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scomunista
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Piazza San Carlo, la Cassazione conferma la condanna ad Appendino ma la pena sarà ricalcolata
a cura della redazione Torino
Secondo la Suprema corte la responsabilità dell'ex sindaca di Torino è “irrevocabile”. Lei replica: “I primi cittadini non possono essere capri espiatori di tutto”. Il suo legale: “Sentenza severa”
Nuovo processo di appello per l'ex sindaca di Torino, Chiara Appendino per i fatti di piazza San Carlo. Lo hanno disposto i giudici di Cassazione stabilendo che dovrà essere ricalcolata l'entità della pena riducendola.
Appendino, oggi parlamentare del Movimento 5 Stelle, era stata condannata a 18 mesi di reclusione nel procedimento in cui si ipotizzano, a seconda delle posizioni, i reati di disastro, omicidio e lesioni tutti in forma colposa. I giudici hanno dichiarato "irrevocabile" la responsabilità penale per l'ex sindaca per tutti i capi di imputazione.
Lo sfogo di Appendino: “Sindaci capri espiatori”
Il Comune e i sindaci non possono continuare a essere il capro espiatorio di tutto, dalla pubblica sicurezza fino allo smog, per il quale fra poche ore dovrò affrontare un nuovo processo", commenta Appendino, che fa riferimento anche all’inchiesta sulla cattiva qualità dell’aria a Torino, che la vede implicata assieme ad altri amministratori degli anni passati come i dem Piero Fassino e Sergio Chiamparino.
Su piazza San Carlo, l’ex sindaca sfoga la propria amarezza: "Da questo processo emerge che l'unico ente ritenuto responsabile per quegli incidenti è il Comune (e io in quanto Sindaca), mentre tutti gli altri soggetti istituzionali coinvolti a vario titolo nell'organizzazione e nella gestione della pubblica sicurezza, ovvero Questura e Prefettura, sono stati archiviati o assolti nei vari gradi di giudizio. È uno squilibrio che faccio fatica a comprendere e accettare”.
L’avvocato dell’ex sindaca: “Sentenza severa”
"Mi sembra una sentenza particolarmente severa nei confronti della sindaca, alla quale si attribuiscono responsabilità per fatti che difficilmente potevano essere da lei controllati", commenta l'avvocato Franco Coppi, difensore assieme a Luigi Chiappero dell'ex sindaca di Torino Chiara Appendino, commenta la decisione della Cassazione che ha disposto un nuovo processo di appello per il ricalcolo della pena ma ha dichiarato irrevocabile la responsabilità penale dell'imputata.
Cosa succede agli altri imputati
I Supremi giudici hanno inoltre disposto un nuovo processo di appello per l'ex capo di gabinetto del Comune, Paolo Giordana, sempre per ricalcolo della pena. Appello bis anche per Maurizio Montagnese, ex presidente di Turismo Torino. I giudici hanno, invece, assolto in via definitiva con la formula "per non avere commesso il fatto" Alberto Bonzano, dirigente all'epoca dei fatti della Questura.
I fatti del 2017 con 1500 feriti e due morte
I fatti risalgono al 3 giugno 2017 quando, durante la proiezione su maxischermo della finalissima di Champions League fra Juventus e Real Madrid, una serie di ondate di panico tra la folla radunata nella piazza provocarono 1.500 feriti e più tardi la morte di due donne.
Le parti civili: “Si chiude un cerchio”
"Siamo giunti al sostanziale epilogo di questa pagina triste, che ha segnato profondamente la storia della città di Torino. Non c'è soddisfazione in queste situazioni, quanto piuttosto la sensazione di avere chiuso un cerchio e dover guardare oltre, senza trascurare l'importanza della memoria per non commettere gli stessi errori", commenta Nicola Menardo dello studio Grande Stevens, legale degli eredi di Marisa Amato, vittima di Piazza San Carlo. Caterina Biafora, avvocata di parte civile, parla di "una decisione di grande giustizia per le vittime".
Il processo per lo smog a Appendino, Fassino e Chiamparino
Domani, davanti a un giudice del tribunale del capoluogo piemontese, comincerà un processo per il reato di inquinamento ambientale in relazione allo smog: l'accusa, che Appendino condivide con altri amministratori, tra cui il suo predecessore Piero Fassino e l'ex presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, è di non avere preso provvedimenti adeguati. Si tratta di un'udienza predibattimentale, dedicata quindi alle questioni preliminari; teoricamente il giudice potrebbe anche decidere, dopo un primo esame delle carte, di pronunciarsi per un proscioglimento immediato. Secondo quanto trapela da Palazzo di Giustizia sono sorti degli inconvenienti legati alla mancata notifica della data di udienza a uno degli avvocati, cosa che potrebbe portare a uno stralcio o un rinvio.