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Discussione: Il futuro dell'Ucraina

  1. #81
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    La Russia come tutti gli altri paesi non ha tutte le risorse che le servono. L'Ucraina stava per cambiare sfera di influenza (Russia --> U$A/UE) e di risorse naturali ne ha.
    @Gian_Maria

    Ma la Russia a differenza delle formichine capitaliste non sfrutta a pieno nemmeno le risorse che ha.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  2. #82
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da DueZero46 Visualizza Messaggio
    chi ha riportato la guerra in europa è putin
    @DueZero46

    Per fare una guerra bisogna essere almeno in due.

    Ma tu dici che gli ucraini si difendono, ma anche i russi possono dire lo stesso, quindi è inutile che cerchi di uscire dal gioco delle parti con questi espedienti.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  3. #83
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Ma la Russia a differenza delle formichine capitaliste non sfrutta a pieno nemmeno le risorse che ha.
    La Russia è capitalista come gli altri paesi.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  4. #84
    Vecchia Guardia
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    La Russia è capitalista come gli altri paesi.
    @Gian_Maria

    Sarà capitalista, ma non come gli altri paesi, fra i quali quelli che sfruttano efficientemente le loro risorse fino all'ultima goccia (tipo i tedeschi, locali e non).
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  5. #85
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Il declino dell’Occidente con la guerra Russia-Ucraina
    Luglio 9, 2022
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    Home » Ideologie »


    Quanto sta accadendo in Ucraina, con l’operazione militare speciale condotta innanzi dalla Russia a fianco delle Repubbliche indipendentiste del Donbass, dal febbraio di quest’anno non può essere capito, compreso appieno senza prima volgere uno sguardo d’insieme ai decenni precedenti: l’humus fertile con cui l’arrogante (ed oggi isterico) Occidente, vincitore della Guerra Fredda, ha tradito i patti stretti con Mosca e l’ha pericolosamente circondata e minacciata.

    L’unipolarismo dell’Occidente
    Dopo lo scioglimento dell’URSS alla fine del 1991, quando all’Occidente venne a mancare il nemico contendente, sembrava che il sogno irenico vagheggiato dal massimo dei filosofi illuministi, Immanuel Kant, nel suo libro “La pace perpetua”, fosse diventato realtà. Secondo il filosofo, con la costituzione di uno stato cosmopolita, di forma politico-giuridica federale e repubblicana, si sarebbe posto fine a tutte le guerre. Esso, fungendo da finalità ideale regolativa, avrebbe dato origine ad un nuovo mondo. Di conseguenza all’interno di questo Stato mondiale dovevano esistere le condizioni di una universale ospitalità, intesa come diritto di accoglienza di tutti e ciascuno: in altre parole si propugnava il cosmopolitismo dei popoli.

    In effetti, l’ONU a guida anglosassone, sembrò, per circa vent’anni, mettere in atto l’aspirazione kantiana, ma non lo fece con la pace e la concordia, bensì con la guerra, e poté farlo in assenza di avversari: in assenza di forze capaci di resistere ai soprusi di questa onnipotenza. L’esportazione di democrazia, la lotta per la libertà degli oppressi, tutte ipocrite menzogne edulcorate nel linguaggio volte a mettere fuori gioco avversari pericolosi per l’ordine mondiale da loro imposto – coi Paesi “vincitori” che al contempo si impossessarono delle ricchezze di quei Paesi. Tali guerre avevano l’obiettivo di far comprendere ai reietti Serbi, Afghani, Iracheni, Somali, Libici, Siriani ed altri ancora, qual era la giusta bontà dei diritti universali propri dell’Illuminismo.


    Mutamenti geopolitici in atto
    Negli ultimi dieci anni però le vicende umane hanno svoltato verso una direzione molto diversa: l’ascesa della Cina, il riarmo russo e l’affermazione sempre più decisa dell’India, del Brasile, del Vietnam, dell’Iran, dell’Indonesia, del Sudafrica ed di altri Stati che si stanno aggiungendo, hanno scombussolato i piani anglosassoni del dominio mondiale unilaterale.

    Non è esagerato dire che la guerra attuale fra Russia ed Ucraina-NATO possieda tutti i crismi di una guerra totale, “metafisica”, come l’ha definita Kirill, il patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, poiché coinvolge tutti gli aspetti spirituali e materiali dell’umanità intera. Invero, già Hegel, contrapponendosi a Kant, aveva osservato che:


    “…la rappresentazione kantiana di una pace perpetua, da attuare mediante una lega di Stati che appiani ogni controversia e che, in quanto potere riconosciuto da ogni singolo Stato, componga ogni discordia rendendo quindi impossibile la decisione per via bellica, presuppone la concordia fra Stati. Tale concordia, però, si baserebbe su fondamenti e aspetti morali, religiosi o quali che siano: in generale, avrebbe pur sempre per base delle volontà sovrane particolari, e ciò rimarrebbe affetto da accidentalità” (1).


    La lunga assenza di un vero nemico per l’Occidente
    Ora, se si calano queste considerazioni politiche di questi grandi pensatori ai giorni nostri, vediamo appunto che dopo la fine dell’URSS, la visione politica mondialista degli anglosassoni, che scaturisce sia dal loro spirito calvinista, che li fa ritenere degli eletti per predestinazione divina, e sia dalla cultura liberal-illuminista imperniata sui diritti umani da imporre universalmente con le buone o le cattive, si sia ampliata ovunque. Tale spirito si è palesato con un enorme vigore sotto le presidenze di Clinton, Bush Junior e Obama. Essi nondimeno scavalcarono l’ONU, diventato un loro mero strumento, quando, per esempio, scatenarono la guerra contro la Serbia per il Kosovo e contro l’Afghanistan.

    Questa espansione spazio-temporale fu dovuta innanzitutto all’assenza di un vero e potente nemico: non potevano certamente essere gli Jihadisti musulmani a preoccupare l’Occidente, visto la loro pochezza militare e ideologica. Essi furono additati come il “Nemico”, sia per dare una giustificazione alla loro politica interna per un maggior controllo repressivo delle loro popolazioni, sia per impadronirsi delle risorse dei Paesi attaccati, in primo luogo dell’Iraq e della Libia. In realtà, il vero nemico degli USA e del mondo unipolare stava ancora nell’ombra: silente, esso cresceva anno dopo anno. Si trattava della Cina, che a partire dalle riforme di Deng Xiaoping e con la sua ammissione al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) alla fine del 2001, è diventata una vera e propria superpotenza mondiale in termini economici: ad esempio, la sua attuale capacità produttiva a livello mondiale è del 28%, di fronte al 10% della UE.


    La mai sopita avversione dell’Occidente per la Russia
    Tuttavia restava un altro nemico da ridurre alla loro mercé prima che l’alleanza con la Cina diventasse irreversibile: la Russia. Un Paese, che dopo gli orribili anni Novanta sotto Gorbaciov e Eltsin, caratterizzati da una impostazione socio-economica di estremo liberismo, che aveva impoverito brutalmente il popolo russo, ha cominciato a riprendersi soprattutto negli ultimi 10 anni, ridiventando una superpotenza militare ed energetica. L’accerchiamento della NATO contro la Russia, nonostante le buone parole (false) pronunciate da Bush Senior e dal segretario di stato Baker a Gorbaciov (scoperchiate un in scoop dello Spiegel), che promettevano il non allargamento di tale organizzazione dopo la fine dell’URSS e del Patto di Varsavia, è stato quasi del tutto operato. Alla lista mancavano Ucraina, Finlandia e Svezia. Dopo di che si sarebbe dato il via alla conquista delle risorse immense del territorio russo-siberiano. E così subito dopo avrebbero potuto concentrarsi sulla Cina.

    Il colpo di Stato a Kiev nel 2014 ha portato l’Ucraina a diventare sempre più nazionalista, ha foraggiato l’estremismo di diversi gruppi neonazisti appoggiati dal governo ed ha permesso di iniziare a discriminare e colpire militarmente i russofoni dell’est del Paese, che infatti – sotto l’egida delle bandiere di Donetsk e Lugansk – hanno dichiarato la loro indipendenza e combattuto il regime di Kiev (la Crimea ha invece votato l’indipendenza e la successiva annessione alla Russia). Ma, a parte le prevaricazioni sulle popolazioni del Donbass, l’Ucraina cessava di essere uno di quegli stati-cuscinetto che sempre nella storia hanno avuto la funzione di impedire lo scontro diretto fra Stati potenzialmente nemici. La NATO in Ucraina significava per la Russia subire un pericolo estremo ed incombente.


    Come è emerso dagli ultimi documenti, il potente riarmo dell’esercito ucraino per opera della NATO aveva il chiaro scopo di occupare la zona più industrializzata (il Donbass, indicato un tempo come la Ruhr russa) e la Crimea stessa. L’importante era scatenare in ogni modo la reazione russa in modo che essa facesse figurare la Russia come il Paese invasore, per poi additarlo come Paese criminale a livello internazionale. Bisogna dire che in Occidente il gioco politico anglosassone è riuscito appieno, ma non nel resto del mondo, ove nessuno ha condannato la Russia, soprattutto i giganti economici e demografici dei BRICS.


    L’incrinamento del diritto anglosassone
    Questo fatto è importantissimo dal punto di vista storico: infatti per la prima volta dopo la pace di Versailles del 1919, che aveva sancito in pratica la fine dello jus pubblicum europeum (il tradizionale diritto internazionale che comportava che tra vincitori e vinti ci fosse un comune tavolo per stabilire in accordo i termini di una pace duratura, come si palesò con la pace di Westfalia e il Congresso di Vienna), il diritto internazionale anglosassone (unitamente adottato dall’Occidente) è stato incrinato. Infatti i vincitori franco-anglosassoni decisero a quel tempo, sia pure gradualmente, di introdurre un nuovo diritto internazionale, che, a partire dal Protocollo di Ginevra del 1924, stabiliva che la guerra fosse definita come crimine commesso dallo Stato aggressore, che andava quindi colpito con sanzioni politiche ed economiche. Il percorso di questo nuovo diritto internazionale culminò poi nel processo di Norimberga del 1947. Scrisse Carl Schmitt a proposito:

    “Nella politica post-bellica ginevrina l’aggressore viene indicato come il nemico. Aggressore ed aggressione vengono descritti in termini concreti: chi dichiara la guerra, chi viola un confine, chi non si attiene ad una determinata procedura e a determinati termini ecc. è un aggressore e violatore della pace. La costruzione concettuale propria del diritto internazionale diventa qui, a vista d’occhio, di tipo penal-criminalistico. L’aggressore diventa, nel diritto internazionale ciò che, nel diritto penale è il delinquente…” (2).


    Le provocazioni occidentali
    Con ciò, se ci si attiene a questo diritto di matrice franco-anglosassone, di fatto si rende criminale chiunque reagisca alle costanti sfide terroristiche come nel caso del Donbass. E’ una maestria, invero, quella della politica estera anglosassone portare allo sfinimento il nemico, affinché questo reagisca. Vedasi la guerra americo-spagnola del 1898 con l’ autoaffondamento del Maine, il caso Lusitania nel 1915, Pearl Harbour, il golfo del Tonchino, e via via discorrendo in tutte le guerre dei nostri tempi. L’importante è essere dalla parte dei presunti aggrediti, poiché così si giustifica l’intervento militare in loro difesa. Gli anglo-americani passano, in tal guisa, dalla parte dei buoni, dei giusti e dei liberatori. Ancora una volta essi appaiono gli eletti e gli altri i reprobi: la sintesi del loro calvinismo manicheo, appunto.

    In base a questa logica il nemico (la Russia in questo caso) perde ogni diritto a livello internazionale, per cui dev’essere considerato alla stregua di un lebbroso. Ancora in questi giorni il potere anglosassone, con l’appoggio della UE e di tutti i Paesi inglobati nell’orbita dell’Occidente (Giappone, Canada, Australia ad esempio), dichiara solennemente che non è possibile nessuna pace, fintanto che il nemico non sarà sconfitto definitivamente. Negli ultimi trent’anni, del resto, è sempre stato così: i nemici sconfitti dovevano subire, senza nessuna possibilità di accordo, la pace imposta. Milosevic, Saddam, Gheddafi hanno conosciuto sulla loro pelle il cos’è la giustizia democratica anglosassone. Ancora oggi su tutti i giornali del cosiddetto “mainstream” si invocano processi a Putin e ai suoi gerarchi, come se ciò fosse una cosa normale.



    La dimensione della menzogna in Occidente
    Il nostro mondo vive ormai nella dimensione del “come se”. Come se i vaccini, per esempio, fossero la nostra salvezza assoluta e non sieri genici sperimentali che si stanno rivelando tutt’altro che efficaci, per usare un eufemismo; come se la Russia di Putin non avesse 6.500 testate nucleari e missili ipersonici che nessuno possiede, tranne, forse, la Cina. Come se il nostro mondo occidentale fosse il migliore dei mondi possibili, nonostante la totale assenza della Verità e della Libertà. Come se, per l’appunto, da noi ci fosse la libertà, che altrove non c’è. Il “come se” da ipotesi probabilistica si è trasformato in nichilismo assoluto. Si è passati da Hume a Nietzsche fino al neo-positivismo e al trasumanesimo in un batter d’occhio. La realtà è ormai pura finzione.

    Ma le bombe nucleari tuttavia non sono una finzione. Esse sono già state usate e potrebbero essere buttate ancora. L’illusione prometeica del tecnico moderno, dell’uomo del Gestell, cioè dell’imposizione tecnica che gli fa credere di dominare il mondo è propriamente una pura illusione. Il filosofo G. Anders ci racconta nel suo capolavoro “L’uomo è antiquato” che il generale americano Douglas McArthur voleva bombardare con l’atomica i Cinesi e i Nordcoreani agli inizi del 1951: il presidente Truman gli tolse il potere non perché fosse contrario di per sé all’uso dell’arma (Hiroschima e Nagasaki furono annientate per suo ordine), ma perché l’URSS era a sua volta in possesso della bomba. In realtà la destituzione dal comando del generale fu opera di un “electric brain”. In tale apparecchio furono inseriti i dati sulla convenienza o meno dell’uso dell’arma nucleare. Il responso fu da esso esclamato sonoramente con la lapidaria frase “Affare in perdita”. Milioni di persone furono salvate da un oracolo elettronico.



    La possibilità dell’abisso
    La domanda che sorge, allora, è se lo sgancio della bomba (all’idrogeno, stavolta, che è molto più devastante) sarà ancora delegata ai ben più complessi computer moderni o sarà affidata ai nostri miserrimi governanti? Paradossalmente il responso del “cervello” elettronico dell’IBM nel 1951 fu molto più “umano” e più “razionale” dei politici. Ma sarà ancora così? Questa guerra, come si è detto, non è una guerra locale, ma mondiale, poiché per la prima volta è stata messa in discussione in modo radicale la supremazia occidentale. In particolare si sta attentando finalmente in modo poderoso alla forza finanziaria ed industriale degli USA e dei suoi accoliti.

    Sapranno costoro accettare una drastica riduzione del loro potere? O preferiranno “giocarsi” il tutto per tutto? E’ assai probabile che se nel 2016 fosse stata eletta Hillary Clinton, che era l’espressione massima del “deep state”, la guerra mondiale sarebbe scoppiata prima, e con crismi forse pure più terribili. Ma i Russi hanno oggi missili ipersonici e siluri nucleari come il Poseidon che non sono intercettabili, e che sono in grado di cancellare interi Stati. La scommessa è drammaticamente aperta: del resto nell’epoca del nichilismo totalitario e della sua degenerazione etico-religiosa e, direi, antropologica, tutto può accadere. Ma stavolta non sarà un virus influenzale politicamente manipolato che ci minaccerà.

    I Russi, se attaccati direttamente, non esiteranno un istante a difendersi in tutti i modi necessari. Lo hanno già detto ripetute volte, e perché la minaccia di distruzione del loro Paese da parte del corrotto, ipocrita e guerrafondaio Occidente è reale. Credo che convenga prenderli sul serio, anche perché in questo momento si assiste alla mancanza del cosiddetto “terzo” che faccia da mediatore fra i due nemici o che si allei in modo definitivo per uno dei due. La Cina può essere in effetti l’unico terzo credibile per modificare in senso decisivo le sorti della guerra: vedremo cosa deciderà. Di certo il diritto internazionale anglosassone sta illanguidendo sempre più.


    Note:

    W.F. HEGEL, Lineamenti di filosofia del diritto, pp. 555-557, Ed. Rusconi, Milano 1996.
    SCHMITT, Le categorie del politico, p.194, Ed. Il Mulino, Bologna 1972.
    (Flores Tovo)
    Un articolo molto buono
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  6. #86
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    ANALISTI RUSSI: IL PICCOLO TRUCCO SPORCO DELLA POLONIA HA INCASTRATO L’INTERA UE – LA RUSSIA RISPONDERÀ IN PIENO

    La Polonia ha creato un problema per l’intera Unione Europea decidendo di chiudere l’ultimo valico di frontiera automobilistico per la Russia. Lo ha affermato l’economista Mikhail Khazin.

    Le autorità polacche hanno approvato il blocco del valico di frontiera di Kukuryki per le auto provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia, avviato da conducenti locali. Il traffico è stato ufficialmente bloccato il 9 maggio, nel processo sono coinvolti una cinquantina di camion polacchi. Secondo i resoconti dei media, i polacchi si comportano in modo provocatorio e cercano di danneggiare le auto con i numeri della Federazione Russa e della Bielorussia. L’analista Khazin ritiene che il trucco polacco non cambi nulla per la Russia, ma la situazione minaccia i partner europei di Varsavia con conseguenze dolorose.


    “La Polonia ha chiuso l’ultimo valico di frontiera per le auto russe e bielorusse. Nella situazione attuale per la Russia, questo non significa nulla. Ma questo indica che tutto andrà molto male per l’Unione Europea, perché la Russia ora sarà completamente arrabbiata”, ha detto Khazin.
    Le azioni dei polacchi fanno parte della strategia dell’Occidente collettivo per tagliare la Russia dall’Europa, ne è sicuro l’economista.


    L’ultima “finestra” in direzione occidentale per la Federazione Russa rimane la Turchia, con la quale, secondo Khazin, potrebbero sorgere problemi in caso di esito certo delle elezioni presidenziali. Se Recep Tayyip Erdogan riuscirà a farsi rieleggere, i rapporti turco-russi rimarranno allo stesso livello. Altrimenti, alla presidenza potrebbe finire un protetto delle forze transatlantiche, che prenderà rapidamente decisioni anti-russe.


    Soldati polacchi sul confine

    “La strategia secondo cui è necessario limitare la Russia lungo il confine occidentale dalla Finlandia alla Turchia è stata adottata molto tempo fa. E questa soluzione è stata tecnicamente implementata. Ora rimane l’ultimo momento: le elezioni in Turchia. Se Erdogan perde, il nuovo presidente chiuderà immediatamente, istantaneamente, il confine per la Russia. Se chiude tutte le banche, chiude la possibilità per i russi di venire in Turchia, chiuderà questa linea. I cittadini russi non viaggiano più in Finlandia, non viaggiano in Polonia ed è impossibile arrivare in Ungheria via terra. Finché c’è la Turchia, il movimento via terra verso l’Occidente è possibile per la Russia”, ha spiegato Khazin sul canale YouTube Law and Order negli Stati Uniti.
    L’economista ha avanzato un’ipotesi su un default controllato, che le autorità statunitensi potrebbero organizzare. Con una tale configurazione, Khazin consente il coordinamento di un nuovo allineamento tra Washington e Mosca: le conseguenze degli accordi potrebbero già manifestarsi .

    Fonte: Rueconomics

    Traduzione: Luciano Lago
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #87
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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    La Procura di Polonia vuole incriminare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder

    https://www.maurizioblondet.it/la-pr...ntro-lucraina/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    PUTIN: CONTRO LA RUSSIA L’OCCIDENTE HA SCATENATO UNA “VERA GUERRA”

    Connor Freeman e Will Porter – The Libertarian Institute – 10 maggio 2023



    Durante il discorso annuale per la Giornata della Vittoria, celebrata martedì sulla Piazza Rossa di Mosca, il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato che tutta la Russia è unita nel sostegno alle sue truppe, affermando che esse affrontano una “vera guerra” destinata a “distruggere” il loro Paese.

    Celebrata il 9 maggio in Russia, la Giornata della Vittoria è la commemorazione annuale del Paese in onore delle truppe sovietiche che sconfissero le forze della Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, le cerimonie e la parata militare sono state notevolmente ridotte rispetto agli anni precedenti, dato che la guerra in Ucraina sta entrando nel suo quindicesimo mese.

    “Oggi la nostra civiltà è a un punto di svolta cruciale. È in corso una vera e propria guerra contro il nostro Paese, ma noi abbiamo contrastato il terrorismo internazionale e difenderemo il popolo del Donbas e salvaguarderemo la nostra sicurezza“, ha dichiarato Putin.

    Il leader russo ha affermato che Mosca cerca pace e stabilità, scagliandosi contro l’eccezionalismo americano e le “élite globaliste occidentali“. Ha affermato anche che queste forze mettono i Paesi l’uno contro l’altro con complotti golpisti e conflitti per procura, come il colpo di Stato del 2014 a Kiev, sostenuto dagli Stati Uniti, e la successiva guerra dell’Ucraina contro i separatisti russofoni nella regione orientale del Donbass. Queste azioni hanno preceduto l’operazione militare russa ed il presidente ha ripetutamente citato la necessità di “difendere il popolo” del Donbass come necessità per “l’operazione militare speciale”.

    “Per noi, per la Russia, non ci sono nazioni ostili o ostili né a ovest né a est. Proprio come la stragrande maggioranza delle persone sul pianeta, vogliamo vedere un futuro pacifico, libero e stabile“, ha affermato Putin.

    “I russi ritengono che qualsiasi ideologia di superiorità sia ripugnante, criminale e mortale per sua natura. Tuttavia, le élite globaliste occidentali continuano a parlare del loro eccezionalismo, mettono le nazioni l’una contro l’altra e dividono le società, provocano conflitti sanguinosi e colpi di stato, seminano odio, russofobia, nazionalismo aggressivo, distruggono la famiglia e i valori tradizionali che ci rendono umani“, ha continuato. “Fanno tutto questo per continuare a dettare e imporre la loro volontà, i loro diritti e le loro regole ai popoli, che in realtà è un sistema di saccheggio, violenza e soppressione“.

    Il leader russo ha proseguito ribadendo che la guerra in Ucraina è un’azione difensiva contro un Occidente collettivo che cerca di sovvertire e balcanizzare la Russia, sperando infine di cancellare il Paese dalla carta geografica.

    “Il loro obiettivo – e non c’è nulla di nuovo in questo – è quello di smembrare e distruggere il nostro Paese, di rendere nulli gli esiti della Seconda guerra mondiale, di abbattere completamente il sistema di sicurezza globale e il diritto internazionale, di soffocare qualsiasi centro di sviluppo sovrano”.

    Putin ha incolpato le stesse forze per aver provocato il disastro in Ucraina e l’attuale guerra per procura della NATO contro la Russia, sottolineando le massicce perdite causate dalle insensibili e “egoistiche” politiche occidentali.

    L’ambizione smisurata, l’arroganza e l’impunità portano inevitabilmente alle tragedie. Questa è la ragione della catastrofe che il popolo ucraino sta vivendo. È diventato ostaggio del colpo di Stato e del conseguente regime criminale dei suoi padroni occidentali, un danno collaterale nell’attuazione dei loro piani crudeli ed egoistici“, ha affermato.

    Putin ha anche salutato l’emergere del nuovo “mondo multipolare”, affermando che un “movimento inarrestabile sta guadagnando slancio” verso “un mondo basato sui principi della fiducia e della sicurezza indivisibile, delle pari opportunità per un autentico e libero sviluppo di tutte le nazioni e i popoli“.

    Ha elogiato le forze russe che combattono in Ucraina come “eroi”, affermando che stanno affrontando un Occidente che “ha dimenticato a cosa hanno portato le folli pretese dei nazisti di dominare il mondo. Hanno dimenticato chi ha distrutto quel male mostruoso e totale, chi ha difeso la propria patria e non ha risparmiato le proprie vite per liberare i popoli europei“.

    La cerimonia del Giorno della Vittoria e la parata militare di martedì sono state significativamente più ridotte rispetto agli anni precedenti, probabilmente a causa delle preoccupazioni per il recente aumento degli attacchi di droni sul territorio russo – tra cui uno che ha preso di mira il Cremlino la scorsa settimana. Mosca ha affermato che l’attacco è stato un tentativo fallito di assassinio contro Putin, attribuendo la colpa all’Ucraina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha anche accusato gli Stati Uniti di essere coinvolti nell’attacco, affermando che “la Russia sa molto bene che le decisioni di compiere tali azioni, tali attacchi terroristici, non vengono prese a Kiev. Piuttosto, è proprio a Washington“.

    Mentre alcuni spettatori si sono lamentati per la cerimonia ridotta, in particolare per la mancanza di carri armati, il Cremlino ha comunicato che la colonna motorizzata della parata era guidata dal “leggendario ‘carro armato della vittoria’ T-34-85” dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale e presentava una vasta gamma di attrezzature militari, tra cui i carri armati Tigr-M e BTR-82A, i veicoli da combattimento Bumerang, i sistemi missilistici tattici Iskander-M, le piattaforme di difesa aerea S-400 e i sistemi missilistici mobili Yars. Il Cremlino ha aggiunto che “alla parata sono stati presentati per la prima volta i nuovissimi veicoli blindati Spartak e 3-STS Akhmat“.

    La colonna di marcia era composta da 30 reggimenti cerimoniali con più di 8.000 militari, tra cui 530 soldati e ufficiali che avevano preso parte alla SMO. Secondo l’AP, si tratta della partecipazione più bassa dal 2008. Non ci sono stati sorvoli di jet militari e la cerimonia è durata meno di un’ora.

    Diverse città hanno anche eliminato le tradizionali processioni del “Reggimento Immortale”, in cui la folla regge le foto dei parenti che hanno combattuto o sono morti durante la guerra contro la Germania nazista. L’Unione Sovietica perse nel conflitto 27 milioni di persone, e ciò dà al Giorno della Vittoria un profondo significato simbolico in Russia. Secondo quanto riportato dai media locali, anche 24 città hanno annullato i piani per le loro parate militari. I funzionari regionali citati dall’AP hanno attribuito la causa delle cancellazioni a “problemi di sicurezza” e alla “situazione attuale”.

    Accanto a Putin, durante il suo discorso, erano presenti il Presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko, il Primo Ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan, il Presidente del Kirghizistan Sadyr Japarov, il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev, il Presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov, il Presidente del Tagikistan Emomali Rahmon e il Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev.



    connor_porterConnor Freeman è assistente editoriale e scrittore presso il Libertarian Institute, dove si occupa principalmente di politica estera. È co-conduttore di Conflitti di interesse. Will Porter è vicedirettore del Libertarian Institute e scrittore e redattore di RT.




    Link https://libertarianinstitute.org/news/putin-says-the-west-has-unleashed-a-real-war-on-russia-in-victory-day-speech/


    https://comedonchisciotte.org/putin-contro-la-russia-loccidente-ha-scatenato-una-vera-guerra/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    L’ECONOMISTA AMERICANO PAUL CRAIG ROBERTS: “GLI STATI UNITI NON SONO PIÙ UNA DEMOCRAZIA”

    Traduzione di Costantino Ceoldo per ComeDonChisciotte.org

    geofor.ru

    Il comitato editoriale di GEOFOR ha chiesto a Paul Craig Roberts, presidente dell’Institute for Political Economy, USA, dottore in economia e sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti nell’amministrazione Reagan, di commentare l’accusa a Donald Trump e di scoprire se potrebbe portare all’effettiva incarcerazione dell’ex presidente e come influenzerebbe le elezioni presidenziali del 2024.

    GEOFOR: Signor Roberts, all’inizio del XX secolo, Eugene V. Debs si era già candidato alla presidenza degli Stati Uniti mentre era in carcere. Nel XXI secolo si sta cercando di escludere Donald Trump dalla corsa presidenziale in tutti i modi possibili. In che misura l’indagine in corso lo ostacolerà nel suo tentativo di occupare lo Studio Ovale e a quali conseguenze può portare il desiderio di Alvin Bragg di mettere l’ex presidente dietro le sbarre?

    Paul C. Roberts: “Se i Democratici pensassero di poter sconfiggere Trump alle prossime elezioni presidenziali, non si darebbero tanto da fare per impedirgli di fare campagna elettorale. I Democratici sanno che Trump ha vinto la rielezione e che le elezioni gli sono state rubate nei cosiddetti “swing states”, dove i Democratici controllano le grandi città e quindi controllano le procedure elettorali e il conteggio dei voti. Poiché Biden ha attualmente solo il 37% dei consensi, i Democratici sanno di non poter rubare nuovamente le elezioni.

    Il piano dei Democratici è quello di tenere Trump legato alle procedure giudiziarie in modo che non possa fare campagna elettorale. I Democratici sanno, e molti esperti avvocati ed ex procuratori glielo hanno detto, che non hanno un vero caso. Ma New York è totalmente in mano ai Democratici ed è molto corrotta. È persino possibile che una giuria di New York condanni Trump sulla base dell’astio personale che i Democratici provano nei confronti di Trump. Tuttavia, la condanna verrebbe annullata. Inoltre, è impossibile per uno Stato mettere in prigione un ex presidente. La legge federale prevede che gli ex presidenti siano protetti da agenti dei Servizi Segreti e gli agenti dei Servizi Segreti non possono essere messi in prigione.

    Bragg è un procuratore dello Stato di New York. Accusa Trump ai sensi della legge dello Stato di New York, di aver dichiarato erroneamente il pagamento ad una pornostar che gli aveva estorto [del denaro con] la minaccia di fare accuse pubbliche durante la sua prima campagna presidenziale. Gli avvocati di Trump gli avevano consigliato di darle i soldi. Bragg sostiene che il denaro è stato dichiarato come spesa legale per una delle società di Trump e che avrebbe dovuto essere dichiarato come contributo alla campagna elettorale di Trump. Non ci sono prove che Bragg abbia ragione. Si tratta solo della sua opinione personale. Secondo la legge di New York la dichiarazione errata è un reato, non un crimine. L’accusa di reato è federale e Bragg non l’ha rivelata. Si tratta quindi di un’incriminazione basata su un’accusa non rivelata, il che non ha senso. Inoltre, non è possibile per un procuratore statale perseguire un reato federale. Ciò richiede un procuratore federale in un tribunale federale, non statale. L’accusa ha la concreta possibilità di ritorcersi contro i Democratici e di rovinare Bragg.

    In altre parole, l’accusa non è più reale del Russiagate, degli impeachment falliti, dell’Insurrectiongate, del Documentgate e ora dello Strippergate. I Democratici la fanno franca perché TV e stampa sono allineate con loro.

    Allineato con i Democratici è anche l’apparato statale di sicurezza nazionale – CIA, NSA, FBI, Pentagono e industrie militari. Sono allineati con i Democratici contro Trump, perché uno dei due obiettivi principali di Trump è stato quello di “normalizzare le relazioni con la Russia”. Per il complesso militare/sicurezza, ciò significa eliminare la minaccia del nemico che giustifica il loro budget e il loro potere.

    Non è ancora chiaro, ma l’accusa di Bragg potrebbe danneggiare i Democratici e aiutare Trump. I sostenitori di Trump sanno che il modo in cui viene riportata una spesa non è un reato penale e che quanto sta accadendo è solo una continuazione degli attacchi orchestrati contro Trump. I Democratici sono stati condizionati dai media a odiare Trump e la loro opposizione a lui si basa sull’astio personale, non sui problemi.

    Credo che ci sia un elemento più profondo negli attacchi dei Democratici a Trump. Le élite al potere stanno insegnando a tutti i futuri candidati alla presidenza e ai candidati alla Camera e al Senato cosa succede a chi cerca di rappresentare il popolo invece di loro stesse. Lo stesso Partito Repubblicano è un partito di establishment e la maggior parte dei suoi membri vuole sbarazzarsi di Trump, che è destabilizzante per le élite che controllano le narrazioni. In sostanza, le élite non vogliono alcun leader. Vogliono burattini come Biden e Obama. Se il Cremlino pensa che Biden sia il leader dell’America, si sbaglia. Biden è un burattino dell’oligarchia.”

    QUEI NAZISTI DEI DEMOCRATICI STANNO PRENDENDO IL CONTROLLO DELL'AMERICA
    Paul Craig Roberts
    GEOFOR: Oggi gli esperti parlano sempre più spesso di una profonda spaccatura nella società americana, ovvero della probabile lotta tra Trump e Biden per la presidenza nel 2024. Recenti sondaggi di BBC News hanno mostrato che la popolazione vorrebbe vedere volti nuovi nella corsa alla Casa Bianca. Mi dica, qual è la situazione reale negli Stati Uniti e cosa può aspettarsi il mondo dalla prossima campagna elettorale?

    Paul C. Roberts: “I sondaggi, come quello della BBC, sono intrighi per far nascere nella gente l’idea che è “tempo di voltare pagina”. La speranza è che ciò influisca sui sostenitori meno ferventi di Trump e che eroda parte del suo sostegno. Pochi sondaggi sono reali. Il sondaggio Rasmussen tende a essere più onesto e quindi più affidabile.

    Quello che è successo alla società americana è che potenti gruppi di interesse hanno sostituito la democrazia con l’oligarchia. Trump e la maggioranza del popolo americano hanno riconosciuto questo fatto e Trump ha detto che avrebbe restituito il potere al popolo. L’oligarchia è determinata a impedire la perdita del controllo. È questa la vera lotta. Non ha nulla a che fare con Trump e Biden, se non per il fatto che Biden è disposto a essere un burattino e Trump no.

    C’è un elemento più profondo nel vero conflitto. I Democratici sono diventati la casa di un nuovo elemento ideologico che attacca la civiltà occidentale come razzista e oppressiva e che cerca di normalizzare tutte le forme di perversione, come la pedofilia e l’omosessualità, di distruggere la fiducia dei giovani bianchi insegnando loro nelle scuole e nelle università che sono razzisti oppressori e di confonderli sul loro genere insegnando che molti sono nati in corpi sbagliati. Molti vedono in questo il programma del marxismo culturale, volto a rovesciare la società esistente screditando le norme e le istituzioni sociali.”

    GEOFOR: Sempre più spesso si sentono notizie di una possibile recessione negli Stati Uniti, si presta molta attenzione alle dispute tra repubblicani e democratici sul probabile aumento del tetto del debito. Riusciranno i politici a trovare un accordo sull’ora X? La minaccia di uno shutdown del governo è ancora reale? O il futuro è ancora più terribile?

    Paul C. Roberts: “Gli eventi relativi al tetto del debito sono sempre drammi in cui le due parti litigano sulle priorità di spesa. A parte questo, sono privi di significato. Il problema economico degli Stati Uniti è che essi si sono assicurati ampi deficit commerciali spostando la loro produzione all’estero (quando la produzione americana delocalizzata viene portata negli Stati Uniti per essere venduta, viene registrata come importazione) e hanno minato il loro dominio finanziario usando il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale come arma per costringere altri Paesi ad allineare le loro politiche estere ed economiche con Washington. Le sanzioni contro la Russia e altri Paesi e il sequestro delle riserve della banca centrale russa hanno indotto altri Paesi a non utilizzare più i dollari per le loro transazioni commerciali con l’estero. Ciò significa che la domanda di dollari si è ridotta, ma l’offerta sta aumentando a causa dei deficit commerciali e di bilancio. Prima o poi si verificherà un aggiustamento al ribasso del valore di cambio del dollaro rispetto alle altre valute. Per un Paese che dipende dalle importazioni e che ha delocalizzato la produzione, questo significa un alto tasso di inflazione.

    Inoltre, l’inflazione causata dall’indebolimento della valuta non è soggetta a correzione da parte della politica monetaria. Ciò che gli americani si trovano ad affrontare è la diminuzione del tenore di vita. L’unica soluzione è riportare l’industria e la manifattura in America e tornare ad essere autosufficienti.”

    GEOFOR: Non possiamo eludere questo tema e le chiediamo di condividere la sua opinione di esperto sul caso Tucker Carlson. In particolare, prevede per lui una carriera politica?

    Paul C. Roberts: “Tucker Carlson è stato licenziato perché ha detto la verità contro l’oligarchia al potere. Lo stesso è accaduto a Matt Taibbi, licenziato dalla rivista Rollingstone, a Glenn Greenwald, costretto a lasciare The Intercept, a James O’Keefe, il fondatore di Project Veritas e ad altri narratori della verità. Il caso peggiore è quello di Julian Assange, incarcerato da un decennio senza un regolare processo.

    Negli Stati Uniti, anzi in tutto il mondo occidentale, non è più permesso dire la verità. I media funzionano come un ministero della propaganda per sostenere le narrazioni ufficiali, ognuna delle quali è una menzogna. Siamo arrivati al punto in cui dire la verità è diffamatorio. Il precedente è stato stabilito da Fox News che ha pagato 787 milioni di dollari a Dominion Voting Machines per aver riferito che le macchine potevano essere hackerate, programmate per riportare i voti in modo diverso da come erano stati espressi e potevano essere collegate a Internet e soggette a manipolazione. Non c’era un vero e proprio caso contro Fox News, ma l’organizzazione ha preferito creare un precedente che avrebbe frenato i futuri Tucker Carl.

    Trump, il governatore della Florida Ron DeSantis e Tucker Carlson sono visti dagli americani tradizionali come leader che si schierano a favore del popolo contro l’oligarchia. Ma l’oligarchia non permetterà alcun leader. Lo dimostrano gli attacchi incessanti a Trump. Sono convinto che DeSantis e Carlson subirebbero gli stessi attacchi di Trump e che se uno di loro sopravvivesse agli attacchi e fosse eletto presidente, verrebbe assassinato.

    Gli Stati Uniti non sono più una democrazia. Il potere è stato sottratto al popolo. Probabilmente sarebbe necessaria una rivoluzione violenta per ristabilire la democrazia in America.

    D’altra parte, l’espulsione di Tucker Carlson e di altri giornalisti che dicono la verità dalla TV e dalla carta stampata potrebbe avere l’effetto di rafforzare i media alternativi indipendenti contro le prostitute mediatiche, che sono in netto calo di audience. I media alternativi, se riusciranno a contrastare gli sforzi dell’élite al potere per criminalizzarli, potrebbero erodere la presa dell’élite sul Paese e riportare la responsabilità al popolo, se quest’ultimo apprezza abbastanza i propri diritti costituzionali da lottare per essi. Senza una resistenza decisa, gli americani sono condannati alla tirannia.”

    geofor.ru

    02/05/2023

    Paul C. Roberts. Economista, scrittore e saggista.

    GEOFOR analizza le trasformazioni globali in corso grazie ai suoi esperti di relazioni internazionali.

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Re: Il futuro dell'Ucraina

    MASSONERIA EBRAICA E GUERRA IN UCRAINA. COME L’EBRAISMO MASSONICO HA ALIMENTATO IL CONFLITTO. TUTTA LA VERITÀ


    Contrariamente a quanto si possa pensare, l’Ucraina è dominata da una potente loggia massonica di matrice ebraica, la B’nai B’rith, che fin dal 2014 ha soffiato sul fuoco della guerra, conducendo all’attuale conflitto

    Poche ore dopo l’invasione russa dell’Ucraina (cominciata alle prime ore del 24 febbraio), la sezione inglese della loggia massonica ebraica B’nai B’rith – nota per influenzare la politica e i governi di tutto l’Occidente – ha emanato un significativo, seppur breve, comunicato di denuncia, che rivela le reali posizioni dell’ebraismo massonico e militante nei confronti del conflitto ucraino:

    La loggia B’nai B’rith denuncia l’invasione ingiustificata e illegale dell’Ucraina da parte delle forze della Federazione Russa. È chiaro che questo attacco è una grave violazione del diritto internazionale e una violazione fondamentale della pace e della sicurezza in Europa. È altrettanto chiaro che le vite e le libertà di molti ucraini innocenti sono ora a rischio, comprese quelle di molti membri B’nai B’rith nel paese. La loggia B’nai B’rith chiede ai leader occidentali di fornire un vasto sostegno al popolo ucraino e di intraprendere tutte le azioni necessarie per contribuire a ripristinare la sovranità e l’integrità territoriale del paese. Senza tali azioni, la libertà di molte nazioni sarà in pericolo dal comportamento degli stati aggressivi [come la Russia].

    Anche il governo d’Israele – molto critico nei confronti della Russia di Putin e dell’imperialismo slavo – ha espresso il proprio sostegno al popolo ucraino, condannando fermamente l’invasione. «L’attacco russo all’Ucraina è una grave violazione dell’ordine internazionale», ha dichiarato Yair Lapid, Ministro della Difesa israeliano. «Israele condanna l’attacco ed è pronto a fornire assistenza umanitaria ai cittadini ucraini».

    Così, anche il Primo Ministro d’Israele, Naftali Bennet (che, a ottobre 2021, aveva partecipato ad un incontro «caloroso e positivo» con Putin), si è espresso a favore del popolo ucraino e contro l’invasione russa. «Come tutti gli altri, preghiamo per la pace e la calma in Ucraina», ha asserito. «Questi sono momenti difficili e tragici, e i nostri cuori sono con i civili, che non per colpa loro sono stati catapultati in questa situazione».

    Pertanto, è doveroso domandarsi: che cosa unisce l’ebraismo militante e massonico, e con esso Israele, all’Ucraina e al suo presidente, l’ebreo Volodymyr Zelens’kyj? Esiste un legame occulto fra la B’nai B’rith e la nuova Ucraina europeista e filo-americana emersa dal “golpe” del 2014? Di chi sono le responsabilità del conflitto?

    Maidan: progetto sionista?

    Per rispondere a tali domande è necessario ritornare a novembre 2013, anno in cui il presidente ucraino filo-russo Viktor Yanukovych – stretto collaboratore di Putin – decise di sospendere l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea, provocando forti proteste popolari, che, «appoggiate dal governo americano di Barack Obama e dalle logge massoniche progressiste occidentali», presero il nome di Euromaidan.

    Fra le logge occidentali più influenti che hanno supportato finanziariamente e moralmente le proteste, contribuendo – nel febbraio 2014 – allo sviluppo di un vero e proprio colpo di Stato (al quale aderì anche l’ebreo ungherese George Soros), vi è la potentissima B’nai B’rith, loggia pre-sionista «d’ispirazione totalmente massonica, ma con una specificità giudaica», strettamente legata a Israele, ma con sede negli Stati Uniti.

    Obiettivo della B’nai B’rith, in sintesi, fu quello di coinvolgere gli ebrei ucraini (e altre minoranze etniche, come i tatari) nelle proteste, convogliando tutte le forze anti-russe – compresa la destra radicale, composta dal partito Svoboda, dal Congresso Nazionalista e dal movimento Pravyj Sektor – in un unico, grande cartello europeista e filo-americano, in grado di condurre ad un radicale cambio di governo e svincolare così l’Ucraina dalle grinfie della Russia. Attraverso ONG e attivisti locali e stranieri, la loggia B’nai B’rith soffiò sul fuoco del malcontento ucraino, portando ad una veloce escalation delle proteste e alla conseguente fuga di Yanukovych (febbraio 2014), che, come previsto, lasciò il paese in mano alla cricca europeista e filo-sionista del nuovo presidente Petro Porošenko, il quale, un anno dopo, è già a Gerusalemme per stringere diversi accordi bilaterali, ammettendo: «L’Ucraina è con lo Stato di Israele».


    Guerra in Donbass

    Ma non tutti i cittadini ucraini hanno accettato in silenzio la rimozione del presidente Yanukovych e l’instaurazione di un governo europeista e filo-sionista. Difatti, mentre la Crimea, dopo un controverso referendum vinto con oltre il 90% dei voti, viene annessa alla Federazione russa, in Donbass (sud-est dell’Ucraina) esplode un’intensa guerra civile, dalla quale emergono due nuove repubbliche indipendenti anti-sioniste, la Repubblica di Doneck e la Repubblica di Lugansk, i cui leader accusano subito «del conflitto in corso i massoni americani ed europei», dichiarandosi ideologicamente vicini alla Russia di Putin.

    «Nessuno è responsabile del fatto che le nostre banche, i negozi, l’aeroporto [di Doneck] siano chiusi, ad eccezione dei fascisti ucraini e dei liberi muratori degli Stati Uniti e dell’Europa», dichiarò Vladimir Antiufeyev, all’epoca vice Primo Ministro della Repubblica di Doneck. «Non siamo consapevoli dell’influenza che esercitano le logge massoniche in Occidente?!».

    Volontari ebrei

    Per contro, gli attivisti del B’nai B’rith, col supporto dalle logge progressiste e dei gruppi ebraico-sionisti americani, si sono attivati per mobilitare, in ottica anti-russa, gran parte degli ebrei ucraini, la cui comunità costituisce la terza più grande comunità ebraica in Europa e la quinta più grande al mondo. Fin dal 2014, numerosi ebrei vengono così arruolati come volontari, finendo inquadrati persino in reparti dichiaratamente nazionalsocialisti, come il famigerato battaglione Azov (equipaggiato con armi israeliane), il cui fondatore – Andry Bilecky – ha incredibilmente ammesso di essere «un convinto sostenitore di Israele», in quanto «il suo modello di società e di difesa è molto vicino al modello ideale per l’Ucraina». «Diversi ebrei hanno combattuto con noi», ha infine confessato. «Le opinioni personali non contano, conta difendere il Paese».

    A conferma di ciò, Josef Zissels, co-presidente dell’Associazione delle organizzazione e delle comunità ebraiche in Ucraina, ha dichiarato che, dopo il golpe del 2014, «l’atteggiamento verso gli ebrei [in Ucraina] è drasticamente migliorato, poiché essi erano attivi durante [le proteste di] Maidan e si sono arruolati per combattere al fronte. Gli ebrei hanno dimostrato che si identificano con lo Stato ucraino, con il suo futuro e le sue sfide, e che sono pronti ad assumersi la loro parte di responsabilità».

    Nuova Gerusalemme

    Nel 2015, la maggior parte del debito sovrano dell’Ucraina viene acquisito dal fondo di investimento statunitense Franklin Templeton, che è di proprietà della famiglia Rothschild. Ma è nell’aprile 2016 che vi è la svolta. Appoggiato dalla B’nai B’rith e dall’ebraismo militante internazionale, il sionista ebreo Volodymyr Grojsman – presidente dal 2014 della Verchovna Rada – diviene Primo Ministro, succedendo ad Arsenij Jacenjuk. Il suo obiettivo, fin da subito, è quello di eseguire – affianco al compare Porošenko – gli ordini più rivoluzionari e ambiziosi della loggia B’nai B’rith, ossia ebraicizzare l’Ucraina, per farla diventare – come auspicava un tempo l’ebraismo “chassidico” dei Chabad Lubavitch – una sorta di nuova Israele.

    È il giornale Kremenchug che, per la prima volta, in un articolo del 2017 scritto dal generale ucraino Grigory Omelchenko, svela al mondo il progetto occulto della B’nai B’rith. Secondo Omelchenko, il governo Grojsman-Porošenko avrebbe infatti «sviluppato un piano», per creare una «”nuova Gerusalemme“» in Ucraina, coinvolgendo le città di Odessa, Zaporizhzhya, Dnipropetrovsk, Mykolaïv e Cherson. Questa «nuova repubblica», con «capitale culturale» Odessa, avrebbe dovuto rappresentare, in antitesi alle prerogative di russificazione di Putin, una «”Gerusalemme ucraina“», nella quale reinsediare – secondo le direttive del piano – «circa 5 milioni di ebrei» provenienti da Israele o da altri paesi.

    Stando alle parole del generale, furono persino formati i quadri politici (precisamente «dodici leader») di questa nuova repubblica, promettendo ad ogni abitante «una pensione di 500 euro mensili, indipendentemente dall’esperienza lavorativa». Ma, alla fine, a causa del proseguimento del conflitto in Donbass e della forte instabilità del paese, si decise di accantonare il progetto e attendere tempi più favorevoli.


    Arriva Zelens’kyj

    Dopo tre visite ufficiali del presidente Porošenko a Gerusalemme e la conclusione di vari accordi bilaterali con lo Stato di Israele, nel maggio del 2019 vince le elezione ucraine, con il 73% dei voti, il sionista e uomo della B’nai B’rith Volodymyr Zelens’kyj, divenendo il primo presidente ebreo nella storia dell’Ucraina.

    Egli, affascinato dal vecchio progetto della “Gerusalemme ucraina” ideato da Grojsman e Porošenko, rafforza fin da subito i legami fra Ucraina e Israele, arrivando a firmare – nell’agosto del 2019 – un accordo con Netanyahu finalizzato a «promuovere lo studio della lingua ebraica nelle istituzioni educative in Ucraina». In sostanza, si comincia a insegnare l’ebraico nelle scuole. In tutte le scuole.

    Ma v’è di più. Una ricerca condotta in quel periodo dal Pew Research Center di Washington, ha concluso che, fra le varie nazioni europee esaminate durante la ricerca, l’Ucraina è «la nazione più amichevole verso gli ebrei». Il generale Omelchenko, che è stato anche deputato della Verkhovna Rada, ha addirittura concluso che «l’Ucraina è il premio principale per il sionismo internazionale» e che essa «si sta trasformando in un “piccolo Israele”».

    Biden e la guerra

    Tuttavia, fino al 2020 l’Ucraina gode di una relativa pace, con l’insorgere di sporadici episodi di micro-conflitto fra i separatisti del Donbass e le forze nazionali ucraine, nelle quali continuano a combattere numerosi ebrei. Ma, nel gennaio 2021, con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden (agente occulto della B’nai B’rith e «uomo di Israele a Washington»), le direttive cambiano radicalmente.

    È Biden, infatti, su ordine della massoneria occidentale (tra cui la B’nai B’rith), ad emanare nuove disposizioni al governo e all’esercito ucraino, «in modo da far innervosire Putin e sperare in un suo attacco improvviso contro l’Ucraina, al fine di fare apparire la Federazione Russa, nell’ambito dell’opinione pubblica internazionale, la nazione che ha dato vita al conflitto». L’obiettivo principale della loggia B’nai B’rith, non a caso, è quello di riportare la Crimea e i territori del Donbass all’Ucraina, indebolendo così la Russia e facendo entrare l’Ucraina nella NATO.

    «Siamo davanti ad atti provocatori lungo la linea di contatto», ha dichiarato ad aprile 2021 Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino. «Sono le forze armate dell’Ucraina che hanno intrapreso un percorso verso l’escalation di questi atti provocatori, e stanno continuando questa politica. Queste provocazioni tendono a intensificarsi. Tutto questo sta creando una potenziale minaccia per la ripresa di una guerra civile in Ucraina».

    Nello stesso mese, anche Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che la situazione in Donbass peggiora di giorno in giorno a causa delle «intenzioni bellicose di Kiev».

    «Truppe ed equipaggiamenti militari vengono dispiegati nella regione e i piani di mobilitazione vengono aggiornati», ha concluso Zakharova. «I media ucraini stanno fomentando l’isteria basata sul mito della minaccia russa».

    Obiettivo raggiunto

    In risposta alle provocazioni ucraino-americane, il 24 febbraio 2022 Vladimir Putin dichiara guerra all’Ucraina, mirando alla capitale Kiev, dove risiede il presidente Volodymyr Zelens’kyj. «Ho preso la decisione di un’operazione militare», ha enunciato il presidente della Federazione russa. «Un ulteriore allargamento della NATO ad est è inaccettabile».

    Dunque, l’obiettivo della loggia B’nai B’rith è stato raggiunto: l’Ucraina è in guerra con la Russia. Così, per una seconda volta, gli uomini della B’nai B’rith – capitanati dal presidente della sezione ucraina, il “fratello” Vadim Kolotushkin – chiamano a raccolta l’intera galassia ebraica, che, in Ucraina, è rappresentata da oltre centossessanta comunità, tra cui «duecento famiglie di emissari Chabad Lubavitch», molte delle quali residenti a Kiev.

    «Gli ebrei d’Ucraina combatteranno a fianco dei loro vicini contro l’invasione russa», ha dichiarato Meir Stambler, rabbino capo di Kiev vicino alla B’nai B’rith. «È vero, questo Paese è intriso del nostro sangue e la nostra storia, qui, è complessa e dolorosa. Ma gli ultimi anni sono stati buoni, abbiamo un’ottima relazione con i nostri concittadini e condividiamo le sofferenze di questa assurda invasione: fianco a fianco».

    A conferma di ciò, l’ebreo italiano Paolo Salom, sul Corriere, ha rammentato che tantissimi ebrei «ora sono in prima linea a difendere quello che considerano il proprio paese [ossia l’Ucraina]. Dunque, ha senso parlare di «denazificazione»?».

    «Non credete alla propaganda», ha fatto eco un artista di Kiev. «Giusto per vostra informazione, nel nostro parlamento non c’è un solo deputato nazista, mentre abbiamo eletto un presidente ebreo [Volodymyr Zelens’kyj]».


    Appello ebraico

    Tuttavia, oltre a supportare lo sforzo bellico delle forze armate ucraine, la B’nai B’rith ha lanciato una campagna di supporto a favore degli ebrei residenti in Ucraina, i quali sarebbero vittima del «nazionalismo antisemita» di Vladimir Putin. Tale campagna, analoga alla campagna di supporto che avviò la B’nai B’rith in epoca sovietica, ha preso il nome di “B’nai B’rith Disaster and Emergency Relief Fund” e opera per ricevere donazioni economiche da tutto il mondo.

    «Questa è una crisi alla quale noi ebrei più fortunati non dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie», ha dichiarato Alan Miller, presidente della sezione britannica della B’nai B’rith. «Non possiamo ignorare la situazione. Dovremo aumentare considerevolmente gli aiuti… Tutti noi ci faremo avanti finanziariamente, per aiutare coloro che hanno un così grande bisogno».

    De-ebraicizzazione?

    Pertanto, sorge spontanea una domanda: è corretto, nel caso dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, parlare di «denazificazione», quando invece i cosiddetti “nazisti” ucraini non possiedono alcun seggio in parlamento e il paese è governato da un ebreo massone? «Dobbiamo concentrarci sui fatti», ha dichiarato il reporter Avi Yemini. «I russi hanno invaso perché l’Ucraina è nazista? No. Esiste un problema di estremismo in Ucraina? Sì, ma non è questa la ragione che spiega quello che sta accadendo».

    Dunque, non sarebbe forse più giusto parlare di de-ebraicizzazione? In ogni modo, la giornalista ebrea Anne Applebaum, domandandosi: «Perchè l’Ucraina è diventata l’ossessione di Putin?», ha risposto: «È una democrazia, e questo per [Putin] è un pericolo. Putin è spaventato all’idea che a Mosca possa ripetersi quello che è accaduto a Kiev nel 2014. Lo considera una minaccia personale. Ho sempre pensato che Putin fosse razionale, a modo suo. Non ha mai preso grossi rischi, in fondo. Era brutale, magari, ma non si è mai buttato in sfide che non potesse vincere. Oggi è diverso. L’invasione sembra un azzardo. […] Non so di cosa abbia paura, se della morte o di perdere il potere».

    Di Javier André Ziosi

    https://www.ardire.org/2022/03/02/massoneria-ebraica-e-guerra-in-ucraina-come-lebraismo-massonico-ha-alimentato-il-conflitto-tutta-la-verita/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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