
Originariamente Scritto da
apibroker
Test di gradimento per Fli a Milano
trecento metri c'è la Piazza San Babila del "discorso del predellino", luogo simbolo della peronizzazione di Silvio. Qui, però, appena Gianfranco Fini pronuncia parole come "giustizia", "presidente del consiglio", "legalità", "magistrati", partono salve di applausi che disegnano bene la fisionomia del pubblico in sala.
Sono un migliaio: ex An ed ex radicali, professionisti che vogliono legge e ordine e signore affascinate da Gianfranco. Tutti stipati dentro al Derby, storico locale della risata meneghina. Solo che qui c'è poco da ridere. La questione è seria: dimostrare che un partito a trazione meridionale riesce a convincere della possibilità di una sorta di terza via una Milano spaccata fra la borghesia agiata, borghese e sinceramente democratica del Pd e la borghesia agiata, borghese e profondamente berlusconiana e berlusconizzata che vota per il Pdl. Vaste programme. Anche perché, finora, in Lombardia Futuro e libertà ha potuto contare su una struttura leggera, formata da 160 circoli e da 2mila iscritti. Gianfranco Fini, però, arriva a Milano e fa il pieno. Almeno ieri. Prima, nel pomeriggio, può fare la conta dei pezzi di apparato del Pdl e delle personalità politiche che hanno scelto di seguirlo. A Milano città ci sono Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute del Comune e unico finiano della giunta Moratti, e il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri. Ma soprattutto c'è Tiziana Maiolo, leader storica della sinistra critica e poi fra le fondatrici di Forza Italia, che ha aderito a Futuro e libertà. Mentre è in corso un dialogo fra Fini e un personaggio come l'ex sindaco Gabriele Albertini, tentato da un'altra corsa a Palazzo Marino: ieri pomeriggio i due si sono incontrati. Poi, la sera, ecco il bagno di folla al Derby.
Dove, davvero, si ha l'idea di quale possa essere l'elettorato lombardo a cui si rivolge Fini. Nessun sansepolcrismo, nemmeno estetico, che invece restava nella vecchia An. In sala gli esponenti della comunità ebraica Davide Romano e Daniele Nahum. Una borghesia delle professioni che applaude quando sente Fini (in piedi su un palco minimal, niente scenografie, una bandiera dell'Italia a mo' di drappo attaccata al microfono) parlare di una "unica pregiudiziale": «Noi non ci rivolgiamo soltanto a due categorie: i parassiti e i delinquenti». Allo stesso modo, nella città che ha conosciuto Tangentopoli e che rimane nonostante tutto la capitale economica del paese, la platea sudata e accaldata del Derby mostra un particolare interesse quando Fini, ormai emancipato da qualunque corporativismo missino, tira fuori la sua ricetta per l'economia. E, nel cocktail ancora in fase di emulsione che è oggi Futuro e libertà, Fini mostra di avere recepito le lezioni economiche di Benedetto Della Vedova, l'ex radicale che è il leader della componente liberista del nuovo partito. Per fare crescere l'economia ci vogliono le liberalizzazioni («e nel programma del governo c'erano, eccome se c'erano») e, se proprio bisogna adoperare la mano pubblica, almeno si identifichino pochi settori su cui concentrare gli sforzi.
Applausi, in un teatro dove hanno fatto una scappata Livio Torio (consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), l'industriale dell'omeopatia Giovanni Gorga (gruppo Guna) e il vicepresidente di Confagricoltura, Mario Vigo
Test di gradimento per Fli a Milano - Il Sole 24 ORE