Crepe nel cuore del progressismo
Maggio 27, 2009 by marcomalaguti
di Marco Malaguti
Cosa succede in Olanda e in Regno Unito? Presto per dirlo, una cosa è certa, il progressismo scricchiola. E non è solo per la crisi che imperversa, rea, secondo le sinistre, di “imbarbarire” gli elettori facendoli vittime della paura, sembra piuttosto che il progressismo cominci a dare segni di invecchiamento, e che la gente si renda conto, tra alti e bassi, ma sempre di più, che le sinistre ormai non hanno più nessuno messaggio da comunicare al popolo, se non l’imperioso ordine di disgregarsi e meticciarsi. Poco male, se ne avvantaggiano i terzi poli. Non quindi il conservatorismo teo-con, che per anni è stato bersaglio delle critiche delle conventicole socialdemocratiche, quanto quella galassia di partiti identitari, fino ad oggi rimasti sotto la sabbia, ma fortemente vivi, a livello culturale nella mente delle persone. Dunque non si tratta di paura (che comunque rimane una reazione naturale, e pertanto ammirevole, a condizioni di pericolo) quanto piuttosto ad un’estenuazione ormai sotto gli occhi di tutti della cultura socialdemocratica e, in maniera meno visibile di quella “conservatrice” che, per intenderci, non ha nulla a che vedere con quella che viene chiamata la “konservative revolution”. Analizziamo dunque il crac del progressismo. La secolarizzazione della società ha prodotto un relativismo esteso, con una conseguente esplosione di nichilismo nelle società europee, dunque la secolarizzazione, benedetta dalla sinistra, ha finito per travolgere essa stessa, dal momento che la sinistra, paladina dei diritti umani, dei diritti civili, era già entrata a pieno titolo da molti anni nel pantheon delle “istituzioni” assieme alla religione cristiana e allo “stato”. Paradossalmente, per quanto riguarda l’Italia, è stato proprio il vituperato Silvio Berlusconi, con le sue televisioni, a dare corso a quella secolarizzazione, a quella demolizione del moralismo tanto agognata dalle frange libertario-radicali degli anni precedenti. Berlusconi è stato la causa visibile, più che in altri paesi, di un processo in atto ovunque nel mondo occidentale, di cui le sinistre hanno la principale responsabilità nella loro pretesa di demolire qualunque “idolo”, la sinistra ha infatti rivendicato con orgoglio la propria furia iconoclasta, che è in fondo sostanzialmente anarchica e anticomunitaria. Ma è bene sottolineare qualcosa che chiunque legga di sociologia conosce, ovvero che nei contesti di “anarchia”, la comunità scacciata dalla porta, rientra dalla finestra, in forma più autoritaria e arrabbiata, come è ovvio che sia per chi è stato messo alla porta. Poichè gli uomini hanno tutti un’istinto di conservazione e un’istinto che li anima alla vita le comunità distrutte reagiscono al mostro del guazzabuglio delle tecnopoli e delle guerre costituendosi nuovamente su basi che uniscono un certo gruppo di persone: la religione, l’etnia, la musica, ecc. E’ il fenomeno che sta portando alle tribù urbane, ai Beurs e alla Racaille delle periferie delle città francesi e svedesi. Come magistralmente esprime Bauman in “voglia di comunità”, l’uomo è un animale sociale e non può vivere senza comunità, non può rimanere “atomo”. Significativa la proposta di legge attuata dalla regione toscana in merito ai diritti degli immigrati. Leggiamo:
Claudio Martini lancia la sfida toscana al modello nazionale su immigrati e sicurezza. E, mettendo da parte la giacca di presidente della Regione, chiama in causa lo stesso Partito democratico: «L’inseguimento delle parole d’ordine del centrodestra non paga. È ora di mettere in campo a viso aperto un modello culturale diverso, incentrato sul primato della persona». A Firenze, in consiglio regionale, oggi approderà una legge sull’immigrazione che sembra il contrappunto—dissonante— dei provvedimenti governativi di cui molto si è parlato nelle ultime settimane. Cosa contiene? Sulla casa, garantisce «parità di condizioni nella ricerca di soluzioni abitative per i cittadini stranieri ».
Abbiamo evidenziato “primato della persona”, perchè ci chiarisce in via definitiva la funzione demolitrice e mortale per i popoli che hanno le sinistre da quando sono nate, ma che solo oggi diventano davvero visibili a tutte le persone. Primato della persona su quello della comunità (etnica in questo caso). La persona diventa, secondo i dettami di Marx, una macchina lavoratrice, in cui l’etnica, la religione, le passioni, sono pericolosi indici di identità da eliminare. Dunque diffidiamo di chi ci parla del primato della persona che, lungi dall’essere qualcosa di Nietzscheano non è altro che il primato della persona in quanto semplice bipede vagante sull’orbe terracqueo, indipendentemente dai suoi requisiti etnici, religiosi, giudiziari. Distruggere la comunità, è il fine ultimo. La sinistra è obsoleta e si agita come un pugile suonato, ma proprio nelle sue roccaforti (morali, non elettorali) cominciamo a vedere le crepe, prova della sostanziale anti-umanità dei suoi assiomi. Londra e Amsterdam, da sempre le capitali europee del progressismo e di quel modo di pensare “liberal” che ha fatto scuola nella seconda metà del novecento, qui la convivenza forzata tra macchine da lavoro di altri paesi con macchine da lavoro britanniche e olandesi comincia a dare i suoi frutti.
I sondaggi in Inghilterra danno il partito di Nick Griffin in forte ascesa, con un possibile 7% dei consensi, con conseguente entrata nel parlamento strasburghese. Un risultato strabiliante se si considera che ci troviamo nella capitale dell’occidentalismo sfrenato, nel paese della “positive discrimination” e di Margaret Tatcher. Certo, per un 7% che potrebbe votare per Griffin c’è sempre un 93% che non lo voterà. Ma intanto il muro è stato rotto, si è rotto il pregiudizio dell’impresentabilità, perchè nessuno può permettersi di offendere impunemente il 7% degli elettori, in nessun stato democratico, cosa che invece si fa spesso per i partitucoli di estrema destra spesso creati ad arte per screditare gli identitari veri e fuori dagli schieramenti. Dunque, sia in Inghilterra, che nei Paesi Bassi (dove Wilders è accreditato al 13%) si è accesa la lampadina, quel “yes we can”, che fa riflettere la gente sul fatto che forse l’immigrazione, la globalizzazione economica, la perdita di identità, la demolizione delle comunità, non siano poi così ineluttabili. Perchè ci sono sembrate tali? Perchè non avevamo fiducia e avevamo perso ogni speranza, magari finendo anche noi per votare i partiti politicamente corretti? Semplicemente perchè la sinistra e le forze liberali (altro che conservatrici) godevano del monopolio assoluto sulle comunità, sull’istruzione, sui mezzi d’informazione. Quel monopolio è stato spezzato dalla secolarizzazione (quella che in Italia si dice “berlusconizzazione”). L’anticomunitarismo della sinistra ha in sostanza demolito proprio quelle comunità di pensiero e di classe che essa stessa aveva così faticosamente costruito dalla fine dell’ottocento ad oggi. La comunità etnica è indistruttibile (se non si usa l’immigrazione, cosa che guardacaso sta avvenendo), quindi l’anticomunitarismo ha finito per distruggere tutto ciò che non era immunizzato, ovvero tutto ciò che vi era di comunitariamente artificiale e virtuale, cioè le comunità di pensiero, le sue stesse roccaforti! Davvero buffa la storia. E una volta che queste roccaforti sono distrutte l’uomo torna alla Terra, a ciò che ha di tangibile. L’Etnia. Senza se e senza ma. Tutto questo si inquadra in un nichilismo generale, inculcato dalla retorica da “fine della storia”, ma il nichilismo è un’arma a doppio taglio. Perchè esso può facilmente essere messo al servizio di ciò che ci è più caro, delle nostre uniche sicurezze. E in un mondo dove l’Etnia e la Terra sono le uniche cose rimaste, le uniche sopravvissute alla furia degli iconoclasti assisteremo ad un fenomeno di un vero e proprio nichilismo etnico ed etico, i cui risvolti saranno senza dubbio interessanti, anche se difficili da prevedere per forma e intensità. Come è possibile che prima fossimo tanto abbattuti, tanto stanchi? La risposta è: perchè ce lo hanno fatto credere, ci hanno ripetuto che le nostre civiltà fossero esauste. Ma ora, che si sono affacciati uomini nuovi sulla scena, che dimostrano, in carne ed ossa di smentire l’equivoco e che si dimostrano persone normali (e non terroristi fascisti), si è accesa la lampadina. Yes we can. Niente è ineluttabile, possiamo fare tutto, basta volerlo. Non c’è più nessun idolo che si interponga tra noi e quello che vogliamo fare. Proteggere la nostra Terra e il nostro Popolo. Non ci rimane altro, ma sono le cose più preziose. Siamo uomini, uomini normali, non terroristi, nè tantomeno fascisti usciti fuori dalle fogne. Ora sta alla nostra volontà, ed al nostro istinto, irrompere nei templi lasciati vuoti dagli idoli caduti e farli nostri, senza commettere gli stessi errori.
A riprova che abbiamo ragione abbiamo la prova dai dati citati sopra. Dilaghiamo nelle roccaforti del progressismo. Inghilterra e Olanda, e probabilmente i cambiamenti più significativi avverranno proprio là, a partire da là (e noi a seguire). Abbiamo spezzato le catene, e siamo pronti a scrivere la storia.
Crevalcore Padana




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