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Discussione: Israele in crisi

  1. #1
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    Predefinito Israele in crisi

    In Israele la riforma del sistema giudiziario proposta dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha innescato una grave crisi politica che sta coinvolgendo l’intero sistema istituzionale israeliano. Da una parte c’è Netanyahu e i partiti di estrema destra e ultraortodossi che lo sostengono, e che pensano che la riforma sia necessaria per limitare il potere dei giudici, ritenuto eccessivo e usato per fini politici per ostacolare l’attività del governo. Dall’altra c’è l’opposizione, una parte della stessa coalizione di governo (che sulla riforma è divisa) e le centinaia di migliaia di persone che protestano da oltre sette mesi, secondo cui la riforma è una minaccia alla tenuta della democrazia israeliana con tutto quello che questo comporta anche su altri piani: per esempio quello dei diritti umani e dei rapporti di Israele col resto del Medio Oriente.

    Sembra che la crisi innescata dalla riforma stia dividendo in due Israele su una questione molto più ampia e profonda della sola giustizia: cioè sull’identità stessa del paese e sui principi su cui si basa lo stato israeliano. Israele si trova nel mezzo di una «crisi di identità», ha scritto l’analista israeliano Shalom Lipner, in una situazione assai complicata perché a questo punto nessuna delle due parti sembra essere disposta a fare passi indietro.

    Anzitutto il problema riguarda Netanyahu e la possibilità che accetti di modificare la riforma, che prevede di togliere poteri alla Corte suprema per affidarli al governo (lunedì ne è stata approvata la prima parte). La riforma è stata infatti presentata come un obiettivo imprescindibile per i partiti di estrema destra e ultraortodossi che fanno parte del governo e che lo appoggiano. Se la proposta di legge dovesse fallire, è probabile che la tenuta dell’esecutivo sarebbe a rischio. Come ha scritto sempre Lipner, la permanenza al potere di Netanyahu «dipende intrinsecamente dalla capacità di continuare a soddisfare gli appetiti dei membri della sua coalizione»,su cui Netanyahu ha sempre investito.

    Netanyahu non ha quindi molto spazio di manovra, benché la sua riforma sia impopolare anche all’interno della sua stessa coalizione: nei momenti immediatamente precedenti alla votazione di lunedì ci sono state liti e discussioni molto accese tra gli stessi deputati conservatori della coalizione di governo.

    La prima parte della riforma, quella approvata lunedì, impedisce alla Corte suprema di bloccare le decisioni del governo sulla base del concetto legale di “irragionevolezza”, cioè intervenire sui provvedimenti approvati dal governo e abolirli se vengono ritenuti in qualche modo “irragionevoli”. È uno strumento che negli ultimi anni la Corte ha usato in più occasioni, e che secondo molti israeliani serve a garantire l’equilibrio tra poteri in grado di mantenere la tenuta della democrazia (Israele non ha una Costituzione e la Corte suprema rappresenta un importante contrappeso al potere del governo in carica).

    C’è un altro motivo per cui a Netanyahu non conviene retrocedere sulla sua riforma. Riguarda soprattutto la seconda parte, che non è ancora stata approvata e prevede modifiche alla commissione che nomina i giudici della Corte Suprema e dei tribunali inferiori.

    Attualmente i giudici sono selezionati da una commissione di nove membri di cui solo quattro sono scelti dal governo: la riforma porterebbe a 11 i membri totali e a 8 quelli di nomina politica, dando sostanzialmente al governo il controllo delle nomine dei giudici. Questa parte della riforma potrebbe dare a Netanyahu garanzie sulla possibilità di non venire rimosso dal proprio incarico a causa dei procedimenti giudiziari che lo riguardano (tra le altre cose Netanyahu è sotto processo per corruzione e truffa). Questa parte della riforma prevede anche l’affidamento di alcuni poteri ai tribunali rabbinici (cioè i tribunali religiosi ebraici), che potrebbero seguire certi procedimenti civili.

    Per ragioni diverse nemmeno chi si oppone alla riforma sembra disposto a fare passi indietro. Per chi contesta Netanyahu l’eventuale approvazione del testo cambierebbe in maniera significativa l’intero sistema di valori su cui si basa Israele, perché smantellerebbe l’equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario e rischierebbe di trasformare lo stato in un’autocrazia religiosa, in cui partiti ultraortodossi e di estrema destra sono in grado di “dettare legge” su molte questioni.

    Sul quotidiano israeliano Haaretz, l’analista israeliano Yossi Verter ha scritto che Netanyahu «si è sganciato dall’Israele democratico, liberale, progressista, illuminato e occidentale» per «stringere un patto di sangue con lo Stato razzista, messianico, ultraortodosso e nazionalista della Giudea».

    A questo proposito molte delle persone che hanno protestato in questi giorni hanno detto di manifestare per motivi anche scollegati dall’immediata questione della riforma della giustizia: ad esempio per la difesa dei diritti delle donne, della comunità LGBT+ o della popolazione israeliana araba. Sono tutte categorie che secondo molti israeliani è possibile rispettare e tutelare solo in presenza di un sistema politico democratico, lontano dal tipo di società sostenuto dai partiti di estrema destra e ultraortodossi che appoggiano Netanyahu e la sua riforma.

    Altre preoccupazioni riguardano le conseguenze che la riforma potrebbe avere sull’attuazione di politiche ostili e violente nei confronti dei palestinesi che vivono in Cisgiordania, il territorio che Israele occupa dal 1967 ma che secondo la maggioranza della comunità internazionale appartiene ai palestinesi. Senza contrappesi, il governo potrebbe agire in maniera indisturbata perseguendo obiettivi sempre più radicali.

    Questi obiettivi sono sostenuti in modo molto esplicito da alcuni partiti della coalizione del governo di Netanyahu. Uno di questi è Otzma Yehudit (Potere ebraico), di estrema destra e convinto sostenitore della riforma della giustizia. Yehudit sostiene che «i nemici di Israele» debbano emigrare «per preservare il carattere ebraico dello Stato di Israele», e chiede l’annessione della Cisgiordania, dove vivono più di 2,5 milioni di palestinesi e in cui negli ultimi mesi si sono nuovamente intensificati scontri e uccisioni in operazioni militari israeliane. Su Haaretz l’analista Yaakov Or ha definito la riforma del sistema giudiziario di Netanyahu un «cavallo di troia per l’annessione della Cisgiordania».

    Parlando della riforma, lo scrittore e storico israeliano Noah Harari ha parlato del rischio che sorga «una dittatura ebraica suprematista in Israele, che sarebbe terribile per i cittadini israeliani, ma anche per i palestinesi, per le tradizioni ebraiche, e potenzialmente anche per l’intero Medio Oriente».

    https://www.ilpost.it/2023/07/26/isr...pagePosition=1

  2. #2
    Super Troll
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Parlando della riforma, lo scrittore e storico israeliano Noah Harari ha parlato del rischio che sorga «una dittatura ebraica suprematista in Israele, che sarebbe terribile per i cittadini israeliani, ma anche per i palestinesi, per le tradizioni ebraiche, e potenzialmente anche per l’intero Medio Oriente».
    ============
    se ne accorge ora??
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    Predefinito Re: Israele in crisi


    sraele quasi una dittatura" | Perché infuriano le proteste contro la riforma giudiziaria di Netanyahu

    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  4. #4
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Israele è sull’orlo di una dittatura. Il mondo ci aiuti a salvare la nostra democrazia

    Per capire quello che sta accadendo in Israele, c’è solo una domanda da porsi: che cosa limita il potere del governo? Le democrazie solide si basano su un sistema di pesi e contrappesi, ma in Israele mancano una costituzione, una camera alta in parlamento, un sistema federale o qualsiasi altro controllo sul potere del governo, tranne uno: la Corte Suprema. Lunedì la coalizione di Netanyahu ha approvato la prima di una serie di leggi che neutralizzeranno la Corte Suprema israeliana. Se il governo dovesse riuscirci, otterrebbe un potere illimitato.

    La coalizione di Netanyahu ha già rivelato la sua intenzione di approvare leggi e perseguire politiche che discrimineranno arabi, donne, persone Lgbtq+ e cittadini laici. Tolta di mezzo la Corte Suprema, nulla potrà più fermare la coalizione. In una situazione del genere, il governo potrebbe anche truccare le future elezioni, ad esempio vietando ai partiti arabi di partecipare alle elezioni - un passo già proposto in passato dai membri della coalizione. Israele terrà comunque delle elezioni, ma queste diventerebbero un mero rituale autoritario e non una libera competizione democratica.




    Israele è sull’orlo di una dittatura. Il mondo ci aiuti a salvare la nostra democrazia
    di Yuval Noah Harari
    Israele è sull’orlo di una dittatura. Il mondo ci aiuti a salvare la nostra democrazia(afp)
    L’intervento dello storico a sostegno della protesta contro la riforma della Giustizia voluta dal premier Netanyahu
    26 LUGLIO 2023 ALLE 01:00
    3 MINUTI DI LETTURA

    Per capire quello che sta accadendo in Israele, c’è solo una domanda da porsi: che cosa limita il potere del governo? Le democrazie solide si basano su un sistema di pesi e contrappesi, ma in Israele mancano una costituzione, una camera alta in parlamento, un sistema federale o qualsiasi altro controllo sul potere del governo, tranne uno: la Corte Suprema. Lunedì la coalizione di Netanyahu ha approvato la prima di una serie di leggi che neutralizzeranno la Corte Suprema israeliana. Se il governo dovesse riuscirci, otterrebbe un potere illimitato.



    La coalizione di Netanyahu ha già rivelato la sua intenzione di approvare leggi e perseguire politiche che discrimineranno arabi, donne, persone Lgbtq+ e cittadini laici. Tolta di mezzo la Corte Suprema, nulla potrà più fermare la coalizione. In una situazione del genere, il governo potrebbe anche truccare le future elezioni, ad esempio vietando ai partiti arabi di partecipare alle elezioni - un passo già proposto in passato dai membri della coalizione. Israele terrà comunque delle elezioni, ma queste diventerebbero un mero rituale autoritario e non una libera competizione democratica.

    I membri del governo si vantano apertamente delle loro intenzioni. Spiegano che, avendo vinto le ultime elezioni in Israele, ora possono fare tutto ciò che vogliono. Come altre forze autoritarie, il governo israeliano non capisce che cosa significhi democrazia. Pensa che sia una dittatura della maggioranza e che chi vince le elezioni democratiche abbia pertanto un’autorità illimitata. In realtà, democrazia significa libertà e uguaglianza per tutti. La democrazia è un sistema che garantisce a tutti determinate libertà, che nemmeno la maggioranza può togliere.





    L’instaurazione di una dittatura in Israele avrebbe gravi conseguenze non solo per i cittadini israeliani.
    La coalizione al potere in Israele è guidata da zeloti messianici che credono in un’ideologia di supremazia ebraica. Questa ideologia pretende di annettere i Territori palestinesi occupati a Israele senza concedere la cittadinanza ai palestinesi e, infine, sogna di costruire un nuovo Tempio ebraico al posto della Moschea di Al Aqsa.
    Questi fanatici oggi comandano una delle macchine militari più formidabili del mondo, dotata di bombe nucleari e armi informatiche avanzate. Per decenni il primo ministro Netanyahu ha messo in guardia il mondo dai pericoli posti da un regime fondamentalista dotato di armi nucleari. Ora Netanyahu sta instaurando proprio un regime di questo tipo in Israele. Una dittatura fondamentalista in Israele potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente, con conseguenze che si riverbererebbero ben oltre la regione. Sarebbe incredibilmente stupido da parte di Israele fare una cosa del genere, ma come abbiamo imparato dall’invasione russa dell’Ucraina, non dovremmo mai sottovalutare la stupidità umana.

    La buona notizia è che negli ultimi mesi è emerso un potente movimento di resistenza per salvare la democrazia israeliana. Rifiutando l’ideologia della supremazia ebraica e collegandosi alle antiche tradizioni di tolleranza ebraica, centinaia di migliaia di israeliani si sono opposti al governo Netanyahu in tutti i modi non violenti che conosciamo. Da venerdì, più di 10.000 riservisti dell’esercito - tra cui centinaia di piloti dell’aeronautica, esperti di guerra informatica e comandanti di unità d’élite - hanno dichiarato pubblicamente che non serviranno una dittatura e che quindi sospenderanno il servizio se la revisione del sistema giudiziario continuerà.

    In un Paese sorto dalle ceneri dell’Olocausto e che ha affrontato rischi esistenziali per decenni, l’esercito è sempre stato off-limits nelle controversie politiche. Ora non è più così. Ex capi dell’esercito, dell’aeronautica e dei servizi di sicurezza israeliani hanno chiesto pubblicamente ai soldati di smettere di servire.


    Per capire quello che sta accadendo in Israele, c’è solo una domanda da porsi: che cosa limita il potere del governo? Le democrazie solide si basano su un sistema di pesi e contrappesi, ma in Israele mancano una costituzione, una camera alta in parlamento, un sistema federale o qualsiasi altro controllo sul potere del governo, tranne uno: la Corte Suprema. Lunedì la coalizione di Netanyahu ha approvato la prima di una serie di leggi che neutralizzeranno la Corte Suprema israeliana. Se il governo dovesse riuscirci, otterrebbe un potere illimitato.

    La coalizione di Netanyahu ha già rivelato la sua intenzione di approvare leggi e perseguire politiche che discrimineranno arabi, donne, persone Lgbtq+ e cittadini laici. Tolta di mezzo la Corte Suprema, nulla potrà più fermare la coalizione. In una situazione del genere, il governo potrebbe anche truccare le future elezioni, ad esempio vietando ai partiti arabi di partecipare alle elezioni - un passo già proposto in passato dai membri della coalizione. Israele terrà comunque delle elezioni, ma queste diventerebbero un mero rituale autoritario e non una libera competizione democratica.

    I membri del governo si vantano apertamente delle loro intenzioni. Spiegano che, avendo vinto le ultime elezioni in Israele, ora possono fare tutto ciò che vogliono. Come altre forze autoritarie, il governo israeliano non capisce che cosa significhi democrazia. Pensa che sia una dittatura della maggioranza e che chi vince le elezioni democratiche abbia pertanto un’autorità illimitata. In realtà, democrazia significa libertà e uguaglianza per tutti. La democrazia è un sistema che garantisce a tutti determinate libertà, che nemmeno la maggioranza può togliere.


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    L’instaurazione di una dittatura in Israele avrebbe gravi conseguenze non solo per i cittadini israeliani. La coalizione al potere in Israele è guidata da zeloti messianici che credono in un’ideologia di supremazia ebraica. Questa ideologia pretende di annettere i Territori palestinesi occupati a Israele senza concedere la cittadinanza ai palestinesi e, infine, sogna di costruire un nuovo Tempio ebraico al posto della Moschea di Al Aqsa. Questi fanatici oggi comandano una delle macchine militari più formidabili del mondo, dotata di bombe nucleari e armi informatiche avanzate. Per decenni il primo ministro Netanyahu ha messo in guardia il mondo dai pericoli posti da un regime fondamentalista dotato di armi nucleari. Ora Netanyahu sta instaurando proprio un regime di questo tipo in Israele. Una dittatura fondamentalista in Israele potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente, con conseguenze che si riverbererebbero ben oltre la regione. Sarebbe incredibilmente stupido da parte di Israele fare una cosa del genere, ma come abbiamo imparato dall’invasione russa dell’Ucraina, non dovremmo mai sottovalutare la stupidità umana.

    La buona notizia è che negli ultimi mesi è emerso un potente movimento di resistenza per salvare la democrazia israeliana. Rifiutando l’ideologia della supremazia ebraica e collegandosi alle antiche tradizioni di tolleranza ebraica, centinaia di migliaia di israeliani si sono opposti al governo Netanyahu in tutti i modi non violenti che conosciamo. Da venerdì, più di 10.000 riservisti dell’esercito - tra cui centinaia di piloti dell’aeronautica, esperti di guerra informatica e comandanti di unità d’élite - hanno dichiarato pubblicamente che non serviranno una dittatura e che quindi sospenderanno il servizio se la revisione del sistema giudiziario continuerà.

    In un Paese sorto dalle ceneri dell’Olocausto e che ha affrontato rischi esistenziali per decenni, l’esercito è sempre stato off-limits nelle controversie politiche. Ora non è più così. Ex capi dell’esercito, dell’aeronautica e dei servizi di sicurezza israeliani hanno chiesto pubblicamente ai soldati di smettere di servire. Il governo Netanyahu cerca di dipingere questo fatto come un colpo di stato militare, ma è l’esatto contrario. I soldati israeliani non stanno prendendo le armi per opporsi al governo, le stanno deponendo. Spiegano che il loro contratto è con la democrazia israeliana e che, una volta scaduta la democrazia, scade anche il loro contratto.

    La sensazione che il contratto sociale sia stato infranto ha portato università, sindacati, aziende hi-tech e altre imprese private a minacciare di scioperare se il governo continuerà con la sua presa di potere antidemocratica. Inoltre, ha indotto gli investitori di tutto il mondo a ritirare il proprio denaro da Israele. Il peggio potrebbe essere in agguato. I membri del governo definiscono i manifestanti e i riservisti dell’esercito “traditori” e chiedono l’uso della forza per fermare l’opposizione. Gli israeliani temono l’imminenza da una guerra civile.


    https://www.repubblica.it/esteri/202...zia-408982306/
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  5. #5
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Citazione Originariamente Scritto da adry571 Visualizza Messaggio

    sraele quasi una dittatura" | Perché infuriano le proteste contro la riforma giudiziaria di Netanyahu

    questo è quello che succede in democrazia senza paura di manifestare

  6. #6
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Israele è finito.
    L'entità sionista ha gli anni contati.
    Si fanno la guerra tra sionisti atei e ortodossi.
    Da essi sorgerà l'Anticristo.
    Esso sarà sconfitto dalle Forze Celesti.
    E i giudei tremeranno di terrore .....
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Ex capo del Mossad: il governo Netanyahu è peggio del Ku Klux Klan

    I cattolici difendono con successo la loro chiesa dal gruppo estremista sionista “La Familia” (sic), che ha tentato di assediare con la forza il monastero di Mar Elias
    In questi mesi in Israele sacerdoti accoltellati e aggrediti, cimiteri profanati e chiese date alle fiamme in Israele
    DI TYLER DURDEN
    In un’intervista di giovedì, Tamir Pardo, che ha guidato l’agenzia di intelligence israeliana dal 2011 al 2016, ha affermato che il ministro della sicurezza nazionale Itavar Ben Gvir e il ministro delle finanze Bezalel Smotrich rappresentano “orribili partiti razzisti” – rispettivamente, il potere ebraico e il sionismo religioso – che fanno il Klan impallidisce al confronto.


    L’ex capo del Mossad Tamir Pardo ha denunciato la presenza di “orribili partiti razzisti” nel governo di Netanyahu (tramite CTECH)
    …. : “Il leader ha perso la testa. Nulla di ciò che è accaduto sarebbe accaduto se il primo ministro non avesse guidato questo processo”.

    A sostegno del paragone, Pardo ha indicato l’appello di Smotrich alla distruzione totale di un intero villaggio palestinese. Sulla scia dell’uccisione di due fratelli israeliani, a Smotrich è piaciuto un tweet in cui un sindaco israeliano della Cisgiordania ha chiesto al governo di “spazzare via il villaggio di Huwara oggi”.

    Quando gli è stato chiesto perché gli “è piaciuto”, Smotrich ha detto: “Perché penso che il villaggio di Huwara debba essere spazzato via. Penso che lo Stato di Israele dovrebbe farlo “, aggiungendo che “Dio non voglia” che gli israeliani privati ​​prendano in mano la situazione.


    In precedenza, Smotrich aveva chiesto che le madri palestinesi fossero separate dagli ebrei nei reparti maternità del paese, dicendo: “[Mia moglie] non vorrebbe dormire accanto a qualcuno che ha appena dato alla luce un bambino che potrebbe voler uccidere il suo bambino tra vent’anni ”,

    Il ministro della sicurezza Ben-Gvir ha decorato la sua casa con un poster dell’assassino di massa Baruch Goldstein, che nel 1994 uccise 28 fedeli musulmani e ne ferì 125 nel massacro della Grotta dei Patriarchi.

    Smascherando l’ipocrisia del governo israeliano, Pardo ha affermato che se un paese diverso adottasse leggi contro gli ebrei simili alle leggi anti-palestinesi approvate dalla Knesset, sarebbe considerato antisemita. Ad esempio, questa settimana ha visto l’approvazione di una legge che autorizza circa la metà delle piccole città israeliane a vietare ai palestinesi di trasferirsi .


    Pardo si è espresso apertamente contro la spinta del governo Netanyahu a riformare il sistema giudiziario israeliano. Middle East Eye osserva che in un discorso contro tale sforzo, Pardo ha affermato che se fosse approvata una legge per rimuovere la capacità della Corte Suprema di applicare uno standard di “ragionevolezza”, Israele sarebbe “simile all’Iran e all’Ungheria – apparentemente una democrazia, in pratica una dittatura».

    Quella legge è stata approvata lunedì, dopo mesi di enormi proteste in tutto il paese. Pardo addossa la divisione a Netanyahu: “Una nazione è stata divisa in due e il primo ministro non batte ciglio e mostra la felicità sul volto”.

    https://www.maurizioblondet.it/ex-ca...-ku-klux-klan/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Israele in crisi. Un israeliano su quattro pensa di andarsene
    di Alessandro Avvisato


    Il Jerusalem Post scrive che la legge approvata alla Knesset è già in viaggio verso l’Alta Corte di Giustizia, e forse verso una crisi costituzionale, qualora i giudici decidano di intervenire e squalificarla, uno scenario che dovrebbe alimentare ulteriormente le fiamme della protesta, come sono i sogni della coalizione di governo di poter utilizzare la ‘legge standard di ragionevolezza ampliata’ per licenziare il procuratore generale Gali Baharav-Miara.

    Dopo l’approvazione della legge sulla giustizia, il ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha deciso di andare avanti con la sua riforma globale del mercato dei media, che politicizza la regolamentazione dei canali e delle emittenti e concede benefici governativi eccezionali a Channel 14 e ai media di destra.

    Il quotidiano israeliano The Times of Israel ha affermato che oltre un quarto degli israeliani sta pensando di lasciare il Paese.

    Il giornale, citando il sondaggio di Channel 13, afferma che “il 28% degli intervistati valutava un trasferimento all’estero, il 64% no e l’8% non era sicuro“.

    “Il sondaggio riflette l’impatto della coalizione che ha approvato la legge lunedì, nonostante le proteste di massa sostenute, la veemente opposizione da parte di alti esponenti giudiziari, della sicurezza, economici e pubblici e migliaia di riservisti militari israeliani che hanno promesso di lasciare il servizio“, ha riferito il giornale.

    Questi alcuni dei risultati del sondaggio:

    Il 54% teme che la revisione giudiziaria danneggi la sicurezza di Israele.

    Il 56% è preoccupato per la guerra civile.

    Il 33% crede all’affermazione del primo ministro Benjamin Netanyahu di voler scendere a compromessi.

    L’84% dei membri del Likud crede al leader israeliano.

    Il 55% ritiene che i leader dell’opposizione Yair Lapid e Benny Gantz dovrebbero tornare ai negoziati.

    Times of Israel, citando lo stesso sondaggio, ha indicato che “il partito di Unità nazionale di Gantz vincerebbe 30 seggi nella Knesset da 120 seggi, la maggior percentuale di qualsiasi partito, se le elezioni si tenessero oggi, superando il Likud, che si è classificato al secondo posto con 25 seggi“.

    Gli altri partiti otterrebbero i seguenti risultati:

    Il partito Yesh Atid si è piazzato al terzo posto, con 17 seggi; Yisrael Beytenu, 6 seggi; Ra’am, 6 seggi; Hadash-Ta’al, 5 seggi; Meretz, 4 seggi.

    Un sondaggio separato di Channel 12 martedì ha anche previsto un calo di popolarità per il governo di Netanyahu se le elezioni si fossero tenute oggi, con gli attuali partiti della coalizione di governo che avrebbero ricevuto solo 53 seggi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio
    Israele in crisi. Un israeliano su quattro pensa di andarsene
    di Alessandro Avvisato


    Il Jerusalem Post scrive che la legge approvata alla Knesset è già in viaggio verso l’Alta Corte di Giustizia, e forse verso una crisi costituzionale, qualora i giudici decidano di intervenire e squalificarla, uno scenario che dovrebbe alimentare ulteriormente le fiamme della protesta, come sono i sogni della coalizione di governo di poter utilizzare la ‘legge standard di ragionevolezza ampliata’ per licenziare il procuratore generale Gali Baharav-Miara.

    Dopo l’approvazione della legge sulla giustizia, il ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha deciso di andare avanti con la sua riforma globale del mercato dei media, che politicizza la regolamentazione dei canali e delle emittenti e concede benefici governativi eccezionali a Channel 14 e ai media di destra.

    Il quotidiano israeliano The Times of Israel ha affermato che oltre un quarto degli israeliani sta pensando di lasciare il Paese.

    Il giornale, citando il sondaggio di Channel 13, afferma che “il 28% degli intervistati valutava un trasferimento all’estero, il 64% no e l’8% non era sicuro“.

    “Il sondaggio riflette l’impatto della coalizione che ha approvato la legge lunedì, nonostante le proteste di massa sostenute, la veemente opposizione da parte di alti esponenti giudiziari, della sicurezza, economici e pubblici e migliaia di riservisti militari israeliani che hanno promesso di lasciare il servizio“, ha riferito il giornale.

    Questi alcuni dei risultati del sondaggio:

    Il 54% teme che la revisione giudiziaria danneggi la sicurezza di Israele.

    Il 56% è preoccupato per la guerra civile.

    Il 33% crede all’affermazione del primo ministro Benjamin Netanyahu di voler scendere a compromessi.

    L’84% dei membri del Likud crede al leader israeliano.

    Il 55% ritiene che i leader dell’opposizione Yair Lapid e Benny Gantz dovrebbero tornare ai negoziati.

    Times of Israel, citando lo stesso sondaggio, ha indicato che “il partito di Unità nazionale di Gantz vincerebbe 30 seggi nella Knesset da 120 seggi, la maggior percentuale di qualsiasi partito, se le elezioni si tenessero oggi, superando il Likud, che si è classificato al secondo posto con 25 seggi“.

    Gli altri partiti otterrebbero i seguenti risultati:

    Il partito Yesh Atid si è piazzato al terzo posto, con 17 seggi; Yisrael Beytenu, 6 seggi; Ra’am, 6 seggi; Hadash-Ta’al, 5 seggi; Meretz, 4 seggi.

    Un sondaggio separato di Channel 12 martedì ha anche previsto un calo di popolarità per il governo di Netanyahu se le elezioni si fossero tenute oggi, con gli attuali partiti della coalizione di governo che avrebbero ricevuto solo 53 seggi.
    Chissà se @Iside ci aiuta a trovare il link della fonte?
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  10. #10
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Israele in crisi

    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    Chissà se @Iside ci aiuta a trovare il link della fonte?
    https://contropiano.org/news/internazionale-news/2023/07/29/israele-in-crisi-un-israeliano-su-quattro-pensa-di-andarsene-0162776
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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