Provo grande pietà per la giovane vittima di femminicidio, grande commiserazione per il giovane assassino e forte solidarietà per i genitori di entrambi, colpiti da una tragedia del tutto imprevista ed inaspettata. Capisco e ‘perdono’ la sorella di Giulia, che ha amaramente ironizzato sul “bravo ragazzo”, così definito giustamente dai suoi genitori, che avevano tirato su un buon figlio di famiglia, educato, istruito. Credo sia il primo caso di femminicidio che riguardi persone di questo tipo, di questa età, di questa levatura familiare e sociale. Stavolta lo Stato, che per tutto il resto ha tonnellate di responsabilità, è incolpevole di questa tragedia, che riguarda invece la società, che ha perso ormai da troppo tempo i suoi tradizionali riferimenti formativi, individuali e sociali (la famiglia, la scuola, l’oratorio). I genitori non sono più in grado di inculcare ai loro figli il senso del dovere, della responsabilità, così come l’istituzione scolastica che si occupa soltanto di insegnamento ma non più di formazione. L’oratorio non esiste più. In questo ultimo caso di femminicidio c’è probabilmente una componente aggiuntiva rispetto all’immancabile e grave difetto di maturità personale riscontrabile in ogni caso di femminicidio ed è, probabilmente, un forte ed insospettato disturbo della personalità che ha provocato uno squilibrio psichico: roba da specialisti, insomma, che potrebbe incidere anche sull’accertamento giudiziario e sul suo esito.





