta dei costi e della fattibilità di una nuova centrale nei siti già esistenti.

    Io penso che L’enel debba investire sul nucleare in italia non all’estero, una centrale di ultima generazione può essere costruita in 5 anni.

    Per quanto riguarda le competenze abbiamo fior fiore di competenze che lavorano in tutto il mondo, non credo sia cosi’ difficile fare una riqualificazione
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  9. #39
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    Predefinito Rif: Piattaforma di PIR delle Libertà per la questione Energetica.

    Il ricorso all’energia nucleare, per l’Italia, non è uno sfizio perchè, a causa della vulnerabilità del nostro sistema economico, con l’aumentare del costo delle petrolio sarà molto dura cavarcela nei prossimi anni anche se ci mettessimo a fare da subito un massiccio ricorso all’energia atomica: tutto lascia pensare che se la rifiuteremo per ancora un po’ sarà un vero disastro (le rinnovabili, che vanno comunque utilizzate più che si può, possono dare solo briciole).

    Per spiegare meglio il mio ragionamento vorrei far presente che anche se oggi molti cittadini pensano di poter sostenere senza problemi un forte aumento dei prezzi del combustibile (col carico di inflazione che ne deriverebbe) perchè guadagnano tanto, sbagliano.
    L’aumento dei prezzi del combustibile farebbe deprimere l’economia generale:
    un bar quanto incasserebbe se il caffè costasse 5 euro?
    Quanta gente si potrebbe permettere le vacanze?
    Quanti andrebbero ancora dal macellaio?
    Quanti potrebbero permettersi il telefonino?
    E allora chi oggi si sente al sicuro perchè ha un bar di successo oppure opera nel settore turistico, negli alimentari o nell’elettronica e fa l’ambientalista ricco, sta sbagliando i suoi conti perchè non è affatto detto che in un’economia depressa continuerà a esserlo come adesso.
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