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  1. #241
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    Arrow Regionali Campania, al voto anche Puglia e Veneto, exit poll e risultati live


    Alle 15 di lunedì 24 novembre comincerà lo spoglio in Campania. La regione è chiamata a rinnovare il Consiglio Regionale e a eleggere il nuovo Governatore. La tornata si svolge in contemporanea in Puglia e Veneto.
    Come per le altre regionali che si sono svolte nel corso di quest’autunno non dovrebbero esserci particolari sorprese per quanto riguarda il risultato.
    Si vota anche in Veneto e Puglia

    In pratica, il Veneto dovrebbe restare al centrodestra dopo un decennio di governo leghista con Luca Zaia (che si candida al consiglio regionale, capolista della Lega in tutte le circoscrizioni, visto che è arrivato al termine di mandati consentito dalla Legge).
    Anche la Puglia dovrebbe rimanere al centrosinistra dopo i due mandati di Michele Emiliano del Pd (che a differenza di Zaia non si candiderà nemmeno per uno scranno in consiglio regionale). Solo in Campania i risultati si vorrebbero leggermente in bilico.
    Campania unica regione in bilico? – termometropolitico Tuttavia, anche qui il centrosinistra dovrebbe mantenere il governo della regione, dopo i due mandati di De Luca, con l’esponente del M5S ed ex Presidente della Camera Roberto Fico.
    Campania l’unica regione in bilico

    D’altronde, anche stando agli ultimi sondaggi l’esito della battaglia elettorale non dovrebbe riservare particolari scossoni rispetto alle attese della vigilia. Proprio come per le regionali che nei mesi scorsi si sono svolte in Calabria, in Toscana, nelle Marche.
    In Veneto il candidato del centrodestra Stefani dovrebbe raccogliere più del 60% stando alle rilevazioni più recenti. Il candidato di centrosinistra Manildo rincorre con circa 30% di distacco. Diametralmente, in Puglia l’ex sindaco di Bari Decaro dovrebbe incassare la vittoria con una trentina di punti di vantaggio su Lobuono del centrodestra.
    Meno netta la situazione in Campania dove Fico sembra comunque destinato a raccogliere una percentuale superiore al 50%. Il candidato del centrodestra Cirielli risulta indietro di dieci punti circa.
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  2. #242
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    Arrow Andare in malattia diventa più facile, la visita medica si farà anche online


    Il Decreto Semplificazioni introduce una grossa novità per il certificato di malattia. La visita si potrà fare anche online. Manca però ancora un passaggio legislativo prima che la misura entri in vigore.
    Il Decreto Semplificazioni appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale introduce una grossa e importante novità relativamente al rilascio del certificato di malattia. In poche parole, ci si potrà assentare in maniera giustificata dal posto di lavoro anche dopo aver sostenuto una visita medica in modalità telematica.
    Attualmente, se si lamentano dei sintomi che impediscono di lavorare bisogna sempre e comunque recarsi dal proprio medico. Al massimo, nell’incapacità di uscire di casa, si può richiedere una visita al proprio domicilio. Ecco allora che grazie alla norma inserita nel Decreto semplificazioni il rilascio del certificato potrà avvenire anche a seguito a un approfondimento clinico condotto completamente da remoto.
    La visita per il certificato di malattia si potrà fare online

    Nello specifico, il provvedimento equipara completamente il certificato rilasciato in via telematica a quello rilasciato dal medico dopo un accertamento dello stato di salute del lavoratore in presenza. Una possibilità che promette di snellire nettamente il processo volto all’ottenimento di un periodo di malattia. Tuttavia, non dovrebbero venir meno accuratezza e rigore nell’accertamento di condizioni patologiche.
    Il certificato di malattia si potrà ottenere anche dopo una visita medica a distanza – termometropolitico Infatti, il Decreto prevede la strutturazione di apposite piattaforme online per effettuare le visite mediche. Insomma, non basterà una videochiamata generica ma servirà svolgere una procedura standardizzata. Innanzitutto, a partire dalla verifica dell’identità di chi richiede il certificato. Inoltre, dovrebbero essere predisposti degli strumenti che permettano la raccolta di informazioni cliniche precise anche se a distanza.
    Serve ancora un passaggio in Conferenza Stato Regioni

    Le responsabilità del medico restano quelle attuali così come le conseguenze per chi abusa di un sostegno sacrosanto per i lavoratori. D’altronde, continueranno a essere vigenti gli attuali paletti previsti per le visite fiscali. Certo però che si potrà evitare, ad esempio, di fare la fila in ambulatorio con la febbre alta. Quindi, evitare uno stress di fatto utile solo per documentare un’incapacità di svolgere le proprie mansioni professionali evidente anche per il datore di lavoro. In parallelo, possono essere contenti i medici per cui la promessa è un sensibile sgravio sul fronte burocrazia.
    Detto ciò, servirà ancora tempo perché tutto questo diventi realtà tangibile. Sì, perché il Decreto Semplificazioni nel suo complesso entrerà in vigore il 18 dicembre. D’altra parte, l’articolo 58 sull’equiparazione della visita telematica a quella tradizionale ha bisogno di un ulteriore passaggio legislativo. Sarà operativo solo dopo un accordo da raggiungere in Conferenza Stato Regioni. Solo in questa sede si potranno dettagliare le modalità di applicazione e le eventuali limitazioni della misura a livello nazionale.
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  3. #243
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    Arrow Un nuovo bonus bollette nel 2026: ecco a chi spetta e quanto


    Il peso delle fatture dell’energia sul portafoglio aumenta sempre di più per milioni di italiani. Il Governo prova a mettere un’altra pezza sul problema del caro-bollette.
    Al momento è solo una bozza il Decreto Energia che dovrebbe entrare in vigore già a inizio 2026. Tra le varie misure previste dal provvedimento in revisione spunta anche un nuovo bonus bollette. Un contributo per il pagamento delle fatture relative ai consumi dell’energia elettrica, insomma, destinato alle famiglie con Isee più basso.
    Nella relazione che illustra i contenuti del suddetto Decreto Energia si parla di una platea di potenziali beneficiari composta da circa 4 milioni e mezzo di utenze domestiche residenti.
    A quanto ammonterà il nuovo bonus

    Il Decreto Energia prevede nello specifico l’erogazione di un sussidio annuale pari a 55 euro per le famiglie con Isee più basso. Scendendo nel dettaglio spetterà ai nuclei familiari con Isee fino a 15mila euro e ai nuclei familiari con Isee fino a 20mila euro ma almeno 4 figli a carico.
    Un nuovo bonus bollette da 55 euro in arrivo nel 2026 – termometropoliticoNiente a che vedere con il Bonus da 200 euro erogato lungo il 2025 (tra l’altro entro i 25mila di Isee). Detto ciò, il nuovo bonus si sommerà al cosiddetto bonus sociale già in vigore. Quest’ultimo però spetta solo alle famiglie numerose (4 figli entro i 20mila euro di Isee) e a quelle con Isee entro i 9.530 euro.
    Non sarà necessario fare domanda

    Il nuovo bonus bollette da 55 euro non dovrà essere richiesto. Anche se mancano le istruzioni operative riguardanti l’applicazione, infatti, con tutta probabilità funzionerà in base al meccanismo già rodato per gli altri bonus dello stesso tipo. Quindi, verrà erogato direttamente attraverso la bolletta.
    Tuttavia, sempre basandosi sul regolamento dei sussidi straordinari erogati nel precedente passato, sarà fondamentale aver aggiornato l’Isee all’anno in corso per vederselo comparire direttamente in bolletta non appena entrerà in vigore. Non ci dovrebbero essere scadenze perentorie su questo punto: una volta rinnovato l’Isee arriveranno anche gli arretrati.
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  4. #244
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    Arrow Cile al Ballottaggio, duello comunisti estrema destra, gli ultimi sondaggi


    Circa 16 milioni di cileni chiamati alle urne domenica 14 dicembre per scegliere il successore del Presidente Gabriel Boric. Al ballottaggio sono arrivati la comunista Jeannette Jara e il leader di estrema destra Josè Antonio Kast.
    Il leader del Partito Repubblicano di estrema destra Kast si candida alla Presidenza per la terza volta in carriera. Infatti, era in corsa anche alle elezioni del 2017, quando non è riuscito ad accedere al ballottaggio, e a quelle di quattro anni fa, dove fu sconfitto dall’attuale Presidente cileno Boric. Invece, Jara è un’esponente del Partito Comunista, ex ministro del Lavoro e sostanzialmente la candidata della parte politica oggi al potere in Cile.
    L’estrema destra di Kast favorito dai sondaggi

    Secondo gli ultimi sondaggi Kast è nettamente il favorito per l’elezione anche se al primo turno ha preso meno voti di Jara. Quest’ultima ha incassato il 27%, Kast si è fermato al 24%. Tuttavia, dovrebbe poter contare anche sui voti degli altri due candidati di destra Evelyn Matthei e Johannes Kaiser (che hanno raccolto rispettivamente il 12% e il 14%). Probabilmente si distribuirà più o meno equamente tra i Jara e Kast il 20% di elettori che hanno scelto il candidato populista Franco Parisi.
    Kast (estrema destra) in vantaggio secondo i sondaggi – termometropoliticoAnche stavolta dovrebbe confermarsi il fenomeno che gli esperti chiamano “pendolo cileno”. L’espressione descrive la tendenza degli elettori del paese, per cui il voto è obbligatorio (chi non si reca ai seggi prende una multa), a spostare il paese dalla parte opposta, politicamente parlando, ad ogni elezione presidenziale. Nel 2021 la sinistra capitanata da Boric aveva creato grosso entusiasmo, oggi sembra destinato a diventare Presidente un candidato dal passato quantomeno controverso.
    Si potrebbe riproporre il fenomeno del “pendolo cileno”

    Il padre era iscritto al Partito Nazionalsocialista tedesco durante la Seconda guerra mondiale, il fratello è stato ministro e direttore della Banca Centrale cilena sotto Pinochet. Il presente di Kast, tra l’altro, considerando che non ha problemi ad ammettere una certa nostalgia nei confronti di Pinochet: sarebbe il primo presidente cileno che al referendum del 1988 – “Sì” per mantenere l’assetto autoritario, “No” per passare alla democrazia – ha scelto la prima opzione.
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  5. #245
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    Arrow L’Assegno di inclusione di dicembre arriva entro Natale, ecco la data precisa


    L’Assegno di inclusione è un sostegno economico che viene erogato ogni mese ai nuclei familiari con determinati requisiti che ne fanno richiesta. L’erogazione di dicembre 2025 arriverà puntualmente entro Natale sia per i nuovi che per i vecchi beneficiari.
    L’Assegno di Inclusione di dicembre 2025 arriverà entro Natale sia per chi deve ricevere una rata ordinaria sia per chi deve ricevere la prima erogazione in assoluto. L’Adi, sulla scorta del Reddito di cittadinanza, è un sostegno economico fondamentale per i nuclei familiari più svantaggiati dal punto di vista economico. Chiaramente il pagamento entro Natale dà la possibilità anche a queste famiglie di vivere il periodo delle feste con maggiore serenità.
    L’Assegno di inclusione di dicembre arriva prima per i nuovi beneficiari

    Scendendo nel dettaglio delle date di pagamento dell’Assegno di inclusione relativo a dicembre 2025. Arriverà prima ai nuovi beneficiari, cioè a coloro che hanno richiesto il sostegno lo scorso mese, sono risultati in possesso di tutti i requisiti richiesti e hanno svolto le procedure burocratiche necessarie per ricevere il supporto, in primo luogo, l’attivazione del PAD. Dunque, per questi beneficiari l’importo spettante sarà erogato entro lunedì 15 dicembre 2025.
    Novità importanti in arrivo per l’Assegno di Inclusione – termometropoliticoSempre per il 15 dicembre è previsto il pagamento degli arretrati qualora spettanti. In tal caso si parla di già beneficiari dell’Adi per cui il pagamento della rata ordinaria, le rate ordinarie sono quelle che vanno dalla seconda in avanti, è previsto entro sabato 20 dicembre 2025.
    In Legge di Bilancio potrebbe comparire un’importante novità per l’Adi

    Ancora è solo un emendamento, quindi non è detto che alla fine la Legge di Bilancio per il 2026 contenga questa misura alla fine. Tuttavia, con la Manovra del prossimo anno potrebbe essere ulteriormente modificato il meccanismo del rinnovo dell’Assegno di Inclusione. Attualmente, dopo i primi 18 mesi di fruizione dell’Assegno è previsto un mese di stop prima dell’inizio di una nuova tranche di erogazioni a seguito di richiesta di rinnovo.
    Ora sembra che il Governo stia riflettendo sulla possibilità di eliminare il mese di stop. Sì, niente pause per le erogazioni, ma i beneficiari riceverebbero un assegno di importo dimezzato rispetto all’importo spettante per la rata ordinaria.
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  6. #246
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    Arrow Il riscatto della laurea converrà sempre meno, come cambiano le regole


    Con la Legge di Bilancio per il 2026 dovrebbero cambiare anche le regole relative al riscatto della laurea. Uno strumento già costoso anche se molto utile in certi casi potrebbe cadere definitivamente in disuso con le nuove regole.
    La Manovra per il prossimo anno potrebbe contenere una stretta sul riscatto della laurea ai fini previdenziali. Lo strumento permette considerare gli anni di studio come anni di contribuzione. Oltre ad aumentare gli anni di contribuzione con il riscatto della laurea si può aumentare anche il montante contributivo. Quindi, permette di maturare il requisito contributivo minimo prima (perché appunto gli anni di studio contano come anni di lavoro) ma anche di incrementare l’assegno che si andrà a percepire una volta a riposo.
    Regole fortemente peggiorative in Legge di Bilancio

    Certo, già adesso non si tratta di uno strumento economico. Nel migliore dei casi si spendono poco più di 6mila euro per ciascun anno del corso di laurea frequentato e poi concluso con il conseguimento del titolo. Tuttavia, con le nuove regole – a meno di cambiamenti dell’ultimo minuto al testo della Manovra – riscattare la laurea diventerà ancora meno conveniente.
    Riscatto della laurea verso la completa dismissione – termometropolitico Basta dire che in questo momento ogni anno di studio riscattato equivale a un anno di lavoro. Quindi, mettendo che un lavoratore abbia preso sia la laurea di primo che quella di secondo livello e voglia riscattarli, potrà contare su ben 5 anni di contribuzione. Cifra che soprattutto in un’ottica di pensionamento anticipato non sono per niente pochi.  Le modifiche allo strumento previste dalla Legge di Bilancio 2026 intervengono innanzitutto su questo punto. Nel 2031 ad ogni periodo di studio riscattato si dovranno togliere 6 mesi.
    Nel 2035 si potranno riscattare solo 6 mesi di studio

    Per ogni anno successivo al 2031 si dovranno aggiungere ai 6 mesi iniziali ulteriori 6 mesi. Dunque, nel 2032 a non poter essere contati saranno 12 mesi, nel 2033, 18 mesi in meno, nel 2034 24 mesi in meno e, infine, nel 2035, si dovranno sottrarre 30 mesi al periodo riscattabile.
    A quel punto, insomma, riscattando una laurea di primo livello, durata triennale, si potranno far contare solo 6 mesi su 36. Detto ciò, difficilmente la norma sarà retroattiva. Quindi, nell’eventualità che la misura passi nella forma odierna, dovrebbero essere al riparo i periodi di studio terminati col conseguimento del titolo entro il 2025.
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  7. #247
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    Arrow Bonus mamme da 480 euro in arrivo, per chi scatta il pagamento


    Il beneficio quest’anno non sarà erogato sotto forma di esonero contributivo ma come sostegno monetario una tantum in parallelo alla retribuzione dell’ultimo mese dell’anno.
    Il Bonus mamme di quest’anno è in pagamento. A comunicarlo è stata proprio l’Inps attraverso una nota ufficiale licenziata il 19 dicembre. Per la tranche relativa al 2025 hanno potuto fare domanda tutte le mamme lavoratrici dipendenti o autonome con almeno due figli con il più giovane con meno di 10 anni e reddito massimo di 40mila euro oppure con almeno tre figli con il più giovane di età inferiore ai 18 anni.
    Bonus mamme da massimo 480 euro direttamente in busta paga

    Il Bonus mamme 2025 ha un valore massimo di 480 euro. Infatti, vengono riconosciute alle mamme lavoratrici 40 euro per ciascuna mensilità di lavoro – da gennaio a dicembre di quest’anno – in cui la beneficiaria possedeva i requisiti richiesti rispetto a reddito e numerosità/composizione della prole. L’importo spettante a seguito del calcolo in base allo schema appena esposto verrà erogato in un’unica soluzione direttamente attraverso la busta paga di dicembre. Per le autonome chiaramente l’erogazione avverrà attraverso un accredito diretto da parte dell’Inps
    Bonus mamme da massimo 480 euro in arrivo a dicembre – termometropolitico Per ricevere la tranche del bonus mamme relativa al 2025 si poteva fare domanda fino al 9 dicembre attraverso l’apposito canale predisposto dall’Inps. Tuttavia, era stata prevista una proroga fino al 31 gennaio 2026 per tutte le potenziali beneficiarie che maturano i requisiti tra il 9 e il 31 dicembre 2025.
    Proroga per le domande per chi matura i requisiti entro dicembre

    Dunque, è fatta salva la possibilità di richiedere il bonus anche a tutte le mamme che aspettavano il parto o il perfezionamento di un rapporto di lavoro in questo periodo. Per queste beneficiarie il pagamento dell’importo spettante scatterà con la busta paga di febbraio 2026 (o sempre con accredito diretto Inps per le autonome). Da sottolineare anche che resta operativa la versione del bonus mamme 2024. D’altro canto, lo riceveranno solo le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli che ne hanno fatto richiesta l’anno scorso.
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  8. #248
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    Predefinito Re: Commenti ai pezzi di opinione di Termometro Politico

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  9. #249
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    Arrow In Somalia si vota per la prima volta dopo quasi 60 anni, cosa succederà


    Mentre in buona parte del mondo si festeggia il Natale, la Somalia ricorderà la data del 25 dicembre 2025 per un altro motivo, decisamente meno sacro ma comunque significativo.
    È la data scelta per le elezioni locali della capitale Mogadiscio. È la prima volta dopo quasi 40 anni che nel tribolato paese del corno d’Africa gli elettori eleggono direttamente i propri rappresentanti politici.
    I cittadini di Mogadiscio, capitale della Somalia, sono chiamati a eleggere direttamente i propri rappresentanti politici nella giornata di giovedì 25 dicembre 2025. Non accadeva dal colpo di stato dell’ottobre 1969 che venissero organizzate delle elezioni a suffragio universale.
    Il primo voto universale e diretto dal 1969

    All’epoca un golpe militare guidato da Siad Barre sospese del tutto la vita democratica del paese. Bisognerà aspettare il 2004, al termine di una lunga e sanguinosa guerra civile, per rivedere di nuovo aprire le urne. D’altra parte, per quanto riguarda la politica somala è difficile parlare di vere e proprie procedure democratiche.
    Elezioni locali banco di prova per il voto nazionale previsto per il 2026 – termometropoliticoIn effetti, nel corso degli anni si sono tenute altre elezioni universali e dirette nel paese. La Somalia, almeno sulla carta, è una federazione di sei stati. Uno di questi, il Puntland, ha chiamato i propri cittadini alle urne nel 2021 e nel 2023. Stessa cosa il Somaliland. D’altra parte, questo stato nemmeno si può considerare propriamente parte della federazione. Si è dichiarato indipendente da Mogadiscio nel 1991. Da allora intrattiene relazioni diplomatiche con molti paesi anche se non è riconosciuto formalmente dalla comunità internazionale.
    Banco di prova per elezioni nazionali del 2026

    Detto ciò, il dato più importante è che le elezioni del 25 dicembre 2025 sono a suffragio universale e dirette. Infatti, in Somalia si vota dal 2004, appunto dalla fine del regime militare, tuttavia, il voto – sia locale che nazionale – è sempre stato riservato ai membri dei maggiori clan che rappresentano la società somala. In pratica, in base a un meccanismo noto come “sistema 4.5” gli esponenti di spicco di alcune famiglie scelgono i parlamentari che a loro volta scelgono il presidente del paese (allo stesso modo, a livello locale, scelgono i deputati dei vari distretti cittadini che poi eleggono il sindaco).
    Molti partiti di opposizione all’attuale Presidente Mohamud stanno boicottando il voto perché ritengono che il governo abbia organizzato un’operazione “di facciata”. In sostanza, le forze al potere starebbero favorendo i propri candidati. Detto ciò, queste elezioni forniscono un banco di prova importante in vista delle elezioni nazionali che dovrebbero tenersi nel 2026: le prime in cui il parere dei clan sarà sostituito dal suffragio universale e, quindi, in cui i somali potranno scegliere direttamente sia i propri rappresentanti in Parlamento che il Presidente del paese.
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  10. #250
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    Arrow Sigarette e gasolio costeranno di più da gennaio. Di quanto aumentano


    A partire dal prossimo 1° gennaio 2026 aumenterà il costo di sigarette e carburante diesel. È uno degli effetti della Legge di Bilancio per l’anno prossimo.
    Per quanto riguarda le accise sui tabacchi è previsto un aumento progressivo, quindi, spalmato su più anni, dal 2026 al 2028. Invece, per quanto riguarda le accise sul gasolio, la Manovra fa marcia indietro rispetto all’incremento graduale messo nero su bianco solo qualche mese fa.
    Con il decreto 43/2025, infatti, era stato previsto un lento ma costante avvicinamento tra le accise che pesano sul prezzo del gasolio e quelle che pesano sulla benzina. Alla fine, il riallineamento tra le tasse imposte ai due tipi di carburante scatterà già dal primo gennaio 2026.
    Di quanto aumenta il prezzo delle sigarette e del tabacco trinciato

    Scendendo nello specifico, l’aumento previsto per il singolo pacchetto di sigaretta sarà di circa 15 centesimi di euro nel 2026. In virtù del meccanismo graduale di cui si parlava prima, il prezzo del singolo pacchetto aumenterà di 25 centesimi nel 2027 e di 40 centesimi nel 2028.
    Nel 2026 diesel più caro e benzina più economica alla pompa – termometropoliticoPassando ai pacchi di tabacco trinciato, l’aumento sarà compreso tra 15 e 18 euro per chilogrammo nel 2026, tra 20,33 e 23,33 per chilo nel 2027 e, infine, tra 25,33 e 29 euro per chilogrammo nel 2028.
    Scatta in anticipo l’allineamento tra accise sul gasolio e sulla benzina

    Con la manovra per il 2026, come si scriveva, si torna indietro rispetto a quanto previsto solo qualche mese fa e si prevede l’allineamento subitaneo tra le accise che pesano sul prezzo del gasolio e quelle che pesano sulla benzina. Dal primo gennaio 2026 saranno portate entrambe al livello di 672,90 euro su mille litri.
    Dunque, niente gradualità ma subito a 0,672 euro pe ciascun litro di uno dei due carburanti. Significa che il prezzo alla pompa del gasolio salirà mentre quello della benzina si abbasserà. Da sottolineare che sono esclusi dalla misura il gasolio utilizzato dal settore agricolo e industriale così come i biocarburanti.
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