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Cavour alla sbarra
Repubblica — 30 ottobre 2010
Ieri sera, a teatro, hanno messo Cavour sotto processo: avrebbe fatto l'Italia troppo presto. Noi, Cavour, lo conosciamo bene. Lo abbiamo visto arrivare quando aveva vent'anni, ufficiale del Genio: molto ambizioso, pieno di buone intenzioni. Gli abbiamo fatto conoscere la donna più importante della sua vita, Nina Giustiniani nata Schiaffino: la famiglia aveva una villa, fra le altre, a Polanesi, sopra Recco. Lei gli voleva molto bene. Lui andava in visita nel suo salotto, in quella che poi è diventata via Garibaldi: allora aveva un altro nome. Il marito chiudeva un occhio. I nostri banchieri erano suoi buoni amici, e la Banca di Torino fu creata sul modello della Banca di Genova. Gli abbiamo anche dato, con Giuseppe Mazzini, tanti fastidi. Ha fatto l'Italia troppo presto?A giudicare dal risultato, sembra di sì: ma non illudiamoci, si sarebbe fatta ugualmente, un po' prima o un po' dopo, anche senza di lui, e temo che il risultato sarebbe stato lo stesso. Certe cose succedono perché devono succedere. Lui aveva un cattivo carattere, ma anche tante buone qualità. Sempre meglio, comunque, di Mussolini e di Berlusconi.
Piero Ottone




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