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Discussione: Strage a Mosca

  1. #3171
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Lo hanno già dimostrato abbondantemente di esserlo alle ultime elezioni.

    L'88% degli aventi diritto patteggia per Putin. Si sono espressi democraticamente
    Eh no.
    Tu confondi consenso politico smisurato verso un leader, come nel caso russo, con democrazia che può essere solo a favore dell'America.
    Non fare di questi errori però altrimenti
    "Si possono beffare tutte le persone per alcuni periodi di tempo e alcune persone per tutto il tempo, ma non si possono beffare tutte le persone per tutto il tempo". Abramo Lincoln

  2. #3172
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da gianc Visualizza Messaggio
    https://www.ilfattoquotidiano.it/202...-nato/7496026/
    La Turchia: “Dietro l’attacco dell’Isis a Mosca c’erano gli 007 stranieri”. Tutte le volte in cui Erdogan si è disallineato dalle posizioni Nato
    La Turchia rilancia quindi il sospetto alimentato nell’ultima settimana da Mosca, arrivata a ipotizzare che il gruppo di attentatori sia stato addestrato dall’Ucraina in Medio Oriente con il supporto di Usa e Regno Unito


    Ma va
    Non è possibile, non farebbero mai una porcheria simile…

  3. #3173
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da RigorMontis Visualizza Messaggio
    Lo hanno già dimostrato abbondantemente di esserlo alle ultime elezioni.

    L'88% degli aventi diritto patteggia per Putin. Si sono espressi democraticamente

    Lo potete credere soltanto tu e Salvini a questa cazzata!
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
    Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...

  4. #3174
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    https://it.euronews.com/2024/03/29/l...za-aspettative

    "Vladimir Putin è riuscito a costruire una prigione da cui la maggior parte dei detenuti non vuole nemmeno uscire, figuriamoci ribellarsi". Intervista a Vladislav Inozemtsev

    Euronews ha parlato con Vladislav Inozemtsev, noto economista e politologo, attualmente consulente speciale del Russian Media Studies Project presso il MEMRI Institute di Washington.
    - Caro Vladislav, benvenuto su Euronews. Oggi, dopo le elezioni presidenziali in Russia, a due anni dalla guerra con l'Ucraina e dall'imposizione delle sanzioni, come definirebbe la situazione politica interna del Paese?

    Vladislav Inozemtsev: Quasi quattordici anni fa, su richiesta dei miei colleghi francesi, scrissi una rubrica praticamente sullo stesso argomento che vi interessa oggi. Descrissi la situazione come "una società senza cittadini" e, alla domanda sulle aspettative, risposi: niente. E sebbene molti mi abbiano criticato per questo approccio quando decine di migliaia di russi hanno presto sfilato in piazza Bolotnaya, oggi mi sembra che in linea di massima avessi ragione e quando riceverò domande simili, risponderò esattamente nello stesso modo.

    Questo è il più grande successo di Vladimir Putin, che è quasi l'unico dittatore che è riuscito a costruire una prigione da cui la maggior parte dei prigionieri non vuole nemmeno uscire, figuriamoci ribellarsi.

    La società russa del 2024 è una società morta dal punto di vista di un analista politico. Non è estranea all'empatia, anche se per molti anni le autorità hanno abilmente alimentato l'odio delle persone tra loro per svariati motivi(tra cui anche le differenze etniche e di genere) e incoraggiato la violenza, anche quella domestica. In essa, naturalmente, hanno luogo i processi consueti di ogni società: economici, sociali, demografici...

    Euronews: - E quelli politici?

    No, oggi non c'è nulla di politico. Questo Stato è stato il più grande successo di Vladimir Putin, che è quasi l'unico dittatore che è riuscito a costruire una prigione da cui la maggior parte dei prigionieri non vuole nemmeno uscire, figuriamoci ribellarsi. I motivi sono banali, ma allo stesso tempo incomprensibili per l'europeo medio. Per la prima volta negli ultimi vent'anni, i russi hanno iniziato a vivere una vita relativamente normale: hanno ottenuto un numero significativo di libertà personali (tra cui la libertà di movimento e i diritti di proprietà) e di opportunità, la maggior parte delle quali non intendono nemmeno utilizzare (dall'accesso a una serie di informazioni ai viaggi all'estero). Negli anni Duemila, la politica è diventata una di queste opportunità non necessarie e il Cremlino si è affrettato a privare i cittadini della loro libertà più sottovalutata.

    La società russa del 2024 è una società morta dal punto di vista di un analista politico.

    Euronews: - Che cosa hanno mostrato, in effetti, le attuali elezioni?

    Le "elezioni" presidenziali lo hanno dimostrato in modo molto evidente. Naturalmente sono state totalmente truccate, ma il punto è che non hanno provocato alcuna reazione pubblica. Non parlo nemmeno del fatto che nessuno nelle grandi città sia sceso in piazza quando ha saputo dell'87% di voti presumibilmente espressi a favore di Vladimir Putin. Ma anche i materiali dei media dell'opposizione riguardanti le falsificazioni non hanno attirato per la prima volta molta attenzione. La morte di Navalny, avvenuta molto tempestivamente, ha sottolineato che in Russia non è rimasto un solo oppositore popolare del regime e che nessuno degli oppositori emigrati all'estero ha una sola possibilità di cambiare la società russa. Inoltre, ora che la maggior parte di questi dissidenti è favorevole alla sconfitta della Russia nella guerra con l'Ucraina, non sono più visti in Russia come semplici fuggitivi, ma come traditori.

    Putin: "Nessuna intenzione di attaccare i Paesi Nato, ma abbatteremo i loro F-16"
    Euronews: - Allo stesso tempo, non si può dire che i russi accettino con entusiasmo ogni decisione delle autorità! Centinaia di migliaia di persone hanno lasciato il Paese a causa della mobilitazione, molti di coloro che non sono d'accordo con...

    La società russa è certamente insoddisfatta. È insoddisfatta della guerra e dei rischi della mobilitazione(che recentemente sono aumentati). È insoddisfatta delle bugie del governo e della sua inamovibilità. È insoddisfatta della corruzione e della selezione negativa del personale che prospera nelle strutture statali. E, naturalmente, l'aumento dei prezzi, la sostituzione di beni importati di qualità con prodotti artigianali cinesi e molte altre cose.

    Tuttavia, il punto principale è che questo malcontento non si trasforma in protesta - e il motivo è il carattere non sovietico della società russa. I russi sono mercantili, danno valore alla ricchezza e alla proprietà, e parlare contro le autorità rischia non tanto la prigione quanto la privazione del consueto stile di vita, la perdita del lavoro, il blocco dei conti, multe milionarie o la fuga dal Paese. Vladimir Putin ha dato ai cittadini prosperità e ha permesso loro di fare affari. Ma ha creato così tante minacce a questa prosperità che pochi rischiano di "uscire dagli schemi". Direi addirittura che la stragrande maggioranza dei russi attivi oggi perderebbe molto di più dal crollo del sistema di Putin di quanto potrebbe guadagnare, e questo è il pilastro più importante del regime. La coscienza in Russia è stata scambiata con il profitto, e non ci sono accordi inversi "sul mercato".

    Vladimir Putin ha dato ai cittadini prosperità e ha permesso loro di fare affari. Ma ha creato così tante minacce a questa prosperità che pochi rischiano di "uscire dagli schemi".

    Euronews: - Quindi possiamo parlare di sostenibilità economica anche in queste condizioni difficili, o è un mito?

    Tutto ciò spiega la sostenibilità economica. Nel Paese, che gli esperti occidentali per pura inettitudine considerano un'economia di Stato, ci sono centinaia di migliaia di aziende e circa 10 milioni di cittadini autonomi che sono pronti a fare tutto il possibile per garantire la sopravvivenza delle loro imprese, grandi e piccole. Per questo motivo, le catene di produzione e distribuzione che erano state smantellate dalle sanzioni sono state rapidamente ristabilite e, anche con il rapido declino delle entrate delle compagnie statali del gas e del petrolio, il risultato finanziario complessivo equilibrato del settore aziendale è stato pari al 19,5% del PIL nel 2023, ovvero quasi il doppio di quello degli Stati Uniti, con la loro economia liberale e il loro Stato di diritto (10,4%).

    Certo, la guerra e le sanzioni hanno fatto sì che l'economia russa smettesse di crescere. Ma nei prossimi tre-cinque anni, Putin non prevede alcun problema di finanziamento della guerra o del complesso militare-industriale, così come della maggior parte dei programmi sociali. L'Occidente ha creato in Russia un'economia resistente agli shock esterni, forse non potente come quella che ha alimentato in Cina aprendole i mercati, ma comunque di successo.

    _Euronews: - Quali sono le alternative per i russi scontenti?_L'unica opportunità per opporsi al Cremlino è emigrare. Fino ad oggi, questo era persino gradito al Cremlino: più persone insoddisfatte lasciano il Paese, più monolitica risulta essere la massa rimanente. Tuttavia, l'esito del 2022 ha cambiato la percezione di ciò che stava accadendo in molti modi: persino gli alti funzionari del governo hanno riconosciuto che la mancanza di personale era diventata il principale problema economico (e non la riduzione delle esportazioni di petrolio e gas). Inoltre sta diventando chiaro che l'afflusso incontrollato di migranti non porta solo benefici agli imprenditori, che li assumono per pochi spiccioli, ma anche miseria a coloro che affrontano la lotta contro gli "infedeli".

    Euronews: - Si riferisce all'attacco terroristico alla sala concerti Crocus City?

    L'attacco terroristico della scorsa settimana a Mosca, dopo una lunga pausa, ci ricorda che è finito il tempo in cui i combattenti ceceni prendevano ostaggi e chiedevano negoziati: ora gli islamisti radicali sono pronti a uccidere senza discutere e le forze di sicurezza russe sono pronte a scomparire dalla scena al primo segnale di pericolo.

    Euronews: - Secondo lei, cosa rappresenterà l'attacco terroristico del 22 marzo per i russi?

    È troppo presto per parlare delle conseguenze. Ma secondo me, nel prossimo futuro il Cremlino cercherà di dimenticarsene piuttosto che usare l'attacco per un nuovo giro di vite.Infatti iniziare una nuova guerra al terrore su larga scala significherebbe, da un lato, firmare il fallimento della precedente e, dall'altro, distrarsi dalla campagna in Ucraina, che per Vladimir Putin è diventata l'obbiettivo principale. Pertanto, il dittatore russo oggi non parla della sicurezza dei suoi sudditi, ma del fatto che tutte le forze e le risorse devono essere subordinate al raggiungimento degli obiettivi fissati in relazione all'Ucraina. E il suo portavoce sta eliminando il tabù sull'uso della parola "guerra", per il cui semplice utilizzo centinaia di russi sono stati a lungo sottoposti a sanzioni almeno amministrative.

    Euronews: - Quindi l'obiettivo è ancora l'Ucraina?

    Direi che nel prossimo futuro assisteremo a un'intensificazione degli sforzi russi in Ucraina e forse anche a una nuova mobilitazione, per porre fine alla guerra su un fronte minacciando di iniziarla sull'altro. Sebbene l'attacco terroristico a Mosca sembri un evento isolato e quasi accidentale, il suo ripetersi potrebbe avere un'importanza inestimabile, poiché alcune tragedie di questo tipo potrebbero essere molto più efficaci nel convincere i russi della fallacia delle politiche del loro governo rispetto a milioni di ore di interviste su YouTube di oppositori espatriati e a centinaia di reportage.

    Le prospettive del regime russo dipendono ora principalmente da forze esterne piuttosto che da dinamiche interne. L'Ucraina rimane un attore estremamente importante: i suoi successi al fronte e la liberazione dei territori conquistati potrebbero minare significativamente la stabilità del regime, anche se è improbabile che portino al suo crollo, come sperano gli attivisti dell'opposizione russa.

    Le prospettive del regime russo dipendono ora principalmente da forze esterne piuttosto che da dinamiche interne.

    Euronews: - Qual è il ruolo dei Paesi occidentali in tutto questo?

    L'Occidente, se riesce a trovare la forza di costruire una seria strategia per contenere la Russia, imporle una nuova corsa agli armamenti, recidere i legami tra Mosca e Pechino e aprire Kiev alla rapida prospettiva dell'integrazione nell'UE e nella NATO, può anche giocare un ruolo importante. Infine, gli stessi islamisti, che hanno milioni di potenziali sostenitori in Russia, trasformandoli in una "quinta colonna", potrebbero provocare una spaccatura nella società russa e portare l'economia a un grave collasso, dato che l'impatto dei migranti sulla maggior parte delle sue industrie è significativo. Ognuno di questi fattori destabilizzanti può funzionare o meno se, ad esempio, i politici occidentali decidono di convincere Kiev a firmare un cessate il fuoco e i servizi di sicurezza russi si dedicano agli affari piuttosto che al proprio arricchimento.

    Euronews: - Se possibile, guardiamo al futuro. Quanto pensa che Putin possa rimanere al potere in queste condizioni?

    Nel 2013 ho scritto che in Russia non ci sarebbero stati "bivi" fino al 2024 e che Vladimir Putin ha tutte le possibilità di mantenere il potere fino alla fine dei suoi giorni. Non cambierò nemmeno questa previsione: finora, il padrone del Cremlino non sta affrontando alcuna minaccia seria, e la stabilità dell'economia russa e l'indifferenza della società russa sono molto più alte di quanto si pensasse in precedenza. L'unico strumento di destabilizzazione che consideravo e considero tuttora è il conflitto all'interno delle élite russe, ma questa possibilità è stat eliminata dagli occidentali con l'imposizione di sanzioni uniformi contro tutti i membri significativi dei gruppi d'élite. In questo modo la Russia è diventata l'unico posto adatto alle loro vite e tutti loro, a prescindere da ciò che si pensa di Vladimir Putin, non sono altro che compagni di viaggio. Mi sembra quindi che le possibilità di scalzare il regime siano piuttosto scarse e che l'Occidente dovrà coesistere con esso fino all'inizio del 2030. E quale sarà la strategia e la tattica di tale coesistenza non è più una questione che riguarda me, ma i politici europei...
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
    Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...

  5. #3175
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    https://www.huffingtonpost.it/esteri...ocus-15514069/

    Quello che non ti piace, rimuovilo. Come Putin e i media russi hanno cancellato l'attentato al Crocus


    I tg e le trasmissioni russe non ha dato spazio alle lamentele dei sopravvissuti per le enormi falle nella sicurezza e nei soccorsi. Lo stesso zar non è voluto andare sul luogo dell'attentato né ha voluto incontrare i familiari delle vittime. E intanto scoppia la xenofobia verso i tagiki

    Mentre le tendenziose indagini sui retroscena dell’attentato al Crocus di Mosca di una settimana fa portano sempre più a ovest (verso l’Ucraina, e quindi verso i suoi alleati occidentali), tralasciando invece le responsabilità interne, ad una settimana dalla peggiore strage in Russia dal 2004 (quando fu attaccata la scuola di Beslan), sembra che i russi comincino a sentirsi meno sicuri, nonostante lo sforzo dei media di far tacere i familiari delle vittime e le critiche dei sopravvissuti, e nonostante l’assordante silenzio di Putin, che si rifiuta, non solo di recarsi nel luogo dell’eccidio per rendere omaggio alle vittime, ma perfino di incontrare le persone maggiormente colpite dalla disgrazia, per evitare qualsiasi associazione sua con questa clamorosa smentita dell’inviolabilità della Russia, tanto più che l’avvertimento tempestivo degli Usa era stato da lui stesso liquidato come l’ennesima “provocazia” americana (circostanza che, in qualsiasi paese civile, avrebbe portato alle dimissioni, se non alla destituzione, del responsabile di tale inaudita negligenza).

    A riflettere sulle conseguenze dell’attentato è infatti rimasto solo il Moscow Times, l’unico giornale di vera opposizione ancora in circolazione (ma non si sa per quanto, visto che è stato dichiarato ufficialmente “agente straniero”), che pubblica i suoi articoli in 2 lingue (Inglese e Russa). Infatti, con un pezzo uscito il 28 marzo, non firmato, presumibilmente per evitare conseguenze al cronista, si riporta, in particolare, l’esperienza di alcuni dei 5mila sopravvissuti all’eccidio, che sono ancora traumatizzati, come conferma l’intervista (non addomesticata) a varie persone che sono riuscite a fuggire in tempo.

    Il trauma assume in primo luogo la forma dello shock, come è stato il caso di uno scampato all’attentato, che ha voluto restare anonimo: “Sto cercando di dimenticare l’evento il prima possibile, e per questo non guardo i notiziari, e non comunico con nessuno”. Un poco più ottimistico è il commento di Yevgeny, 27 anni, conduttore di tram di Mosca, che così si è espresso: “I primi 2 giorni sono stati duri, essendo inevitabile ricordare quanto era successo. Ora sto lentamente recuperando, e a sentirmi meglio”. Il Moscow Times ha poi riferito che altri fuoriusciti dal Crocus, sentiti dal quotidiano, si sono limitati ad ammettere che hanno sperimentato nei giorni successivi attacchi di panico, mentre altri hanno confessato che stanno cercando un aiuto dal psicologo. Un altro aspetto del trauma vissuto da coloro che erano al Crocus la sera del 22 marzo è la sensazione di insicurezza, che deriva, in particolare, dall’incapacità delle autorità russe a proteggere i propri cittadini in caso di attentato, pur essendo stati questi tutt’altro che rari nella recente storia russa.


    In questa direzione vanno infatti alcuni racconti di diversi sopravvissuti, come quello di un intervistato, che ha voluto anche lui restare anonimo: “Noi siamo riusciti a fuggire grazie ad una guardia non armata, ma nessuno riusciva a capire bene cosa stesse succedendo, ed in particolare il livello del pericolo, non avendo informazioni”. Un’altra coppia sentita dal giornalista del Moscow Times ha confermato che non si capiva bene cosa stesse succedendo, e che non c’era stato nessun allarme, aggiungendo poi: “Stavamo raggiungendo l’uscita quando si sono sentiti altri spari, e per quanto cercassi di capire da dove venissero, non riuscivo a individuarne l’origine”, per poi specificare che: “Dopo 50 minuti dai primi colpi di arma da fuoco siamo stati salvati dalle forze dell’ordine, che ci hanno raggiunto nel luogo in cui ci nascondevamo, avendo noi ritenuto che era più rischioso uscire fuori, e ancora si sentivano esplosioni all’interno dell’edificio”.

    Insomma, considerata la vastità del centro commerciale Crocus, che ha una stazione della metro (Myakinino), ed una sala da 6.200 persone, è incredibile che non sia stato attivato un sistema di allarme, oppure comunicato con gli altoparlanti quanto stava accadendo, e questa responsabilità non può che ricadere sul direttore del centro, e sul responsabile della sicurezza, nella cui stanza ci dovrebbero essere i monitor che coprono tutte le parti della struttura (e non si hanno notizie, almeno finora, di una loro chiamata in causa). Ancora più clamorosa è la circostanza che sono arrivate prima le autombulanze ed i pompieri (come confermato da tanti sopravvissuti, e confermato dalle immagini in diretta), ma non le forze dell’ordine, come dimostra il fatto che la strage è durata circa un’ora, e gli attentatori sono riusciti ad andare via indisturbati (per essere poi presi nella regione di Bryansk, a centinaia di chilometri da Mosca), dopo aver sparato a destra e manca, e aver distrutto una struttura enorme (un’impresa, considerando che erano solo in 4 con poco tempo a disposizione).

    Insomma, verrebbe da pensare che i poliziotti russi, efficientissimi nell’annientare il dissenso, portando via di peso i manifestanti, quando c’è veramente bisogno di loro, stanno evidentemente altrove. Ma ancora più inaudito è che il numero di telefono delle emergenze, che anche in Russia è il 112, chiamato da molte persone intrappolate al Crocus, inclusa la coppia intervistata, non rispondeva. Insomma, oltre alla responsabilità degli attentatori, l’alto numero delle vittime (per ora 143, a cui si aggiungono un numero analogo di dispersi, e 360 feriti, di cui 60 in modo grave) è in parte dovuto all’inefficienza delle misure di sicurezza e delle forze dell’ordine.

    Queste riflessioni le hanno fatte anche molti testimoni dell’evento, secondo quanto riporta il Moscow Times, ma a quanto pare le loro critiche e proteste non hanno trovato spazio nei principali media russi, come si è accertato l’autore di questo pezzo, effettuando un monitoraggio. Come si è visto anche nei nostri tg, in Russia si è sviata l’attenzione, evidenziando qualche caso di eroismo (comportamento tipico dei regimi).Tra i sopravvissuti, critici delle autorità, che hanno rinunciato all’anonimato, vi è Daria Oganyan (il cognome è tipicamente armeno), che senza giri di parole ha affermato: “Il Crocus non aveva nessuna misura di sicurezza”.

    E cosa ha fatto Putin di fronte a tutto questo?

    Oltre a cercare di addossare le proprie colpe ad altri (l’Ucraina, l’Occidente, ecc.), ha trovato scuse ridicole per non fare quello che qualunque capo di Stato o di Governo farebbe in queste circostanze, ossia recarsi nel luogo dell’attentato, individuare le responsabilità interne (centro commerciale, forze dell’ordine), e cercare di stare vicino alle vittime, ossia ai familiari dei morti e ai sopravvissuti feriti. Invece, come ha spiegato Peskov, secondo quanto riporta un articolo di Kommersant del 28 marzo, Vladimir I ha ritenuto di non andare al Crocus perché “la sua visita sarebbe inopportuna, considerati i lavori in corso presso la struttura”. In pratica, non vuole disturbare (ma non è sembrato altrettanto preoccupato di disturbare quando si è trattato di mandare centinaia di migliaia di sudditi al fronte ucraino).

    Non contento di questa boutade inverosimile, il portavoce del Cremlino ha ripreso la sua normale attività di inventore della propaganda, ribadendo che “Fin dai primi minuti di questo terribile attacco terroristico, le autorità hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire il salvataggio delle persone, la fornitura di assistenza medica, e l’estinzione degli incendi”. Affermazioni, come si è visto, smentite dalla realtà dei fatti (almeno sul piano della tempestività). E’ stato però il Moscow Times, sempre con un articolo del 28 marzo, a mettere in evidenza che Putin non ha nessuna intenzione di incontrare le vittime dell’attacco, come ha confermato Peskov, in occasione di una domanda in tal senso, rispondendo che “Se un contatto sarà necessario, vi informeremo”. Il motivo di questo rifiuto è facilmente intuibile: presumibilmente Vladimir non riceverebbe molti applausi, ma piuttosto domande scomode.

    Per il momento, la partecipazione dell’eterno presidente della Federazione russa a questo luttuoso evento pare essersi fermata all’accensione di una candela nella basilica di Mosca, seguita da un segno della croce, ampiamento ripreso dai media russi allineati: un po’ poco per spacciarsi come cristiano in una situazione di questo tipo. Certo è che fra le vittime dell’attentato, oltre a morti, dispersi, feriti e scampati ancora scioccati, ci stanno probabilmente anche le ampie minoranze etniche dell’Asia centrale (non solo i tajiki, ma anche kirgizi, uzbeki, kazaki, turkmeni) che vengono in Russia per le stesse motivazioni per cui in Italia e in Europa affluiscono gli immigrati da Africa e Asia, ossia l’opportunità di guadagnare di più rispetto a quanto sarebbe possibile nella propria patria.

    A dare voce a questo malessere è, ancora una volta, il Moscow Times, che in un ulteriore pezzo del 28 marzo, pur ammettendo che negli ultimi anni non sono stati rari i casi di terroristi jihadisti tajiki, ricorda che la quasi totalità della popolazione del Tajikistan, così come il milione di tajiki emigrati in Russia (a cui si aggiunge un numero imprecisato di immigrati illegali), sono estranei a fenomeni di fondamentalismo islamico. Eppure, secondo le notizie in possesso al Moscow Times, dopo l’attentato al Crocus si sono verificati incidenti che possono far sospettare la nascita di un odio razziale, come l’incendio appiccato in un mercato tajiko a Blagoveshchensk, in Siberia, e l’assalto a 3 tajiki, duramente picchiati a Kaluga, a sud di Mosca. L’agenzia Mediazona riporta altri 30 casi simili di violenza nei confronti di migranti dopo l’attentato, mentre una Ngo russa che lavora con i migranti ha registrato 2.500 lamentele da parte di migranti, come il rifiuto di clienti russi a salire in un taxi guidato da tajiki.

    Ad ogni conto ci sta pensando il Governo russo, su input di Putin, ad introdurre una stretta sulle regole migratorie, che finora non hanno impedito l’immigrazione irregolare nella Federazione russa dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Pare quindi che molti in Russia, a cominciare da Putin, si siano dimenticati che sono state proprio queste etnie, residenti nelle regioni siberiane, a pagare il prezzo di sangue più alto per l’attacco all’Ucraina, come i primi mesi del conflitto avevano evidenziato con la crescita a dismisura dei cimiteri nella Russia asiatica
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
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  6. #3176
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    "Lo stesso zar non è voluto andare sul luogo dell'attentato né ha voluto incontrare i familiari delle vittime."
    che te possino

  7. #3177
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da Niemand Visualizza Messaggio
    "Lo stesso zar non è voluto andare sul luogo dell'attentato né ha voluto incontrare i familiari delle vittime."
    che te possino
    Putin rischia di essere ucciso, se fossi russo lo vorrei morto.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  8. #3178
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Putin rischia di essere ucciso, se fossi russo lo vorrei morto.
    I russi vogliono bene a Putin.

    88% delle preferenze valle ultime elezioni
    "non sto mai dalla parte di nessuno, perché nessuno sta mai dalla mia.” (Cit.)

  9. #3179
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    ma diciamolo chiaramente si tratta dui una strategia della TENSIONE!!
    proprio come è avvenuto in Israele il 7 ottobre.

  10. #3180
    fenomenale
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    Predefinito Re: Strage a Mosca

    Citazione Originariamente Scritto da Giulio962 Visualizza Messaggio
    Lo potete credere soltanto tu e Salvini a questa cazzata!
    Dopo tutte le cagate che hai postato negli ultimi tre anni, faresti meglio a zittirti completamente
    "non sto mai dalla parte di nessuno, perché nessuno sta mai dalla mia.” (Cit.)

 

 
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