La stragrande maggioranza dei rifornimenti russi viaggia su ferrovia.
E' un dato di fatto.
A Tokmak c'è uno snodo di vitale importanza che unisce la linea dalla Crimea a quella di nord-est.
Rendere quello snodo inutilizzabile è come in Italia interrompere la comunicazione tra Bologna e Firenze.
Gli Ucraini sono a soli 20 km da quel centro nevralgico.
Per tenerlo costantemente sotto tiro devono avere cannoni a tiro utile.
Un obice da 155 non ci arriva, e se ci arriva, è a stento.
Adesso possono colpirlo coi missili Himars e altri di produzione europea.
Per farlo coi cannoni, le batterie devono stare in posizione arretrata, altrimenti sono troppo vulnerabili.
Cioè le batterie dovrebbero essere posizionate qualche km più avanti della massima espansione attuale degli Ucraini, il che vuol dire che gli Ucraini dovrebbero ripulire e mettere in sicurezza ancora qualche km di terreno davanti a loro e ai loro fianchi per poter operare in relativa sicurezza.
Comunque il fronte dalla parte russa non è collassato, è solo retrocesso.
In altre parole, i Russi non sono fuggiti disordinatamente, ma hanno fatto una ritirata ordinata trincerandosi su linee più arretrate, minando cioè che li separa dagli Ucraini.
Per quello che le avanzate sono di qualche centinaio di mt al giorno.
L'importante in questa fase del conflitto è che le vie di rifornimento, che lo ripeto sono su linea ferrata, siano a rischio e molto pericolose da percorrere coi convogli, il che è quanto sta accadendo.
Non bisogna guardare i metri in più o in meno o i nomi dei paesetti, quelli sono diversivi quasi privi di significato.
Bisogna invece guardare in che sicurezza sono le zone occupate dalle rispettive truppe e le vie di rifornimento.
Questo per quanto riguarda ciò che succede in campo.
Fuori dalla zone di contatto, bisogna guardare i centri direttivi, tipo quello della Marina di Sebastopoli, a prescindere dal generale Tal dei Tali se era presente o meno, e quell'altro vicino alla costa (non so il nome, è nel Donesk o so na sega come se chiama) che hanno centrato. Centrati su informazioni passate dai partigiani, i Tatari si dice.





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