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    Savitri Devi

    LE ROCCE DEL SOLE

    [ Tratto dall'ultimo capitolo di: S.Devi "Pilgrimage" (Calcutta, 1958). -

    Traduzione a cura di VKK (Thule Italia) ]






    Externsteine, 23 ottobre 1953, sera.

    Abbiamo attraversato ed oltrepassato Horn, senza soste, svoltando a destra abbiamo raggiunto le periferie della cittadina e poi, dopo altre cinquecento iarde, abbiamo svoltato alla nostra sinistra, e abbiamo seguito una bella strada asfaltata costeggiata da alberi e prati oltre i quali si possono ammirare altri alberi ancora — la stessa, infinita Foresta di Teutoburgo nelle vesti d’autunno, che non potevo mai stancarmi di ammirare. Ho guardato a destra e a sinistra, e dritto davanti a me, senza dire una sola parola. Osservavo il calare della sera sulle foglie rosso fuoco e gialle e marroni pronte a cadere, pensando alle aquile imprigionate e alla Germania in schiavitù, e bramando il Giorno della Vendetta — “der Tag der Rache” — come ho fatto costantemente, in effetti, per gli ultimi otto anni e mezzo.

    Poi, sbarrando all’improvviso la strada, una schiera di rocce verticali alte circa cento piedi — ma ancora più alte alla vista, specialmente da breve distanza — apparve, stagliandosi uniformemente grigia contro il luminoso sfondo del cielo al tramonto. Le riconobbi immediatamente avendo già visto delle immagini delle stesse, ed esclamai a bassa voce, con rapimento: “Die Externsteine!”

    Scendemmo dall’automobile. Automaticamente, mi posi a parte dal resto dei viaggiatori, come se fossi cosciente del fatto che appartenevamo a due mondi diversi; che loro, anche se Tedeschi, qui erano solo turisti, mentre io, nonostante fossi straniera, ero già una pellegrina.

    Guardai in alto verso le forme irregolari delle rocce che si frapponevano tra me e la foresta più lontano, in cui la strada conduceva. Le sagome, così familiari, mi affascinavano. Non che fosse la prima volta nella mia vita in cui visitavo un luogo marchiato dal prestigio di un antichissimo culto del Sole: era tutto fuorchè la prima volta! Avevo visto Delfi e Delo, e le rovine dell’Alto e del Basso Egitto: Karnak e le Piramidi. E in India avevo visitato la celebre “Pagoda Nera” costruita secondo la forma di un carro solare che giace su dodici enormi ruote, ognuna delle quali corrisponde a un segno dello Zodiaco, e che presenta in varie sculture le più belle illustrazioni in assoluto della Vita in tutti i suoi stadi — in tutta la sua pienezza — dalle più selvagge scene erotiche che adornano gran parte della superficie delle mura inferiori, alla serena fissità della meditazione solitaria –: la meditazione dello stesso Dio Sole, la cui statua domina in posizione seduta l’intera struttura. Ed anche avevo visitato lo straordinario tempio di Sringeri, ognuna delle dodici colonne del quale viene colpita a turno dai primi raggi del Sole, nel giorno in cui esso entra in una nuova costellazione.

    A sinistra: “Pagoda Nera” (Tempio del Sole di Konarak), metà del XIII secolo d.c. Il tempio, ora per la maggior parte in rovina, fu ideato per rappresentare il carro celeste del dio del sole vedico Surya che attraversa i cieli, trainato da sette cavalli. A destra: Mithuna (figure erotiche) all’esterno della Pagoda Nera.

    Ma mai sino ad oggi (salvo una sola volta, in Svezia) mi ero trovata in un luogo santificato dal Culto della nostra Stella Genitrice — l’antico culto della Luce e della Vita — in terra germanica. E queste Rocce, lo sapevo, erano state il centro dei riti solari germanici nella notte dei tempi. Mi sentii come una persona venuta da una terra molto, molto lontana — che aveva camminato molto a lungo e per tanto tempo — con uno scopo ben definito, e che alla fine raggiunge l’obiettivo. Ora avevo raggiunto, se non la fine (perchè non c’è una fine), almeno il climax del mio pellegrinaggio attraverso la Germania, ed attraverso la vita. Ed ero felice. Avevo raggiunto la Fonte in cui avrei potuto rifornire le mie forze spirituali per la Lotta eterna nella sua forma moderna: la Lotta delle Potenze della Luce contro le Potenze dell’Oscurità, di cui personalmente ho fatto esperienza nei termini della Lotta tra i valori del Nazionalsocialismo e quelli del Cristianesimo da una parte e del Marxismo dall’altra — rispettivamente, della più antica e della più recente dottrina giudaica per la consunzione ariana, che io avevo combattuto e che avrei continuato a combattere infaticabilmente.

    Fissai il mio sguardo sulle irregolari Rocce grigio-scuro; e le lacrime mi riempirono gli occhi. E non appena le persone con cui avevo viaggiato mi salutarono per seguire la guida giunta per accompagnarle durante la visita, ne fui lieta: era mio desiderio vedere le Rocce senza fretta e per quanto possibile, da sola.

    Proprio di fronte a me stava la roccia più alta; un lungo, rozzo cilindro — o piuttosto un prisma — di pietra, inclinato molto lievemente verso sinistra come il tronco di un enorme albero consunto dal tempo e mutilato dagli uomini, senza che gli stessi siano stati capaci di distruggerlo. Sapevo che alla sommità di quella roccia si trovava il santuario da cui gli antichi saggi erano soliti salutare la Prima Alba, la mattina del Giorno del Soltizio d’Estate. Da sotto, è possibile vedere il ponte dal quale oggi si accede ad esso — il ponte che ora unisce la roccia più alta, comunemente chiamata “la seconda”, a quella sulla sua sinistra, comunemente detta la “terza” (così detta, perlomeno, nello studio archeologico dettagliato sulle Externsteine che avevo letto in precedenza).

    Lentamente ho camminato lungo le scale scavate nella viva roccia sul fianco della “terza” rupe, fermandomi qua e là per ammirare il panorama sul quale i miei occhi vagavano, da un pò più in alto ad ogni nuovo passo che muovevo: il laghetto nelle cui quiete acque la rupe più lontana sulla destra — la “prima” — si tuffa verticalmente; i folti boschi, dietro; l’ampiezza della strada dalla quale ero giunta, al di là del pendio sulla sinistra ed oltre il lago, nelle foreste lontane; e, sull’altro lato — a nord-est, da dove ero venuta — le colline fitte di boschi attorno ed oltre Horn e Detmold. Nel fuoco del tramonto, le tonalità di rosso nella foresta d’autunno apparivano più luminose, mentre le cromìe marroni sembravano più rosse. E il lago era una superficie liscia di lucente oscurità e di acceso arancio-oro, sul lato opposto della quale ero in grado di distinguere il riflesso a rovescio della foresta. Continuai a salire, sempre più in alto e, una volta oltrepassato il ponte senza osare lanciare una sola occhiata al vuoto sottostante, mi trovai di fronte all’antichissimo santuario che ero venuta a vedere. Ed ebbi un brivido, sopraffatta dalla sensazione di trovarmi su un terreno sacro.

    E’ difficile dire come doveva apparire un tempo il santuario. Oggi, a quasi dodici secoli dalla sua sistematica distruzione ad opera del fanatismo cristiano, è possibile poggiare i piedi su un pavimento di pietra lungo circa sei iarde e largo neanche quattro, privo di tetto. A una estremità della sala, alla destra di chi entra, ossia a nord-est, è visibile un grande pezzo di roccia — una parte della rupe su cui ci si trova — intagliato in una cavità a volta, la pedata della quale è un piede più in alto rispetto al pavimento. Nel mezzo, intagliato nel medesimo blocco di pietra, c’è un pilastro, con un apice piatto, simile a un tavolo, largo circa un piede e lungo due e mezzo in profondità; e sopra di esso, intagliato nel solido, naturale muro di nord-est della sala misteriosa, una apertura, perfettamente circolare, del diametro di poco superiore a un piede (37 centimetri, per l’esattezza).
    All’altra estremità del pavimento — alla sinistra di chi entra,provenendo dal ponte,ovvero a sud-ovest — è posta una nicchia rettangolare, più alta anche di un uomo di statura molto elevata, della larghezza di circa cinque piedi e lunga oltre un piede in profondità, con un pilastro ad ogni lato di essa. E nel muro di roccia opposto al ponte — a nord-ovest — c’è una finestra che guarda in direzione della rupe limitrofa e del lago alle sue spalle. I muri che un tempo esistevano tra la camera a volta e il resto della struttura, a sud-est e nord-ovest, sono ora rimpiazzati da ringhiere in ferro. Il tetto del santuario era la parte orientale della sommità della rupe stessa. E’ stata distrutta, lasciando l’intero posto, con la sola eccezione della cavità a volta, come ho avuto modo di dire, a cielo aperto.

    Ciò che è rimasto della Camera del Sole, sulla sommità delle Externsteine.

    Con le spalle rivolte alla parete sud-ovest, dietro la quale il Sole ora si stava posando, giunsi alle rovine della venerabile vetta. Qui, nello stesso tempo in cui grandi re egizi della Dodicesima Dinastia stavano erigendo i loro maestosi templi e le loro eterne tombe; al tempo in cui i misteriosi signori del mare di “Middle Minoan II” regnavano su Creta e le Isole dell’Egeo; prima delle più antiche conquiste ariane ad Est comprovate da datazione– oltre 4000 anni fa — i saggi, leader spirituali delle tribù germaniche, e guardiani dei Valori naturali che rendevano le loro vite degne d’esser vissute, si sarebbero riuniti, e avrebbero salutato la Prima Alba, nel Giorno sacro, in giugno.

    Nel mezzo del pilastro nella camera a volta, è ancora visibile una cavità quadrangolare. Qui era collocata, incastrata in esso, un’asta, la sommità della quale si trovava su una linea retta il cui punto più basso si trovava sul bordo dell’apertura rotonda nella parete nord-orientale e un altro punto era nel mezzo della nicchia che avevo di fronte a me — la linea del Solstizio, che corre da nord-est a sud-ovest. In tal modo, allorquando il Sole nascente fosse apparso esattamente al bordo più basso dell’apertura circolare di pietra, e, al contempo, precisamente dietro l’estremità superiore dell’asta, ad un osservatore che si trova in piedi in un punto rigorosamente determinato nel mezzo della nicchia, allora si poteva dire con certezza che si trattava del Giorno del Solstizio d’Estate, dalla cui precisa determinazione dipendeva il calendario nella sua interezza — e di conseguenza le festività, e l’intera vita della comunità.

    Per alcuni giorni precedenti e successivi al Solstizio d’Estate, l’Astro nascente avrebbe fatto la sua comparsa all’interno di un determinato raggio, sul bordo laterale dell’apertura circolare. Il punto della sua comparsa avrebbe dato l’impressione di viaggiare da un punto laterale del cerchio, giù verso la parte più bassa dello stesso, e poi di nuovo all’insù. I saggi erano soliti osservarlo giorno dopo giorno, in maniera tale da comprendere quando, con esattezza, si sarebbe manifestata la prima Alba — l’Alba rigorosamente in armonia con la linea immutabile del Solstizio. E non appena l’avessero vista — un punto dorato intensamente luminoso sull’orlo dell’apertura circolare; un raggio di luce nella camera oscura — essi avrebbero lanciato dall’alto di questa rocca la formula della vittoria che annuncia l’inizio della grande festa d’estate al popolo riunito sotto la rupe: “Siege, Licht” — “Trionfo, Luce”.

    Ho pensato a ciò che avevo letto, ed a ciò che mi era stato riferito da quei Germani moderni fedeli all’antica Sapienza solare; quei Germani che, inaspettatamente, ad essa sono tornati, attraverso quella moderna Fede nel Sangue e nel Suolo — quella Fede Arya che chiamiamo Nazionalsocialismo — che a me li lega. Ho pensato a ciò, ed ho immaginato, o quantomeno ho cercato di immaginare, le scene solenni che hanno avuto luogo, anno dopo anno, per secoli, che dico?, per millenni, su questa rocca; scene, la regolarità delle quali sembrava eterna, proprio come quella della ricomparsa dei sacri Giorni. Ed ho pensato alla fine improvvisa del Culto della Luce; alla distruzione di questo santissimo luogo dell’antica Germania da parte di Carlo Magno e dei suoi fanatici Franchi cristiani. Ho immaginato la metà della sommità della Rocca — che un tempo era stata la culla di questo santuario — violentemente spaccata (in due) dal resto di essa e gettata giù, lì, dove i suoi frammenti ancora oggi possono essere visti: la sacra cella dissacrata; la Terra sacra perseguitata, la sua gente obbligata col ferro e col fuoco ad accettare il credo straniero della falsa mansetudine, di cui ancora oggi è schiava. Ho immaginato la soldataglia franca — uomini di sangue germanico, “crociati in Germania” in nome di un profeta straniero e di un potere terreno straniero — intenta a devastare queste Rocce consacrate; ad uccidere chiunque trovasse sul proprio cammino; ad appiccare il fuoco a tutto ciò che poteva bruciare; a spianare la strada, attraverso il terrore, ai suoi nuovi maestri: i monaci, i veri “rieducatori della Germania” nella peggior accezione di questa parola tanto detestabile, che avrebbero soffocato (se avessero potuto) ogni singola scintilla dell’antica Sapienza solare — della sapienza Arya — nella sua principale Roccaforte europea.

    Questo accadeva nell’anno 772 dell’era cristiana — 1181 anni fa. Ma quanto tragicamente moderno appare, tutto ciò! Quei primissimi “crociati in Germania” apparvero ai miei occhi, in maniera più vivida che mai, come i precursori dei sinistri “crociati in Europa” di Eisenhower. Essi avevano combattuto nel nome dei medesimi odiati valori cristiani, in definitiva per il trionfo della medesima potenza internazionale, sia temporale che spirituale — la Chiesa — che era, ed è tutt’oggi, il potere dell’Ebraismo camuffato. Avevano combattuto contro i medesimi eterni valori della Paganità germanica — la naturale, eroica religione della gente più nobile d’Occidente, in cui, allora come oggi, l’Anima Ariana ha trovato la sua espressione più esatta in questo continente. Ed essi li avevano perseguitati con una simile ferocia, e forse con una ancor più grande efficienza; con una simile ed ancor più grande sistematicità tutta germanica. E ricordai che Eisenhower (che sia maledetto!) ha anche ascendenze germaniche. Ed ancora una volta ho odiato la follia che tante volte nel corso della storia ha scagliato popoli dello stesso buon sangue nordico in guerre fratricide per amore di infantili superstizioni che i Giudei — ed i loro agenti consci o inconsci — hanno instillato nelle loro teste senza che loro neanche lo sospettassero.

    E allorquando il quadro complessivo della distruzione dell’antica religione e della cristianizzazione della Germania si impose tragicamente alla mia attenzione, non solo in tutta la sua crudeltà ma in tutta la sua completezza, realizzai — non per la prima volta, certo, ma forse in maniera più intensa che in passato — che le principali date della guerra di Carlo Magno contro i Sassoni, il 772 ed il 787, sono -dal punto di vista dei Germani, e ciò che più importante, dallo stesso punto di vista ariano- anche più nefaste del 1945. Poichè il marchio del credo straniero, ed in specie della scala di valori straniera, anti-naturale, anti-razziale, è visibile ancora oggi in tutti Germani, eccezion fatta per una minoranza; in tutti gli Europei, eccetto che in una minoranza ancora più ristretta. Lo spirito del vigoroso e saggio guerriero Arya — lo spirito della violenza distaccata esercitata al solo fine di compiere il dovere; il nostro spirito — ha attraversato un millennio per riaffermare se stesso attraverso una dottrina di pura ispirazione germanica, in una élite germanica, dopo il disastro inflitto, poi, a coloro i quali se n’erano fatti espressione. Mentre nel pieno disprezzo delle enormi perdite e delle sofferenze senza fine noi — la minoranza nazionalsocialista; il moderno tipus Pagano Ariano — siamo sopravvissuti a questo disastro; siamo sopravvissuti, grazie alla nostra fede ardente ed alla nostra volontà di ricominciare. E non avremo bisogno di altri mille anni, neanche di un secolo, neanche di un decennio (se le circostanze saranno favorevoli) per assurgere ancora una volta a piena potenza. Può darsi che il nuovo mondo che stavamo costruendo giaccia — per il momento — in completa rovina, ai piedi dei nostri vincitori. Ma la nostra Weltanschauung è intatta nei nostri cuori. E ci sono alcuni più giovani di noi pronti a portare avanti il nostro lavoro, quando saremo morti; giovani che un giorno sfideranno i “rieducatori” della Germania ed il loro programma, ed il loro insegnamento ed il loro spirito, anche se un tempo carico di collera negherà ad essi il piacere di uccidere le loro persone.

    Al solo pensiero mi sentii esaltata. Mi guardai intorno, guardai in direzione del santuario solitario e dissacrato; volsi lo sguardo sopra di me, all’incombente, obliqua rupe, da cui la massiccia radice monolitica fu violentemente recisa, circa 1200 anni prima — la ferita permanente inflitta dai primi “crociati in Germania” su questo nobile altare del culto nazionale della Luce. E in un lampo rievocai alla mente la mia battaglia durata tutta la vita contro la piaga cristiana — in Grecia, nel nome dell’Ellenismo distrutto; in India, nel nome della mai infranta Tradizione Hindu; ovunque nel nome dell’orgoglio ariano e della verità della Natura. E immaginai il ruolo simile che mi sarebbe piaciuto giocare qui, tra la gente del mio Führer, dopo la ricostituzione del Nuovo Ordine Nazionalsocialista, un giorno, non importa quando. “Sì, noi siamo vivi”, pensai, pieni di fiducia in noi stessi e pieni di fiducia nei confronti di quella minoranza germanica che pensa e sente come io sento e penso. “La sconfitta non ci ha uccisi; ci ha solo resi un pò più accaniti e risoluti. Un giorno noi vi vendicheremo, Rocce ferite che da così lungo tempo rivolgete a noi il vostro grido, e voi, nostri fratelli ed antenati, voi guerrieri che siete morti difendendo gli accessi di questo nobile luogo! Ovunque io sia all’albeggiare del nostro Giorno, possano le Potenze celesti garantire il mio ritorno, affinchè io possa prendere parte attivamente alla vendetta!”






    Savitri Devi

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    Predefinito Rif: Savitri Devi - "Le rocce del sole"

    Savitri Devi, luce d’Occidente

    1 gennaio 2000 (21:20) | Autore: Sigrid Helia




    Maximiani Julia Portas, nota più tardi col nome di Savitri Devi, nacque a Lione il 30 settembre 1905 da una famiglia d’origine greca. Giovane molto promettente, Maximiani si distingue particolarmente negli studi. Dopo un corso di studi orientato verso le lingue (giovanissima padroneggerà l’italiano, il francese, l’inglese, e in seguito, il tedesco, l’islandese, il bengali e l’hindi) si appassiona ai testi basilari dell’antichità greco-romana in versione originale. Eccezionalmente eclettica, si appassiona anche allo studio della biologia. Dopo la laurea in Lettere del 1928 a Lione, si dedica anche a studi universitari di fisica e chimica (diplomi universitari in chimica nel 1930 e chimica biologica nel 1931) e nel 1935 ottiene il dottorato in Lettere. Sensibile all’eredità ellenica, affermerà qualche anno più tardi che la Grecia “ha rappresentato una civiltà di ferro, radicata nella verità; una civilizzazione che possedeva tutte le virtù del mondo antico e nessuna delle sue debolezze, tutte le realizzazioni tecniche della modernità senza l’ipocrisia, la meschinità e la miseria morale dell’età moderna”. (Pilgrimage).

    Usando le sue competenze linguistiche, percorre il Medio-Oriente alla ricerca di una sopravvivenza reale della sacralità pagana delle origini. Durante un pellegrinaggio in “Terra Santa” rimette in discussione il Cristianesimo, “superstizione dell’uomo” antropocentrica e mortificante “religione di schiavi” a rimorchio d’Israele. Viene attratta da un panteismo “biocentrato” che ricerca a partire dalla feconda eredità di Ipazia, dell’imperatore Giuliano e di Widukind che avevano resistito al nuovo ordine religioso instaurato in Europa due millenni or sono dai settari seguaci di Cristo. Maximiani si stabilisce in India nel 1936 e prende il nome di Savitri Devi in onore delle brillanti anime solari venerate dall’Induismo. Portata dalla sua ricerca verso una spiritualità fondata su un’idea di una gerarchia naturale degli esseri e dei doveri, sarà in questa aryavarta – territorio degli ariani d’oriente – che lei cercherà le virtù che aveva ammirato nei libri: “Gli altri popoli hanno conservato la lista dei propri re e le rovine dei loro templi: hanno una storia. Ma hanno perduto la Tradizione dell’essenziale che l’India conserva”. (L’Etang aux lotus). Si presenta come pellegrina a Swami Satyananda presidente della Missione Indù. Questo movimento di riconquista identitaria e culturale si oppone ai guasti “caritatevoli” prodotti dalla guerra di sovversione condotta dai missionari cristiani che conoscono le basi dell’Induismo ma fanno un “commercio spirituale” della miseria indiana. Egli le spiega la sua visione del mondo, lei si dichiara “Pagana – che ha sempre rifiutato la conversione alla religione di Paolo di Tarso, circuita od imposta, della sua Europa natale -” ed afferma che “vuole lavorare per impedire che il solo ed ultimo paese ad aver mantenuto (almeno in parte) gli Dei ariani – l’India – segua l’esempio funesto dell’Occidente e cada, pure lui, sotto l’influenza spirituale ebraica” (Souvenirs et réflexions d’une aryenne).

    Insegna storia indiana e inglese in un college di Delhi e collabora alla traduzione di testi filosofici e religiosi diretti ai paesi occidentali per diffondere ed perpetuare gli insegnamenti dell’Induismo, branca orientale della nostra stessa religiosità scomparsa. Sostenendo l’opinione comune in India secondo la quale Hitler fosse l’avatar occidentale del dio Vishnu, Satyananda accetta l’aiuto di Savitri Devi, anche lei di simpatie nazionalsocialiste, che si propone come conferenziera itinerante nel paese. Strettamente controllata dalla polizia è allora sospettata di fomentare una rivolta nazionalista ad opera di gruppi ostili all’occupazione inglese. Senza ulteriori convenevoli i britannici tentano di assassinarla numerose volte. Lasciando agli aristocratici bramini il compito di resistere con le preghiere lei sceglie consapevolmente la via del kshatriya politico e s’inserisce nei ranghi del RSS, movimento giovanile patriottico antenato del BJP degli anni ’90. Militante radicale, contribuisce a formarne la struttura sul modello fascista italiano. Frequentando le caste più elevate Savitri Devi fa la conoscenza di Asit Krishna Mukherji, un biondo storico bramino che pubblica la rivista nazionalsocialista New Mercury dal 1935 al 1937. Con l’intermediazione del RSS prosegue un lavoro clandestino di sabotaggio anti-britannico sotto forma di pamphlet educativi e di conferenze. Incontra il leader nazionalista indiano Chandra Bose, futuro fondatore dell’Indian National Army che lotterà a fianco del Giappone per scuotere l’India dal vergognoso giogo coloniale. Si diffonde la dottrina dell’Hindutva (proto-nazionalismo divulgato da V. D. Savarkar dal 1929) e Savitri spiega la natura della sua lotta nel saggio A Warning to the Hindus del 1939. Incita il popolo indiano alla vigilanza di fronte al pericolo demografico e culturale musulmano. Sostiene la necessità di “induizzare” preventivamente la vulnerabile massa dei fuori-casta più permeabili ad una religione salvifica di tipo semitico come l’Islam.

    La seconda guerra mondiale scoppia in Europa e tutte le attività a carattere filo-tedesco vengono proibite in India. Sospettata di simpatie nazionalsocialiste, Savitri Devi diventa cittadina britannica grazie a Sri Mukherji, che le offre la sua protezione attraverso un matrimonio bianco concluso nel 1940. Durante un decennale percorso iniziatico attraverso l’India, Savitri Devi Mukherji redige degli appunti in un viaggio di centinaia di chilometri da Benares a Peshawar. In queste note divenute L’Etang aux lotus (1940) descrive la frattura che oppone l’inglese, turista pretenzioso e borghese, alla prestanza aristocratica dell’indù. Savitri spiega la sua scelta di campo a favore di un India brulicante e sporca per il suo rifiuto del carattere “febbrile e transitorio” delle nostre società occidentali igieniste ma vacue e false. Espone la sua versione per una strategia che possa superare in modo puntuale i pregiudizi sociali e confessionali e sostiene nel The Non-Hindu Indians and the Indian Unity le ragioni di una riconquista del potere degli autoctoni.

    Questo sentimento nazionale fabbricato frettolosamente non trova che un’eco modesta in territori dove la coscienza patriottica si limita di sovente alla semplice sopravvivenza della propria casta. A partire dal 1942 Savitri Devi si entusiasma per Akhenaton, faraone del XIV secolo prima di Cristo, conosciuto in Egitto per aver imposto una riforma religiosa monoteista a carattere solare. Ci si potrebbe chiedere che tipo d’interesse possa nutrire una pagana verso un settario seguace di Aton, dio unico in nome del quale furono distrutti i templi dei suoi antenati. Tuttavia, esisterebbe un legame lontano, nelle pretese origini ariane del faraone. Il culto di Aton, applicato come soluzione alle diatribe spirituali delle nostre società moderne permetterebbe di riunire un Occidente e un Oriente ariano rigenerato con il legame comune di una spiritualità solare. Una visione del mondo archeofuturista che ci viene proposta, ben prima di Faye, nel A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt scritto tra il 1942 e il 1945 a Calcutta.

    Dopo un soggiorno indiano d’otto anni grazie al suo “assegno in bianco” nuziale, Savitri parte per rifugiarsi in Europa con un passaporto inglese in tasca… Nel 1944 percorre una Francia sconvolta. Nel The Lightning and the Sun, pubblicato clandestinamente a Calcutta nel 1958, farà l’analisi della sconfitta del suo campione. Secondo lei, Hitler era stato davvero l’avatar di Vishnu venuto a ristabilire l’ordine tradizionale e a risalire la corrente temporale del Kali-Yuga o età oscura per arrivare al Satya-Yuga o età dell’Oro. Nel suo libro definisce una gerarchia nell’attitudine dell’Uomo a confrontarsi col Kali-Yuga, fine di ciclo caratterizzata dall’inversione dei valori tradizionali. C’è innanzitutto l’Uomo dei tempi ultimi che, avido d’oro e d’onori si agita egoisticamente per i propri interessi. Poi c’è quello che, al di sopra dei tempi, rifiuta ogni coinvolgimento nel mondo e si orienta verso la spiritualità. Questo è generalmente il Bramino incompreso e beffeggiato. Solo per ultimo viene l’Uomo che si oppone ai tempi, il mistico militante che applica con violenza la volontà divina di restaurazione dell’età dell’Oro. Secondo Savitri Devi, Hitler era quest’Uomo, e la sua morte non mette minimamente in causa il combattimento contro i tempi.

    Nel 1945, con la fine della guerra, termina a Lione il suo manoscritto Impeachment of Man che sarà pubblicato a Londra nel 1959. Impregnato di filosofia orientale, manifesta una volontà integrale di difesa degli animali e la sua avversione radicale verso la caccia, la corrida e la macellazione. Esprime il suo favore all’eugenetica e all’eutanasia come misure di salute pubblica e prevenzione in un mondo in cui il problema demografico cresce in modo rapidissimo sia nel terzo mondo che altrove. Spinta dalla sua missione, indifferente alla repressione delle idee connesse all’ideologia sconfitta, Savitri Devi prosegue candidamente la sua ricerca della Tradizione sperando di ricostruire un’Europa sull’esempio indo-ariano dei Veda.

    Nel corso delle sue peregrinazioni in occidente in qualità di costumista di teatro si reca in Islanda, in Svezia passando per Inghilterra e Germania dove viene arrestata nel 1948 con l’imputazione di “propaganda nazionalsocialista”. Viene condannata a tre anni nella prigione di Werl, sconta solo sei mesi dopo di che torna a divulgare la fede della nuova Europa. Ammessa nelle confraternite dei veterani di guerra imprigionati con lei viene rilasciata grazie all’intervento del marito. Nel 1950, Savitri Devi pubblica Defiance, autobiografia della sua missione di propaganda in Germania e della sua discesa nelle carceri del sistema. Due anni dopo edita Gold in the Fornace che tratta delle condizioni di vita quotidiane nella Germania del dopoguerra, dei suoi incontri con i fedeli nazionalsocialisti che resistono all’occupazione alleata. Nonostante un’interdizione all’accesso nel territorio decide di rivedere i suoi amici tedeschi verso la fine del 1952 grazie ad un passaporto falso. L’anno successivo entra in Austria e visita i luoghi della giovinezza del Führer. Dall’Obersalzberg a Monaco fino a Norimberga si riavvicina spiritualmente agli avvenimenti che non aveva vissuto perché impegnata in una lotta antesignana dall’altra parte del mondo. Nel suo Pilgrimage del 1958 il lato militante fa posto ad una gnosi nazionalsocialista con riferimenti all’Induismo che si oppone ad un mondo desacralizzato ed ostile.

    All’inizio degli anni ’50 Savitri Devi conosce Otto Skorzeny, l’intrepido liberatore di Mussolini, organizzatore tra il 1949 ed il 1952 della rete di fuga ODESSA, che la presenta a Leon Degrelle, il capo rexista belga comandante della divisione SS Wallonie. Nel 1962 l’inglese Colin Jordan fonda la World Union of National – Socialist (WUNS). Nei paesi del nord Europa si pensa che possa essere il segnale di rinnovamento tanto atteso da Savitri Devi che si precipita in Inghilterra, per diventare membro fondatore e fervente attivista di questa organizzazione. Nel 1967 Savitri Devi convinta dalla lettura de La menzogna di Ulisse comincia ad influenzare il futuro editore Ernst Zündel.

    Torna in India, sua terra di elezione a sessantacinque anni. Nel 1971 termina il suo manoscritto Souvenirs et réflexions d’une aryenne, opera magistrale che consacra una vita intera d’impegno e di lotta. Con il suo stile epico mescolato a solide basi filosofiche costituisce una fondamentale opera di riferimento. Stabilitasi a Delhi presso il marito Sri Mukherji, Savitri Devi redige Ironies et paradoxes dans l’historie et la légende, antologia di curiosità storiche legate alla “doppia morale” giudaica ereditata dall’occidente cristiano. Sempre in relazione con l’Europa viene contattata nel 1978 da Ernst Zündel che la sottopone ad una lunga intervista registrata della durata di dieci ore. Passano tre anni ed il desiderio di rivedere l’Europa diviene troppo forte. Savitri Devi torna in Germania e nuovamente in Francia dove soggiorna vicino a Losanna. Nel 1982 viene invitata in America per una serie di conferenze. Parte con fatica verso l’Inghilterra ed al momento dell’imbarco viene colta da un infarto che la uccide. Nel luogo dove riposano le ceneri del fondatore del movimento statunitense Rockwell, l’urna funeraria di Savitri Devi troneggia insieme a quelle d’altre icone di personaggi che si sono opposti ai tempi. Sotto la corona mortuaria secondo le sue volontà c’è una runa Man capovolta.

    Per la devozione irrazionale che una sposa mistica vota al suo dio, Savitri Devi è rimasta fedele alla fede purissima delle origini ariane dell’Occidente. Comprendendo la Tradizione nella sua accezione più ampia, lontanissima dalla contingenza meschina di nazionalismi e sciovinismi moderni, ella ha fatto sua la legge brahmanica del “tutto è uno” che coordina ciascun elemento dell’Universo al suo posto adeguato. La reputazione di questa donna straordinaria, che ha compiuto il giro dei nazionalismi contemporanei, provoca a qualcuno un sorriso compassato, ad altri un’ammirazione incondizionata per la testimonianza vivente della fede di Wewelsburg e della Bhagavad Gita. In tutti i casi, tuttavia, il suo ricordo impone il rispetto dovuto al soldato politico, all’Essere contro i suoi Tempi.

    * * *


    Articolo tratto dal n. 13 (hiver 2002) di Réfléchir & Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique.




    Savitri Devi, luce d'Occidente | Sigrid Helia

  3. #3
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    Predefinito Rif: Savitri Devi - "Le rocce del sole"

    Savitri Devi Mukherji [1905-1982]



    Savitri Devi, il cui nome di nascita è Maximiani Portas, è stata una delle figure più importanti a emergere dalla disfatta del Nazionalsocialismo dopo la guerra. Più di ogni altra persona, è stata la Devi che ha portato la fiaccola del Nazionalsocialismo occulto attraverso il periodo che ha seguito la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso i suoi scritti e il suo esempio personale, ha inspirato una nuova generazione di nazionalsocialisti a investigare le segrete correnti del misticismo razziale che appartenne a suo tempo a figure tedesche del 19° secolo come Guido Von List e del Terzo Reich come Heinrich Himmler.

    Originariamente cittadina francese, Savitri Devi nacque il 30 Settembre 1905 da padre greco e madre inglese. Educata in Francia e in Grecia, ottenne dei masters in Filosofia e Scienza in Francia nel 1920, e una laurea in Chimica grazie alla sua tesi, La Simplicité Mathématique nel 1931. Matematiche e scienza in ogni caso, ebbero meno potere attrattivo su di lei di quanto lo ebbero la politica contemporanea, la speculazione religiosa, e ancor maggiormente la filosofia Aria e le tradizioni religiose dell’ India antica. L’ India del resto sarebbe stata la sua casa per la maggior parte della sua vita.

    Prima di imbarcarsi nella propria ricerca spirituale comunque la Devi coltivò interessi attivi in politica.Fin da ragazza fu molto attratta dalla Germania e dalle tradizioni filosofiche e intellettuali tedesche.Scoraggiata dal tradimento delle Germania a Versailles a ridosso della Prima Guerra Mondiale, e, nello stesso periodo, dal trattamento dei rifugiati greci, la Devi decise di apprendere di più su ciò che sentiva fossero le profonde realtà che determinavano l’ apparente corso caotico degli eventi mondiali. Fu proprio durante questa ricerca giovanile sulla conoscenza soppressa e occultata che la Devi acquisì la sua avversione duratura nei confronti del Giudaismo.Per prima cosa ci fu la Bibbia, e in particolare, il Vecchio Testamento, il quale percepiva straripante di esempi di perfidia Ebraica. Questo sentimento sarebbe stato notevolmente rinforzato dalle informazioni sulle azioni Sioniste in Palestina nel 1920. Nel 1929 — l’anno della Rivolta Araba e dell’ uccisione di diversi ebrei a Hebron — visitò la Palestna e ricevette conferma della fondatezza di quelle notizie. I suoi studi la portarono a contatto con l’ antisemitismo di matrice intellettuale che era moneta corrente all’ accademia di Francia, e anche questo può essere considerato un fattore. A questo riguardo, l’opera dell’ intellettuale anti — semita Ernst Renan sarebbe stata un’ influenza importante sia nel confermarle la visione degli Ebrei come degli outsiders razzialmente e culturalmente e sia nel fissare l’ India e il mito Ariano delle origini come centrale interesse della sua vita.

    Di notevole importanza fu inoltre quello che lei percepì essere stato il malvagio ruolo degli ebrei nella sconfitta della Germania durante la Prima Guerra mondiale. Quest’ ultimo influsso avrebbe condizionato la visione della Devi sugli ebrei mentre allo stesso tempo crebbe la sua ammirazione per Hitler e il Terzo Reich durante gli anni 30. La Devi sembra essere stata una delle poche persone che lesse integralmente la verbosa opera di Alfred Rosenberg Il Mito del XX Secolo. Anche il Führer avrebbe confessato che, sebbene ostentasse questo libro sul suo comodino, lo aveva trovato illeggibile. La Devi comunque ne fu incantata.

    Nel 1930 si recò in India e intraprese quello che sarebbe stato uno studio di una vita sui testi Classici Indiani — i Veda e le Upanishad. Da queste fonti, e dalle loro manifestazioni contemporanee nel sistema delle caste, la Devi pensò di aver trovato l’ autentica fonte della grandezza passata e futura della razza Ariana.

    Nel 1940, la Devi sposò un nazionalista indiano favorevole al Nazismo chiamato A.K. Mukherji. Questo le rese disponibile un passaporto inglese e la possibilità di approfondire il suo lavoro per il Terzo Reich. A Calcutta, la casa Muhkerki divenne come un luogo di ritrovo per diplomatici alleati e ufficiali militari, e qualsiasi informazione potesse essere raccolta velocemente veniva indirizzata presso il consolato tedesco. La Devi sentiva comunque che il suo più grande servizio alla causa fosse nella sua ricerca e nel libro che stava scrivendo che sarebbe stato un battesimo iniziale per la nuova religione Ariana, la quale credeva sarebbe stata istituita in Germania dopo l’ inevitabile vittoria Nazista.

    Poi come si sa, la Germania fu sconfitta. Il sogno della Devi di un paradiso globale razzialmente Ariano non sarebbe mai stato ralizzato, ma attraverso considerevoli avversità, lei avrebbe continuato a seguire i suoi ideali fino alla morte, nel 1982. Tornò in Europa nel 1945, sistemandosi in Inghilterra dove il suo libro sul retaggio religioso dell’ antico Egitto, A Son of God, fu pubblicato e ben accolto nei circoli intellettuali e occultistici Britannici.

    Fu il lavoro successivo comunque, Impeachment of Man, che fu terminato a Londra e pubblicato ne 1946 a rimanere un classico nell’ attuale cosmo del Nazionalsocialismo. L’ ambientalismo radicale, trasfigurato in una religione della natura, è sempre stato fortemente presente nel pensiero nazionalsocialista, e con la sconfitta in guerra, è divenuto quasi un marchio del movimento al pari dell’ antisemitismo e del pensiero razzista. Impeachment of Man resta la più incisiva dichiarazione della religione naturale nazionalsocialista che può essere trovata oggigiorno. Con in apertura epigrafi di Alfred Rosenberg (“Amerai Dio in ogni cosa, animale e pianta”) e di Josef Goebbels che in un annotazione del diario cita il proposito del Führer di edificare dopo la guerra una società che avrebbe bandito la carne come nutrimento, il libro è un appassionato trattato sui diritti degli animali e delle piante, in contrasto con l’ egocentrico consumismo dell’ uomo e la sua disruzione del mondo naturale. L’ argomento è inquadrato in termini religiosi e i testi a supporto provengono dall’ Ariana Età dell’ Oro. Il libro, da molto tempo fuori stampa, ha conosciuto una seconda giovinezza con la nuova edizione della Noontide Press che è apparsa nel 1991.

    Nel 1946 la Devi si spostò dall’ Inghilterra all’ Islanda. Lì, l’antico pantheon nordico si fuse con l’ antico retaggio Indiano come fonte per la religiosità ariana. Inoltre la Devi anticipò di alcune decadi la popolarizzazione dell’ Odinismo e del pantheon nordico/germanico come calzante religione razziale ariana per il movimento postguerra. Due anni più tardi, la Devi intraprese un corso di attività più scopertamente filonazista, viaggiando nella Germania occupata e distribuendo fogli di propaganda. Ciò terminò con la sua incarcerazione nel 1949. In prigione, la Devi estese uno dei suoi manifesti nel libro che avrebbe considerato la sua opera magna, Gold in the Furnace. Gold in the Furnace è a un tempo un’ autobiografia e una sognante meditazione su quello che avrebbe potuto essere. In esso, dichiara esplicitamente ciò che fino al 1948 non aveva mai osato pubblicamente affermare: “ Amo questa terra, la Germania, come la culla consacrata del Nazionalsocialismo; la nazione che s’ immolò interamente affinchè la razza ariana potesse ergersi unita nel suo rigenerato orgoglio ancestrale; il paese di Hitler... Poichè per gli ultimi venti anni ho amato e ammirato Hitler e il popolo tedesco...sonon stata felice — così felice! — quindi di esprimere la mia fede nel superuomo che il mondo ha frainteso, odiato e rifiutato. Non sono rattristata di aver perso la mia libertà per il piacere di aver portato testimonianza della sua gloria, ora, nel 1948.”

    La Devi fu scarcerata dopo sei mesi, e in seguito entrò nel suo periodo letterario più prolifico. L’ autobiografico Defiance apparve nel 1950. L’ esempio della Devi servì da ispirazione per una nuova generazione di nazionalsocialisti quando una parte del libro fu pubblicata nell’ edizione invernale del 1968 del National Socialist world. Gold in the Furnace uscì nel 1952, seguito da un altro libro di memorie, Pilgrimage nel 1958 (sebbene alcune fonti situino la data di pubblicazione già nel 1953). Il suo lavoro più importante, The Lightning and the Sun, apparve nel 1956 e una versione ridotta fu fatta uscire nella edizione premier (Primavera 1966) del giornale intellettuale National Socialist World dell’ American Nazi Party di William Pierce. The Lightning and the Sun è una considerevole esposizione sul Nazionalsocialismo occulto che deifica esplicitamente Hitler come la guida del popolo Ariano. Le prime parole del libro sono: “All’ individuo divino dei nostri tempi; l’ Uomo contro il tempo; il più grande europeo di sempre; Sole e Fulmine ADOLF HITLER.”

    The Lightning and the Sun si snoda attraverso le epoche, tratteggiando una storia di religione e politica nella quale il Terzo Reich diviene l’ apice e il culmine naturale dello sviluppo Ariano. Il libro termina con un grido di disperazione e allo stesso tempo un’ affermazione di speranza: “Kalki li guiderà attraverso le fiamme della grande fine, e nella luminosità di una nuova Età dell’ Oro. ”

    Noi amiamo sperare che la memoria dell’ uno — prima — dell’ ultimo e del più eroico dei nostri uomini contro il tempo — Adolf Hitler — sopravviverà almeno nei canti e nei simboli. Noi amiamo credere che i signori dell’ epoca, uomini del suo stesso sangue e della sua stessa fede, gli renderanno divini onori, attraverso riti pieni di significato e carichi di potenza, alla fresca ombra di infinite foreste rinate, sulle spiagge, o su picchi di montagne inviolate, guardando il sole sorgere.”

    Come per smentire gli eroici toni del suo sogno nazionalsocialista, gli anni 50 furono tempo perso per la Devi. Mentre poteva rifuggiarsi nel suo mondo letterario e viaggiava intensamente in questi anni, tuttavia rimaneva un terribile vuoto nella sua vita. L’ uomo contro il tempo e i suoi eroi d’ acciaio erano spariti, molti erano morti, altri vivevano nascosti, altri ancora erano stati catturati e portati alla gogna dei tribunali alleati. Fino agli anni 60 la Devi non potè permettere alle sue speranze in un ritorno del Nazionalsocialismo di riprendere vita. Attraverso la giungla telegrafica che collegava i nazisti europei, presto giunse alla Devi notizia di una giovane stella nascente nell’ area americana, George Lincoln Rockwell. Rockwell, che fondò l’ American Nazy Party nel 1959, iniziò a corrispondere con la Devi nel 1960. Fu lei che introdusse Rockwell all’ uomo che sarebbe gli divenuto quasi un mentore, il nazionalsocialista tedesco Bruno Ludke. Insieme all’ inglese Colin Jordan, i tre divennero il cuore della World Union of NationalSocialists — un’ organizzazione che ebbe qualche piccolo successo nel collegare le più lontane realtà nazionalsocialiste di tutto il mondo. Il culmine di questo sforzo si ebbe nel 1962, con l’ incontro a Cottswald in Inghilterra che diede vita al Cottswald Agreement, il documento fondante della World Union of NationalSocialists che servì come inaugurazione teorica per il revival di un movimento globale neo — nazista. A Cottswald, dove Savitri Devi ricoprì il ruolo della rappresentanza francese, fu la prima e unica volta in cui la Devi e Rockwell avrebbero avuto occasione di incontrarsi.

    Secondo tutti i ricordi, Rockwell fu come mesmerizzato dalla Devi. Lì vi era un collegamento vivente con la fonte originaria della Germania nazista e anche una visionaria la cui visione religiosa della rinascita nazionalsocialista diede profondità e arricchì incommensurabilmente la concezione del movimento più prosaicamente politica di Rockwell. Inoltre, il fatto che la Devi fosse l’unica donna negli alti ranghi del Nazionalsocialismo a quel tempo non fu di minore importanza. Alla fine però tutto ciò si risolse con poco. La World Union of NationalSocialists non superò mai il livello di litigiosi “leaders” più coinvolti in lotte intestine che in seri intenti di un cambio rivoluzionario e l’ istituzione di un nuovo ordine neo — nazista. Peggio ancora, cinque anni appena dopo Cottswald, Rockwell morì, ucciso da proiettili di pistola di un disilluso seguace. La World Union of NationalSocialists continuò la militanza per decadi ma ormai ridotta a un mero guscio rispetto all’ organizzazione sognata da Rockwell, Ludke, la Devi e Jordan.

    I rimanenti anni della Devi furono desolati. La maggior parte furono spesi nuovamente nella materna India con suo marito scrivendo, corrispondendo e distraendosi. Fu una precoce convertita nell’ ambito del negazionismo olocaustico, e fu sotto la sua influenza che revisionisti oggi ben conosciuti come Ernst Zundel furono introdotti nel campo. Piuttosto, i suoi contributi principali al movimento al quale aveva dedicato la sua esistenza furono nel corso degli anni 70 le sue instancabili corrispondenze con sinceri ammiratori sparsi nel mondo. Le sue circostanze personali, comunque, non andarono così bene e alla sua morte avvenuta nel 1982 era risaputamente povera.

    Durante il corso della sua vita, i risultati di Savitri Devi, se confrontati col suo sogno di una rinascita del Nazionalsocialismo, furono scarsi. Alla sua morte, il cosmo del Nazionalsocialismo era se non nullo, più frammentato e privo di forze che mai. Ma i suoi scritti, e il potente sogno di una mistica Età dell’ Oro Ariana che essi così eloquentemente evocavano hanno iniziato ad avere un profondo impatto sul movimento, e oltre i confini della destra estrema, hanno raggiunto i reami dell’ ecologismo radicale e di una nuova risorgente spiritualità.




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    SAVITRI DEVI Archive

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    Predefinito Rif: Savitri Devi - "Le rocce del sole"

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    The Savitri Devi Archive is a repository for writings and documents related to the philosopher and religious thinker Savitri Devi, born Maximine Portaz (1905-1982). The Archive will eventually make all of Savitri Devi's writings available. In addition, the Archive contains information and documents on Savitri Devi's life, as well as works of secondary and collateral literature that illuminate her life and work.

    Savitri Devi’s works are very rare. Most of her books were printed in tiny editions and are long out of print. Many are not in the collections of even the largest research libraries. Most of her essays appeared in small circulation Indian and Right wing periodicals that are unavailable in even the largest research libraries.

    First hand recollections of Savitri Devi, as well as private documents such as letters and photographs, are also increasingly rare, since most of Savitri’s close friends are now dead and the rest are getting on in years. Only a few years ago, when Savitri’s long-time friend Muriel Gantry died, her executor destroyed decades of correspondence between her and Savitri because she found Savitri’s ideas “objectionable.”

    The Savitri Devi Archive hopes to prevent such irresponsible destruction in the future if only by declaring publicly its mission to collect and preserve documents and information related to Savitri Devi.

    REQUEST FOR INFORMATION: The Savitri Devi Archive would be grateful to hear from anyone who has information about Savitri Devi: recollections of her that they would be willing to share in written or recorded form, letters from her that they would be willing to photocopy, drawings and paintings by Savitri or photographs of her they would be willing to have scanned, and copies of her writings that are not yet in the Archive. (Please consult our Wish List.) The Archive will pay all expenses associated with collecting information and documents.

    CONFIDENTIALITY: Savitri Devi is a controversial figure. Many of her living friends, as well as heirs of deceased friends, have given information and documents to the Archive only on the condition that their privacy be maintained. We will preserve the anonymity of those sources who request it. All documents that appear here do so with the permission of the relevant parties.

    PUBLICATION: The Savitri Devi Archive will also publish new works on Savitri Devi. Please direct submissions and proposals to the Archivist.

    TRANSLATION: The Savitri Devi Archive wishes to make Savitri Devi's writings available in as many languages as possible. Qualified translators who wish to aid our work should contact the Archivist.

    MAILING LIST: If you wish to be informed of new additions to the Archive, please join our Mailing List. The Archive will not share its mailing list with anyone.

    LETTERS: Mail from readers is welcome. But please bear in mind that the purpose of this archive is research, not propaganda. All worthwhile Letters will be posted along with answers, if any. Please specify whether or not you wish to disclose your name and e-mail address.

    DONATIONS: Creating and maintaining this site is a labor of love, but our web hosting service demands money. If you value Savitri’s work and ours, please consider making a Donation to help cover the costs of maintaining and augmenting this Archive.

    BOOKSHOP: If you find the texts on this site enlightening and inspiring, we urge you to visit our Bookshop and purchase books by and about Savitri Devi.






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    “Si j’avais à me choisir une devise, je prendrais celle-ci ‘Pure, dure, sûre’ — en d’autres termes: inaltérable. J’exprimerais par là l’idéal des Forts, de ceux que rien n’abat, que rien ne corrompt, que rien ne fait changer; de ceux sur qui on peut compter, parce que leur vie est ordre et fidélité, à l’unisson avec l’éternel.”

    — Savitri Devi, Souvenirs et réflexions d’une Aryenne

    “If I had to choose a motto for myself, I would take this one — pure, dure, sûre, [Pure, hard, certain] — in other words: unalterable. I would express by this the ideal of the Strong, that which nothing brings down, nothing corrupts, nothing changes; those on whom one can count, because their life is order and fidelity, in accord with the eternal.”

    — Savitri Devi, Memories and Reflections of an Aryan Woman
    (Trans. R.G. Fowler)




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    SAVITRI DEVI Archive

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    Predefinito Rif: Savitri Devi - "Le rocce del sole"

    La femme contre le temps :
    pour le 100ème anniversaire de la naissance de Savitri Devi
    par R.G. Fowler

    Traduit par Arjuna





    Savitri Devi fut une philosophe, une penseuse religieuse, et une activiste infatigable du national-socialisme, du paganisme indo-européen, du végétarisme, du bien-être animal et de l’écologie profonde. Elle tâta aussi de la fiction et de l’espionnage. En 1958, avec la publication de son œuvre principale, The Lightning and the Sun, elle émergea comme l’un des plus originaux et influents penseurs nationaux-socialistes de l’après Seconde Guerre Mondiale.

    Savitri Devi était née Maximine Portaz le 30 septembre 1905 à Lyon en France à 8h45 du matin. Elle mourut peu après minuit le 22 octobre 1982 à Sible Hedingham, dans l’Essex en Angleterre. D’ascendance anglaise, grecque et italienne, elle se considérait comme de nationalité « indo-européenne ».

    Les circonstances de la naissance de Savitri Devi n’avaient pas été de bon augure. Elle était née prématurée de deux mois et demi, ayant été conçue dans la nuit du 13-14 mars 1905. L’accouchement fut difficile, et elle pesait seulement 930 grammes. Le docteur dit à ses parents qu’elle ne vivrait pas. Elle devait être un enfant unique. Sa mère Julia Portaz (née Nash) était âgée de quarante ans, son père Maxim Portaz de quarante-quatre ans. Craignant une autre grossesse difficile, ils ne firent plus jamais l’amour. Ils nommèrent le bébé Maximine Julia Portaz, et attendirent ensuite qu’elle meure.

    Mais la Force de Vie était forte en elle. Elle avait quelque chose de grand en réserve.

    Savitri Devi avait de remarquables dons intellectuels, qu’elle manifesta à un âge précoce. Jeune enfant, elle apprit le français et l’anglais de ses parents, puis apprit toute seule le grec moderne et un peu de grec ancien. Avec le temps, elle parla couramment huit langues (anglais, français, grec moderne, italien, allemand, islandais, hindi et bengali) et eut des notions dans une vingtaine d’autres (par ex. le grec ancien, l’ourdou, et d’autres langues indiennes).

    Savitri Devi obtint aussi deux maîtrises, en philosophie et en chimie, et un doctorat en philosophie à l’Université de Lyon. Ses deux premiers livres furent ses deux thèses de doctorat : Essai critique sur Théophile Kaïris (Lyon : Maximine Portaz, 1935) et La simplicité mathématique (Lyon : Maximine Portaz, 1935).

    Savitri Devi avait aussi une vaste connaissance de la religion et de l’histoire, particulièrement l’histoire ancienne, ainsi qu’une mémoire étonnante, particulièrement pour les dates et les noms. Elle était aussi une enseignante brillante et fascinante qui pouvait faire des cours détaillés sur d’innombrables sujets, sans se référer à des notes.

    Se décrivant comme une « nationaliste de toutes les nations » et comme une revivaliste païenne indo-européenne, Savitri Devi embrassa le national-socialisme en 1929 alors qu’elle était en Palestine. En 1935, elle voyagea en Inde pour rencontrer dans l’hindouisme les derniers restes vivants de la tradition religieuse païenne indo-européenne. S’installant finalement à Calcutta, elle travailla pour le mouvement nationaliste hindou, qui défendait la tradition hindoue contre toutes les idéologies universalistes et égalitaires telles que le christianisme, l’islam, le communisme et la démocratie libérale. En 1939, Savitri Devi épousa un brahmane bengali, l’éditeur pro-Axe Asit Krishna Mukherji (1904-1977). Pendant la Seconde Guerre Mondiale, elle et son époux espionnèrent pour les Japonais.

    En 1935, alors qu’elle étudiait à l’Ashram de Rabindranath Tagore à Shantiniketan au Bengale, Maximine Portaz, sur la suggestion de quelques autres étudiants, prit le nom de plume de Savitri Devi. « Savitri » est l’un des noms sanscrits du soleil, et « Devi » signifie déesse. C’était un nom parfait, puisque Savitri était une adepte de ce qu’elle considérait comme la religion aryenne primordiale : le culte de la Vie et de la Lumière. (« Devi », à propos, n’est pas un nom de famille mais un titre que toute femme aryenne en Inde a le droit de prendre. Donc on ne doit pas parler de Savitri Devi en disant « Devi », mais en disant « Savitri » – de même qu’on parle de Saint Paul en disant « Paul », pas « Saint ». Par eux-mêmes, des titres comme Saint, Monsieur, Docteur ou Devi ne se réfèrent pas à une personne particulière.)

    Pendant qu’elle était en Inde, Savitri écrivit plusieurs livres : en 1937 elle termina L’Etang aux lotus (Calcutta: Savitri Devi Mukherji, 1940), décrivant ses premières impressions de l’Inde. L’Etang aux Lotus combine de vivants récits de voyage avec des réflexions philosophiques sur la culture et la tradition indiennes. Son livre suivant, A Warning to the Hindus (Calcutta: Hindu Mission, 1939), est son manifeste du nationalisme hindou. L’hindouisme est une religion radicalement pluraliste et tolérante, et cela rend souvent les hindous aveugles aux dangers représentés par les religions bibliques intolérantes et leurs rejetons séculiers : la démocratie libérale et le communisme. Savitri cherche à éveiller les hindous à ce danger et démontre la nécessité de cultiver une conscience nationale hindoue unifiée qui transcende mais respecte la myriade de distinctions communautaires et de castes de l’Inde. Savitri pensait aussi clairement qu’une telle conscience nationale hindoue était une condition nécessaire pour l’indépendance indienne. A Warning to the Hindus fut traduit en six langues indiennes et reste disponible aujourd’hui. Un troisième livre, The Non-Hindu Indians and Indian Unity (Calcutta: Hindu Mission, 1940), traite de la question de l’intégration des minorités non-hindoues dans une nation hindoue, à la fois dans le combat pour l’indépendance indienne et dans une Inde indépendante. Le plaidoyer de Savitri est que les musulmans et les chrétiens indiens, et les autres non-hindous, doivent reconnaître qu’ils sont d’abord des Indiens, c’est-à-dire des produits de la culture hindoue, même s’ils ne professent pas la religion hindoue.

    Un autre centre d’intérêt de Savitri alors qu’elle était en Inde était un autre adorateur du soleil, le « pharaon hérétique » Akhenaton de l’ancienne Egypte (XIVe siècle avant J.C.), qui fut sûrement l’une des plus remarquables et énigmatiques personnalités de l’histoire. Akhenaton cherchait à remplacer le polythéisme égyptien par une religion monothéiste qui honorait la Force de Vie sous l’image du disque solaire déversant ses rayons donneurs de vie. Bien que le monothéisme d’Akhenaton était aussi intolérant que le monothéisme biblique que Savitri méprisait, elle était fascinée par la vie et le caractère d’Akhenaton et fortement attirée par sa religion pour des raisons philosophiques, spirituelles et esthétiques. En fait, elle croyait que la religion d’Akhenaton était essentiellement identique à la religion aryenne primordiale de la Vie et de la Lumière, et elle suggéra même que les réformes d’Akhenaton auraient pu être influencées par les Mitanniens, un peuple aryen qui s’était établi en Haute Mésopotamie. Akhenaton lui-même était en partie mitannien, par sa grand-mère maternelle Mutemwiya et peut-être aussi par son grand-père maternel Yuya, et il y avait aussi d’autres Mitanniens présents à la cour d’Egypte.

    La première publication de Savitri sur Akhenaton est un pamphlet intitulé Akhnaton’s Eternal Message: A Scientific Religion 3,300 Years Old (Calcutta: A.K. Mukherji, 1940). Il fut suivi d’une nouvelle pour enfants, Joy of the Sun: The Beautiful Life of Akhnaton, King of Egypt, Told to Young People (Calcutta: Thacker, Spink and Co. Ltd., 1942), illustrée par les propres dessins et peintures de Savitri, qui sont sommaires et infantiles, mais appropriés au livre.

    L’ouvrage majeur de Savitri sur Akhenaton est A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt (London: Philosophical Publishing House, 1946). Originellement publié par la Société Théosophique, le livre fut réédité par l’Ordre Rosicrucien sous le titre de Son of the Sun: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt (San Jose, California: Supreme Grand Lodge of AMORC, 1956). (Savitri considérait les deux organisations comme subversives, mais fut sûrement contente qu’elles publient son livre). Ce n’est que depuis peu que Son of the Sun n’est plus disponible en anglais, et il a été traduit en français, en hollandais et en portugais.

    Presque 60 ans plus tard, Son of the Sun est encore l’un des meilleurs livres sur Akhenaton. Il est bellement écrit, avec le coup d’œil d’un romancier pour les détails concrets et hauts en couleur. Il est rigoureusement documenté, s’inspirant de toute la littérature de référence de l’époque. Mais plus important, il est philosophique. Savitri fait appel aux Hymnes au Soleil et à d’autres écrits d’Akhenaton, à l’iconographie associée à son culte, et à des documents contemporains comme les lettres d’Amarna, pour produire la reconstruction la plus complète et la plus plausible de la vision-du-monde d’Akhenaton jamais proposée.

    En 1948, Savitri publia Akhnaton: A Play (London: Philosophical Publishing House, 1948), qui traite de la destruction du culte d’Akhenaton et de la persécution de ses adeptes après sa mort. C’est une allégorie à peine déguisée de ce qui se passait en Allemagne occupée au même moment.

    Savitri fut anéantie par la défaite de l’Allemagne dans la Seconde Guerre Mondiale. En juin 1945, près de Varkala sur la côte de Malabar, elle décida de se tuer en marchant dans l’océan. Mais quand l’eau lui arriva aux épaules, soudain la Force de Vie s’agita en elle. Une pensée lui traversa l’esprit comme un éclair. C’était un commandement : vis ! Vis pour témoigner de la vérité. Vis pour voir le jour de la vengeance, quand les vainqueurs de 1945 seront précipités dans les enfers. Vis pour dire : « Je vous le dis ! ». Comme Savitri le dit dans une lettre à George Lincoln Rockwell datée du 28 août 1965, « Je suis sortie de la mer pour ce futur plaisir possible, et seulement pour cela, et j’ai commencé à vivre sans espoir, seulement pour la haine ».

    A partir de ce moment, Savitri se lança dans une vie itinérante et ascétique. Ses deux activités principales furent de témoigner infatigablement pour le national-socialisme et de s’occuper des animaux sans abri et maltraités, surtout les chats.

    Savitri vénérait l’Allemagne nationale-socialiste comme étant une Terre Sainte pour tous les Aryens. Mais elle ne la vit jamais durant ses jours de gloire. Le premier aperçu qu’elle en eut fut en 1948, en ruines. Gold in the Furnace (Calcutta: A.K. Mukherji, 1952) est le sombre et puissant récit de Savitri concernant ses expériences en Allemagne occupée en 1948 et 1949. Mais Savitri ne considérait pas la destruction du Troisième Reich comme la fin du national-socialisme, mais comme une purification – comme une épreuve du feu pour séparer le métal grossier de l’or –, comme le prélude d’un nouveau commencement. Ainsi Gold contient aussi des chapitres sur les fondements philosophiques et le programme politique positif du national-socialisme. En 1949, Savitri fut arrêtée, jugée et emprisonnée par les autorités d’occupation britanniques pour avoir distribué des tracts de propagande nationale-socialiste. Elle décrit son expérience dans Defiance (Calcutta: A.K. Mukherji, 1951). En 1953, Savitri fit un pèlerinage sur les sites sacrés du national-socialisme en Autriche et en Allemagne, le décrivant dans son livre Pilgrimage (Calcutta: Savitri Devi Mukherji, 1958).

    La plus grande œuvre de Savitri est The Lightning and the Sun (1958), qui synthétise le national-socialisme et la théorie cyclique aryenne de l’histoire et avance l’affirmation stupéfiante que Adolf Hitler était un avatar – une incarnation humaine – du dieu hindou Vishnou, le préservateur de l’ordre. D’après la tradition aryenne, l’histoire se déroule selon des cycles, commençant par un Age d’Or ou Age de Vérité et déclinant à partir de ce moment jusqu’à atteindre le nadir, le quatrième âge, l’Age Obscur ou Kali-Yuga, dans lequel le mal et le mensonge règnent. A ce moment, les forces de décadence périssent de leur propre corruption et un nouvel Age d’Or commence. D’après la tradition hindoue, l’actuel Kali-Yuga sera clos et le prochain Age d’Or inauguré par le dixième avatar de Vishnou, Kalki, le vengeur, qui est représenté comme un guerrier sur un cheval blanc. Quand l’étoile de Hitler montait, Savitri Devi et beaucoup d’Indiens pensaient qu’il était Kalki. Quand il fut vaincu, elle conclut que Hitler n’était pas le dixième avatar, mais seulement son précurseur, et que Kalki était encore à venir.

    Dans The Lightning and the Sun, Savitri distingue trois sortes d’hommes en termes de relation avec la trajectoire descendante de l’histoire : les Hommes dans le Temps, les Hommes au-dessus du Temps, et les Hommes contre le Temps. Les Hommes dans le Temps sont ceux qui suivent le courant descendant du temps et qui contribuent à ses tendances désintégrantes. Les Hommes au-dessus du Temps tentent de s’élever au-dessus de la trajectoire descendante de l’histoire et s’isolent de la bassesse du monde. Les Hommes contre le Temps luttent contre la dégénérescence et cherchent à restaurer l’Age d’Or. Leur but, bien sûr, est impossible à atteindre. On ne peut pas inverser le cours du temps. Mais les Hommes contre le Temps sont des combattants-nés. Résister à la décadence est leur devoir, leur destin. Peu importe s’ils ne peuvent pas gagner. Mais même s’ils ne peuvent pas inverser le cours du temps, ils peuvent l’accélérer, c’est-à-dire qu’ils peuvent hâter la destruction de l’Age Obscur et aider à inaugurer un nouvel Age d’Or. La majeure partie du Lightning and the Sun est consacrée à illustrer ces trois types d’hommes à travers trois mini-biographies : Gengis Khan est le paradigme de l’Homme dans le Temps, Akhenaton l’Homme au-dessus du Temps, et Adolf Hitler l’Homme contre le Temps.

    L’une des nombreuses manières par lesquelles The Lightning and the Sun est un livre extraordinaire est qu’il est absolument incroyable et absolument irrésistible en même temps. Il est probable que parmi ceux qui l’ont lu, personne ne l’a pris littéralement. Savitri Devi elle-même ne l’a probablement pas pris littéralement. Mais sa vision a une beauté poétique et une puissance explicative. The Lightning and the Sun se situe dans le royaume du mythe. Je pense que le but de Savitri était de créer le mythe fondateur d’une nouvelle religion. Savitri était fascinée par Paul de Tarse, qui fonda une religion en prenant un révolutionnaire politique raté et en le transformant en une incarnation de Dieu, venue pour sauver le monde. Et en moins de trois siècles, la religion créée par Paul triompha de l’Empire Romain. Savitri aussi prit un révolutionnaire politique raté et le transforma en une incarnation de Dieu venue pour sauver le monde. Elle espérait ainsi fonder une religion qui servirait de véhicule pour le triomphe ultime de ses idéaux.

    Savitri Devi fut aussi une croisée passionnée du végétarisme, de la protection animale et de l’écologie profonde. Elle résuma ses vues sur ces matières dans Impeachment of Man (Calcutta: Savitri Devi Mukherji: 1959). Dans les années 1970, longtemps avant la PETA et le Front de Libération Animale, une Savitri Devi âgée et grincheuse et sa domestique indienne violèrent la loi pour libérer des chats et des chiens destinés aux expériences médicales à l’Institut Pan-Indien des Sciences Médicales à New Delhi. L’autre livre de Savitri sur les animaux est Long-Whiskers and the Two-Legged Goddess, or the true story of a “most objectionable Nazi” and ... half-a-dozen cats (Calcutta: Savitri Devi Mukherji, 1965). Autobiographie romancée centrée sur ses relations avec ses chats favoris, c’est le livre de Savitri le mieux écrit et le plus excentrique.

    Les autres écrits de Savitri incluent Souvenirs et réflexions d’une Aryenne (Calcutta: Savitri Devi Mukherji, 1976), sa présentation la plus complète de sa philosophie ; et And Time Rolls On: The Savitri Devi Interviews (Atlanta: Black Sun Publications, 2005), la transcription publiée de dix heures d’interviews données à New Delhi en 1978, qui constitue une introduction idéale à la vie et à la pensée de Savitri.

    Le 100ème anniversaire de Savitri Devi sera honoré aujourd’hui. Mais ce sera une affaire discrète. Quelques-uns de ses amis survivants se téléphoneront et se souviendront. Ceux dont elle a touché les vies sont dispersés autour du globe. Ils ne peuvent pas se réunir pour porter un toast, donc ils le porteront tout seuls. En Allemagne, Regin-Verlag publie un numéro spécial du magazine Junges Forum en l’honneur de Savitri. Ils publient aussi L’Etang aux Lotus et Impeachment of Man en traduction allemande. En Angleterre, la Historical Review Press a publié une nouvelle édition de Gold in the Furnace. Aux Etats-Unis, Black Sun Publications est en train de sortir And Time Rolls On: The Savitri Devi Interviews. Dans le cyberespace, je me flatte de penser que des gens du monde entier lisent ces mots. J’avais aussi espéré que mon site web, la Savitri Devi Archive, apparaîtrait aujourd’hui, mais cela a été reporté. Quand ce sera fait, vous pourrez y acheter des exemplaires de And Time Rolls On.

    Comment pouvez-vous honorer Savitri aujourd’hui, si vous en ressentez le besoin ? Dans une lettre à un jeune camarade américain datée du 13 avril 1975, Savitri parlait de la manière dont elle célébrerait le proche anniversaire d’Adolf Hitler :

    « C’est juste une courte note pour vous dire comment je penserai à vous (et à tous nos camarades et supérieurs de partout) lors du grand Anniversaire dans une semaine. Il se trouve que ce sera un dimanche cette année, donc grâce aux dieux je n’aurai pas à me rendre à mon travail ennuyeux et je pourrai être entièrement seule et seulement… penser. Je pense que notre Führer aurait maintenant – dans une semaine – 86 ans, s’il était vivant. Et je me demande si nous, les quelques disciples dans la vie desquels Il occupe vraiment la première place, sommes aussi nombreux et fervents que l’étaient les premiers chrétiens en 86 après J.C., c’est-à-dire sous l’Empereur Domitien. Il y avait eu une spectaculaire persécution des chrétiens en 64 après J.C. (sous Néron), mais rien depuis. Mais sûrement on aurait éclaté de rire en entendant dire qu’« un jour » la secte méprisée et de temps en temps persécutée dicterait ses dogmes à tout l’Occident et les imposerait même à des continents et à des îles pas encore découverts. Qui aurait pu imaginer la personnalité et la puissance de Philippe II d’Espagne en ces jours si éloignés ? Et qui peut dire maintenant si naîtra ou pas, dans les 1500 ans à venir, un racialiste aryen aussi puissant, un adorateur de notre Führer, notre équivalent de Philippe II le Catholique ? D’une manière c’est une bonne chose que l’avenir – bien qu’il existe déjà, tout comme le passé – soit totalement imprévisible pour les esprits limités. »

    Il est bien que nous ne puissions pas prédire l’avenir, parce que cela nous permet d’espérer. Donc honorez le 100ème anniversaire de Savitri Devi en pensant, et en espérant.

    Le 100ème anniversaire de Savitri Devi ne sera pas célébré comme ceux de deux autres philosophes qui sont aussi nés en 1905 : Jean-Paul Sartre et Ayn Rand. Il n’y aura pas de symposiums érudits internationaux, pas d’articles de journaux, pas de T-shirt et de tasses de café souvenirs. Mais il fallait s’y attendre. Après tout, Sartre et Rand – l’un communiste, l’autre individualiste libertaire – sont unis dans leur opposition à tout nationalisme racial, sauf au suprématisme juif (Rand était né juif, et Sartre aurait souhaité l’être). Bref, Sartre et Rand étaient tous deux tout à fait « dans le Temps ». Leurs philosophies sont célébrées précisément parce qu’elles ne défient pas les forces de décadence mais en réalité les défendent et les promeuvent.

    Savitri Devi, par contre, était une Femme contre le Temps. Elle ne trouvera pas la renommée dans cet Age Obscur, mais dans l’Age d’Or à venir.

    Révisé et corrigé le 8 avril 2006.





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    The SAVITRI DEVI Archive

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    Predefinito Rif: Savitri Devi - "Le rocce del sole"

    Savitri Devi: The Woman Against Time
    Looking Back with R. G. Fowler
    The Mourning the Ancient Interview





    The following interview was first published at the Mourning the Ancient website in July 2009. We thank Mourning the Ancient for doing the interview and for permission to reproduce it here.

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    How did you first hear of Savitri Devi, and what was your first impression of her?
    I first heard of Savitri Devi in 2000. I was shown a copy of Impeachment of Man and Goodrick-Clarke’s Hitler’s Priestess. My first impression was that Savitri Devi was one of history’s great eccentrics. I am fascinated with human eccentricity, and that is what first led me to read her works. History is often stranger and more entertaining than fiction. Who could have made up Savitri Devi? She was utterly unique.

    But as I read more of Savitri Devi’s works, I found her ideas increasingly appealing. So I suppose you can say that she made an eccentric out of me too, although I already was pretty far out of the mainstream. I was already familiar with and broadly sympathetic to National Socialism, Indo-European paganism, and the Traditional cyclical conception of history. I also shared her fascination with Akhnaton and the ancient world in general. But I was very impressed with how Savitri Devi synthesized these ideas and interests. She never claimed to be an original thinker, but I think she was too modest.

    You are the Archivist of the online Savitri Devi Archive and the General Editor of the Centennial Edition of Savitri Devi’s Works, which reprints Savitri Devi’s published works, and prints previously unpublished ones as well. Tell us about these projects. What motivated you to begin this massive undertaking?

    The goal of the Archive and the Centennial Edition is to make Savitri Devi’s works more accessible. When I first began reading Savitri Devi, it took me months to get copies of her books. Eventually, when the Archive and the Centennial Edition are complete, all of Savitri Devi’s books will be available for free online and can be easily purchased in high quality print editions.

    I should note, though, that the Centennial Edition will not be a complete edition of Savitri Devi’s writings. We have no plans to reprint her doctoral dissertations, for instance. Nor will we republish works in their original languages. Instead, we plan to reprint all of Savitri Devi’s English-language books, plus English translations of L’Etang aux Lotus and Souvenirs et réflexions d’une Aryenne—plus Tyrtée l’Athenien and Hart wie Kruppstahl, if we can acquire the full manuscripts. But eventually we will put all of Savitri Devi’s writings, in the original languages and all translations, online at the Savitri Devi Archive

    Even though the Savitri Devi Archive is a treasure trove of information, what information do you still seek? Are there periods of her life you are still in the dark about? Is there any possibility of the existence of unknown, unpublished books or articles?

    Savitri Devi’s years in Greece are the most mysterious part of her life, particularly the years 1932-1935. In her writings and interviews, Savitri claims that she was in India from the spring of 1932 until the spring of 1935, when she returned to Europe to defend her doctoral dissertation, on April 1, 1935.

    Dr. Greg Johnson, who is doing research for a new biography of Savitri Devi, discovered that this story is a lie. In 2004, in the Indian National Archive in New Delhi, he found a copy of Savitri Devi’s original application for a Visa to visit India. It is dated April 2, 1935—i.e., the day after she defended her doctoral dissertation in Lyons. It was filled out at the British Consulate in Lyons.

    It is not known why Savitri Devi lied so consistently about her whereabouts in the years 1932-1935.

    Savitri Devi also maintained that she met her future husband A. K. Mukherji in Calcutta in January of 1938, after his pro-Axis publication The New Mercury had been closed down. His family, however, claims that they met in Europe before she came to India, and this has been confirmed by Dr. Johnson’s archival research as well.

    Dr. Johnson hypothesizes that both lies are related. He thinks that Savitri lied about when she met Mr. Mukherji to conceal the fact that she had been involved with the publication of The New Mercury. So if you want to find one source of lost articles by Savitri Devi, I recommend that one track down The New Mercury. Unfortunately, no copies seem to exist in libraries in India, Europe, or the United States. If anyone comes across old issues, please contact me through the Savitri Devi Archive.

    What about the lie concerning her whereabouts in 1932-1935? We know that at least part of that time she was in Greece, where she was the French tutor of Cornelius Castoriadis, who later became famous in France as a left-wing political philosopher.

    Dr. Johnson has a rather intriguing hypothesis about that period. Savitri Devi mentioned in And Time Rolls On that before Mr. Mukherji returned to India, he spent two years traveling in the U.S.S.R. doing research for his doctoral dissertation on British and Russian foreign policy in relation to Afghanistan and India. She also mentions that he traveled first class, and that the Communists were trying to groom him as a spy in India.

    Surely there is a file on Mr. Mukherji somewhere in the archives of the Soviet secret police. And if that file were opened, would it also reveal that Savitri Devi was his traveling companion? Some day, the archives may tell.

    What is your personal favorite book by Savitri and why?

    My personal favorite is Souvenirs et réflexions d’une Aryenne (Memories and Reflections of an Aryan Woman) because it is the most comprehensive and beautiful statement of the full range of Savitri Devi’s ideas in relation to the Tradition. She wrote it at the end of her life, for the benefit of a circle of French friends and admirers including the writers Saint-Loup and Guy Sajer.

    I am also very fond of And Time Rolls On, because I labored so long to produce it, and I am very proud of it. Whenever I read it, I can still hear Savitri’s taped voice in my head.

    Regarding the original editions of her books, what would you say is the most difficult to obtain? Are they pricey? Do you yourself own them?

    I own first editions of most of Savitri Devi’s books. All of Savitri Devi’s first editions are quite rare. She had 100 hardcover copies of Souvenirs printed, for personal friends, and I managed to get five copies, but I sold or gave away four of them. Savitri also had small hardcover printings of The Lightning and the Sun and Pilgrimage made. I have one of each.

    Even rarer are Savitri Devi’s books with hand-painted dust-jackets. I know of such jackets for Gold in the Furnace, Defiance, and Long-Whiskers and the Two-Legged Goddess. I have one of the Gold in the Furnace jackets, and a friend who has another has promised to leave it to me in her will.

    But surely the rarest Savitri Devi title is A Perfect Man: Akhnaton, King of Egypt. She lists this as having been already published in Joy of the Sun, which was published in 1942. But I have never been able to find a copy, not in any library or private collection, and Savitri made a point of donating her books to the British Library. The book may simply be lost to history, although a copy may someday turn up.

    Another possibility is that it was never published at all. Savitri could have listed it in Joy of the Sun, thinking that it would be published by the time Joy of the Sun appeared. But then she could have changed her mind and decided not to publish it. Or the project could have grown into her great book on Akhnaton, A Son of God: The Life and Philosophy of Akhnaton, King of Egypt, later republished as Son of the Sun. I think that this is the most likely story. (Notice that the subtitles of the two books are similar.) But perhaps I just want to convince myself that one of Savitri’s books has not been lost entirely.

    The prices of Savitri Devi’s used books that appear online have been steadily rising, largely due to the existence of the Archive. In the past, when used booksellers received copies of one of Savitri’s books, I imagine they did not know what to do with them. I hate to think some were just thrown away, but that is possible. Now, if they are curious, they can go online and in a few minutes learn that Savitri Devi was a widely-published author whose works are intensely interesting to a small but growing audience of enthusiasts.

    When I first went online searching for Savitri’s books, I found an autographed copy of Pilgrimage that had belonged to Muriel Gantry for £10. Recently, I saw a first edition of Defiance offered for more than $3,000! Although this might be bad for individual collectors who are not rich, it is definitely good for the preservation of Savitri Devi’s books, and that is a good thing in the long run.

    What are your biggest obstacles to publishing Savitri Devi’s books?

    Although some printers have balked at the “objectionable” content of Savitri Devi’s books, I have never had trouble finding printers who simply want the business. The biggest obstacles, therefore, are money and time. I solved the money problem by taking advance orders for the books, which have allowed me to pay the printers up front. The time problem, however, remains intractable. I have a more than full-time job as it is, so sometimes I just lack the time to edit and publish books, follow up research leads, and keep the Archive updated.

    I find it to be very unfortunate that more people do not know of Savitri Devi’s writings. Your print runs are very low, at least in hard cover, limited to 200 hand numbered copies. Has this met the demand?

    So far, we have sold out of the hardcover editions of And Time Rolls On and Gold in the Furnace. We still have a few copies of Defiance. We have almost sold out of the paperback printing of And Time Rolls On. When we do, I will bring out a new expanded and illustrated paperback edition. Of course, if one sells out the print run of books like these, it might be too risky to do another print run of hundreds of copies. But we could always set the titles up with a print-on-demand company, and they can print exactly the number of copies needed, which would free us from tying up capital and storage space.

    Can you share any personal experiences you’ve had with people’s reactions to your publishing of Savitri Devi’s books or to the Savitri Devi Archive website?

    First of all, there have been no negative experiences. Nobody has contacted me to express disapproval of the very idea of the Archive or of republishing Savitri Devi’s works. There have been no attempts to shut down the Archive, attack it online, and the like.

    Second, the most positive personal outcomes from my work are the friendships I have made with people all over the world. Also gratifying in a personal way are the many kind letters and emails I have received from people who are enthusiastic about Savitri Devi and grateful for the Archive and the Centennial Edition.

    But personal consequences, positive and negative, are really not a motivating factor in my work. Of course I appreciate the fact that my experiences have been overwhelmingly positive. But, even if they had been overwhelmingly negative, I would have gone forward, for I do this out of a sense of duty: a duty to history, a duty to truth, and a duty of gratitude to Savitri Devi herself, this remarkable individual who has changed my life in countless ways.

    How would you personally describe Savitri and her works to someone who had never heard of her before?

    Savitri Devi’s personality is as fascinating as her ideas, so I stress both when trying to interest people. I also emphasize the extreme eccentricity of both her personality and her doctrines. These have to come out eventually, so there is no point in avoiding them. Moreover, they grab people’s attention like nothing else. Everyone wants to know more about the woman who worshiped Hitler as a divine avatar; the woman who criticized Hitler for being too kind; the woman who advocated animal rights but not human rights; the woman who would ban medical experiments on animals and do them on people instead—who would prefer to eat the flesh of an enemy than of an innocent lamb. But what is even more surprising than these views is the fact that Savitri Devi provides a consistent rationale for them.

    Can you tell us three things about Savitri that most people do not know?

    There are quite a few things about Savitri Devi that the world will not know until a new biography of her is published. A few years ago, Dr. Johnson interviewed a woman who knew Savitri Devi in New Delhi in the 1970s. She told him many things that I found interesting, even surprising. I am sure he will not be annoyed if I share three facts that come immediately to mind.

    First, she said that Savitri Devi’s favorite painter was Van Gogh, and that she admired Picasso as well.

    Second, she said that Pushkin was one of Savitri Devi’s favorite poets.

    Third, she said that Savitri Devi was not just fluent in eight languages—English, French, German, Italian, Greek, Icelandic, Hindi, and Bengali—but that she had knowledge of nineteen other languages and dialects, including Russian and many Indian languages. She said that when Savitri Devi visited her house, she would converse with her in Greek, her husband and son in English, and address four Indian servants in their native dialects, moving effortlessly back and forth between all six languages. Her linguistic abilities alone indicate that Savitri Devi had an astonishingly high IQ.

    One astonishing aspect of Savitri is her humble attitude toward her own works and influence. Do you think she knew in her lifetime how important her works were and would be to National Socialists?

    Savitri Devi was very humble. I hesitate to accuse her of false modesty, but her modesty does ring false, because she was obviously a superior individual, and she knew it.

    But perhaps Savitri Devi’s modesty is a sign of her greatness of soul, in the sense discussed by Aristotle in his Nicomachean Ethics. According to Aristotle, great-souled people are aware of their superiority, but they do not show it off or dwell on it, because only small people enjoy looking down on and lording it over others. Instead, great souled people seek to hide their sense of superiority.

    This dissimulation, which Plato and Aristotle called “irony,” is a form of falsehood, but it is forgivable, even laudable. What great-souled individuals crave is not to look down on inferiors, but to have equals and superiors, friends to enjoy and heroes or gods to worship.

    That is certainly true of Savitri Devi, who claimed quite candidly that she was a skeptic about the literal existence of the gods, but had an overwhelming desire to worship them nonetheless.

    All (false) modesty aside, I think that Savitri Devi strongly hoped that her books would become very important to National Socialists. In my short essay on Savitri Devi and Paul of Tarsus, “Enemy and Exemplar,” I argue that Savitri understood her project to be analogous to that of Saint Paul. Paul took the life and ideas of Jesus, a failed prophet or perhaps merely a would-be revolutionary (Savitri vacillated on this issue, but he was a failure either way), and created a religion that eventually triumphed over Rome and all of Europe.

    Savitri Devi wished to be the Saint Paul to Hitler’s Christ. She too took a failed political leader and transformed him into a divine avatar around which she hoped to crystallize a religion that would serve as a vehicle for the eventual triumph of his ideas. This is a remarkably grandiose ambition for such a modest lady!

    Her plans may be grandiose, but I hasten to add that this does not make them absurd or impracticable. After all, it took more than 300 years for Paul’s creation to triumph over Rome.

    Savitri Devi died in 1982. Since then, interest in her works has grown dramatically. The religion she envisioned may indeed be taking shape. I would love to know what sort of impact Savitri Devi will have three centuries hence. If there are any white people left on the planet, I would like to think that Savitri Devi would have played no small part in ensuring their survival.

    Savitri wanted very badly to go to Germany during Adolf Hitler’s time. World War II prevented her from ever going and seeing the nation and people she idolized and loved so much in her writings. But if she had, how do you think Adolf Hitler and the others would have received her? She said she would have loved to have worked under Goebbels, and I can’t think of a place that would have suited her better.

    I think that Savitri Devi would have been well-received by German National Socialists. She would have impressed them as a sincere, intelligent, talented, and energetic National Socialist. I am sure that they would have found a way to fully mobilize her talents for the cause. Even her eccentricities would not have held her back, for the National Socialist leadership was filled with artistic, even bohemian types and remarkably free of bourgeois prigs. I am sure that she would have met Goebbels, Hess, Streicher, Himmler, and Hitler himself. I think she probably would have gotten along best with Hitler, Hess, and Goebbels, in spite of her great admiration for Himmler and Streicher.

    I doubt, however, that Savitri Devi alone could have changed the outcome of the war. I imagine that she would have been in the bunker in Berlin to the bitter end. She might have preferred such a heroic death, but personally I am glad that she lived on to write her books.

    In her extensive travels and contacts Savitri met some of the greatest heroes of Germany’s National Socialist era: Leon Degrelle, Hans-Ulrich Rudel, and Otto Skorzeny, to name just three! But she also met with others like Horst Wessel’s aunt and Heinrich Himmler’s widow. She met hundreds of other personalities from that era spread all over the world, including SS men in the Middle East. What do you think they thought of her? This National Socialist from India of all places!

    From all accounts, Savitri Devi was held in high regard by virtually everyone who knew her. I have only encountered a couple of people who disliked her. Savitri Devi impressed people with her intelligence, breadth of knowledge, sincerity, and devotion to National Socialism. Many, I am sure, were skeptical of her metaphysical and religious beliefs, but National Socialists tend to be tolerant of such views because they are not uncommon in these circles.

    Before and during the Second World War, Savitri Devi and her husband A. K. Mukherji worked as agents of the Axis powers in India. Did Savitri Devi know Subhas Chandra Bose, the Indian nationalist leader who allied himself with the Third Reich and the Japanese against the British Empire?

    Savitri Devi knew Subhas Chandra Bose. She met him in Calcutta in the late 1930s. She claims that she introduced him to her future husband, Mr. Mukherji, who in turn introduced him to the Japanese. And the rest, as they say, is history.

    Although National Socialist Germany pioneered animal rights, banning vivisection, strict laws regarding habitat, humane treatment of animals, hunting regulations, etc., Savitri is seen as a modern champion of animal rights. Impeachment of Man was first published in 1959 dealing with this subject in a time when animal rights were far from the public’s mind. But, unfortunately, it would seem humanity has grown even more selfish and cruel in their treatment of animals since her book. One need only look at the Animal Liberation Front’s video’s on YouTube.com or anywhere else online to see some of the horrors we humans inflict upon animals. Many respected scientists say that the earth won’t be able to sustain a meat eating human population for much longer. The strain on the earth is enormous, ethical concerns aside. Like Adolf Hitler, Savitri was a vegetarian. Do you think this is the way of the future? Your thoughts on all of this.

    Impeachment of Man is an admirable book, with many valid points. The world would be a much better place if everyone followed its teachings. But in the end, I find its argument for vegetarianism to be unconvincing.

    I too love nature, and I love animals. I love my dog especially. But my dog eats meat, and so do I. That is the way of nature. Some animals eat plants. Others eat animals. I eat both. And killing is involved in both cases. Life feeds on death, and that goes for vegetarians too. As Joseph Campbell said, “A vegetarian is someone who has never heard a carrot scream.”

    I tried vegetarianism, but I did not feel as healthy as I do when I include a small amount of animal protein in my diet, mostly from milk and eggs, but also from meat. I go to great lengths, however, to avoid supporting factory farms and other sickening forms of cruelty to animals. There is nothing natural about that. They are spawned from perversions of the human mind and soul, the marriage of greed and scientific method, to the exclusion of moral and aesthetic sensibilities.

    But by the same token, I go to great lengths not to harm plants as well. I can’t bear to weed my own garden. But the principle is the same for plants and animals: I eat some of them, but I also wish to do them the least possible harm. Of course, I can feel more sympathy for animals than plants, because they are more like me. Especially cute animals. But I have no problem killing repulsive and dangerous animals.

    I think that vegetarianism is a valid spiritual discipline if one wants somehow to transcend nature. But I do not wish to transcend nature at all. I wish to be a wholly natural being, and I think that is most in keeping with the spirit of Savitri Devi’s life-affirming pantheism.

    Savitri Devi was against anthropocentrism—the idea that man is unique and placed above nature. She thought that anthropocentrism was the root of all environmental destruction and cruelty to animals. Yet vegetarianism is a practice that sets one outside and above nature too.

    Sadly, Savitri died in England on October 22, 1982 before going on a planned speaking tour in the United States. In all her travels she never made it to the United States. Ironically, her urn and ashes were sent to the United States. Do you know where they were sent and to who? That was twenty seven years ago, any idea who has them today? Have you ever heard of anyone ever going to see her urn? There is a beautiful picture of it enshrined that I’m sure you're familiar with.

    I asked Commander Matt Koehl of the New Order about the present location of Savitri’s ashes. He told me that they are enshrined at the New Order headquarters in Milwaukee. Visitation is not allowed.

    Lastly, we’d like to thank you very, very much for helping to share this marvelous woman with the world, and for having this conversation with us! We would also like to thank Savitri for being everything that she was. A higher human being. Defiant till the end. A Woman Against Time. Final thoughts?

    Thank you for this opportunity to talk about one of my favorite people. When I think about Savitri Devi’s long and lonely struggle to live and witness the truth, your interest touches me deeply. It makes me think that her struggles were not in vain, that she will live on in the way that mattered to her most: in the hearts and minds of a National Socialist community that will survive to face the dawn of a new Golden Age.







    --------------------------------------------------------------------------------



    http://www.savitridevi.org/interview-fowler.html
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