Chi, almeno una volta nella vita, ha avuto la fortuna di innamorarsi e poi, per vari motivi, è stato lasciato e ha dovuto rinunciarvi, porterà nel suo cuore e per tutta la vita il ricordo dell'amore perduto.
E anche se si unirà ad un'altra compagna l'unione sarà sempre un rapporto a tre: lui, lei e la rosa che non seppe o non poté cogliere.
Da questa assenza in genere possono nascere due sentimenti diversi: il ricordo nostalgico e idealizzato del perduto bene oppure l'odio viscerale e il rancore totale, ancorché impotente, verso chi non ha soddisfatto i propri desideri.
Questo, l'odio senza limiti, dev'essere stato il sentimento che ha condizionato la vita dei comunisti italiani (e dei loro indegni eredi non più tali nemmeno nei programmi) quando, nella primavera del 1994, si presentò sulla scena politica un ometto che in soli tre mesi fondò un partito e tolse ai comunisti, che già si sentivano la vittoria in tasca, la possibilità di fare il primo governo comunista d'Italia.
Per l'appunto la rosa che non colsero. E non colsero mai più nemmeno negli anni a venire se non vendendo e barattando la propria ideologia con democristiani compiacenti e quella parte di ex-socialisti craxiani traditori dei loro principi e della loro storia.
Oggi quell'ometto strano che raccontava barzellette non c'è più... Ma non è scomparso l'odio e il rancore.
E sappiamo bene che odiare è molto più faticoso che amare perché si spendono troppe energie: ecco perché la sinistra, o quell'ameba informe che si professa tale, non vincerà mai.
ONORE a Silvio Berlusconi.
Kobra ( Apartitico )






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poi suvvia che i komunisti vinsero le lezioni due anni dopo lo stesso 
