

Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.




Quali sarebbero queste modifiche del Pater Noster e dell'Ave Maria di cui parli @Doxa?
Quanto al resto: Sono disposizioni intimamente legate alla sensibilità di una determinata cultura che a quei tempi si riteneva norma universale.
In questo senso San Paolo dice: “Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo” (1 Cor 11,13-15).
2. Altro esempio di precetti disciplinari è quello che tu stesso riferisci ed è quello dato ancora da San Paolo quando dice: “Come in tutte le comunità dei santi, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge” (1 Cor 14,33-34).
Sembrerebbe che le donne debbano tacere sempre.
3. Senonché in 1 Cor 1,5 San Paolo prevede che la donna abbia il carisma della profezia e che lo esprima, sebbene col capo coperto.
Come nota la Bibbia di Gerusalemme quest’affermazione di San Paolo “implica (per la donna) un ruolo di primo piano”.
Implica che la donna profetizzi e pertanto parli.
4. Alcuni precetti disciplinari come quello del portare il velo o del non parlare vanno relativizzati perché sono desunti dal comportamento ordinario della gente di quel tempo.
San Paolo stesso sembra accennare ad un superamento di quel precetto che lui stesso ha ribadito quando dice che la donna profetizzi.
5. Giustamente un documento della Commissione teologica internazionale del 1974 su La morale cristiana e le sue norme scrive: “Non si può, tuttavia, ignorare il fatto che, nel caso di numerosi giudizi di valore morale concreti che si riferiscono a settori particolari di vita, dei giudizi di valore e dei giudizi reali condizionati dall’epoca possono condizionare o relativizzare le prospettive morali.
Se per esempio, gli scritti del Nuovo Testamento considerano la donna nella sua subordinazione all’uomo (cf. 1 Cor 11, 2-16; 14, 33-36 ss.) — il che è comprensibile per l’epoca —, ci sembra tuttavia che, su questo problema, lo Spirito Santo ha condotto la cristianità contemporanea, unitamente al mondo moderno, ad una intelligenza migliore delle esigenze morali del mondo delle persone” (n. 11).
6. In Mulieris dignitatem Giovanni Paolo II scrive: “È universalmente ammesso – persino da parte di chi si pone in atteggiamento critico di fronte al messaggio cristiano – che Cristo si sia fatto davanti ai suoi contemporanei promotore della vera dignità della donna e della vocazione corrispondente a questa dignità.
A volte ciò provocava stupore, sorpresa, spesso al limite dello scandalo: «Si meravigliavano che stesse a discorrere con una donna» (Gv 4, 27), perché questo comportamento si distingueva da quello dei suoi contemporanei. «Si meravigliavano», anzi, gli stessi discepoli di Cristo” (MD 12).
In un Commentario biblico si legge che a quei tempi i rabbini avevano così poca stima per le donne che non volevano che gli uomini parlassero con loro per strada, neanche se erano i loro mariti.
Non c’è da stupirsi che qualche elemento di simile mentalità sia rimasta in alcune disposizioni di carattere disciplinare che non toccano né la fede né la morale.
L’esegesi biblica è fatta anche per questo.
https://www.google.com/url?sa=t&rct=...x&opi=89978449
6. “La letteratura sapienziale, anche se spesso allude ai difetti della donna, vede in lei un tesoro nascosto: “Chi ha trovato una moglie ha trovato una fortuna, ha ottenuto il favore del Signore” (Pr 18,22), dice il Libro dei Proverbi esprimendo apprezzamento convinto per la figura femminile, prezioso dono del Signore.
Alla fine dello stesso Libro, viene tracciato il ritratto della donna ideale che, lungi dal rappresentare un modello irraggiungibile, costituisce una proposta concreta, nata dall’esperienza di donne di grande valore: “Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore…” (Pr 31,10).
La letteratura sapienziale indica nella fedeltà della donna all’alleanza divina il culmine delle sue possibilità e la fonte più grande di ammirazione. Infatti, se talora può deludere, la donna supera tutte le attese quando il suo cuore è fedele a Dio: “Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare” (Pr 31,30)”.
https://www.google.com/url?sa=t&rct=...w&opi=89978449
Socio Fondatore di AS - Alternativa Sociale


Quasi tutte le religioni hanno o hanno avuto aspetti negativi. I cristiani fino a qualche secolo fa, i musulmani hanno ancora bisogno di molto tempo per redimersi.




I dati, quelli veri, su femminicidi e maschicidi, che smontano la teoria sul “patriarcato”
Da anni ed anni imperversa in Italia un’insistenza ossessiva sulla “violenza contro le donne”, per la quale si hanno un’attenzione costante della politica, misure legislative ed amministrative pensate specificatamente per le donne, ingenti finanziamenti ad associazioni femministe, un martellamento costante dei media su ogni caso di violenza riguardante una donna.
Un grande giornalista come Walter Lippmann aveva dimostrato molti anni fa che sarebbe possibile ai media creare un allarme sociale su qualsiasi fenomeno semplicemente concentrandosi su di esso e dandone una visione allarmante. Piaccia o meno, questo è proprio il caso dell’isteria collettiva sul “femminicidio”. Lasciando da parte l’emotività e la retorica ed attenendosi invece ai dati empirici ed ai ragionamenti, tutti i cardini del discorso mediatico sulla “emergenza femminicidio” si provano falsi. Esaminiamoli ad uno ad uno.
“la violenza sulle donne è in aumento”. Oggettivamente falso. Gli omicidi di ambo i sessi in Italia sono al minimo storico e sono calati drasticamente anche soltanto rispetto a 30 anni fa, per non parlare di quanti erano 80 anni fa oppure 100, ancora più numerosi e con una popolazione minore. Alcuni dati: nel 1991, omicidi 1916; 1995, omicidi 1000; 2000, omicidi 746; 2005, omicidi 601; 2010, omicidi 526, 2015, omicidi 469, 2022, omicidi 309. Soltanto dal 1991 al 2022 gli omicidi di persone di ambo i sessi sono calati di oltre l’80%. La violenza pertanto è in rapido e drastico calo, non in crescita.
“L’Italia è un paese insicuro per le donne”. È il capovolgimento della realtà, perché l’Italia è uno dei paesi più sicuri in Europa! Ad esempio, nel 2019 in tutta Europa l’Italia era al quarto posto per sicurezza degli abitanti, ossia per numero di reati violenti in rapporto alla popolazione, superata soltanto da repubblica Ceca, Lussemburgo e Slovenia, tre paesi assai più piccoli e con popolazione meno densa. Fra gli stati maggiori, l’Italia era quella che aveva avuto meno reati violenti e di gran lunga. Per fare un confronto, il paese con la più alta percentuale di stupri in Europa è la ultrafemminista Svezia, che ha livelli di violenza carnale in percentuale alla popolazione fra i più alti al mondo, assieme a pochissimi altri paesi come il Sudafrica od il Botswana. Nel 2021 in Italia la percentuale di omicidi di donne è stato dello 0,38 ogni 100.000 persone, contro lo 0,6 dell’Austria e dell’Irlanda, l’1 della Spagna e della Danimarca, il 2 del Belgio, il 4,9 della Lituania ed il 5 del Liechtenstein … In contrasto con la percezione diffusa dai media, l’Italia è in Europa uno dei paesi più sicuri in assoluto, molte volte più sicuro di quasi tutti gli altri. Soltanto il Lussemburgo nel 2021 ha avuto una percentuale di omicidi minore in rapporto alla popolazione.
“le donne sono le principali vittime di violenza”. Assolutamente falso. Tutte le statistiche sugli omicidi, sia italiane, sia internazionali, attestano che sono più gli uomini che le donne ad essere vittime di violenza. Restando in Italia, forniamo alcune cifre: nel 1992, per 1 donna uccisa, erano stati uccisi 6 uomini; nel 1995, il rapporto era di 1 a 4; nel 2000, il rapporto era di 1 a 3; nel 2006, risale ad 1 donna ogni 4 uomini; nel 2011, la forbice cala ad 1 femmina contro 3 maschi; nel 2018 vi è stata 1 donna uccisa ogni 2 uomini. Il rapporto è rimasto negli ultimi anni praticamente inalterato, soltanto con oscillazioni annuali. Ad esempio, nel 2021 gli omicidi sono stati in Italia 303, di cui 184 uomini e 119 donne, dunque il 61% vittime maschili ed il 39% femminili. Perciò la maggioranza delle vittime di uccisioni è di sesso maschile e non femminile.
“le donne sono uccise per odio di genere e maschilismo”. È un pregiudizio ideologico smentito dall’analisi delle cause dei vari omicidi di donne. Se si esaminano con cura i singoli casi dei cosiddetti femminicidi si scopre che soltanto alcune delle assassinate lo sono state da compagni od ex compagni. Si trovano bambine uccise dalle madri, donne uccise per gelosia ma da altre donne, donne uccise per rapina, donne gravemente malate uccise dal marito che non sopportava più di vederle soffrire, donne uccise da drogati, donne uccise da squilibrati in cura psichiatrica, donne uccise durante banali liti … Tra i “femminicidi” inseriti nelle statistiche di questo 2023 vi sono anche una bambina lasciata morire di fame e di sete dalla madre ed un’anziana assassinata dalla badante: due esempi fra i molti possibili. Grossomodo, le cause delle uccisioni di donne sono le stesse di quelle degli uomini. Secondo l’Istat, nel 2021 il primo movente degli omicidi era dato da “lite, futili motivi, rancori personali”, che avevano portato alla morte il 47,3% degli uomini ed il 43,7% delle donne. Il “femminicidio” inteso come violenza su di una donna in quanto tale, ossia per misoginia, è quasi inesistente e confinato al comportamento di alcuni rarissimi maniaci omicidi.
“soltanto gli uomini uccidono”. Qui si è alla negazione della violenza femminile, contro ogni evidenza empirica e nonostante l’abbondanza di studi sociologici su di essa. Ad esempio, nel solo 2021 in Italia vi sono stati 39 uomini uccisi in una relazione familiare, un numero di poco inferiore a quello delle donne, 59 uccise quell’anno da compagni od ex compagni. La violenza delle donne sugli uomini ha percentuali comparabili a quella degli uomini sulle donne, mediamente poco inferiori nel mondo e, secondo alcuni studiosi, persino superiori. Ad esempio, la voce Battered husbands (Mariti picchiati) presente nella Encyclopedia of Domestic Violence (a cura di Nicky Ali, New York 2007, pp. 53-59), scritta da una studiosa donna, Suzanne K. Steinmetz, calcola che la percentuale media di mogli vittime di violenza sia del 26%, contro una del 39% fra i mariti. Vi sarebbero quindi più mariti percossi, minacciati, umiliati che mogli, dunque sarebbe più grave la violenza domestica femminile che maschile. Va poi aggiunto che vi è la violenza psicologica ed economica di moltissime donne verso gli ex mariti, che sono rovinati economicamente, spesso socialmente da false accuse, così indotti al suicidio. Tornando all’Italia, nel solo anno 2009 vi sono stati 200 suicidi di padri separati. Una cifra superiore al totale dei cosiddetti “femminicidi”, di gran lunga inferiori. Alcune tipologie di violenza poi sono sicuramente a prevalenza femminile, come quella sui bambini uccisi o maltrattati. Ad esempio, dal 1970 al 2008 si sono consumati 378 infanticidi, con la media di circa 10 all’anno e perpetrati nel 90% dalle madri. In criminologia poi si ritiene che la percentuale di infanticidi reale sia più alta di quella registrata, perché . Gli autori degli infanticidi (da zero a sei anni) sono nel 90% dei casi le madri.
Traendo le somme, l’intera narrazione femminista sulla “violenza contro le donne” appare una costruzione ideologica fondata su di un misto di manipolazione dei dati e retorica. Gli omicidi sono in calo da decenni e non in aumento, l’Italia è il paese più sicuro d’Europa dopo il minuscolo Lussemburgo, la maggior parte delle vittime violenza è di sesso maschile e non femminile, le donne sono uccise con gli stessi moventi per cui lo sono gli uomini e non per una fantomatica “cultura maschilista”, anche le donne usano violenza nelle relazioni familiari e coppie grossomodo quanto gli uomini.
Tale racconto propagandistico e deformante ha condotto ad un clima sociale esasperato che è completamente irrazionale. Nel 2021 secondo l’Istat in Italia si sarebbero avuti 709.000 decessi, di cui 303 omicidi, dunque lo 0,04%. Fra questi, le donne uccise da compagni od ex compagni sono state 59: 1 “femminicidio” ogni 12.017 morti. Per fare un confronto, nel 2022 sono morti 205 ciclisti in incidenti stradali, mentre il totale di annegati all’anno si aggira attorno alle 400 persone. Circolare in bicicletta o fare il bagno ha molte più vittime del “femminicidio”.
Questa propaganda ha avuto e sta avendo conseguenze altamente negative per il vivere civile, poiché ha portato a: misure legislative discriminatorie perché pensate unicamente per tutelare le donne e non gli uomini: un proliferare di false accuse (calunnie), con uomini arrestati, detenuti, processati anche per anni ed anni prima d’essere riconosciuti innocenti; la diffusione degli stereotipi dell’uomo violento e della donna vittima, ostacolando il riconoscimento d’una violenza anche femminile e di vittime maschili rimaste prive di tutela.
Il 5 novembre di quest’anno un marito, Luigi Buccino padre di due figli, è stato brutalmente assassinato dalla moglie mentre dormiva. Reazioni della politica, attenzione dei media, interesse della società, dibattiti? Zero. Un trafiletto di cronaca. Però si martella quotidianamente contro l’uomo, definito sprezzantemente “maschio” (come gli animali) e dipinto come fonte di ogni male
La normativa contro i reati violenti deve rispettare i principi del diritto, che sono principi di civiltà, come l’uguaglianza dinanzi alla legge a prescindere dal sesso (non leggi esclusive per le donne!), la presunzione d’innocenza (non l’arresto e detenzione senza condanna e neppure senza processo!), la responsabilità personale (non la criminalizzazione a priori di tutti gli uomini!). Il contrario è una legislazione iniqua in una società con una cultura sempre più misandrica, cumulando discriminazione a discriminazione.
Tristano
https://www.ilgiornalediudine.com/cr...2v_XhkDYAhrPpI


γνῶθι σεαυτόν


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La domanda più intrigante è semmai cosa è stato il matriarcato.
Ho l’impressione che i popoli antichi da cui discendiamo abbiano visto nelle antiche società matriarcali, con cui erano certamente in contatto, qualcosa di orrendo e spaventoso che li ha spinti quasi a demonizzarle, e poi a tentare ( riuscendoci) di sottomettere l’universo femminile…mi chiedo però che cosa ( sacrifici umani ? ).
Ad esempio i greci sembrava avessero quasi un odio per le donne ( se una donna osava andare a teatro poteva essere messa a morte, questo deve pur venire fuori da qualche cosa) e la loro società è stata sicuramente costruita sulle vestigia di una più antica cultura matriarcale…così pure gli ebrei e gli islamici, le cui religioni si sono sviluppate in territori un tempo matriarcali….probabilmente c’erano allora delle società matriarcali che tenevano gli uomini in un ruolo di secondo piano, fino ad arrivare ad esagerazioni estreme…
Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"


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